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  1. Stati di coscienza: cosa sono, tipi e stati alterati

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    Durante una giornata attraversiamo continuamente diversi stati di coscienza. Siamo svegli e concentrati, distratti, assonnati, immersi in un sogno oppure in quella zona intermedia nella quale immagini e pensieri cominciano a mescolarsi mentre ci addormentiamo.

    Alcune persone sperimentano inoltre sogni lucidi, paralisi del sonno, stati meditativi profondi, trance o sensazioni di trovarsi fuori dal proprio corpo.

    Ma che cosa significa esattamente parlare di stato di coscienza?

    Non esiste una classificazione unica capace di sistemare tutte queste esperienze in una scala lineare. La ricerca contemporanea studia la coscienza attraverso neuroscienze, psicologia, medicina e filosofia, distinguendo aspetti come vigilanza, consapevolezza dell’ambiente, esperienza soggettiva, attenzione e percezione di sé.

    Accanto agli stati ordinari — come veglia, sonno e sogno — vengono studiati anche stati modificati o non ordinari della coscienza, prodotti spontaneamente oppure favoriti dalla meditazione, dall’ipnosi, da sostanze psicoattive, da particolari condizioni fisiologiche o da altre pratiche.

    In questa guida vedremo cosa sono gli stati di coscienza, quali sono i principali, come cambiano durante il sonno e la meditazione e come interpretare fenomeni come sogno lucido, paralisi del sonno ed esperienze extracorporee.

    Che cos’è uno stato di coscienza

    La parola coscienza può indicare cose differenti.

    Nel linguaggio quotidiano parliamo di coscienza morale, consapevolezza, attenzione o identità personale.

    Nelle neuroscienze e nella psicologia il problema viene affrontato in maniera più specifica: essere coscienti significa possedere una qualche forma di esperienza soggettiva.

    Possiamo distinguere almeno due dimensioni importanti:

    • vigilanza o arousal, cioè il grado di attivazione dell’organismo;
    • consapevolezza, cioè la presenza di un’esperienza di sé o dell’ambiente.

    Le due dimensioni non coincidono sempre.

    Una persona può apparire poco responsiva senza che questo dimostri necessariamente l’assenza completa di esperienza cosciente. È uno dei motivi per cui lo studio della coscienza in anestesia e nelle condizioni cliniche rimane particolarmente complesso.

    Parlare di stato di coscienza significa quindi descrivere una particolare configurazione dell’esperienza: quanto siamo vigili, cosa percepiamo, come funziona l’attenzione, come percepiamo il corpo e quanto siamo consapevoli di ciò che sta accadendo.

    Coscienza e stato di coscienza non sono la stessa cosa

    La distinzione è utile.

    La domanda:

    “Che cos’è la coscienza?”

    riguarda uno dei grandi problemi della filosofia della mente e delle neuroscienze.

    La domanda:

    “In quale stato di coscienza ci troviamo?”

    è più concreta.

    Possiamo confrontare l’esperienza della veglia con quella del sonno, del sogno, della meditazione o dell’ipnosi e cercare di capire quali funzioni cambiano.

    Per questo, nel nostro percorso, non cercheremo di risolvere definitivamente il problema filosofico della coscienza. Ci interessa soprattutto capire come l’esperienza cosciente possa assumere forme differenti.

    Quali sono i principali stati di coscienza?

    Non esiste una lista universalmente accettata.

    Una distinzione pratica può comprendere:

    • veglia;
    • sonno;
    • sogno;
    • stati ipnagogici e ipnopompici;
    • sogno lucido;
    • meditazione e stati contemplativi;
    • ipnosi e trance;
    • stati prodotti da sostanze psicoattive;
    • stati indotti dall’anestesia;
    • esperienze non ordinarie come alcune OBE.

    Queste categorie non sono tutte equivalenti.

    Alcune sono definite attraverso parametri fisiologici relativamente chiari, come le fasi del sonno. Altre vengono descritte soprattutto attraverso l’esperienza soggettiva.

