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#mashaamini — Public Fediverse posts

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  1. #Attention (jamais trop tard)

    Étonnant le nombre de gens qui ont employé le hashtag #MashaAmini ...

    Alors qu'elle s'appelait Mahsa, pas Macha
    Iranienne, pas russe genre...
    #MahsaAmini

    #SuprématieBlanche #dyslexie ou les deux ?

  2. #Attention (jamais trop tard)

    Étonnant le nombre de gens qui ont employé le hashtag #MashaAmini ...

    Alors qu'elle s'appelait Mahsa, pas Macha
    Iranienne, pas russe genre...
    #MahsaAmini

    #SuprématieBlanche #dyslexie ou les deux ?

  3. #Attention (jamais trop tard)

    Étonnant le nombre de gens qui ont employé le hashtag #MashaAmini ...

    Alors qu'elle s'appelait Mahsa, pas Macha
    Iranienne, pas russe genre...
    #MahsaAmini

    #SuprématieBlanche #dyslexie ou les deux ?

  4. #Attention (jamais trop tard)

    Étonnant le nombre de gens qui ont employé le hashtag #MashaAmini ...

    Alors qu'elle s'appelait Mahsa, pas Macha
    Iranienne, pas russe genre...
    #MahsaAmini

    #SuprématieBlanche #dyslexie ou les deux ?

  5. #Attention (jamais trop tard)

    Étonnant le nombre de gens qui ont employé le hashtag #MashaAmini ...

    Alors qu'elle s'appelait Mahsa, pas Macha
    Iranienne, pas russe genre...
    #MahsaAmini

    #SuprématieBlanche #dyslexie ou les deux ?

  6. 📽️ vidéo en ✊ Iran : le pouvoir fait face à d'impressionnantes manifestations: -- 3Nu8I4U_iAs?version=3 #Iran #manifeste #MashaAmini #liberté

    Iran : le pouvoir fait face à ...

  7. 📽️ vidéo en ✊ Iran : le pouvoir fait face à d'impressionnantes manifestations: -- 3Nu8I4U_iAs?version=3 #Iran #manifeste #MashaAmini #liberté

    Iran : le pouvoir fait face à ...

  8. Da "La sensibilità dell'anima" su FB

    MASOOUMEH – MI SONO TOLTA IL VELO PER RESTARE UMANA

    Mi sono tolta il velo in classe. L’ho fatto in silenzio, davanti ai miei compagni, davanti a un sistema che pretende obbedienza e paura. L’ho fatto perché avevo quattordici anni e avevo già capito che vivere senza libertà non è vivere. L’ho fatto per Mahsa Amini, perché la sua morte mi aveva insegnato che il corpo delle donne, in Iran, viene trattato come una colpa.

    Mi hanno vista. Le telecamere mi hanno identificata. Non ho avuto il tempo di spiegare, di difendermi, di tornare a casa. Sono stata portata via, messa in custodia, consegnata a chi aveva il potere di decidere sul mio corpo. In quel luogo ho conosciuto una violenza che non ha nome, una ferocia che non cerca giustificazioni. Sono stata violentata. Il mio corpo è stato distrutto per punirmi di un gesto semplice: aver detto no.

    Mi hanno trasferita in ospedale quando era ormai troppo tardi. Le ferite erano profonde, irreparabili. Il mio corpo non ha retto. Sono morta così, dopo aver pagato con la vita un atto di libertà. Mi chiamavo Masooumeh. Avevo quattordici anni.

    Mia madre ha provato a parlare. Ha detto che avrebbe raccontato tutto, che non avrebbe taciuto. Dopo quelle parole è scomparsa. Anche il suo silenzio forzato è diventato parte della mia storia.

    La mia vicenda è stata denunciata dal Center for Human Rights in Iran ed è stata riportata anche dal New York Times. Ma io non volevo diventare una notizia. Volevo diventare grande. Volevo studiare, ridere, scegliere.

    Se oggi leggete il mio nome, non fatelo passare via. Non lasciate che la mia storia venga archiviata come l’ennesimo orrore lontano. Io sono stata uccisa perché ho creduto che il mio corpo fosse mio. E questo, nel mio Paese, è considerato un crimine.

    SIAMO TUTTE MASOOUMEH: QUANDO LA BARBARIE DIVENTA SISTEMA

    Questa non è solo una notizia. È una frattura morale che riguarda tutti. La storia di Masooumeh non è un “episodio”, non è una “tragedia isolata”. È la conseguenza diretta di un sistema che usa la violenza sessuale come strumento di repressione politica e di controllo dei corpi femminili.

