#musulmane — Public Fediverse posts
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La morbosa ossessione occidentale per il velo delle donne
Lavinia MarchettiL’ossessione occidentale per il corpo femminile musulmano, il desiderio di penetrare ciò che si sottrae allo sguardo e la strana idea di emancipazione che abbiamo sviluppato, secondo la quale una donna, per essere libera, dovrebbe anzitutto rendersi visibile.
Non so se lo avete notato anche voi che c’è qualcosa di profondamente morboso nell’ossessione occidentale per il velo delle donne musulmane. Una specie di eccitazione, direi quasi una concupiscenza conoscitiva, che periodicamente attraversa il dibattito pubblico e riporta al centro della discussione quel pezzo di stoffa sotto il quale, evidentemente, abbiamo il sospetto che si nasconda qualcosa che va ben al di là di “una donna”. Abbiamo costruito intorno al velo una quantità impressionante di letteratura, vi abbiamo dedicato leggi e campagne politiche, abbiamo perfino trovato il modo di trasformarlo in una delle tante giustificazioni morali della guerra in Afghanistan. Eppure, di fronte a tanta sollecitudine, tendo sempre a chiedermi per quale ragione la libertà delle donne musulmane debba essere misurata, con tanta insistenza, a partire dalla quantità di corpo che siamo autorizzati a vedere.
Il problema, per come la vedo io, precede persino la questione religiosa. Un uomo occidentale incontra una donna che gli sottrae il proprio volto, che gli impedisce di accedere a quella parte del corpo attraverso la quale è abituato a riconoscere un’identità, e vive questa sottrazione come un fatto che lo riguarda personalmente, un’offesa personale di un “oggetto” a cui è precluso lo sguardo. Il velo viene percepito come un ostacolo, quasi un’interdizione rivolta a chi guarda. L’impossibilità di vedere suscita allora una curiosità che può assumere anche una connotazione erotica che spesso si trasforma in rabbia da repressione scopica. Però l’argomento dell’emancipazione fornisce una ragione moralmente presentabile per pretendere che quell’ostacolo venga rimosso. Il famoso “sono loro che ce lo chiedono!” In questa particolare configurazione del desiderio, lo svelamento promette due soddisfazioni. Permette di accedere a ciò che era stato sottratto alla vista e conferma, attraverso quell’accesso, l’autorità di chi guarda. Una donna che si presenta secondo le convenzioni occidentali può essere prima osservata e riconosciuta (ergo giudicata) attraverso criteri estetici che abbiamo imparato a considerare del tutto naturali. La donna velata introduce invece un’interruzione. Il suo corpo, almeno in parte, resta indisponibile. E l’indisponibilità del corpo femminile, nella nostra società, rappresenta un problema assai interessante. Provate a pensare alla quantità di prescrizioni che accompagnano la vita di una donna occidentale. Il discorso patriarcale occidentale ritiene che le donne oggi siano libere. Eppure fin da bambine abbiamo infinite prescrizioni. Ci viene insegnato a curare l’aspetto, a correggere i segni dell’invecchiamento e a considerare il nostro corpo come un patrimonio che richiede investimenti continui. Ogni parte del nostro corpo è scandagliata e creata a partire dal desiderio maschile. Un feticismo della merce che scompatta, scompone il corpo in pezzi staccati da ristrutturare e vendere. Possiamo certamente sottrarci a queste aspettative, pagandone talvolta il prezzo sociale. Una donna che rinuncia a truccarsi, per esempio, può vedersi attribuire scarsa cura di sé, quella che rifiuta di depilarsi rischia di essere giudicata trasandata. La pressione estetica viene incorporata nella nostra idea di femminilità al punto che alcune pratiche, inizialmente imposte attraverso il giudizio altrui, possono essere vissute come esigenze personali. Interiorizziamo lo sguardo del desiderio del maschio e lo scambiamo per una nostra “necessità”. Questa è la naturalizzazione dello sguardo dell’Altro che definisce i nostri confini. Ci sentiamo libere di scegliere come apparire, ed effettivamente compiamo scelte che rispondono anche ai nostri desideri. Il problema filosofico riguarda precisamente la formazione di quei desideri. L’autonomia individuale si esercita sempre all’interno di una società che stabilisce quali corpi meritino ammirazione e quali debbano essere corretti o scartati. È possibile, allora, che una donna cresciuta dentro una cultura nella quale l’esposizione del corpo rappresenta una condizione importante del riconoscimento sociale interpreti la scelta di sottrarsi allo sguardo come un’incomprensibile rinuncia alla libertà. L’interdizione subita viene proiettata sul comportamento dell’altra, con la conseguenza che la propria disponibilità a essere osservata appare naturale, mentre il desiderio altrui di conservare una parte di sé fuori dalla vista assume il carattere di un’anomalia da correggere. La questione, a questo punto, riguarda anche noi. Quanto siamo libere di sottrarci alla vendita simbolica del nostro corpo? E perché la scelta di coprirlo dovrebbe suscitare un sospetto di subordinazione maggiore rispetto all’adesione a un ideale estetico che richiede una sorveglianza continua del proprio aspetto?
