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Reihe „Maik Drops Movies“: Dieses Mal mit einer Tragikomödie von Paola Cortellesi
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– Wann: Mi., 23.9., 20.00
– Wo: Filmgalerie Phase IV
– Der Eintritt ist frei!
– Fassung: Italienisch dt. UT
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Rom 1946, kurz nach Ende des Faschismus. Delia ist die Frau von Ivano und Mutter dreier Kinder. Obendrein bessert sie die Haushaltskasse mit Hilfsarbeiten auf, um die Familie über Wasser zu halten. Ivano hingegen fühlt sich berechtigt, alle daran zu erinnern, wer der Ernährer ist – und nicht nur mit Worten. Körperliche und psychische Gewalt gehören für Delia zum Alltag. Bis ein mysteriöser Brief eintrifft, der ihr den Mut gibt, sich ein besseres Leben zu wünschen, nicht nur für sich selbst …(1/2)
#MaikDropsMovies #PaolaCortellesi #Tragikomödie #Komödie #comedy #Film #Kino #Movies #Cinema #cinemastodon #DresdenBubble
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https://www.europesays.com/it/694808/ Fa piangere, ridere e riflettere: il film fenomeno "C'è ancora domani" è stasera in tv – Amica.it #EmanuelaFanelli #Entertainment #GiornataInternazionaleControLaViolenzaSulleDonne #Intrattenimento #IT #Italia #Italy #PaolaCortellesi #Rai1 #StaseraInTv #tv #ValerioMastandrea
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https://www.europesays.com/it/687783/ Tutto quello che conta, primo ciak per il secondo film di Paola Cortellesi #Entertainment #film #Intrattenimento #IT #Italia #Italy #Movies #PaolaCortellesi
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https://www.europesays.com/it/628851/ Claudio Baglioni presenta “Frammenti”, il progetto multimediale con la voce di Paola Cortellesi #CheNotteèQuesta #ClaudioBaglioni #Entertainment #frammenti #Intrattenimento #IT #Italia #Italy #Music #Musica #PaolaCortellesi
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https://www.europesays.com/it/626830/ Paola Cortellesi Claudio Baglioni Frammenti #ClaudioBaglioni #Entertainment #Intrattenimento #IT #Italia #Italy #Music #Musica #PaolaCortellesi
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https://www.europesays.com/it/571111/ Stefania Sandrelli ieri e oggi: com’è cambiata in 65 anni di cinema #Celebrità #Celebrities #Entertainment #Intrattenimento #IT #Italia #Italy #PaolaCortellesi #StefaniaSandrelli #vip
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https://www.europesays.com/it/568308/ Scusate se esisto, il cast del film con Raoul Bova e Paola Cortellesi #Entertainment #film #Intrattenimento #IT #Italia #Italy #Movies #PaolaCortellesi #RaoulBova
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Da Andrea La Rovere
Ma voi l’avete visto lo spot con la donna del ’46 che sogna Meloni e – invece di chiamare subito un bravo medico della mente – trova in sé una consapevolezza nuova e il giorno dopo si reca alle urne come in una versione pezzotta di “C’è ancora domani” di Paola Cortellesi?
No, perché ho dovuto pizzicarmi perché temevo di essere io quello che stava facendo un – brutto – sogno.
Forse siamo di fronte alla roba più imbarazzante, genuinamente cringe che si sia mai vista, un cortometraggio troppo brutto per essere vero, un’esperienza che toglie lavoro ai comici, che nemmeno Crozza sotto LSD avrebbe potuto concepire.La trama, già di per sé, sembra scritta da uno sceneggiatore di Boris dopo aver battuto forte la zucca contro un lampione.
Siamo nel 1946. Una donna italiana, che viene definita “sposa e madre”, tanto per chiarire subito qual è il posto delle donne, finalmente chiamata a votare dopo secoli di esclusione dalla vita politica, invece di sentire il peso storico del momento, fa la svogliata.
Ma sì, non è convinta, meglio se ne sta a rammendare i calzini del capofamiglia, che ci vado a fare a votare? Deve pensarci.
