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#poetica — Public Fediverse posts

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  1. I tramonti d’autunno

    I tramonti d’autunno
    sono freddi incendi
    senza fiamma di madre,
    lontane fornaci d’orizzonte
    deserti di fuoco sospesi e muti
    con dune in cieli votati al sonno.

    Sogni folgorati da cavi elettrici
    viaggiano lenti di sera
    al di là di placide colline
    già annerite dal buio
    di precoci riposi.

    ♦

    (ph M.Nigro©2026)

    #interiorità #poesia #poeta #poetare #poetica #poetry #solitudine #tempo #webPoetry
  2. Carla Malerba su “Elegia del confino”

    versione pdf: Carla Malerba su “Elegia del confino”               

    “ELEGIA DEL CONFINO”

    lettura di Carla Malerba

    Michele Nigro, che ha già al suo attivo una nutrita gamma di pubblicazioni e cura il suo Pomeriggi perduti con selezioni di varie scritture, presenta la sua ultima fatica letteraria dandole un titolo bellissimo, sognante, quasi anacronistico: “Elegia del confino”.

    Un prosimetro, che si discosta dalle pubblicazioni che scorrono a fiumi nei social, nel quale la riflessione precede spesso la poesia divenendo un diario quasi quotidiano di pensieri che rimandano a significati interiori, appartenenze e ricordi, il tutto con la necessaria vena malinconica attenente al titolo.

    L’ispirazione dell’autore, la scelta del tono risultano originali: consentono infatti a chi scrive di creare per sé un luogo dell’anima speciale dove pensare, annotare, scrivere poesia. Un luogo fertile di ispirazione per il quale occorrono meditativi silenzi come si scorge dalla premessa contenuta nel titolo, altamente rappresentativo di una concezione di vita, di una scelta deliberata all’interno di un pensiero che non si confonde nel brusio quotidiano del villaggio, nei dibattiti spesso sterili, ma si definisce nella scelta delle argomentazioni e nella ricerca di un confino, appunto, che è il poeta stesso ad eleggere come meritorio dell’eleganza dell’elegia, sfuggendo però dai toni connotativi del termine.

    Testimonianza del distacco, inteso non come superbia, ma eleganza del pensiero e della scrittura; non ritrosia, ma appartenenza a un contesto di simboli e accadimenti, canto di strada e note musicali, sinfonie che si alzano nel silenzio notturno e si spengono, puro invito alla riflessione sull’esistenza e agli affetti cui spesso dedica, nel ricordo, parole di figlio: “A mio padre, / primum movens del confino” e “A mia madre, roccia silente / che ha continuato a crederci”.

    La scelta del confino elegge un modello di vita lontano da quelli scomposti della società odierna basati sul mostrare e mostrarsi e sulla vanità di cui siamo vittime.

    Per scelta l’autore si colloca, seguendo l’esempio dei genitori, in una dimensione esistenziale che non disdegna lo stare insieme, né la convivialità dell’incontro, i viaggi, le letture d’impegno, ma che si giova anche di uno studio appartato e fecondo per raggiungere equilibri di scrittura, esigenze della persona a distaccarsi dall’umanità per un proficuo ritorno a sé e alle cose.

    Non si tratta di una filosofia forzata, bensì di necessità dello spirito a distaccarsi dagli altri per un proficuo ritorno a se stessi: è lì che il poeta si ritrova, è lì che confronta le cose dismesse con le nuove, mentre il silenzio della notte lo affascina e gli fa scorgere eccezionali epifanie dove il fuoco richiama atmosfere familiari e i versi si stemperano lenti come i giorni d’inverno: 

    Dolcezze d’inverno,

    il suono di una campana

    attraverso il camino

    scivola giù in cucina

     

    e si unisce al rosso zampillare

    dell’ultimo fuoco

    che è spirito casalingo.

    Il francescano fuoco induce pensieri profondi: un altro mondo, luoghi destinati a restare o a scomparire. Si dipanano versi e parole e la bellezza del confino diviene necessità affinché le pagine si facciano luoghi e immagini da serbare gelosamente.  Continuando a leggere il ricco e variegato prosimetro di Michele Nigro, l’intento dell’autore si fa chiaro: pensieri ed opere servono all’uomo, alla sua interiorità per recuperare i ricordi e tenerseli stretti. E ci parla il poeta di “polvere e ossa di avi / nitide gioventù scomparse / fotografate sulle scale del tempo”.

