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MH370: cronologia completa di una scomparsa ancora irrisolta
MH370: cronologia completa di una scomparsa ancora irrisolta
🧭 Articolo aggiornato all’11 settembre 2026. Questa ricostruzione in italiano traduce e sintetizza fonti ufficiali e giornalistiche, in gran parte pubblicate in inglese. Distingue i fatti accertati dalle ipotesi e raccoglie gli eventi principali del volo, delle indagini e delle ricerche.
Il volo che scomparve senza lasciare una posizione
Nella notte tra il 7 e l’8 marzo 2014, il volo Malaysia Airlines MH370 decollò da Kuala Lumpur diretto a Pechino. A bordo del Boeing 777-200ER, registrazione 9M-MRO, c’erano 239 persone: 227 passeggeri e 12 membri dell’equipaggio. Meno di quaranta minuti dopo il decollo, l’aereo smise di comunicare con il controllo del traffico aereo e scomparve dai radar civili.Il velivolo, però, non precipitò immediatamente. I radar militari malesi indicarono che aveva invertito la rotta, attraversato nuovamente la penisola malese e proseguito verso nord-ovest. I collegamenti automatici con il satellite Inmarsat mostrarono poi che rimase in volo per circa sette ore. L’ultimo scambio satellitare collocò il suo punto finale lungo un enorme arco nell’Oceano Indiano meridionale, senza fornire una coordinata precisa.
Da allora sono state scandagliate centinaia di migliaia di chilometri quadrati di fondale. Alcuni rottami sono stati identificati come appartenenti all’aereo, ma la fusoliera principale, i registratori di volo e le persone a bordo non sono mai stati ritrovati. Per questo la causa della scomparsa rimane ufficialmente indeterminata.
Le ultime ore di MH370: 8 marzo 2014
Tutti gli orari seguenti sono espressi nell’ora malese (MYT, UTC+8), sulla base del rapporto finale dell’inchiesta malese e delle analisi ATSB sulla traiettoria.
- 00:42 — MH370 decolla dall’aeroporto internazionale di Kuala Lumpur. La destinazione prevista è Pechino, con arrivo intorno alle 06:30 locali.
- 01:07 — viene trasmesso l’ultimo messaggio ACARS, il sistema automatico che invia dati tecnici e operativi. Il successivo rapporto, atteso circa mezz’ora più tardi, non arriva.
- 01:19 — dal cockpit giunge l’ultima comunicazione radio: «Good night Malaysian Three Seven Zero». Non viene segnalata alcuna emergenza.
- Circa 01:21 — il transponder smette di trasmettere mentre il velivolo si trova vicino al punto di navigazione IGARI, tra lo spazio aereo malese e quello vietnamita. MH370 scompare dai radar secondari civili.
- Subito dopo — secondo i dati radar militari, l’aereo vira a sinistra, torna indietro sopra la penisola malese, passa a sud di Penang e continua verso nord-ovest sullo Stretto di Malacca. L’inchiesta del 2018 conclude che il cambio di rotta non è spiegabile con il solo pilota automatico o con una comune anomalia di sistema: la virata iniziale fu verosimilmente eseguita sotto controllo manuale.
- 01:38 — il controllo vietnamita informa Kuala Lumpur di non aver stabilito il contatto con il volo. Seguono telefonate e verifiche frammentarie; l’attivazione formale delle fasi di emergenza subisce gravi ritardi.
- 02:22 circa — il radar militare registra l’ultima traccia nota, a nord-ovest di Penang, nei pressi del punto MEKAR.
- 02:25 — l’unità satellitare dell’aereo effettua una nuova richiesta di accesso alla rete Inmarsat, segnale compatibile con un’interruzione e un successivo ripristino dell’alimentazione del sistema.
- Dalle 02:39 in poi — due chiamate satellitari terra-bordo rimangono senza risposta. La rete registra però “handshake” automatici, cioè scambi tecnici che confermano che il terminale dell’aereo è ancora attivo.
- 08:19 — avviene l’ultimo log-on satellitare. Gli esperti lo hanno associato probabilmente a un nuovo ciclo di alimentazione del terminale, compatibile con l’esaurimento del carburante e l’arresto dei motori, ma non costituisce una registrazione diretta dell’impatto.
- 09:15 — un’ulteriore interrogazione satellitare non riceve risposta.I dati satellitari non contenevano una posizione GPS. Gli investigatori usarono il tempo impiegato dai segnali e lo scostamento di frequenza Doppler per ricostruire una serie di archi possibili. Il confronto con autonomia, velocità e prestazioni del Boeing 777 rese la rotta verso l’Oceano Indiano meridionale molto più coerente di quella verso nord.
2014: dalla ricerca nel Mar Cinese all’Oceano Indiano
8–14 marzo: la ricerca nella zona sbagliata
Le prime operazioni si concentrano nel Mar Cinese Meridionale, vicino all’ultima posizione trasmessa dal transponder, e poi nello Stretto di Malacca. Partecipano mezzi di numerosi Paesi. Le informazioni radar e satellitari vengono però comprese e condivise gradualmente, provocando cambiamenti ripetuti dell’area di ricerca.15 marzo: la svolta dell’indagine
Il primo ministro malese Najib Razak annuncia che le comunicazioni dell’aereo erano cessate e che MH370 aveva deviato dalla rotta prevista. Le ricerche nel Mar Cinese Meridionale vengono interrotte e l’attenzione si sposta su due vasti corridoi, uno verso nord e uno verso sud.18–24 marzo: il corridoio meridionale
L’Australian Maritime Safety Authority coordina le ricerche aeree e navali nell’Oceano Indiano, a migliaia di chilometri a ovest dell’Australia. Immagini satellitari sembrano mostrare oggetti galleggianti, ma nessuno viene poi collegato al volo.Il 24 marzo il governo malese dichiara che, secondo una nuova analisi Inmarsat, il volo terminò nell’Oceano Indiano meridionale. La regione è remota, battuta da mare difficile e caratterizzata da fondali profondi e poco mappati.
Aprile: i segnali acustici e la ricerca delle scatole nere
Navi e aerei cercano i trasmettitori acustici dei registratori di volo prima che le batterie si esauriscano. Tra il 5 e l’8 aprile la nave australiana Ocean Shield rileva segnali subacquei inizialmente considerati promettenti. Le successive scansioni con il veicolo Bluefin-21 non trovano però rottami: non è mai stato dimostrato che quei segnali provenissero da MH370.Maggio–ottobre: nasce la ricerca del fondale
Esaurita la fase di superficie, Australia, Malaysia e Cina organizzano una campagna batimetrica per mappare il fondale lungo il cosiddetto “settimo arco” satellitare. Nell’ottobre 2014 inizia la ricerca subacquea sistematica con sonar trainati, veicoli autonomi e navi specializzate. La storia operativa completa è documentata nel rapporto ATSB The Operational Search for MH370.2015–2016: la prima prova materiale
29 gennaio 2015: la dichiarazione di incidente
La Malaysia dichiara ufficialmente la scomparsa un incidente e presume decedute tutte le 239 persone. Il provvedimento ha valore anche giuridico e consente l’avvio delle procedure di risarcimento; non interrompe la ricerca subacquea.8 marzo 2015: il rapporto informativo
A un anno dalla scomparsa, la squadra investigativa pubblica informazioni fattuali su equipaggio, manutenzione, carico e comunicazioni. Non viene stabilita una causa. La Malaysia aveva istituito il 25 aprile 2014 un gruppo indipendente secondo l’Annesso 13 dell’ICAO, con rappresentanti accreditati di Australia, Cina, Francia, Indonesia, Singapore, Regno Unito e Stati Uniti.29 luglio–3 settembre 2015: il flaperon di Réunion
Su una spiaggia dell’isola di Réunion, nell’Oceano Indiano occidentale, viene trovato un flaperon, superficie mobile dell’ala. Il 3 settembre l’autorità giudiziaria francese conferma che appartiene a MH370. È la prima prova fisica diretta che l’aereo finì nell’Oceano Indiano. La scoperta è coerente con i modelli di deriva, ma non permette di localizzare con precisione il punto di impatto.2015–2016: altri rottami sulle coste africane
Frammenti vengono recuperati in Mozambico, Sudafrica, Tanzania, Madagascar, Mauritius e Rodrigues. Tra i pezzi identificati con certezza figurano il flaperon destro, una sezione del flap esterno destro e una sezione del flap esterno sinistro. Altri elementi — comprese parti della cabina — sono classificati come “quasi certamente” o “molto probabilmente” provenienti da MH370. Il riepilogo ufficiale malese dei detriti elenca i reperti e il relativo grado di identificazione.L’esame dei flap suggerisce che fossero retratti o vicini alla posizione neutra quando si separarono; i detriti interni indicano che il velivolo probabilmente si spezzò. Questi elementi non bastano tuttavia a stabilire se la discesa finale fosse controllata.