Naturalmente, il burqa, che copre il corpo e il volto attraverso una griglia posta davanti agli occhi, presenta caratteristiche differenti dal niqab, che lascia scoperti gli occhi, e dall’hijab, che generalmente lascia visibile il volto. Le distinzioni contano, soprattutto quando si discutono le limitazioni concrete che questi indumenti possono comportare. La loro frequente assimilazione nel dibattito pubblico produce tuttavia un risultato curioso. Il burqa, appartenente soprattutto alla tradizione afghana, finisce per rappresentare genericamente il velo musulmano, conferendo all’intera questione il carattere particolarmente inquietante di una donna privata del volto (Lila Abu-Lughod, «Do Muslim Women Really Need Saving?», American Anthropologist, vol. 104, n. 3, 2002, pp. 785-786).
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La morbosa ossessione occidentale per il velo delle donne
Lavinia MarchettiL’ossessione occidentale per il corpo femminile musulmano, il desiderio di penetrare ciò che si sottrae allo sguardo e la strana idea di emancipazione che abbiamo sviluppato, secondo la quale una donna, per essere libera, dovrebbe anzitutto rendersi visibile.
Non so se lo avete notato anche voi che c’è qualcosa di profondamente morboso nell’ossessione occidentale per il velo delle donne musulmane. Una specie di eccitazione, direi quasi una concupiscenza conoscitiva, che periodicamente attraversa il dibattito pubblico e riporta al centro della discussione quel pezzo di stoffa sotto il quale, evidentemente, abbiamo il sospetto che si nasconda qualcosa che va ben al di là di “una donna”. Abbiamo costruito intorno al velo una quantità impressionante di letteratura, vi abbiamo dedicato leggi e campagne politiche, abbiamo perfino trovato il modo di trasformarlo in una delle tante giustificazioni morali della guerra in Afghanistan. Eppure, di fronte a tanta sollecitudine, tendo sempre a chiedermi per quale ragione la libertà delle donne musulmane debba essere misurata, con tanta insistenza, a partire dalla quantità di corpo che siamo autorizzati a vedere.
