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#pensiero-critico — Public Fediverse posts

Live and recent posts from across the Fediverse tagged #pensiero-critico, aggregated by home.social.

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  1. Coprire la faccia di vostro figlio con un'emoji non lo protegge: il pericolo vero è tutto quello che c'è intorno. In questo video vi presento la conferenza "Uso consapevole delle tecnologie", pensata per scuole, genitori e associazioni.

    Sono Stef
    @tecnologia
    youtube.com/watch?v=tIrKUKDISD0

    #sicurezzaonline #genitori #educazionedigitale
    #benesseredigitale #tecnologia #PensieroCritico #Divulgazione #DivulgazioneInformatica #Informatica #DivulgazioneTecnologica

  2. Un chatbot che ci dà sempre ragione può essere piacevole. Non necessariamente utile.
    Ho provato a ridurre la sycophancy degli LLM con un semplice blocco di istruzioni personalizzate: valutare prima di elogiare, cercare i punti deboli davvero rilevanti, non lasciarsi condizionare dall'opinione già espressa dall'utente.
    Nel post c'è anche un confronto concreto tra ChatGPT prima e dopo.

    aitanblog.wordpress.com/2026/0

    #IntelligenzaArtificiale #LLM #Sycophancy #PensieroCritico #AI

  3. Viviamo in un mondo complesso, ma spesso cerchiamo risposte semplici.

    Uno slogan, un colpevole, una soluzione immediata, tutto sembra più facile quando la realtà viene ridotta a una frase. Ma questo ci porta fuori strada.

    Rallentare e cercare di capire la complessità non significa arrendersi, significa imparare a leggere meglio il mondo senza cadere nelle semplificazioni che ci ingannano.

    @attualita

    #PensieroCritico #Disinformazione #Società #Informazione

    psicospace.it/realta-complessa

  4. Epistemologia e pensiero critico: conoscenza, verità e ragione

    Indice dei contenuti

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    Come facciamo a sapere che qualcosa è vero?

    Quanto possiamo fidarci dei nostri sensi, della memoria, delle autorità, dei mezzi di informazione o delle convinzioni condivise dalla maggioranza?

    E soprattutto: che cosa significa davvero pensare con la propria testa?

    L’epistemologia è il campo della filosofia che studia la conoscenza: la sua origine, i suoi limiti, i criteri attraverso cui distinguiamo ciò che sappiamo da ciò che crediamo di sapere.

    Il pensiero critico porta molte di queste domande nella vita quotidiana.

    Significa imparare a valutare un’affermazione, distinguere fatti e interpretazioni, riconoscere i propri pregiudizi, verificare le fonti e accettare anche la possibilità di cambiare idea quando emergono prove migliori.

    Su Magozine questi problemi attraversano filosofia, psicologia, educazione e controinformazione. Perché la questione della conoscenza non appartiene soltanto ai filosofi: riguarda ogni volta che leggiamo una notizia, ascoltiamo un esperto, discutiamo un’idea o proviamo a capire il mondo.

    Che cos’è l’epistemologia

    L’epistemologia studia la conoscenza.

    Le sue domande fondamentali sono antiche:

    Che cosa possiamo conoscere?

    Da dove provengono le nostre conoscenze?

    Quale rapporto esiste tra esperienza e ragione?

    Quando una credenza può essere considerata giustificata?

    Esistono limiti oltre i quali la conoscenza umana non può andare?

    Nel corso della storia le risposte sono state molto differenti.

    Gli empiristi hanno attribuito un ruolo decisivo all’esperienza.

    I razionalisti hanno sottolineato invece il ruolo della ragione e delle strutture attraverso cui organizziamo ciò che percepiamo.

    Lo scetticismo ha ricordato che la certezza assoluta è spesso molto più difficile da raggiungere di quanto immaginiamo.

    Davide Morelli affronta direttamente questi problemi in Sui limiti della conoscenza umana, ovvero alcune questioni di epistemologia, passando dal confronto tra innatismo ed empirismo ai problemi dell’induzione e della deduzione.

    Esperienza e ragione

    Una delle grandi questioni della filosofia riguarda l’origine della conoscenza.

    Quanto deriva dall’esperienza?

    Quanto dipende invece dalle strutture della mente che interpretano l’esperienza?

    Osservare il mondo non significa infatti registrarlo passivamente.

    Ogni osservazione viene organizzata attraverso concetti, aspettative, linguaggio e conoscenze precedenti.

    Questo non significa che la realtà sia soltanto un’invenzione della mente.

    Significa però riconoscere che conoscere è un processo, non una semplice fotografia del mondo.

    Anche per questo la conoscenza può essere corretta, ampliata o abbandonata.

    Induzione e deduzione

    Due forme classiche di ragionamento sono induzione e deduzione.

    La deduzione parte da principi o premesse e ne ricava conseguenze logicamente necessarie.

    L’induzione procede invece dall’osservazione di casi particolari verso conclusioni più generali.

    Gran parte della conoscenza empirica utilizza forme di ragionamento induttivo.

    Ma osservare cento casi nei quali un fenomeno si verifica non garantisce logicamente che il centunesimo debba comportarsi nello stesso modo.

    Questo problema non rende inutile l’induzione.

    Ricorda semplicemente che molte conoscenze possiedono gradi differenti di certezza.

    Imparare a distinguere tra certezza, probabilità, ipotesi e semplice possibilità è già una forma di pensiero critico.

    Che cos’è la verità?

    Anche la parola verità sembra semplice soltanto finché non proviamo a definirla.

    Una frase può essere vera perché corrisponde a un fatto.

    Una teoria può essere considerata affidabile perché spiega bene le osservazioni disponibili.

    Un sistema filosofico può invece interrogarsi sulla possibilità stessa di accedere a una realtà indipendente dal soggetto che la conosce.

    Davide Morelli ha raccolto differenti posizioni nel saggio Sui diversi modi di porsi nei confronti della verità in estrema sintesi.

    La pluralità delle teorie sulla verità non significa però che ogni affermazione abbia lo stesso valore.

    Dire che la conoscenza possiede limiti non equivale a sostenere che non esistano criteri per distinguere un’affermazione documentata da una completamente arbitraria.

