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  1. europesays.com/it/719330/ Camminare più lentamente può essere un segnale di declino cognitivo, anche senza fragilità fisica #Health #IT #Italia #Italy #longevità #Psicologia #ricerca #Salute

  2. Amaia La Sonrisa Feliz (Lsf): La Piedra En El Camino

    El otro día paseando por el monte Erlaitz pensaba en lo relativo que resulta, a veces, todo en la Vida y la importancia que llegamos a darle… #psicologia

    #cuento #relato #sonrisa #motivación

    amaialasonrisafeliz.blogspot.c

  3. ✏ Afirmaciones positivas: úsalas sin engañarte a ti mismo, coaching y psicoterapia online #psicologia por @CoachingyPsicoterapiaSabadell

    ➡ josepguasch.com/afirmaciones-p

  4. Comelli, F. (2024). Distruttività e narcisismo nella crisi dei contenitori. Psico e socioterapia integrata per individuo, famiglia e società. Mimesis.

    #narcisismo #distruttività #postmodernità #psicologia #capitalismo

  5. Libri di psicologia, mente e comportamento: saggi da leggere

    Indice dei contenuti

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    Capire la mente significa entrare in un territorio nel quale neuroscienze, psicologia, esperienza personale e comportamento si incontrano continuamente.

    Perché sogniamo? Come costruiamo la nostra identità? In che modo emozioni, abitudini e convinzioni influenzano le nostre decisioni? Possiamo modificare consapevolmente alcuni processi mentali? E quanto ciò che consideriamo spontaneo dipende invece dall’ambiente sociale nel quale siamo cresciuti?

    Negli anni Magozine ha recensito diversi libri di psicologia e saggi sulla mente, con una particolare attenzione ai sogni, alla consapevolezza, alla creatività e ai meccanismi attraverso i quali interpretiamo noi stessi e il mondo.

    Questo percorso raccoglie quei libri senza confondere psicologia, neuroscienze e interpretazioni spirituali.

    Psicologia, mente e comportamento: tre prospettive diverse

    Parlare genericamente di mente può nascondere discipline molto differenti.

    La psicologia studia comportamento, emozioni, relazioni, processi cognitivi e sviluppo della persona.

    Le neuroscienze osservano soprattutto i processi biologici e cerebrali associati all’esperienza.

    Lo studio del comportamento può invece interessarsi al modo in cui reagiamo agli stimoli, prendiamo decisioni, costruiamo abitudini e interagiamo con altre persone.

    Questi campi dialogano continuamente, ma non sono intercambiabili.

    Anche per questo è utile distinguere ciò che viene sostenuto da ricerca scientifica da modelli teorici, esperienze soggettive o interpretazioni personali.

    Il cervello che sogna: neuroscienze e mondo onirico

    Il cervello che sogna di Rahul Jandial è uno dei libri più chiaramente collocabili nel rapporto tra psicologia e neuroscienze presenti nell’archivio.

    Jandial, neurochirurgo e neuroscienziato, affronta sogno, sonno REM, sogni lucidi e funzionamento cerebrale cercando di rendere accessibili al pubblico temi complessi.

    Il sogno non viene trattato soltanto come una successione casuale di immagini.

    Diventa un fenomeno attraverso il quale osservare memoria, emozioni, adattamento e attività cerebrale durante il sonno.

    Particolarmente interessante è il rapporto tra sogno e vita quotidiana.

    Le esperienze oniriche possono essere influenzate da paure, desideri, ricordi e problemi irrisolti, mentre il modo in cui ricordiamo e interpretiamo i sogni può modificare la percezione che abbiamo di noi stessi.

    Sogni lucidi e consapevolezza

    Una delle questioni più affascinanti riguarda la possibilità di diventare consapevoli mentre stiamo sognando.

    Nel sogno lucido il sognatore comprende di trovarsi dentro un sogno.

    In alcuni casi può osservare consapevolmente ciò che accade oppure modificare parti dell’esperienza.

    Questo fenomeno ha prodotto un incontro particolare tra ricerca scientifica, pratiche contemplative e cultura popolare.

    Il cervello che sogna affronta il sogno lucido soprattutto dalla prospettiva neuroscientifica.

    Chi vuole approfondire specificamente questi fenomeni può però entrare nel percorso autonomo di Magozine dedicato ai sogni lucidi e alla consapevolezza onirica.

    Mantenere distinti i due livelli è importante.

    Qui il sogno interessa come finestra sulla mente. Nel cluster dedicato diventa invece il centro dell’indagine.

    Psicologia REM: utilizzare il sogno come esperienza consapevole

    Psicologia REM di Michael Raduga propone un’impostazione differente.

    Il libro cerca di collegare sonno REM, neuroplasticità, sogni lucidi ed esperienze che l’autore riunisce all’interno del proprio modello della “Fase”.

    Una parte importante del testo è pratica.

    Raduga non considera il sogno lucido soltanto un fenomeno curioso, ma propone di utilizzarlo come strumento per lavorare su comportamenti, obiettivi e crescita personale.

    È però importante distinguere i diversi livelli del discorso.

    La fase REM e il sogno lucido appartengono alla ricerca scientifica sul sonno.

    Il modello più ampio elaborato da Raduga rappresenta invece la proposta teorica dell’autore e non una classificazione scientifica universalmente accettata.

    Questa distinzione rende il libro particolarmente interessante proprio come punto di confronto tra sperimentazione personale e ricerca sulla coscienza.

    Psicologia, sogni e stati di coscienza

    Una parte consistente dell’archivio di Magozine riguarda fenomeni collocati ai confini della psicologia.

    Sogni lucidi, paralisi del sonno, meditazione, stati ipnagogici ed esperienze extracorporee possono presentare caratteristiche psicologiche e neurologiche interessanti.

    Ma non devono essere riuniti automaticamente sotto un’unica spiegazione.

    Per questo abbiamo costruito un percorso autonomo dedicato a Sogni e stati di coscienza.

    Al suo interno vengono distinti:

    sogni lucidi;

    interpretazione dei sogni;

    esperienze extracorporee e viaggio astrale;

    stati modificati della coscienza.

    Questo III livello di Saggistica mantiene invece l’attenzione sui libri che studiano mente, comportamento e processi psicologici.

    Humor e pensiero laterale: creatività e soluzione dei problemi

    Non tutta la psicologia della mente riguarda disagio, trauma o introspezione.

    Pensiero umoristico laterale per la risoluzione dei problemi presenta Humor e pensiero laterale di Filippo Losito.

    Il libro esplora il rapporto tra umorismo, creatività e capacità di osservare un problema da prospettive differenti.

    Il pensiero laterale cerca proprio di interrompere percorsi mentali ormai automatici.

    Quando affrontiamo un problema tendiamo spesso a utilizzare strategie già conosciute, anche quando non funzionano.

    L’umorismo possiede invece una caratteristica particolare: può mettere in relazione elementi apparentemente lontani, sovvertire aspettative e costruire improvvisamente un punto di vista differente.

    La battuta e la soluzione creativa condividono così un meccanismo: entrambe possono nascere da una riorganizzazione improvvisa del significato.

    Creatività e rigidità mentale

    Pensare in modo creativo non significa semplicemente produrre idee originali.

    Significa anche riconoscere quanto il nostro modo abituale di osservare una situazione condizioni le soluzioni che riusciamo a immaginare.

