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#roberto-roversi — Public Fediverse posts

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  1. pod al popolo #080, audio completo della presentazione di “dobbiamo dar battaglia”, carteggio 1962-1973 roversi-cesarano (edizioni pendragon)

    Audio completo della presentazione del libro “Dobbiamo dar battaglia”. Lettere di due compagni di strada (1962-1973), carteggio tra Roberto Roversi e Giorgio Cesarano, a cura di Chiara Cotignoli (Ed. Pendragon, 2025). Incontro a cura di Federica Taddei, con interventi della curatrice del volume, dell’editore Antonio Bagnoli e di Marco Giovenale. Ora in Pod al popolo. Podcast irregolare ed ennesimo fail again fail better dell’occidente postremo. Buon ascolto

    

    il libro:
    https://www.pendragon.it/catalogo/saggistica/le-sfere/dobbiamo-dar-battaglia-detail.html

    locandina e notizia dell’incontro:
    https://slowforward.net/2025/11/08/12nov-carteggio-roversi-cesarano/

     

    #antonioBagnoli #bibliotecaJoyceLussu #carteggio #cesarano #chiaraCotignoli #edizioniPendragon #epistolario #federicaTaddei #giorgioCesarano #leSfere #lettere #marcoGiovenale #opereDiRobertoRoversi #pap #pap080 #pap080 #pap80 #pendragon #podAlPopolo #podcast #presentazione #robertoRoversi #roversi #scambioEpistolare

  2. oggi, 29 maggio, a bologna: presentazione del carteggio fra roberto roversi e giorgio cesarano

    il libro:
    https://www.pendragon.it/catalogo/saggistica/le-sfere/dobbiamo-dar-battaglia-detail.html

    Il copioso carteggio tra Giorgio Cesarano e Roberto Roversi delinea la storia di una conoscenza che, in undici anni di lettere e incontri, si trasformò in fraterna amicizia, radicata nella difficile situazione che l’Italia visse tra gli anni Sessanta e Settanta del Novecento. Solidarietà e sostegno sono le parole chiave di questo legame: nelle lettere, come nella vita, la loro vicinanza ideologica li ha portati a condividere le tematiche trattate nelle loro opere, il modo di affrontare il nascente “mercato culturale” e la responsabilità civile di partecipare alla lotta al fianco dei giovani, in anni così caldi come quelli attorno al Sessantotto. Due compagni di strada, distanti nel carattere ma non nel pensiero; due spiriti affini, caratterizzati da un modo militante di vivere nel mondo, senza aver paura di schierarsi. Il carteggio rivela poi, sul piano umano, un affetto che non venne mai meno, soprattutto nei momenti di difficoltà confidati da Giorgio nelle lettere: lui, che visse la sua vita forse troppo intensamente, trovò in Roberto un amico vero e sincero.
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    #carteggio #Cesarano #ChiaraCotignoli #epistolario #GiorgioCesarano #Lettere #LibrerieCoop #LibrerieCoopZanichelli #MassimilianoCappello #Pendragon #RobertoRoversi #Roversi

  3. 29 maggio, bologna: il carteggio fra roberto roversi e giorgio cesarano

    il libro:
    https://www.pendragon.it/catalogo/saggistica/le-sfere/dobbiamo-dar-battaglia-detail.html

    Il copioso carteggio tra Giorgio Cesarano e Roberto Roversi delinea la storia di una conoscenza che, in undici anni di lettere e incontri, si trasformò in fraterna amicizia, radicata nella difficile situazione che l’Italia visse tra gli anni Sessanta e Settanta del Novecento. Solidarietà e sostegno sono le parole chiave di questo legame: nelle lettere, come nella vita, la loro vicinanza ideologica li ha portati a condividere le tematiche trattate nelle loro opere, il modo di affrontare il nascente “mercato culturale” e la responsabilità civile di partecipare alla lotta al fianco dei giovani, in anni così caldi come quelli attorno al Sessantotto. Due compagni di strada, distanti nel carattere ma non nel pensiero; due spiriti affini, caratterizzati da un modo militante di vivere nel mondo, senza aver paura di schierarsi. Il carteggio rivela poi, sul piano umano, un affetto che non venne mai meno, soprattutto nei momenti di difficoltà confidati da Giorgio nelle lettere: lui, che visse la sua vita forse troppo intensamente, trovò in Roberto un amico vero e sincero.
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    #carteggio #Cesarano #ChiaraCotignoli #epistolario #GiorgioCesarano #Lettere #LibrerieCoop #LibrerieCoopZanichelli #MassimilianoCappello #Pendragon #RobertoRoversi #Roversi

  4. «La vera musica rivoluzionaria non è quella che dice la rivoluzione, ma quella che ne parla come una mancanza». Se alle nostri voci «manca» la rivoluzione, forse non ci mancherà la voce.