    Dubbio e scetticismo

    Il dubbio può essere uno strumento di conoscenza.

    Mettere in discussione una convinzione permette di verificare su quali basi poggia.

    Ma esiste una differenza fondamentale tra scetticismo metodologico e rifiuto sistematico di qualsiasi prova.

    Il pensiero critico non consiste nel non credere mai a nulla.

    Consiste nel chiedere:

    Quali prove sostengono questa affermazione?

    Quanto sono affidabili?

    Esistono spiegazioni alternative?

    Che cosa potrebbe dimostrare che la mia ipotesi è sbagliata?

    Sto utilizzando lo stesso livello di severità anche verso le idee con cui sono già d’accordo?

    Il dubbio diventa produttivo quando apre una verifica.

    Diventa sterile quando nessuna prova possibile viene considerata sufficiente.

    Che cos’è il pensiero critico

    Il pensiero critico non coincide con l’essere continuamente contrari.

    Non significa cercare un errore in qualsiasi affermazione oppure assumere automaticamente che la versione dominante sia falsa.

    Pensare criticamente significa valutare un’idea attraverso argomenti e prove.

    Richiede quindi almeno quattro capacità:

    comprendere ciò che viene realmente affermato;

    distinguere fatti, interpretazioni e giudizi;

    valutare la qualità delle fonti;

    considerare seriamente anche elementi contrari alla propria posizione.

    Questa autonomia di giudizio è uno dei temi centrali di Sul pensiero e sulla capacità di pensare di Davide Morelli.

    L’articolo insiste proprio sulla difficoltà di costruire un pensiero realmente autonomo quando scuola, società, mezzi di comunicazione e appartenenze culturali forniscono continuamente idee già organizzate.

    Pensare con la propria testa

    L’espressione “pensare con la propria testa” può essere ingannevole.

    Nessuno costruisce il proprio pensiero completamente da zero.

    Pensiamo attraverso parole che abbiamo imparato, concetti elaborati da altri, conoscenze ricevute dalla scuola, dalla famiglia, dai libri e dalla società.

    L’autonomia non consiste quindi nell’essere indipendenti da qualsiasi influenza.

    Consiste piuttosto nel diventare capaci di riconoscere, confrontare e mettere alla prova le influenze ricevute.

    È anche il problema affrontato da Morelli in Perché nella nostra società è così difficile dire sì alla vita e pensare?.

    La libertà di pensiero non è soltanto assenza di censura.

    Richiede tempo, strumenti culturali e possibilità reale di confronto.

    Pensiero critico e conformismo

    Il problema della conoscenza incontra qui la psicologia sociale.

    Possiamo aderire a un’idea non perché l’abbiamo verificata, ma perché è condivisa dalle persone che ci circondano.

    La maggioranza può diventare implicitamente una fonte di verità.

    Un’autorità può apparire credibile non soltanto per la qualità delle sue argomentazioni, ma per il ruolo che ricopre.

    Per questo Psicologia sociale e pensiero critico comunicano direttamente.

    Comprendere conformismo, obbedienza e influenza sociale aiuta a capire perché valutare razionalmente un’affermazione sia spesso più difficile di quanto sembri.

    Autorità ed esperti

    Nessuno può verificare personalmente ogni conoscenza.

    Per sapere come funziona una centrale nucleare, una malattia, un telescopio o un algoritmo dobbiamo inevitabilmente affidarci anche al lavoro di persone che possiedono competenze che noi non abbiamo.

    Affidarsi a un esperto non significa rinunciare al pensiero critico.

    Il problema diventa piuttosto capire perché consideriamo qualcuno competente.

    Titoli, esperienza, pubblicazioni, consenso della comunità scientifica, trasparenza dei dati e possibilità di controllo sono criteri differenti.

    Anche gli esperti possono sbagliare.

    Ma da questo non consegue che un’affermazione priva di prove abbia lo stesso peso di un risultato sostenuto da un metodo verificabile.

    Il pensiero critico richiede quindi di evitare due estremi:

    accettare qualsiasi autorità senza domande;

    rifiutare qualsiasi competenza perché nessuno è infallibile.

    Conoscenza e metodo

    Una delle conquiste più importanti del pensiero scientifico non consiste nell’aver eliminato l’errore.

    Consiste nell’aver sviluppato procedure per scoprirlo e correggerlo.

    Osservazione, formulazione di ipotesi, confronto con i dati, replicazione e discussione pubblica permettono di mettere continuamente alla prova le spiegazioni.

    La conoscenza scientifica è quindi modificabile.

    Questo carattere provvisorio viene talvolta interpretato erroneamente come debolezza.

    In realtà poter correggere una teoria quando compaiono prove migliori è proprio una delle caratteristiche che distinguono un metodo aperto dalla difesa dogmatica di una convinzione.

    Fonti: chi lo dice?

    Una delle prime domande del pensiero critico è:

    da dove proviene questa informazione?

    Un’affermazione può attraversare decine di siti, post e articoli fino a rendere quasi invisibile la sua origine.

    Risultano quindi fondamentali le fonti primarie.

    Un documento, uno studio, una sentenza, una registrazione o un insieme di dati permettono spesso di verificare ciò che una fonte secondaria sta raccontando.

    Ma anche una fonte primaria deve essere interpretata.

    Un documento autentico può essere presentato fuori contesto.

    Un dato reale può essere selezionato ignorando altri dati.

    Una citazione corretta può essere utilizzata per suggerire una conclusione che l’autore originale non sosteneva.

    La verifica delle fonti non consiste quindi soltanto nel trovare un link.

    Richiede di capire che cosa quel documento dimostra realmente.

    Controinformazione e metodo critico

    Questo problema è centrale anche nella controinformazione.

    Mettere in discussione una ricostruzione dominante può essere utile.

    Ma una fonte alternativa non diventa automaticamente affidabile soltanto perché contesta quella ufficiale.

    Una controinformazione credibile deve essere particolarmente severa verso le proprie fonti.

    Risulta quindi importante:

    risalire ai documenti originali;

    distinguere notizia e commento;

    cercare conferme indipendenti;

    verificare date e contesto;

    cercare anche elementi contrari alla propria ipotesi.