    Molte difficoltà non derivano dalla mancanza di informazioni.

    Derivano dall’incapacità di modificare lo schema attraverso cui stiamo interpretando il problema.

    Il pensiero laterale prova quindi a introdurre discontinuità.

    Una domanda insolita, un’associazione apparentemente assurda oppure una battuta possono costringere la mente a uscire da una sequenza prevedibile.

    È uno dei punti nei quali psicologia cognitiva, creatività e umorismo possono incontrarsi.

    Identità e ruoli sociali

    La psicologia individuale non nasce nel vuoto.

    Molti comportamenti vengono appresi all’interno di famiglie, scuole, culture e società.

    Girls Will Be Girls di Emer O’Toole affronta proprio il rapporto tra identità, genere e interpretazione dei ruoli sociali.

    Il libro appartiene soprattutto agli studi di genere, ma pone anche una questione psicologica interessante.

    Quanto di ciò che consideriamo spontaneamente “maschile” o “femminile” è realmente naturale e quanto viene invece appreso attraverso educazione, aspettative e ripetizione?

    Abbigliamento, postura, linguaggio e comportamento possono diventare parti di una rappresentazione sociale che impariamo progressivamente.

    L’identità emerge così dall’incontro tra esperienza personale e ambiente culturale.

    Mente individuale e ambiente sociale

    Questo rapporto tra individuo e società impedisce di ridurre la psicologia a ciò che accade esclusivamente “dentro la testa”.

    Le persone costruiscono la propria identità anche attraverso relazioni, linguaggio e aspettative sociali.

    Paura, vergogna, desiderio, autostima e senso di appartenenza possiedono una dimensione individuale, ma vengono continuamente modellati dal contesto.

    Per questo alcuni libri possono trovarsi contemporaneamente in più percorsi.

    Girls Will Be Girls, per esempio, appartiene agli studi di genere ma può essere letto anche come riflessione sulla costruzione psicologica e sociale dell’identità.

    Freud, Jung e psicologia del profondo

    Un altro grande percorso presente su Magozine riguarda la psicologia del profondo.

    Freud e Jung hanno modificato profondamente il modo in cui il Novecento ha pensato inconscio, sogni, simboli e identità.

    Molte delle loro teorie sono state successivamente discusse, modificate o abbandonate dalla psicologia scientifica contemporanea.

    Questo non elimina però la loro enorme influenza culturale.

    Concetti come inconscio, archetipo, ombra, proiezione e rimozione hanno attraversato letteratura, cinema, arte e linguaggio quotidiano.

    Per orientarsi abbiamo realizzato anche una mappa concettuale della psicologia del profondo, che permette di approfondire Freud, Jung e i principali concetti collegati alle loro teorie.

    Psicologia e interpretazione dei sogni

    Il sogno costituisce uno dei principali punti di incontro tra psicologia del profondo e neuroscienze.

    Freud interpretava i sogni principalmente attraverso desiderio, rimozione e conflitto psichico.

    Jung attribuiva maggiore importanza ai simboli e alla possibilità che il sogno contribuisse al processo di individuazione.

    La ricerca neuroscientifica contemporanea studia invece attività cerebrale, memoria, emozioni e funzionamento del sonno.

    Queste prospettive non devono essere confuse.

    È possibile confrontarle proprio perché rispondono a domande differenti.

    Nel percorso dedicato all’interpretazione dei sogni Magozine mette in relazione questi approcci evitando di presentare un dizionario rigido nel quale ogni simbolo possieda necessariamente lo stesso significato per tutti.

    Crescita personale e psicologia

    Molti libri contemporanei utilizzano l’espressione crescita personale.

    È però una categoria estremamente ampia.

    Può comprendere psicologia basata sulla ricerca, pratiche meditative, manuali motivazionali oppure teorie prive di particolare sostegno scientifico.

    La presenza di un esercizio utile o di una testimonianza convincente non rende automaticamente scientifica una teoria.

    Allo stesso tempo un’esperienza personale può avere valore per chi la vive anche quando la sua interpretazione rimane incerta.

    Questa distinzione è particolarmente importante nei libri dedicati a sogni, meditazione e stati non ordinari della coscienza.

    Su Magozine cerchiamo quindi di distinguere tra:

    ciò che viene osservato;

    il modo in cui l’esperienza viene interpretata;

    le ipotesi proposte dagli autori;

    le evidenze disponibili.

    Quali libri sulla mente leggere?

    Se ti interessa soprattutto il rapporto tra cervello, sonno e sogno, puoi partire da Il cervello che sogna di Rahul Jandial.

    Per un approccio più pratico ai sogni lucidi e alla crescita personale, Psicologia REM di Michael Raduga propone esercizi e un proprio modello interpretativo da leggere distinguendo ciò che appartiene alla ricerca scientifica dalle ipotesi dell’autore.

    Se cerchi invece strumenti per sviluppare creatività e flessibilità mentale, Humor e pensiero laterale affronta il problema della soluzione creativa dei problemi.

    Girls Will Be Girls permette infine di spostare l’attenzione dalla mente individuale alla costruzione sociale dell’identità e dei comportamenti.

    Da questi libri è poi possibile entrare nei percorsi più specifici di Magozine dedicati ai sogni lucidi, alla psicologia del profondo, all’interpretazione dei sogni e agli stati di coscienza.

    Studiare la mente senza ridurla a una sola spiegazione

    Il cervello è un organo biologico.

    La mente emerge però dentro una vita fatta di memoria, relazioni, linguaggio, corpo, cultura ed esperienza.

    Per questo è difficile comprendere l’essere umano attraverso un’unica prospettiva.

    Le neuroscienze possono mostrarci che cosa accade nel cervello.

    La psicologia può studiare processi cognitivi, emozioni e comportamento.

    La psicologia del profondo ha prodotto modelli culturali attraverso cui abbiamo interpretato inconscio e simboli.

    Le pratiche contemplative aggiungono secoli di osservazione soggettiva della coscienza.

    Mettere in dialogo questi campi può essere utile, purché non vengano confusi.

    La domanda più interessante non è trovare una teoria capace di spiegare tutto.

    È imparare a distinguere meglio ciò che sappiamo, ciò che ipotizziamo e ciò che ancora non comprendiamo.

    #Comportamento #psicologia #Recensioni #Saggi
  6. @joamma muy interesante. En psicología Gestalt hablamos de introyecto: un concepto que nos hemos tragado de niño para sobrevivir, y que sigue presente en el adulto aunque se haya vuelto obsoleto y un obstáculo al equilibrio psicológico.
    Si no me doy cuenta de mis introyectos, dan forma a mi personalidad, y los transmito a la generación siguiente como si fuesen parte de mi esencia. Pero mi esencia está en otro lugar.
    Los traumas generan introyectos muy potentes porque el peligro sentido fue muy fuerte.
    Lo importante no es el trauma del pasado sino lo que hago con aquello en el presente.
    #gestalt #psicología #trauma

  7. La maturazione del pensiero di Lacan (il passaggio dalla forclusione del Nome del Padre alla forclusione del soggetto) anticipa in modo profetico le patologie dell'era contemporanea (postmoderna).

    #Lacan #Psicoanalisi #Psicologia

  8. ✏ Grounding psicológico: vuelve al presente cuando todo abruma, consulta en Sabadell y online #psicologia por @CoachingyPsicoterapiaSabadell

    ➡ josepguasch.com/grounding-psic

  9. :al_mochano: Hay gente que no escucha lo que le estás diciendo, escucha lo que necesita para seguir teniendo razón.