Il problema, per come la vedo io, precede persino la questione religiosa. Un uomo occidentale incontra una donna che gli sottrae il proprio volto, che gli impedisce di accedere a quella parte del corpo attraverso la quale è abituato a riconoscere un’identità, e vive questa sottrazione come un fatto che lo riguarda personalmente, un’offesa personale di un “oggetto” a cui è precluso lo sguardo. Il velo viene percepito come un ostacolo, quasi un’interdizione rivolta a chi guarda. L’impossibilità di vedere suscita allora una curiosità che può assumere anche una connotazione erotica che spesso si trasforma in rabbia da repressione scopica. Però l’argomento dell’emancipazione fornisce una ragione moralmente presentabile per pretendere che quell’ostacolo venga rimosso. Il famoso “sono loro che ce lo chiedono!” In questa particolare configurazione del desiderio, lo svelamento promette due soddisfazioni. Permette di accedere a ciò che era stato sottratto alla vista e conferma, attraverso quell’accesso, l’autorità di chi guarda. Una donna che si presenta secondo le convenzioni occidentali può essere prima osservata e riconosciuta (ergo giudicata) attraverso criteri estetici che abbiamo imparato a considerare del tutto naturali. La donna velata introduce invece un’interruzione. Il suo corpo, almeno in parte, resta indisponibile. E l’indisponibilità del corpo femminile, nella nostra società, rappresenta un problema assai interessante. Provate a pensare alla quantità di prescrizioni che accompagnano la vita di una donna occidentale. Il discorso patriarcale occidentale ritiene che le donne oggi siano libere. Eppure fin da bambine abbiamo infinite prescrizioni. Ci viene insegnato a curare l’aspetto, a correggere i segni dell’invecchiamento e a considerare il nostro corpo come un patrimonio che richiede investimenti continui. Ogni parte del nostro corpo è scandagliata e creata a partire dal desiderio maschile. Un feticismo della merce che scompatta, scompone il corpo in pezzi staccati da ristrutturare e vendere. Possiamo certamente sottrarci a queste aspettative, pagandone talvolta il prezzo sociale. Una donna che rinuncia a truccarsi, per esempio, può vedersi attribuire scarsa cura di sé, quella che rifiuta di depilarsi rischia di essere giudicata trasandata. La pressione estetica viene incorporata nella nostra idea di femminilità al punto che alcune pratiche, inizialmente imposte attraverso il giudizio altrui, possono essere vissute come esigenze personali. Interiorizziamo lo sguardo del desiderio del maschio e lo scambiamo per una nostra “necessità”. Questa è la naturalizzazione dello sguardo dell’Altro che definisce i nostri confini. Ci sentiamo libere di scegliere come apparire, ed effettivamente compiamo scelte che rispondono anche ai nostri desideri. Il problema filosofico riguarda precisamente la formazione di quei desideri. L’autonomia individuale si esercita sempre all’interno di una società che stabilisce quali corpi meritino ammirazione e quali debbano essere corretti o scartati. È possibile, allora, che una donna cresciuta dentro una cultura nella quale l’esposizione del corpo rappresenta una condizione importante del riconoscimento sociale interpreti la scelta di sottrarsi allo sguardo come un’incomprensibile rinuncia alla libertà. L’interdizione subita viene proiettata sul comportamento dell’altra, con la conseguenza che la propria disponibilità a essere osservata appare naturale, mentre il desiderio altrui di conservare una parte di sé fuori dalla vista assume il carattere di un’anomalia da correggere. La questione, a questo punto, riguarda anche noi. Quanto siamo libere di sottrarci alla vendita simbolica del nostro corpo? E perché la scelta di coprirlo dovrebbe suscitare un sospetto di subordinazione maggiore rispetto all’adesione a un ideale estetico che richiede una sorveglianza continua del proprio aspetto?
Naturalmente, il burqa, che copre il corpo e il volto attraverso una griglia posta davanti agli occhi, presenta caratteristiche differenti dal niqab, che lascia scoperti gli occhi, e dall’hijab, che generalmente lascia visibile il volto. Le distinzioni contano, soprattutto quando si discutono le limitazioni concrete che questi indumenti possono comportare. La loro frequente assimilazione nel dibattito pubblico produce tuttavia un risultato curioso. Il burqa, appartenente soprattutto alla tradizione afghana, finisce per rappresentare genericamente il velo musulmano, conferendo all’intera questione il carattere particolarmente inquietante di una donna privata del volto (Lila Abu-Lughod, «Do Muslim Women Really Need Saving?», American Anthropologist, vol. 104, n. 3, 2002, pp. 785-786).
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Le HuffPost – « J’ai l’impression d’être déshumanisée » : ces #musulmanes en colère face à l’obsession du #RN sur le voile
La sensation chronique de devoir « sans cesse prouver qu’elle est une “ #bonne #française” et surtout une “ #gentille #musulmane” ».
www.huffingtonpost.fr/life/article...
