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#sanità — Public Fediverse posts

Live and recent posts from across the Fediverse tagged #sanità, aggregated by home.social.

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  1. Nuove indicazioni per il riconoscimento della prestazione di malattia.

    L'INPS estende la tutela previdenziale della malattia al giorno immediatamente precedente al rilascio del certificato medico anche quando la visita è effettuata in ambulatorio, e non più solo in caso di visita domiciliare.
    Lo comunica la circolare INPS 4 settembre 2026, n. 92, d'intesa con il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali.

    inps.it/it/it/inps-comunica/no

    #Inps #Lavoro #Sanità #Salute #Malattia

  2. In Italia, se una persona perde l’autosufficienza, non esiste un servizio pubblico nazionale che la prenda in carico. Siamo l’unico grande Paese europeo che non ce l’ha. Restano le famiglie, e quando non bastano non c’è nient’altro.
    Le persone che convivono con gravi limitazioni funzionali sono oltre tre milioni, e più di un milione ha meno di sessantacinque anni: non è una questione anagrafica.
    Invitiamo a sottoscrivere e divulgare questa campagna
    labottegadelbarbieri.org/la-cu
    @salute
    #Sanita

  3. "Nel 2025 l’#Italia ha destinato alla #sanitàPubblica il 6,2% del PIL, contro il 7,1 della media OCSE e della media dei Paesi europei dell’area #OCSE.
    Per spesa pubblica pro capite siamo 15esimi tra 27 Paesi europei e ultimi nel #G7."

    #sanità #governoMeloni #4settembre #diritti #Costituzione

    diogenenotizie.com/sanita-il-r

  4. La sanità pubblica italiana retrocede ancora in Europa.

    Nel 2025 la spesa sanitaria scende al 6,2% del Pil, ultima nel G7 e quindicesima nell’Ue. Intanto 5,8 milioni di italiani rinunciano alle cure. È l’allarme lanciato dalla Fondazione Gimbe nella sua analisi realizzata in vista della legge di bilancio.

    fanpage.it/politica/la-spesa-s

    #Sanità #Europa #Ue #G7 #Ocse #FondazioneGimbe

  5. 1413 sta a 4 milioni e mezzo come...
    Venerdì 4 settembre 2026 il governo guidato da Giorgia Meloni diventa il più longevo della storia repubblicana: 1413 giorni. E nella stessa settimana, come in tutte le settimane che l’hanno preceduta, quattro milioni e mezzo di persone in questo Paese rinunciano a curarsi. I due numeri non compaiono mai nella stessa pagina. Proviamo a metterceli, perché raccontano la stessa storia.

    labottegadelbarbieri.org/gover

    @attualita
    @salute

    #sanita

  6. Medici indagati per traffico d’organi in Ucraina.

    Alcuni dipendenti del Bureau patologo-anatomico regionale di Černivci, nell'ovest del paese, sono accusati di aver prelevato pelle, ossa, tendini, cornee e altri tessuti e di averli venduti a imprese che producono bioimpianti. In alcuni casi i materiali sarebbero stati espiantati anche senza consenso dei familiari o addirittura senza che questi fossero mai stati consultati.

    ilfat.to/4yhxkpW

    #Sanità #Černivci #Ucraina

  7. "L’Asl ritiene superfluo persino l’Oss un’ora al giorno"

    Quelle poche volte che io accendo una TV,una qualsiasi,io non trovo mai i problemi reali dei cittadini, come questo, lo sfascio della #Sanità,ma solo amici degli amici che chiacchierano di politica:

    ilfattoquotidiano.it/in-edicol

  8. Cartella clinica gratuita: cosa dice davvero il GDPR (e cosa no)


    Quante volte, da Direttore di struttura, mi sono trovato a firmare o a controfirmare risposte a richieste di copia della cartella clinica. È un gesto amministrativo talmente consolidato da sembrare quasi automatico. Eppure il quadro giuridico europeo, negli ultimi tre anni, si è mosso in una direzione che molte strutture sanitarie italiane — la mia inclusa, fino a quando non si aggiorneranno le procedure — non hanno ancora recepito: la prima copia dei propri dati sanitari, quando richiesta come esercizio del diritto di accesso previsto dal GDPR, deve essere gratuita.