    Puedes explicarte, dar ejemplos, ponerle un croquis con dibujitos y hasta llevar un PowerPoint si hace falta, que si aceptar lo que dices implica reconocer que se han equivocado, ya puedes ir recogiendo los papeles.

    Y no siempre es orgullo.

    A veces es miedo. Inseguridad.
    Esa necesidad bastante absurda de no quedar por debajo de nadie.
    O simplemente no saber decir «vale, en esto tienes razón» sin sentir que acabas de perder una guerra.

    Y qué cansancio.

    Porque hablar con alguien no debería ser una competición para ver quién consigue tener la última palabra.
    Hay conversaciones en las que no hace falta ganar nada.
    Solo entender qué está intentando decir el otro.

    El problema llega cuando convertir cada conversación en una batalla importa más que entenderse.
    Ahí puedes salir victorioso, con tus argumentos perfectamente colocados y tu razón intacta… y haber perdido a la persona que tenías delante.

    Porque tener razón está muy bien.

    Pero escuchar de verdad también implica aceptar que quizá no habías entendido todo, que quizá te falta una parte de la historia o, simplemente, que puedes estar equivocado.

    Y eso no te hace menos listo, ni menos fuerte, ni menos importante.

    Solo te hace humano.

    Porque entenderse, de vez en cuando, tampoco debería parecer una derrota.

    • ────── ✦ ────── •

    #reflexiones #personas #comunicacion #relaciones #psicologia #emociones #vidareal #sinfiltros #aprendizajes #convivencia

  10. ⛧ Yo sí creo en el karma, pero no en ese karma de película en el que haces una putada por la mañana y por la tarde el universo te manda una teja en la cabeza.
    Ojalá fuera tan sencillo.

    Creo que el karma tiene más que ver con lo que vamos construyendo con nuestras decisiones.
    Con cómo tratamos a la gente, con lo que permitimos, con las relaciones que conservamos y con las que terminamos perdiendo.
    No siempre recibes lo mismo que das, eso está clarísimo.
    Hay gente estupenda a la que le pasan cosas horribles y auténticos cabrones a los que parece que les ha tocado la lotería.

    Pero también creo que nadie sale completamente indemne de la persona que decide ser.
    A veces el karma no es que te ocurra algo malo.
    Es tener que vivir contigo mismo, con tus elecciones y con la clase de persona en la que te has convertido.

    Y eso, aunque no tenga nada de mágico, me parece bastante real.

    ༶•┈┈⛧┈┈•༶

    #karma #reflexiones #vidareal #personas #decisiones #psicologia #aprendizajes #conciencia #realidad #pensamientos

  11. ❖ Los celos tienen mala fama.

    Los tratamos como si fueran una señal de que somos pequeños, inseguros o malas personas.
    Como si sentirlos dijera algo horrible de nosotros.

    Y a veces no van de querer quitarle nada a nadie.

    A veces miras a alguien y piensas: «¿Por qué él sí y yo no?».

    Y quizá la respuesta no sea que quieres su vida, su pareja, su trabajo o lo que sea que estés mirando.

    Quizá solo estás viendo, a través de esa persona, algo que tú llevas tiempo necesitando y no sabes cómo pedir.

    Cariño.
    Reconocimiento.
    Libertad.
    Atención.
    Una oportunidad.
    Sentirte elegido.

    Y eso jode, porque es mucho más fácil decir «le tengo celos» que reconocer «yo también necesito esto».

    También puede pasar que ni siquiera quieras exactamente lo que tiene el otro.
    Quizá lo que quieres es cómo parece sentirse.
    La tranquilidad con la que habla.
    La seguridad que transmite.
    La sensación de que ocupa su sitio sin tener que pedir permiso.

    Y entonces aparece esa comparación que nadie ha invitado.

    Empiezas a mirar lo que tiene el otro y, sin darte cuenta, haces inventario de todo lo que crees que te falta a ti.

    Ahí es donde los celos pueden hacer daño si no los miras de frente.
    Porque pueden convertirse en desprecio, en críticas, en ganas de quitarle valor a lo que tiene esa persona.
    Es una forma bastante humana de intentar sentirnos mejor: si no puedo tenerlo, al menos quiero pensar que tampoco es para tanto.

    Pero también podemos parar ahí.

    Y preguntarnos qué coño nos está pasando.

    Porque reconocer que alguien tiene algo que nosotros deseamos no nos hace peores.
    Lo que hagamos después con eso ya es otra historia.

    Quizá los celos no siempre vienen a decirnos «quiero lo tuyo».

    A veces vienen a decirnos «echo de menos algo mío».

    Y esa diferencia importa.

    Los celos, a veces, no señalan al otro.

    Te señalan a ti.

    — — — ◦ ❖ ◦ — — —

    #celos #emociones #psicologia #reflexiones #autoconocimiento #relaciones #sentimientos #vida #sinfiltros

  12. 💟 Durante mucho tiempo me autoconvencí de que tenía que limarme las esquinas para caber en la vida de los demás.
    La teoría parecía sencilla: sé menos sensible, modera la intensidad, cállate la opinión y pon cara de póquer.
    Vamos, sé menos tú y verás qué bien encajas todo.

    Menudo engaño.

    Bastante trabajo da aprender a convivir con una misma como para andar gastando energía en reformas arquitectónicas solo para que otros estén cómodos en su visita.
    Mi espacio no es un hotel de paso.

    Soy así.
    A veces una marea de sensibilidad, a veces un torbellino que agota, a veces un silencio absoluto y otras muchas unas ganas infinitas de mandarlo todo a tomar por saco. Y sinceramente, el mundo sigue girando exactamente igual.

    Aprendí que no me hace falta endurecerme para que me quieran, ni disfrazarme de alguien razonable para ganarme un sitio en la mesa.
    Las esquinas raspan, sí, pero son las que me sostienen.
    Me quiero así, con el lote completo: los días buenos, el sarcasmo a deshoras y las rarezas que nadie pidió pero que vienen de serie.

    Al que le guste, bienvenido.
    Y al que le incomode… en fin, hay un universo entero ahí fuera para no cruzarse conmigo.

    𓆩♡𓆪 ───────── 𓆩♡𓆪

    #autoestima #reflexiones #sinceridad #maternidademocional #vidaenreal #sinfiltros #psicologia #actitud

  13. 🧿 𝑮𝒆𝒏𝒊𝒆, 𝒍𝒂 𝒏𝒊𝒏̃𝒂 𝒒𝒖𝒆 𝒄𝒓𝒆𝒄𝒊𝒐́ 𝒆𝒏 𝒔𝒊𝒍𝒆𝒏𝒄𝒊𝒐 🧿

    Hay historias reales que parecen sacadas de una novela oscura, pero pocas son tan estremecedoras como la de Genie Wiley.
    Su caso no solo conmocionó a Estados Unidos, sino que sigue apareciendo en libros de psicología, lingüística y desarrollo infantil más de medio siglo después.

    Lo más inquietante es que durante años nadie supo que existía.

    Genie nació en 1957 en Arcadia, una ciudad situada cerca de Los Ángeles.
    Su verdadero nombre nunca se hizo público para proteger su identidad.
    "Genie" fue un seudónimo elegido por los investigadores.

