#tomasomontanari — Public Fediverse posts
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#Travaglio e #Montanari difendono Virginia Libero: "È stata trattata vergognosamente".
https://www.youtube.com/watch?v=l3nW-jCtAXY
#MarcoTravaglio #TomasoMontanari #VirginiaLibero #GiovaniDemocratici #Schlein #EllySchlein #Pd #PartitoDemocratico #Riarmo
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#Travaglio e #Montanari difendono Virginia Libero: "È stata trattata vergognosamente".
https://www.youtube.com/watch?v=l3nW-jCtAXY
#MarcoTravaglio #TomasoMontanari #VirginiaLibero #GiovaniDemocratici #Schlein #EllySchlein #Pd #PartitoDemocratico #Riarmo
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#Montanari a #Sommi sul Partito Democratico: "Sembra l’armata Brancaleone".
https://www.youtube.com/watch?v=5AhdMnoxsTo
#LucaSommi #TomasoMontanari #Schlein #EllySchlein #Pd #PartitoDemocratico #VirginiaLibero #GiovaniDemocratici #Conte #GiuseppeConte #M5s #Movimento5Stelle #Riarmo #Guerra #Russia #Ucraina #Costituzione #Referendum #ReferendumCostituzionale #Meloni #GiorgiaMeloni #GovernoMeloni
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#Montanari a #Sommi sul Partito Democratico: "Sembra l’armata Brancaleone".
https://www.youtube.com/watch?v=5AhdMnoxsTo
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6 agosto 1945, ore 8:15, l'aeronautica militare statunitense sganciò la bomba atomica Little Boy sulla città di Hiroshima, cui fece seguito, tre giorni dopo, lo sgancio della bomba atomica Fat Man su Nagasaki; le due missioni causarono in totale un numero di vittime dirette stimato fra le 150 000 e le 220 000 persone, quasi esclusivamente civili.
L'Italia ripudia la guerra
#tomasomontanari #podcast
#ripudia
@attualitaL’Italia ripudia la guerra - Tomaso Montanari https://youtube.com/watch?v=qbsdNmzqOMo&is=pHwYoetOtD5IRcdd
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6 agosto 1945, ore 8:15, l'aeronautica militare statunitense sganciò la bomba atomica Little Boy sulla città di Hiroshima, cui fece seguito, tre giorni dopo, lo sgancio della bomba atomica Fat Man su Nagasaki; le due missioni causarono in totale un numero di vittime dirette stimato fra le 150 000 e le 220 000 persone, quasi esclusivamente civili.
L'Italia ripudia la guerra
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@attualitaL’Italia ripudia la guerra - Tomaso Montanari https://youtube.com/watch?v=qbsdNmzqOMo&is=pHwYoetOtD5IRcdd
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6 agosto 1945, ore 8:15, l'aeronautica militare statunitense sganciò la bomba atomica Little Boy sulla città di Hiroshima, cui fece seguito, tre giorni dopo, lo sgancio della bomba atomica Fat Man su Nagasaki; le due missioni causarono in totale un numero di vittime dirette stimato fra le 150 000 e le 220 000 persone, quasi esclusivamente civili.
L'Italia ripudia la guerra
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@attualitaL’Italia ripudia la guerra - Tomaso Montanari https://youtube.com/watch?v=qbsdNmzqOMo&is=pHwYoetOtD5IRcdd
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https://www.europesays.com/it/556594/ Otto e Mezzo, puntata integrale del 24/6/2026 #AlessandroOnorato #Entertainment #Intrattenimento #IT #Italia #Italy #LilliGruber #LucioCaracciolo #MonicaGuerzoni #TomasoMontanari #tv
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La donna che non doveva chiedere mai chieda scusa.
di Tomaso Montanari - ilfattoquotidiano.it - 20/06/2026
L’Italia è stata trascinata in direzione opposta a quella indicata dalla sua Costituzione, perché la sua presidente del Consiglio potesse accreditarsi personalmente alla corte di Trump: l’umiliazione del Paese non sta nel misero e ridicolo fallimento di questa strategia personale“La difesa della patria è sacro dovere del cittadino”. Di fronte alla plateale umiliazione inferta da Donald Trump alla loro Giorgia Meloni, i patrioti che governano il Paese hanno calpestato anche l’unico articolo della Costituzione in cui forse si riconoscono (ovviamente fraintendendolo). Perché hanno fatto l’esatto contrario, usando prontamente la patria come scudo per proteggere Meloni: e proprio nel momento in cui è stato clamorosamente evidente che, lungi dal fare l’Italia grande di nuovo, Meloni ci ha trascinati in una condizione che oscilla tra l’irrilevante e il ridicolo.
È stata la stessa presidente del Consiglio a dare il la, concludendo il suo patetico videomessaggio con maschie parole che ricalcano lo slogan ultrasessista di un noto dopobarba: “Io e l’Italia non imploriamo mai!”. “Io e l’Italia”: sullo stesso piano, da potenza a potenza, in un debordamento dell’ego che farebbe preoccupare se oggi non facesse soprattutto ridere. La cultura del capo, quel presidenzialismo cui Meloni aspirava attraverso il premierato e che ora spera di attuare facendosi eleggere al Quirinale nella prossima legislatura, prevede esattamente la torsione personalistica che abbiamo visto. Ma c’è presidente e presidente: e la differenza si vede in occasione delle sconfitte e delle crisi. La differenza tra chi si assume le proprie responsabilità, e chi si nasconde dietro i valori e gli interessi che avrebbe invece dovuto difendere.