    Ogni tentativo umano per fermare il tempo, ci dice Nigro, è apparentemente vano, ma affiora talvolta nei ricordi della neve che si scioglie, nei fuochi accesi invano per prolungare la veglia, nel silenzio che rinnova l’elegia del confino.

                                                                      Carla Malerba

    versione pdf: Carla Malerba su “Elegia del confino”

    (ph m.nigro©2026)

    #autore #bookMarketing #CarlaMalerba #critica #letteratura #lettore #lettura #libro #nota #poesia #poeta #poetica #poetry #prosimetro #recensione #webPoetry
  3. Petricore

    Sopravvivono arterie di pensiero
    e qualche povera cellula spersa
    qua e là, da farne insperate alleanze
    contro avversi pronostici.

    Disegno mappe per terre di mezzo
    interiori lande e diurne convalide
    alle forze, cerco radicalità estinte
    sul finire d’un’estate,
    quella parte di me salita nel camino
    di quand’eravamo semplici all’arrivo
    del petricore d’agosto, atteso preludio
    a un’invalidante afa morente.

    Respirano ancora le pelli solinghe
    al tornante venticello serale,
    diverrà qualcos’altro, come un muto dolore?
    Spulcia invaghito tra carte interiori
    alla ricerca di nuovi motivi
    devastando prati di legittima speranza,
    dovremmo dargli qualcosa da fare
    ordine e ragion d’essere
    mentre bruca sereno alla luce di lumini solari
    erbette di memoria a sprazzi
    nelle praterie dell’altr’ieri,

    il resto della casa, intanto
    non proferisce parola,
    attende il risolto su taccuini di viaggio
    intorno alla mia stanza.

    ♦

    #attesa #casa #dolore #esistenza #evoluzione #interiore #interiorità #memoria #morte #passato #poesia #poetare #poetica #poetry #ricerca #ricordi #ricordo #solitudine #stagione #tempo #viaggio #webPoetry
  4. Mi salva l’oblio

    Tornerà la parola da ringhiera
    trafugata al verde abisso,
    un abbaio l’interrompe
    sulla sdraio dei ricordi,

    per fortuna mi salva l’oblio!
    sugli estinti e sugli errori,
    ricomincia ogni giorno testardo
    con fede nuova, mi salva
    la dimenticanza dei passi falsi,
    tanti, dell’umana pochezza,
    ricomincia il crederci orbo
    nella matita che ferma il verso errante.

    Ecco perché tornerà la parola
    essa non teme l’oblio del tempo,
    ricorda senza chiedere permesso all’anima
    l’antica strada che riporta a casa.

    ♦

    (ph M.Nigro©2026)

    #esistenza #memoria #natura #parola #passato #poesia #poeta #poetare #poetica #poetry #ricordi #ricordo #ritorno #webPoetry
  5. Attendi la pioggia

    Vendo sangue noioso
    all’incrocio di turni roventi,
    lente processioni notturne
    smerigliano l’anima ferita,
    simuliamo presenze estinte
    in sagre d’antica abitudine
    ma non restano che i resti
    tra solitarie insalate, albeggiando.

    Il luogo del cuore
    è dove attendi la pioggia,
    scivolano inascoltate le parole dell’affianco
    sogni l’ora del ritorno a te stesso
    e a più sobri gradi adatti al fare,
    non sei meno del tubare dietro i vasi
    colombo in ritardo di tramonti e preghiere.

    ♦

    [immagine: Gaël Patin (©2015) Oil on canvas]

    #esistenza #evoluzione #morte #poesia #poeta #poetare #poetica #poetry #ritorno #solitudine #speranza #storia #tempo #webPoetry
  6. Nota a “Il poeta che non sono mai stato” di Davide Morelli