    La sentenza che ha cambiato le carte in tavola: CGUE, causa C-307/22

    Il punto di svolta è la sentenza della Corte di Giustizia dell’Unione Europea, Prima Sezione, del 26 ottobre 2023 nella causa C-307/22 (FT contro DW). Il caso, nato in Germania, riguardava un paziente che sospettava un errore odontoiatrico e aveva chiesto al proprio dentista una copia della cartella clinica per valutare un’eventuale azione di responsabilità professionale. Il professionista si era rifiutato di consegnarla gratuitamente, invocando il diritto civile tedesco (§ 630g BGB), che pone a carico del paziente i costi di riproduzione. Investita della questione dal Bundesgerichtshof, la Corte di Lussemburgo ha dichiarato quella normativa nazionale incompatibile con il combinato disposto degli articoli 12, paragrafo 5, e 15, paragrafo 3, del Regolamento (UE) 2016/679 (GDPR): la prima copia dei dati personali oggetto di richiesta di accesso deve essere fornita senza alcun costo, e una normativa nazionale che tuteli gli interessi economici del professionista sanitario ponendo tali spese a carico del paziente svuota di effetto utile il diritto di accesso.

    Un secondo principio della sentenza, altrettanto rilevante, riguarda la motivazione della richiesta: il paziente non deve spiegare perché desidera la copia. Il considerando 63 del GDPR, che nella sua prima frase lega il diritto di accesso a finalità di consapevolezza e verifica di liceità del trattamento, non può restringere un diritto che il testo normativo degli articoli 12 e 15 non subordina ad alcuna motivazione specifica: i considerando, ricorda la Corte, hanno funzione interpretativa ma non valore normativo vincolante. Che il paziente voglia controllare una diagnosi, chiedere un secondo parere, valutare un’azione di responsabilità sanitaria o semplicemente conservare la propria documentazione, il diritto alla prima copia gratuita resta intatto.

    Il punto che i titoli di giornale spesso semplificano: gratuità di cosa, esattamente?

    È qui che, da lettore attento più che da giurista, invito alla cautela rispetto a una lettura troppo estensiva della sentenza, quella secondo cui “la cartella clinica è sempre e comunque gratuita”. Le FAQ pubblicate dal Garante per la protezione dei dati personali nel dicembre 2024, proprio per rispondere ai reclami successivi alla sentenza CGUE, introducono una distinzione tecnica che merita di essere conosciuta da chi lavora in sanità: la richiesta presentata ai sensi dell’articolo 15 del GDPR dà diritto a ottenere gratuitamente la prima copia dei dati personali oggetto di trattamento, non necessariamente la copia integrale di tutti i documenti contenuti nella cartella clinica.

    La struttura sanitaria, titolare del trattamento, deve valutare caso per caso se la copia integrale della documentazione sia necessaria per garantire l’esattezza, la completezza e l’intelligibilità dei dati richiesti — e quando lo è, come avviene nella maggior parte delle richieste concrete relative a un ricovero, la copia integrale va fornita gratuitamente, esattamente come ha stabilito la Corte di Giustizia. In sostanza, il principio di gratuità copre saldamente il caso più comune, quello del paziente che chiede la cartella relativa a un proprio ricovero per conoscerne il contenuto clinico completo; resta invece un margine di valutazione tecnica, in capo al titolare del trattamento, per le richieste generiche o parziali, in cui le Linee guida 1/2022 dell’European Data Protection Board (EDPB) sul diritto di accesso raccomandano di chiedere all’interessato di precisare l’oggetto della domanda.

    Questa precisazione non contraddice il senso generale della sentenza — anzi, il Garante la richiama esplicitamente come fondamento — ma aiuta a capire perché, sul piano pratico, non tutte le richieste “generiche” di accesso vadano trattate in modo identico, e perché i regolamenti interni delle aziende sanitarie debbano distinguere con chiarezza tra il diritto di accesso ai dati personali ex art. 15 GDPR (di regola gratuito) e il diverso istituto dell’accesso documentale amministrativo ex Legge 241/1990, che segue presupposti e discipline differenti.

    Perché molte strutture continuano a chiedere il pagamento

    Le inchieste giornalistiche più recenti, incluse ricognizioni dirette su ospedali e cliniche da Milano a Palermo, documentano tariffari ancora in vigore che vanno da una decina di euro per il formato digitale fino a 60-100 euro per la copia cartacea spedita a domicilio. Le ragioni di questa persistenza sono in parte organizzative — molte aziende non hanno ancora aggiornato regolamenti interni, modulistica e procedure operative — e in parte dovute alla coesistenza di due discipline nazionali storicamente distinte: da un lato la normativa sanitaria italiana che da decenni prevede tariffe per il rilascio della documentazione clinica a copertura dei costi di riproduzione, dall’altro il diritto di accesso ai dati personali introdotto dal GDPR e ora interpretato in modo vincolante dalla Corte di Giustizia. Anche la Corte dei Conti, in una recente istruttoria sulla Regione Piemonte, ha rilevato una marcata disomogeneità applicativa tra le diverse Aziende Sanitarie, con una sola struttura risultata pienamente allineata alla sentenza CGUE, e ha auspicato un adeguamento generalizzato.