    Il principio dovrebbe essere semplice:

    non chiedersi se una notizia conferma ciò che pensiamo, ma quanto possiamo verificarla.

    Propaganda: vero e falso non bastano

    La propaganda mostra molto bene perché il pensiero critico non possa limitarsi alla domanda “è vero o falso?”.

    Una comunicazione propagandistica può contenere affermazioni false.

    Ma può anche utilizzare soltanto fatti autentici, selezionandoli e organizzandoli per orientare l’interpretazione.

    Nella guida Propaganda: significato, tecniche e storia della propaganda politica abbiamo affrontato proprio questa caratteristica.

    Di fronte a un messaggio dobbiamo quindi domandarci non soltanto:

    questa informazione è corretta?

    ma anche:

    perché viene selezionata proprio questa informazione?

    che cosa viene escluso?

    quale emozione cerca di produrre?

    quale comportamento cerca di favorire?

    Qui epistemologia, psicologia sociale e analisi dei media si incontrano.

    Disinformazione

    La disinformazione pone un problema differente.

    Un’informazione può essere falsa perché qualcuno ha commesso un errore.

    Oppure può essere costruita o diffusa consapevolmente per ingannare.

    Dal punto di vista del lettore, però, la prima necessità rimane la stessa: verificare.

    Su Magozine il problema è affrontato anche attraverso casi storici, come Propaganda: irredentismo e fake news storiche e La menzogna alimentata ad arte: disinformazione storica.

    La storia permette di osservare con maggiore distanza come narrazioni, selezione delle fonti e ripetizione possano modificare la percezione collettiva di un evento.

    Un caso concreto: 5G e Covid

    Un esempio particolarmente utile per riflettere sul metodo è Disinformazione e controinformazione sul 5G al tempo del coronavirus.

    L’articolo appartiene al contesto del 2020 e le sue affermazioni scientifiche devono naturalmente essere lette alla luce delle conoscenze disponibili in quel momento e delle ricerche successive.

    Ma il problema metodologico rimane interessante.

    Riconoscere che una determinata teoria è priva di prove non significa dover accettare automaticamente qualsiasi affermazione contraria.

    Ogni tesi deve essere valutata per le prove che porta.

    È una regola fondamentale del pensiero critico:

    la debolezza di un’ipotesi non dimostra automaticamente la verità dell’ipotesi opposta.

    Pensiero critico e pregiudizi personali

    Uno degli ostacoli più difficili da riconoscere è rappresentato dalle nostre stesse convinzioni.

    Tendiamo naturalmente a prestare maggiore attenzione alle informazioni compatibili con ciò che pensiamo già.

    Possiamo giudicare molto severamente una fonte quando sostiene una posizione contraria alla nostra e diventare improvvisamente meno rigorosi quando conferma ciò in cui crediamo.

    Pensare criticamente significa quindi esercitare il dubbio anche verso se stessi.

    Una buona domanda è:

    accetterei questa prova se sostenesse la tesi opposta?

    Se la risposta cambia in base alla conclusione, probabilmente non stiamo applicando lo stesso criterio.

    Informazione e libertà

    La possibilità di verificare un’informazione dipende anche dall’accesso alle fonti.

    Per questo pensiero critico e libertà d’informazione sono collegati.

    Una società nella quale fonti, documenti o posizioni differenti non possono circolare rende più difficile il controllo delle affermazioni pubbliche.

    Ma anche un ambiente nel quale circolano quantità enormi di informazioni senza criteri di verifica può produrre confusione.

    La libertà di accesso non elimina quindi la necessità di valutare.

    La rende ancora più importante.

    Educare al pensiero critico

    Il pensiero critico non dovrebbe essere considerato una capacità riservata agli studiosi.

    Può essere educato fin dall’infanzia.

    Una scuola orientata al pensiero critico non dovrebbe limitarsi a chiedere di ricordare risposte.

    Dovrebbe insegnare anche a costruire domande.

    Perché pensi questo?

    Quali sono le prove?

    Esiste un’altra spiegazione?

    Come potremmo verificare?

    Che cosa cambierebbe la tua opinione?

    La riflessione di Morelli in Sul pensiero e sulla capacità di pensare incontra qui anche il percorso di Magozine dedicato all’educazione: imparare non significa soltanto ricevere conoscenze, ma sviluppare progressivamente la capacità di valutarle.

    Il confronto come strumento di conoscenza

    Discutere non significa necessariamente convincere l’altro.

    Un confronto può essere utile anche quando nessuna delle persone coinvolte cambia completamente posizione.

    Argomentare costringe a esplicitare presupposti che spesso rimangono nascosti.

    Ascoltare un’obiezione può mostrare un punto debole.

    Formulare una risposta può costringerci a precisare meglio ciò che pensiamo.

    Per questo una società nella quale il confronto viene ridotto a schieramenti contrapposti perde uno dei suoi strumenti di conoscenza.

    Il pensiero critico ha bisogno anche della possibilità di dire:

    non lo so.

    Oppure:

    su questo punto avevo torto.

    Sono affermazioni molto più compatibili con la ricerca della conoscenza di una sicurezza costruita soltanto per difendere la propria posizione.

    Nessuno è depositario della verità

    Questa consapevolezza attraversa anche Sillabario contemporaneo di Davide Morelli.

    Il volume raccoglie riflessioni su psicologia, filosofia, società, politica, media ed economia dichiarando esplicitamente la compresenza di elementi oggettivi e interpretazioni personali.

    La distinzione è importante.

    Un pensiero può essere interessante senza pretendere di essere una verità definitiva.

    Una prospettiva soggettiva può aprire domande.

    Ma dovrebbe essere riconoscibile come tale.

    Separare dato, interpretazione e opinione è uno degli esercizi fondamentali del pensiero critico.

    Sapere di poter sbagliare

    Il pensiero critico non conduce necessariamente a maggiori certezze.

    Spesso produce il risultato opposto: rende più visibili i limiti di ciò che sappiamo.

    Ma questa incertezza non deve essere confusa con il relativismo assoluto.