    Per questo è meglio pensare agli stati di coscienza come a un insieme di configurazioni differenti, piuttosto che come a una scala che va semplicemente da “meno coscienza” a “più coscienza”.

    Lo stato di veglia

    La veglia è il nostro principale punto di riferimento.

    Quando siamo svegli possiamo normalmente percepire l’ambiente, orientarci nello spazio e nel tempo, dirigere l’attenzione e interagire intenzionalmente con ciò che ci circonda.

    Ma anche la veglia non è uniforme.

    Essere concentrati nella lettura di un libro non equivale a guidare automaticamente lungo una strada conosciuta, fantasticare a occhi aperti o trovarsi in uno stato di assorbimento profondo durante un’attività.

    La coscienza ordinaria è già molto più variabile di quanto possa sembrare.

    Il sonno è assenza di coscienza?

    Non necessariamente.

    Durante il sonno diminuisce fortemente la nostra relazione con l’ambiente esterno, ma questo non significa che ogni esperienza scompaia.

    Il sonno attraversa ciclicamente diverse fasi, tradizionalmente distinte in sonno NREM e sonno REM.

    Nel corso della notte cambiano:

    • attività cerebrale;
    • tono muscolare;
    • movimenti oculari;
    • risposta agli stimoli;
    • probabilità e caratteristiche dell’esperienza onirica.

    Il sogno dimostra in maniera particolarmente evidente che possiamo avere esperienze coscienti anche mentre siamo disconnessi dall’ambiente esterno.

    È una distinzione oggi importante anche negli studi sull’anestesia: assenza di risposta comportamentale e assenza di esperienza soggettiva non sono necessariamente la stessa cosa.

    Il sogno come stato di coscienza

    Durante un sogno possiamo vedere luoghi, incontrare persone, provare paura o felicità e vivere esperienze estremamente complesse.

    Normalmente, però, non ci rendiamo conto che tutto questo sta accadendo durante il sonno.

    Accettiamo situazioni impossibili senza metterle in discussione.

    Il sogno rappresenta quindi uno stato particolarmente interessante: l’esperienza soggettiva continua, mentre il rapporto con la realtà esterna e alcune capacità metacognitive risultano modificati.

    Ed è proprio da qui che emerge un’altra possibilità.

    Il sogno lucido

    Nel sogno lucido il sognatore acquisisce consapevolezza del proprio stato:

    sa di stare sognando mentre il sogno continua.

    Questa consapevolezza può comparire spontaneamente oppure essere favorita attraverso determinate tecniche.

    Non significa necessariamente controllare il sogno. La lucidità consiste prima di tutto nel riconoscerlo.

    Il sogno lucido è particolarmente importante per lo studio della coscienza perché mostra che alcune capacità tipiche della veglia — come autoriflessione e consapevolezza del proprio stato — possono comparire all’interno del sonno.

    Per approfondire abbiamo dedicato una guida specifica ai sogni lucidi.

    Gli stati ipnagogici: la soglia tra veglia e sonno

    Uno dei momenti più interessanti si verifica mentre ci addormentiamo.

    L’ipnagogia è la fase di transizione tra veglia e sonno.

    Possono comparire:

    • immagini improvvise;
    • geometrie o lampi luminosi;
    • volti;
    • brevi scene;
    • suoni o voci;
    • sensazioni corporee;
    • impressioni di movimento o caduta.

    Queste esperienze possono essere estremamente realistiche pur verificandosi nel normale passaggio verso il sonno.

    La ricerca considera l’ipnagogia un fenomeno distinto sia dal sogno pienamente sviluppato sia dalle allucinazioni proprie della veglia.

    Per chi pratica meditazione, sogno lucido o altre forme di osservazione della coscienza, la soglia ipnagogica può diventare particolarmente interessante perché permette di osservare direttamente la progressiva trasformazione della percezione durante l’addormentamento.

    Lo stato ipnopompico

    Il processo inverso avviene durante il ritorno dal sonno alla veglia.

    Si parla allora di stato ipnopompico.

