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Chanel N°5: l’errore che profuma di genio
Immaginate un profumo nato per sbaglio, scelto perché “quello sbagliato”, e diventato il più venduto della storia: benvenuti nel mondo di Chanel N°5, dove l’errore di laboratorio è genio, il numero 5 è un talismano e Coco Chanel è la regista di un colpo di stato olfattivo.
Era il 5 maggio 1921 — quinto giorno, quinto mese, perché il 5 era il suo numero fortunato e la “quintessenza” degli alchimisti — quando Gabrielle “Coco” Chanel, orfana diventata regina della moda, lanciò un profumo che non profumava di mughetto romantico, ma di donna, di pulito, di scandalo. Ernest Beaux, il profumiere, le presentò dieci campioni: lei scelse il N°5, quello “sbagliato”, dove l’assistente aveva esagerato con le aldeidi, quei composti organici dal sentore saponeoso che trasformarono un errore in rivoluzione. Si racconta che, subito dopo, Coco portò Beaux a pranzo, si spruzzò il profumo e le donne in sala fecero la fila per chiedere: “Ma cos’è?” Il resto è storia, ma una storia con il turbo.
Perché Chanel N°5 non era solo un profumo: era un manifesto. Mentre le altre donne si avvolgevano nel mughetto, Coco optò per un bouquet “provocante” di gelsomino e muschio — il profumo delle prostitute dell’epoca, per intenderci — unito a 80 ingredienti tra centifoglia, fiore d’arancio, neroli, vetiver di Haiti, fava tonka, ylang-ylang, iris, vaniglia, limone e… fragola. Sì, fragola. E le aldeidi, quelle sì che erano l’arma segreta: garantivano una persistenza che gli altri profumi si sognavano, e facevano di N°5 il quarto in assoluto a contenerle, dopo Reve d’Or, Floramye e Quelques Fleurs. Ma Coco non voleva essere la quarta: voleva essere la prima. E ci riuscì.
La bottiglia? Un’altra rivoluzione. Semplice, trasparente, da farmacia, come a dire: “Il lusso vero non ha bisogno di fronzoli”. Etichetta bianca e nera, minimalista, quasi a sfidare lo sfarzo dell’epoca. La prima, del 1919, era più piccola, arrotondata, e si dice ricordasse la fiaschetta di whisky del suo amante, il granduca Dmitrij Pavlovic Romanov — cugino dello zar Nicola II, fratello della Granduchessa Maria Pavlovna e, si mormora, uno di quelli che hanno spedito Rasputin all’altro mondo. Il tappo? In vetro all’inizio, poi modificato svariate volte fino al 1986, quando finalmente trovò l’armonia con la bottiglia. Tagliato come una pietra preziosa, ottagonale, si è ingrandito nei decenni, diventando un’icona a sé. Nel 1959, il flacone entrò nel MoMA di New York: non più solo profumo, ma opera d’arte. Andy Warhol lo immortalò nella sua pop art “Ads: Chanel”. Marilyn Monroe, invece, lo consacrò con una frase: “Per dormire indosso qualche goccia di Chanel N°5”. E chi siamo noi per darle torto?
Nel 1924, Coco firmò un contratto con Pierre Wertheimer per creare Les Parfums Chanel: nasceva la profumeria industriale del brand, e con essa un mito che avrebbe venduto oltre 80 milioni di flaconi. Nel 2021, per il centenario, Chanel ha lanciato una collezione di alta gioielleria ispirata al profumo, con una collana ornata da un diamante di 55,55 carati. Perché se devi festeggiare 100 anni, lo fai in grande.
E così, Chanel N°5 resta lì, a oltre un secolo di distanza, come un monito: a volte l’errore è genio, a volte il numero 5 porta fortuna, e a volte una donna con un’idea e un po’ di audacia può cambiare il mondo — o almeno, il modo in cui il mondo profuma.
Fashion Blogger: Paola Moretti
#5Maggio #5Maggio1921 #AdsChanel #alchimisti #aldeidi #AndyWarhol #brand #campioneSbagliato #centifoglia #Chanel #ChanelN5 #CocoChanel #CuriositàDiModa #curiositàDiStile #DmitrijPavlovicRomnov #Donna #ErnestBeaux #erroreDiLaboratorio #favaTonka #fiaschettaDiWhisky #fioreDArancio #Floramaye #fragola #GabrielleChanel #GabrielleCocoChanel #Gelsomino #Haiti #Iho #Iris #LesParfumsChanel #Limone #MariaPavlovna #MarilynMonroe #minimalismo #MoMA #muschio #natoPerSbaglio #N5ByChanel #N5Chanel #neroli #NewYork #PaolaMoretti #Parfum #PerfettamenteChic #PierreWertheimer #pietraPreziosa #Profumiere #Profumo #QuelquesFleurs #Rasputin #reginaDellaModa #ReveDOr #Romanov #Romantico #SapevateChe #scandalo #StoriaDellaModa #talismano #vaniglia #vetiverDiHaiti #whisky #ylangYlang #ZarNicolaII
Fonte: Chanel, Delacoute Paris, Web
Immagine: AI -
Chanel N°5: l’errore che profuma di genio
Immaginate un profumo nato per sbaglio, scelto perché “quello sbagliato”, e diventato il più venduto della storia: benvenuti nel mondo di Chanel N°5, dove l’errore di laboratorio è genio, il numero 5 è un talismano e Coco Chanel è la regista di un colpo di stato olfattivo.
Era il 5 maggio 1921 — quinto giorno, quinto mese, perché il 5 era il suo numero fortunato e la “quintessenza” degli alchimisti — quando Gabrielle “Coco” Chanel, orfana diventata regina della moda, lanciò un profumo che non profumava di mughetto romantico, ma di donna, di pulito, di scandalo. Ernest Beaux, il profumiere, le presentò dieci campioni: lei scelse il N°5, quello “sbagliato”, dove l’assistente aveva esagerato con le aldeidi, quei composti organici dal sentore saponeoso che trasformarono un errore in rivoluzione. Si racconta che, subito dopo, Coco portò Beaux a pranzo, si spruzzò il profumo e le donne in sala fecero la fila per chiedere: “Ma cos’è?” Il resto è storia, ma una storia con il turbo.