    Nonostante le eterogenee “escursioni” stilistiche che in questa così definita “auto antologia” di Davide Morelli abbracciano periodi diversi per intenzioni e cronologicamente distanti tra loro, i generi letterari adottati – dalla poesia lirica e libera a quella più “discorsiva” e didascalica, da quella rimata alla poesia prosaica fino alla vera e propria miniprosa – hanno in comune una caratteristica che da sempre segnala l’Autore fino alla sua più recente (ma non tanto recente) versione di critico letterario ovvero di appassionato recensore delle altrui scritture: sia nel Morelli poeta che nel Morelli critico insistono da tempo una miriade variegata di domande che spostandosi dalla soggettività autoriale investono inevitabilmente l’umanità, il mondo, la vicenda privata e pubblica dell’essere umano su questo pianeta, il senso dell’esistere, le questioni escatologiche, le ipotesi scientifiche, il comportamento dell’uomo nella Storia e nel quotidiano, il mistero che avvolge anche le cose più semplici della vita… È come se il Morelli critico anche attraverso le opere degli altri autori in realtà continuasse a interrogare se stesso, a perfezionare quel processo di estrapolazione delle verità che caratterizzano la vita umana senza quasi mai giungere a sentenze lapidarie e definitive, a risposte buone per tutti i tempi e tutti i lettori, limitandosi a descriversi e a descrivere gli eventi quotidiani, le storture e le contraddizioni degli esseri umani, le usanze curiose o decisamente discutibili dei propri simili, le assurdità concepite da una specie animale “evoluta” chiamata Homo Sapiens… In questa raccolta “enciclopedica” Morelli fa un passo indietro verso se stesso, il proprio passato poetico che dichiara “esaurito”, tra i tanti dubbi di chi legge perché la poetica come l’energia si trasforma ma non si distrugge e non si può etichettare, seguendo un comando razionale, come “conclusa”. Anche la critica è poesia!

    L’Autore ritorna sulle proprie parole giovanili e sulle situazioni che le hanno  generate, ripercorre un se stesso che osservava il mondo e ne scriveva poeticamente o con prose poetiche grazie alle quali studiarsi e studiare la società o i singoli individui. Una caratteristica costante nel tempo di Morelli è la sua capacità di assorbire con piglio scientificamente metodico dall’universo circostante tutti gli stimoli in grado di confermare una verità o di dare vita a una serie parallela di quesiti; anche nei momenti di più alta e incontrovertibile liricità Morelli non tradisce mai la concretezza del suo essere disperatamente “terreno”, un ricercatore poetico disincantato e “materialista” che usa i versi e le prose non per incantare, appunto, bensì per catalogare il visto, il sentito, il toccato. Per riportare a galla persino quel sacro indicibile con cui molti poeti o presunti tali tentano di darsi un’aura sovrumana.

    ♦

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  7. Protest targets cafe that banned Rep. Goldman over Israel support

    Protesters rallied Wednesday outside a Brooklyn cafe that banned Rep. Dan Goldman over his support for Israel. A…
    #EuropeSays #Headlines #News #Europe #Europa #EU #Israel #BradLander #Brooklyn #DanGoldman #NY-10 #poetica #ZohranMamdani
    europesays.com/iran/176443/

  8. Pro-Israel activists rally outside Brooklyn coffee shop after Goldman coffee controversy

    Dozens of activists from the #EndJewHatred organization and their supporters rallied outside Poetica Coffee in Brooklyn on Wednesday…
    #EuropeSays #Headlines #News #Europe #Europa #EU #Israel #antisemitism #Brooklyn #DanGoldman #endjewhatredprotest #poetica
    europesays.com/iran/175909/

  9. Pro-Israel activists rally outside Brooklyn coffee shop after Goldman coffee controversy

    Dozens of activists from the #EndJewHatred organization and their supporters rallied outside Poetica Coffee in Brooklyn on Wednesday…
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    newsbeep.com/608791/

  10. Gabbiani in città

     

    C’è come un’aura nemica dell’altro
    che respinge parole in più
    e inviti a sedersi tra la folla,
    è memore invece l’amico lontano
    egli attende l’andata discussa da tempo
    nella boscosa frescura della Nevena,

    non sa niente del grido gabbiano
    fuori luogo e sinistro, stridente presagio,
    nella calda città di provincia
    è ancora dolce come in passato
    il garrito vorticoso delle rondini,
    algoritmo di stormo in volo.
    Dove andranno ora che tutto è nuovo?
    Scomparsi gli anfratti decadenti del ricordo,
    è tempo di aprirsi a questo mare senz’acqua.

