#siclife — Public Fediverse posts
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Partiamo dalla mia TL, che come sempre mette prima il Signor Baci e poi il lavoro e poi tutto il resto.
Casualità vuole che si parli di tanti dati su una singola app/wallet e il breach di un ospedale americano.
Dal punto di vista della cybersecurity, #ITWallet non è necessariamente meno sicuro dei documenti fisici: se implementato _correttamente_ (aspetta, fammelo riscrivere: CORRETTAMENTE) può addirittura offrire maggiori garanzie di autenticità.
Tuttavia... la concentrazione di un numero così elevato di credenziali e documenti digitali rende il sistema un'infrastruttura critica nazionale. La sicurezza non dipenderà tanto dall'app IO in sé, quanto dalla resilienza dell'intero ecosistema (infrastruttura, identità digitale, dispositivi degli utenti e procedure operative), perché UN singolo incidente potrebbe avere un impatto molto più esteso rispetto alla perdita di un singolo documento cartaceo.
I vantaggi, da un lato squisitamente #cybersecurity:
- riduzione delle frodi documentali: i documenti vengono verificati direttamente presso la fonte ufficiale, limitando copie false o documenti alterati
- minor circolazione di copie cartacee: diminuisce il rischio di smarrimento, duplicazione e utilizzo improprio dei documenti
- controllo crittografico dell'identità: il sistema si integra con l'ecosistema nazionale dell'identità digitale (CIE, App IO ed eIDAS 2) e introduce meccanismi di autenticazione più robusti rispetto alla semplice esibizione di un documento cartaceo (e qui, ecco la corsa all'invalidazione delle CIC - #siclife)Vediamo ora le criticità:
- single Point of Failure: centralizzare centinaia di documenti in un'unica piattaforma significa che una compromissione potrebbe esporre contemporaneamente dati anagrafici, sanitari, scolastici, fiscali e lavorativi
- superficie d'attacco più ampia: ogni nuovo ente integrato e ogni nuova API rappresentano un possibile punto di ingresso per attaccanti
- attacchi agli account: il rischio principale potrebbe non essere l'infrastruttura centrale ma il furto delle credenziali dell'utente tramite phishing, malware o SIM swapping
- compromissione dello smartphone: se il dispositivo viene infettato o sbloccato da un attaccante, diventa il principale vettore di accesso ai documenti digitali
- privacy e profilazione (l'incubo di ): concentrando così tanti attributi digitali in un unico ecosistema, diventa fondamentale applicare il principio della minimizzazione dei dati e garantire che ogni servizio possa vedere solo le informazioni strettamente necessarieChe l'idea sia bella, siamo d'accordo.
Che sia sicura un po' meno.
Che sia un successo in Italia.. per me è un NO. E nemmeno per la diffusione e l'impegno, proprio per la competenza ad minchiam che spesso svolazza intorno a progetti che hanno un senso all'inizio e che si perdono per strada, tra portafogli gonfi e braccialetti di Cartier. -
Partiamo dalla mia TL, che come sempre mette prima il Signor Baci e poi il lavoro e poi tutto il resto.
Casualità vuole che si parli di tanti dati su una singola app/wallet e il breach di un ospedale americano.
Dal punto di vista della cybersecurity, #ITWallet non è necessariamente meno sicuro dei documenti fisici: se implementato _correttamente_ (aspetta, fammelo riscrivere: CORRETTAMENTE) può addirittura offrire maggiori garanzie di autenticità.
Tuttavia... la concentrazione di un numero così elevato di credenziali e documenti digitali rende il sistema un'infrastruttura critica nazionale. La sicurezza non dipenderà tanto dall'app IO in sé, quanto dalla resilienza dell'intero ecosistema (infrastruttura, identità digitale, dispositivi degli utenti e procedure operative), perché UN singolo incidente potrebbe avere un impatto molto più esteso rispetto alla perdita di un singolo documento cartaceo.
I vantaggi, da un lato squisitamente #cybersecurity:
- riduzione delle frodi documentali: i documenti vengono verificati direttamente presso la fonte ufficiale, limitando copie false o documenti alterati
- minor circolazione di copie cartacee: diminuisce il rischio di smarrimento, duplicazione e utilizzo improprio dei documenti
- controllo crittografico dell'identità: il sistema si integra con l'ecosistema nazionale dell'identità digitale (CIE, App IO ed eIDAS 2) e introduce meccanismi di autenticazione più robusti rispetto alla semplice esibizione di un documento cartaceo (e qui, ecco la corsa all'invalidazione delle CIC - #siclife)Vediamo ora le criticità:
- single Point of Failure: centralizzare centinaia di documenti in un'unica piattaforma significa che una compromissione potrebbe esporre contemporaneamente dati anagrafici, sanitari, scolastici, fiscali e lavorativi
- superficie d'attacco più ampia: ogni nuovo ente integrato e ogni nuova API rappresentano un possibile punto di ingresso per attaccanti
- attacchi agli account: il rischio principale potrebbe non essere l'infrastruttura centrale ma il furto delle credenziali dell'utente tramite phishing, malware o SIM swapping
- compromissione dello smartphone: se il dispositivo viene infettato o sbloccato da un attaccante, diventa il principale vettore di accesso ai documenti digitali
- privacy e profilazione (l'incubo di ): concentrando così tanti attributi digitali in un unico ecosistema, diventa fondamentale applicare il principio della minimizzazione dei dati e garantire che ogni servizio possa vedere solo le informazioni strettamente necessarieChe l'idea sia bella, siamo d'accordo.
Che sia sicura un po' meno.
Che sia un successo in Italia.. per me è un NO. E nemmeno per la diffusione e l'impegno, proprio per la competenza ad minchiam che spesso svolazza intorno a progetti che hanno un senso all'inizio e che si perdono per strada, tra portafogli gonfi e braccialetti di Cartier.