Il primo capolavoro è il marito. Nello spot è lui che incoraggia con insopportabile paternalismo la moglie a recarsi al seggio. Lui, l’uomo, il maschio ragionevole, quello che capisce prima di lei l’importanza del momento. E glielo spiega, perché un po’ di “sano” mansplaining non ce lo vuoi mettere?
Ci vuole il maschio pedagogico che accompagna la donna verso la democrazia, come se fosse una bambina un po’ tonta da convincere ad andare all’asilo. Meraviglioso. Poco conta che, storicamente, un numero impressionante di uomini fece di tutto per rimandare, limitare, addomesticare o boicottare il voto alle donne. Paura che votassero “male”, paura che fossero influenzate dai preti, paura che non capissero, o – soprattutto - che capissero benissimo. E invece nello spot arriva il marito illuminato: “Cara, pensaci”, al posto della sbuffata che – nel migliore dei casi – avrebbe opposto ai suoi dubbi.Poteva finire qua? Ah, per me non doveva proprio iniziare, e invece sentite qua.
Quella si addormenta, sogna il futuro della Repubblica e, colpo di genio che nemmeno in una fiction Rai co-prodotta con la Turchia, vede Giorgia Meloni che giura da presidente del Consiglio.
“IL” presidente, per dirla con Giorgia, donna, madre e cristiana che sfoggia il potere al maschile perché sennò vale meno.
A quel punto, anziché tirarsi su e urlare con la frangetta madida di sudore appiccicata alla fronte, si sveglia illuminata e corre al seggio, seguita da una serie di donne stereotipate peggio di lei.
Pare evidente, a questo punto, che il suffragio femminile non sia il risultato di lotte, rivendicazioni, Resistenza, trasformazioni sociali, battaglie civili e politiche. No, era solo il trailer lungo settantasei anni che serviva a tirare la volata all’arrivo di Giorgia Meloni a Palazzo Chigi.
Ora, uno può anche avere una certa disinvoltura propagandistica, per carità, questi ci vincono le elezioni raccontando balle da decenni. Però qui siamo oltre, qui si prende un evento gigantesco, il primo voto nazionale delle donne italiane – dopo la prova generale delle amministrative qualche mese prima - e lo si riduce a spot celebrativo di una leader contemporanea. Una sorta di televendita coi vestiti di nonna.
La cosa più spettacolare è chi firma l’operazione, Fratelli d’Italia, cioè il partito che discende dalla tradizione postfascista che adesso decide di intestarsi il voto alle donne come se fosse una naturale tappa del proprio album di famiglia.
Una roba da mettersi seduti e respirare piano dentro un sacchetto di carta.
No, perché il fascismo io me lo ricordavo un po’ diverso con le donne. Le voleva madri, mogli, fattrici patriottiche, angeli del focolare con grembiule, in religioso silenzio davanti al marito, signore e padrone per legge. Le voleva utili alla nazione, ma non libere nella nazione. Le voleva prolifiche, obbedienti, decorative quando serviva, invisibili quando contava. Altro che emancipazione.
E l’idea che quella destra, in quel contesto culturale, sarebbe stata lì a sventolare il suffragio universale come una conquista fa venire i nervi, al di là della comicità involontaria. La destra dell’ordine, della famiglia gerarchica, della donna al suo posto, del maschio capofamiglia, guardava il voto femminile con terrore.
In questa squallida operazione, le donne del 1946 non sono più soggetti politici e la Repubblica non nasce più dalla fine della dittatura, dalla Resistenza, dal ritorno alla sovranità popolare, diventa solo un lungo corridoio narrativo che conduce alla scena madre, quella di Meloni che giura.
Davanti a una cosa del genere, pure il René Ferretti di “La qualità c’ha rotto il ca**o” avrebbe aggiunto “Diamoci una calmata!”.