    Ma offende la storia
    e i risvegli al mattino
    il richiamo del pennuto spazzino
    ed è estraneo al contesto
    degli anni felici,

    fu severo il tuo repulisti,
    ora non cresce più niente
    sul terreno rovente di città,
    fu profondo il disprezzo mostrato
    non c’è seme che prenda forza,

    anche cercare la giusta pelle
    a suo modo è lavoro.
    Gabbiano a me stesso
    sogno ore mute tra mura di faggi,
    nel mezzo di gorgoglii d’asfalto estivo
    non s’arrende la restante speme.

    ♦

    #amicizia #città #distanziamento #estraneo #forza #isolamento #mare #misantropia #passato #poesia #poeta #poetica #poetry #provincia #ricordi #società #sociologia #solitudine #speranza #webPoetry
  11. Nota a “Un tempo nuovo” di Carla Malerba

    Il tempo definito come nuovo può essere interpretato in due modi differenti: è nuovo il tempo a venire che in gioventù immaginiamo ottimisticamente gravido di promesse (“E sembrava fosse tornato / un tempo nuovo […] una gioventù che irrideva gli anni / che sembrava farsi eternità”), di progetti succulenti, di orizzonti misteriosi inseguendo chimere – e per tale motivo affascinanti -; oppure è tempo nuovo quello che tramite la poesia e il silenzio (o la preghiera) ci concediamo in ogni periodo dell’esistenza; un ripartire verticale verso l’alto che possiamo solo sfiorare. Ma non è operazione facile e volontaria perché a volte le parole sono “Annidate così nel profondo” che “non sanno fiorire”: quante idee percorrono la nostra mente, quante immagini degne di nota che potrebbero diventare versi, eppure scegliamo di tacere. Ma il poeta non va di fretta e si affida ai tempi ciclici della gioia pura che non attende inviti ma si manifesta quando è pronta, ed è fatta di verità semplici, da cogliere con umiltà (“l’occhio del poeta / osserva intuisce riferisce / cosa c’è nell’anima del mondo”); alimentata dal “sogno eterno del ritorno”. Ma ritornare dove? In luoghi del passato mai abbandonati interiormente o in una dimensione attuale e perfetta ottenuta negli anni e grazie al privilegiato esercizio della ricerca poetica?

    Carla Malerba è una poetessa risolta? I versi delicati ed essenziali contenuti nella raccolta “Un tempo nuovo” (Fara Editore, 2026) sembrerebbero evidenziare un raggiunto equilibrio non solo stilistico ma innanzitutto esistenziale, storico, e quindi autobiografico, oppure il tutto è solo un “sentirsi al sicuro / appollaiati / in attesa del vortice” perché un poeta è sempre in viaggio dentro se stesso e il suo vissuto; la quiete è per i falsi risolti che non hanno dubbi. C’è un tempo sospeso, potenziale e spesso esplorato dai ricordi perché la vita ha deviato dal suo percorso, che sempre riaprirà varchi spazio-temporali, riesaminerà ipotesi esistenziali o semplicemente ripercorrerà pagine private che dolcemente e tristemente ritornano alla memoria. Anche nel presente insonne c’è una stazione dove qualcuno “ripete senza sosta / le stesse parole ferrate d’addio”: solo la sensibilità del poeta (intento per sua natura “ad ascoltare nel buio / mormorii e richiami”) può afferrarle al volo e ricollocarle in un angolo remoto del proprio lontano vissuto. Ma certe cose si sentono a tratti, in momenti di grazia: a volte è lo stesso poeta a sottovalutarne la portata, le potenzialità e molte sono le cose che scivolano via; tra queste le voci dell'”altro che non eri / o che sei stato”, gli io inespressi, le persone care estinte che oggi – come direbbe Massimo Recalcati – sono “luce di stelle morte” ma pur sempre, in altro modo, luce. È un ciclo che riguarda tutti: ci consola il fatto che “saremo / sedimenti di nuove colonie”; sulle nostre parole apparentemente ignorate forse si sta già formando la nuova coscienza di un’umanità che non vedremo.