Perché Chanel N°5 non era solo un profumo: era un manifesto. Mentre le altre donne si avvolgevano nel mughetto, Coco optò per un bouquet “provocante” di gelsomino e muschio — il profumo delle prostitute dell’epoca, per intenderci — unito a 80 ingredienti tra centifoglia, fiore d’arancio, neroli, vetiver di Haiti, fava tonka, ylang-ylang, iris, vaniglia, limone e… fragola. Sì, fragola. E le aldeidi, quelle sì che erano l’arma segreta: garantivano una persistenza che gli altri profumi si sognavano, e facevano di N°5 il quarto in assoluto a contenerle, dopo Reve d’Or, Floramye e Quelques Fleurs. Ma Coco non voleva essere la quarta: voleva essere la prima. E ci riuscì.
La bottiglia? Un’altra rivoluzione. Semplice, trasparente, da farmacia, come a dire: “Il lusso vero non ha bisogno di fronzoli”. Etichetta bianca e nera, minimalista, quasi a sfidare lo sfarzo dell’epoca. La prima, del 1919, era più piccola, arrotondata, e si dice ricordasse la fiaschetta di whisky del suo amante, il granduca Dmitrij Pavlovic Romanov — cugino dello zar Nicola II, fratello della Granduchessa Maria Pavlovna e, si mormora, uno di quelli che hanno spedito Rasputin all’altro mondo. Il tappo? In vetro all’inizio, poi modificato svariate volte fino al 1986, quando finalmente trovò l’armonia con la bottiglia. Tagliato come una pietra preziosa, ottagonale, si è ingrandito nei decenni, diventando un’icona a sé. Nel 1959, il flacone entrò nel MoMA di New York: non più solo profumo, ma opera d’arte. Andy Warhol lo immortalò nella sua pop art “Ads: Chanel”. Marilyn Monroe, invece, lo consacrò con una frase: “Per dormire indosso qualche goccia di Chanel N°5”. E chi siamo noi per darle torto?
Nel 1924, Coco firmò un contratto con Pierre Wertheimer per creare Les Parfums Chanel: nasceva la profumeria industriale del brand, e con essa un mito che avrebbe venduto oltre 80 milioni di flaconi. Nel 2021, per il centenario, Chanel ha lanciato una collezione di alta gioielleria ispirata al profumo, con una collana ornata da un diamante di 55,55 carati. Perché se devi festeggiare 100 anni, lo fai in grande.
E così, Chanel N°5 resta lì, a oltre un secolo di distanza, come un monito: a volte l’errore è genio, a volte il numero 5 porta fortuna, e a volte una donna con un’idea e un po’ di audacia può cambiare il mondo — o almeno, il modo in cui il mondo profuma.
Fashion Blogger: Paola Moretti
#5Maggio #5Maggio1921 #AdsChanel #alchimisti #aldeidi #AndyWarhol #brand #campioneSbagliato #centifoglia #Chanel #ChanelN5 #CocoChanel #CuriositàDiModa #curiositàDiStile #DmitrijPavlovicRomnov #Donna #ErnestBeaux #erroreDiLaboratorio #favaTonka #fiaschettaDiWhisky #fioreDArancio #Floramaye #fragola #GabrielleChanel #GabrielleCocoChanel #Gelsomino #Haiti #Iho #Iris #LesParfumsChanel #Limone #MariaPavlovna #MarilynMonroe #minimalismo #MoMA #muschio #natoPerSbaglio #N5ByChanel #N5Chanel #neroli #NewYork #PaolaMoretti #Parfum #PerfettamenteChic #PierreWertheimer #pietraPreziosa #Profumiere #Profumo #QuelquesFleurs #Rasputin #reginaDellaModa #ReveDOr #Romanov #Romantico #SapevateChe #scandalo #StoriaDellaModa #talismano #vaniglia #vetiverDiHaiti #whisky #ylangYlang #ZarNicolaII
Fonte: Chanel, Delacoute Paris, Web
Immagine: AI -
Chanel N°5: l’errore che profuma di genio
Immaginate un profumo nato per sbaglio, scelto perché “quello sbagliato”, e diventato il più venduto della storia: benvenuti nel mondo di Chanel N°5, dove l’errore di laboratorio è genio, il numero 5 è un talismano e Coco Chanel è la regista di un colpo di stato olfattivo.
Era il 5 maggio 1921 — quinto giorno, quinto mese, perché il 5 era il suo numero fortunato e la “quintessenza” degli alchimisti — quando Gabrielle “Coco” Chanel, orfana diventata regina della moda, lanciò un profumo che non profumava di mughetto romantico, ma di donna, di pulito, di scandalo. Ernest Beaux, il profumiere, le presentò dieci campioni: lei scelse il N°5, quello “sbagliato”, dove l’assistente aveva esagerato con le aldeidi, quei composti organici dal sentore saponeoso che trasformarono un errore in rivoluzione. Si racconta che, subito dopo, Coco portò Beaux a pranzo, si spruzzò il profumo e le donne in sala fecero la fila per chiedere: “Ma cos’è?” Il resto è storia, ma una storia con il turbo.
Perché Chanel N°5 non era solo un profumo: era un manifesto. Mentre le altre donne si avvolgevano nel mughetto, Coco optò per un bouquet “provocante” di gelsomino e muschio — il profumo delle prostitute dell’epoca, per intenderci — unito a 80 ingredienti tra centifoglia, fiore d’arancio, neroli, vetiver di Haiti, fava tonka, ylang-ylang, iris, vaniglia, limone e… fragola. Sì, fragola. E le aldeidi, quelle sì che erano l’arma segreta: garantivano una persistenza che gli altri profumi si sognavano, e facevano di N°5 il quarto in assoluto a contenerle, dopo Reve d’Or, Floramye e Quelques Fleurs. Ma Coco non voleva essere la quarta: voleva essere la prima. E ci riuscì.
La bottiglia? Un’altra rivoluzione. Semplice, trasparente, da farmacia, come a dire: “Il lusso vero non ha bisogno di fronzoli”. Etichetta bianca e nera, minimalista, quasi a sfidare lo sfarzo dell’epoca. La prima, del 1919, era più piccola, arrotondata, e si dice ricordasse la fiaschetta di whisky del suo amante, il granduca Dmitrij Pavlovic Romanov — cugino dello zar Nicola II, fratello della Granduchessa Maria Pavlovna e, si mormora, uno di quelli che hanno spedito Rasputin all’altro mondo. Il tappo? In vetro all’inizio, poi modificato svariate volte fino al 1986, quando finalmente trovò l’armonia con la bottiglia. Tagliato come una pietra preziosa, ottagonale, si è ingrandito nei decenni, diventando un’icona a sé. Nel 1959, il flacone entrò nel MoMA di New York: non più solo profumo, ma opera d’arte. Andy Warhol lo immortalò nella sua pop art “Ads: Chanel”. Marilyn Monroe, invece, lo consacrò con una frase: “Per dormire indosso qualche goccia di Chanel N°5”. E chi siamo noi per darle torto?