2016–2018: la sospensione e la seconda ricerca
Dicembre 2016–17 gennaio 2017
Una revisione internazionale degli esperti conclude che l’area più probabile potrebbe trovarsi a nord della zona già scandagliata. Dopo circa 120.000 km² di fondale esaminati senza trovare l’aereo, Malaysia, Australia e Cina sospendono la ricerca il 17 gennaio 2017, precisando che potrà riprendere in presenza di nuove prove credibili. Il rapporto finale ATSB del 2017 definisce la mancata localizzazione dell’aereo «quasi inconcepibile» nell’era dell’aviazione moderna.Gennaio–29 maggio 2018: Ocean Infinity
La società privata Ocean Infinity avvia una nuova campagna con veicoli subacquei autonomi, secondo la formula “no find, no fee”: pagamento solo in caso di ritrovamento. In circa tre mesi esamina più di 112.000 km², soprattutto a nord dell’area precedente, senza localizzare il relitto. Considerando le due campagne, alla metà del 2018 erano stati scandagliati quasi 200.000 km² di fondale.30 luglio 2018: il rapporto finale malese
L’inchiesta di sicurezza pubblica il proprio rapporto conclusivo. I punti principali sono:
- l’aereo deviò dalla rotta prevista e le virate osservate sono difficili da attribuire a guasti di sistema;
- la prima inversione di rotta fu eseguita verosimilmente sotto controllo manuale;
- la cessazione di transponder, ACARS e altre comunicazioni è più compatibile con sistemi disattivati manualmente o privati dell’alimentazione che con una singola anomalia nota;
- non risultavano difetti meccanici preesistenti capaci di spiegare l’intera sequenza;
- non emersero prove conclusive di incapacità, problemi finanziari o condotte anomale dell’equipaggio;
- non poteva essere esclusa un’interferenza illecita da parte di terzi;
- i controllori del traffico aereo non seguirono correttamente diverse procedure e ritardarono l’avvio dell’emergenza;
- senza relitto principale, registratore dei dati di volo e registratore vocale, non era possibile determinare la causa.Il rapporto, quindi, non dichiarò né un suicidio del comandante né un dirottamento come fatto provato. Stabilì soltanto che alcuni passaggi richiedevano manipolazioni o interruzioni dei sistemi e che mancavano gli elementi decisivi per identificare chi le avesse compiute e perché.
2019–2024: nuove analisi, nessuna posizione certa
Negli anni successivi gruppi indipendenti propongono coordinate basate su dati satellitari, correnti oceaniche, prestazioni dell’aereo, immagini sonar e perfino segnali radio WSPR. Alcune ipotesi sono tecnicamente elaborate, ma nessuna viene accettata come prova definitiva dalle autorità.Nel 2022 l’ATSB incarica Geoscience Australia di riesaminare circa tre terabyte di immagini sonar raccolte nella ricerca 2014–2017. La revisione conclude che è altamente improbabile che un campo di detriti aerei si trovi nelle aree riesaminate. Il risultato è pubblicato nella MH370 Data Review.
Nel marzo 2024, nel decimo anniversario, il governo malese dichiara di essere disposto a valutare una nuova proposta di Ocean Infinity. Il 20 dicembre 2024 il gabinetto approva in linea di principio una ricerca in una nuova area di circa 15.000 km², sempre con pagamento subordinato al ritrovamento.
2025–2026: la terza campagna e l’estensione fino al 2027
Il 25 marzo 2025 la Malaysia firma l’accordo con Ocean Infinity. Il compenso previsto è di 70 milioni di dollari soltanto se il relitto viene localizzato. Una prima fase si svolge dal 25 al 28 marzo 2025, ma viene sospesa a causa della stagione e delle condizioni del mare.Il governo annuncia la ripresa per il 30 dicembre 2025. La seconda fase va dal 31 dicembre 2025 al 23 gennaio 2026. Secondo l’aggiornamento ufficiale alle famiglie dell’8 marzo 2026, le due fasi totalizzano 28 giorni operativi e circa 7.571 km² di fondale esaminati dopo la firma del contratto. Non emerge alcun reperto che confermi la posizione del velivolo.
Il 29 giugno 2026 il governo malese comunica che l’accordo è prorogato dal 1° luglio 2026 al 30 giugno 2027. Restano da scandagliare 7.428,54 km² della zona prioritaria. Le attività dovrebbero essere riprogrammate tra novembre 2026 e aprile 2027, durante la stagione di mare più calmo. Rimane valida la formula “no find, no fee” da 70 milioni di dollari. La proroga è descritta nel comunicato del Ministero dei Trasporti malese.
Che cosa sappiamo davvero
Dopo dodici anni, cinque elementi possono essere considerati solidi:
1. MH370 continuò a volare per ore dopo la perdita del contatto civile, come dimostrano radar e collegamenti satellitari.
2. L’aereo cambiò rotta. La manovra iniziale di ritorno sulla Malaysia fu eseguita con modalità compatibili con il controllo manuale.
3. Il volo terminò con altissima probabilità nell’Oceano Indiano meridionale. Lo indicano l’analisi Inmarsat, l’autonomia del velivolo e la distribuzione dei detriti.
4. Almeno tre componenti furono identificati con certezza come provenienti da 9M-MRO, mentre altri sono stati ritenuti quasi certamente o molto probabilmente appartenenti al velivolo.
5. La causa non è stata stabilita. Senza relitto e registratori di volo non è possibile ricostruire con certezza gli ultimi minuti, attribuire le azioni o scegliere definitivamente tra interferenza intenzionale, incapacità, incendio, guasto complesso o una combinazione di eventi.Le ipotesi: ciò che resta non dimostrato
L’ipotesi di un’azione deliberata da parte di una persona a bordo è discussa perché spiegherebbe la cessazione delle comunicazioni e la deviazione. Tuttavia, l’inchiesta non ha trovato prove sufficienti per attribuire responsabilità al comandante, al primo ufficiale, a un passeggero o a un terzo.Un incendio o un guasto elettrico potrebbe spiegare la perdita di sistemi, ma nessuna sequenza tecnica nota spiega in modo convincente tutte le manovre e le ore di volo successive. Anche lo scenario di una depressurizzazione e di un “volo fantasma” con persone incapacitate potrebbe spiegare il lungo tratto in autopilota, ma non chiarisce da solo il cambio di rotta iniziale e le interruzioni dei sistemi.
Le teorie di abbattimento, atterraggio segreto, dirottamento verso nord o falsificazione dei dati satellitari non dispongono di prove pubbliche comparabili a quelle che sostengono il corridoio meridionale. Devono quindi essere trattate come speculazioni, non come conclusioni giornalistiche.
Un mistero tecnico e umano
MH370 non è soltanto un enigma aeronautico. È una vicenda che coinvolge 239 persone e famiglie rimaste per anni senza un luogo, resti da seppellire o una spiegazione definitiva. Le campagne di ricerca hanno migliorato la conoscenza dei fondali oceanici e accelerato le riforme internazionali sul tracciamento degli aerei.Dopo il 2014, l’ICAO ha sviluppato il Global Aeronautical Distress and Safety System: tra le misure adottate figurano un tracciamento più frequente in condizioni di pericolo, strumenti per recuperare tempestivamente i dati di volo e registrazioni vocali in cockpit di maggiore durata. Le modifiche non risolvono il caso MH370, ma riducono la possibilità che un grande aereo commerciale possa nuovamente scomparire senza lasciare una posizione utilizzabile.
La nuova proroga delle ricerche mantiene aperta una possibilità concreta: che tecnologie sonar e veicoli autonomi più moderni riescano a trovare ciò che le campagne precedenti non hanno visto. Fino a quel momento, la ricostruzione più onesta resta incompleta: sappiamo che MH370 deviò, volò verso sud e finì nell’Oceano Indiano, ma non sappiamo ancora con certezza dove, come e perché.
Fonti principali consultate e tradotte
Documenti ufficiali
- Ministero dei Trasporti della Malaysia — archivio MH370
- Safety Investigation Report MH370, 2018
- ATSB — The Operational Search for MH370, 2017
- ATSB — panoramica della ricerca
- ATSB — rapporti operativi, analisi satellitari e detriti
- ATSB e Geoscience Australia — revisione dei dati sonar, 2022
- Ministero malese — aggiornamento ricerca 2025–2026
- Ministero malese — proroga dell’accordo fino al 2027
- ICAO — decimo anniversario della scomparsa
- ICAO — modifiche all’Annesso 6 dopo MH370
- Ocean Infinity — conclusione della fase di gennaio 2026
Fonti giornalistiche e di verifica
- Reuters — che cosa sappiamo di MH370 undici anni dopo
- Reuters — proroga della ricerca nel 2026
- BBC — i principali detriti recuperati
- BBC — conclusione della ricerca Ocean Infinity del 2018
- The Guardian — cronologia visuale delle ricerche
ℹ️ Le fonti in inglese sono state tradotte e parafrasate in italiano, non riprodotte integralmente. Dove i documenti ufficiali usano gradi diversi di certezza — “confirmed”, “almost certain”, “highly likely” — l’articolo conserva tale distinzione.