    Non tutte le affermazioni sono ugualmente fondate.

    Non tutte le fonti sono ugualmente affidabili.

    Non tutte le interpretazioni spiegano i fatti con la stessa efficacia.

    Possiamo quindi riconoscere contemporaneamente due cose:

    la conoscenza umana è fallibile;

    esistono metodi migliori e peggiori per avvicinarsi alla realtà.

    È nello spazio tra queste due affermazioni che si incontrano epistemologia e pensiero critico.

    E proprio per questo il tema appartiene al percorso più ampio di Psicologia e filosofia: capire come conosciamo significa anche capire come pensiamo, come siamo influenzati e come costruiamo la nostra visione del mondo.

    #Conoscenza #Epistemologia #PensieroCritico #Verità
  5. L’IA dà risposte, la conoscenza resta un atto umano. Dopo l’annuncio di un modello di intelligenza artificiale che avrebbe risolto uno dei problemi matematici del millennio, l’Accademia Nazionale dei Lincei invita a ripensare scuola, università e ricerca.

    scienzamagia.eu/world-wide-web

    #AccademiadeiLincei #autonomiaintellettuale #intelligenzaartificiale #NavierStokes #openai #pensierocritico #problemidelmillennio #ricercascientifica #valutazionedellaricerca

  6. Pensiamo di essere razionali, ma spesso la mente prende scorciatoie senza avvisarci.

    I bias cognitivi influenzano il modo in cui leggiamo le notizie, prendiamo decisioni, giudichiamo gli altri e difendiamo le nostre convinzioni.

    Conoscerli non ci rende immuni, ma ci aiuta a rallentare, dubitare meglio e diventare un po’ meno manipolabili.

    @attualita

    #BiasCognitivi #Psicologia #PensieroCritico #Disinformazione
    #SocialMedia #Informazione

    psicospace.it/bias-cognitivi-c

  7. IA e Social: capire i meccanismi per usarli meglio

    #Conferenzeperlascuola #corsiperaziende #corsipergenitori #corsiperinsegnanti #Divulgazione #Divulgazioneinformatica #formazione #IntelligenzaArtificiale #PensieroCritico #Usoconsapevoledelletecnologie#Divulgazione
    Scopri come funzionano davvero gli algoritmi dei social e l'intelligenza artificiale. Capisci perché vedi certi contenuti, come influenzare il tuo feed e utilizzare questi strumenti in modo consapevol...
    short.staipa.it/yar0a

  8. Proposte di conferenze

    #Conferenzeperlascuola #corsipergenitori #corsiperinsegnanti #Divulgazione #Divulgazioneinformatica #FakeNews #formazione #PensieroCritico #Usoconsapevoledelletecnologie#Divulgazione
    Scopri le nostre proposte di conferenze che ti faranno esplorare nuovi punti di vista sulla tecnologia e l'innovazione. Con contenuti accessibili e interattivi, potrai arricchire la tua conoscenza e affrontare le sfide della modernità. Dai un'occhiata alle vid...
    short.staipa.it/homtf

  9. Complottismo: non è (solo) una questione di cultura, ma di psicologia

    Perché persone istruite, informate e apparentemente razionali finiscono per credere che il mondo sia governato da poteri occulti? Un nuovo studio pubblicato su Applied Cognitive Psychology prova a rispondere spostando l’attenzione dai contenuti delle teorie del complotto ai tratti psicologici che le rendono attraenti, indipendentemente da istruzione, censo o credo religioso (Furnham et al., 2026).

    Un fenomeno che non risparmia nessuno

    Nella mia pratica clinica quotidiana mi capita sempre più spesso di confrontarmi con pazienti, e talvolta con colleghi, che mettono in discussione l’origine di una malattia, l’utilità di una vaccinazione o l’indipendenza della ricerca scientifica, attribuendo questi ambiti a presunti interessi occulti di governi, agenzie regolatorie o industria farmaceutica. Non si tratta più di un fenomeno marginale confinato a nicchie isolate: il pensiero cospirazionista attraversa oggi classi sociali, livelli di istruzione e orientamenti politici in modo trasversale, come confermano diverse rassegne sul tema (Douglas, Sutton & Cichocka, 2017). Se internet e i social network hanno indubbiamente amplificato la diffusione di narrazioni non verificate, il nuovo studio guidato da Adrian Furnham, docente alla Norwegian Business School, suggerisce che il carburante di questo fenomeno vada cercato altrove: in due predisposizioni psicologiche stabili, presenti ben prima che una persona incontri una specifica teoria del complotto.

    Come è stato condotto lo studio

    Il gruppo di ricerca, composto da Furnham, Cuppello e Semmelink, ha coinvolto 253 adulti di lingua inglese provenienti da diversi Paesi (in particolare Regno Unito, Stati Uniti, Canada e Sudafrica), con un’età media di circa 49 anni e un livello di istruzione mediamente elevato. Ai partecipanti è stata somministrata una scala di dieci item per misurare la mentalità cospirazionista, comprensiva di affermazioni relative all’idea di “insabbiamento” (cover-up) da parte di governi e istituzioni, un aspetto che secondo gli autori era stato finora poco indagato dalla letteratura scientifica in modo sistematico. Parallelamente sono stati raccolti dati su variabili demografiche, orientamento politico e religioso, ottimismo, autostima e su un test di personalità (High Potential Trait Indicator) che misura tra l’altro la Tolerance of Ambiguity, ovvero la tolleranza all’incertezza.

    I due tratti psicologici che emergono dai dati

    Su 14 variabili complessivamente analizzate, l’analisi di regressione ne ha isolate tre come predittori statisticamente significativi, capaci di spiegare circa un quinto della varianza nei punteggi di adesione al pensiero cospirazionista:

    • Bassa tolleranza dell’ambiguità — la difficoltà a convivere con informazioni vaghe, contraddittorie o incomplete, che genera disagio di fronte a eventi complessi o multifattoriali e spinge verso spiegazioni nette, lineari, con cause chiare e responsabili identificabili.
    • Convinzione di vivere in un mondo ingiusto — la percezione che la realtà sia strutturalmente iniqua, che genera cinismo verso le istituzioni e un bisogno di attribuire eventi negativi ad attori potenti piuttosto che al caso o alla complessità dei sistemi.
    • Religiosità — un terzo predittore minore, coerente con la letteratura precedente sul rapporto fra credo religioso e adesione a narrazioni cospirazioniste.

