home.social

#evidencebasedmedicine — Public Fediverse posts

Live and recent posts from across the Fediverse tagged #evidencebasedmedicine, aggregated by home.social.

fetched live
  1. Uova, colina e rischio di demenza: cosa dicono davvero gli studi (e chi li ha finanziati)

    L’uovo è stato per decenni l’alimento più discusso della nutrizione clinica: demonizzato per il colesterolo negli anni Ottanta e Novanta, poi progressivamente riabilitato man mano che la ricerca ha chiarito che, per la maggior parte delle persone sane, il colesterolo alimentare ha un impatto modesto sulla colesterolemia. Negli ultimi due anni, però, l’attenzione si è spostata su un fronte diverso e più interessante dal punto di vista neurologico: il contenuto di colina dell’uovo e il suo possibile ruolo nella prevenzione del declino cognitivo. Un articolo di divulgazione della dottoressa Cristina Tomasi, pubblicato il 4 luglio 2026, riassume bene questo filone di ricerca — con alcune semplificazioni che vale la pena chiarire per un pubblico di colleghi.

    La colina: perché conta per il cervello

    La colina è un nutriente essenziale, precursore dell’acetilcolina, il neurotrasmettitore centrale per memoria, apprendimento e comunicazione tra neuroni, oltre che componente strutturale delle membrane cellulari attraverso la fosfatidilcolina. L’assunzione adeguata raccomandata è di circa 425 mg al giorno per le donne e 550 mg al giorno per gli uomini, soglie che una quota rilevante della popolazione occidentale non raggiunge stabilmente. L’uovo, con un tuorlo che ne contiene circa 150 mg, è una delle fonti alimentari più concentrate e biodisponibili di questo nutriente.

    Le evidenze epidemiologiche: quattro studi di coorte

    Il corpo di evidenza osservazionale più recente comprende almeno quattro studi di coorte di buona qualità metodologica. Il primo, condotto sulla coorte del Rush Memory and Aging Project e pubblicato su The Journal of Nutrition nel 2024, ha seguito nel tempo un gruppo di anziani statunitensi senza demenza al basale, riportando che un consumo di almeno un uovo a settimana era associato a un rischio di demenza di Alzheimer inferiore del 47% rispetto a un consumo raro o nullo, con circa il 39% dell’effetto mediato statisticamente dall’apporto di colina.

    Un secondo studio, pubblicato nel 2026 su The Journal of Nutrition dal gruppo della Loma Linda University sulla coorte Adventist Health Study-2 (39.498 partecipanti, follow-up medio di 15,3 anni, con dati di incidenza di Alzheimer ricavati dai registri Medicare), ha confermato un’associazione inversa dose-dipendente: chi consumava un uovo al giorno per almeno cinque giorni a settimana presentava un rischio di Alzheimer inferiore del 27% rispetto a chi non ne consumava mai, con riduzioni più modeste (17-20%) per consumi meno frequenti.

    Il terzo studio, condotto sulla coorte spagnola EPIC-Spain e pubblicato su Frontiers in Nutrition nel 2022 su 25.015 partecipanti con un follow-up medio di 21,5 anni, ha trovato un’associazione tra consumo di uova e minor rischio di demenza e di Alzheimer, più marcata nei soggetti con bassa aderenza alla dieta mediterranea — un dettaglio interessante, perché suggerisce che il beneficio osservato possa in parte riflettere un effetto di completamento nutrizionale in diete altrimenti povere di determinati micronutrienti, più che un effetto assoluto e universale.

    Il quarto studio, sulla coorte Framingham Heart Study Offspring e pubblicato su The American Journal of Clinical Nutrition nel 2022, ha analizzato specificamente l’apporto di colina alimentare (non solo da uova) rispetto al rischio di demenza, trovando una relazione a U: sia un apporto molto basso sia, in alcuni sottogruppi, un apporto eccessivo si associavano a un rischio più elevato, con un range intermedio associato al rischio più basso. È un dato che merita di essere sottolineato perché smentisce l’idea semplicistica del “più colina è sempre meglio”: come per molti nutrienti, la relazione dose-risposta non è lineare.

