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  1. Bonino questa misconosciuta. RIP

    È scomparsa Emma Bonino: dispiace dal punto di vista umano. Però è giusto ricordare ciò per cui effettivamente combatteva Emma Bonino, altrimenti ci prendiamo solo per il culo.

    Torniamo con la memoria a qualche anno fa. Erano da poco concluse le elezioni europee del 1999 e la Bonino aveva portato a casa con la sua lista l’8.45%: un risultato straordinario, se paragonato ad esempio al 17.34% dei DS.

    Inebriati dall’entusiasmo, i radicali promossero un referendum che avrebbe dovuto rivoluzionare il Paese in chiave liberista e vale la pena ricostruire alcuni obiettivi fissati e alcune argomentazioni presentate. Il referendum fu fallimentare, sia perché alcuni quesiti non vennero ammessi, ma anche perché nessuno dei restanti raggiunse il quorum.

    Cosa proponeva Emma Bonino?

    Volevano abolire l’art. 18 dello Statuto dei lavoratori, giudicando la reintegra in caso di licenziamento illegittimo un «vincolo disincentivante alla creazione di nuovi posti di lavoro» e puntando quindi ad «aprire uno scontro su di una norma che irrigidisce oltre ogni misura il mercato del lavoro italiano» (il quesito non solo non raggiunse il quorum, ma – nonostante il sostegno di Forza Italia e del Partito Repubblicano Italiano – vide prevalere il NO con oltre il 66%). Anni più tardi, Monti e la Fornero riuscirono a destrutturare l’art. 18 facendo ricorso alla stessa retorica della Bonino. Lo stesso avrebbe fatto poi Renzi col Jobs Act. Risultato: oggi riottenere il posto di lavoro, anche se il giudice ravvisi l'illegittimità di un licenziamento, è molto più difficile. Un modello che fatico a considerare anche solo civile.

    Un altro obiettivo era arrivare alla piena liberalizzazione del collocamento privato. Con il Pacchetto Treu (voluto da Prodi e da quelli di sinistra vicini ai lavoratori) era stato introdotto il tristemente noto lavoro interinale: in sostanza, agenzie che assumono lavoratori per poi metterli a disposizione di altre aziende, secondo le necessità. Un sistema grazie al quale l'utilizzatore (così si chiama) ha molte meno responsabilità di un normale datore di lavoro. Proprio per la particolare delicatezza di questo meccanismo, le agenzie sono sottoposte a specifici controlli previsti dalla legge, per quanto tutt’altro che stringenti. Per la Bonino, però, anche queste limitazioni erano di troppo: bisognava arrivare alla «completa liberalizzazione del collocamento privato, attraverso l’abolizione degli assurdi vincoli previsti dalla legislazione vigente». Insomma: libertà per gli utilizzatori e meno tutele per i lavoratori, da trattare alla stregua di un cacciavite.

    Volevano la liberalizzazione totale dei contratti a tempo determinato, lasciando «agli imprenditori e ai lavoratori la libertà di concordare la durata del contratto di lavoro a seconda delle loro necessità». Il che significa a seconda delle necessità del più forte: indovinate chi. La Bonino continuava a ripetere ossessivamente che «i contratti di lavoro a tempo determinato sono uno strumento importante di flessibilità del mercato del lavoro, che aiuta le aziende e favorisce l’occupazione», ma gli effetti prodotti da tale impostazione sono ormai impossibili da ignorare. Altro che maggiore occupazione! Il risultato più evidente è stato uno solo: l’esplosione della precarietà. E a pagare il prezzo di questa presunta «flessibilità» sono stati, ancora una volta, i più deboli.

    Volevano spalancare le porte alla liberalizzazione totale dei contratti a tempo parziale, eliminando quelli che definivano i «principali ostacoli alla diffusione del lavoro part time in Italia». Ma quei vincoli, contrariamente a quanto si voleva far credere, non erano affatto assurdi: servono a impedire che il part time diventi uno strumento nelle mani del datore di lavoro eventualmente malintenzionato. La legge, proprio per questa ragione, stabilisce anche limiti percentuali al ricorso a questa forma contrattuale. Il motivo è semplice e documentato da anni: il part time è spesso involontario, imposto al lavoratore e soprattutto alle lavoratrici, e può trasformarsi nella copertura perfetta per ore e ore di lavoro non pagato, quando non addirittura per lavoro nero. E allora viene spontaneo chiedersi: quando si proponeva di rimuovere anche queste tutele, si stava davvero pensando ai lavoratori e alla creazione di nuova occupazione? Oppure si stava semplicemente rendendo più facile sfruttare chi lavora? Fate voi.

    Volevano «abolire l’obbligo di stipulare l’assicurazione contro gli infortuni sul lavoro con l’INAIL, lasciando la possibilità di scegliere, in alternativa, un’assicurazione privata». E qui il punto è particolarmente grave: di fronte a una questione drammatica come quella degli infortuni sul lavoro, l’obiettivo del referendum era sostanzialmente quello di ridimensionare il ruolo dell’INAIL e aprire anche questo settore al mercato delle assicurazioni private. Tradotto: trasformare una tutela di rilevanza collettiva in un’ulteriore occasione di profitto. Francamente, è difficile capire in che modo una simile impostazione potesse essere presentata come una misura a favore dei lavoratori o dell’interesse generale. Molto più facile immaginare chi avrebbe avuto qualcosa da guadagnarci: banche, assicurazioni e grandi multinazionali. Anche sulla pelle di chi lavora.