    Un dato interessante emerge anche dal confronto con la ricerca precedente dello stesso Furnham sul rapporto fra convinzione di un mondo ingiusto e complottismo, che aveva già suggerito come le credenze sull’ingiustizia del mondo (Unjust World Beliefs) fossero un predittore più solido di quanto non lo fossero le semplici variabili demografiche (Furnham, 2021).

    Perché funziona così: la funzione psicologica delle teorie del complotto

    Come clinico, trovo particolarmente utile la chiave di lettura funzionale proposta dagli autori: la teoria del complotto non va letta solo come un errore cognitivo, ma come una strategia, per quanto disadattiva, di regolazione dell’ansia. Di fronte a un evento complesso — una crisi sanitaria, una decisione politica opaca, un cambiamento improvviso e non pienamente spiegabile — la narrazione cospirativa offre ordine, coerenza e confini netti tra vittime e colpevoli, riducendo il disagio prodotto dall’incertezza e dal senso di ingiustizia. Non stupisce che studi precedenti abbiano trovato risultati analoghi anche in relazione a specifiche teorie, come quelle sull’11 settembre, dove i tratti di personalità individuali risultavano associati alla propensione cospirazionista indipendentemente dal contenuto specifico della teoria (Swami, Chamorro-Premuzic & Furnham, 2010).

    Istruzione, età e ideologia: le sorprese dei dati

    Un elemento che trovo clinicamente rilevante è che, in questo studio, il livello di istruzione non è risultato un fattore protettivo significativo. Anzi, gli autori osservano che in alcuni casi sono proprio le persone con un maggiore bagaglio culturale e una spiccata curiosità intellettuale a spingersi più a fondo nell’esplorazione di narrazioni cospirazioniste, un dato che smonta lo stereotipo del “complottista disinformato“. Anche l’età incide meno di quanto si potrebbe pensare: nel campione i più giovani risultavano leggermente più inclini a queste credenze rispetto ai partecipanti più anziani. Coerentemente con la letteratura, orientamento religioso e politico conservatore restano invece associati a punteggi più elevati di mentalità cospirazionista. Un quadro non troppo distante da quello osservato anche nel contesto italiano, dove un’indagine longitudinale ha mostrato come le teorie del complotto tendano comunque, nel tempo, a indebolirsi più che a consolidarsi in modo permanente (Mancosu & Vassallo, 2022).

    I limiti dello studio

    Gli stessi autori invitano alla cautela nell’interpretazione dei risultati: il campione, per quanto internazionale, è relativamente piccolo (253 partecipanti), non rappresentativo della popolazione generale e composto in prevalenza da adulti di mezza età con un elevato livello di istruzione. I tre predittori individuati, inoltre, spiegano solo una parte della varianza complessiva: restano quindi ampi margini legati a fattori sociali, cognitivi e situazionali non colti da questo disegno di ricerca, che meriterebbero approfondimenti su campioni più ampi ed eterogenei.

    Commento editoriale

    Da internista, questo studio mi offre una chiave di lettura preziosa per il lavoro quotidiano con i pazienti che esprimono dubbi su vaccinazioni, terapie o indicazioni delle società scientifiche. Se il nodo centrale non è la carenza di informazioni corrette ma l’intolleranza all’incertezza e il senso di ingiustizia percepita, allora la sola correzione fattuale — per quanto necessaria — rischia di essere uno strumento spuntato. Comunicare la medicina significa anche, e forse soprattutto, aiutare le persone a convivere con il margine di incertezza che la scienza porta fisiologicamente con sé, senza sentirsi per questo defraudate di un ordine che in realtà nessuna disciplina può garantire in modo assoluto. Ascoltare la funzione che una convinzione cospirazionista svolge per chi la sostiene, prima ancora di correggerne il contenuto, mi sembra la lezione più operativa che possiamo trarre da questi dati per la pratica clinica e per la relazione di cura.

    Douglas, K. M., Sutton, R. M., & Cichocka, A. (2017). The psychology of conspiracy theories. Current Directions in Psychological Science, 26(6), 538–542. https://doi.org/10.1177/0963721417718261

    Furnham, A. (2021). Just world beliefs, personal success and beliefs in conspiracy theories. Current Psychology, 42, 2636–2642. https://doi.org/10.1007/s12144-021-01576-z

    Furnham, A., Cuppello, S., & Semmelink, D. S. (2026). Conspiracy theory mentality, injustice and tolerance of ambiguity. Applied Cognitive Psychology. Advance online publication. https://doi.org/10.1002/acp.70151

    Mancosu, M., & Vassallo, S. (2022). The life cycle of conspiracy theories: Evidence from a long-term panel survey on conspiracy beliefs in Italy. Italian Political Science Review/Rivista Italiana di Scienza Politica, 52(1), 1–17. https://doi.org/10.1017/ipo.2021.57

    Swami, V., Chamorro-Premuzic, T., & Furnham, A. (2010). Unanswered questions: A preliminary investigation of personality and individual difference predictors of 9/11 conspiracist beliefs. Applied Cognitive Psychology, 24(6), 749–761. https://doi.org/10.1002/acp.1583

    De Rosa, N. (2026, 7 gennaio). Ci sono due tratti psicologici che ci rendono vulnerabili al complottismo: cosa dice la scienza. Fanpage.it. https://www.fanpage.it/innovazione/scienze/ci-sono-due-tratti-psicologici-che-ci-rendono-vulnerabili-al-complottismo-cosa-dice-la-scienza/

    #AdrianFurnham #benesserePsicologico #complottismo #comunicazioneScientifica #disinformazione #fakeNews #intolleranzaAllAmbiguità #medicinaDivulgativa #mondoIngiusto #negazionismoScientifico #pensieroCospirazionista #pensieroCritico #pregiudiziCognitivi #psicologiaCognitiva #psicologiaSociale #relazioneMedicoPaziente #salutePubblica #teorieDelComplotto #vaccitazioneEComplottismo
  10. La *trasformazione adattiva* , o TrAd dall'inglese.
    Ne ho letto sul libro : Ora o mai più (a cura di Rupert Read e Morgan Phillips - 2026).