Fino a qualche ora prima della grottesca telefonata di Trump all’Aria che tira (o tempora, o mores…), Meloni si è dichiarata amica del presidente americano, mettendola tutta sul personale: letteralmente sul carattere forte suo e dell’amico. Giorgia ha voluto ancora una volta volare vicinissima al sole tossico di Donald: ma quando si è bruciata le ali ed è precipitata, non ha avuto il coraggio di sfracellarsi da sola, ma con un accesso di vigliaccheria tipico della tradizione politica da cui proviene, ha voluto trascinare con sé anche l’Italia. Lo schema di Meloni è sempre questo: il successo è merito suo personale, del suo carattere; l’insuccesso riguarda tutto il Paese, anzi la Nazione: “Io e l’Italia non imploriamo mai!”. Si chiama privatizzazione degli utili e socializzazione delle perdite: e il copione stavolta prevede la patria come pungiball da offrire ai pugni del bullo che fino a ieri Meloni corteggiava, nella speranza di suscitare solidarietà nascondendosi dietro al tricolore violato.
Le istituzioni e l’opposizione non dovrebbero solidarizzare con Meloni in nome della dignità nazionale: dovrebbero, al contrario, chiederle conto della clamorosa umiliazione della dignità nazionale. E il conto è lungo, e doloroso: non è stata l’Italia ad essere andata a Mar a Lago a reggere lo strascico a Trump volendo accreditarsi come la più fedele suddita europea, non è stata l’Italia a proporlo per il Nobel per la Pace, non è stata l’Italia a sposarne in toto l’ideologia razzista: è stata Giorgia Meloni, e per ragioni che non hanno a che fare con l’interesse nazionale, ma con l’interesse della sua fazione politica, e dell’internazionale nera della quale lei e Trump fanno parte.
Non è stata l’Italia, ma la sua presidente del Consiglio ad aver detto (nel febbraio dell’anno scorso, alla convention della destra americana): “E so che con Donald Trump alla guida degli Stati Uniti, non vedremo mai più il disastro che abbiamo seminato in Afghanistan quattro anni fa. Quindi sicurezza dei confini, sicurezza energetica, sicurezza economica, sicurezza alimentare, difesa e sicurezza nazionale, per un semplice motivo. Se non sei sicuro non sei libero. E quando la libertà è a rischio, l’unica cosa che puoi fare è metterla nelle mani più sagge”. L’interesse dell’Italia non era lì: sarebbe stato investire sull’Europa e sul multilateralismo mediterraneo; resistere, come ha fatto la Spagna, ai diktat americani sul riarmo che minano quel che resta dello Stato e della pace sociali; non farsi complice del genocidio di Gaza; non permettere al ricercato Netanyahu di sorvolare impunemente il nostro Paese; non ringraziare servilmente Israele che torturava i manifestanti della prima Flotilla; non sbavare sulla soglia del mostruoso e fallimentare Board of Peace…
L’Italia è stata trascinata in direzione opposta a quella indicata dalla sua Costituzione, perché la sua presidente del Consiglio potesse accreditarsi personalmente alla corte di Trump: l’umiliazione del Paese non sta nel misero e ridicolo fallimento di questa strategia personale, ma nella deriva politica e morale che essa ha comportato. Uno slogan di Fratelli d’Italia chiede il voto con queste parole: “Forte, autorevole, rispettata: è l’Italia. Per chi vuole che resti così”. Se avesse un po’ di decenza, oggi Meloni dovrebbe fare solo una cosa: chiedere scusa all’Italia. Anzi, implorarla.
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La donna che non doveva chiedere mai chieda scusa.
di Tomaso Montanari - ilfattoquotidiano.it - 20/06/2026
L’Italia è stata trascinata in direzione opposta a quella indicata dalla sua Costituzione, perché la sua presidente del Consiglio potesse accreditarsi personalmente alla corte di Trump: l’umiliazione del Paese non sta nel misero e ridicolo fallimento di questa strategia personale“La difesa della patria è sacro dovere del cittadino”. Di fronte alla plateale umiliazione inferta da Donald Trump alla loro Giorgia Meloni, i patrioti che governano il Paese hanno calpestato anche l’unico articolo della Costituzione in cui forse si riconoscono (ovviamente fraintendendolo). Perché hanno fatto l’esatto contrario, usando prontamente la patria come scudo per proteggere Meloni: e proprio nel momento in cui è stato clamorosamente evidente che, lungi dal fare l’Italia grande di nuovo, Meloni ci ha trascinati in una condizione che oscilla tra l’irrilevante e il ridicolo.
È stata la stessa presidente del Consiglio a dare il la, concludendo il suo patetico videomessaggio con maschie parole che ricalcano lo slogan ultrasessista di un noto dopobarba: “Io e l’Italia non imploriamo mai!”. “Io e l’Italia”: sullo stesso piano, da potenza a potenza, in un debordamento dell’ego che farebbe preoccupare se oggi non facesse soprattutto ridere. La cultura del capo, quel presidenzialismo cui Meloni aspirava attraverso il premierato e che ora spera di attuare facendosi eleggere al Quirinale nella prossima legislatura, prevede esattamente la torsione personalistica che abbiamo visto. Ma c’è presidente e presidente: e la differenza si vede in occasione delle sconfitte e delle crisi. La differenza tra chi si assume le proprie responsabilità, e chi si nasconde dietro i valori e gli interessi che avrebbe invece dovuto difendere.