« J’ai l’impression d’être dés... -
Le HuffPost – « J’ai l’impression d’être déshumanisée » : ces #musulmanes en colère face à l’obsession du #RN sur le voile
La sensation chronique de devoir « sans cesse prouver qu’elle est une “ #bonne #française” et surtout une “ #gentille #musulmane” ».
www.huffingtonpost.fr/life/article...
« J’ai l’impression d’être dés... -
Le HuffPost – « J’ai l’impression d’être déshumanisée » : ces #musulmanes en colère face à l’obsession du #RN sur le voile
La sensation chronique de devoir « sans cesse prouver qu’elle est une “ #bonne #française” et surtout une “ #gentille #musulmane” ».
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Le HuffPost – « J’ai l’impression d’être déshumanisée » : ces #musulmanes en colère face à l’obsession du #RN sur le voile
La sensation chronique de devoir « sans cesse prouver qu’elle est une “ #bonne #française” et surtout une “ #gentille #musulmane” ».
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Le HuffPost – « J’ai l’impression d’être déshumanisée » : ces #musulmanes en colère face à l’obsession du #RN sur le voile
La sensation chronique de devoir « sans cesse prouver qu’elle est une “ #bonne #française” et surtout une “ #gentille #musulmane” ».
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Le HuffPost – « J’ai l’impression d’être déshumanisée » : ces #musulmanes en colère face à l’obsession du #RN sur le voile
La sensation chronique de devoir « sans cesse prouver qu’elle est une “ #bonne #française” et surtout une “ #gentille #musulmane” ».
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Le HuffPost – « J’ai l’impression d’être déshumanisée » : ces #musulmanes en colère face à l’obsession du #RN sur le voile
La sensation chronique de devoir « sans cesse prouver qu’elle est une “ #bonne #française” et surtout une “ #gentille #musulmane” ».
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« Vous invoquez la laïcité… mais elle n’est pas de votre côté ».
👉 Ma réponse en entier à l’interpellation de Julien #Sanchez, directeur de campagne du #RN pour la #présidentielle2027 en conseil municipal de #Nîmes à propos de la fête #musulmane de l’Aïd. -
« Vous invoquez la laïcité… mais elle n’est pas de votre côté ».
👉 Ma réponse en entier à l’interpellation de Julien #Sanchez, directeur de campagne du #RN pour la #présidentielle2027 en conseil municipal de #Nîmes à propos de la fête #musulmane de l’Aïd. -
« Vous invoquez la laïcité… mais elle n’est pas de votre côté ».
👉 Ma réponse en entier à l’interpellation de Julien #Sanchez, directeur de campagne du #RN pour la #présidentielle2027 en conseil municipal de #Nîmes à propos de la fête #musulmane de l’Aïd. -
https://www.europesays.com/be-fr/143511/ Une jeune femme, musulmane, agressée par trois hommes à Charleroi : « Ils m’ont gravé une croix gammée sur un de mes avant-bras ! » #« Ils #« Trois #agressée #AvantBras #BE #BEFr #Belgique #Belgium #Charleroi #croix #Femme #gammée #Grave #hommes #jeune #musulmane
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Conflit #USA-#Israël / #Iran : qui se soucie du sort des athées ?
Qu’ils soient #juifs, citoyens de pays à majorité #musulmane ou résidents d’États #laïques, le sort des athées n’est visiblement pas une priorité pour la #France, pourtant prompte à s’inquiéter du sort des minorités #chrétiennes dans ce conflit.
Une fois de plus, l’#athéisme et les personnes de convictions #athées sont délaissés, ignorés, discriminés.
@GenerationAthee -
📽️ vidéo en ✊ Ma mère pense que je suis une mauvaise musulmane et elle a raison par Houria Bouteldja: -- PQNowccI-Mc?version=3 #musulmane #identité #HouriaBouteldja #famille #culture
Ma mère pense que je suis une ... -
#Jargeau : incendie de la salle de prière #musulmane, après de nombreuses menaces et à la veille du #Ramadan.
D'autres #mosquées attaquées récemment.
L'extrême droite attise la haine #islamophobe.
Appel à une lutte d'ensemble contre toutes les #haines.