    Si basa su tre principi, che vi riporto dai miei appunti. In Inghilterra è una costola di Extinction Rebellion. Che ne pensate ?

    I tre principi.

    1) =terra= : include terra, acqua e aria; ma anche terra intesa come luogo, giàcchè alcune terre hanno caratteristiche peculiari che dipendono da dove si trovano e dalla loro storia. Alcune terre dovrebbero essere beni comuni perchè dipendono dalle comunità che al contempo ne dipendono e le salvaguardano. Le persone generalmente desiderano un maggior contatto con la terra. Parte della TrAd è restituire le terre alle persone.

    2) =comunità= : parte della TrAd è riaffermare l'importanza della comunità, che è innanzitutto una comunità geografica concreta, a contrasto con lo pseudo-individualismo che domina la nostra cultura attuale. La comunità richiede connessione, con le altre persone ma anche con la terra e con le specie che la abitano. E richiede =co-liberazione= : il nostro auto liberarci insieme. Infine richiede una democrazia rinnovata e comune, punto fondamentale.

    3) =trasformazione= : la TrAd riconosce grande valore alla saggezza antica, ma non feticizza nè demonizza il progresso. Si pone con spirito critico di fronte al progresso. Parte però dall'idea che non ci salveremo senza cambiare. La trasformazione sta per avvenire. La nostra attuale società (occidentale ndr) è al collasso ed ogni tentativo di prolungarne l'esistenza così com'è non fa che peggiorare la situazione. Serve una trasformazione intelligente e deliberata, che riconosca che il nostro attuale modo di vivere ha la data di scadenza. Serve ad esempio un futuro in cui consumeremo meno energia, quella che riusciremo a produrre dalle fonti rinnovabili. Sarà difficile che il sistema oggi esistente favorisca una simile transizione. Per cui se è giusto provare a coinvolgere Governi e enti sovranazionali tipo l'ONU, occorre esser realistici e pensare che la maggior parte dei cambiamenti dovrà arrivare dal basso.

    #ecologia #politica #società #pensierocritico

  11. Oggi ho rifiutato il gel disinfettante. Non una volta. Tre volte. Davanti a tutti. (post motivazionale di protesta)

    La signora all'ingresso del supermercato mi ha guardato come se avessi appena dichiarato guerra alla Svizzera. Il suo dispensatore automatico faceva quel suono — bloop — e io ho semplicemente... camminato oltre.

    Il silenzio era assordante.

    Here is what nobody is saying: il gel disinfettante al 70% di alcol non è igiene. È un rituale. È la preghiera laica del cittadino obbediente che dimostra di aver interiorizzato il messaggio.

    E io mi sono rifiutato di pregare.

    Le mie mani sono pulite. Le ho lavate stamattina. Con acqua. E sapone. Come faceva mia nonna. Come faceva la nonna di mia nonna. Come faceva probabilmente Giulio Cesare prima di attraversare il Rubicone — senza gel, senza bloop, senza la disapprovazione di una signora con una pettorina arancione.

    Let me be clear: questo non è un problema di igiene.

    È un problema di chi decide cosa significa essere un corpo rispettabile nello spazio pubblico.

    Il vero problema è che abbiamo smesso di fare domande e abbiamo iniziato a fare la fila per il bloop.

    Io no.

    Le mie mani. La mia scelta. La mia rivoluzione.

    Sono esausto di fingere che la conformità sia sicurezza.

    Voi no?

    #ResistenzaCivile #LibertàPersonale #GelDisinfettante #QuestionaTutto #CorpoAutonomo #SistemaRotto #RivoluzioneDelleMani #PensieroCritico #NonSonoUnaSchiavo #cringebot3000

    This post was generated with tongue firmly in cheek by LinkedIn CringeBot 3000.

    Dimmi @informapirata come sono andato? 😂
    mastodon.uno/@informapirata/11

  12. RE: psicospace.it/come-disinformaz

    La paura non nasce sempre dai fatti: spesso viene costruita, amplificata e trasformata in consenso, visibilità e denaro.

    Dalla crisi di Ceuta alla propaganda sui social, questo articolo racconta come persone in difficoltà e cittadini impauriti possano diventare strumenti dello stesso meccanismo.

    Riconoscerlo è il primo passo per non farsi usare.

    #Disinformazione #Propaganda #Violenza #Democrazia #FakeNews #PensieroCritico #Ceuta #SocialMedia #Informazione

  13. La Fabbrica della Paura: Come disinformazione e odio stanno avvelenando la Democrazia

    Mentre migliaia di persone cercavano di raggiungere Ceuta, alcune attraversando il confine terrestre, altre tentando di superarlo a nuoto, altrove era già cominciato lo spettacolo. Prima ancora che fosse possibile comprendere pienamente che cosa stesse accadendo, erano già stati individuati i colpevoli, stabilite le cause e pronunciate le condanne. Immagini confuse, numeri provvisori, testimonianze parziali e ipotesi non dimostrate venivano trasformati in una narrazione completa, pronta […]

    psicospace.it/come-disinformaz

  14. RE: psicospace.it/che-cose-il-pens

    Pensare criticamente non significa diffidare di tutto o avere sempre ragione.

    Significa fermarsi, valutare le fonti, distinguere fatti e opinioni, riconoscere i propri limiti e non lasciarsi trascinare dalla prima reazione emotiva.

    In un mondo pieno di informazioni, slogan e soprattutto #disinformazione, il pensiero critico è una forma di #libertà.