    Il #14settembre 2012 moriva #RobertoRoversi. Scrittore, poeta, giornalista, libraio. Fondò e diresse le riviste Officina e Rendiconti. Alcuni suoi versi sono diventati testi di canzoni degli Stadio (Chiedi chi erano i Beatles), di De Gregori e di Dalla.

    #ilbortoneficio

  5. "Amico mio dolce e lontano
    amico partito e perduto
    il vento non dondola il grano
    nel nostro paese di collina.
    Venuto è settembre, la dolce stagione: e io ti cerco, amico, nella sera quando una fresca campana alza bianchi colombi dai prati".

    Il #28gennaio 1923 nasceva #RobertoRoversi, scrittore e poeta. Partigiano, fondò e diresse #Officina e #Rendiconti. Alcuni suoi versi sono diventati testi di canzoni degli #Stadio (Chiedi chi erano i Beatles) e #Dalla (Mille Miglia)

    #ilbortoneficio

  6. nioques, frisbees e altre deviazioni / differx. 2021

    un cenno ai frisbees, di Giulia Niccolai, è anche nel microsaggio che ho dedicato a Carlo Bordini nel n. 76 del “verri” (giugno 2021).
    in quella sede ma anche altrove cerco — come sempre — di spostare la riflessione nella direzione del post che si vede qui di seguito:
    https://slowforward.net/2021/06/22/una-nota-di-jean-marie-gleize-a-margine-di-una-recente-lettura-al-cipm/

    quando si parla di postpoésie ci si può innanzitutto porre all’esterno del rigido circo dei generi letterari; e inoltre risulta del tutto legittimo parlare di qualcosa che implica e assume non soltanto altri abiti, forme, inflessioni, dimensioni, profili, ma infine identità: altri nomi. e idiomi. (si può e forse si deve dire che la dimensione idiomatica qui sopravanza tutte le altre).

    quali sono questi altri nomi? questi oggetti verbali non identificati?

    (non dico “nuovi”, dico “altri”). (anche se in Italia tutto sembra voler manifestarsi come nuovo, perché perfino la DC ha fatto in tempo a morire ma le forme dell’assertività letteraria ancora reggono).

    epiphanies (James Joyce 1900-1904), tender buttons (Gertrude Stein 1914), tropismes (Nathalie Sarraute 1939), notes (Marcel Duchamp, pubbl. post. 1980), nioques (Francis Ponge 1983, Jean-Marie Gleize), proêmes (Ponge), textes pour rien (Samuel Beckett), antéfixes o dépôts de savoir & de technique (Denis Roche), descrizioni in atto (Roberto Roversi), verbotetture (Arrigo Lora Totino 1966), bricolages (Renato Pedio), domande a risposta multipla (John Ashbery; e cfr. Alejandro Zambra, nel nostro secolo), mobiles o boomerangs (Michel Butor), visas (Vittorio Reta), postkarten (Edoardo Sanguineti 1978), sentences (Robert Grenier 1978), subtotals (Gregory Burnham), films (Corrado Costa), schizografie (Gian Paolo Roffi), drafts (Rachel Blau DuPlessis), esercizi ed epigrammi (Elio Pagliarani), frisbees (Giulia Niccolai), anachronismes (Christophe Tarkos), remarques (Nathalie Quintane), ricognizioni (Riccardo Cavallo), anatre di ghiaccio (Mariano Bàino), lettere nere (Andrea Raos), linee (Florinda Fusco), ossidiane e endoglosse e microtensori e “installances” (Marco Giovenale 2001, 2004, 2010, 2010), tracce (Gherardo Bortolotti 2005), prati (Andrea Inglese), diphasic rumors (Jon Leon 2008), united automations (Roberto Cavallera 2012), paragrafi (Michele Zaffarano 2014), incidents (Luc Bénazet 2018), sentences (Cia Rinne 2019), defixiones (Daniele Poletti),  avventure minime (Alessandro Broggi), développements (Jérôme Game), conglomerati (Andrea Zanzotto), saturazioni (Simona Menicocci), nughette (Leonardo Canella), sinapsi (Marilina Ciaco), dottrine (Pasquale Polidori), disordini (Fiammetta Cirilli), spostamenti (Carlo Sperduti), spore (Antonio F. Perozzi). E aggiungerei le frecce di Milli Graffi.

    senza contare le infinite modalità (perlopiù elencative) messe su pagina da Perec (le cartoline e le passeggiate raccolte nell’Infra-ordinaire, o le stringhe di Je me souviens). durante una conversazione, tempo fa Luigi Magno ha suggerito di pensare alle stesse cancellature di Isgrò come a dispositivi di questo tipo, oltretutto in forma di ponte fra la scrittura e l’arte. per tacere, in tal senso, delle innumerevoli soluzioni disseminate nel tempo da Emilio Villa: “cause”, “variazioni”, “madrigali”, “attributi”, “phrenodiae”, “méditations courtes”, “videogrammi”, “options”, “letanie”, “sibille”, “trous”, “labirinti”, “tarocchi”, … (tutte forme disperse come, già nel 1949, “i sassi nel Tevere”).

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