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Un incendie a détruit la salle de prière de l’association franco-turque de Jargeau, dans la nuit de mardi 25 à mercredi 26 février 2025.Pas de victimes a déplorer mais une communauté sous le choc.
Un arrêté de mise en péril a été pris par la mairie car la structure métallique du bâtiment se déforme.
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#Jargeau : incendie de la salle de prière #musulmane, après de nombreuses menaces et à la veille du #Ramadan.
D'autres #mosquées attaquées récemment.
L'extrême droite attise la haine #islamophobe.
Appel à une lutte d'ensemble contre toutes les #haines.
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Un incendie a détruit la salle de prière de l’association franco-turque de Jargeau, dans la nuit de mardi 25 à mercredi 26 février 2025.Pas de victimes a déplorer mais une communauté sous le choc.
Un arrêté de mise en péril a été pris par la mairie car la structure métallique du bâtiment se déforme.
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#Jargeau : incendie de la salle de prière #musulmane, après de nombreuses menaces et à la veille du #Ramadan.
D'autres #mosquées attaquées récemment.
L'extrême droite attise la haine #islamophobe.
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Un incendie a détruit la salle de prière de l’association franco-turque de Jargeau, dans la nuit de mardi 25 à mercredi 26 février 2025.Pas de victimes a déplorer mais une communauté sous le choc.
Un arrêté de mise en péril a été pris par la mairie car la structure métallique du bâtiment se déforme.
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#Jargeau : incendie de la salle de prière #musulmane, après de nombreuses menaces et à la veille du #Ramadan.
D'autres #mosquées attaquées récemment.
L'extrême droite attise la haine #islamophobe.
Appel à une lutte d'ensemble contre toutes les #haines.
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Un incendie a détruit la salle de prière de l’association franco-turque de Jargeau, dans la nuit de mardi 25 à mercredi 26 février 2025.Pas de victimes a déplorer mais une communauté sous le choc.
Un arrêté de mise en péril a été pris par la mairie car la structure métallique du bâtiment se déforme.
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→ Decathlon profite du travail forcé des Ouïghours en Chine
https://youtube.com/watch?v=ZV2BTCkeHAc
https://disclose.ngo/fr/article/decathlon-profite-du-travail-force-des-ouighours-en-chine« Une ouvrière âgée de 12 ans, des travailleurs de la minorité musulmane ouïghoure forcés de confectionner des vêtements… L’un des principaux fournisseurs de Decathlon est impliqué dans un système d’esclavage moderne en #Chine »
In English → https://disclose.ngo/en/article/decathlon-profits-from-uyghur-forced-labour-in-china
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→ Decathlon profite du travail forcé des Ouïghours en Chine
https://youtube.com/watch?v=ZV2BTCkeHAc
https://disclose.ngo/fr/article/decathlon-profite-du-travail-force-des-ouighours-en-chine« Une ouvrière âgée de 12 ans, des travailleurs de la minorité musulmane ouïghoure forcés de confectionner des vêtements… L’un des principaux fournisseurs de Decathlon est impliqué dans un système d’esclavage moderne en #Chine »
In English → https://disclose.ngo/en/article/decathlon-profits-from-uyghur-forced-labour-in-china
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→ Decathlon profite du travail forcé des Ouïghours en Chine
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In English → https://disclose.ngo/en/article/decathlon-profits-from-uyghur-forced-labour-in-china
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In English → https://disclose.ngo/en/article/decathlon-profits-from-uyghur-forced-labour-in-china
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In English → https://disclose.ngo/en/article/decathlon-profits-from-uyghur-forced-labour-in-china
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Bonne fête a tous ❤