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MH370: cronologia completa di una scomparsa ancora irrisolta
MH370: cronologia completa di una scomparsa ancora irrisolta
🧭 Articolo aggiornato all’11 settembre 2026. Questa ricostruzione in italiano traduce e sintetizza fonti ufficiali e giornalistiche, in gran parte pubblicate in inglese. Distingue i fatti accertati dalle ipotesi e raccoglie gli eventi principali del volo, delle indagini e delle ricerche.
Il volo che scomparve senza lasciare una posizione
Nella notte tra il 7 e l’8 marzo 2014, il volo Malaysia Airlines MH370 decollò da Kuala Lumpur diretto a Pechino. A bordo del Boeing 777-200ER, registrazione 9M-MRO, c’erano 239 persone: 227 passeggeri e 12 membri dell’equipaggio. Meno di quaranta minuti dopo il decollo, l’aereo smise di comunicare con il controllo del traffico aereo e scomparve dai radar civili.Il velivolo, però, non precipitò immediatamente. I radar militari malesi indicarono che aveva invertito la rotta, attraversato nuovamente la penisola malese e proseguito verso nord-ovest. I collegamenti automatici con il satellite Inmarsat mostrarono poi che rimase in volo per circa sette ore. L’ultimo scambio satellitare collocò il suo punto finale lungo un enorme arco nell’Oceano Indiano meridionale, senza fornire una coordinata precisa.
Da allora sono state scandagliate centinaia di migliaia di chilometri quadrati di fondale. Alcuni rottami sono stati identificati come appartenenti all’aereo, ma la fusoliera principale, i registratori di volo e le persone a bordo non sono mai stati ritrovati. Per questo la causa della scomparsa rimane ufficialmente indeterminata.
Le ultime ore di MH370: 8 marzo 2014
Tutti gli orari seguenti sono espressi nell’ora malese (MYT, UTC+8), sulla base del rapporto finale dell’inchiesta malese e delle analisi ATSB sulla traiettoria.
- 00:42 — MH370 decolla dall’aeroporto internazionale di Kuala Lumpur. La destinazione prevista è Pechino, con arrivo intorno alle 06:30 locali.
- 01:07 — viene trasmesso l’ultimo messaggio ACARS, il sistema automatico che invia dati tecnici e operativi. Il successivo rapporto, atteso circa mezz’ora più tardi, non arriva.
- 01:19 — dal cockpit giunge l’ultima comunicazione radio: «Good night Malaysian Three Seven Zero». Non viene segnalata alcuna emergenza.
- Circa 01:21 — il transponder smette di trasmettere mentre il velivolo si trova vicino al punto di navigazione IGARI, tra lo spazio aereo malese e quello vietnamita. MH370 scompare dai radar secondari civili.
- Subito dopo — secondo i dati radar militari, l’aereo vira a sinistra, torna indietro sopra la penisola malese, passa a sud di Penang e continua verso nord-ovest sullo Stretto di Malacca. L’inchiesta del 2018 conclude che il cambio di rotta non è spiegabile con il solo pilota automatico o con una comune anomalia di sistema: la virata iniziale fu verosimilmente eseguita sotto controllo manuale.
- 01:38 — il controllo vietnamita informa Kuala Lumpur di non aver stabilito il contatto con il volo. Seguono telefonate e verifiche frammentarie; l’attivazione formale delle fasi di emergenza subisce gravi ritardi.
- 02:22 circa — il radar militare registra l’ultima traccia nota, a nord-ovest di Penang, nei pressi del punto MEKAR.
- 02:25 — l’unità satellitare dell’aereo effettua una nuova richiesta di accesso alla rete Inmarsat, segnale compatibile con un’interruzione e un successivo ripristino dell’alimentazione del sistema.
- Dalle 02:39 in poi — due chiamate satellitari terra-bordo rimangono senza risposta. La rete registra però “handshake” automatici, cioè scambi tecnici che confermano che il terminale dell’aereo è ancora attivo.
- 08:19 — avviene l’ultimo log-on satellitare. Gli esperti lo hanno associato probabilmente a un nuovo ciclo di alimentazione del terminale, compatibile con l’esaurimento del carburante e l’arresto dei motori, ma non costituisce una registrazione diretta dell’impatto.
- 09:15 — un’ulteriore interrogazione satellitare non riceve risposta.I dati satellitari non contenevano una posizione GPS. Gli investigatori usarono il tempo impiegato dai segnali e lo scostamento di frequenza Doppler per ricostruire una serie di archi possibili. Il confronto con autonomia, velocità e prestazioni del Boeing 777 rese la rotta verso l’Oceano Indiano meridionale molto più coerente di quella verso nord.
2014: dalla ricerca nel Mar Cinese all’Oceano Indiano
8–14 marzo: la ricerca nella zona sbagliata
Le prime operazioni si concentrano nel Mar Cinese Meridionale, vicino all’ultima posizione trasmessa dal transponder, e poi nello Stretto di Malacca. Partecipano mezzi di numerosi Paesi. Le informazioni radar e satellitari vengono però comprese e condivise gradualmente, provocando cambiamenti ripetuti dell’area di ricerca.15 marzo: la svolta dell’indagine
Il primo ministro malese Najib Razak annuncia che le comunicazioni dell’aereo erano cessate e che MH370 aveva deviato dalla rotta prevista. Le ricerche nel Mar Cinese Meridionale vengono interrotte e l’attenzione si sposta su due vasti corridoi, uno verso nord e uno verso sud.18–24 marzo: il corridoio meridionale
L’Australian Maritime Safety Authority coordina le ricerche aeree e navali nell’Oceano Indiano, a migliaia di chilometri a ovest dell’Australia. Immagini satellitari sembrano mostrare oggetti galleggianti, ma nessuno viene poi collegato al volo.Il 24 marzo il governo malese dichiara che, secondo una nuova analisi Inmarsat, il volo terminò nell’Oceano Indiano meridionale. La regione è remota, battuta da mare difficile e caratterizzata da fondali profondi e poco mappati.
Aprile: i segnali acustici e la ricerca delle scatole nere
Navi e aerei cercano i trasmettitori acustici dei registratori di volo prima che le batterie si esauriscano. Tra il 5 e l’8 aprile la nave australiana Ocean Shield rileva segnali subacquei inizialmente considerati promettenti. Le successive scansioni con il veicolo Bluefin-21 non trovano però rottami: non è mai stato dimostrato che quei segnali provenissero da MH370.Maggio–ottobre: nasce la ricerca del fondale
Esaurita la fase di superficie, Australia, Malaysia e Cina organizzano una campagna batimetrica per mappare il fondale lungo il cosiddetto “settimo arco” satellitare. Nell’ottobre 2014 inizia la ricerca subacquea sistematica con sonar trainati, veicoli autonomi e navi specializzate. La storia operativa completa è documentata nel rapporto ATSB The Operational Search for MH370.2015–2016: la prima prova materiale
29 gennaio 2015: la dichiarazione di incidente
La Malaysia dichiara ufficialmente la scomparsa un incidente e presume decedute tutte le 239 persone. Il provvedimento ha valore anche giuridico e consente l’avvio delle procedure di risarcimento; non interrompe la ricerca subacquea.8 marzo 2015: il rapporto informativo
A un anno dalla scomparsa, la squadra investigativa pubblica informazioni fattuali su equipaggio, manutenzione, carico e comunicazioni. Non viene stabilita una causa. La Malaysia aveva istituito il 25 aprile 2014 un gruppo indipendente secondo l’Annesso 13 dell’ICAO, con rappresentanti accreditati di Australia, Cina, Francia, Indonesia, Singapore, Regno Unito e Stati Uniti.29 luglio–3 settembre 2015: il flaperon di Réunion
Su una spiaggia dell’isola di Réunion, nell’Oceano Indiano occidentale, viene trovato un flaperon, superficie mobile dell’ala. Il 3 settembre l’autorità giudiziaria francese conferma che appartiene a MH370. È la prima prova fisica diretta che l’aereo finì nell’Oceano Indiano. La scoperta è coerente con i modelli di deriva, ma non permette di localizzare con precisione il punto di impatto.2015–2016: altri rottami sulle coste africane
Frammenti vengono recuperati in Mozambico, Sudafrica, Tanzania, Madagascar, Mauritius e Rodrigues. Tra i pezzi identificati con certezza figurano il flaperon destro, una sezione del flap esterno destro e una sezione del flap esterno sinistro. Altri elementi — comprese parti della cabina — sono classificati come “quasi certamente” o “molto probabilmente” provenienti da MH370. Il riepilogo ufficiale malese dei detriti elenca i reperti e il relativo grado di identificazione.L’esame dei flap suggerisce che fossero retratti o vicini alla posizione neutra quando si separarono; i detriti interni indicano che il velivolo probabilmente si spezzò. Questi elementi non bastano tuttavia a stabilire se la discesa finale fosse controllata.