    Anche in questa fase immagini, suoni o sensazioni provenienti dal sogno possono temporaneamente sovrapporsi alla percezione dell’ambiente.

    Le esperienze ipnagogiche e ipnopompiche, quando avvengono isolate e nel contesto normale del sonno, sono generalmente considerate fenomeni non patologici.

    Questa zona di confine aiuta anche a comprendere un fenomeno molto particolare: la paralisi del sonno.

    Paralisi del sonno: mente sveglia e corpo immobile

    Durante il sonno REM il corpo presenta normalmente una forte riduzione del tono muscolare.

    Nella paralisi del sonno, alcuni elementi di questo stato persistono mentre la persona sta acquisendo consapevolezza.

    Il risultato può essere impressionante:

    si ha la sensazione di essere svegli ma temporaneamente non si riesce a muovere il corpo.

    Possono comparire anche:

    • presenze percepite nella stanza;
    • figure umane o ombre;
    • suoni;
    • pressione sul petto;
    • sensazioni di fluttuazione;
    • impressioni di trovarsi fuori dal corpo.

    Questa combinazione ha probabilmente contribuito, in culture differenti, a numerose interpretazioni soprannaturali della paralisi del sonno. La ricerca contemporanea studia queste esperienze come fenomeni legati alla particolare sovrapposizione tra sonno REM e veglia.

    Questo non stabilisce come debba essere interpretata ogni esperienza individuale, ma permette di spiegare perché determinate sensazioni compaiano con tanta regolarità.

    Cosa sono gli stati alterati di coscienza

    L’espressione stati alterati di coscienza può creare equivoci.

    “Alterato” non significa necessariamente patologico o pericoloso.

    Nella ricerca viene utilizzato per descrivere esperienze che si discostano in maniera significativa dalla normale coscienza di veglia.

    Il cambiamento può riguardare:

    • percezione;
    • emozioni;
    • pensiero;
    • senso del tempo;
    • percezione dello spazio;
    • immagine del proprio corpo;
    • identità personale;
    • senso del sé.

    Gli stati alterati possono essere prodotti attraverso mezzi molto differenti: sostanze psicoattive, meditazione, ipnosi, stimolazioni sensoriali, pratiche rituali o determinate condizioni fisiologiche.

    Una banca dati scientifica dedicata agli stati alterati ha raccolto studi che utilizzano questionari psicometrici proprio per confrontare le caratteristiche soggettive di esperienze indotte con metodi farmacologici e non farmacologici.

    Si usa anche l’espressione stati modificati di coscienza, spesso preferita perché semanticamente più neutra.

    Meditazione e stati di coscienza

    La meditazione comprende pratiche molto diverse tra loro.

    Alcune concentrano l’attenzione su un oggetto, come il respiro.

    Altre allenano un’osservazione aperta dell’esperienza.

    Altre ancora appartengono a tradizioni contemplative che descrivono stati profondi di assorbimento o di consapevolezza non ordinaria.

    La ricerca neuroscientifica ha documentato modificazioni dell’attenzione, della percezione del corpo e dell’esperienza del sé associate a varie forme di meditazione.

    Non esiste però “lo stato meditativo” come condizione unica e universale: tecniche differenti e livelli differenti di esperienza possono produrre configurazioni molto diverse.

    Studi recenti stanno cercando di comprendere anche come cambino la complessità dell’attività cerebrale e la regolazione del sistema nervoso durante differenti stati meditativi.

    Meditazione e coscienza del sé

    Uno degli aspetti più interessanti riguarda la sensazione di essere un io separato dall’esperienza.

    Durante determinate pratiche contemplative alcune persone riferiscono:

    • diminuzione del dialogo interiore;
    • alterazione della percezione del tempo;
    • maggiore consapevolezza corporea;
    • senso di unità;
    • riduzione della separazione tra osservatore ed esperienza.

    Le tradizioni spirituali possono attribuire a questi stati significati metafisici o religiosi.