    Una necessaria nota di trasparenza sui finanziamenti

    Un elemento che l’articolo divulgativo originale segnala correttamente, e che vale la pena riprendere con enfasi per un pubblico di clinici, è che due dei quattro studi principali — quello del Rush Memory and Aging Project (2024) e quello dell’Adventist Health Study-2 (2026) — hanno ricevuto finanziamenti, almeno parziali, dall’American Egg Board, l’ente statunitense di promozione del settore avicolo. Questo non invalida automaticamente i risultati, che restano pubblicati su riviste peer-reviewed indicizzate, condotti su coorti prospettiche solide e con metodologia statistica appropriata (modelli di Cox multivariati, aggiustamento per i principali fattori di confondimento). Ma è un’informazione che un lettore clinico deve conoscere per calibrare correttamente il proprio grado di fiducia nell’entità dell’effetto riportato, specie quando si parla di riduzioni di rischio di questa entità (fino al 47%) per un singolo alimento.

    Uova e colesterolo: la meta-analisi va letta con precisione

    Sul fronte del colesterolo, l’articolo originale afferma che “l’effetto del consumo di uova sul rapporto LDL/HDL risulta limitato”, citando la meta-analisi di 17 trial randomizzati di Li e colleghi, pubblicata su Nutrients nel 2020. È corretto dire che l’effetto è modesto in termini assoluti, ma è utile precisare che la meta-analisi ha comunque rilevato un aumento statisticamente significativo sia del rapporto LDL-c/HDL-c (differenza media +0,14; p=0,001) sia della colesterolemia LDL (differenza media +8,14 mg/dL; p<0,0001) nei gruppi con maggiore consumo di uova rispetto ai controlli, con un effetto tendenzialmente più marcato per interventi prolungati oltre i due mesi. “Limitato” quindi descrive correttamente l’entità clinica dell’effetto — probabilmente non rilevante nella maggior parte dei soggetti sani — ma non equivale a “nessun effetto”, una distinzione che conta soprattutto per i pazienti con dislipidemia preesistente o per i cosiddetti hyper-responder al colesterolo alimentare.

    Cosa significano, nel complesso, questi dati

    Preso nel suo insieme, il corpo di evidenza attuale supporta un’associazione osservazionale plausibile e biologicamente coerente tra consumo regolare di uova (o più precisamente di colina) e un rischio più basso di demenza e Alzheimer, mediata almeno in parte dal ruolo della colina nella sintesi di acetilcolina e nel mantenimento delle membrane neuronali. Si tratta però, come sottolineano gli stessi autori dei singoli studi, di dati osservazionali: nessuno di questi lavori è un trial randomizzato controllato, e le associazioni, per quanto corrette per i principali confondenti, restano soggette al rischio di confondimento residuo (le persone che mangiano regolarmente uova potrebbero differire sistematicamente, per stile di vita complessivo, da chi non le mangia) e di causalità inversa nelle fasi più precoci della malattia.

    Commento editoriale

    Da internista, l’aspetto che trovo più utile di questo filone di ricerca non è la cifra roboante del “meno 47% di rischio”, che rischia di essere fuorviante se estrapolata senza contesto, ma il meccanismo biologico sottostante, solido e ben caratterizzato da decenni di neurofarmacologia: la colina è precursore dell’acetilcolina, e i farmaci che potenziano la trasmissione colinergica — gli inibitori dell’acetilcolinesterasi come donepezil e rivastigmina — sono tuttora tra i pochi trattamenti sintomatici approvati per la malattia di Alzheimer. Che un adeguato apporto nutrizionale di colina si associ a un cervello più protetto nel tempo è quindi un’ipotesi coerente con ciò che sappiamo della fisiopatologia colinergica della demenza, e non una scoperta isolata o controintuitiva.