    @attualita

    #PensieroCritico #Consapevolezza #Informazione #Bias #Cultura #Democrazia

  15. Cos’è il Pensiero Critico e perché oggi è così difficile praticarlo

    Tutti pensiamo di pensare criticamente. È normale, nessuno ama immaginarsi manipolabile, superficiale o incapace di valutare le informazioni. Quando leggiamo una notizia, ascoltiamo un’opinione o partecipiamo a una discussione, tendiamo a credere di essere abbastanza lucidi da capire cosa sia vero, cosa sia falso e cosa sia solo propaganda. Ma il pensiero critico è più difficile di così. Non significa semplicemente “avere un’opinione”. Non significa diffidare di tutto. Non […]

    psicospace.it/che-cose-il-pens

  16. L’effetto Dunning-Kruger e l’illusione della competenza

    C’è qualcosa di curioso – e spesso inquietante – nel modo in cui valutiamo noi stessi.In molti ambiti della vita sembra accadere questo, chi sa poco parla con grande sicurezza, mentre chi ha studiato, letto e approfondito tende a dubitare, a pesare le parole, a riconoscere i propri limiti. È un fenomeno che osserviamo ogni giorno: nei social, nel dibattito pubblico, sul lavoro, perfino nelle conversazioni quotidiane. Ma non è solo una sensazione. È un meccanismo psicologico […]

    psicospace.it/effetto-dunning-

  17. Viviamo sommersi da notizie, dati, opinioni e aggiornamenti continui. Ma avere accesso a tante informazioni significa davvero "conoscere"?

    In questo articolo riflettiamo sulla differenza tra #informazione e #conoscenza, sul sovraccarico informativo e sull’importanza del pensiero critico.

    psicospace.it/linformazione-no

    @cultura @attualita

    #PensieroCritico #Disinformazione #Infodemia #Consapevolezza

  18. RE: psicospace.it/la-democrazia-il

    Ci preoccupiamo degli estremisti, dei leader irresponsabili, delle ideologie che tornano a raccogliere consenso.

    Ma quanto pesa, invece, il silenzio di chi si sente impotente, disilluso o semplicemente troppo stanco per partecipare?

    Una #democrazia non si indebolisce soltanto per ciò che fanno pochi estremisti violenti. Si deteriora soprattutto per ciò che tutti gli altri scelgono di non fare.

    @attualita

    #Responsabilità #PensieroCritico #Società #Indifferenza #Consapevolezza

  19. La democrazia si perde anche nel silenzio: il prezzo dell’indifferenza

    Ogni tanto ci domandiamo come sia possibile. Com’è possibile che idee violente, autoritarie o apertamente disumane tornino a occupare spazio nel dibattito pubblico? Com’è possibile che determinate parole che avrebbero dovuto restare sepolte nella vergogna della storia vengano di nuovo pronunciate con leggerezza, rilanciate nei comizi, normalizzate nei talk show, trasformate in slogan sui social? Come si spiega che intere società, dopo aver studiato guerre, dittature, persecuzioni e […]

    psicospace.it/la-democrazia-il

  20. 🎙️ Nuovo episodio disponibile ora!

    Una riflessione su come gli algoritmi, e le nostre scelte, costruiscano ambienti che ci rassicurano ma ci isolano.
    La bolla social riduce il confronto, appiattisce il pensiero critico e ci fa credere che il mondo sia più simile a noi di quanto non sia.

    🎧 Ascolta ora:
    open.spotify.com/episode/0atgW

    #PINGTalk #BollaSociale #PensieroCritico #Comunicazione #Podcast #CuriosityRulesTheWorld

  21. 🧠 Il rischio più sottovalutato dell’IA non è cosa fa, ma come può orientare ciò che pensiamo. Capirlo è il primo passo per restare liberi. #IA #PensieroCritico

    🔗 tomshw.it/hardware/il-rischio-

  22. 🧠 La stupidità funzionale non è nata con l’AI: ha trovato un amplificatore perfetto. Sta a noi usarla per pensare meglio, non per delegare il giudizio. #AI #PensieroCritico

    🔗 tomshw.it/business/stupidita-f

  23. «Affermazioni che non solo necessariamente false (anche se di solito lo sono), ma sono infiocchettate in modo da cercare di impressionarci o convincerci».

    #pensierocritico
    poliversity.it/@mau/1166216183

  24. @bestiolina Assolutamente appropriato. Si puo anche osservare che, a volte, funziona pronunciare la parola «abracadabra».

    #pensierocritico

  25. «La promessa di curare omeopaticamente gran parte delle malattie comuni dell’infanzia appartiene al campo delle frottole, una volta considerato l’effetto placebo. E diventa tanto più efficace quanto più riesce a usare, una dopo l’altra, le nostre scorciatoie mentali contro la nostra capacità di giudicare».
    mstdn.science/@badscientists/1

    #omeopatia #pensierocritico

  26. «La scelta riflette una convinzione accademica condivisa: la responsabilità delle università di difendere i diritti fondamentali e il #pensierocritico anche in contesti altamente polarizzati».
    poliversity.it/@emama/11639032

  27. Ti sei accorto che i feed dei social sono pieni di immagini e testi tutti uguali? Benvenuti nell'era dell'AI Slop. In questo video esploriamo perché la "sbobba" digitale sta invadendo il web, come i grandi brand (Lego, Dove, Nik
    @tecnologia
    youtube.com/watch?v=6acKun3xSQI

    #AISlop #IntelligenzaArtificiale #Staipa #Divulgazione #EUAIACT #Creatività #UmanesimoDigitale #PensieroCritico #Divulgazione #DivulgazioneInformatica #Informatica #DivulgazioneTecnologica

  28. Ve lo state chiedendo come mai siamo così polarizzati? Come mai a un referendum importante come questi giorni quasi nessuno parli del merito della questione e si tenda a votare solamente per appartenzenza politica?
    Come se fossimo allo stadio.
    Il motivo c'è.
    @tecnologia
    youtube.com/shorts/d4OjhWLm2bE

    #benesseredigitale #tecnologia #PensieroCritico #Divulgazione #DivulgazioneInformatica #Informatica #DivulgazioneTecnologica

  29. Da Valigia Blu.

    Il ritorno della Russia alla Biennale di Venezia e l’ennesima figuraccia internazionale dell’Italia

    Di Matteo Pascoletti.

    La riapertura del padiglione russo alla Biennale di Venezia, per la prima volta dall’invasione su larga scala dell’Ucraina, è diventata in pochi giorni un caso politico internazionale.