Insomma, se volete emozionarvi davanti allo schermo e capire cosa voleva dire votare per le donne del ’46, guardatevi il bianco e nero del film di Cortellesi, o magari cercatevi la bella puntata di “Passato e Presente” sul tema su Raiplay. I colori smarmellati lasciamoli sui poster elettorali attaccati a qualche muro scrostato.#melonispot #votoalledonne
#1946 #Meloni #paolacortellesi #ilpresidentemeloni -
https://www.europesays.com/it/522939/ L’ira di Meloni per il testo della Cortellesi (che non la cita) #Entertainment #FestaDellaRepubblica #GiorgiaMeloni #Intrattenimento #IT #Italia #Italy #PaolaCortellesi #politica
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80 anni dal Referendum - I volti della Repubblica 2026 - #PaolaCortellesi: il voto delle donne - Video - RaiPlay https://www.raiplay.it/video/2026/06/Paola-Cortellesi-il-voto-delle-donne---80-anni-dal-Referendum---I-volti-della-Repubblica-bdeb3034-c522-46b4-8d8f-81541a72cbdc.html
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https://www.europesays.com/it/521683/ I Volti della Repubblica, pagelle look: Annalisa pop istituzionale (7,5), Mattarella impeccabile (9), Crescentini osa (8,5) #annalisa #Entertainment #IVoltiDellaRepubblica #Intrattenimento #IT #Italia #Italy #mattarella #PaolaCortellesi #Rai1 #StaseraInTv #VoltiDellaRepubblica
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https://www.europesays.com/it/521648/ Chiedimi se sono felice, il cast del film con Aldo, Giovanni e Giacomo stasera in tv #attori #attrici #Entertainment #film #fotogallery #GiacomoPoretti #Intrattenimento #IT #Italia #Italy #mediajungle #Movies #notwitter #PaolaCortellesi
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https://www.europesays.com/it/521548/ C’è ancora domani, perché rivederlo il 2 giugno e cosa dice alle donne #cinema #Entertainment #film #Intrattenimento #IT #Italia #Italy #Movies #PaolaCortellesi #spettacolo
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Tutto quello che ieri sera, in Piazza del Quirinale, davanti al Presidente Mattarella ed alla Premier Giorgia Meloni c'era da dire sugli 80 anni di vita della nostra Repubblica lo ha detto la straordinaria regista e attrice Paola Cortellesi non ha caso pluripremuata per il suo capolavoro "C'è ancora domani" che proprio il tema del 2 giugno e della lotta per l'emancipazione femminile tocca. Discorso lungo ma credetemi val la pena di leggerlo tutto d'un fiato.
"Ottant'anni fa nasceva la Repubblica Italiana.
Nacque dalla lotta partigiana degli uomini e delle donne della resistenza, Nacque da una scheda piegata in una cabina elettorale, un gesto semplice e insieme rivoluzionario. Dal voto di un popolo che usciva stremato dalla guerra, dalla dittatura, dalla fame e dal lutto.
E nacque, per la prima volta, anche dal voto delle donne.Dopo aver potuto esprimere la loro preferenza nelle elezioni amministrative di marzo, il 2 e il 3 giugno del 1946 le italiane entrarono nei seggi per partecipare a pieno titolo alla scelta tra monarchia e repubblica e all'elezione dell'assemblea costituente. Finalmente, almeno lì dentro, la loro voce aveva lo stesso peso di quella di chiunque altro.
Prima di quel momento la maggior parte delle donne italiane era cresciuta dentro un'idea precisa di subordinazione e obbedienza. Sotto il regime fascista le donne non erano soltanto escluse dalla vita pubblica ma furono progressivamente ricondotte anche per legge a un unico ruolo considerato naturale: moglie, madre, custode del focolare.
La propaganda f@scista celebrava la maternità come missione patriottica: dare figli alla nazione. Ma dietro quella retorica c'era un progetto di limitazione dell'autonomia femminile. Alle donne fu proibito di dirigere scuole medie e superiori, di insegnare materie considerate di alto profilo, come filosofia e storia nei licei.
L'istruzione di bambini e ragazze fu orientata verso lavori donneschi, ovvero mansioni domestiche. Gli studi superiori e le professioni intellettuali venivano altamente sconsigliati. E nel caso in cui una studentessa avesse avuto l'arroganza di proseguire gli studi, avrebbe comunque trovato tasse universitarie raddoppiate rispetto a quelle degli studenti.