    Detto questo, da lettore abituato a diffidare degli entusiasmi nutrizionali precoci, credo sia utile che i colleghi sappiano leggere criticamente due elementi di questo tipo di comunicazione. Il primo è la trasparenza sui finanziamenti: sapere che l’American Egg Board ha co-finanziato due dei quattro studi principali non significa liquidarli come inattendibili, ma impone la stessa cautela metodologica che applichiamo di routine quando leggiamo un trial farmacologico sponsorizzato dall’azienda produttrice — verificare che il disegno dello studio, l’analisi statistica e la pubblicazione siano stati condotti con standard indipendenti, cosa che in questo caso, essendo articoli peer-reviewed su riviste indicizzate con dichiarazione esplicita dei conflitti di interesse, appare rispettata. Il secondo elemento è la distinzione, che ripeto spesso ai miei specializzandi, tra un’associazione epidemiologica robusta e una raccomandazione clinica generalizzata: ‘un uovo al giorno fa bene al cervello’ è una sintesi giornalisticamente efficace di dati che, letti con più attenzione, dicono piuttosto ‘un adeguato apporto di colina, di cui l’uovo è una fonte eccellente, si associa a un rischio più basso di declino cognitivo in popolazioni che tipicamente ne sono carenti’. Sono affermazioni vicine, ma non identiche, e la differenza conta quando un paziente ci chiede se un uovo al giorno lo protegga dall’Alzheimer come se fosse un farmaco.

    Sul piano pratico, il consiglio che do ai miei pazienti resta quello di buon senso clinico: per la maggior parte dei soggetti sani, senza ipercolesterolemia familiare né storia di essere hyper-responder al colesterolo alimentare, un uovo al giorno rientra tranquillamente in un’alimentazione equilibrata e rappresenta una fonte eccellente ed economica di colina, proteine ad alto valore biologico, luteina e zeaxantina. Per i pazienti con dislipidemia preesistente o cardiopatia ischemica nota, la meta-analisi di Li e colleghi giustifica una maggiore cautela quantitativa, da personalizzare caso per caso con il proprio medico curante. E per tutti vale il principio che l’articolo originale, con onestà, riconosce nelle sue conclusioni: nessun singolo alimento, uovo compreso, è un superfood capace da solo di prevenire la demenza; conta lo stile di vita complessivo — alimentazione, attività fisica, sonno, stimolazione cognitiva e relazioni sociali — di cui la colina alimentare è solo un tassello, per quanto interessante.

    Pan, Y., Wallace, T. C., Karosas, T., Bennett, D. A., Agarwal, P., & Chung, M. (2024). Association of egg intake with Alzheimer’s dementia risk in older adults: The Rush Memory and Aging Project. The Journal of Nutrition, 154(7), 2236-2243. https://doi.org/10.1016/j.tjnut.2024.05.012 https://doi.org/10.1016/j.tjnut.2024.05.012

    Oh, J., Oda, K., Chiriac, G., Fraser, G. E., Sirirat, R., & Sabaté, J. (2026). Egg intake and the incidence of Alzheimer’s disease in the Adventist Health Study-2 cohort linked with Medicare data. The Journal of Nutrition, 156(6), 101541. https://doi.org/10.1016/j.tjnut.2026.101541 https://doi.org/10.1016/j.tjnut.2026.101541

    Margara-Escudero, H. J., Zamora-Ros, R., de Villasante, I., Crous-Bou, M., Chirlaque, M. D., Amiano, P., Mar, J., Barricarte, A., Ardanaz, E., & Huerta, J. M. (2022). Association between egg consumption and dementia risk in the EPIC-Spain dementia cohort. Frontiers in Nutrition, 9, 827307. https://doi.org/10.3389/fnut.2022.827307 https://doi.org/10.3389/fnut.2022.827307

    Yuan, J., Liu, X., Liu, C., Ang, A. F. A., Massaro, J., Devine, S. A., Auerbach, S. H., Blusztajn, J. K., Au, R., & Jacques, P. F. (2022). Is dietary choline intake related to dementia and Alzheimer’s disease risks? Results from the Framingham Heart Study. The American Journal of Clinical Nutrition, 116(5), 1201-1207. https://doi.org/10.1093/ajcn/nqac193 https://doi.org/10.1093/ajcn/nqac193