Religion : Le #Mawlid (en arabe : ٱلْمَوّلِدُ?),de son appellation complète al-Mawlid al-nabawi (en arabe : ٱلْمَوّلِدُ ٱلنَّبَوِيّ?), littéralement « la naissance du #prophète », est une fête #musulmane, commémorant la naissance de Mahomet, prophète de l'islam, généralement célébrée le 12 Rabia al awal dans les pays musulmans. Elle est aussi appelée #maouloud, #mouloud, #mouled ou #mevlid selon les pays. -
Bonne fête a tous ❤
Religion : Le #Mawlid (en arabe : ٱلْمَوّلِدُ?),de son appellation complète al-Mawlid al-nabawi (en arabe : ٱلْمَوّلِدُ ٱلنَّبَوِيّ?), littéralement « la naissance du #prophète », est une fête #musulmane, commémorant la naissance de Mahomet, prophète de l'islam, généralement célébrée le 12 Rabia al awal dans les pays musulmans. Elle est aussi appelée #maouloud, #mouloud, #mouled ou #mevlid selon les pays. -
Bonne fête a tous ❤
Religion : Le #Mawlid (en arabe : ٱلْمَوّلِدُ?),de son appellation complète al-Mawlid al-nabawi (en arabe : ٱلْمَوّلِدُ ٱلنَّبَوِيّ?), littéralement « la naissance du #prophète », est une fête #musulmane, commémorant la naissance de Mahomet, prophète de l'islam, généralement célébrée le 12 Rabia al awal dans les pays musulmans. Elle est aussi appelée #maouloud, #mouloud, #mouled ou #mevlid selon les pays. -
Bonne fête a tous ❤
Religion : Le #Mawlid (en arabe : ٱلْمَوّلِدُ?),de son appellation complète al-Mawlid al-nabawi (en arabe : ٱلْمَوّلِدُ ٱلنَّبَوِيّ?), littéralement « la naissance du #prophète », est une fête #musulmane, commémorant la naissance de Mahomet, prophète de l'islam, généralement célébrée le 12 Rabia al awal dans les pays musulmans. Elle est aussi appelée #maouloud, #mouloud, #mouled ou #mevlid selon les pays. -
Bonne fête a tous ❤
Religion : Le #Mawlid (en arabe : ٱلْمَوّلِدُ?),de son appellation complète al-Mawlid al-nabawi (en arabe : ٱلْمَوّلِدُ ٱلنَّبَوِيّ?), littéralement « la naissance du #prophète », est une fête #musulmane, commémorant la naissance de Mahomet, prophète de l'islam, généralement célébrée le 12 Rabia al awal dans les pays musulmans. Elle est aussi appelée #maouloud, #mouloud, #mouled ou #mevlid selon les pays. -
#Bangladesh : en proie à une grave #crise #politique, le pays où environ 91% de la population est #musulmane est le #théâtre de violentes #attaques visant les #minorités surtout #hindoues.
Le média #indien #ThePrint a pour sa part fait état d’attaques ayant visé au moins deux #temples #hindous.
Dans un rapport, la population du pays compte environ 91 % de #musulmans et 8 % d’hindous – le 1 % restant étant notamment constitué de #chrétiens et de #bouddhistes.
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#Bangladesh : en proie à une grave #crise #politique, le pays où environ 91% de la population est #musulmane est le #théâtre de violentes #attaques visant les #minorités surtout #hindoues.
Le média #indien #ThePrint a pour sa part fait état d’attaques ayant visé au moins deux #temples #hindous.
Dans un rapport, la population du pays compte environ 91 % de #musulmans et 8 % d’hindous – le 1 % restant étant notamment constitué de #chrétiens et de #bouddhistes.
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#Bangladesh : en proie à une grave #crise #politique, le pays où environ 91% de la population est #musulmane est le #théâtre de violentes #attaques visant les #minorités surtout #hindoues.
Le média #indien #ThePrint a pour sa part fait état d’attaques ayant visé au moins deux #temples #hindous.
Dans un rapport, la population du pays compte environ 91 % de #musulmans et 8 % d’hindous – le 1 % restant étant notamment constitué de #chrétiens et de #bouddhistes.
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#Hamtramck, la ville #progressiste des #ÉtatsUnis devenue à 60% #musulmane, choquée de voir son conseil municipal 100% #musulman interdire le drapeau #LGBTQ+
“Il y a un sentiment de trahison”, a déclaré l’ancienne maire de #Hamtramck, #KarenMajewski, qui est américano-polonaise.
“Nous vous avons soutenu lorsque vous avez été menacé, et maintenant nos droits sont menacés, et c’est vous qui menacez.”