    La ricerca scientifica può invece studiare fenomenologia, attività cerebrale e cambiamenti fisiologici senza poter stabilire automaticamente quale interpretazione ultima debba essere data all’esperienza.

    Questa distinzione sarà importante in tutto il nostro percorso: un’esperienza può essere reale come esperienza soggettiva senza che questo dimostri automaticamente l’interpretazione metafisica che le viene attribuita.

    Trance e ipnosi

    Anche l’ipnosi modifica profondamente attenzione ed esperienza soggettiva.

    Durante l’ipnosi una persona può mostrare maggiore assorbimento, focalizzazione dell’attenzione e risposta alle suggestioni.

    Storicamente l’ipnosi è stata descritta come uno speciale “stato alterato di coscienza”.

    Oggi la questione è più complessa.

    Gli studiosi discutono ancora se l’ipnosi debba essere considerata uno stato specifico oppure il risultato dell’interazione tra processi cognitivi relativamente ordinari come attenzione, aspettative, suggestione e assorbimento. In ogni caso, le suggestioni ipnotiche possono modificare percezione, esperienza e comportamento.

    La parola trance viene utilizzata anche in contesti rituali, religiosi e culturali differenti e non coincide necessariamente con l’ipnosi clinica.

    Suono, ritmo e modificazione della coscienza

    Il suono viene utilizzato da millenni in rituali e pratiche contemplative.

    Tamburi, canto ripetitivo, mantra e altre forme di stimolazione ritmica possono favorire:

    • rilassamento;
    • assorbimento;
    • modificazioni dell’attenzione;
    • cambiamenti della percezione soggettiva.

    Una revisione pubblicata nel 2025 ha esaminato gli effetti neurobiologici di tamburi, mantra, battiti binaurali e altri pattern ritmici. I risultati indicano effetti sull’assorbimento e sul rilassamento, mentre i meccanismi cerebrali precisi rimangono ancora oggetto di studio e i risultati sperimentali sono eterogenei.

    È quindi prudente evitare equivalenze troppo semplici del tipo:

    una determinata frequenza = un determinato stato superiore di coscienza.

    Il rapporto tra suono, cervello ed esperienza è molto più complesso.

    Onde cerebrali e stati di coscienza

    Quando l’attività elettrica cerebrale viene misurata attraverso l’EEG, si possono osservare oscillazioni caratterizzate da differenti intervalli di frequenza.

    Tradizionalmente vengono indicate categorie come:

    Delta – frequenze molto lente, particolarmente associate al sonno profondo;

    Theta – frequenze che possono comparire durante sonnolenza, determinate fasi del sonno e alcune pratiche meditative;

    Alfa – frequentemente associate alla veglia rilassata con occhi chiusi;

    Beta – presenti in molte attività cognitive durante la veglia;

    Gamma – oscillazioni ad alta frequenza studiate in relazione a differenti processi cognitivi.

    Questa classificazione è utile, ma viene spesso banalizzata nella divulgazione.

    Il cervello non passa semplicemente da “beta” a “theta” come se cambiasse canale.

    Diverse oscillazioni possono coesistere in zone differenti del cervello e la stessa frequenza può avere funzioni diverse a seconda del contesto.

    Per questo parlare di “onde della meditazione”, “frequenza della creatività” o “frequenza della coscienza superiore” come equivalenze universali è scientificamente poco accurato.

    Esperienze fuori dal corpo

    Le Out of Body Experiences, o OBE, sono esperienze nelle quali una persona riferisce di percepire il proprio centro di coscienza al di fuori della normale posizione corporea.

    Può avere l’impressione di:

    • fluttuare sopra il corpo;
    • vedersi dall’esterno;
    • muoversi nello spazio;
    • trovarsi in un ambiente simile a quello fisico;
    • attraversare luoghi o scenari non ordinari.

    Sensazioni extracorporee possono comparire in condizioni differenti, comprese paralisi del sonno e altre transizioni sonno-veglia.

    L’esperienza soggettiva può essere estremamente convincente.

    Da sola, però, non permette di stabilire se la coscienza abbia effettivamente lasciato il corpo.