    Il gesto di togliersi il velo in classe non è provocazione: è una dichiarazione di esistenza. È dire “io sono una persona” in un contesto che riduce le donne a simboli da disciplinare. Punire quel gesto con lo stupro e la morte significa affermare che il potere non si limita a reprimere: vuole annientare.

    La vicenda di Masooumeh si inserisce in una scia di sangue che ha avuto un punto di rottura con la morte di Mahsa Amini. Da allora, il mondo ha guardato l’Iran oscillando tra indignazione e rimozione. Ma ogni volta che l’attenzione cala, il prezzo lo pagano ragazze come lei. Ragazze giovanissime, colpite perché indifese e per questo considerate sacrificabili.

    C’è un altro silenzio che pesa quanto la violenza: quello sulla madre scomparsa. È il segno che il terrore non si ferma alla vittima, ma si estende alla famiglia, alla memoria, alla possibilità stessa di testimoniare. In Iran non si uccidono solo le persone: si tenta di uccidere anche la verità.

    Dire “siamo tutte Masooumeh” non è uno slogan. È una presa di posizione. Significa rifiutare l’idea che esistano vite lontane, sacrificabili, meno degne di protezione. Significa riconoscere che i diritti delle donne non sono una questione culturale, ma una linea di civiltà.

    L’inferno in Iran va fermato non con le parole di circostanza, ma con pressione politica, con responsabilità internazionale, con memoria attiva. Perché ogni volta che una storia come questa viene dimenticata, il sistema che l’ha resa possibile vince due volte.

    Masooumeh aveva quattordici anni. Non era un’eroina per scelta. Lo è diventata perché ha avuto il coraggio di essere libera. E questo, oggi, ci riguarda tutti.

    #Masooumeh #Iran #mashaamini #donne #diritti #30dicemdre2025

    @attualita @storiedistoria

  9. Da "La sensibilità dell'anima" su FB

    MASOOUMEH – MI SONO TOLTA IL VELO PER RESTARE UMANA

    Mi sono tolta il velo in classe. L’ho fatto in silenzio, davanti ai miei compagni, davanti a un sistema che pretende obbedienza e paura. L’ho fatto perché avevo quattordici anni e avevo già capito che vivere senza libertà non è vivere. L’ho fatto per Mahsa Amini, perché la sua morte mi aveva insegnato che il corpo delle donne, in Iran, viene trattato come una colpa.

    Mi hanno vista. Le telecamere mi hanno identificata. Non ho avuto il tempo di spiegare, di difendermi, di tornare a casa. Sono stata portata via, messa in custodia, consegnata a chi aveva il potere di decidere sul mio corpo. In quel luogo ho conosciuto una violenza che non ha nome, una ferocia che non cerca giustificazioni. Sono stata violentata. Il mio corpo è stato distrutto per punirmi di un gesto semplice: aver detto no.

    Mi hanno trasferita in ospedale quando era ormai troppo tardi. Le ferite erano profonde, irreparabili. Il mio corpo non ha retto. Sono morta così, dopo aver pagato con la vita un atto di libertà. Mi chiamavo Masooumeh. Avevo quattordici anni.

    Mia madre ha provato a parlare. Ha detto che avrebbe raccontato tutto, che non avrebbe taciuto. Dopo quelle parole è scomparsa. Anche il suo silenzio forzato è diventato parte della mia storia.

    La mia vicenda è stata denunciata dal Center for Human Rights in Iran ed è stata riportata anche dal New York Times. Ma io non volevo diventare una notizia. Volevo diventare grande. Volevo studiare, ridere, scegliere.

    Se oggi leggete il mio nome, non fatelo passare via. Non lasciate che la mia storia venga archiviata come l’ennesimo orrore lontano. Io sono stata uccisa perché ho creduto che il mio corpo fosse mio. E questo, nel mio Paese, è considerato un crimine.

    SIAMO TUTTE MASOOUMEH: QUANDO LA BARBARIE DIVENTA SISTEMA

    Questa non è solo una notizia. È una frattura morale che riguarda tutti. La storia di Masooumeh non è un “episodio”, non è una “tragedia isolata”. È la conseguenza diretta di un sistema che usa la violenza sessuale come strumento di repressione politica e di controllo dei corpi femminili.