Fino a qualche ora prima della grottesca telefonata di Trump all’Aria che tira (o tempora, o mores…), Meloni si è dichiarata amica del presidente americano, mettendola tutta sul personale: letteralmente sul carattere forte suo e dell’amico. Giorgia ha voluto ancora una volta volare vicinissima al sole tossico di Donald: ma quando si è bruciata le ali ed è precipitata, non ha avuto il coraggio di sfracellarsi da sola, ma con un accesso di vigliaccheria tipico della tradizione politica da cui proviene, ha voluto trascinare con sé anche l’Italia. Lo schema di Meloni è sempre questo: il successo è merito suo personale, del suo carattere; l’insuccesso riguarda tutto il Paese, anzi la Nazione: “Io e l’Italia non imploriamo mai!”. Si chiama privatizzazione degli utili e socializzazione delle perdite: e il copione stavolta prevede la patria come pungiball da offrire ai pugni del bullo che fino a ieri Meloni corteggiava, nella speranza di suscitare solidarietà nascondendosi dietro al tricolore violato.
Le istituzioni e l’opposizione non dovrebbero solidarizzare con Meloni in nome della dignità nazionale: dovrebbero, al contrario, chiederle conto della clamorosa umiliazione della dignità nazionale. E il conto è lungo, e doloroso: non è stata l’Italia ad essere andata a Mar a Lago a reggere lo strascico a Trump volendo accreditarsi come la più fedele suddita europea, non è stata l’Italia a proporlo per il Nobel per la Pace, non è stata l’Italia a sposarne in toto l’ideologia razzista: è stata Giorgia Meloni, e per ragioni che non hanno a che fare con l’interesse nazionale, ma con l’interesse della sua fazione politica, e dell’internazionale nera della quale lei e Trump fanno parte.
Non è stata l’Italia, ma la sua presidente del Consiglio ad aver detto (nel febbraio dell’anno scorso, alla convention della destra americana): “E so che con Donald Trump alla guida degli Stati Uniti, non vedremo mai più il disastro che abbiamo seminato in Afghanistan quattro anni fa. Quindi sicurezza dei confini, sicurezza energetica, sicurezza economica, sicurezza alimentare, difesa e sicurezza nazionale, per un semplice motivo. Se non sei sicuro non sei libero. E quando la libertà è a rischio, l’unica cosa che puoi fare è metterla nelle mani più sagge”. L’interesse dell’Italia non era lì: sarebbe stato investire sull’Europa e sul multilateralismo mediterraneo; resistere, come ha fatto la Spagna, ai diktat americani sul riarmo che minano quel che resta dello Stato e della pace sociali; non farsi complice del genocidio di Gaza; non permettere al ricercato Netanyahu di sorvolare impunemente il nostro Paese; non ringraziare servilmente Israele che torturava i manifestanti della prima Flotilla; non sbavare sulla soglia del mostruoso e fallimentare Board of Peace…
L’Italia è stata trascinata in direzione opposta a quella indicata dalla sua Costituzione, perché la sua presidente del Consiglio potesse accreditarsi personalmente alla corte di Trump: l’umiliazione del Paese non sta nel misero e ridicolo fallimento di questa strategia personale, ma nella deriva politica e morale che essa ha comportato. Uno slogan di Fratelli d’Italia chiede il voto con queste parole: “Forte, autorevole, rispettata: è l’Italia. Per chi vuole che resti così”. Se avesse un po’ di decenza, oggi Meloni dovrebbe fare solo una cosa: chiedere scusa all’Italia. Anzi, implorarla.
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La donna che non doveva chiedere mai chieda scusa.
di Tomaso Montanari - ilfattoquotidiano.it - 20/06/2026
L’Italia è stata trascinata in direzione opposta a quella indicata dalla sua Costituzione, perché la sua presidente del Consiglio potesse accreditarsi personalmente alla corte di Trump: l’umiliazione del Paese non sta nel misero e ridicolo fallimento di questa strategia personale“La difesa della patria è sacro dovere del cittadino”. Di fronte alla plateale umiliazione inferta da Donald Trump alla loro Giorgia Meloni, i patrioti che governano il Paese hanno calpestato anche l’unico articolo della Costituzione in cui forse si riconoscono (ovviamente fraintendendolo). Perché hanno fatto l’esatto contrario, usando prontamente la patria come scudo per proteggere Meloni: e proprio nel momento in cui è stato clamorosamente evidente che, lungi dal fare l’Italia grande di nuovo, Meloni ci ha trascinati in una condizione che oscilla tra l’irrilevante e il ridicolo.
È stata la stessa presidente del Consiglio a dare il la, concludendo il suo patetico videomessaggio con maschie parole che ricalcano lo slogan ultrasessista di un noto dopobarba: “Io e l’Italia non imploriamo mai!”. “Io e l’Italia”: sullo stesso piano, da potenza a potenza, in un debordamento dell’ego che farebbe preoccupare se oggi non facesse soprattutto ridere. La cultura del capo, quel presidenzialismo cui Meloni aspirava attraverso il premierato e che ora spera di attuare facendosi eleggere al Quirinale nella prossima legislatura, prevede esattamente la torsione personalistica che abbiamo visto. Ma c’è presidente e presidente: e la differenza si vede in occasione delle sconfitte e delle crisi. La differenza tra chi si assume le proprie responsabilità, e chi si nasconde dietro i valori e gli interessi che avrebbe invece dovuto difendere.