    Li, M.-Y., Chen, J.-H., Chen, C., & Kang, Y.-N. (2020). Association between egg consumption and cholesterol concentration: A systematic review and meta-analysis of randomized controlled trials. Nutrients, 12(7), 1995. https://doi.org/10.3390/nu12071995 https://doi.org/10.3390/nu12071995

    Tomasi, C. (2026, 4 luglio). Uova e cervello: colina, memoria e rischio di demenza. https://cristinatomasi.com/uova-e-cervello-colina-memoria-e-rischio-di-demenza/

    #acetilcolina #AdventistHealthStudy #colesterolo #colina #conflittiDiInteresse #Demenza #EPICSpain #epidemiologiaNutrizionale #evidenceBasedMedicine #FraminghamHeartStudy #invecchiamentoCerebrale #malattiaDiAlzheimer #medicinaInterna #nutrizioneCognitiva #prevenzione #RushMemoryAndAgingProject #uova
  2. Vitamina D inalatoria nella BPCO: perché la pillola non basta e il polmone potrebbe avere bisogno di una via diretta

    Chi si occupa di broncopneumopatia cronica ostruttiva conosce bene il paradosso della vitamina D: i pazienti con BPCO hanno quasi sempre livelli sierici bassi, la carenza è associata in modo ripetuto a peggiori esiti respiratori, eppure gli studi randomizzati che hanno testato la supplementazione orale per anni non sono riusciti a dimostrare benefici clinicamente rilevanti. Una nuova prospettiva pubblicata il 30 giugno 2026 su Chronic Obstructive Pulmonary Diseases: Journal of the COPD Foundation, firmata da un gruppo della University of North Carolina School of Medicine, propone una spiegazione elegante di questo disallineamento tra epidemiologia osservazionale e risultati sperimentali: il problema potrebbe non essere la vitamina D in sé, ma il modo in cui la somministriamo.

    Il disallineamento che la letteratura conosce da tempo

    Il razionale di partenza non è nuovo: pazienti con BPCO, asma e fibrosi cistica presentano frequentemente ipovitaminosi D, e i dati osservazionali associano questa carenza a tassi più elevati di ospedalizzazione nella BPCO, a una funzione respiratoria peggiore nell’asma e a esiti respiratori più sfavorevoli nella fibrosi cistica. Su questa base sono stati condotti negli anni numerosi trial randomizzati di supplementazione orale, con risultati nel complesso deludenti: una metanalisi di dati individuali di partecipanti, pubblicata su Thorax nel 2019, non ha rilevato un effetto protettivo consistente della vitamina D orale sulle riacutizzazioni di BPCO nella popolazione generale di pazienti, sebbene alcuni sottogruppi con carenza severa mostrassero un beneficio. Il trial multicentrico britannico ViDiCO, pubblicato su The Lancet Respiratory Medicine nel 2015, aveva già anticipato questa sfumatura: la supplementazione con colecalciferolo riduceva le riacutizzazioni moderate-severe solo nei pazienti con livelli basali di 25-idrossivitamina D inferiori a 50 nmol/L, senza alcun effetto sulle infezioni delle alte vie respiratorie né, soprattutto, alcun beneficio dimostrabile nei pazienti non severamente carenti.

    In altre parole, la letteratura degli ultimi quindici anni aveva già suggerito che “più vitamina D in circolo” non equivale automaticamente a “più vitamina D dove serve”. Il nuovo articolo prova a spiegare perché.

    L’ipotesi molecolare: un enzima che disattiva la vitamina D prima che arrivi al bersaglio

    Il primo autore, Kevin Schichlein, PhD, postdoc del Marsico Lung Institute della UNC, propone un meccanismo preciso: la vitamina D assunta per via orale, dopo il metabolismo epatico e la diffusione sistemica, verrebbe inattivata da un enzima presente nelle cellule endoteliali dei vasi sanguigni polmonari prima ancora di raggiungere il tessuto delle vie aeree.