2016–2018: la sospensione e la seconda ricerca
Dicembre 2016–17 gennaio 2017
Una revisione internazionale degli esperti conclude che l’area più probabile potrebbe trovarsi a nord della zona già scandagliata. Dopo circa 120.000 km² di fondale esaminati senza trovare l’aereo, Malaysia, Australia e Cina sospendono la ricerca il 17 gennaio 2017, precisando che potrà riprendere in presenza di nuove prove credibili. Il rapporto finale ATSB del 2017 definisce la mancata localizzazione dell’aereo «quasi inconcepibile» nell’era dell’aviazione moderna.Gennaio–29 maggio 2018: Ocean Infinity
La società privata Ocean Infinity avvia una nuova campagna con veicoli subacquei autonomi, secondo la formula “no find, no fee”: pagamento solo in caso di ritrovamento. In circa tre mesi esamina più di 112.000 km², soprattutto a nord dell’area precedente, senza localizzare il relitto. Considerando le due campagne, alla metà del 2018 erano stati scandagliati quasi 200.000 km² di fondale.30 luglio 2018: il rapporto finale malese
L’inchiesta di sicurezza pubblica il proprio rapporto conclusivo. I punti principali sono:
- l’aereo deviò dalla rotta prevista e le virate osservate sono difficili da attribuire a guasti di sistema;
- la prima inversione di rotta fu eseguita verosimilmente sotto controllo manuale;
- la cessazione di transponder, ACARS e altre comunicazioni è più compatibile con sistemi disattivati manualmente o privati dell’alimentazione che con una singola anomalia nota;
- non risultavano difetti meccanici preesistenti capaci di spiegare l’intera sequenza;
- non emersero prove conclusive di incapacità, problemi finanziari o condotte anomale dell’equipaggio;
- non poteva essere esclusa un’interferenza illecita da parte di terzi;
- i controllori del traffico aereo non seguirono correttamente diverse procedure e ritardarono l’avvio dell’emergenza;
- senza relitto principale, registratore dei dati di volo e registratore vocale, non era possibile determinare la causa.Il rapporto, quindi, non dichiarò né un suicidio del comandante né un dirottamento come fatto provato. Stabilì soltanto che alcuni passaggi richiedevano manipolazioni o interruzioni dei sistemi e che mancavano gli elementi decisivi per identificare chi le avesse compiute e perché.
2019–2024: nuove analisi, nessuna posizione certa
Negli anni successivi gruppi indipendenti propongono coordinate basate su dati satellitari, correnti oceaniche, prestazioni dell’aereo, immagini sonar e perfino segnali radio WSPR. Alcune ipotesi sono tecnicamente elaborate, ma nessuna viene accettata come prova definitiva dalle autorità.Nel 2022 l’ATSB incarica Geoscience Australia di riesaminare circa tre terabyte di immagini sonar raccolte nella ricerca 2014–2017. La revisione conclude che è altamente improbabile che un campo di detriti aerei si trovi nelle aree riesaminate. Il risultato è pubblicato nella MH370 Data Review.
Nel marzo 2024, nel decimo anniversario, il governo malese dichiara di essere disposto a valutare una nuova proposta di Ocean Infinity. Il 20 dicembre 2024 il gabinetto approva in linea di principio una ricerca in una nuova area di circa 15.000 km², sempre con pagamento subordinato al ritrovamento.
2025–2026: la terza campagna e l’estensione fino al 2027
Il 25 marzo 2025 la Malaysia firma l’accordo con Ocean Infinity. Il compenso previsto è di 70 milioni di dollari soltanto se il relitto viene localizzato. Una prima fase si svolge dal 25 al 28 marzo 2025, ma viene sospesa a causa della stagione e delle condizioni del mare.Il governo annuncia la ripresa per il 30 dicembre 2025. La seconda fase va dal 31 dicembre 2025 al 23 gennaio 2026. Secondo l’aggiornamento ufficiale alle famiglie dell’8 marzo 2026, le due fasi totalizzano 28 giorni operativi e circa 7.571 km² di fondale esaminati dopo la firma del contratto. Non emerge alcun reperto che confermi la posizione del velivolo.
Il 29 giugno 2026 il governo malese comunica che l’accordo è prorogato dal 1° luglio 2026 al 30 giugno 2027. Restano da scandagliare 7.428,54 km² della zona prioritaria. Le attività dovrebbero essere riprogrammate tra novembre 2026 e aprile 2027, durante la stagione di mare più calmo. Rimane valida la formula “no find, no fee” da 70 milioni di dollari. La proroga è descritta nel comunicato del Ministero dei Trasporti malese.
Che cosa sappiamo davvero
Dopo dodici anni, cinque elementi possono essere considerati solidi:
1. MH370 continuò a volare per ore dopo la perdita del contatto civile, come dimostrano radar e collegamenti satellitari.
2. L’aereo cambiò rotta. La manovra iniziale di ritorno sulla Malaysia fu eseguita con modalità compatibili con il controllo manuale.
3. Il volo terminò con altissima probabilità nell’Oceano Indiano meridionale. Lo indicano l’analisi Inmarsat, l’autonomia del velivolo e la distribuzione dei detriti.
4. Almeno tre componenti furono identificati con certezza come provenienti da 9M-MRO, mentre altri sono stati ritenuti quasi certamente o molto probabilmente appartenenti al velivolo.
5. La causa non è stata stabilita. Senza relitto e registratori di volo non è possibile ricostruire con certezza gli ultimi minuti, attribuire le azioni o scegliere definitivamente tra interferenza intenzionale, incapacità, incendio, guasto complesso o una combinazione di eventi.Le ipotesi: ciò che resta non dimostrato
L’ipotesi di un’azione deliberata da parte di una persona a bordo è discussa perché spiegherebbe la cessazione delle comunicazioni e la deviazione. Tuttavia, l’inchiesta non ha trovato prove sufficienti per attribuire responsabilità al comandante, al primo ufficiale, a un passeggero o a un terzo.Un incendio o un guasto elettrico potrebbe spiegare la perdita di sistemi, ma nessuna sequenza tecnica nota spiega in modo convincente tutte le manovre e le ore di volo successive. Anche lo scenario di una depressurizzazione e di un “volo fantasma” con persone incapacitate potrebbe spiegare il lungo tratto in autopilota, ma non chiarisce da solo il cambio di rotta iniziale e le interruzioni dei sistemi.
Le teorie di abbattimento, atterraggio segreto, dirottamento verso nord o falsificazione dei dati satellitari non dispongono di prove pubbliche comparabili a quelle che sostengono il corridoio meridionale. Devono quindi essere trattate come speculazioni, non come conclusioni giornalistiche.
Un mistero tecnico e umano
MH370 non è soltanto un enigma aeronautico. È una vicenda che coinvolge 239 persone e famiglie rimaste per anni senza un luogo, resti da seppellire o una spiegazione definitiva. Le campagne di ricerca hanno migliorato la conoscenza dei fondali oceanici e accelerato le riforme internazionali sul tracciamento degli aerei.Dopo il 2014, l’ICAO ha sviluppato il Global Aeronautical Distress and Safety System: tra le misure adottate figurano un tracciamento più frequente in condizioni di pericolo, strumenti per recuperare tempestivamente i dati di volo e registrazioni vocali in cockpit di maggiore durata. Le modifiche non risolvono il caso MH370, ma riducono la possibilità che un grande aereo commerciale possa nuovamente scomparire senza lasciare una posizione utilizzabile.
La nuova proroga delle ricerche mantiene aperta una possibilità concreta: che tecnologie sonar e veicoli autonomi più moderni riescano a trovare ciò che le campagne precedenti non hanno visto. Fino a quel momento, la ricostruzione più onesta resta incompleta: sappiamo che MH370 deviò, volò verso sud e finì nell’Oceano Indiano, ma non sappiamo ancora con certezza dove, come e perché.
Fonti principali consultate e tradotte
Documenti ufficiali
- Ministero dei Trasporti della Malaysia — archivio MH370
- Safety Investigation Report MH370, 2018
- ATSB — The Operational Search for MH370, 2017
- ATSB — panoramica della ricerca
- ATSB — rapporti operativi, analisi satellitari e detriti
- ATSB e Geoscience Australia — revisione dei dati sonar, 2022
- Ministero malese — aggiornamento ricerca 2025–2026
- Ministero malese — proroga dell’accordo fino al 2027
- ICAO — decimo anniversario della scomparsa
- ICAO — modifiche all’Annesso 6 dopo MH370
- Ocean Infinity — conclusione della fase di gennaio 2026
Fonti giornalistiche e di verifica
- Reuters — che cosa sappiamo di MH370 undici anni dopo
- Reuters — proroga della ricerca nel 2026
- BBC — i principali detriti recuperati
- BBC — conclusione della ricerca Ocean Infinity del 2018
- The Guardian — cronologia visuale delle ricerche
ℹ️ Le fonti in inglese sono state tradotte e parafrasate in italiano, non riprodotte integralmente. Dove i documenti ufficiali usano gradi diversi di certezza — “confirmed”, “almost certain”, “highly likely” — l’articolo conserva tale distinzione.