    Volevano, allo stesso modo, «lasciare ai cittadini la libertà di scegliere un’assicurazione privata in alternativa al Servizio Sanitario Nazionale». Il quesito fu dichiarato inammissibile, ma questo non impedì che negli anni successivi il SSN venisse progressivamente indebolito. E gli effetti della deriva li abbiamo conosciuti nel modo più drammatico negli anni successivi. Mi domando che tipo di sanità abbia preferito lei, in questi anni di difficile lotta.

    Ma non era finita. Tra le altre cose, chiedevano anche di innalzare l’età minima e il numero di anni necessari per accedere alla pensione: ci avrebbero pensato altri europeisti convinti a farla felice, sempre per il nostro bene.

    Ecco, questo era il sogno di Emma Bonino: un sogno che, almeno in parte, si è realizzato anche con la benedizione di Bruxelles, ma che con la nostra Costituzione non aveva, non ha e non avrà mai nulla a che vedere. Un sogno che per moltissimi italiani è divenuto un incubo quoditiano.

    Sento il dovere di scrivere queste parole perché già immagino il coro di elogi che la memoria di Emma raccoglierà. Si rispettino le vicende umane, sempre e comunque, ma le idee restano e quelle sbagliate - come quelle della Bonino - vanno combattute, anche dopo la sua morte.

    (di Savino Balzano)
    Ty Pina Fasciani

    #emmabonino #art18 #collocamento #lavoro #sanitaPubblica #sanitàprivata #pensione #inail #liberismo #radicali

    @news

  2. «l mercati predittivi non scommettono nonostante la catastrofe, ma scommettono attraverso la catastrofe, perché qualsiasi evento del mondo reale, purché misurabile e risolvibile in un esito binario, diventa un asset. Una casa che brucia è un contratto aperto. Un’elezione è un’opportunità di arbitraggio. Un’epidemia è una serie di quote in movimento. Un bombardamento è un’opportunità di timing...»
    #etica #liberismo #speculazione #Gamefication
    iltascabile.com/societa/oracol

  3. Comunque basta parlare di sicurezza dei minori ed ecco che le aziende fanno dei profili gestiti per famiglie (Instagram, Spotify, ...). Che sarebbe questo il ruolo della politica: guidare il libero mercato perché trovi il suo modo di fare il bene comune. Invece fare il contrario, che le grandi aziende guidino la politica per fare il loro interesse, è male.

    In che film c'era una scenetta di farsi spiegare cosa era bene e cosa era male?

    #liberismo #politica #SocialMedia #family

  4. "Il #liberismo #ecologista non esiste" Laurent Joffrin, da Internazionale 1271

    #archivio #2018

  5. "I milanesi hanno davvero creduto che la città dello skyline e grattacieli fosse davvero una vera città moderna, mentre si trattava di un’enorme #speculazione edilizia sotto la maschera della rigenerazione urbana."

    #Milano #Sala #liberismo #22luglio

    volerelaluna.it/in-primo-piano

  6. John Nash è divenuto noto al grande pubblico per essere stato impersonato da Russell Crowe nel film “A beautiful mind” che racconta la sua vita e la sua sofferenza psichica.

    #competizione #comunismo #cooperazione #equilibrio #liberismo #Marx #mercato #Nash #Smith #strategia #teoriadeigiochi

    continua @ antiper.org/2014/09/29/antiper

  7. “In questi giorni il nuovo presidente amerikano, Donald Trump, ha fissato una serie di dazi sulle merci straniere. L’ondata neo-protezionistica promossa dalla nuova amministrazione potrebbe sembrare a prima vista una mossa suicida per un paese che ha costruito il proprio iniziale successo proprio sul commercio internazionale. Ma da allora le cose sono molto cambiate"

    #capitalismo #Cina #commerciomondiale #dazi #imperialismo #liberismo #protezionismo #USA

    continua @ antiper.org/2025/04/06/antiper

  8. Il presidente argentino #JavierMilei, fervente sostenitore del #liberismo economico, propone una rivoluzione #monetaria spalancando le porte al #bitcoin Tuttavia, l’approccio di Milei non si limita al Bitcoin.
    Mio articolo
    corrierepl.it/2024/06/26/argen

  9. Il #LiberoMercato non esiste.
    Se anche esistesse, non si potrebbe mai regolare da solo.
    Se anche si potesse regolare da solo, lo farebbe male
    Se anche non lo facesse male, si limiterebbe a rendere i ricchi più ricchi e i poveri più poveri

    Morale: il #liberismo è una mega balla.

  10. L’appiattimento sul presente provocato dal liberismo ha fra le sue conseguenze l’incapacità di inserire alcune variabili fondamentali per ragionare.
    #liberismo #tempo #società
    kulturjam.it/costume-e-societa

  11. Qual è il destino di una società senza più lavoro umano? Tutto quello che ci rinchiude in casa, isolati dagli altri, dai pasti a domicilio alla didattica e al lavoro a distanza, va attentamente tenuto entro limiti di sicurezza.
    #lavoro #liberismo #futuro

    kulturjam.it/costume-e-societa

  12. La fortuna di avere conosciuto questi lavoratori, questo esempio di lotta incessante, dura, coerente.
    La #GKN deve vivere.
    Deve restare un monito per il #liberismo nostrano, per le contrastare la privazione della #dignità di milioni di persone.
    Avanti. Avanti.
    #lavoro #italia
    pressenza.com/it/2022/12/gkn-r

  13. Che menzogna il diritto alla democrazia e alla libertà individuale proclamato da chi poi permette che pochi miliardari possiedano ricchezze più ampie di quelle degli Stati.
    #democrazia #libertà #liberismo
    kulturjam.it/costume-e-societa

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