    Carla Malerba vuole rappresentare, a se stessa in primis, il raggiungimento di una dimensione di pace che non significa rassegnato immobilismo: c’è invece un sobrio equilibrio tra elementi naturali, eventi personali, ricordi, stati di grazia conquistati con lo strumento mai scontato della semplicità osservatrice (“Semplice è sinonimo di chiaro”), percezioni a volte addirittura impalpabili, sovrapposizioni casuali e felici (“note di fado / nello sciabordio della marea”): è il poeta che registra, immortala, ma con leggerezza, senza l’ossessione del definitivo, del lapidario. In questa raccolta, forse più che in altre, Malerba ha voluto toccare e finalmente fissare l’essenza dell’esistere, le cose che contano, l’importanza del tempo, quello vero – l’altro – eterno, non misurabile dagli scarsi strumenti umani; ha preso coscienza “dell’indifferenza / verso passate stagioni”, delle voci ormai spente e che mai più torneranno, perché “di tutte le assenze / sconfinato il desiderio / di sorrisi e mani amate”. Ma non si tratta di un nostalgico arrendersi al tempo che passa perché “depongo con cura ciò che resta / delle trascorse stagioni. / Qui è vivo il presente…”. Un presente operoso e dinamico, ma con un occhio saggiamente rivolto sempre agli insegnamenti provenienti dal proprio vissuto.

    A questo punto dovrebbe essere abbastanza chiaro che la raccolta di Carla Malerba ha un co-autore ed è il Tempo: solo grazie a questa dimensione così sfuggevole e indefinibile, ma che di fatto ci insegue e fa sentire tutto il proprio peso sul nostro agire, possiamo valutare in profondità gli accadimenti, i sentimenti provati, le persone e i personaggi incontrati, le emozioni avvertite, i vuoti e i pieni sopravvalutati o sottovalutati… È grazie al tempo che a distanza riusciamo a definire, a dare un nome alle cose, all’indicibile per fortuna sempre presente in questo viaggio chiamato vita.

    Michele Nigro

    ♦

    #lettura #memoria #nota #passato #poesia #poeta #poetica #poetry #recensione #ricordi #ricordo #ritorno #silenzio #tempo #vita #webPoetry
  12. Nota a “Campagne” di Giancarlo Busso

    La prosa poetica e le campagne, quest’ultime geograficamente intese ma non solo, hanno in comune il loro essere zone ibride di confine: la prima tra la descrizione orizzontale e la sintesi tipicamente poetica, le seconde tra la natura incontaminata che sopravvive ai margini, e a volte ancora s’incunea tra gli artefatti, e l’azione trasformatrice della civiltà umana sul creato messo a disposizione per il sostentamento dell’Homo Sapiens che resiste alla città. Un confine ibrido che si rivela affascinante regione di indagine interiore, anche se la prosa poetica non spiega mai del tutto i suoi intenti e conserva un certo grado di indicibilità, così come la campagna non si concede interamente alla tecnica che plasma animali e terreni in vista di una produttività che va al di là dell’autosostentamento della società contadina.

    C’è un confine, lo si avverte e va rispettato. “Dove andava la strada?” si chiede Giancarlo Busso, autore della raccolta (opera prima) di prose poetiche e poesie intitolata Campagne (Fallone editore, 2025), ma non c’è risposta certa perché il mistero che avvolge il destino di una strada di campagna è pari a quello di ogni esistenza: il cammino in sé è l’essenza del nostro esserci andando, non il nome della meta, della strada stessa (“l’enorme archivio di nomi delle campagne” e in seguito “si aprono strade infinite tra i campi”). Perché “Camminare in una direzione, forse, ha senso?” Dall’osservazione del territorio procedendo lungo il percorso si traggono i più genuini e spontanei insegnamenti di vita; ci si muove da vivi in un terreno vivo “con movimenti sincroni […] creando vibrazioni”. Dall’osservazione della natura (“L’occhio brama il paesaggio”), sia quella ancora selvaggia che quella piegata dall’uomo agricolo, si giunge alla descrizione del proprio mondo interiore, presente e passato fatto di ricordi e rivisitazioni; a volte siamo più soli di un borgo abbandonato e desertico (“visitando luoghi che ci hanno dimenticato”): a farci compagnia le memorie di generazioni operose, il loro riverbero nella storia locale e privata, e le diatribe tra vicini (“Nessuno conosce veramente il vicino…”) che entrano nel tessuto della tradizione di zona. Le stalle vuote, la siccità sono solo i sintomi di una involuzione eco-socio-economica o rappresentano i simboli di un decadimento valoriale che coinvolge l’intera umanità, persino quella contadina che credevamo protetta, isolata, distanziata per definizione dal caos di un mondo più avanzato?