    Il gesto di togliersi il velo in classe non è provocazione: è una dichiarazione di esistenza. È dire “io sono una persona” in un contesto che riduce le donne a simboli da disciplinare. Punire quel gesto con lo stupro e la morte significa affermare che il potere non si limita a reprimere: vuole annientare.

    La vicenda di Masooumeh si inserisce in una scia di sangue che ha avuto un punto di rottura con la morte di Mahsa Amini. Da allora, il mondo ha guardato l’Iran oscillando tra indignazione e rimozione. Ma ogni volta che l’attenzione cala, il prezzo lo pagano ragazze come lei. Ragazze giovanissime, colpite perché indifese e per questo considerate sacrificabili.

    C’è un altro silenzio che pesa quanto la violenza: quello sulla madre scomparsa. È il segno che il terrore non si ferma alla vittima, ma si estende alla famiglia, alla memoria, alla possibilità stessa di testimoniare. In Iran non si uccidono solo le persone: si tenta di uccidere anche la verità.

    Dire “siamo tutte Masooumeh” non è uno slogan. È una presa di posizione. Significa rifiutare l’idea che esistano vite lontane, sacrificabili, meno degne di protezione. Significa riconoscere che i diritti delle donne non sono una questione culturale, ma una linea di civiltà.

    L’inferno in Iran va fermato non con le parole di circostanza, ma con pressione politica, con responsabilità internazionale, con memoria attiva. Perché ogni volta che una storia come questa viene dimenticata, il sistema che l’ha resa possibile vince due volte.

    Masooumeh aveva quattordici anni. Non era un’eroina per scelta. Lo è diventata perché ha avuto il coraggio di essere libera. E questo, oggi, ci riguarda tutti.

    #Masooumeh #Iran #mashaamini #donne #diritti #30dicemdre2025

    @attualita @storiedistoria

  10. Da "La sensibilità dell'anima" su FB

    MASOOUMEH – MI SONO TOLTA IL VELO PER RESTARE UMANA

    Mi sono tolta il velo in classe. L’ho fatto in silenzio, davanti ai miei compagni, davanti a un sistema che pretende obbedienza e paura. L’ho fatto perché avevo quattordici anni e avevo già capito che vivere senza libertà non è vivere. L’ho fatto per Mahsa Amini, perché la sua morte mi aveva insegnato che il corpo delle donne, in Iran, viene trattato come una colpa.

    Mi hanno vista. Le telecamere mi hanno identificata. Non ho avuto il tempo di spiegare, di difendermi, di tornare a casa. Sono stata portata via, messa in custodia, consegnata a chi aveva il potere di decidere sul mio corpo. In quel luogo ho conosciuto una violenza che non ha nome, una ferocia che non cerca giustificazioni. Sono stata violentata. Il mio corpo è stato distrutto per punirmi di un gesto semplice: aver detto no.

    Mi hanno trasferita in ospedale quando era ormai troppo tardi. Le ferite erano profonde, irreparabili. Il mio corpo non ha retto. Sono morta così, dopo aver pagato con la vita un atto di libertà. Mi chiamavo Masooumeh. Avevo quattordici anni.

    Mia madre ha provato a parlare. Ha detto che avrebbe raccontato tutto, che non avrebbe taciuto. Dopo quelle parole è scomparsa. Anche il suo silenzio forzato è diventato parte della mia storia.

    La mia vicenda è stata denunciata dal Center for Human Rights in Iran ed è stata riportata anche dal New York Times. Ma io non volevo diventare una notizia. Volevo diventare grande. Volevo studiare, ridere, scegliere.

    Se oggi leggete il mio nome, non fatelo passare via. Non lasciate che la mia storia venga archiviata come l’ennesimo orrore lontano. Io sono stata uccisa perché ho creduto che il mio corpo fosse mio. E questo, nel mio Paese, è considerato un crimine.

    SIAMO TUTTE MASOOUMEH: QUANDO LA BARBARIE DIVENTA SISTEMA

    Questa non è solo una notizia. È una frattura morale che riguarda tutti. La storia di Masooumeh non è un “episodio”, non è una “tragedia isolata”. È la conseguenza diretta di un sistema che usa la violenza sessuale come strumento di repressione politica e di controllo dei corpi femminili.

    Il gesto di togliersi il velo in classe non è provocazione: è una dichiarazione di esistenza. È dire “io sono una persona” in un contesto che riduce le donne a simboli da disciplinare. Punire quel gesto con lo stupro e la morte significa affermare che il potere non si limita a reprimere: vuole annientare.