Fino a qualche ora prima della grottesca telefonata di Trump all’Aria che tira (o tempora, o mores…), Meloni si è dichiarata amica del presidente americano, mettendola tutta sul personale: letteralmente sul carattere forte suo e dell’amico. Giorgia ha voluto ancora una volta volare vicinissima al sole tossico di Donald: ma quando si è bruciata le ali ed è precipitata, non ha avuto il coraggio di sfracellarsi da sola, ma con un accesso di vigliaccheria tipico della tradizione politica da cui proviene, ha voluto trascinare con sé anche l’Italia. Lo schema di Meloni è sempre questo: il successo è merito suo personale, del suo carattere; l’insuccesso riguarda tutto il Paese, anzi la Nazione: “Io e l’Italia non imploriamo mai!”. Si chiama privatizzazione degli utili e socializzazione delle perdite: e il copione stavolta prevede la patria come pungiball da offrire ai pugni del bullo che fino a ieri Meloni corteggiava, nella speranza di suscitare solidarietà nascondendosi dietro al tricolore violato.
Le istituzioni e l’opposizione non dovrebbero solidarizzare con Meloni in nome della dignità nazionale: dovrebbero, al contrario, chiederle conto della clamorosa umiliazione della dignità nazionale. E il conto è lungo, e doloroso: non è stata l’Italia ad essere andata a Mar a Lago a reggere lo strascico a Trump volendo accreditarsi come la più fedele suddita europea, non è stata l’Italia a proporlo per il Nobel per la Pace, non è stata l’Italia a sposarne in toto l’ideologia razzista: è stata Giorgia Meloni, e per ragioni che non hanno a che fare con l’interesse nazionale, ma con l’interesse della sua fazione politica, e dell’internazionale nera della quale lei e Trump fanno parte.
Non è stata l’Italia, ma la sua presidente del Consiglio ad aver detto (nel febbraio dell’anno scorso, alla convention della destra americana): “E so che con Donald Trump alla guida degli Stati Uniti, non vedremo mai più il disastro che abbiamo seminato in Afghanistan quattro anni fa. Quindi sicurezza dei confini, sicurezza energetica, sicurezza economica, sicurezza alimentare, difesa e sicurezza nazionale, per un semplice motivo. Se non sei sicuro non sei libero. E quando la libertà è a rischio, l’unica cosa che puoi fare è metterla nelle mani più sagge”. L’interesse dell’Italia non era lì: sarebbe stato investire sull’Europa e sul multilateralismo mediterraneo; resistere, come ha fatto la Spagna, ai diktat americani sul riarmo che minano quel che resta dello Stato e della pace sociali; non farsi complice del genocidio di Gaza; non permettere al ricercato Netanyahu di sorvolare impunemente il nostro Paese; non ringraziare servilmente Israele che torturava i manifestanti della prima Flotilla; non sbavare sulla soglia del mostruoso e fallimentare Board of Peace…
L’Italia è stata trascinata in direzione opposta a quella indicata dalla sua Costituzione, perché la sua presidente del Consiglio potesse accreditarsi personalmente alla corte di Trump: l’umiliazione del Paese non sta nel misero e ridicolo fallimento di questa strategia personale, ma nella deriva politica e morale che essa ha comportato. Uno slogan di Fratelli d’Italia chiede il voto con queste parole: “Forte, autorevole, rispettata: è l’Italia. Per chi vuole che resti così”. Se avesse un po’ di decenza, oggi Meloni dovrebbe fare solo una cosa: chiedere scusa all’Italia. Anzi, implorarla.
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La donna che non doveva chiedere mai chieda scusa.
di Tomaso Montanari - ilfattoquotidiano.it - 20/06/2026
L’Italia è stata trascinata in direzione opposta a quella indicata dalla sua Costituzione, perché la sua presidente del Consiglio potesse accreditarsi personalmente alla corte di Trump: l’umiliazione del Paese non sta nel misero e ridicolo fallimento di questa strategia personale“La difesa della patria è sacro dovere del cittadino”. Di fronte alla plateale umiliazione inferta da Donald Trump alla loro Giorgia Meloni, i patrioti che governano il Paese hanno calpestato anche l’unico articolo della Costituzione in cui forse si riconoscono (ovviamente fraintendendolo). Perché hanno fatto l’esatto contrario, usando prontamente la patria come scudo per proteggere Meloni: e proprio nel momento in cui è stato clamorosamente evidente che, lungi dal fare l’Italia grande di nuovo, Meloni ci ha trascinati in una condizione che oscilla tra l’irrilevante e il ridicolo.
È stata la stessa presidente del Consiglio a dare il la, concludendo il suo patetico videomessaggio con maschie parole che ricalcano lo slogan ultrasessista di un noto dopobarba: “Io e l’Italia non imploriamo mai!”. “Io e l’Italia”: sullo stesso piano, da potenza a potenza, in un debordamento dell’ego che farebbe preoccupare se oggi non facesse soprattutto ridere. La cultura del capo, quel presidenzialismo cui Meloni aspirava attraverso il premierato e che ora spera di attuare facendosi eleggere al Quirinale nella prossima legislatura, prevede esattamente la torsione personalistica che abbiamo visto. Ma c’è presidente e presidente: e la differenza si vede in occasione delle sconfitte e delle crisi. La differenza tra chi si assume le proprie responsabilità, e chi si nasconde dietro i valori e gli interessi che avrebbe invece dovuto difendere.