    Su padre, Clark Wiley, era un hombre extremadamente controlador, violento y paranoico.
    Algunas fuentes indican que sufrió lesiones cerebrales tras un accidente y desarrolló comportamientos cada vez más agresivos.
    La madre, Irene Oglesby Wiley, tenía graves problemas de visión y dependía en gran medida de su marido.

    La familia ya había sufrido tragedias antes del nacimiento de Genie.
    Uno de sus hermanos murió siendo bebé y otro falleció poco después de nacer.
    El ambiente en casa era tenso y marcado por el miedo.

    Todo empeoró cuando el padre comenzó a convencerse de que Genie tenía algún tipo de discapacidad intelectual.
    Nunca hubo pruebas médicas concluyentes de ello, pero utilizó esa creencia como excusa para aislarla completamente.

    Cuando Genie tenía alrededor de 20 meses, empezó su auténtico cautiverio.

    Su habitación permanecía casi siempre a oscuras.
    Durante el día era atada a una especie de silla-orinal improvisada que restringía enormemente sus movimientos.
    Por la noche la sujetaban dentro de una cuna cubierta con una malla metálica.

    No podía correr, jugar, explorar ni interactuar con otros niños.

    Su padre prohibió que se le hablara.

    Ni siquiera los miembros de la familia podían mantener conversaciones normales con ella.
    Cuando hacía ruido o lloraba, era castigada.
    Según varios testimonios, el padre imitaba gruñidos de perro para intimidarla.

    Durante más de una década apenas escuchó lenguaje humano.

    Su alimentación era deficiente.
    Pasaba gran parte del tiempo sola.
    No tenía juguetes, libros ni estímulos educativos.
    Mientras otros niños aprendían a hablar, leer y relacionarse, Genie permanecía encerrada observando un mundo que prácticamente no podía comprender.

    Su hermano mayor también vivía aterrorizado por el padre y rara vez se atrevía a desafiarlo.

    En 1970 ocurrió algo inesperado.

    La madre, que cada vez soportaba peor la situación, abandonó finalmente a su marido.
    Buscando ayuda social, entró por error en una oficina de asistencia pública de Los Ángeles acompañada por Genie.

    Los trabajadores sociales quedaron horrorizados.

    La niña tenía 13 años pero aparentaba mucho menos edad.
    Pesaba unos 27 kilos.
    Caminaba de forma extraña, casi como si no hubiera aprendido nunca a hacerlo correctamente.
    Apenas emitía sonidos y conocía muy pocas palabras.

    Las autoridades actuaron de inmediato.

    Cuando comenzaron las investigaciones, el padre comprendió que iba a ser detenido.
    Poco antes de enfrentarse al juicio se suicidó.

    Dejó una breve nota.

    Una de las frases más citadas decía:

    "El mundo nunca entenderá."

    Nunca tuvo que responder ante un tribunal.

    Todo lo que sabemos procede de testimonios de familiares, informes médicos y trabajadores sociales.

    Lo que parece claro es que no existió una única razón, sino una combinación de factores.

    Algunas personas que lo conocieron lo describían como un hombre extremadamente controlador, irascible y obsesivo.
    Tenía dificultades para relacionarse con los demás y desconfiaba de casi todo el mundo.
    Según varios informes, sentía una aversión particular hacia el ruido y castigaba duramente cualquier sonido que hicieran sus hijos.

    Además, estaba obsesionado con la idea de que Genie tenía algún tipo de discapacidad intelectual grave.
    Lo curioso es que muchos especialistas posteriores pensaron que probablemente no era así.
    Es posible que tuviera algún problema de desarrollo leve o que simplemente hubiera nacido con una luxación congénita de cadera que retrasó sus primeros pasos.

    Pero Clark interpretó esas dificultades como una prueba de que su hija era "anormal".

    En lugar de buscar ayuda médica, decidió ocultarla.

    Los investigadores creen que empezó aislándola supuestamente para "protegerla" del mundo.
    Sin embargo, con el tiempo aquello se transformó en un cautiverio brutal.

    Tras el rescate, Genie se convirtió en el centro de una enorme atención científica.

    Psicólogos, neurólogos, lingüistas y especialistas en desarrollo infantil vieron en ella una oportunidad única para estudiar una cuestión fascinante: ¿existe una edad límite para aprender el lenguaje?

    Uno de los investigadores más conocidos fue Susan Curtiss.

    Al principio los progresos fueron sorprendentes.

    Genie aprendió cientos de palabras.
    Logró comunicarse mejor.
    Mostraba curiosidad por el mundo y parecía disfrutar descubriendo cosas cotidianas que la mayoría de personas da por sentadas.

    Le fascinaban los objetos, las personas y los animales.

    Sin embargo, apareció un problema enorme.

    Aunque aprendía vocabulario, nunca consiguió dominar completamente la gramática.
    Era capaz de decir palabras y pequeñas combinaciones, pero construir frases complejas resultaba extremadamente difícil.

    Muchos investigadores consideraron que su caso apoyaba la teoría del "período crítico" del lenguaje: la idea de que existe una ventana durante la infancia durante la cual el cerebro está especialmente preparado para adquirir una lengua.

    Pero la historia se volvió todavía más triste.

    Con el tiempo surgieron disputas entre científicos, instituciones y familias de acogida.
    Algunos críticos acusaron a ciertos investigadores de priorizar la investigación sobre el bienestar de Genie.

    Los fondos se agotaron.

    Los programas de apoyo fueron desapareciendo.

    Genie pasó por varias familias de acogida y algunos hogares donde, según informes posteriores, volvió a sufrir malos tratos y castigos.

    Aquello hizo retroceder parte de los avances que había conseguido.

    A finales de los años setenta prácticamente desapareció de la vida pública.

    Y aquí llegamos a una de las preguntas que más gente se hace:

    ¿Qué fue de Genie?

    La respuesta es que nadie fuera de su círculo de protección lo sabe con certeza.

    Su identidad permanece protegida por las autoridades estadounidenses.
    Diversos periodistas e investigadores han intentado localizarla durante décadas, pero la información disponible es muy limitada.

    Lo que sí parece confirmado es que sigue viva.

    Se cree que reside en una institución asistencial especializada en California bajo supervisión permanente.
    Su ubicación exacta nunca se ha revelado públicamente para preservar su privacidad.

    No se conocen fotografías recientes.

    No concede entrevistas.

    No participa en actos públicos.

    Tras convertirse involuntariamente en uno de los casos más famosos del siglo XX, desapareció por completo del foco mediático.

    La tragedia de Genie no fue solo el encierro.
    También fue la demostración de hasta qué punto un ser humano necesita contacto, lenguaje, afecto y relaciones para desarrollarse plenamente.
    Su historia sigue siendo una de las pruebas más impactantes de lo que ocurre cuando se priva a un niño de todo aquello que normalmente consideramos básico.

    Y quizá lo más duro de todo es pensar que cuando finalmente fue encontrada, el mundo descubrió a una niña que había sobrevivido físicamente... pero a la que le habían robado casi toda la infancia.