-
MH370: cronologia completa di una scomparsa ancora irrisolta
MH370: cronologia completa di una scomparsa ancora irrisolta
🧭 Articolo aggiornato all’11 settembre 2026. Questa ricostruzione in italiano traduce e sintetizza fonti ufficiali e giornalistiche, in gran parte pubblicate in inglese. Distingue i fatti accertati dalle ipotesi e raccoglie gli eventi principali del volo, delle indagini e delle ricerche.
Il volo che scomparve senza lasciare una posizione
Nella notte tra il 7 e l’8 marzo 2014, il volo Malaysia Airlines MH370 decollò da Kuala Lumpur diretto a Pechino. A bordo del Boeing 777-200ER, registrazione 9M-MRO, c’erano 239 persone: 227 passeggeri e 12 membri dell’equipaggio. Meno di quaranta minuti dopo il decollo, l’aereo smise di comunicare con il controllo del traffico aereo e scomparve dai radar civili.Il velivolo, però, non precipitò immediatamente. I radar militari malesi indicarono che aveva invertito la rotta, attraversato nuovamente la penisola malese e proseguito verso nord-ovest. I collegamenti automatici con il satellite Inmarsat mostrarono poi che rimase in volo per circa sette ore. L’ultimo scambio satellitare collocò il suo punto finale lungo un enorme arco nell’Oceano Indiano meridionale, senza fornire una coordinata precisa.
Da allora sono state scandagliate centinaia di migliaia di chilometri quadrati di fondale. Alcuni rottami sono stati identificati come appartenenti all’aereo, ma la fusoliera principale, i registratori di volo e le persone a bordo non sono mai stati ritrovati. Per questo la causa della scomparsa rimane ufficialmente indeterminata.
Le ultime ore di MH370: 8 marzo 2014
Tutti gli orari seguenti sono espressi nell’ora malese (MYT, UTC+8), sulla base del rapporto finale dell’inchiesta malese e delle analisi ATSB sulla traiettoria.
- 00:42 — MH370 decolla dall’aeroporto internazionale di Kuala Lumpur. La destinazione prevista è Pechino, con arrivo intorno alle 06:30 locali.
- 01:07 — viene trasmesso l’ultimo messaggio ACARS, il sistema automatico che invia dati tecnici e operativi. Il successivo rapporto, atteso circa mezz’ora più tardi, non arriva.
- 01:19 — dal cockpit giunge l’ultima comunicazione radio: «Good night Malaysian Three Seven Zero». Non viene segnalata alcuna emergenza.
- Circa 01:21 — il transponder smette di trasmettere mentre il velivolo si trova vicino al punto di navigazione IGARI, tra lo spazio aereo malese e quello vietnamita. MH370 scompare dai radar secondari civili.
- Subito dopo — secondo i dati radar militari, l’aereo vira a sinistra, torna indietro sopra la penisola malese, passa a sud di Penang e continua verso nord-ovest sullo Stretto di Malacca. L’inchiesta del 2018 conclude che il cambio di rotta non è spiegabile con il solo pilota automatico o con una comune anomalia di sistema: la virata iniziale fu verosimilmente eseguita sotto controllo manuale.
- 01:38 — il controllo vietnamita informa Kuala Lumpur di non aver stabilito il contatto con il volo. Seguono telefonate e verifiche frammentarie; l’attivazione formale delle fasi di emergenza subisce gravi ritardi.
- 02:22 circa — il radar militare registra l’ultima traccia nota, a nord-ovest di Penang, nei pressi del punto MEKAR.
- 02:25 — l’unità satellitare dell’aereo effettua una nuova richiesta di accesso alla rete Inmarsat, segnale compatibile con un’interruzione e un successivo ripristino dell’alimentazione del sistema.
- Dalle 02:39 in poi — due chiamate satellitari terra-bordo rimangono senza risposta. La rete registra però “handshake” automatici, cioè scambi tecnici che confermano che il terminale dell’aereo è ancora attivo.
- 08:19 — avviene l’ultimo log-on satellitare. Gli esperti lo hanno associato probabilmente a un nuovo ciclo di alimentazione del terminale, compatibile con l’esaurimento del carburante e l’arresto dei motori, ma non costituisce una registrazione diretta dell’impatto.
- 09:15 — un’ulteriore interrogazione satellitare non riceve risposta.I dati satellitari non contenevano una posizione GPS. Gli investigatori usarono il tempo impiegato dai segnali e lo scostamento di frequenza Doppler per ricostruire una serie di archi possibili. Il confronto con autonomia, velocità e prestazioni del Boeing 777 rese la rotta verso l’Oceano Indiano meridionale molto più coerente di quella verso nord.
2014: dalla ricerca nel Mar Cinese all’Oceano Indiano
8–14 marzo: la ricerca nella zona sbagliata
Le prime operazioni si concentrano nel Mar Cinese Meridionale, vicino all’ultima posizione trasmessa dal transponder, e poi nello Stretto di Malacca. Partecipano mezzi di numerosi Paesi. Le informazioni radar e satellitari vengono però comprese e condivise gradualmente, provocando cambiamenti ripetuti dell’area di ricerca.15 marzo: la svolta dell’indagine
Il primo ministro malese Najib Razak annuncia che le comunicazioni dell’aereo erano cessate e che MH370 aveva deviato dalla rotta prevista. Le ricerche nel Mar Cinese Meridionale vengono interrotte e l’attenzione si sposta su due vasti corridoi, uno verso nord e uno verso sud.18–24 marzo: il corridoio meridionale
L’Australian Maritime Safety Authority coordina le ricerche aeree e navali nell’Oceano Indiano, a migliaia di chilometri a ovest dell’Australia. Immagini satellitari sembrano mostrare oggetti galleggianti, ma nessuno viene poi collegato al volo.Il 24 marzo il governo malese dichiara che, secondo una nuova analisi Inmarsat, il volo terminò nell’Oceano Indiano meridionale. La regione è remota, battuta da mare difficile e caratterizzata da fondali profondi e poco mappati.
Aprile: i segnali acustici e la ricerca delle scatole nere
Navi e aerei cercano i trasmettitori acustici dei registratori di volo prima che le batterie si esauriscano. Tra il 5 e l’8 aprile la nave australiana Ocean Shield rileva segnali subacquei inizialmente considerati promettenti. Le successive scansioni con il veicolo Bluefin-21 non trovano però rottami: non è mai stato dimostrato che quei segnali provenissero da MH370.Maggio–ottobre: nasce la ricerca del fondale
Esaurita la fase di superficie, Australia, Malaysia e Cina organizzano una campagna batimetrica per mappare il fondale lungo il cosiddetto “settimo arco” satellitare. Nell’ottobre 2014 inizia la ricerca subacquea sistematica con sonar trainati, veicoli autonomi e navi specializzate. La storia operativa completa è documentata nel rapporto ATSB The Operational Search for MH370.2015–2016: la prima prova materiale
29 gennaio 2015: la dichiarazione di incidente
La Malaysia dichiara ufficialmente la scomparsa un incidente e presume decedute tutte le 239 persone. Il provvedimento ha valore anche giuridico e consente l’avvio delle procedure di risarcimento; non interrompe la ricerca subacquea.8 marzo 2015: il rapporto informativo
A un anno dalla scomparsa, la squadra investigativa pubblica informazioni fattuali su equipaggio, manutenzione, carico e comunicazioni. Non viene stabilita una causa. La Malaysia aveva istituito il 25 aprile 2014 un gruppo indipendente secondo l’Annesso 13 dell’ICAO, con rappresentanti accreditati di Australia, Cina, Francia, Indonesia, Singapore, Regno Unito e Stati Uniti.29 luglio–3 settembre 2015: il flaperon di Réunion
Su una spiaggia dell’isola di Réunion, nell’Oceano Indiano occidentale, viene trovato un flaperon, superficie mobile dell’ala. Il 3 settembre l’autorità giudiziaria francese conferma che appartiene a MH370. È la prima prova fisica diretta che l’aereo finì nell’Oceano Indiano. La scoperta è coerente con i modelli di deriva, ma non permette di localizzare con precisione il punto di impatto.2015–2016: altri rottami sulle coste africane
Frammenti vengono recuperati in Mozambico, Sudafrica, Tanzania, Madagascar, Mauritius e Rodrigues. Tra i pezzi identificati con certezza figurano il flaperon destro, una sezione del flap esterno destro e una sezione del flap esterno sinistro. Altri elementi — comprese parti della cabina — sono classificati come “quasi certamente” o “molto probabilmente” provenienti da MH370. Il riepilogo ufficiale malese dei detriti elenca i reperti e il relativo grado di identificazione.L’esame dei flap suggerisce che fossero retratti o vicini alla posizione neutra quando si separarono; i detriti interni indicano che il velivolo probabilmente si spezzò. Questi elementi non bastano tuttavia a stabilire se la discesa finale fosse controllata.