    «Pensiamo che la ragione sia che la vitamina D orale venga inattivata da un enzima nei vasi sanguigni del polmone prima che raggiunga il tessuto delle vie aeree. Consegnarla direttamente al polmone tramite inalazione potrebbe eliminare del tutto questo problema» – ha dichiarato Schichlein.

    L’enzima in questione è il CYP24A1 (24-idrossilasi), responsabile della degradazione della forma biologicamente attiva della vitamina D nella forma destinata all’escrezione. Uno studio sui profili di espressione genica correlati alla vitamina D nelle vie aeree di pazienti con BPCO, pubblicato su Respiratory Research, ha documentato un’espressione particolarmente elevata di CYP24A1 nelle cellule endoteliali vascolari polmonari, a fronte di un’espressione del recettore della vitamina D (VDR) limitata allo strato apicale dell’epitelio bronchiale differenziato e assente nell’endotelio vascolare. Questa distribuzione spaziale supporta l’idea che la vitamina D sistemica possa venire degradata proprio nel passaggio attraverso il circolo polmonare, prima di raggiungere il compartimento epiteliale e le cellule immunitarie tissutali dove esercita la propria azione biologica.

    La proposta: trattare il polmone come bersaglio locale, non come tappa di un percorso sistemico

    La conseguenza logica di questa ipotesi è un cambio di paradigma terapeutico: se il problema è la via di somministrazione, la soluzione potrebbe essere la somministrazione diretta per via inalatoria o topica, che aggirerebbe l’inattivazione vascolare raggiungendo l’epitelio bronchiale in forma ancora attiva.

    «La somministrazione topica o inalatoria di vitamina D è già oggetto di studio per le patologie delle alte vie respiratorie, con dati preclinici e alcuni trial clinici preliminari che mostrano risultati promettenti. Estendere questo approccio alle basse vie respiratorie potrebbe essere un’estensione logica di queste osservazioni» – ha spiegato Ilona Jaspers, PhD, professoressa di Pediatria e coautrice dello studio.

    «C’è da tempo un disallineamento tra i danni ben documentati della carenza di vitamina D e il fallimento dei trial clinici di supplementazione orale nel migliorare la salute respiratoria. Crediamo che questo disallineamento possa riflettere un metodo di somministrazione non ottimale della vitamina D, piuttosto che una sua inefficacia complessiva. La somministrazione inalatoria diretta potrebbe aprire nuove opportunità terapeutiche per la BPCO e altre malattie polmonari croniche» – inquadra così il senso complessivo della proposta, Bradley Drummond, MD, professore di Medicina Polmonare e Terapia Intensiva e coautore.

    «Se la vitamina D inalata si dimostrasse sicura ed efficace nei trial clinici, potrebbe diventare un’aggiunta a basso costo alle terapie già esistenti per i milioni di persone che vivono con malattie polmonari croniche. La molecola è già ben caratterizzata ed economica: la novità sta nel trattare il polmone come bersaglio locale, invece di presumere che una pillola vi arriverà comunque, inoltre un vantaggio pratico non trascurabile per l’eventuale traslazione clinica» – sottolinea Schichlein.

    Cosa manca ancora: dall’ipotesi meccanicistica al trial clinico

    È importante essere chiari su cosa questo lavoro rappresenti e cosa no: si tratta di un articolo di prospettiva (“perspective”), non di un trial clinico. Gli stessi autori insistono sulla necessità di studi clinici nell’uomo per verificare la sicurezza della somministrazione inalatoria, identificare la dose ottimale e comprendere l’efficacia reale del composto per questa via. Il razionale biologico — riduzione dell’infiammazione locale, rinforzo delle difese innate delle vie aeree, potenziale riduzione della frequenza o gravità delle riacutizzazioni — resta per ora un’ipotesi plausibile fondata su dati preclinici e su un meccanismo molecolare coerente, non una evidenza di efficacia clinica.