    ▣▣▣▣▣▣▣▣▣▣▣▣▣▣▣▣▣▣

    /𝐶𝑢𝑎𝑛𝑑𝑜 𝐺𝑒𝑛𝑖𝑒 𝑓𝑢𝑒 𝑓𝑖𝑛𝑎𝑙𝑚𝑒𝑛𝑡𝑒 𝑑𝑒𝑠𝑐𝑢𝑏𝑖𝑒𝑟𝑡𝑎 𝑒𝑛 𝟷𝟿𝟽𝟶, 𝑡𝑒𝑛𝑖́𝑎 𝟷𝟹 𝑎𝑛̃𝑜𝑠, 𝑝𝑒𝑠𝑎𝑏𝑎 𝑠𝑜𝑙𝑜 𝟻𝟿 𝑙𝑖𝑏𝑟𝑎𝑠, 𝑎𝑝𝑒𝑛𝑎𝑠 𝑝𝑜𝑑𝑖́𝑎 𝑐𝑎𝑚𝑖𝑛𝑎𝑟 𝑦 𝑛𝑜 𝑝𝑜𝑑𝑖́𝑎 𝘩𝑎𝑏𝑙𝑎𝑟 𝑒𝑛 𝑜𝑟𝑎𝑐𝑖𝑜𝑛𝑒𝑠 𝑐𝑜𝑚𝑝𝑙𝑒𝑡𝑎𝑠./

    #genie #geniewiley #historiareal #casosreales #psicologia #infancia #desarrollohumano #linguistica #historia #estadosunidos #sigloxx #ecosdelpasado

  14. ✦ Hay algo curioso en esperar.

    Estamos cinco minutos en una sala y ya estamos buscando el teléfono.
    Un minuto en una cola y sentimos que tenemos que hacer algo.
    Mirar una pantalla, revisar mensajes, deslizar el dedo sin saber muy bien qué buscamos.

    Nos hemos acostumbrado tanto a llenar cualquier silencio que quedarnos simplemente ahí, sin hacer nada, empieza a resultar incómodo.

    Y quizá lo raro no sea aburrirnos.
    Quizá lo raro sea que ya casi no sabemos estar solos con nuestra propia cabeza.

    Porque cuando no hay pantalla, música, vídeos ni notificaciones que nos distraigan, aparecen pensamientos que normalmente dejamos esperando también.

    Cosas que nos preocupan.
    Decisiones que llevamos posponiendo.
    Recuerdos.
    Ideas.
    Incluso cosas que no sabíamos que teníamos dentro.

    A veces cinco minutos sin estímulos no son tiempo perdido.

    Son cinco minutos en los que, por fin, puedes escucharte.

    ⋆。°✩ ───────── ✩°。⋆

    #psicologia #reflexion #menteyemociones #vidacotidiana #pensamientos #saludmental #autoconocimiento #atencionplena

  15. europesays.com/it/713058/ Alanis Morissette: «Per anni mi sono annullata come persona e sono diventata il target perfetto per uomini narcisisti. Davo loro nutrimento e io nemmeno esistevo». Il commento della psicologa: «Anche l’empatia necessita di confini» #AlanisMorissette #amore #Entertainment #Intrattenimento #IT #Italia #Italy #Music #Musica #Psicologia #relazioni

  16. Taller de lectura "El Anti Edipo de Deleuze y Guattari"

    Facultad de Psicología UBA, viernes, 16 de octubre, 21:00 GMT-3

    Taller de lectura

    Leemos: El anti edipo - Deleuze y Guattari

    abierto y gratuito,

    informes, incripcion y bibliografia, escribir a: [email protected]

    viernes a las 21hs, frecuencia quincenal

    inicio 15 de mayo

    vagancio.partidopirata.com.ar/

  17. ISSEMYM ofrece atención para detectar y tratar la depresión posparto

    El ISSEMYM ofrece detección y atención especializada para mujeres con depresión posparto, un trastorno que afecta a 13 por ciento de las mujeres en México, según datos de la Secretaría de Salud.

    Por Mireya Estrada | Corresponsal                                                

    La depresión posparto afecta a alrededor de 13 por ciento de las mujeres en México, de acuerdo con información de la Secretaría de Salud, y puede presentarse durante el periodo posterior al nacimiento. Ante este problema de salud mental, el Instituto de Seguridad Social del Estado de México y Municipios (ISSEMYM) ofrece mecanismos para su detección y atención especializada.

    La condición puede estar relacionada con cambios hormonales, alteraciones de la tiroides, privación severa del sueño, aislamiento, ausencia de una red de apoyo y situaciones de estrés asociadas con dificultades laborales o económicas.

    La identificación oportuna resulta relevante debido a que los síntomas pueden interferir con las actividades cotidianas, el bienestar de la madre y el cuidado del recién nacido.

    ¿Cuáles son los síntomas de la depresión posparto?

    Especialistas en salud mental del Hospital Regional Toluca del ISSEMYM señalan que entre las manifestaciones pueden encontrarse sentimientos de culpa, alteraciones en la alimentación, insatisfacción, cansancio extremo y dificultades para realizar actividades habituales.

    La depresión posparto puede presentar distintos niveles de gravedad. En los casos más severos pueden aparecer autolesiones o pensamientos suicidas, situaciones que requieren atención profesional inmediata.

    También puede dificultar el cuidado del recién nacido y el establecimiento de un vínculo afectivo seguro, con posibles repercusiones en aspectos de su desarrollo emocional, neurocognitivo y nutricional.

    Por ello, la depresión posterior al parto no debe confundirse con los cambios emocionales transitorios que pueden presentarse después del nacimiento. La persistencia o intensidad de los síntomas requiere una valoración por personal especializado.

    ISSEMYM cuenta con atención multidisciplinaria

    El ISSEMYM dispone de personal de trabajo social, enfermería, medicina general y ginecología para identificar posibles casos y determinar la atención que requiere cada paciente.

    Cuando existen señales compatibles con un trastorno depresivo, el personal médico puede canalizar a la paciente a los servicios de psicología o psiquiatría para realizar una valoración especializada.

    De acuerdo con la gravedad de los síntomas y las características de cada caso, los especialistas pueden determinar la necesidad de psicoterapia, tratamiento farmacológico u otras intervenciones.

    La paciente o algún integrante de su familia también puede solicitar al médico familiar la vinculación con el área de especialidad cuando exista preocupación por cambios emocionales o conductuales posteriores al parto. –sn–

    Madre, bebé y medico

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  18. 𐀪ִֶָ A veces miramos atrás y pensamos:

    «Bueno, al menos todo aquello me hizo más fuerte».

    Y sí, puede que algo de eso sea verdad.
    Hay cosas que nos cambian, que nos enseñan a poner límites, a desconfiar un poco más, a conocernos mejor o a descubrir una fuerza que no sabíamos que teníamos.

    Pero una cosa es aprender algo después de haber sufrido y otra muy distinta justificar lo que nos hicieron.

    No todo lo que nos hizo crecer tenía que habernos ocurrido.

    Hay heridas que no traen ninguna lección bonita.
    Simplemente duelen.
    Te rompen la confianza, te cambian la forma de mirar a los demás y te obligan a reconstruirte cuando tú no habías pedido que te destruyeran nada.

    Y no, no tengo por qué estar agradecida por haber pasado por ciertas cosas solo porque después consiguiera salir adelante.

    Puedo reconocer que aquello me enseñó a poner límites y, al mismo tiempo, admitir que ojalá nunca hubiera tenido que aprenderlos de esa manera.

    Puedo decir que ahora soy más fuerte sin convertir el daño en algo necesario.