2016–2018: la sospensione e la seconda ricerca
Dicembre 2016–17 gennaio 2017
Una revisione internazionale degli esperti conclude che l’area più probabile potrebbe trovarsi a nord della zona già scandagliata. Dopo circa 120.000 km² di fondale esaminati senza trovare l’aereo, Malaysia, Australia e Cina sospendono la ricerca il 17 gennaio 2017, precisando che potrà riprendere in presenza di nuove prove credibili. Il rapporto finale ATSB del 2017 definisce la mancata localizzazione dell’aereo «quasi inconcepibile» nell’era dell’aviazione moderna.Gennaio–29 maggio 2018: Ocean Infinity
La società privata Ocean Infinity avvia una nuova campagna con veicoli subacquei autonomi, secondo la formula “no find, no fee”: pagamento solo in caso di ritrovamento. In circa tre mesi esamina più di 112.000 km², soprattutto a nord dell’area precedente, senza localizzare il relitto. Considerando le due campagne, alla metà del 2018 erano stati scandagliati quasi 200.000 km² di fondale.30 luglio 2018: il rapporto finale malese
L’inchiesta di sicurezza pubblica il proprio rapporto conclusivo. I punti principali sono:
- l’aereo deviò dalla rotta prevista e le virate osservate sono difficili da attribuire a guasti di sistema;
- la prima inversione di rotta fu eseguita verosimilmente sotto controllo manuale;
- la cessazione di transponder, ACARS e altre comunicazioni è più compatibile con sistemi disattivati manualmente o privati dell’alimentazione che con una singola anomalia nota;
- non risultavano difetti meccanici preesistenti capaci di spiegare l’intera sequenza;
- non emersero prove conclusive di incapacità, problemi finanziari o condotte anomale dell’equipaggio;
- non poteva essere esclusa un’interferenza illecita da parte di terzi;
- i controllori del traffico aereo non seguirono correttamente diverse procedure e ritardarono l’avvio dell’emergenza;
- senza relitto principale, registratore dei dati di volo e registratore vocale, non era possibile determinare la causa.Il rapporto, quindi, non dichiarò né un suicidio del comandante né un dirottamento come fatto provato. Stabilì soltanto che alcuni passaggi richiedevano manipolazioni o interruzioni dei sistemi e che mancavano gli elementi decisivi per identificare chi le avesse compiute e perché.
2019–2024: nuove analisi, nessuna posizione certa
Negli anni successivi gruppi indipendenti propongono coordinate basate su dati satellitari, correnti oceaniche, prestazioni dell’aereo, immagini sonar e perfino segnali radio WSPR. Alcune ipotesi sono tecnicamente elaborate, ma nessuna viene accettata come prova definitiva dalle autorità.Nel 2022 l’ATSB incarica Geoscience Australia di riesaminare circa tre terabyte di immagini sonar raccolte nella ricerca 2014–2017. La revisione conclude che è altamente improbabile che un campo di detriti aerei si trovi nelle aree riesaminate. Il risultato è pubblicato nella MH370 Data Review.
Nel marzo 2024, nel decimo anniversario, il governo malese dichiara di essere disposto a valutare una nuova proposta di Ocean Infinity. Il 20 dicembre 2024 il gabinetto approva in linea di principio una ricerca in una nuova area di circa 15.000 km², sempre con pagamento subordinato al ritrovamento.
2025–2026: la terza campagna e l’estensione fino al 2027
Il 25 marzo 2025 la Malaysia firma l’accordo con Ocean Infinity. Il compenso previsto è di 70 milioni di dollari soltanto se il relitto viene localizzato. Una prima fase si svolge dal 25 al 28 marzo 2025, ma viene sospesa a causa della stagione e delle condizioni del mare.Il governo annuncia la ripresa per il 30 dicembre 2025. La seconda fase va dal 31 dicembre 2025 al 23 gennaio 2026. Secondo l’aggiornamento ufficiale alle famiglie dell’8 marzo 2026, le due fasi totalizzano 28 giorni operativi e circa 7.571 km² di fondale esaminati dopo la firma del contratto. Non emerge alcun reperto che confermi la posizione del velivolo.
Il 29 giugno 2026 il governo malese comunica che l’accordo è prorogato dal 1° luglio 2026 al 30 giugno 2027. Restano da scandagliare 7.428,54 km² della zona prioritaria. Le attività dovrebbero essere riprogrammate tra novembre 2026 e aprile 2027, durante la stagione di mare più calmo. Rimane valida la formula “no find, no fee” da 70 milioni di dollari. La proroga è descritta nel comunicato del Ministero dei Trasporti malese.
Che cosa sappiamo davvero
Dopo dodici anni, cinque elementi possono essere considerati solidi:
1. MH370 continuò a volare per ore dopo la perdita del contatto civile, come dimostrano radar e collegamenti satellitari.
2. L’aereo cambiò rotta. La manovra iniziale di ritorno sulla Malaysia fu eseguita con modalità compatibili con il controllo manuale.
3. Il volo terminò con altissima probabilità nell’Oceano Indiano meridionale. Lo indicano l’analisi Inmarsat, l’autonomia del velivolo e la distribuzione dei detriti.
4. Almeno tre componenti furono identificati con certezza come provenienti da 9M-MRO, mentre altri sono stati ritenuti quasi certamente o molto probabilmente appartenenti al velivolo.
5. La causa non è stata stabilita. Senza relitto e registratori di volo non è possibile ricostruire con certezza gli ultimi minuti, attribuire le azioni o scegliere definitivamente tra interferenza intenzionale, incapacità, incendio, guasto complesso o una combinazione di eventi.Le ipotesi: ciò che resta non dimostrato
L’ipotesi di un’azione deliberata da parte di una persona a bordo è discussa perché spiegherebbe la cessazione delle comunicazioni e la deviazione. Tuttavia, l’inchiesta non ha trovato prove sufficienti per attribuire responsabilità al comandante, al primo ufficiale, a un passeggero o a un terzo.Un incendio o un guasto elettrico potrebbe spiegare la perdita di sistemi, ma nessuna sequenza tecnica nota spiega in modo convincente tutte le manovre e le ore di volo successive. Anche lo scenario di una depressurizzazione e di un “volo fantasma” con persone incapacitate potrebbe spiegare il lungo tratto in autopilota, ma non chiarisce da solo il cambio di rotta iniziale e le interruzioni dei sistemi.
Le teorie di abbattimento, atterraggio segreto, dirottamento verso nord o falsificazione dei dati satellitari non dispongono di prove pubbliche comparabili a quelle che sostengono il corridoio meridionale. Devono quindi essere trattate come speculazioni, non come conclusioni giornalistiche.
Un mistero tecnico e umano
MH370 non è soltanto un enigma aeronautico. È una vicenda che coinvolge 239 persone e famiglie rimaste per anni senza un luogo, resti da seppellire o una spiegazione definitiva. Le campagne di ricerca hanno migliorato la conoscenza dei fondali oceanici e accelerato le riforme internazionali sul tracciamento degli aerei.Dopo il 2014, l’ICAO ha sviluppato il Global Aeronautical Distress and Safety System: tra le misure adottate figurano un tracciamento più frequente in condizioni di pericolo, strumenti per recuperare tempestivamente i dati di volo e registrazioni vocali in cockpit di maggiore durata. Le modifiche non risolvono il caso MH370, ma riducono la possibilità che un grande aereo commerciale possa nuovamente scomparire senza lasciare una posizione utilizzabile.
La nuova proroga delle ricerche mantiene aperta una possibilità concreta: che tecnologie sonar e veicoli autonomi più moderni riescano a trovare ciò che le campagne precedenti non hanno visto. Fino a quel momento, la ricostruzione più onesta resta incompleta: sappiamo che MH370 deviò, volò verso sud e finì nell’Oceano Indiano, ma non sappiamo ancora con certezza dove, come e perché.
Fonti principali consultate e tradotte
Documenti ufficiali
- Ministero dei Trasporti della Malaysia — archivio MH370
- Safety Investigation Report MH370, 2018
- ATSB — The Operational Search for MH370, 2017
- ATSB — panoramica della ricerca
- ATSB — rapporti operativi, analisi satellitari e detriti
- ATSB e Geoscience Australia — revisione dei dati sonar, 2022
- Ministero malese — aggiornamento ricerca 2025–2026
- Ministero malese — proroga dell’accordo fino al 2027
- ICAO — decimo anniversario della scomparsa
- ICAO — modifiche all’Annesso 6 dopo MH370
- Ocean Infinity — conclusione della fase di gennaio 2026
Fonti giornalistiche e di verifica
- Reuters — che cosa sappiamo di MH370 undici anni dopo
- Reuters — proroga della ricerca nel 2026
- BBC — i principali detriti recuperati
- BBC — conclusione della ricerca Ocean Infinity del 2018
- The Guardian — cronologia visuale delle ricerche
ℹ️ Le fonti in inglese sono state tradotte e parafrasate in italiano, non riprodotte integralmente. Dove i documenti ufficiali usano gradi diversi di certezza — “confirmed”, “almost certain”, “highly likely” — l’articolo conserva tale distinzione.