Fino a qualche ora prima della grottesca telefonata di Trump all’Aria che tira (o tempora, o mores…), Meloni si è dichiarata amica del presidente americano, mettendola tutta sul personale: letteralmente sul carattere forte suo e dell’amico. Giorgia ha voluto ancora una volta volare vicinissima al sole tossico di Donald: ma quando si è bruciata le ali ed è precipitata, non ha avuto il coraggio di sfracellarsi da sola, ma con un accesso di vigliaccheria tipico della tradizione politica da cui proviene, ha voluto trascinare con sé anche l’Italia. Lo schema di Meloni è sempre questo: il successo è merito suo personale, del suo carattere; l’insuccesso riguarda tutto il Paese, anzi la Nazione: “Io e l’Italia non imploriamo mai!”. Si chiama privatizzazione degli utili e socializzazione delle perdite: e il copione stavolta prevede la patria come pungiball da offrire ai pugni del bullo che fino a ieri Meloni corteggiava, nella speranza di suscitare solidarietà nascondendosi dietro al tricolore violato.
Le istituzioni e l’opposizione non dovrebbero solidarizzare con Meloni in nome della dignità nazionale: dovrebbero, al contrario, chiederle conto della clamorosa umiliazione della dignità nazionale. E il conto è lungo, e doloroso: non è stata l’Italia ad essere andata a Mar a Lago a reggere lo strascico a Trump volendo accreditarsi come la più fedele suddita europea, non è stata l’Italia a proporlo per il Nobel per la Pace, non è stata l’Italia a sposarne in toto l’ideologia razzista: è stata Giorgia Meloni, e per ragioni che non hanno a che fare con l’interesse nazionale, ma con l’interesse della sua fazione politica, e dell’internazionale nera della quale lei e Trump fanno parte.
Non è stata l’Italia, ma la sua presidente del Consiglio ad aver detto (nel febbraio dell’anno scorso, alla convention della destra americana): “E so che con Donald Trump alla guida degli Stati Uniti, non vedremo mai più il disastro che abbiamo seminato in Afghanistan quattro anni fa. Quindi sicurezza dei confini, sicurezza energetica, sicurezza economica, sicurezza alimentare, difesa e sicurezza nazionale, per un semplice motivo. Se non sei sicuro non sei libero. E quando la libertà è a rischio, l’unica cosa che puoi fare è metterla nelle mani più sagge”. L’interesse dell’Italia non era lì: sarebbe stato investire sull’Europa e sul multilateralismo mediterraneo; resistere, come ha fatto la Spagna, ai diktat americani sul riarmo che minano quel che resta dello Stato e della pace sociali; non farsi complice del genocidio di Gaza; non permettere al ricercato Netanyahu di sorvolare impunemente il nostro Paese; non ringraziare servilmente Israele che torturava i manifestanti della prima Flotilla; non sbavare sulla soglia del mostruoso e fallimentare Board of Peace…
L’Italia è stata trascinata in direzione opposta a quella indicata dalla sua Costituzione, perché la sua presidente del Consiglio potesse accreditarsi personalmente alla corte di Trump: l’umiliazione del Paese non sta nel misero e ridicolo fallimento di questa strategia personale, ma nella deriva politica e morale che essa ha comportato. Uno slogan di Fratelli d’Italia chiede il voto con queste parole: “Forte, autorevole, rispettata: è l’Italia. Per chi vuole che resti così”. Se avesse un po’ di decenza, oggi Meloni dovrebbe fare solo una cosa: chiedere scusa all’Italia. Anzi, implorarla.
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#Montanari attacca il governo: “Sono ancora fascisti perché negano la Costituzione”.
https://www.youtube.com/watch?v=mmW9JrAtkzk
#TomasoMontanari #Cgil #Fiom #Sindacato #Trentin #BrunoTrentin #Guerra #Riarmo #Leonardo #Fascismo #GovernoMeloni #Costituzione
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#Montanari attacca il governo: “Sono ancora fascisti perché negano la Costituzione”.
https://www.youtube.com/watch?v=mmW9JrAtkzk
#TomasoMontanari #Cgil #Fiom #Sindacato #Trentin #BrunoTrentin #Guerra #Riarmo #Leonardo #Fascismo #GovernoMeloni #Costituzione
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https://www.europesays.com/it/532125/ Uffizi (non) suoi. Le solite e facili dimissioni di Montanari per la nomina di un buon cda – Il Foglio #AlessandroGiuli #Arte #ArteEDesign #ArteEdesign #Arts #ArtsAndDesign #cultura #Design #Entertainment #Intrattenimento #IT #Italia #Italy #TomasoMontanari #Uffizi
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Lorenzo Tosa
Con un atto di grande coerenza ed enorme dignità, Tomaso Montanari si è dimesso dal comitato scientifico degli Uffizi.
E lo ha fatto come forma estrema di protesta nei confronti del ministro della Cultura Alessandro Giuli, che ha piazzato una serie di nomi vicinissimi alla destra nel Cda della Galleria.
Durissima e circostanziata l’accusa di Montanari, pronunciata direttamente a “Otto e mezzo”:
"Ho appreso dalla stampa il decreto di nomina del nuovo Cda degli Uffizi in cui si nominano il segretario alla presidenza del Consiglio già braccio destro di Brunetta, un professore universitario già direttore della fondazione Farefuturo di Fini, un ex candidato di Fi alla regione Toscana trombato. Si riempiono la bocca con 'nazione', ma qui c'è un cambio di consonante: 'fazione'. Si stanno prendendo tutto. Non si tratta di egemonia culturale, ma lottizzazione del patrimonio culturale".