    Da qui nasce una distinzione fondamentale tra fenomenologia e interpretazione.

    La scienza può studiare ciò che una persona sente e i correlati fisiologici dell’esperienza.

    L’idea che la coscienza possa esistere indipendentemente dal cervello appartiene invece a una questione teorica e metafisica ancora aperta e non dimostrata dall’esistenza delle OBE.

    Viaggio astrale e OBE

    L’espressione viaggio astrale proviene soprattutto da tradizioni esoteriche e spirituali.

    In questo modello l’individuo non avrebbe semplicemente la sensazione di trovarsi fuori dal corpo, ma una parte non fisica della persona potrebbe effettivamente separarsi dall’organismo e muoversi in altri luoghi o piani dell’esistenza.

    Dal punto di vista fenomenologico, alcune descrizioni del viaggio astrale sono molto simili a quelle delle OBE.

    Dal punto di vista interpretativo, però, la differenza è importante:

    OBE descrive prima di tutto un’esperienza;

    viaggio astrale include generalmente anche una spiegazione metafisica dell’esperienza.

    Separare i due livelli permette di affrontare il tema senza negare l’esperienza di chi la vive e senza trasformare automaticamente una particolare interpretazione in un fatto dimostrato.

    Robert Monroe e l’esplorazione della coscienza

    Una delle figure più influenti nella cultura contemporanea delle esperienze extracorporee è Robert Monroe.

    Monroe raccontò di aver iniziato a sperimentare spontaneamente esperienze che interpretò come separazioni dal corpo.

    Nel corso degli anni cercò di sviluppare un metodo sistematico per esplorare questi stati e fondò il Monroe Institute.

    Il suo lavoro ha esercitato una grande influenza su persone interessate a:

    • OBE;
    • meditazione;
    • stati di coscienza;
    • tecniche sonore;
    • sogno lucido;
    • esplorazione interiore.

    Il modello di Monroe deve però essere distinto dalle classificazioni utilizzate nelle neuroscienze.

    Per approfondirlo puoi leggere la nostra recensione di Viaggi lontani di Robert Monroe.

    Gateway Experience e Hemi-Sync

    Dal lavoro di Monroe sono nati programmi dedicati all’esplorazione della coscienza, tra cui il Gateway Experience.

    Una parte importante del metodo utilizza registrazioni sonore associate al marchio Hemi-Sync.

    L’idea è favorire rilassamento, concentrazione e determinati stati soggettivi attraverso particolari combinazioni di stimoli acustici.

    La ricerca sui battiti binaurali e sulle stimolazioni ritmiche indica che il suono può influenzare attenzione, rilassamento e attività cerebrale, ma le evidenze non giustificano le versioni più forti secondo cui determinate frequenze produrrebbero automaticamente stati specifici o esperienze extracorporee.

    È quindi utile distinguere:

    l’effetto del suono sullo stato psicofisiologico, che può essere studiato sperimentalmente;

    dalle interpretazioni più ampie sulla natura della coscienza raggiunta durante l’esperienza.

    Che cosa sono i Focus Levels di Monroe

    Monroe sviluppò una propria classificazione degli stati sperimentati durante le pratiche del suo istituto, chiamandoli Focus Levels.

    Alcuni esempi sono:

    Focus 10 – mente vigile, corpo profondamente rilassato;

    Focus 12 – stato descritto come espansione della consapevolezza;

    Focus 15 – associato nel modello di Monroe all’esperienza di uno stato “senza tempo”;

    Focus 21 – indicato come soglia verso stati o realtà che Monroe considerava non fisici.

    Livelli successivi vengono associati nel sistema del Monroe Institute a esperienze ancora più lontane dalla normale percezione corporea.

    È importante capire cosa rappresentano.

    I Focus Levels sono una mappa esperienziale sviluppata da Monroe e dal suo istituto.

    Non corrispondono a livelli neurologici universalmente riconosciuti e non vanno confusi con una classificazione scientifica degli stati di coscienza.