    La vicenda di Masooumeh si inserisce in una scia di sangue che ha avuto un punto di rottura con la morte di Mahsa Amini. Da allora, il mondo ha guardato l’Iran oscillando tra indignazione e rimozione. Ma ogni volta che l’attenzione cala, il prezzo lo pagano ragazze come lei. Ragazze giovanissime, colpite perché indifese e per questo considerate sacrificabili.

    C’è un altro silenzio che pesa quanto la violenza: quello sulla madre scomparsa. È il segno che il terrore non si ferma alla vittima, ma si estende alla famiglia, alla memoria, alla possibilità stessa di testimoniare. In Iran non si uccidono solo le persone: si tenta di uccidere anche la verità.

    Dire “siamo tutte Masooumeh” non è uno slogan. È una presa di posizione. Significa rifiutare l’idea che esistano vite lontane, sacrificabili, meno degne di protezione. Significa riconoscere che i diritti delle donne non sono una questione culturale, ma una linea di civiltà.

    L’inferno in Iran va fermato non con le parole di circostanza, ma con pressione politica, con responsabilità internazionale, con memoria attiva. Perché ogni volta che una storia come questa viene dimenticata, il sistema che l’ha resa possibile vince due volte.

    Masooumeh aveva quattordici anni. Non era un’eroina per scelta. Lo è diventata perché ha avuto il coraggio di essere libera. E questo, oggi, ci riguarda tutti.

    #Masooumeh #Iran #mashaamini #donne #diritti #30dicemdre2025

    @attualita @storiedistoria

  11. Da "La sensibilità dell'anima" su FB

    MASOOUMEH – MI SONO TOLTA IL VELO PER RESTARE UMANA

    Mi sono tolta il velo in classe. L’ho fatto in silenzio, davanti ai miei compagni, davanti a un sistema che pretende obbedienza e paura. L’ho fatto perché avevo quattordici anni e avevo già capito che vivere senza libertà non è vivere. L’ho fatto per Mahsa Amini, perché la sua morte mi aveva insegnato che il corpo delle donne, in Iran, viene trattato come una colpa.

    Mi hanno vista. Le telecamere mi hanno identificata. Non ho avuto il tempo di spiegare, di difendermi, di tornare a casa. Sono stata portata via, messa in custodia, consegnata a chi aveva il potere di decidere sul mio corpo. In quel luogo ho conosciuto una violenza che non ha nome, una ferocia che non cerca giustificazioni. Sono stata violentata. Il mio corpo è stato distrutto per punirmi di un gesto semplice: aver detto no.

    Mi hanno trasferita in ospedale quando era ormai troppo tardi. Le ferite erano profonde, irreparabili. Il mio corpo non ha retto. Sono morta così, dopo aver pagato con la vita un atto di libertà. Mi chiamavo Masooumeh. Avevo quattordici anni.

    Mia madre ha provato a parlare. Ha detto che avrebbe raccontato tutto, che non avrebbe taciuto. Dopo quelle parole è scomparsa. Anche il suo silenzio forzato è diventato parte della mia storia.

    La mia vicenda è stata denunciata dal Center for Human Rights in Iran ed è stata riportata anche dal New York Times. Ma io non volevo diventare una notizia. Volevo diventare grande. Volevo studiare, ridere, scegliere.

    Se oggi leggete il mio nome, non fatelo passare via. Non lasciate che la mia storia venga archiviata come l’ennesimo orrore lontano. Io sono stata uccisa perché ho creduto che il mio corpo fosse mio. E questo, nel mio Paese, è considerato un crimine.

    SIAMO TUTTE MASOOUMEH: QUANDO LA BARBARIE DIVENTA SISTEMA

    Questa non è solo una notizia. È una frattura morale che riguarda tutti. La storia di Masooumeh non è un “episodio”, non è una “tragedia isolata”. È la conseguenza diretta di un sistema che usa la violenza sessuale come strumento di repressione politica e di controllo dei corpi femminili.

    Il gesto di togliersi il velo in classe non è provocazione: è una dichiarazione di esistenza. È dire “io sono una persona” in un contesto che riduce le donne a simboli da disciplinare. Punire quel gesto con lo stupro e la morte significa affermare che il potere non si limita a reprimere: vuole annientare.