    Come esercitare concretamente il diritto

    Per chi si trova nella situazione di dover richiedere la propria documentazione sanitaria, la procedura indicata dalle fonti giuridiche è semplice e non richiede assistenza legale:

    1. inviare una richiesta scritta al titolare del trattamento (ospedale, ASL, clinica privata, medico di medicina generale), anche tramite PEC o raccomandata;
    2. richiamare espressamente l’articolo 15 del Regolamento (UE) 2016/679, l’articolo 12, paragrafo 5, e la sentenza della Corte di Giustizia UE del 26 ottobre 2023 (causa C-307/22);
    3. specificare, se la richiesta riguarda un episodio di ricovero definito, che si tratta della prima richiesta di accesso ai propri dati personali relativi a tale episodio;
    4. attendere la risposta, dovuta di regola entro trenta giorni secondo quanto confermato dal Garante Privacy;
    5. in caso di diniego o di richiesta di pagamento non giustificata, presentare reclamo al Garante per la protezione dei dati personali oppure rivolgersi all’autorità giudiziaria ordinaria; chi ha già pagato importi non dovuti può inoltre valutare la richiesta di rimborso.

    Va ricordato, infine, che il principio di gratuità non è assoluto: l’articolo 12, paragrafo 5, del GDPR consente al titolare di chiedere un contributo spese ragionevole, o di rifiutare la richiesta, quando questa sia manifestamente infondata o eccessiva — ad esempio per il suo carattere ripetitivo — con onere della prova a carico della struttura sanitaria. Un costo proporzionato ai costi amministrativi resta inoltre legittimo per le copie ulteriori rispetto alla prima.

    Commento editoriale

    Guardo a questa vicenda da due prospettive che convivono nella mia esperienza professionale: quella del medico che vede ogni giorno pazienti e familiari alle prese con la burocrazia sanitaria, e quella del Direttore di Struttura Complessa che deve tradurre le sentenze della Corte di Giustizia in procedure operative concrete per il proprio ufficio cartelle cliniche. Dal primo punto di vista, il principio sancito nel 2023 mi pare sacrosanto: la documentazione clinica appartiene, nella sostanza, al paziente prima ancora che all’azienda che la custodisce, ed è lo strumento primario attraverso cui un cittadino può comprendere cosa gli è stato fatto, chiedere un secondo parere, o — se necessario — far valere le proprie ragioni in caso di sospetto errore. Imporre una tariffa, magari significativa, proprio nel momento in cui una persona sta cercando di orientarsi dopo un ricovero complicato, è un ostacolo che il diritto europeo ha fatto bene a rimuovere.

    Dal secondo punto di vista, però, aggiungo una nota di realismo gestionale che vale la pena condividere con i colleghi che ricoprono ruoli di direzione. La sentenza CGUE e le FAQ del Garante non dicono che ogni singola pagina di ogni cartella clinica debba viaggiare gratis in ogni circostanza: dicono che i dati personali, quando la loro copia integrale serve a garantirne esattezza, completezza e intelligibilità — cioè, nella pratica, quasi sempre quando si tratta della cartella di un proprio ricovero — vanno forniti senza costi. È una distinzione tecnica che può sembrare sottile, ma che ha conseguenze organizzative reali: un ufficio cartelle cliniche ben gestito dovrebbe saper distinguere, nella modulistica di accoglienza della richiesta, tra un’istanza di accesso ai dati personali ex art. 15 GDPR — da evadere di norma gratuitamente e nei tempi di legge — e una richiesta di accesso documentale amministrativo ex L. 241/1990, che segue una disciplina diversa. Confondere le due, come segnalato dallo stesso Garante in alcuni casi di reclamo, espone la struttura al rischio di un trattamento scorretto delle istanze, oltre che a un potenziale contenzioso.

    Il suggerimento pratico che mi sento di dare ai colleghi che gestiscono uffici affini al mio è di anticipare il problema, non di subirlo: aggiornare regolamenti interni e tariffari prima che arrivi il reclamo al Garante, formare il personale amministrativo di sportello sulla differenza tra le due tipologie di accesso, e considerare la digitalizzazione della cartella clinica — già in corso in molte strutture, compresa la mia — come lo strumento più efficace per abbattere strutturalmente i costi di riproduzione, rendendo la gratuità della prima copia un adempimento a costo marginale prossimo allo zero anziché un onere economico da ribaltare, più o meno legittimamente, sul paziente.