    Porque no todo lo que superamos tenía que habernos pasado.
    A veces la única enseñanza está en haber conseguido salir de ahí, recuperar poco a poco la calma y decidir que no vamos a permitir que vuelvan a tratarnos así.

    Sanar también es dejar de buscarle un sentido perfecto a todo.
    Hay cosas que fueron injustas.
    Cosas que nos hicieron daño.
    Y poder decirlo sin maquillarlo también forma parte de estar mejor.

    No me hizo fuerte.
    Me hizo daño.

    La fuerza estuvo en todo lo que hice después para volver a encontrarme.

    𓂃 ࣪˖ ִֶָ𐀪 ───────── 𐀪ִֶָ ˖ ࣪𓂃

    #reflexiones #sanar #saludmental #heridasemocionales #emociones #crecimientopersonal #aprendizaje #superacion #resiliencia #limites #psicologia #vidareal #fortaleza #bienestar

  19. europesays.com/pt/542026/ A psicologia afirma que as pessoas que vão dormir quando a vida as sobrecarrega nem sempre estão evitando seus problemas, mas sim regulando suas emoções #Ciu00eancia #comportamento #Health #Portugal #Psicologia #PT #Sau00fade #Saúde

  20. El superpoder de rediseñar tu propio cerebro

    Durante mucho tiempo se creyó que la estructura de nuestra mente se congelaba al llegar a la adultez. La ciencia asumía que nacíamos con un número fijo de conexiones y que, al pasar los años, el cerebro simplemente se iba desgastando sin remedio. La neurociencia moderna desmintió este mito gracias al descubrimiento de la neuroplasticidad, que es la capacidad asombrosa que tiene nuestro sistema nervioso para cambiar, moldearse y crear nuevos caminos internos a lo largo de toda nuestra vida.

    Para entenderlo de forma muy sencilla, imagina que tu cerebro es un bosque denso. Cuando aprendes a hacer algo nuevo, como tocar un instrumento, usar un sistema operativo diferente o cambiar un hábito arraigado, tu mente empieza a trazar un pequeño sendero entre los árboles. Al principio, caminar por ese sendero es difícil, lento y requiere mucho esfuerzo. Si continúas practicando y repitiendo esa acción, el sendero se convierte en un camino pavimentado por donde la información viaja a toda velocidad. Del mismo modo, aquellas viejas rutas de pensamientos negativos o costumbres que dejas de usar terminan llenándose de maleza hasta desaparecer por completo.

    Este fenómeno demuestra que nadie está atrapado en una forma de ser definitiva. Tus experiencias, tus lecturas, las conversaciones que mantienes y las actividades que realizas modifican la estructura de tu mente todos los días. La neuroplasticidad nos quita la vieja excusa de que la gente no puede cambiar. Tenemos en nuestras manos la herramienta más potente del mundo para reinventar nuestra atención, aprender cualquier habilidad y sanar heridas emocionales, ahora está comprobado científicamente que el cerebro no es una roca inmutable, sino una plastilina que responde a lo que decidimos hacer con ella.

    M. P., MSc. en Psicología Clínica

    #Psicologia #Neurociencia #Neuroplasticidad #MenteAbierta #Crecimiento #SaludMental

  21. No puedes cambiar tu forma de pensar mediante el pensamiento; solo puedes cambiar tu forma de pensar a través de la acción.

    — Marsha Linehan, en sus estudios sobre la flexibilidad cognitiva y el cambio conductual.

    M. P., MSc. en Psicología Clínica

    #Psicologia #Frase #SaludMental #Accion #PensamientoCritico #MarshaLinehan

  22. Herramientas libres para el psicólogo

    El ejercicio de la psicología clínica y la investigación conductual exige un manejo impecable de la privacidad y una alta capacidad de concentración profunda. Aunque la mayoría de los profesionales del área recurren por inercia a los programas comerciales de siempre, el ecosistema de software libre ofrece alternativas extraordinarias que no solo protegen el secreto profesional, sino que además reducen el estrés digital que provocan las interfaces invasivas. Migrar hacia estas herramientas de código abierto es una decisión estratégica para mejorar la calidad del trabajo y resguardar la confidencialidad de cada consulta.

    En la gestión del conocimiento y las notas terapéuticas, el uso de herramientas como Obsidian o Logseq transforma por completo la manera de estructurar los expedientes. Estos entornos permiten crear redes interconectadas de conceptos sin almacenar la información en servidores de empresas externas, asegurando que los historiales clínicos permanezcan bajo el control absoluto del terapeuta. Por otro lado, para quienes se dedican a la investigación académica y necesitan procesar datos estadísticos complejos o pruebas psicométricas, la combinación de Jamovi y RStudio se ha convertido en el estándar de oro. Jamovi, en particular, ofrece una interfaz visual sumamente limpia y amigable que elimina la intimidación de las matemáticas tradicionales, superando con creces a las costosas y restrictivas licencias del software privado.

    Al elegir programas que respetan nuestra autonomía, los profesionales de la salud mental podemos enfocar toda nuestra energía en lo que verdaderamente importa, que es el bienestar de las personas y la comprensión del comportamiento humano.

    M. P., MSc. en Psicología Clínica

    #Psicologia #SoftwareLibre #SaludMental #Privacidad #Jamovi #Obsidian #Ciencia

  23. Mi mente, mis datos y por qué elijo el software libre

    Como especialista en psicología clínica, mi día a día transcurre entre el análisis del comportamiento humano, la redacción de informes confidenciales y la investigación científica. En un mundo donde el software comercial está diseñado para interrumpirnos con notificaciones persistentes y recolectar nuestros datos personales, la elección de un sistema operativo se convierte en una decisión de salud mental y ética profesional. Por esta razón elijo Linux. Este entorno me devuelve la autonomía, ofreciéndome un espacio de trabajo limpio, silencioso y completamente libre de los distractores visuales que las grandes corporaciones utilizan para secuestrar nuestra atención.

    Mi flujo de trabajo diario se apoya en herramientas específicas del ecosistema libre que potencian la concentración profunda. Para la redacción de mis artículos y el análisis cualitativo de notas utilizo Obsidian, un entorno que me permite estructurar mis pensamientos mediante mapas mentales interconectados sin depender de una nube ajena. Cuando requiero procesar datos estadísticos de investigaciones conductuales o psicométricas, recurro a Jamovi o a RStudio, que son alternativas de código abierto sumamente potentes y transparentes, muy superiores a los costosos programas privados que imponen licencias restrictivas. Asimismo, la total privacidad que me brinda Linux asegura que los historiales y apuntes de mis investigaciones permanezcan bajo mi absoluto control, respetando el secreto profesional de manera estricta.

    Recomendar el software libre dentro del área de la salud y las ciencias humanas es una invitación a recuperar la soberanía sobre nuestras herramientas digitales. Utilizar programas que no te espían, que no te obligan a actualizar a mitad de una jornada laboral y que se adaptan a tus necesidades reales genera un impacto directo en la reducción de mi estrés digital. La psicología nos enseña que un entorno ordenado y predecible es vital para la paz mental, y el software libre es el único que nos permite construir un espacio verdaderamente saludable y respetuoso con nuestra capacidad de enfoque.

    M. P., MSc. en Psicología Clínica

    #Psicologia #SoftwareLibre #Linux #Obsidian #SaludMental #Privacidad #Ciencia

  24. #datocurioso

    ¿Por qué las aplicaciones usan siempre los mismos colores?