Non solo:
“Come ciliegina e foglia di fico, siccome erano tutti maschi e nessuno sapeva niente di storia dell'arte, hanno nominato anche una storica dell'arte importante, che però è la curatrice di un dipartimento del Metropolitan museum di New York, che chiede un sacco di opere in prestito agli Uffizi e crea quindi un conflitto d'interesse. Non si può governare così il patrimonio del Paese. È uno scandalo e io non posso far altro che dire ‘Non in mio nome’, dimettermi e denunciare pubblicamente quello che stanno facendo al patrimonio culturale della patria, distrutto dai patrioti".
E di questo credo che tutti dovremmo ringraziarlo, non solo a sinistra, ma chiunque abbia ancora a cuore il patrimonio culturale e intellettuale di questo Paese.
Montanari ha fatto quello che nessuno in Italia fa mai (e la destra ancora meno):
DIMETTERSI. Per sostenere un principio e un’idea.
Ci vuole coraggio e coerenza per farlo, e Montanari ne ha da vendere entrambe.
In un Paese appena appena decente sarebbe lui il ministro della Cultura, quello a sinistra. E invece…
#Tomasomontanari #giuli #cdaUffizi #uffizigallery #lottizzazione
#lorenzotosa -
Lorenzo Tosa
Con un atto di grande coerenza ed enorme dignità, Tomaso Montanari si è dimesso dal comitato scientifico degli Uffizi.
E lo ha fatto come forma estrema di protesta nei confronti del ministro della Cultura Alessandro Giuli, che ha piazzato una serie di nomi vicinissimi alla destra nel Cda della Galleria.
Durissima e circostanziata l’accusa di Montanari, pronunciata direttamente a “Otto e mezzo”:
"Ho appreso dalla stampa il decreto di nomina del nuovo Cda degli Uffizi in cui si nominano il segretario alla presidenza del Consiglio già braccio destro di Brunetta, un professore universitario già direttore della fondazione Farefuturo di Fini, un ex candidato di Fi alla regione Toscana trombato. Si riempiono la bocca con 'nazione', ma qui c'è un cambio di consonante: 'fazione'. Si stanno prendendo tutto. Non si tratta di egemonia culturale, ma lottizzazione del patrimonio culturale".
Non solo:
“Come ciliegina e foglia di fico, siccome erano tutti maschi e nessuno sapeva niente di storia dell'arte, hanno nominato anche una storica dell'arte importante, che però è la curatrice di un dipartimento del Metropolitan museum di New York, che chiede un sacco di opere in prestito agli Uffizi e crea quindi un conflitto d'interesse. Non si può governare così il patrimonio del Paese. È uno scandalo e io non posso far altro che dire ‘Non in mio nome’, dimettermi e denunciare pubblicamente quello che stanno facendo al patrimonio culturale della patria, distrutto dai patrioti".
E di questo credo che tutti dovremmo ringraziarlo, non solo a sinistra, ma chiunque abbia ancora a cuore il patrimonio culturale e intellettuale di questo Paese.
Montanari ha fatto quello che nessuno in Italia fa mai (e la destra ancora meno):
DIMETTERSI. Per sostenere un principio e un’idea.
Ci vuole coraggio e coerenza per farlo, e Montanari ne ha da vendere entrambe.
In un Paese appena appena decente sarebbe lui il ministro della Cultura, quello a sinistra. E invece…
#Tomasomontanari #giuli #cdaUffizi #uffizigallery #lottizzazione
#lorenzotosa -
La parata militare umilia il 2 giugno. E pure i cavalli
di Tomaso Montanari - Ilfattoquotidiano.it - 31/05/2026
Ecco perché oggi, invece della “nazione armata”, vorremmo vedere una parata buona, aperta dalla Flotilla per Gaza e da Emergency, e chiusa dai nostri diplomatici e da chi studia e insegna Diritto internazionale.La parata militare umilia il 2 giugno. E pure i cavalli — Liberacittadinanza https://www.liberacittadinanza.it/articoli/societa/la-parata-militare-umilia-il-2-giugno-e-pure-i-cavalli
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La parata militare umilia il 2 giugno. E pure i cavalli
di Tomaso Montanari - Ilfattoquotidiano.it - 31/05/2026
Ecco perché oggi, invece della “nazione armata”, vorremmo vedere una parata buona, aperta dalla Flotilla per Gaza e da Emergency, e chiusa dai nostri diplomatici e da chi studia e insegna Diritto internazionale.La parata militare umilia il 2 giugno. E pure i cavalli — Liberacittadinanza https://www.liberacittadinanza.it/articoli/societa/la-parata-militare-umilia-il-2-giugno-e-pure-i-cavalli
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https://www.europesays.com/it/514917/ Otto e Mezzo, puntata integrale del 28/5/2026 #AlessandroDeAngelis #Entertainment #Intrattenimento #IT #Italia #Italy #LauraCanali #LilliGruber #LucaJosi #TomasoMontanari #tv
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https://www.europesays.com/it/403220/ Tomaso Montanari appende “Libero” a testa in giù e farnetica su paura, manganelli e olio di ricino #Cronaca #CronacaItaliana #CronacaItaliana #IT #Italia #Italy #News #Notizie #TomasoMontanari #UltimeNotizie #UltimeNotizieENewsDiOggi #UltimeNotizieItalia #UltimeNotizie #UltimeNotizieEnewsDiOggi #UltimeNotizieItalia
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https://www.europesays.com/it/402115/ “Sogno una rissa con La Russa”, il post choc di Montanari – Il Tempo #Cronaca #Headlines #IgnazioLaRussa #IT #Italia #Italy #News #Notizie #NotizieDiCronaca #NotiziePrincipali #NotizieDiCronaca #NotiziePrincipali #Titoli #TomasoMontanari #UltimeNotizie #UltimeNotizieDiCronaca #UltimeNotizieENewsDiOggi #UltimeNotizie #UltimeNotizieDiCronaca #UltimeNotizieEnewsDiOggi
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https://www.europesays.com/it/352990/ “Base della democrazia” – Il Tempo #Entertainment #governo #Intrattenimento #IT #Italia #Italy #LucioCaracciolo #OttoEMezzo #TomasoMontanari #tv
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Montanari: "O si fanno i Giochi Olimpici o c'è l'Ice. Le due cose nella stessa frase non possono stare”.