    Corte di Giustizia dell’Unione Europea, Prima Sezione. (2023, 26 ottobre). Sentenza nella causa C-307/22, FT contro DW [Copia della cartella medica]. https://curia.europa.eu/juris/liste.jsf?num=C-307/22

    Regolamento (UE) 2016/679 del Parlamento europeo e del Consiglio del 27 aprile 2016 (GDPR), artt. 12 e 15. https://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/?uri=CELEX:32016R0679

    Garante per la protezione dei dati personali. (2024, 23 dicembre). FAQ in materia di accesso ai dati della cartella clinica ai sensi dell’art. 15 del GDPR. https://www.garanteprivacy.it/temi/sanita-e-ricerca-scientifica/cartelle-cliniche

    Garau, C. (2026, 4 luglio). Cartella clinica, smetti di pagarla perché è gratis e puoi ottenere anche il rimborso se hai già pagato: ecco come fare. Brocardi.it. https://www.brocardi.it/notizie-giuridiche/cartella-clinica-smetti-pagarla-perche-gratis-puoi-ottenere-anche/7108.html

    Il Fatto Quotidiano. (2026, 24 giugno). Cartella clinica gratis: ospedali che chiedono soldi violano il GDPR e una sentenza Ue. https://www.ilfattoquotidiano.it/2026/06/24/cartella-clinica-pagamento-contro-norme-ue-come-ottenerla-gratis/8423977/

    Agenda Digitale. (2026, 25 febbraio). Cartella clinica e GDPR: la prima copia è gratis anche in Italia. https://www.agendadigitale.eu/sanita/cartella-clinica-e-gdpr-la-prima-copia-e-gratis-anche-in-italia/

    European Data Protection Board (EDPB). (2023). Linee guida 1/2022 sui diritti degli interessati — Diritto di accesso, versione 2.1. https://www.edpb.europa.eu/system/files/2024-04/edpb_guidelines_202201_data_subject_rights_access_v2_it.pdf

    #amministrazioneOspedaliera #cartellaClinica #CorteDiGiustiziaUE #datiPersonali #direzioneSanitaria #dirittiDelPaziente #dirittoDiAccesso #documentazioneSanitaria #GarantePrivacy #GDPR #medicinaDifensiva #privacy #RegolamentoUE2016679 #responsabilitàMedica #sanità
  9. È incredibile che vi sia ancora così tanta ignoranza rispetto ad un tema che preoccupa così residenti in #Svizzera. Si va cercando a tentoni il colpevole dell'aumento continuo dei costi della #sanità e si finisce come sempre per andare a fare le pulci agli unici attori del sistema sanitario che hanno già fatto i compiti. Dal 2012 gli #ospedali fatturano a forfait proprio per contenere la spesa (non a caso gli ospedali sono in costante rischio fallimento)
    share.google/0g9dffbaiyzK337sM #casseMalati

  10. Dopo mesi di melina, l’Italia ha chiesto all’Unione europea circa 9 miliardi di prestiti – i cosiddetti Safe – per investire in armi. Soldi che serviranno per la parte “hard” del riarmo, caccia e Eurofighter.

    "Esportatore di democrazia, fascista, sei il primo della lista!" (semicit.)

    #tajani #riarmo #eu #sanità #lavoro

  11. Eh sì,aveva ragione Oscar Wilde: chi dice la verità, prima o poi, viene scoperto.
    In un momento di onestà politica, il ministro #Tajani ammette che l'#Italia ha un problema-anzi la madre di tutti i problemi: o scegli il #Riarmo o #Sanità e #StatoSociale:

    ilfattoquotidiano.it/in-edicol

  12. Appello per una Manifestazione a Milano contro i licenziamenti discriminatori e ritorsivi

    Sabato 19 settembre 2026 ore 10
    da via Senato (ang. Via Marina) a p.za Affari.

    SOSTENIAMO CHI DENUNCIA:
    LA VOCE DEI LAVORATORI NON SI LICENZIA

    cubmilano.org/appello-per-mani
    @salute

    #sanita

  13. Da mesi non ho più un medico. La cosa non sarebbe un problema se non fosse che ogni X mesi devo farmi fare una ricetta per dei farmaci.
    Lo scorso 2 agosto prenoto una visita del cosiddetto "ambulatorio diffuso" presso uno dei medici della zona che mettono a disposizione alcune ore per gli utenti nelle mie condizioni.
    La visita era prenotata per oggi.
    Ieri la prenotazione è stata cancellata dal medico.
    Mi auguro che abbia avuto una buona ragione per farlo.
    La #sanità pubblica in #Lombardia. 2026.

  14. La Sicurezza della Sanità: tavola rotonda a secsolutionforum: secsolutionforum 2026 sta prendendo corpo: il 7 e 8 ottobre BolognaFiere ospitera’ l’appuntamento italiano di riferimento per la sicurezza fisica e digitale, all’interno...
    #secsolutionforum #sanità #privacy #cybersicurezza #antincendio dlvr.it/TV9k6s

  15. Pronto soccorso in affanno, più accessi e mancano 7mila #medici

    Sindacati: A problemi strutturali si sommano le ferie, solo il 30% ha l'organico adeguato

    Il dito che indica la luna... L'affanno dei #PS inizia nella debolezza della #medicina generale

    #SSN #MMG #Sanita

    ansa.it/canale_saluteebenesser