    Detrás de los tonos que ves en la pantalla de tu móvil o en los programas de tu computadora no hay caprichos estéticos, sino pura ciencia. Los diseñadores de software eligen los colores basados en la neurobiología y la psicología cognitiva para guiar tu mente sin que te des cuenta.

    El cerebro humano reacciona de forma automática a los estímulos visuales. Las interfaces utilizan fondos neutros, como grises o negros, para reducir la fatiga visual y evitar que tus ojos se cansen rápido ante la luz directa. Sobre esa base limpia, aplican la psicología del color para provocar emociones específicas. El azul predomina en redes sociales privativas y aplicaciones bancarias porque transmite calma, seguridad y confianza. Por el contrario, el rojo y el amarillo se reservan para notificaciones o alertas, ya que nuestro instinto los asocia con urgencia y peligro, obligándonos a mirar de inmediato.

    El contraste es la herramienta clave para hackear tu atención. Si toda la pantalla estuviera llena de colores vivos, tu mente se saturaría y no sabrías dónde dar clic. Al usar tonos brillantes únicamente en botones específicos, como el de enviar o comprar, el software crea un mapa invisible que dirige tus dedos de forma fluida. Los colores de tus aplicaciones favoritas están fríamente calculados para influir en tu comportamiento, retener tu mirada y hacerte la navegación mucho más sencilla.

    M. P., MSc. en Psicología Clínica

    #Psicología #Tecnologia #DiseñoUX #Neurociencia #Software #Interfaces

  25. #reflexion

    ¿Años de experiencia o años de necedad?

    Llevar mil años haciendo lo mismo no te hace un experto. A veces, solo significa que llevas mil años repitiendo el mismo error sin que nadie te lleve la contraria. La antigüedad no es sinónimo de sabiduría; el tiempo puede darnos práctica, pero también nos puede volver tercos y cerrados de mente.

    El conocimiento real no se mide con el calendario. Una persona con seis meses o una semana de curiosidad, atención y mente abierta puede entender un problema mucho mejor que alguien que lleva décadas viviendo en automático. Lo que pesa es la calidad de los argumentos y las ganas de seguir aprendiendo, no las canas ni el orgullo.

    Cuestionar a quienes dicen saberlo todo por el simple hecho de "estar ahí desde siempre" es vital. La experiencia que vale la pena es la que se reinventa, no la que se estanca.

    M. P., MSc. en Psicología Clínica

    #Psicologia #PensamientoCritico #Reflexion #MenteAbierta #Crecimiento

  26. 🩺 ■ Un paleoantropólogo de Harvard, sobre la fiebre del 'fitness' de competición: "Debería ser obvio que hacer Hyrox no va de salud" ■ Este entrenamiento, que combina ejercicios cardiovasculares y de fuerza, puede ser un riesgo para la salud d[…]
    huffingtonpost.es/life/salud/u

    #salud #psicologia #medicos #vidasana #habitossaludables #deportesextremos #saludable

  27. Varela sobre la inseparabilidad de cuerpo y mente (o, de otro modo, porque no podemos pensar la mente como un fenómeno escindido de la corporalidad de la cual "emerge")

    Robado del sitio maligno

    #ciencia #psicologia #neurologia #FranciscoVarela
    #science #psichology #neurology

  28. ◈ ◈ A veces, cuando no estás bien con tu vida, te llenas de gente.

    Quedas, hablas, haces planes, contestas mensajes, buscas cualquier cosa que te mantenga entretenido.
    Y mientras estás ocupado parece que funciona.
    El problema llega cuando vuelves a casa y se acaba todo el ruido.

    Porque no siempre echamos de menos a alguien.
    A veces lo que echamos de menos es sentirnos bien con la vida que tenemos.

    Puedes tener pareja, amigos, familia, planes para toda la semana y aun así sentir que algo no encaja.
    Y eso no significa que la gente que tienes alrededor no importe. Importa y mucho.
    Simplemente hay cosas que no se arreglan porque haya más personas a tu alrededor.

    Y tampoco creo que haya que salir corriendo a cambiarlo todo de un día para otro.

    Pero sí preguntarse, aunque la respuesta no guste demasiado, qué parte de tu vida llevas tiempo soportando en lugar de disfrutar.

    Porque igual el problema no es que estés solo.

    Igual llevas demasiado tiempo acompañado de una vida que ya no se parece demasiado a ti.

    ─── ⋆⋅☆⋅⋆ ───

    #psicologia #reflexiones #soledad #vacíoemocional #relaciones #bienestar #vidareal

  29. **No todo vacío se llena con gente.**

    Hay veces que, cuando no estás a gusto con tu vida, te dedicas a llenarla de gente.
    Más conversaciones, más planes, más mensajes, más ruido.
    Cualquier cosa con tal de no quedarte a solas con lo que tienes en la cabeza.

    Y funciona… durante un rato.

    Porque hay vacíos que no vienen de estar solos.
    Vienen de llevar demasiado tiempo viviendo una vida que ya no quieres, haciendo cosas que ya no te dicen nada o estando en sitios donde ya no sabes muy bien qué pintas.

    Tener gente alrededor ayuda.
    Claro que ayuda.
    Pero tampoco hace milagros.

    Puedes estar rodeado de personas, tener el móvil lleno de mensajes y planes para toda la semana y sentirte igual de vacío cuando cierras la puerta de casa.

    A veces no necesitas más gente.

    Necesitas mirar de frente qué coño estás haciendo con tu vida y qué es lo que llevas tanto tiempo intentando no mirar.

    ╞═══════ ✦ ═══════╡

    #psicologia #reflexiones #soledad #vacíoemocional #relaciones #vidareal

  30. ¿No te pasa a veces que entras a un sitio y de repente sientes que no encajas de ninguna forma, como si fueras de otra especie? Esa asfixiante sensación de estar totalmente fuera de lugar es tan universal que el cine la ha convertido en un subgénero de terror brutal 😱.

    A eso se le llama "terror de pez 🐠 fuera del agua" (como en "Midsommar" o "La semilla del diablo"). Funciona porque explota nuestro miedo evolutivo al rechazo social y al aislamiento, haciéndonos sentir que el entorno es hostil cuando el verdadero peligro es nuestra propia paranoia.

    #curiosidades #cine #terror #psicologia

  31. ✧ Me dedico a la psicología y trabajo principalmente desde casa, aunque una o dos veces por semana voy a la universidad para asistir a charlas, participar en debates o simplemente seguir aprendiendo.

    Y luego están las historias.

    Escuchas muchas.
    Algunas terminan cuando acaba la conversación.
    Otras se quedan contigo un poco más.

    Hay historias que puedes dejar atrás al cerrar el ordenador.
    Y hay otras que se te meten dentro sin pedir permiso.
    Porque somos personas, y hay cosas que cuesta escuchar y después seguir con el día como si nada.

    Hay historias que duelen.
    Otras enfadan.
    Algunas dan mucha ternura.
    Y también están esas que te dejan un silencio raro por dentro.

    Muchas de esas historias terminan, de una forma u otra, en mis textos.
    No cuento la vida de nadie.
    A veces solo queda una emoción, una frase, una sensación o ese nudo que se te queda después de escuchar algo que sabes que a esa persona le ha costado muchísimo contar.
    Cambio cosas, mezclo situaciones, invento otras.
    Pero el sentimiento suele ser real.