Nel 1924, Coco firmò un contratto con Pierre Wertheimer per creare Les Parfums Chanel: nasceva la profumeria industriale del brand, e con essa un mito che avrebbe venduto oltre 80 milioni di flaconi. Nel 2021, per il centenario, Chanel ha lanciato una collezione di alta gioielleria ispirata al profumo, con una collana ornata da un diamante di 55,55 carati. Perché se devi festeggiare 100 anni, lo fai in grande.
E così, Chanel N°5 resta lì, a oltre un secolo di distanza, come un monito: a volte l’errore è genio, a volte il numero 5 porta fortuna, e a volte una donna con un’idea e un po’ di audacia può cambiare il mondo — o almeno, il modo in cui il mondo profuma.
Fashion Blogger: Paola Moretti
#5Maggio #5Maggio1921 #AdsChanel #alchimisti #aldeidi #AndyWarhol #brand #campioneSbagliato #centifoglia #Chanel #ChanelN5 #CocoChanel #CuriositàDiModa #curiositàDiStile #DmitrijPavlovicRomnov #Donna #ErnestBeaux #erroreDiLaboratorio #favaTonka #fiaschettaDiWhisky #fioreDArancio #Floramaye #fragola #GabrielleChanel #GabrielleCocoChanel #Gelsomino #Haiti #Iho #Iris #LesParfumsChanel #Limone #MariaPavlovna #MarilynMonroe #minimalismo #MoMA #muschio #natoPerSbaglio #N5ByChanel #N5Chanel #neroli #NewYork #PaolaMoretti #Parfum #PerfettamenteChic #PierreWertheimer #pietraPreziosa #Profumiere #Profumo #QuelquesFleurs #Rasputin #reginaDellaModa #ReveDOr #Romanov #Romantico #SapevateChe #scandalo #StoriaDellaModa #talismano #vaniglia #vetiverDiHaiti #whisky #ylangYlang #ZarNicolaII
Fonte: Chanel, Delacoute Paris, Web
Immagine: AI -
Caterina de’ Medici: prima influencer della storia
Caterina de’ Medici nacque a Firenze nel 1519 con un inizio vita da trama di serie Netflix: orfana prima di compiere un mese, divenne l’unica erede legittima dei Medici e una pedina preziosa nelle strategie di potere familiari. Affidata alla nonna e poi al cardinale Giulio de’ Medici (futuro Clemente VII), crebbe tra conventi, tentativi di rapimento e trasferimenti “di sicurezza”, sviluppando una personalità vigile e cauta: perfetta per chi, secoli dopo, avrebbe fatto la influencer.
A 14 anni fu “lanciata” sul mercato matrimoniale francese, sposando Enrico, duca d’Orléans: un’unione strategica che portava i Medici nel cuore della monarchia di Francia. A corte era straniera, minuta, riservata e, per dieci anni, sterile: un vero problema di reputazione in un’epoca in cui il “content” si misurava in figli. Poi arrivò Francesco (1544) e, a ruota, altri nove bambini (sette sopravvissuti): da quel momento, ogni mossa politica fu filtrata dall’istinto materno.
Regina dal 1547, divenne la vera content manager del regno: prima al fianco di Enrico II, poi come reggente durante i regni dei figli Francesco II, Carlo IX ed Enrico III, fu di fatto la donna più potente di Francia (e forse d’Europa) tra il 1559 e il 1576. Il suo obiettivo? Evitare che la Francia collassasse nelle guerre di religione, usando negoziati, matrimoni, editti di tolleranza e, quando serviva, decisioni durissime come il massacro di San Bartolomeo (1572).
Colta, curiosa e abile nel gestire crisi da “regno in fiamme”, rimase a lungo dipinta come “la regina nera” più che come una pragmatica manager del potere. Morì a Blois nel 1589, a 69 anni, lasciando un’eredità complessa: guerre, intrighi, ma anche un’idea di corte come palcoscenico.
Proprio quell’idea di lusso, gusto e strategia è la chiave per capire perché tante delle “invenzioni” attribuite a Caterina non siano nate per caso, ma come veri e propri strumenti di posizionamento personale: una ragazza minuta, straniera e a lungo sterile, arrivata in una corte che la guardava con sospetto e la metteva in competizione con la favorita del re, alta, bella e consolidata, Diane de Poitiers. Per ribaltare la situazione e costruire la propria immagine, Caterina trasformò il guardaroba, la bellezza e i gesti quotidiani in vere e proprie mosse di branding: diventando così i suoi primi “prodotti signature”:
- Corsetto: Caterina non aveva un vitino naturalmente stretto e, in una corte dove l’immagine contava più di un trattato, impose un busto molto modellante per creare una silhouette “da regina”: il primo shapewear come strumento di potere. Risultato? Tutta la corte a fare “oh” davanti a una vita da vespa ottenuta con stecche, colla e tanta forza di volontà (e di cameriere che tiravano le stringhe).
- Tacchi alti: minuta rispetto al duca e insicura del proprio aspetto, per il matrimonio si fece realizzare scarpe con tacchi (5–7 cm, secondo alcune fonti fino a 10) per sembrare più alta e competere almeno in altezza con Diane de Poitiers: il primo “height boost” trasformato in trend. Da quel giorno, ogni donna che ha passato una serata su un tacco vertiginoso può ringraziare (o incolpare) direttamente Caterina. Se vuoi scoprire come sono nati esattamente i tacchi e come sono diventati un’ossessione femminile, puoi leggere il nostro articolo dedicato alla storia dei tacchi.
- Mutande: da ottima cavallerizza, Caterina adottò una cavalcata “all’amazzone” modificata, con la gamba destra quasi orizzontale sull’arcione; posizione comoda, ma con il piccolo effetto collaterale di rischiare di mostrare più del dovuto. Per evitare scandali (e puntate di cronaca rosa dell’epoca) diffuse l’uso di mutande strette e attillate, di cotone e fustagno, tanto che a corte le chiamavano “briglie da culo”: da capo “poco onesto” a must-have per nobildonne e, ironia della sorte, poi bandiera delle prostitute.