    La vicenda di Masooumeh si inserisce in una scia di sangue che ha avuto un punto di rottura con la morte di Mahsa Amini. Da allora, il mondo ha guardato l’Iran oscillando tra indignazione e rimozione. Ma ogni volta che l’attenzione cala, il prezzo lo pagano ragazze come lei. Ragazze giovanissime, colpite perché indifese e per questo considerate sacrificabili.

    C’è un altro silenzio che pesa quanto la violenza: quello sulla madre scomparsa. È il segno che il terrore non si ferma alla vittima, ma si estende alla famiglia, alla memoria, alla possibilità stessa di testimoniare. In Iran non si uccidono solo le persone: si tenta di uccidere anche la verità.

    Dire “siamo tutte Masooumeh” non è uno slogan. È una presa di posizione. Significa rifiutare l’idea che esistano vite lontane, sacrificabili, meno degne di protezione. Significa riconoscere che i diritti delle donne non sono una questione culturale, ma una linea di civiltà.

    L’inferno in Iran va fermato non con le parole di circostanza, ma con pressione politica, con responsabilità internazionale, con memoria attiva. Perché ogni volta che una storia come questa viene dimenticata, il sistema che l’ha resa possibile vince due volte.

    Masooumeh aveva quattordici anni. Non era un’eroina per scelta. Lo è diventata perché ha avuto il coraggio di essere libera. E questo, oggi, ci riguarda tutti.

    #Masooumeh #Iran #mashaamini #donne #diritti #30dicemdre2025

    @attualita @storiedistoria

  12. Club de Mediapart/Tribune
    Appel à action en solidarité féministe avec l’étudiante agressée par la « police des mœurs » en Iran : rassemblement en soutien ce mardi 5 novembre 2024.
    mcinformactions.net/appel-a-ac
    #iran #femmesvieliberte #femmes #MashaAmini #femmesvieliberte

  13. Club de Mediapart/Tribune
    Appel à action en solidarité féministe avec l’étudiante agressée par la « police des mœurs » en Iran : rassemblement en soutien ce mardi 5 novembre 2024.
    mcinformactions.net/appel-a-ac
    #iran #femmesvieliberte #femmes #MashaAmini #femmesvieliberte

  14. Club de Mediapart/Tribune
    Appel à action en solidarité féministe avec l’étudiante agressée par la « police des mœurs » en Iran : rassemblement en soutien ce mardi 5 novembre 2024.
    mcinformactions.net/appel-a-ac
    #iran #femmesvieliberte #femmes #MashaAmini #femmesvieliberte

  15. Due anni fa, il 13 settembre, a Teheran veniva arrestata una ragazza di 22 anni [...]. Due ore dopo, questa ragazza curda [...] è stata trasferita in ospedale in coma, dove è deceduta tre giorni dopo, il 16 settembre. La ragazza si chiamava Mahsa Jina Amini. [...]
    Maysoon Majidi.[...] è stata arrestata nel momento che ha messo piede sul suolo italiano, accusata di immigrazione clandestina e si trova ancora oggi in carcere a Reggio [...] >

    #donnavitalibertà
    #MashaAmini

    articolo21.org/2024/09/due-ann

  16. Ligue des Droits de l’Homme/10 septembre 2024 – Tribune collective
    Deux ans après la mort de Mahsa Amini, la France doit se donner les moyens de condamner l’Iran
    en soutien aux Iraniennes en lutte pour l’instauration d’une démocratie laïque, sociale et égalitaire, des militants des droits humains appellent à une marche, le dimanche 15 septembre, à 14h, de Bastille à Hôtel de ville à Paris.
    #iran #femmesvieliberte #femmes #MashaAmini #femmesvieliberte

  17. Ligue des Droits de l’Homme/10 septembre 2024 – Tribune collective
    Deux ans après la mort de Mahsa Amini, la France doit se donner les moyens de condamner l’Iran
    en soutien aux Iraniennes en lutte pour l’instauration d’une démocratie laïque, sociale et égalitaire, des militants des droits humains appellent à une marche, le dimanche 15 septembre, à 14h, de Bastille à Hôtel de ville à Paris.
    #iran #femmesvieliberte #femmes #MashaAmini #femmesvieliberte

  18. Ligue des Droits de l’Homme/10 septembre 2024 – Tribune collective
    Deux ans après la mort de Mahsa Amini, la France doit se donner les moyens de condamner l’Iran
    en soutien aux Iraniennes en lutte pour l’instauration d’une démocratie laïque, sociale et égalitaire, des militants des droits humains appellent à une marche, le dimanche 15 septembre, à 14h, de Bastille à Hôtel de ville à Paris.
    #iran #femmesvieliberte #femmes #MashaAmini #femmesvieliberte

  19. Dozens of rescuers are on site of helicopter crash in NW Iran.

    All eyes on 'Vice President' Mohammad Mokhber, the person next in line in the presidency.