    Hay historias que me hacen pensar durante horas.
    Otras vuelven días después, cuando estoy haciendo cualquier cosa y, de repente, recuerdo una conversación.
    Porque detrás de muchas conductas hay una historia que no se ve a simple vista.

    Y hay algo que aparece una y otra vez: lo que no sacas, se queda dentro.
    La rabia que tragas, lo que callas para no discutir, el dolor que haces como que no existe... todo eso acaba encontrando alguna forma de salir.
    Y no siempre de la mejor manera.
    Hablarlo, escribirlo, llorarlo o simplemente ponerle palabras puede ser una forma de sacar de dentro lo que lleva demasiado tiempo haciendo daño.
    Para no acabar emponzoñándote con algo que llevas años tragando.

    Y quizá por eso escribo tanto sobre lo cotidiano, sobre lo que hacemos, lo que callamos, lo que permitimos y lo que nos duele.

    No siempre se puede desconectar del todo.
    Hay conversaciones que terminan, pero algo de ellas se queda contigo.
    Y algunas historias, aunque no sean tuyas, tardan bastante en irse.

    ✧・゚: ✧・゚: ─── :・゚✧:・゚✧

    #psicologia #psicologiacotidiana #psicologiaconductual #historiasreales #emociones #conductahumana #saludmental #reflexiones #vidasreales #escritura #escribir #historiasqueinspiran

  32. Una de las cosas más sorprendentes de la mente humana es que casi nunca nos topamos con que no sabemos qué hacer.

    Daniel Kahneman, Premio Nobel de Ciencias Económicas (2002), Psicólogo y economista

    #ComportamientoHumano #Psicología #Ciencia #MenteHumana #PremiosNobel

  33. ⟡ Bueno… con los años también he aprendido que no todas las conversaciones necesitan una segunda oportunidad.

    Hay cosas que no necesitan una explicación de cuarenta minutos, ni sentarte a entender al otro por enésima vez, ni buscarle una justificación a todo.

    Y tampoco estás obligada a perdonarlo todo.

    Hay personas a las que simplemente dejas de darles acceso a ti.

    Porque después de pasarte media vida intentando entender a todo el mundo, manteniendo la paz y dando oportunidades hasta cuando ya no quedaban ganas, llega un momento en que dices: «Pues mira, esto no me hace bien».

    Y bloqueas.

    Sin discurso.
    Sin reunión de empresa.
    Sin mandar un PDF explicativo con tus motivos. 😂

    No siempre necesitas cerrar una historia hablando.
    A veces la cierras dejando de participar en ella.

    Y no, poner un límite no es ser inmadura.

    A veces es simplemente haber aprendido que tu tranquilidad también cuenta.

    ⟡ ─────────── ⟡

    #límites #autoestima #relaciones #amorpropio #saludemocional #psicología #vínculos #personastóxicas #pazmental #reflexiones

  34. 𖤓 La herida no siempre viene de que alguien se vaya.
    A veces viene de haber crecido sintiendo que, cuando había que elegir, nunca eras tú.

    Y eso deja una costumbre bastante jodida: de adulta empiezas a hacer méritos para que alguien se quede.
    Te adaptas, tragas más de la cuenta, estás pendiente, das explicaciones que nadie te ha pedido y acabas esforzándote el doble por un cariño que debería poder darse sin examen de acceso.

    Hasta que un día te cansas.

    Y entiendes que no puedes pasarte la vida intentando convencer a alguien de que te quiera bien.
    Que ser suficiente no depende de que otra persona te escoja, te confirme o se quede.

    Quizá empezar a elegirte no sea volverte fría ni dejar de necesitar a nadie.
    Quizá sea algo mucho más sencillo: dejar de abandonarte tú cada vez que tienes miedo de que otro lo haga.

    Y desde ahí cambia bastante la historia.

    𖤓 ───────── 𖤓

    #psicología #autoestima #relaciones #amorpropio #vínculos #abandono #heridasemocionales #dependenciaemocional #límites #reflexiones

  35. Pensiamo di essere razionali, ma spesso la mente prende scorciatoie senza avvisarci.

    I bias cognitivi influenzano il modo in cui leggiamo le notizie, prendiamo decisioni, giudichiamo gli altri e difendiamo le nostre convinzioni.

    Conoscerli non ci rende immuni, ma ci aiuta a rallentare, dubitare meglio e diventare un po’ meno manipolabili.

    @attualita

    #BiasCognitivi #Psicologia #PensieroCritico #Disinformazione
    #SocialMedia #Informazione

    psicospace.it/bias-cognitivi-c

  36. #reflexion

    La bancarrota del estatus ficticio

    Vivimos en una época extraña donde el valor de una persona parece medirse por las etiquetas que viste y las pantallas que presume. Caemos con una facilidad increíble en la trampa del consumo ostentoso, esa urgencia absurda de gastar el dinero que no tenemos en cosas que realmente no necesitamos. Nos endeudamos hasta el cuello para comprar una falsa sensación de éxito y pertenencia, todo con el único propósito de impresionar a un grupo de personas a las que en verdad no les importamos en lo más mínimo.

    Las plataformas privativas se convirtieron en el escaparate perfecto para esta puesta en escena, donde el like se cotiza y hay comentarios vacíos. La gente prefiere sacrificar su tranquilidad financiera, su billetera y su libertad a cambio de unos segundos de atención digital que validen su máscara de estatus. Comprar cosas para presumir no te hace superior, solo te vuelve un esclavo más de un sistema que se enriquece a costa de tus inseguridades. El verdadero lujo y la verdadera riqueza actual no están en lo que puedes exhibir en un perfil, sino en la paz mental de no deberle nada a nadie por intentar aparentar lo que no eres.

    S.P. Filósofa Urbana

    #Sociedad #Consumismo #Estatus #Reflexion #CriticaSocial #Psicologia

  37. #Reflexión

    ¿Por qué los antiguos griegos necesitaban inventar historias donde sus héroes siempre derrotaban a las Amazonas?

    La respuesta no está en la fantasía, sino en el miedo profundo del hombre hacia la mujer libre e independiente. Hoy la ciencia y la arqueología nos demuestran que las Amazonas sí existieron; eran guerreras de carne y hueso de los pueblos escitas que montaban a caballo, peleaban y no dependían de ningún esposo. Cuando los hombres de Atenas las conocieron, sintieron un pánico tremendo que descolocó su cerebro básico de control.

    Para los atenienses, que obligaban a sus mujeres a vivir encerradas en el gineceo como propiedad privada, ver a mujeres libres y armadas era una amenaza directa a su estilo de vida. Por eso llenaron sus templos y mitos con la Amazonomaquia, que eran relatos donde héroes masculinos como Hércules o Aquiles tenían que someter, domar o matar a estas guerreras. No era simple entretenimiento. El machismo griego usaba estas historias como propaganda psicológica para convencerse a sí mismos de que el orden natural de las cosas era que el hombre dominara a la mujer. El mito de la Amazona derrotada era el reflejo de un hombre asustado que necesitaba ver a la mujer vencida para sentirse seguro en su trono de privilegios.

    — Amber Luna, Bruja y Antropóloga

    #Antropologia #Psicologia #MitologiaGriega #Amazonas #Machismo

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