#Montanari #TomasoMontanari #Politica #Sicurezza #Olimpiadi #Olimpiadi2026 #MilanoCortina #MilanoCortina2026 #Usa #Ice
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Montanari: "O si fanno i Giochi Olimpici o c'è l'Ice. Le due cose nella stessa frase non possono stare”.
#Montanari #TomasoMontanari #Politica #Sicurezza #Olimpiadi #Olimpiadi2026 #MilanoCortina #MilanoCortina2026 #Usa #Ice
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un eccellente #TomasoMontanari sul cubo della vergogna a Firenze:
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un eccellente #TomasoMontanari sul cubo della vergogna a Firenze:
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un eccellente #TomasoMontanari sul cubo della vergogna a Firenze:
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un eccellente #TomasoMontanari sul cubo della vergogna a Firenze:
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è bello vedere questa foto di #AyaAshour con il prof. #TomasoMontanari che ha reso possibile, insieme con #FattoQuotidiano salvare #AyaAshour dall'inferno di #Gaza. Ma non dimentichiamo la sua famiglia che rimane nell'inferno
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è bello vedere questa foto di #AyaAshour con il prof. #TomasoMontanari che ha reso possibile, insieme con #FattoQuotidiano salvare #AyaAshour dall'inferno di #Gaza. Ma non dimentichiamo la sua famiglia che rimane nell'inferno
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è bello vedere questa foto di #AyaAshour con il prof. #TomasoMontanari che ha reso possibile, insieme con #FattoQuotidiano salvare #AyaAshour dall'inferno di #Gaza. Ma non dimentichiamo la sua famiglia che rimane nell'inferno
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è bello vedere questa foto di #AyaAshour con il prof. #TomasoMontanari che ha reso possibile, insieme con #FattoQuotidiano salvare #AyaAshour dall'inferno di #Gaza. Ma non dimentichiamo la sua famiglia che rimane nell'inferno
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In difesa dell’arte di strada per una città più umana: Tomaso Montanari all’assemblea cittadina del 9 marzo alle Cure
Questo testo riproduce fedelmente la lezione che
https://www.perunaltracitta.org/homepage/2025/04/03/in-difesa-dellarte-di-strada-per-una-citta-piu-umana-tomaso-montanari-allassemblea-cittadina-del-9-marzo-alle-cure/
#Apertura #FirenzeEDintorni #LaCittInvisibile #arte #ArteDiStrada #Articolo21DellaCostituzione #Cultura #graffiti #StreetArt #TomasoMontanari #UrbanArt -
https://blogs.mediapart.fr/heimbergch/blog/081024/quand-lextreme-droite-italienne-baillonne-la-liberte-de-pensee-dun-enseignant
Avec l'ajout d'un bref addendum pour signaler ce billet de #TomasoMontanari: https://volerelaluna.it/commenti/2024/10/09/il-caso-raimo-colpirne-uno-per-educare-tutti-gli-altri/
https://blogs.mediapart.fr/heimbergch/blog/081024/quand-lextreme-droite-italienne-baillonne-la-liberte-de-pensee-dun-enseignant -
https://blogs.mediapart.fr/heimbergch/blog/081024/quand-lextreme-droite-italienne-baillonne-la-liberte-de-pensee-dun-enseignant
Avec l'ajout d'un bref addendum pour signaler ce billet de #TomasoMontanari: https://volerelaluna.it/commenti/2024/10/09/il-caso-raimo-colpirne-uno-per-educare-tutti-gli-altri/
https://blogs.mediapart.fr/heimbergch/blog/081024/quand-lextreme-droite-italienne-baillonne-la-liberte-de-pensee-dun-enseignant -
Oggi su #IlFattoQuotidiano (carta) un ottimissimo #TomasoMontanari sul mostruoso tentativo di impedire ai cittadini italiani di protestare contro le grandi opere.
Dritti sparati verso autoritarismo
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Oggi su #IlFattoQuotidiano (carta) un ottimissimo #TomasoMontanari sul mostruoso tentativo di impedire ai cittadini italiani di protestare contro le grandi opere.
Dritti sparati verso autoritarismo
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Oggi su #IlFattoQuotidiano (carta) un ottimissimo #TomasoMontanari sul mostruoso tentativo di impedire ai cittadini italiani di protestare contro le grandi opere.