    Ma la terra ha una sua memoria: “Qualcuno era stato già qui nei tempi passati, decenni, poi secoli, poi millenni, di uccisioni e di nascite, di strati di terre sepolte, di occasioni perse, di coincidenze miracolose, di eventi non ancora compresi e già dimenticati nel caotico succedersi delle loro vite”. È una memoria paziente, fatta di attese che si perdono nel tempo, senza cronaca, senza clamori, senza un trafiletto nella Storia ufficiale. Senza i social!

    Il “Non sono mai stato niente. Non potevo non essere che niente…” (Il tesseratto, pag.53) ricorda il “Non sono niente. Non sarò mai niente…” di Pessoa e rappresenta quello spirito degli ultimi che al di là di ogni facile pessimismo diventa addirittura “filosofia di vita”, accettazione dell’inesorabilità della vita dei semplici che viene avvertita ma non colta, non percepita consapevolmente; come una nebbia che tutto avvolge, fagocita, rende democraticamente omogeneo annullando confini, differenze, precoci autoesaltazioni, ma al tempo stesso conferma una presenza costante nel tempo integrandola nel paesaggio. “Chiamare i morti, adesso che sei rimasto solo” è un esercizio necessario che si compie nelle contrade della solitudine: ma non è pratica folle o ritardataria, è rito sacro ispirato da luoghi familiari, “nella stanza in fondo alle campagne”, quando ci ritroviamo in vestigia a noi prossime e terrene.

    Michele Nigro

    ♦

    #animale #autore #cammino #campagna #critica #editoria #Fallone #natura #nota #paesaggio #poesia #poetica #poetry #prosa #raccolta #recensione #strada #terra #territorio #tradizione #webPoetry
  13. Paul Verlaine | Arte poética
    [de «Jadis et Naguère» 1884]
    «Antes que nada música,
    Y a lo Impar favorece,
    Que se pierde en el aire
    Sin que se pose o pese.»[...] Seguir leyendo en: pth.bz/3yUWblz
    Post by @locagonia
    #PaulVerlaine #arte #poetica #locagonia #EscritoresMalditos

  14. #newbook

    Possono le più recenti teorie neuroscientifiche diventare una chiave di lettura per comprendere la #letteraturatedesca del #Settecento? Fulcro del volume è la Gefühlstextualität: categoria di analisi inedita, capace di rivelare quella #poetica delle #emozioni che si sprigiona dal tessuto letterario per riverberarsi nell’orizzonte affettivo e cognitivo di ognuno di noi.

    ⬇️ Scaricalo ora in #OpenAccess: libri.unimi.it/index.php/milan

    @cultura

  15. Die 11. Ausgabe des Festivals Poetica in Köln

    Schon in mesopotamischen, sumerischen und altägyptischen Schriften gilt Lyrik als schöpferische Kraft. Im Alten Testament entsteht die Welt…
    #Koeln #Koln #Cologne #Deutschland #Deutsch #DE #Schlagzeilen #Headlines #Nachrichten #News #Europe #Europa #EU #Köln #Autoren #Autorinnen #Germany #Internationale #Kindersprachen #Kraft #lyrik #magischen #Nordrhein-Westfalen #Poesie #Poetica #sprache #Uhr
    europesays.com/de/696311/

  16. La vida pasa en cafés a medio beber,
    mensajes sin enviar y sueños en pausa.
    No es épica, pero insiste.
    Y en esa rutina discreta,
    a veces, también somos milagro. ✨
    #VidaCotidiana #Pensar #Poética #Mastodon

    Life passes in half-drunk coffees,
    unsent messages, and dreams on pause.
    It’s not epic, but it persists.
    And in that quiet routine,
    sometimes, we are miracles too. ✨
    #EverydayLife #Thinking #Poetry #Mastodon

  17. In this morning’s “Who gives a crap, dude?” department: I had this tune on an mp3 player I had in Iraq and would listen to it on occasion as I’d sit outside my hooch off-duty in what was known as “NCO Alley” on Forward Operating Base Freedom in Mosul, Iraq during 2004. It’s a catchy little number, originally released in 2001 that reminds me of a certain disco in Fussen, Germany, I spent a few hours at the year before.
    #MusicOfMastodon
    #2000sDancePop
    #Poetica
    m.youtube.com/watch?v=SmhbX5-t

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