Accanto alle norme, anche gli scritti ideologici del tempo teorizzavano la subordinazione femminile.In questi passaggi del volume "Politica della famiglia" del 1938, scritto dall'economista fascista Ferdinando Loffredo, affiora, a voler pensar male, un certo pregiudizio misogino, seppur velatamente accennato tra le righe: "La indiscutibile minor intelligenza della donna ha impedito di comprendere che la maggiore soddisfazione può essere da essa provata solo nella famiglia.
Il lavoro femminile crea nel contempo due danni: la mascolinizzazione della donna e l'aumento della disoccupazione maschile".
In sintesi è: vengono a rubarci il lavoro. Questo concetto, devo dire, va ancora fortissimo. È un jolly da giocarsi a seconda delle categorie. Allora erano le donne. Eppure, in questo oscuro scenario di disuguaglianza, ci furono ragazze giovanissime che decisero di ribellarsi. In un momento storico in cui dissentire non consisteva nel pubblicare una storia su Instagram, ma voleva dire mettere a rischio la propria vita.Adottarono un nome di battaglia, come misura di sicurezza per sé e per i compagni, e si unirono alle circa 300.000 persone impegnate nella resistenza contro il n@zif@scismo.
Teresa Vergalli, nome di battaglia Annuska, staffetta, a 16 anni andava in bicicletta con i messaggi nascosti nelle trecce e una piccola rivoltella nel reggipetto per uccidersi qualora fosse caduta nelle mani dei naz*sti. Non ne ebbe bisogno e dopo la guerra girò per le campagne con il facsimile della scheda elettorale per mostrare alle braccianti come apporre il proprio voto su questo misterioso ma importantissimo documento.Tina Anselmi aveva 17 anni quando fu costretta ad assistere all'impiccagione di 31 prigionieri in piazza. Decise di unirsi alla resistenza. Dedicò poi tutta la sua vita alla tutela dei diritti civili e sociali delle donne.
Irma Bandiera venne catturata da una squadra fascista e seviziata in ogni modo possibile per giorni affinché rivelasse informazioni sui propri compagni. Non lo fece. Venne accecata e uccisa da una raffica di mitra e il suo corpo fu esposto pubblicamente perché tutti vedessero qual era la fine che toccava ai nemici del regime. Aveva 29 anni.
Molte di quelle ragazze erano adolescenti. Molte di quelle ragazze erano adolescenti, non avevano ancora il diritto di lavoro, ma stavano già scegliendo il futuro dell'Italia. E quella scelta aveva un prezzo reale. Il carcere, la tortura, la morte.
Alcune partigiane, finita la guerra, entrarono persino nell'assemblea costituente. Nilde Iotti, che aveva partecipato alla resistenza nei gruppi di difesa della donna, divenne una delle 21 donne costituenti e anni dopo la prima presidente della Camera. Teresa Mattei, partigiana a 20 anni, contribuì alla scrittura dell'articolo 3 della Costituzione, quello che sancisce l'uguaglianza di tutti i cittadini davanti alla legge.
Ma accanto a queste figure straordinarie c'era la moltitudine silenziosa delle donne comuni, quelle piegate dal lavoro fin dall'infanzia, indottrinate alla sottomissione, destinate nei casi migliori a una vita di obbedienza e nei peggiori a subire ogni sopruso, che avevano allevato i figli nella fame, sotto i bombardamenti, lavorato nei campi, fatto code interminabili per un pezzo di pane e poi contribuito a ricostruire un paese devastato dalla guerra.
Insomma: quelle che non sarebbero finite nei libri di storia e che raramente sono state ringraziate. Proviamo a immaginare cosa abbia significato per quei milioni di donne essere finalmente considerate cittadine, non più soltanto madri o mogli, ma persone. Titolari di una volontà politica e di diritti, essere convocate attraverso il voto a partecipare alle decisioni che riguardavano il futuro collettivo.
Si saranno percepite come gocce nel mare o come parte attiva di qualcosa di più grande? Con quale emozione avranno vissuto quel momento? La giornalista Anna Garofalo raccontò così quei giorni: "Le schede che ci arrivano a casa e ci invitano a compiere il nostro dovere hanno un'autorità silenziosa e perentoria. Le rigiriamo tra le mani e ci sembrano più preziose della tessera del pane.