- Profumi: infastidita dai cattivi odori e dalla scarsa igiene della Francia dell’epoca (dove i bagni erano opzionali e i pomander obbligatori), portò con sé il profumiere personale Renato Bianco e impose la cultura italiana del profumo: essenze, acque profumate, guanti profumati e flaconi da tasca come primo beauty drop firmato “regina”. L’Acqua della Regina, creata per lei a Santa Maria Novella, fu l’antenata dell’acqua di colonia: praticamente il primo “signature scent” di una influencer senza tempo.
- Ventaglio: in una corte dove ogni gesto era osservato, il ventaglio divenne un oggetto scenico e un linguaggio non verbale: aprire, chiudere, agitare in modi diversi significava cose diverse, un primo social tool analogico per comunicare senza parlare, perfetto per una sovrana cauta e osservatrice. In pratica, Caterina ha trasformato un oggetto per rinfrescarsi in un mix tra emoji e status symbol, con tanto di materiali preziosi (avorio, tartaruga, piume) e decorazioni.
In altre parole: corsetto, tacchi, mutande, profumi e ventaglio non sono solo accessori, ma strumenti con cui Caterina ha costruito la sua immagine, gestito le insicurezze e dettato le regole del gioco a corte.
Fashion Blogger: Paola Moretti
#500 #AcquaDellaRegina #AcquaDiColonia #acqueProfumate #amoji #avorio #beautyDrop #blackQueen #Blois #CarloIX #CaterinaDeMedici #ClementeVII #content #contentFashion #corsetto #cronacaRosa #CuriositàDiModa #curiositàDiStile #deMedici #DianeDePoitiers #donnaPiùPotenteDiFrancia #donneCheHannoCambiatoLaStoria #donnePotenti #EnricoDOrléans #EnricoII #EnricoIII #erede #essenze #Europa #Fashion #Firenze #FrancescoII #Francia #GiulioDeMedici #guantiProfumati #heightBoost #Iho #influencer #Invenzioni #linguaggioNonVerbale #managerDelPotere #managerDelRegno #Moda #mustHave #mutande #Netfilx #oggettoScenico #PaolaMoretti #PerfettamenteChic #piume #pomander #potere #prodottiSignature #Profumi #Profumiere #Profumo #reginaNera #RenatoBianco #SanBartolomeo #SantaMariaNovella #SapevateChe #scandali #shapewear #Signature #silhouette #silhouetteDaRegina #slip #socialTool #statusSymbol #storia #storiaDeiTacchi #StoriaDellaModa #strumentoDiPotere #Tacchi #TacchiASpillo #tacchiAlti #trend #ventaglio #vitinoDaVespa
Fonte: Treccani, Web
Immagine: AI -
Caterina de’ Medici: prima influencer della storia
Caterina de’ Medici nacque a Firenze nel 1519 con un inizio vita da trama di serie Netflix: orfana prima di compiere un mese, divenne l’unica erede legittima dei Medici e una pedina preziosa nelle strategie di potere familiari. Affidata alla nonna e poi al cardinale Giulio de’ Medici (futuro Clemente VII), crebbe tra conventi, tentativi di rapimento e trasferimenti “di sicurezza”, sviluppando una personalità vigile e cauta: perfetta per chi, secoli dopo, avrebbe fatto la influencer.
A 14 anni fu “lanciata” sul mercato matrimoniale francese, sposando Enrico, duca d’Orléans: un’unione strategica che portava i Medici nel cuore della monarchia di Francia. A corte era straniera, minuta, riservata e, per dieci anni, sterile: un vero problema di reputazione in un’epoca in cui il “content” si misurava in figli. Poi arrivò Francesco (1544) e, a ruota, altri nove bambini (sette sopravvissuti): da quel momento, ogni mossa politica fu filtrata dall’istinto materno.
Regina dal 1547, divenne la vera content manager del regno: prima al fianco di Enrico II, poi come reggente durante i regni dei figli Francesco II, Carlo IX ed Enrico III, fu di fatto la donna più potente di Francia (e forse d’Europa) tra il 1559 e il 1576. Il suo obiettivo? Evitare che la Francia collassasse nelle guerre di religione, usando negoziati, matrimoni, editti di tolleranza e, quando serviva, decisioni durissime come il massacro di San Bartolomeo (1572).
Colta, curiosa e abile nel gestire crisi da “regno in fiamme”, rimase a lungo dipinta come “la regina nera” più che come una pragmatica manager del potere. Morì a Blois nel 1589, a 69 anni, lasciando un’eredità complessa: guerre, intrighi, ma anche un’idea di corte come palcoscenico.
Proprio quell’idea di lusso, gusto e strategia è la chiave per capire perché tante delle “invenzioni” attribuite a Caterina non siano nate per caso, ma come veri e propri strumenti di posizionamento personale: una ragazza minuta, straniera e a lungo sterile, arrivata in una corte che la guardava con sospetto e la metteva in competizione con la favorita del re, alta, bella e consolidata, Diane de Poitiers. Per ribaltare la situazione e costruire la propria immagine, Caterina trasformò il guardaroba, la bellezza e i gesti quotidiani in vere e proprie mosse di branding: diventando così i suoi primi “prodotti signature”:
- Corsetto: Caterina non aveva un vitino naturalmente stretto e, in una corte dove l’immagine contava più di un trattato, impose un busto molto modellante per creare una silhouette “da regina”: il primo shapewear come strumento di potere. Risultato? Tutta la corte a fare “oh” davanti a una vita da vespa ottenuta con stecche, colla e tanta forza di volontà (e di cameriere che tiravano le stringhe).
- Tacchi alti: minuta rispetto al duca e insicura del proprio aspetto, per il matrimonio si fece realizzare scarpe con tacchi (5–7 cm, secondo alcune fonti fino a 10) per sembrare più alta e competere almeno in altezza con Diane de Poitiers: il primo “height boost” trasformato in trend. Da quel giorno, ogni donna che ha passato una serata su un tacco vertiginoso può ringraziare (o incolpare) direttamente Caterina. Se vuoi scoprire come sono nati esattamente i tacchi e come sono diventati un’ossessione femminile, puoi leggere il nostro articolo dedicato alla storia dei tacchi.