    Questo non impedisce di utilizzarli come linguaggio interno a una determinata pratica, allo stesso modo in cui tradizioni contemplative differenti possiedono proprie classificazioni degli stati meditativi.

    Esistono davvero sette stati di coscienza?

    Online si incontrano frequentemente classificazioni dei “7 stati di coscienza”.

    Il numero varia però a seconda della scuola.

    Alcuni sistemi spirituali distinguono sette livelli collegandoli a percorsi evolutivi, chakra o forme progressive di consapevolezza.

    Altri modelli propongono quattro, cinque, sette o più livelli.

    Non esiste una classificazione scientifica universale dei sette stati di coscienza.

    Le neuroscienze non considerano quindi veglia, sogno, meditazione e altri fenomeni come gradini di una scala fissa composta necessariamente da sette livelli.

    Possiamo comunque studiare sistemi di questo tipo come mappe filosofiche o spirituali, purché non vengano presentati come tassonomie neuroscientifiche.

    Stati superiori di coscienza

    Anche l’espressione “stati superiori di coscienza” appartiene soprattutto al linguaggio religioso, mistico e transpersonale.

    Viene utilizzata per descrivere esperienze caratterizzate, per esempio, da:

    • senso di unità;
    • perdita dei normali confini dell’io;
    • profonda serenità;
    • trascendenza del tempo;
    • senso di connessione;
    • esperienza del sacro;
    • particolare chiarezza o consapevolezza.

    La scienza può studiare queste caratteristiche attraverso questionari, neuroimaging e misure fisiologiche.

    Non può però stabilire sperimentalmente che uno stato sia “superiore” in senso spirituale.

    “Superiore” contiene infatti già un giudizio sul significato dell’esperienza.

    È più neutro parlare di stati non ordinari, modificati o contemplativi della coscienza.

    Come si studiano scientificamente gli stati di coscienza

    La difficoltà fondamentale è evidente:

    la coscienza è un’esperienza in prima persona, mentre la scienza lavora principalmente con osservazioni misurabili dall’esterno.

    Per questo vengono combinate diverse tecniche.

    EEG

    L’elettroencefalografia registra l’attività elettrica cerebrale e permette di osservare differenti pattern durante veglia, sonno, anestesia, meditazione e altre condizioni.

    Neuroimaging

    Tecniche come fMRI e PET permettono di studiare attività e connettività di differenti reti cerebrali.

    Una recente revisione del neuroimaging della coscienza comprende tra gli stati analizzati veglia normale, sonno, anestesia e stati indotti dalla meditazione o da sostanze psicoattive.

    Misure fisiologiche

    Possono essere registrati:

    • frequenza cardiaca;
    • respirazione;
    • risposta elettrodermica;
    • tono muscolare;
    • movimenti oculari.

    Resoconto soggettivo

    Rimane indispensabile.

    Se vogliamo sapere come una persona percepisce il tempo, il corpo o la propria identità durante un’esperienza, dobbiamo anche chiederle che cosa ha vissuto.

    Per questo lo studio della coscienza richiede continuamente un dialogo tra misurazione oggettiva ed esperienza soggettiva.

    Stati di coscienza e interpretazione spirituale

    Uno stesso fenomeno può essere descritto su livelli differenti.

    Consideriamo, per esempio, una persona che durante la meditazione sperimenta la dissoluzione del confine tra sé e ambiente.

    Possiamo descrivere:

    il fenomeno: diminuisce la percezione della separazione tra sé e mondo;

    i correlati cerebrali: cambiano determinati pattern di attività o connettività;

    l’interpretazione psicologica: cambia la rappresentazione del sé;

    l’interpretazione spirituale: la persona sperimenta un’unità fondamentale della realtà.

    Questi quattro livelli non sono automaticamente equivalenti.

    La misurazione del cervello non dimostra o confuta da sola il significato spirituale dell’esperienza.

    Allo stesso modo, l’intensità di un’esperienza soggettiva non dimostra automaticamente la realtà oggettiva della sua interpretazione metafisica.