Abbiamo tutti nel petto un vuoto da giorni d'esame. Ripassiamo mentalmente la lezione, quel simbolo, quel segno, una crocetta accanto a quel nome. Stringiamo le schede come biglietti d'amore. Le conversazioni che nascono tra uomini e donne hanno un tono diverso, da pari".Da pari. Con quel gesto nasceva la promessa di una repubblica fondata sulla dignità e sull'uguaglianza. La promessa di un paese in cui si potesse parlare liberamente, di sentire scegliere chi governa, partecipare alla vita pubblica senza paura. Una nazione in cui le donne potessero finalmente studiare, lavorare, votare, candidarsi, amministrare i propri beni, costruire il proprio destino fuori dall'obbedienza imposta.
L'effettiva parità salariale, la libertà di camminare sole la sera o di separarsi da un compagno violento senza temere per la propria incolumità. Ecco, queste ultime promesse non sono state ancora mantenute. Dobbiamo lavorarci.
Dico "dobbiamo" perché se è vero che la sovranità appartiene al popolo, allora ogni cittadino può e deve fare la sua parte. Molto è cambiato da allora. Ma la storia recente ci mostra con brutale chiarezza quanto velocemente il mondo possa cambiare. E quel diritto conquistato 80 anni fa continua a ricordarci che la democrazia non è qualcosa di scontato e che ogni libertà esiste perché qualcuno ha avuto il coraggio di pretenderla.
Oggi, festeggiare gli 80 anni della Repubblica Serve a tenere bene a mente quanto sia prezioso vivere in democrazia, che nessun tiranno decida per noi. Serve a ricordare da dove veniamo, a onorare il coraggio di uomini e donne che hanno combattuto per la nostra libertà e a impegnarci ogni giorno a meritarla.
Irma Bandiera, prima di essere fucilata a 29 anni, fece in tempo a scrivere una lettera indirizzata a sua madre: 'Ditele che sono caduta perché quelli che verranno dopo di me possano vivere liberi come l'ho tanto voluto io stessa' Quelli dopo di lei siamo noi".
Applaudire a Paola. Applaudire forte.
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‘There’s Still Tomorrow’ Review: Paolo Cortellesi’s Post-War Drama About Women’s Rights Isn’t as Powerful as It Pretends to Be
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‘There’s Still Tomorrow’ Review: A Beautifully Crafted Look at the Resilience of an Abused Housewife in Post-War Rome
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‘There’s Still Tomorrow’ Trailer: Paola Cortellesi’s Lauded Italian Dramedy Debuts Stateside
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Roma dal Gianicolo è una cosa che ti emoziona.
– Paola Cortellesi -
Eine Affäre mit der Wahlurne, das ist genau meine Vorstellung von prickelnder Erotik 🫦 https://letterboxd.com/andrepitz/film/theres-still-tomorrow/
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Greenwich Entertainment Acquires North America On Italian Smash ‘There’s Still Tomorrow’, Sets 2025 Release
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L'incredibile successo di Parola Cortellesi anche in home video, in italiano e tedesco.
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‘There’s Still Tomorrow’ Production Designer Paola Comencini To Receive Venice Passion For Film Award
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Ab heute gibt es bei uns MORGEN IST AUCH NOCH EIN TAG zu sehen. Kaum zu glauben, dass es #PaolaCortellesi als Hauptdarstellerin, Co-Autorin und Regisseurin in Personalunion gelang, aus diesem Stoff einen geradezu beschwingten, am Ende durch und durch optimistischen Stoff zu machen. Denn das Thema Gewalt in der Ehe und auch dessen extremste Form #Femizid ist nicht nur im #Italien der Gegenwart ein Problem.