- Mutande: da ottima cavallerizza, Caterina adottò una cavalcata “all’amazzone” modificata, con la gamba destra quasi orizzontale sull’arcione; posizione comoda, ma con il piccolo effetto collaterale di rischiare di mostrare più del dovuto. Per evitare scandali (e puntate di cronaca rosa dell’epoca) diffuse l’uso di mutande strette e attillate, di cotone e fustagno, tanto che a corte le chiamavano “briglie da culo”: da capo “poco onesto” a must-have per nobildonne e, ironia della sorte, poi bandiera delle prostitute.
- Profumi: infastidita dai cattivi odori e dalla scarsa igiene della Francia dell’epoca (dove i bagni erano opzionali e i pomander obbligatori), portò con sé il profumiere personale Renato Bianco e impose la cultura italiana del profumo: essenze, acque profumate, guanti profumati e flaconi da tasca come primo beauty drop firmato “regina”. L’Acqua della Regina, creata per lei a Santa Maria Novella, fu l’antenata dell’acqua di colonia: praticamente il primo “signature scent” di una influencer senza tempo.
- Ventaglio: in una corte dove ogni gesto era osservato, il ventaglio divenne un oggetto scenico e un linguaggio non verbale: aprire, chiudere, agitare in modi diversi significava cose diverse, un primo social tool analogico per comunicare senza parlare, perfetto per una sovrana cauta e osservatrice. In pratica, Caterina ha trasformato un oggetto per rinfrescarsi in un mix tra emoji e status symbol, con tanto di materiali preziosi (avorio, tartaruga, piume) e decorazioni.
In altre parole: corsetto, tacchi, mutande, profumi e ventaglio non sono solo accessori, ma strumenti con cui Caterina ha costruito la sua immagine, gestito le insicurezze e dettato le regole del gioco a corte.
Fashion Blogger: Paola Moretti
#500 #AcquaDellaRegina #AcquaDiColonia #acqueProfumate #amoji #avorio #beautyDrop #blackQueen #Blois #CarloIX #CaterinaDeMedici #ClementeVII #content #contentFashion #corsetto #cronacaRosa #CuriositàDiModa #curiositàDiStile #deMedici #DianeDePoitiers #donnaPiùPotenteDiFrancia #donneCheHannoCambiatoLaStoria #donnePotenti #EnricoDOrléans #EnricoII #EnricoIII #erede #essenze #Europa #Fashion #Firenze #FrancescoII #Francia #GiulioDeMedici #guantiProfumati #heightBoost #Iho #influencer #Invenzioni #linguaggioNonVerbale #managerDelPotere #managerDelRegno #Moda #mustHave #mutande #Netfilx #oggettoScenico #PaolaMoretti #PerfettamenteChic #piume #pomander #potere #prodottiSignature #Profumi #Profumiere #Profumo #reginaNera #RenatoBianco #SanBartolomeo #SantaMariaNovella #SapevateChe #scandali #shapewear #Signature #silhouette #silhouetteDaRegina #slip #socialTool #statusSymbol #storia #storiaDeiTacchi #StoriaDellaModa #strumentoDiPotere #Tacchi #TacchiASpillo #tacchiAlti #trend #ventaglio #vitinoDaVespa
Fonte: Treccani, Web
Immagine: AI -
Caterina de’ Medici: prima influencer della storia
Caterina de’ Medici nacque a Firenze nel 1519 con un inizio vita da trama di serie Netflix: orfana prima di compiere un mese, divenne l’unica erede legittima dei Medici e una pedina preziosa nelle strategie di potere familiari. Affidata alla nonna e poi al cardinale Giulio de’ Medici (futuro Clemente VII), crebbe tra conventi, tentativi di rapimento e trasferimenti “di sicurezza”, sviluppando una personalità vigile e cauta: perfetta per chi, secoli dopo, avrebbe fatto la influencer.
A 14 anni fu “lanciata” sul mercato matrimoniale francese, sposando Enrico, duca d’Orléans: un’unione strategica che portava i Medici nel cuore della monarchia di Francia. A corte era straniera, minuta, riservata e, per dieci anni, sterile: un vero problema di reputazione in un’epoca in cui il “content” si misurava in figli. Poi arrivò Francesco (1544) e, a ruota, altri nove bambini (sette sopravvissuti): da quel momento, ogni mossa politica fu filtrata dall’istinto materno.
Regina dal 1547, divenne la vera content manager del regno: prima al fianco di Enrico II, poi come reggente durante i regni dei figli Francesco II, Carlo IX ed Enrico III, fu di fatto la donna più potente di Francia (e forse d’Europa) tra il 1559 e il 1576. Il suo obiettivo? Evitare che la Francia collassasse nelle guerre di religione, usando negoziati, matrimoni, editti di tolleranza e, quando serviva, decisioni durissime come il massacro di San Bartolomeo (1572).
Colta, curiosa e abile nel gestire crisi da “regno in fiamme”, rimase a lungo dipinta come “la regina nera” più che come una pragmatica manager del potere. Morì a Blois nel 1589, a 69 anni, lasciando un’eredità complessa: guerre, intrighi, ma anche un’idea di corte come palcoscenico.
Proprio quell’idea di lusso, gusto e strategia è la chiave per capire perché tante delle “invenzioni” attribuite a Caterina non siano nate per caso, ma come veri e propri strumenti di posizionamento personale: una ragazza minuta, straniera e a lungo sterile, arrivata in una corte che la guardava con sospetto e la metteva in competizione con la favorita del re, alta, bella e consolidata, Diane de Poitiers. Per ribaltare la situazione e costruire la propria immagine, Caterina trasformò il guardaroba, la bellezza e i gesti quotidiani in vere e proprie mosse di branding: diventando così i suoi primi “prodotti signature”:
- Corsetto: Caterina non aveva un vitino naturalmente stretto e, in una corte dove l’immagine contava più di un trattato, impose un busto molto modellante per creare una silhouette “da regina”: il primo shapewear come strumento di potere. Risultato? Tutta la corte a fare “oh” davanti a una vita da vespa ottenuta con stecche, colla e tanta forza di volontà (e di cameriere che tiravano le stringhe).
- Tacchi alti: minuta rispetto al duca e insicura del proprio aspetto, per il matrimonio si fece realizzare scarpe con tacchi (5–7 cm, secondo alcune fonti fino a 10) per sembrare più alta e competere almeno in altezza con Diane de Poitiers: il primo “height boost” trasformato in trend. Da quel giorno, ogni donna che ha passato una serata su un tacco vertiginoso può ringraziare (o incolpare) direttamente Caterina. Se vuoi scoprire come sono nati esattamente i tacchi e come sono diventati un’ossessione femminile, puoi leggere il nostro articolo dedicato alla storia dei tacchi.