    Mantenere distinti questi livelli permette di affrontare gli stati non ordinari senza ridurli semplicemente a illusioni, ma anche senza trasformare ipotesi spirituali in fatti scientifici.

    Sogno, meditazione e OBE: esperienze differenti con punti di contatto

    È quindi possibile costruire una mappa più chiara.

    Sogno ordinario
    esperienza onirica senza consapevolezza di stare sognando.

    Sogno lucido
    esperienza onirica nella quale sappiamo di stare sognando.

    Ipnagogia
    transizione tra veglia e sonno con immagini, sensazioni e pensieri particolari.

    Paralisi del sonno
    presenza di consapevolezza mentre persiste temporaneamente l’atonia muscolare collegata al sonno.

    Meditazione
    insieme di pratiche capaci di modificare attenzione, consapevolezza e percezione del sé in modi differenti.

    Trance e ipnosi
    condizioni caratterizzate da forte assorbimento e modificazioni della risposta a stimoli e suggestioni.

    OBE
    esperienza soggettiva nella quale il centro del sé sembra trovarsi al di fuori del corpo.

    Questi fenomeni possono talvolta presentarsi vicini o trasformarsi l’uno nell’altro, ma non sono sinonimi.

    Studiare la coscienza senza chiudere la domanda

    Più la ricerca procede, più appare difficile ridurre la coscienza a una singola funzione.

    Essere coscienti comprende almeno:

    percepire;

    avere un punto di vista soggettivo;

    riconoscere in qualche modo il proprio stato;

    integrare informazioni;

    possedere un senso del corpo e del sé;

    orientare l’attenzione;

    avere un’esperienza del tempo.

    Queste dimensioni possono cambiare separatamente.

    È proprio ciò che rende così interessanti sonno, sogno lucido, meditazione, ipnosi e altre condizioni: modificando alcune componenti della coscienza ci permettono di osservare meglio ciò che normalmente diamo per scontato durante la veglia.

    Percorsi per approfondire

    Su Magozine affrontiamo gli stati di coscienza attraverso percorsi differenti.

    Sogni lucidi

    Nel nostro approfondimento Sogni lucidi: guida completa alla consapevolezza onirica trovi definizione, tecniche di induzione, ricerca scientifica, rischi, applicazioni e differenze rispetto alle OBE.

    Sogni e simboli

    Il sogno può essere studiato anche dal punto di vista psicologico e simbolico, attraverso Freud, Jung e le diverse tradizioni di interpretazione.

    Esperienze extracorporee

    Le OBE aprono un problema differente: la percezione del corpo e la possibilità soggettiva di sperimentare un punto di vista esterno ad esso.

    Robert Monroe e Gateway

    Attraverso Robert Monroe, Hemi-Sync, Gateway Experience e Focus Levels incontriamo invece un modello contemporaneo di esplorazione sistematica degli stati non ordinari, che va compreso distinguendo il resoconto esperienziale dalle conclusioni metafisiche.

    La coscienza come territorio da esplorare

    Veglia, sogno, meditazione, ipnagogia, trance e sogno lucido mostrano che la coscienza non è un interruttore semplicemente acceso o spento.

    È un fenomeno dinamico.

    Cambiano continuamente attenzione, percezione, senso del corpo, rapporto con l’ambiente e consapevolezza di noi stessi.

    Alcune di queste trasformazioni sono quotidiane: ogni notte passiamo dalla veglia al sonno e dal sonno al sogno.

    Altre richiedono pratiche specifiche.

    Altre ancora compaiono spontaneamente e possono risultare sorprendenti o persino destabilizzanti.

    La ricerca scientifica permette di comprenderne sempre meglio i correlati neurofisiologici, mentre psicologia, filosofia e tradizioni contemplative continuano a interrogarsi sul loro significato.

    Ed è proprio nell’incontro — e nella distinzione — tra questi diversi livelli che lo studio degli stati di coscienza diventa uno dei modi più interessanti per interrogarsi su ciò che siamo.

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