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David di Donatello 2024, Paola Cortellesi fa il pieno di premi: che siparietto con la Fanelli
#4maggio #paolacortellesi https://notizie.store/detail/aHR0cHM6Ly93d3cueW91dHViZS5jb20vd2F0Y2g/dj1qVHlmOVFyVHUwYw==.html -
Matteo Garrone’s ‘Io Capitano’ and Feminist Dramedy ‘There’s Still Tomorrow’ Both Big Winners at Italy’s David di Donatello Awards
#Variety #Global #News #DavidDiDonatelloAwards #IoCapitano #PaolaCortellesi -
David Di Donatello Winners: Matteo Garrone’s ‘Io Capitano’ Wins Best Film & Director At Top Italian Awards
#Festivals #DavidDiDonatello #Italy #PaolaCortellesi #There039sStillTomorrowhttps://deadline.com/2024/05/david-di-donatello-2024-winners-1235904029/
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There’s Still Tomorrow – Watch the trailer for Paola Cortellesi’s new film here https://bit.ly/49sP1Gc
#TheresStillTomorrow #film #PaolaCortellesi #Italy @vuecinemas
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È notizia di queste ore l’ufficialità delle nomination per i #DaviddiDonatello: dopo aver sbancato al botteghino "C’è ancora domani”, l’esordio alla regia di #PaolaCortellesi, fa incetta di candidature, ben 19, diventando grande favorito dell’edizione 2024. Segue con 15 candidature “Io capitano” di #MatteoGarrone. In lizza per i premi più importanti “Il sol dell’avvenire” di Nanni Moretti, “Rapito” di Bellocchio e “Palazzina Laf” (altro esordio alla regia) di Michele Riondino.
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La rassegna stampa di questa settimana, a cura di Vittoria Lolli
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Abbiamo incontrato Paola e ci siamo innamorate di lei. Abbiamo parlato del film, di parità di genere e di quella volta in cui le dissero "anche tu dai una mano?". Ed era la sceneggiatrice.
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Black & White Women’s Rights Drama ‘There’s Still Tomorrow’ Set Sights On International Screens After Box Office Success In Italy
#News #Fremantle #GlobalBreakout #Italy #PaolaCortellesi #There039sStillTomorrow #VisionDistribution #Wildsidehttps://deadline.com/2024/01/theres-still-tomorrow-deadline-global-breakout-1235801693/
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Paola Cortellesi e Emanuela Fanelli in C'è Ancora Domani (2023) per la regia di Paola Cortellesi
#film #movie #cinema #cinefilo #PaolaCortellesi #PaolaCortellesi #EmanuelaFanelli #DavideLeone #CèAncoraDomani #unocinemahttps://www.spoileralert.eu/2024/01/21/c-e-ancora-domani/1988/
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«Il reste encore demain», le film à succès qui lance la fronde contre le patriarcat en #Italie.
Le premier long-métrage de l’actrice et réalisatrice #PaolaCortellesi, une histoire d’émancipation féminine dans l’Italie machiste de l’après-guerre, a rempli les salles et suscité d’intenses débats. Il entre en résonance avec le féminicide de #GiuliaCecchettin, 22 ans, qui a indigné tout le pays.
https://www.lemonde.fr/m-le-mag/article/2023/12/29/il-reste-encore-demain-le-film-a-succes-qui-lance-la-fronde-contre-le-patriarcat-en-italie_6208191_4500055.html -
C’è ancora domani è un film potentissimo! Applausi a profusione! #PaolaCortellesi
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The Italian Box Office Success Sparking Discussion About Domestic Violence
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#CeAncoraDomani direttora #PaolaCortellesi
Italian movie sparks #genderviolence debate
https://www.youtube.com/watch?v=0kMwAWxbTVU -
Paola Cortellesi’s Feminist Dramedy ‘There’s Still Tomorrow’ Beats ‘Saw X’ at Italy’s Box Office
#Variety #Global #News #PaolaCortellesi #There039sStillTomorrow #Wildsidehttps://variety.com/2023/film/global/theres-still-tomorrow-saw-x-italy-box-office-1235777262/
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Paola Cortellesi Talks 1940s Italy Women’s Rights Drama ‘There’s Still Tomorrow’ – Rome Film Festival
#Festivals #News #C039èAncoraDomani #Italy #PaolaCortellesi #RomeFilmFestival -
Neorealism Inspired Rome Film Fest Opener ‘There’s Still Tomorrow’ Scores Slew of International Sales (EXCLUSIVE)
#Variety #News #PaolaCortellesi #RomeFilmFestival