- Mutande: da ottima cavallerizza, Caterina adottò una cavalcata “all’amazzone” modificata, con la gamba destra quasi orizzontale sull’arcione; posizione comoda, ma con il piccolo effetto collaterale di rischiare di mostrare più del dovuto. Per evitare scandali (e puntate di cronaca rosa dell’epoca) diffuse l’uso di mutande strette e attillate, di cotone e fustagno, tanto che a corte le chiamavano “briglie da culo”: da capo “poco onesto” a must-have per nobildonne e, ironia della sorte, poi bandiera delle prostitute.
- Profumi: infastidita dai cattivi odori e dalla scarsa igiene della Francia dell’epoca (dove i bagni erano opzionali e i pomander obbligatori), portò con sé il profumiere personale Renato Bianco e impose la cultura italiana del profumo: essenze, acque profumate, guanti profumati e flaconi da tasca come primo beauty drop firmato “regina”. L’Acqua della Regina, creata per lei a Santa Maria Novella, fu l’antenata dell’acqua di colonia: praticamente il primo “signature scent” di una influencer senza tempo.
- Ventaglio: in una corte dove ogni gesto era osservato, il ventaglio divenne un oggetto scenico e un linguaggio non verbale: aprire, chiudere, agitare in modi diversi significava cose diverse, un primo social tool analogico per comunicare senza parlare, perfetto per una sovrana cauta e osservatrice. In pratica, Caterina ha trasformato un oggetto per rinfrescarsi in un mix tra emoji e status symbol, con tanto di materiali preziosi (avorio, tartaruga, piume) e decorazioni.
In altre parole: corsetto, tacchi, mutande, profumi e ventaglio non sono solo accessori, ma strumenti con cui Caterina ha costruito la sua immagine, gestito le insicurezze e dettato le regole del gioco a corte.
Fashion Blogger: Paola Moretti
#500 #AcquaDellaRegina #AcquaDiColonia #acqueProfumate #amoji #avorio #beautyDrop #blackQueen #Blois #CarloIX #CaterinaDeMedici #ClementeVII #content #contentFashion #corsetto #cronacaRosa #CuriositàDiModa #curiositàDiStile #deMedici #DianeDePoitiers #donnaPiùPotenteDiFrancia #donneCheHannoCambiatoLaStoria #donnePotenti #EnricoDOrléans #EnricoII #EnricoIII #erede #essenze #Europa #Fashion #Firenze #FrancescoII #Francia #GiulioDeMedici #guantiProfumati #heightBoost #Iho #influencer #Invenzioni #linguaggioNonVerbale #managerDelPotere #managerDelRegno #Moda #mustHave #mutande #Netfilx #oggettoScenico #PaolaMoretti #PerfettamenteChic #piume #pomander #potere #prodottiSignature #Profumi #Profumiere #Profumo #reginaNera #RenatoBianco #SanBartolomeo #SantaMariaNovella #SapevateChe #scandali #shapewear #Signature #silhouette #silhouetteDaRegina #slip #socialTool #statusSymbol #storia #storiaDeiTacchi #StoriaDellaModa #strumentoDiPotere #Tacchi #TacchiASpillo #tacchiAlti #trend #ventaglio #vitinoDaVespa
Fonte: Treccani, Web
Immagine: AI -
Caterina de’ Medici: prima influencer della storia
Caterina de’ Medici nacque a Firenze nel 1519 con un inizio vita da trama di serie Netflix: orfana prima di compiere un mese, divenne l’unica erede legittima dei Medici e una pedina preziosa nelle strategie di potere familiari. Affidata alla nonna e poi al cardinale Giulio de’ Medici (futuro Clemente VII), crebbe tra conventi, tentativi di rapimento e trasferimenti “di sicurezza”, sviluppando una personalità vigile e cauta: perfetta per chi, secoli dopo, avrebbe fatto la influencer.
A 14 anni fu “lanciata” sul mercato matrimoniale francese, sposando Enrico, duca d’Orléans: un’unione strategica che portava i Medici nel cuore della monarchia di Francia. A corte era straniera, minuta, riservata e, per dieci anni, sterile: un vero problema di reputazione in un’epoca in cui il “content” si misurava in figli. Poi arrivò Francesco (1544) e, a ruota, altri nove bambini (sette sopravvissuti): da quel momento, ogni mossa politica fu filtrata dall’istinto materno.
Regina dal 1547, divenne la vera content manager del regno: prima al fianco di Enrico II, poi come reggente durante i regni dei figli Francesco II, Carlo IX ed Enrico III, fu di fatto la donna più potente di Francia (e forse d’Europa) tra il 1559 e il 1576. Il suo obiettivo? Evitare che la Francia collassasse nelle guerre di religione, usando negoziati, matrimoni, editti di tolleranza e, quando serviva, decisioni durissime come il massacro di San Bartolomeo (1572).
Colta, curiosa e abile nel gestire crisi da “regno in fiamme”, rimase a lungo dipinta come “la regina nera” più che come una pragmatica manager del potere. Morì a Blois nel 1589, a 69 anni, lasciando un’eredità complessa: guerre, intrighi, ma anche un’idea di corte come palcoscenico.
Proprio quell’idea di lusso, gusto e strategia è la chiave per capire perché tante delle “invenzioni” attribuite a Caterina non siano nate per caso, ma come veri e propri strumenti di posizionamento personale: una ragazza minuta, straniera e a lungo sterile, arrivata in una corte che la guardava con sospetto e la metteva in competizione con la favorita del re, alta, bella e consolidata, Diane de Poitiers. Per ribaltare la situazione e costruire la propria immagine, Caterina trasformò il guardaroba, la bellezza e i gesti quotidiani in vere e proprie mosse di branding: diventando così i suoi primi “prodotti signature”:
- Corsetto: Caterina non aveva un vitino naturalmente stretto e, in una corte dove l’immagine contava più di un trattato, impose un busto molto modellante per creare una silhouette “da regina”: il primo shapewear come strumento di potere. Risultato? Tutta la corte a fare “oh” davanti a una vita da vespa ottenuta con stecche, colla e tanta forza di volontà (e di cameriere che tiravano le stringhe).
