Ogni femminicidio in Italia viene raccontato come un fatto di cronaca: in realtà è il punto più estremo di una violenza di genere che affonda le radici nella cultura del possesso, nel controllo e in relazioni costruite sulla disuguaglianza.
Per questo non basta intervenire quando il pericolo è già esploso: servono sì protezione immediata, misure cautelari efficaci, risorse stabili per centri antiviolenza e case rifugio, formazione per chi raccoglie denunce e segnali di rischio.
Ma serve anche molto di più: una vera prevenzione. Nelle scuole italiane continuiamo a non costruire un percorso strutturale e universale di educazione sessuo-affettiva, mentre il dibattito politico si ferma troppo spesso ai divieti e al consenso informato.
Parlare di rispetto, consenso e relazioni sane significa intervenire prima che la violenza inizi: prima che l’idea di poter controllare la libertà, le scelte e la vita di una donna si trasformi nell’ennesimo femminicidio.
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