Dritti sparati verso autoritarismo
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Un timbre-poste dédié à #GiovanniGentile et la négation de l'histoire
Le gouvernement italien a choisi de célébrer le philosophe en tant que ministre fasciste. Au lieu de rappeler ceux qui n'ont pas prêté serment au fascisme.
Une chronique de #TomasoMontanari.
https://altreconomia.it/il-francobollo-dedicato-a-giovanni-gentile-e-la-negazione-della-storia/ -
Un poeta napoletano, Francesco Nappo, ha scritto due versi in cui ci riconosciamo profondamente: «La patria sarà | quando saremo tutti stranieri». È stato detto che «bisogna forzare l’aurora a nascere, credendoci». Non solo ci crediamo, ma tutto il nostro lavoro collettivo è perché l’aurora di quel giorno si affretti.
#TomasoMontanari
Inaugurazione dell’anno accademico dell’Università per stranieri di Siena -
"si sono fatte vive le ultime eredi della famiglia #Vespucci [..] che hanno minacciato di riprendersi la proprietà dell’immobile se l’ospedale non rimarrà al servizio della cura dei bisognosi"
un ottimo #TomasoMontanari -
"si sono fatte vive le ultime eredi della famiglia #Vespucci [..] che hanno minacciato di riprendersi la proprietà dell’immobile se l’ospedale non rimarrà al servizio della cura dei bisognosi"
un ottimo #TomasoMontanari -
"si sono fatte vive le ultime eredi della famiglia #Vespucci [..] che hanno minacciato di riprendersi la proprietà dell’immobile se l’ospedale non rimarrà al servizio della cura dei bisognosi"
un ottimo #TomasoMontanari -
Retour sur le lieu du massacre.
Chronique de #TomasoMontanari.
#Repubblica #IlVenerdi
26 janvier 2024. -
Oggi in libreria due libri promettenti.
Aujourd'hui, en Italie, et en librairie, deux livres prometteurs.
#VanessaRoghi sur l'extraordinaire #GianniRodari.
https://sellerio.it/it/catalogo/Un-Libro-Oro-Argento-Intorno-Grammatica-Fantasia-Gianni-Rodari/Roghi/15330
#TomasoMontanari sur la problématique mémorielle des statues.
https://www.laterza.it/scheda-libro/?isbn=9788858149850
Apprendre à réfléchir ➡️ Réfléchir. -
Fascisme en Italie, encore.
Par #TomasoMontanari
#LaRègleDuJeu
#TomasoMontanari décrypte une des pierres angulaires de l’idéologie de cette nouvelle droite d’origine fasciste italienne: la «question ethnique».
https://laregledujeu.org/2023/12/27/39939/fascisme-en-italie-encore/ -
"Ora i figli dei #ricchi potranno studiare 5 anni, e frequentare scuole che (almeno sulla carta) puntano 'al pieno sviluppo della persona umana' mentre i figli dei #poveri dovranno sbrigarsi ad andare a lavorare".
Da leggere #TomasoMontanari
#Valditara -
"Ora i figli dei #ricchi potranno studiare 5 anni, e frequentare scuole che (almeno sulla carta) puntano 'al pieno sviluppo della persona umana' mentre i figli dei #poveri dovranno sbrigarsi ad andare a lavorare".
Da leggere #TomasoMontanari
#Valditara -
#TomasoMontanari per l'#UniversitàdiSiena, annuncia che non onorerà il #luttonazionale per #Berlusconi. Parliamo comunque di #provvedimento dell'#autorità, per cui c'è chi caldeggia procedibilità di #ufficio, e c'è chi propone petizioni su #change
https://www.bufale.net/rettore-di-siena-tomaso-montanari-rifiuta-il-lutto-per-berlusconi/
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#TomasoMontanari per l'#UniversitàdiSiena, annuncia che non onorerà il #luttonazionale per #Berlusconi. Parliamo comunque di #provvedimento dell'#autorità, per cui c'è chi caldeggia procedibilità di #ufficio, e c'è chi propone petizioni su #change
https://www.bufale.net/rettore-di-siena-tomaso-montanari-rifiuta-il-lutto-per-berlusconi/
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#Colosimo dice che #TomasoMontanari deve stare sicuro che da "loro" non avrà mai diritto di parola.
Oscar Wilde diceva: chi dice la verità prima o poi verrà scoperto.
Se provieni da chi ha valori fascisti, la tua natura emergerà..https://twitter.com/MilkoSichinolfi/status/1661259525486264322?t=N4Lh0EJ9r7gXjpPFNInHYg&s=19
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#Colosimo dice che #TomasoMontanari deve stare sicuro che da "loro" non avrà mai diritto di parola.
Oscar Wilde diceva: chi dice la verità prima o poi verrà scoperto.
Se provieni da chi ha valori fascisti, la tua natura emergerà..https://twitter.com/MilkoSichinolfi/status/1661259525486264322?t=N4Lh0EJ9r7gXjpPFNInHYg&s=19
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"come possiamo,noi, continuare a vivere 'nelle nostre tiepide case: noi che troviamo, tornando a casa, cibo caldo e visi amici'?
Un ottimo #TomasoMontanari su libro #Pagliassotti: "La guerra invisibile. Un viaggio sul fronte dell’odio contro i migranti": -
"come possiamo,noi, continuare a vivere 'nelle nostre tiepide case: noi che troviamo, tornando a casa, cibo caldo e visi amici'?
Un ottimo #TomasoMontanari su libro #Pagliassotti: "La guerra invisibile. Un viaggio sul fronte dell’odio contro i migranti":