- Tacchi alti: minuta rispetto al duca e insicura del proprio aspetto, per il matrimonio si fece realizzare scarpe con tacchi (5–7 cm, secondo alcune fonti fino a 10) per sembrare più alta e competere almeno in altezza con Diane de Poitiers: il primo “height boost” trasformato in trend. Da quel giorno, ogni donna che ha passato una serata su un tacco vertiginoso può ringraziare (o incolpare) direttamente Caterina. Se vuoi scoprire come sono nati esattamente i tacchi e come sono diventati un’ossessione femminile, puoi leggere il nostro articolo dedicato alla storia dei tacchi.
- Mutande: da ottima cavallerizza, Caterina adottò una cavalcata “all’amazzone” modificata, con la gamba destra quasi orizzontale sull’arcione; posizione comoda, ma con il piccolo effetto collaterale di rischiare di mostrare più del dovuto. Per evitare scandali (e puntate di cronaca rosa dell’epoca) diffuse l’uso di mutande strette e attillate, di cotone e fustagno, tanto che a corte le chiamavano “briglie da culo”: da capo “poco onesto” a must-have per nobildonne e, ironia della sorte, poi bandiera delle prostitute.
- Profumi: infastidita dai cattivi odori e dalla scarsa igiene della Francia dell’epoca (dove i bagni erano opzionali e i pomander obbligatori), portò con sé il profumiere personale Renato Bianco e impose la cultura italiana del profumo: essenze, acque profumate, guanti profumati e flaconi da tasca come primo beauty drop firmato “regina”. L’Acqua della Regina, creata per lei a Santa Maria Novella, fu l’antenata dell’acqua di colonia: praticamente il primo “signature scent” di una influencer senza tempo.
- Ventaglio: in una corte dove ogni gesto era osservato, il ventaglio divenne un oggetto scenico e un linguaggio non verbale: aprire, chiudere, agitare in modi diversi significava cose diverse, un primo social tool analogico per comunicare senza parlare, perfetto per una sovrana cauta e osservatrice. In pratica, Caterina ha trasformato un oggetto per rinfrescarsi in un mix tra emoji e status symbol, con tanto di materiali preziosi (avorio, tartaruga, piume) e decorazioni.
In altre parole: corsetto, tacchi, mutande, profumi e ventaglio non sono solo accessori, ma strumenti con cui Caterina ha costruito la sua immagine, gestito le insicurezze e dettato le regole del gioco a corte.
Fashion Blogger: Paola Moretti
#500 #AcquaDellaRegina #AcquaDiColonia #acqueProfumate #amoji #avorio #beautyDrop #blackQueen #Blois #CarloIX #CaterinaDeMedici #ClementeVII #content #contentFashion #corsetto #cronacaRosa #CuriositàDiModa #curiositàDiStile #deMedici #DianeDePoitiers #donnaPiùPotenteDiFrancia #donneCheHannoCambiatoLaStoria #donnePotenti #EnricoDOrléans #EnricoII #EnricoIII #erede #essenze #Europa #Fashion #Firenze #FrancescoII #Francia #GiulioDeMedici #guantiProfumati #heightBoost #Iho #influencer #Invenzioni #linguaggioNonVerbale #managerDelPotere #managerDelRegno #Moda #mustHave #mutande #Netfilx #oggettoScenico #PaolaMoretti #PerfettamenteChic #piume #pomander #potere #prodottiSignature #Profumi #Profumiere #Profumo #reginaNera #RenatoBianco #SanBartolomeo #SantaMariaNovella #SapevateChe #scandali #shapewear #Signature #silhouette #silhouetteDaRegina #slip #socialTool #statusSymbol #storia #storiaDeiTacchi #StoriaDellaModa #strumentoDiPotere #Tacchi #TacchiASpillo #tacchiAlti #trend #ventaglio #vitinoDaVespa
Fonte: Treccani, Web
Immagine: AI -
Caterina de’ Medici: prima influencer della storia
Caterina de’ Medici nacque a Firenze nel 1519 con un inizio vita da trama di serie Netflix: orfana prima di compiere un mese, divenne l’unica erede legittima dei Medici e una pedina preziosa nelle strategie di potere familiari. Affidata alla nonna e poi al cardinale Giulio de’ Medici (futuro Clemente VII), crebbe tra conventi, tentativi di rapimento e trasferimenti “di sicurezza”, sviluppando una personalità vigile e cauta: perfetta per chi, secoli dopo, avrebbe fatto la influencer.
A 14 anni fu “lanciata” sul mercato matrimoniale francese, sposando Enrico, duca d’Orléans: un’unione strategica che portava i Medici nel cuore della monarchia di Francia. A corte era straniera, minuta, riservata e, per dieci anni, sterile: un vero problema di reputazione in un’epoca in cui il “content” si misurava in figli. Poi arrivò Francesco (1544) e, a ruota, altri nove bambini (sette sopravvissuti): da quel momento, ogni mossa politica fu filtrata dall’istinto materno.
Regina dal 1547, divenne la vera content manager del regno: prima al fianco di Enrico II, poi come reggente durante i regni dei figli Francesco II, Carlo IX ed Enrico III, fu di fatto la donna più potente di Francia (e forse d’Europa) tra il 1559 e il 1576. Il suo obiettivo? Evitare che la Francia collassasse nelle guerre di religione, usando negoziati, matrimoni, editti di tolleranza e, quando serviva, decisioni durissime come il massacro di San Bartolomeo (1572).
Colta, curiosa e abile nel gestire crisi da “regno in fiamme”, rimase a lungo dipinta come “la regina nera” più che come una pragmatica manager del potere. Morì a Blois nel 1589, a 69 anni, lasciando un’eredità complessa: guerre, intrighi, ma anche un’idea di corte come palcoscenico.
Proprio quell’idea di lusso, gusto e strategia è la chiave per capire perché tante delle “invenzioni” attribuite a Caterina non siano nate per caso, ma come veri e propri strumenti di posizionamento personale: una ragazza minuta, straniera e a lungo sterile, arrivata in una corte che la guardava con sospetto e la metteva in competizione con la favorita del re, alta, bella e consolidata, Diane de Poitiers. Per ribaltare la situazione e costruire la propria immagine, Caterina trasformò il guardaroba, la bellezza e i gesti quotidiani in vere e proprie mosse di branding: diventando così i suoi primi “prodotti signature”:
- Corsetto: Caterina non aveva un vitino naturalmente stretto e, in una corte dove l’immagine contava più di un trattato, impose un busto molto modellante per creare una silhouette “da regina”: il primo shapewear come strumento di potere. Risultato? Tutta la corte a fare “oh” davanti a una vita da vespa ottenuta con stecche, colla e tanta forza di volontà (e di cameriere che tiravano le stringhe).