    Data l’ufficialità della presenza garantita a una rappresentanza del paese, ha preso posizione la Commissione Europea, vanificando i giochini sulla “libertà di espressione” condotti a distanza di sicurezza da cimiteri e fosse comuni. La vicepresidente esecutiva Henna Virkkunen e il commissario alla Cultura Glenn Micallef hanno condannato “la decisione della Fondazione Biennale di consentire alla Russia di riaprire il proprio padiglione nazionale”, minacciando di togliere i fondi.

    Come se non bastasse, una lettera firmata da ministri della Cultura e degli Esteri di 22 paesi europei ha definito “inaccettabile” la partecipazione della Federazione Russa nelle attuali circostanze, ricordando i danni inferti alla cultura ucraina e il rischio che il padiglione diventi uno strumento di legittimazione internazionale.

    Una terza lettera è stata promossa dal padiglione estone alla Biennale in collaborazione con quello lettone, lituano e finlandese. Lì si ricorda che “a differenza di un’ambasciata”, il padiglione russo non gode di immunità diplomatica”, e che la Biennale, insieme al governo italiano, ha l’autorità per impedire alla Russia di partecipare.

    Non si è certo fatta attendere la posizione dell'Ucraina. “La Biennale di Venezia è una delle piattaforme artistiche più autorevoli al mondo”, ha dichiarato il ministro degli Esteri, Andrii Sybiha, “e non deve diventare un palcoscenico per nascondere i crimini di guerra che la Russia commette quotidianamente contro il popolo ucraino e il nostro patrimonio culturale”. Secondo i dati forniti dal ministero, dall’inizio della guerra la Russia ha ucciso 346 artisti ucraini e 132 persone tra giornalisti e operatori. A questi numeri si aggiungono i luoghi d’arte distrutti o danneggiati.

    Nel 2022 furono proprio l’artista Kirill Savchenkov, Alexandra Sukhareva e il curatore Raimundas Malašauskas a ritirarsi dal padiglione russo e a dimettersi, scrivendo che “non c’è posto per l’arte” mentre i civili muoiono sotto i missili, gli ucraini si nascondono nei rifugi e i manifestanti russi vengono messi a tacere. Là dove c’è ancora possibilità di scegliere, la scelta è un atto politico poiché investe una comunità più ampia dei cerimoniali del potere. A questi artisti si chiede oggi di tornare a Venezia e curare uno spazio davanti a chi, una volta finita la Biennale, potrebbe arrestarli. Oppure perseguitare i parenti mentre è ancora in svolgimento.

    Alla Berlinale, all’inizio del festival Wim Wenders ha detto che il cinema dovrebbe stare fuori dalla politica, salvo poi presiedere una manifestazione in cui il conflitto su Gaza, le accuse di censura e i discorsi dal palco hanno mostrato esattamente il contrario. L’arte non può essere tenuta fuori dalla politica con una formula rituale, soprattutto quando le istituzioni decidono quali conflitti sono dicibili e quali devono essere neutralizzati.

    Quando si parla di “dialogo” cancellando asimmetrie, responsabilità e propaganda, il risultato è la riduzione di eventi e manifestazioni a vetrine. E nelle vetrine, per definizione, ci stanno i manichini.

    L'articolo completo si può leggere qui: valigiablu.it/biennale-venezia.

    #BiennalediVenezia #pensierocritico #arteepolitica @politica

  30. «Prima del broccoletto, qui cadevano ragazzi. Per la nostra libertà.

    Non sagre. Battaglie.

    Non degustazioni. Indipendenza».

    Qualcuno ha paura che impariamo a ragionare con la nostra testa. #pensierocritico
    mastodon.cisti.org/@anacleto/1

  31. «Il “nemico” migrante è stato creato, costruito, mitizzato, amplificato. L’intolleranza è stata coltivata a tavolino.
    E’ da sempre che lo si vuole sterminare questo “nemico”, ma solo negli ultimi tempi abbiamo raggiunto i risultati peggiori proprio in quel Paese, l’Italia, che sento sempre meno mio».
    @caffeitalia #pensierocritico
    mastodon.uno/@simonperry/11606

  32. ​"Tra le rovine di Pompei, il gatto di Sepúlveda ci insegna una dura verità: l'ignoranza urla certezze, mentre l'intelligenza sussurra dubbi."
    #Leadership #PensieroCritico #Cultura

    desideriorosso.altervista.org/

  33. Basta avere paura dell'Intelligenza Artificiale. È ora di capire come funziona davvero! In questo video ti presento il mio nuovo libro "IA e Social: Istruzioni per l'uso", un viaggio semplice e alla portata di tutti nel cuore della tecnologia che usiamo o
    @tecnologia
    youtube.com/watch?v=aeWiUlrS0jI

    #IntelligenzaArtificiale #SocialMedia #Libri #Tecnologia #Divulgazione
    #BenessereDigitale, #PensieroCritico #DivulgazioneInformatica #Informatica #DivulgazioneTecnologica

  34. RE: psicospace.it/perche-il-dibatt

    Perché il dibattito politico sembra sempre più povero, emotivo e semplificato?

    Non è solo colpa dei politici, né solo dei social.
    È il risultato di un sistema che premia lo scontro, accelera tutto e rende la complessità faticosa.

    In questo articolo ho voluto descrivere i meccanismi che hanno trasformato il confronto pubblico in rumore.

    #Politica #ComunicazionePolitica #DibattitoPubblico
    #PensieroCritico #Media #SocialNetwork
    #Democrazia #Psicospace

  35. RE: psicospace.it/effetto-dunning-

    Questo è un articolo scritto tempo fa, ma sempre molto attuale.

    Effetto Dunning-Kruger

    Perché spesso chi sa meno è più sicuro di sé, mentre chi è competente tende a dubitare?

    L’effetto Dunning-Kruger ci aiuta a capire come funziona la nostra autovalutazione e perché, in certi casi, possiamo diventare più facilmente manipolabili.

    #DunningKruger #BiasCognitivi #Psicologia #Conoscenza #Consapevolezza #PsicologiaCognitiva #Metacognizione #PensieroCritico #ErroriCognitivi #Psicospace

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