    According to the Iranian constitution, in case of the president’s death or incapacity, the first vice president will take over and assume the functions of the president until an election is held within a maximum period of 50 days.

    "No survivors" have been found at the crash site of the helicopter carrying Iran's President Ebrahim Raisi, according to Iranian state news channel IRINN and semi-official news agency Mehr News

    As a live drone shows the crash site and 4 million watch.

    #Iran #helicopter #mashaAmini

  20. #ParlamentulEuropean i-a acordat Mashei Amini (post-mortem) “#PremiulSaharov” pentru libertate de gândire. Tânăra a fost bătută până la moarte de poliția moralității din 🇮🇷#Iran, pentru că nu a purtat vălul islamic în public.

    🔗 biziday.ro/?p=265063

    #News #Știri #Europa #UE #UniuneaEuropeană #Economie #Masha #MashaAmini

  21. #ParlamentulEuropean i-a acordat Mashei Amini (post-mortem) “#PremiulSaharov” pentru libertate de gândire. Tânăra a fost bătută până la moarte de poliția moralității din 🇮🇷#Iran, pentru că nu a purtat vălul islamic în public.

    🔗 biziday.ro/?p=265063

    #News #Știri #Europa #UE #UniuneaEuropeană #Economie #Masha #MashaAmini

  22. #ParlamentulEuropean i-a acordat Mashei Amini (post-mortem) “#PremiulSaharov” pentru libertate de gândire. Tânăra a fost bătută până la moarte de poliția moralității din 🇮🇷#Iran, pentru că nu a purtat vălul islamic în public.

    🔗 biziday.ro/?p=265063

    #News #Știri #Europa #UE #UniuneaEuropeană #Economie #Masha #MashaAmini

  23. donc pour éviter les manifestations célébrant l'anniversaire de la mort de Masha Amini le régime Iranien a créer une diversion avec la complicité du Hamas...pai à toute les victimes
    #hamas #israel #iran #mashaamini

  24. donc pour éviter les manifestations célébrant l'anniversaire de la mort de Masha Amini le régime Iranien a créer une diversion avec la complicité du Hamas...pai à toute les victimes
    #hamas #israel #iran #mashaamini

  25. @danielasepehri
    Sollte sie sterben, was wer oder was auch immer verhüten möge, so würde sie vermutlich eine zweite #MashaAmini werden.
    Es ist schlicht unfassbar mit welcher Gleichgültigkeit westliche Politiker diesen dort täglich stattfindenden Gräueltaten zusehen ohne ernsthafte und nachhaltige Konsequenzen vorzunehmen.

  26. @danielasepehri
    Sollte sie sterben, was wer oder was auch immer verhüten möge, so würde sie vermutlich eine zweite #MashaAmini werden.
    Es ist schlicht unfassbar mit welcher Gleichgültigkeit westliche Politiker diesen dort täglich stattfindenden Gräueltaten zusehen ohne ernsthafte und nachhaltige Konsequenzen vorzunehmen.

  27. @danielasepehri
    Sollte sie sterben, was wer oder was auch immer verhüten möge, so würde sie vermutlich eine zweite #MashaAmini werden.
    Es ist schlicht unfassbar mit welcher Gleichgültigkeit westliche Politiker diesen dort täglich stattfindenden Gräueltaten zusehen ohne ernsthafte und nachhaltige Konsequenzen vorzunehmen.

  28. @danielasepehri
    Sollte sie sterben, was wer oder was auch immer verhüten möge, so würde sie vermutlich eine zweite #MashaAmini werden.
    Es ist schlicht unfassbar mit welcher Gleichgültigkeit westliche Politiker diesen dort täglich stattfindenden Gräueltaten zusehen ohne ernsthafte und nachhaltige Konsequenzen vorzunehmen.

  29. "Al cumplirse un año del estallido de las protestas por la muerte de Mahsa Amini, la represión es la única respuesta de la República Islámica". Por Ángeles Espinosa, en @el_pais

    elpais.com/internacional/2023-