-
MH370: cronologia completa di una scomparsa ancora irrisolta
MH370: cronologia completa di una scomparsa ancora irrisolta
🧭 Articolo aggiornato all’11 settembre 2026. Questa ricostruzione in italiano traduce e sintetizza fonti ufficiali e giornalistiche, in gran parte pubblicate in inglese. Distingue i fatti accertati dalle ipotesi e raccoglie gli eventi principali del volo, delle indagini e delle ricerche.
Il volo che scomparve senza lasciare una posizione
Nella notte tra il 7 e l’8 marzo 2014, il volo Malaysia Airlines MH370 decollò da Kuala Lumpur diretto a Pechino. A bordo del Boeing 777-200ER, registrazione 9M-MRO, c’erano 239 persone: 227 passeggeri e 12 membri dell’equipaggio. Meno di quaranta minuti dopo il decollo, l’aereo smise di comunicare con il controllo del traffico aereo e scomparve dai radar civili.Il velivolo, però, non precipitò immediatamente. I radar militari malesi indicarono che aveva invertito la rotta, attraversato nuovamente la penisola malese e proseguito verso nord-ovest. I collegamenti automatici con il satellite Inmarsat mostrarono poi che rimase in volo per circa sette ore. L’ultimo scambio satellitare collocò il suo punto finale lungo un enorme arco nell’Oceano Indiano meridionale, senza fornire una coordinata precisa.
Da allora sono state scandagliate centinaia di migliaia di chilometri quadrati di fondale. Alcuni rottami sono stati identificati come appartenenti all’aereo, ma la fusoliera principale, i registratori di volo e le persone a bordo non sono mai stati ritrovati. Per questo la causa della scomparsa rimane ufficialmente indeterminata.
Le ultime ore di MH370: 8 marzo 2014
Tutti gli orari seguenti sono espressi nell’ora malese (MYT, UTC+8), sulla base del rapporto finale dell’inchiesta malese e delle analisi ATSB sulla traiettoria.
- 00:42 — MH370 decolla dall’aeroporto internazionale di Kuala Lumpur. La destinazione prevista è Pechino, con arrivo intorno alle 06:30 locali.
- 01:07 — viene trasmesso l’ultimo messaggio ACARS, il sistema automatico che invia dati tecnici e operativi. Il successivo rapporto, atteso circa mezz’ora più tardi, non arriva.
- 01:19 — dal cockpit giunge l’ultima comunicazione radio: «Good night Malaysian Three Seven Zero». Non viene segnalata alcuna emergenza.
- Circa 01:21 — il transponder smette di trasmettere mentre il velivolo si trova vicino al punto di navigazione IGARI, tra lo spazio aereo malese e quello vietnamita. MH370 scompare dai radar secondari civili.
- Subito dopo — secondo i dati radar militari, l’aereo vira a sinistra, torna indietro sopra la penisola malese, passa a sud di Penang e continua verso nord-ovest sullo Stretto di Malacca. L’inchiesta del 2018 conclude che il cambio di rotta non è spiegabile con il solo pilota automatico o con una comune anomalia di sistema: la virata iniziale fu verosimilmente eseguita sotto controllo manuale.
- 01:38 — il controllo vietnamita informa Kuala Lumpur di non aver stabilito il contatto con il volo. Seguono telefonate e verifiche frammentarie; l’attivazione formale delle fasi di emergenza subisce gravi ritardi.
- 02:22 circa — il radar militare registra l’ultima traccia nota, a nord-ovest di Penang, nei pressi del punto MEKAR.
- 02:25 — l’unità satellitare dell’aereo effettua una nuova richiesta di accesso alla rete Inmarsat, segnale compatibile con un’interruzione e un successivo ripristino dell’alimentazione del sistema.
- Dalle 02:39 in poi — due chiamate satellitari terra-bordo rimangono senza risposta. La rete registra però “handshake” automatici, cioè scambi tecnici che confermano che il terminale dell’aereo è ancora attivo.
- 08:19 — avviene l’ultimo log-on satellitare. Gli esperti lo hanno associato probabilmente a un nuovo ciclo di alimentazione del terminale, compatibile con l’esaurimento del carburante e l’arresto dei motori, ma non costituisce una registrazione diretta dell’impatto.
- 09:15 — un’ulteriore interrogazione satellitare non riceve risposta.I dati satellitari non contenevano una posizione GPS. Gli investigatori usarono il tempo impiegato dai segnali e lo scostamento di frequenza Doppler per ricostruire una serie di archi possibili. Il confronto con autonomia, velocità e prestazioni del Boeing 777 rese la rotta verso l’Oceano Indiano meridionale molto più coerente di quella verso nord.
2014: dalla ricerca nel Mar Cinese all’Oceano Indiano
8–14 marzo: la ricerca nella zona sbagliata
Le prime operazioni si concentrano nel Mar Cinese Meridionale, vicino all’ultima posizione trasmessa dal transponder, e poi nello Stretto di Malacca. Partecipano mezzi di numerosi Paesi. Le informazioni radar e satellitari vengono però comprese e condivise gradualmente, provocando cambiamenti ripetuti dell’area di ricerca.15 marzo: la svolta dell’indagine
Il primo ministro malese Najib Razak annuncia che le comunicazioni dell’aereo erano cessate e che MH370 aveva deviato dalla rotta prevista. Le ricerche nel Mar Cinese Meridionale vengono interrotte e l’attenzione si sposta su due vasti corridoi, uno verso nord e uno verso sud.18–24 marzo: il corridoio meridionale
L’Australian Maritime Safety Authority coordina le ricerche aeree e navali nell’Oceano Indiano, a migliaia di chilometri a ovest dell’Australia. Immagini satellitari sembrano mostrare oggetti galleggianti, ma nessuno viene poi collegato al volo.Il 24 marzo il governo malese dichiara che, secondo una nuova analisi Inmarsat, il volo terminò nell’Oceano Indiano meridionale. La regione è remota, battuta da mare difficile e caratterizzata da fondali profondi e poco mappati.
Aprile: i segnali acustici e la ricerca delle scatole nere
Navi e aerei cercano i trasmettitori acustici dei registratori di volo prima che le batterie si esauriscano. Tra il 5 e l’8 aprile la nave australiana Ocean Shield rileva segnali subacquei inizialmente considerati promettenti. Le successive scansioni con il veicolo Bluefin-21 non trovano però rottami: non è mai stato dimostrato che quei segnali provenissero da MH370.Maggio–ottobre: nasce la ricerca del fondale
Esaurita la fase di superficie, Australia, Malaysia e Cina organizzano una campagna batimetrica per mappare il fondale lungo il cosiddetto “settimo arco” satellitare. Nell’ottobre 2014 inizia la ricerca subacquea sistematica con sonar trainati, veicoli autonomi e navi specializzate. La storia operativa completa è documentata nel rapporto ATSB The Operational Search for MH370.2015–2016: la prima prova materiale
29 gennaio 2015: la dichiarazione di incidente
La Malaysia dichiara ufficialmente la scomparsa un incidente e presume decedute tutte le 239 persone. Il provvedimento ha valore anche giuridico e consente l’avvio delle procedure di risarcimento; non interrompe la ricerca subacquea.8 marzo 2015: il rapporto informativo
A un anno dalla scomparsa, la squadra investigativa pubblica informazioni fattuali su equipaggio, manutenzione, carico e comunicazioni. Non viene stabilita una causa. La Malaysia aveva istituito il 25 aprile 2014 un gruppo indipendente secondo l’Annesso 13 dell’ICAO, con rappresentanti accreditati di Australia, Cina, Francia, Indonesia, Singapore, Regno Unito e Stati Uniti.29 luglio–3 settembre 2015: il flaperon di Réunion
Su una spiaggia dell’isola di Réunion, nell’Oceano Indiano occidentale, viene trovato un flaperon, superficie mobile dell’ala. Il 3 settembre l’autorità giudiziaria francese conferma che appartiene a MH370. È la prima prova fisica diretta che l’aereo finì nell’Oceano Indiano. La scoperta è coerente con i modelli di deriva, ma non permette di localizzare con precisione il punto di impatto.2015–2016: altri rottami sulle coste africane
Frammenti vengono recuperati in Mozambico, Sudafrica, Tanzania, Madagascar, Mauritius e Rodrigues. Tra i pezzi identificati con certezza figurano il flaperon destro, una sezione del flap esterno destro e una sezione del flap esterno sinistro. Altri elementi — comprese parti della cabina — sono classificati come “quasi certamente” o “molto probabilmente” provenienti da MH370. Il riepilogo ufficiale malese dei detriti elenca i reperti e il relativo grado di identificazione.L’esame dei flap suggerisce che fossero retratti o vicini alla posizione neutra quando si separarono; i detriti interni indicano che il velivolo probabilmente si spezzò. Questi elementi non bastano tuttavia a stabilire se la discesa finale fosse controllata.
