[libro] Ci siamo già visti?
Autrice: Sadie Dingfelder
Titolo: Ci siamo già visti? – Come ricordiamo e riconosciamo (o no) le facce, le persone e il mondo intero
Editore: ilPost – Iperborea, collana Altrecose
Altro: ISBN 9791281729100; I ed. it. 2025; p. 320; 20,00€; traduzione di Francesca Pè; titolo originale: Do I Know You? – A Feceblind Reporter’s Journey into the Science of Sight, Memory, and Imagination; genere: saggistica, divulgazione scientifica
Voto: 8/10
Il tutto inizia con Dingfelder che rimprovera suo marito al supermercato per aver preso un prodotto che non doveva. Il marito la guarda con due occhi sgranati. Dingfelder scopre così che chi stava rimproverando non era suo marito. L’autrice parte da questo evento per indagare una sua peculiarità: non riconosce le facce delle persone. Questa condizione si chiama prosopagnosia. Da giornalista scientifica coglie l’occasione per indagare questa neurovariabilità e scrivere degli articoli per il suo giornale. Ha quindi contattato numerosi neurologi e psicologi che studiano il problema, si è sottoposta a numerosi esami, anche sperimentali, e ha scoperto di avere altre interessantissime neurodiversità: è stereo cieca (vede il mondo in 2D e non in 3D), è afantasica (non riesce a visualizzare una situazione) e non ricorda i dettagli di cosa ha vissuto (SDAM). E altre piccole stranezze.
Queste non abilità, chiamiamole così, non sono classificate come malattie, ma come modi (estremi) in cui il nostro cervello può funzionare. Ci sono anche estremi opposti, come persone che sono degli iper-riconoscitori dei volti (e sono usati dalla polizia per riconoscere i ricercati fra la folla), chi ha una vista molto 3D (e guida aerei da caccia) o chi ricorda troppi particolari della propria vita vissuta. Ognuno di questi modi costringe queste persone a tecniche compensative per vivere in un mondo che non è fatto per loro. Dingfelder, per esempio, si scrive tutto, mette in forma di storia quello che vive, per ricordare quello che fa. E quindi è un’ottima giornalista.
Ma queste diversità sono anche un ottimo modo per i neuroscienziati per capire come funziona il nostro cervello. La prosopagnosia, per esempio, ci ha fatto scoprire che ci sono aree dedicate al riconoscimento dei volti, scollegate dal riconoscimento degli oggetti. A seguito di un trauma, per esempio, si può perdere la capacità di riconoscimento dei volti, ma non degli oggetti o viceversa.
Il viaggio in questo strano mondo senza volti, in 2D e senza immagini nella mente, è molto affascinante per noi neurotipici e l’autrice è capace di raccontarlo con grande (auto) ironia e in modo da divulgare le ultime ricerche fatte in questo campo. Il racconto della sua ricerca scorre veloce e mi ha lasciato con una consapevolezza nuova: quello che sentiamo con i nostri sensi e come lo elaboriamo ci condiziona nel nostro modo di pensare molto di più di quanto vorremmo ammettere. Dovremmo stare più attenti a come vivono gli altri le cose, essere meno giudicanti. Dimenticare una storia d’amore finita male è molto più facile se è soltanto una pagina nel nostro diario o un numero in una rubrica telefonica. Un po’ meno se è un intero film che abbiamo nella mente, magari con miriadi di dettagli.
Personalmente mi sono trovato molto vicino all’autrice. Pur non soffrendo di prosopagnosia, ho difficoltà a riconoscere le somiglianze fra le persone tanto che una donna che cambia taglio di capelli e trucco potrei fare fatica a riconoscerla. Inoltre in alcuni casi – non ho capito ancora quale è il discrimine – faccio molta fatica ad associare un nome al volto, anche se le persone le incontro spesso. (Un saluto a due care amiche della Comizietta, che dopo 5 anni ancora confondo i loro nomi.) Anche i dettagli che ricordo degli eventi penso che siano molti meno di altre persone, come per esempio la mia Saì.
Non mi resta che consigliarvi la lettura di questo volume per scoprire nuovi mondi letteralmente mai visti prima.
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