    Commento editoriale

    Questo lavoro mi interessa non tanto per la promessa terapeutica, che resta ancora tutta da dimostrare, quanto per l’esercizio di ragionamento clinico che lo sottende, ed è un esercizio che vale la pena condividere con i colleghi che gestiscono pazienti con BPCO nei nostri ambulatori e nei nostri reparti. Da anni prescriviamo colecalciferolo ai pazienti BPCO con ipovitaminosi D, spesso con l’aspettativa implicita che la correzione del deficit sierico si traduca in un beneficio respiratorio. I dati di ViDiCO e la metanalisi Thorax 2019 ci avevano già insegnato, con la consueta cautela della evidence-based medicine, che questo beneficio è modesto e limitato ai pazienti con carenza severa, non un effetto generalizzabile a tutta la popolazione BPCO. Questo nuovo lavoro aggiunge un pezzo mancante al puzzle: non è che la vitamina D sia inefficace sul polmone, è che probabilmente non ci arriva mai in quantità sufficiente quando la somministriamo per bocca.

    È un ragionamento che trovo scientificamente onesto, perché non si limita a proporre un nuovo farmaco o una nuova molecola, ma rimette in discussione la via di somministrazione di un composto già ben noto, economico e sicuro — un approccio metodologicamente più elegante, a mio parere, di molte proposte terapeutiche che affollano la letteratura pneumologica con molecole nuove e costose. Detto questo, come clinico abituato a diffidare degli entusiasmi precoci, sento il dovere di ricordare ai lettori — e a me stesso — che siamo ancora nella fase dell’ipotesi mecanicistica supportata da dati di espressione genica ed evidenza preclinica: nessun trial randomizzato ha ancora testato la vitamina D inalatoria nella BPCO conclamata, e la storia della pneumologia è piena di razionali biologici solidi che non si sono tradotti in beneficio clinico dimostrabile alla prova del trial randomizzato controllato — la stessa vitamina D orale, del resto, ne è l’esempio più recente.

    La mia raccomandazione pratica per i colleghi, in attesa dei trial clinici che gli stessi autori auspicano, è di continuare a comportarsi esattamente come indica l’evidenza attuale: dosare la 25-idrossivitamina D nei pazienti con BPCO, specialmente in quelli con riacutizzazioni frequenti, e considerare la supplementazione orale solo nei pazienti con carenza severa documentata (livelli inferiori a 50 nmol/L, secondo la soglia usata nel trial ViDiCO), senza aspettarsi un beneficio generalizzato in chi non è severamente carente. E nel frattempo, guardare con interesse — ma senza fretta prescrittiva — a come si evolverà la ricerca sulla somministrazione inalatoria, che se confermata da trial clinici solidi potrebbe davvero rappresentare un’aggiunta terapeutica a basso costo per una malattia che di opzioni economiche ne ha sempre avute poche.

    Schichlein, K. D., Jaspers, I., & Drummond, M. B. (2026). Reconsidering vitamin D supplementation in pulmonary disease: The case for targeted respiratory delivery. Chronic Obstructive Pulmonary Diseases: Journal of the COPD Foundation, 13(3), 249-254. https://doi.org/10.15326/jcopdf.2025.0713

    Phillips, B. (2026, 15 giugno). Targeting delivery to the lungs: Inhaled vitamin D could be new strategy. UNC School of Medicine Newsroom. https://news.unchealthcare.org/2026/06/targeting-delivery-to-the-lungs-inhaled-vitamin-d-could-be-new-strategy/

    Technology Networks. (2026, 30 giugno). Inhaled vitamin D may offer respiratory benefits in COPD. https://www.technologynetworks.com/drug-discovery/news/inhaled-vitamin-d-may-offer-respiratory-benefits-in-copd-414145

    Martineau, A. R., James, W. Y., Hooper, R. L., et al. (2015). Vitamin D3 supplementation in patients with chronic obstructive pulmonary disease (ViDiCO): A multicentre, double-blind, randomised controlled trial. The Lancet Respiratory Medicine, 3(2), 120-130. https://doi.org/10.1016/S2213-2600(14)70255-3