2016–2018: la sospensione e la seconda ricerca
Dicembre 2016–17 gennaio 2017
Una revisione internazionale degli esperti conclude che l’area più probabile potrebbe trovarsi a nord della zona già scandagliata. Dopo circa 120.000 km² di fondale esaminati senza trovare l’aereo, Malaysia, Australia e Cina sospendono la ricerca il 17 gennaio 2017, precisando che potrà riprendere in presenza di nuove prove credibili. Il rapporto finale ATSB del 2017 definisce la mancata localizzazione dell’aereo «quasi inconcepibile» nell’era dell’aviazione moderna.Gennaio–29 maggio 2018: Ocean Infinity
La società privata Ocean Infinity avvia una nuova campagna con veicoli subacquei autonomi, secondo la formula “no find, no fee”: pagamento solo in caso di ritrovamento. In circa tre mesi esamina più di 112.000 km², soprattutto a nord dell’area precedente, senza localizzare il relitto. Considerando le due campagne, alla metà del 2018 erano stati scandagliati quasi 200.000 km² di fondale.30 luglio 2018: il rapporto finale malese
L’inchiesta di sicurezza pubblica il proprio rapporto conclusivo. I punti principali sono:
- l’aereo deviò dalla rotta prevista e le virate osservate sono difficili da attribuire a guasti di sistema;
- la prima inversione di rotta fu eseguita verosimilmente sotto controllo manuale;
- la cessazione di transponder, ACARS e altre comunicazioni è più compatibile con sistemi disattivati manualmente o privati dell’alimentazione che con una singola anomalia nota;
- non risultavano difetti meccanici preesistenti capaci di spiegare l’intera sequenza;
- non emersero prove conclusive di incapacità, problemi finanziari o condotte anomale dell’equipaggio;
- non poteva essere esclusa un’interferenza illecita da parte di terzi;
- i controllori del traffico aereo non seguirono correttamente diverse procedure e ritardarono l’avvio dell’emergenza;
- senza relitto principale, registratore dei dati di volo e registratore vocale, non era possibile determinare la causa.Il rapporto, quindi, non dichiarò né un suicidio del comandante né un dirottamento come fatto provato. Stabilì soltanto che alcuni passaggi richiedevano manipolazioni o interruzioni dei sistemi e che mancavano gli elementi decisivi per identificare chi le avesse compiute e perché.
2019–2024: nuove analisi, nessuna posizione certa
Negli anni successivi gruppi indipendenti propongono coordinate basate su dati satellitari, correnti oceaniche, prestazioni dell’aereo, immagini sonar e perfino segnali radio WSPR. Alcune ipotesi sono tecnicamente elaborate, ma nessuna viene accettata come prova definitiva dalle autorità.Nel 2022 l’ATSB incarica Geoscience Australia di riesaminare circa tre terabyte di immagini sonar raccolte nella ricerca 2014–2017. La revisione conclude che è altamente improbabile che un campo di detriti aerei si trovi nelle aree riesaminate. Il risultato è pubblicato nella MH370 Data Review.
Nel marzo 2024, nel decimo anniversario, il governo malese dichiara di essere disposto a valutare una nuova proposta di Ocean Infinity. Il 20 dicembre 2024 il gabinetto approva in linea di principio una ricerca in una nuova area di circa 15.000 km², sempre con pagamento subordinato al ritrovamento.
2025–2026: la terza campagna e l’estensione fino al 2027
Il 25 marzo 2025 la Malaysia firma l’accordo con Ocean Infinity. Il compenso previsto è di 70 milioni di dollari soltanto se il relitto viene localizzato. Una prima fase si svolge dal 25 al 28 marzo 2025, ma viene sospesa a causa della stagione e delle condizioni del mare.Il governo annuncia la ripresa per il 30 dicembre 2025. La seconda fase va dal 31 dicembre 2025 al 23 gennaio 2026. Secondo l’aggiornamento ufficiale alle famiglie dell’8 marzo 2026, le due fasi totalizzano 28 giorni operativi e circa 7.571 km² di fondale esaminati dopo la firma del contratto. Non emerge alcun reperto che confermi la posizione del velivolo.
Il 29 giugno 2026 il governo malese comunica che l’accordo è prorogato dal 1° luglio 2026 al 30 giugno 2027. Restano da scandagliare 7.428,54 km² della zona prioritaria. Le attività dovrebbero essere riprogrammate tra novembre 2026 e aprile 2027, durante la stagione di mare più calmo. Rimane valida la formula “no find, no fee” da 70 milioni di dollari. La proroga è descritta nel comunicato del Ministero dei Trasporti malese.
Che cosa sappiamo davvero
Dopo dodici anni, cinque elementi possono essere considerati solidi:
1. MH370 continuò a volare per ore dopo la perdita del contatto civile, come dimostrano radar e collegamenti satellitari.
2. L’aereo cambiò rotta. La manovra iniziale di ritorno sulla Malaysia fu eseguita con modalità compatibili con il controllo manuale.
3. Il volo terminò con altissima probabilità nell’Oceano Indiano meridionale. Lo indicano l’analisi Inmarsat, l’autonomia del velivolo e la distribuzione dei detriti.
4. Almeno tre componenti furono identificati con certezza come provenienti da 9M-MRO, mentre altri sono stati ritenuti quasi certamente o molto probabilmente appartenenti al velivolo.
5. La causa non è stata stabilita. Senza relitto e registratori di volo non è possibile ricostruire con certezza gli ultimi minuti, attribuire le azioni o scegliere definitivamente tra interferenza intenzionale, incapacità, incendio, guasto complesso o una combinazione di eventi.Le ipotesi: ciò che resta non dimostrato
L’ipotesi di un’azione deliberata da parte di una persona a bordo è discussa perché spiegherebbe la cessazione delle comunicazioni e la deviazione. Tuttavia, l’inchiesta non ha trovato prove sufficienti per attribuire responsabilità al comandante, al primo ufficiale, a un passeggero o a un terzo.Un incendio o un guasto elettrico potrebbe spiegare la perdita di sistemi, ma nessuna sequenza tecnica nota spiega in modo convincente tutte le manovre e le ore di volo successive. Anche lo scenario di una depressurizzazione e di un “volo fantasma” con persone incapacitate potrebbe spiegare il lungo tratto in autopilota, ma non chiarisce da solo il cambio di rotta iniziale e le interruzioni dei sistemi.
Le teorie di abbattimento, atterraggio segreto, dirottamento verso nord o falsificazione dei dati satellitari non dispongono di prove pubbliche comparabili a quelle che sostengono il corridoio meridionale. Devono quindi essere trattate come speculazioni, non come conclusioni giornalistiche.
Un mistero tecnico e umano
MH370 non è soltanto un enigma aeronautico. È una vicenda che coinvolge 239 persone e famiglie rimaste per anni senza un luogo, resti da seppellire o una spiegazione definitiva. Le campagne di ricerca hanno migliorato la conoscenza dei fondali oceanici e accelerato le riforme internazionali sul tracciamento degli aerei.Dopo il 2014, l’ICAO ha sviluppato il Global Aeronautical Distress and Safety System: tra le misure adottate figurano un tracciamento più frequente in condizioni di pericolo, strumenti per recuperare tempestivamente i dati di volo e registrazioni vocali in cockpit di maggiore durata. Le modifiche non risolvono il caso MH370, ma riducono la possibilità che un grande aereo commerciale possa nuovamente scomparire senza lasciare una posizione utilizzabile.
La nuova proroga delle ricerche mantiene aperta una possibilità concreta: che tecnologie sonar e veicoli autonomi più moderni riescano a trovare ciò che le campagne precedenti non hanno visto. Fino a quel momento, la ricostruzione più onesta resta incompleta: sappiamo che MH370 deviò, volò verso sud e finì nell’Oceano Indiano, ma non sappiamo ancora con certezza dove, come e perché.
Fonti principali consultate e tradotte
Documenti ufficiali
- Ministero dei Trasporti della Malaysia — archivio MH370
- Safety Investigation Report MH370, 2018
- ATSB — The Operational Search for MH370, 2017
- ATSB — panoramica della ricerca
- ATSB — rapporti operativi, analisi satellitari e detriti
- ATSB e Geoscience Australia — revisione dei dati sonar, 2022
- Ministero malese — aggiornamento ricerca 2025–2026
- Ministero malese — proroga dell’accordo fino al 2027
- ICAO — decimo anniversario della scomparsa
- ICAO — modifiche all’Annesso 6 dopo MH370
- Ocean Infinity — conclusione della fase di gennaio 2026
Fonti giornalistiche e di verifica
- Reuters — che cosa sappiamo di MH370 undici anni dopo
- Reuters — proroga della ricerca nel 2026
- BBC — i principali detriti recuperati
- BBC — conclusione della ricerca Ocean Infinity del 2018
- The Guardian — cronologia visuale delle ricerche
ℹ️ Le fonti in inglese sono state tradotte e parafrasate in italiano, non riprodotte integralmente. Dove i documenti ufficiali usano gradi diversi di certezza — “confirmed”, “almost certain”, “highly likely” — l’articolo conserva tale distinzione.
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MH 370 - L'Aereo di linea sparito nel nulla,il più grande mistero dei cieli
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