- Tacchi alti: minuta rispetto al duca e insicura del proprio aspetto, per il matrimonio si fece realizzare scarpe con tacchi (5–7 cm, secondo alcune fonti fino a 10) per sembrare più alta e competere almeno in altezza con Diane de Poitiers: il primo “height boost” trasformato in trend. Da quel giorno, ogni donna che ha passato una serata su un tacco vertiginoso può ringraziare (o incolpare) direttamente Caterina. Se vuoi scoprire come sono nati esattamente i tacchi e come sono diventati un’ossessione femminile, puoi leggere il nostro articolo dedicato alla storia dei tacchi.
- Mutande: da ottima cavallerizza, Caterina adottò una cavalcata “all’amazzone” modificata, con la gamba destra quasi orizzontale sull’arcione; posizione comoda, ma con il piccolo effetto collaterale di rischiare di mostrare più del dovuto. Per evitare scandali (e puntate di cronaca rosa dell’epoca) diffuse l’uso di mutande strette e attillate, di cotone e fustagno, tanto che a corte le chiamavano “briglie da culo”: da capo “poco onesto” a must-have per nobildonne e, ironia della sorte, poi bandiera delle prostitute.
- Profumi: infastidita dai cattivi odori e dalla scarsa igiene della Francia dell’epoca (dove i bagni erano opzionali e i pomander obbligatori), portò con sé il profumiere personale Renato Bianco e impose la cultura italiana del profumo: essenze, acque profumate, guanti profumati e flaconi da tasca come primo beauty drop firmato “regina”. L’Acqua della Regina, creata per lei a Santa Maria Novella, fu l’antenata dell’acqua di colonia: praticamente il primo “signature scent” di una influencer senza tempo.
- Ventaglio: in una corte dove ogni gesto era osservato, il ventaglio divenne un oggetto scenico e un linguaggio non verbale: aprire, chiudere, agitare in modi diversi significava cose diverse, un primo social tool analogico per comunicare senza parlare, perfetto per una sovrana cauta e osservatrice. In pratica, Caterina ha trasformato un oggetto per rinfrescarsi in un mix tra emoji e status symbol, con tanto di materiali preziosi (avorio, tartaruga, piume) e decorazioni.
In altre parole: corsetto, tacchi, mutande, profumi e ventaglio non sono solo accessori, ma strumenti con cui Caterina ha costruito la sua immagine, gestito le insicurezze e dettato le regole del gioco a corte.
Fashion Blogger: Paola Moretti
#500 #AcquaDellaRegina #AcquaDiColonia #acqueProfumate #amoji #avorio #beautyDrop #blackQueen #Blois #CarloIX #CaterinaDeMedici #ClementeVII #content #contentFashion #corsetto #cronacaRosa #CuriositàDiModa #curiositàDiStile #deMedici #DianeDePoitiers #donnaPiùPotenteDiFrancia #donneCheHannoCambiatoLaStoria #donnePotenti #EnricoDOrléans #EnricoII #EnricoIII #erede #essenze #Europa #Fashion #Firenze #FrancescoII #Francia #GiulioDeMedici #guantiProfumati #heightBoost #Iho #influencer #Invenzioni #linguaggioNonVerbale #managerDelPotere #managerDelRegno #Moda #mustHave #mutande #Netfilx #oggettoScenico #PaolaMoretti #PerfettamenteChic #piume #pomander #potere #prodottiSignature #Profumi #Profumiere #Profumo #reginaNera #RenatoBianco #SanBartolomeo #SantaMariaNovella #SapevateChe #scandali #shapewear #Signature #silhouette #silhouetteDaRegina #slip #socialTool #statusSymbol #storia #storiaDeiTacchi #StoriaDellaModa #strumentoDiPotere #Tacchi #TacchiASpillo #tacchiAlti #trend #ventaglio #vitinoDaVespa
Fonte: Treccani, Web
Immagine: AI -
Chi avrebbe mai detto che bastavano due fazzoletti?
La storia del reggiseno non comincia con pizzi, coppe perfette e campagne patinate, ma con un’idea molto più concreta: riuscire a respirare. Per secoli il seno femminile è stato contenuto, modellato o, nei casi peggiori, letteralmente costretto dentro soluzioni che avevano poco a che fare con il comfort. Nell’antica Roma, per esempio, il seno prosperoso non era esattamente il massimo dell’ideale estetico: meglio una silhouette più contenuta, grazie a fasce come il mammillare, che schiacciava il seno, o lo strophium, una versione un po’ più gentile ma sempre ben poco libera.
La vera svolta, però, arriva nel 1914 e ha il nome di Mary Phelps Jacob, giovane socialite americana, nipote di Robert Fulton, l’inventore del battello a vapore. Un cognome che sembra promettere grandi invenzioni, e infatti Mary non delude: stanca del corsetto che rovinava un abito da sera con la grazia di un arnese medievale, prese due fazzoletti di seta, un nastro rosa e inventò il primo reggiseno moderno. Un gesto semplice, geniale e soprattutto molto più elegante del tentativo di sopravvivere a una serata in corsetto.
Il suo “backless brassiere” era leggero, morbido e finalmente sensato. Tanto che nel pieno dei cambiamenti sociali del Novecento, e con la Prima guerra mondiale che rendeva i corsetti con stecche metalliche poco pratici persino per l’industria bellica, il suo modello iniziò a prendere piede. Da lì in avanti, il reggiseno ha fatto una carriera notevole: ferretto, coppe, push-up, balconcino, taglie più precise e tutta quella serie di varianti che hanno trasformato un’intuizione nata da due fazzoletti in un oggetto di culto.
E sì, a questo punto il salto verso Victoria’s Secret viene quasi naturale: dalla soluzione furba e funzionale di Mary Phelps Jacob si arriva, decenni dopo, al lato più spettacolare e patinato della lingerie, dove il reggiseno smette di essere solo una questione di sostegno e diventa anche spettacolo, desiderio e marketing. Insomma, da due fazzoletti di seta a un impero rosa il passo è stato lungo, ma il punto di partenza resta sorprendentemente semplice.
Alla fine, il reggiseno è passato dalla necessità alla moda, dalla funzione al mito, e tutto è iniziato con una donna che ha guardato un corsetto e, molto probabilmente, ha pensato: “No, grazie, posso fare di meglio”.
Fashion Blogger: Paola Moretti
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Fonte: Noigiovani.it, Web
Immagine: AI