    Jolliffe, D. A., Greenberg, L., Hooper, R. L., et al. (2019). Vitamin D to prevent exacerbations of COPD: Systematic review and meta-analysis of individual participant data from randomised controlled trials. Thorax, 74(4), 337-345. https://doi.org/10.1136/thoraxjnl-2018-212092

    Heulens, N., Korf, H., Mathyssen, C., et al. (2020). Local expression profiles of vitamin D-related genes in airways of COPD patients. Respiratory Research, 21(1), 168. https://doi.org/10.1186/s12931-020-01405-0

    Mathyssen, C., Gayan-Ramirez, G., Bouillon, R., & Janssens, W. (2017). Vitamin D supplementation in respiratory diseases: Evidence from randomized controlled trials. Polish Archives of Internal Medicine, 127(11), 775-784. https://doi.org/10.20452/pamw.4134

    #asma #BPCO #colecalciferolo #CYP24A1 #evidenceBasedMedicine #fibrosiCistica #malattiePolmonariCroniche #medicinaInterna #pneumologia #riacutizzazioni #ricercaTraslazionale #somministrazioneInalatoria #terapiaRespiratoria #ViDiCO #vitaminaD
  3. For years we've been told the "Blue Zones" held the secret to living past 100. Now the data behind those claims is being seriously challenged.
    If the records are flawed, there may never have been a magical formula. But the boring advice still stands: don't smoke, stay active, eat well, maintain strong social connections and have a sense of purpose.
    Sometimes the best health advice isn't a miracle—it's just evidence.

    #longevity #science #health #evidencebasedmedicine #bluezones

    abc.net.au/news/2026-07-11/bat

  4. ... ... Screenshot from

    assets.aclu.org/live/uploads/2

    is representative re: benefits of gender-affirming care, and abundance of misinformation / disinformation and lack of credentials, expertise of anti-transgender critics / pseudoscience ... from the defendants (anti-trans advocates).

    Latter statement attests doing something (HRT) MUCH better than preventing gender-affirming care (untreated puberty in trans patients).

    #TransLivesMatter #TLM #BTLM #EvidenceBasedMedicine #EBM

  5. Не верящий в динозавров Игорь Ашманов и отрицающий эпилепсию Василий Генералов приняты в Академию ВРАЛ

    22 марта в Петербурге вручали премию за наибольший вклад в распространение лженауки в минувшем году. Звания «Почётного Академика ВРАЛ – 2025» удостоился известный IT-специалист и предприниматель, к.т.н. Игорь Ашманов.

    Жюри, состоящее из ученых, присудило Игорю премию за публичные высказывания, в которых бизнесмен отрицает биологическую эволюцию, заявляет, что не верит в самопроизвольное развитие языков и «в динозавров». Победитель, по правилам премии, награждается призом — статуэткой «Грустный рептилоид». Кроме того, в финал премии вышли математик, член-корреспондент РАН Алексей Савватеев, известный выступлениями в поддержку креационизма и гомеопатии, и дизайнер Артемий Лебедев, отрицающий глобальное потепление и заявляющий, что смертность от СПИДа «это вообще ни о чем». В народном голосовании большинство голосов досталось Алексею Савватееву.

    Член жюри, Академик РАН Евгений Александров выразил озабоченность тем, что лженаука проникает внутрь РАН — «престиж Академии наук важен, потому что люди доверяют ей».

    «Почётным Академиком АПЧХИ» — главным распространителем лженауки в области медицины жюри из медиков признало д.м.н., невролога Василия Генералова, отрицающего эпилепсию как диагноз, продвигающего лечение аутизма у детей методами с недоказанной эффективностью и пугающего аудиторию последствиями прививок. Победитель удостоился оздоровительного приза — «Золотой кофейной клизмы». Членом-корреспондентом АПЧХИ выбрали д.м.н., хирурга Владислава Шафалинова, связывающего рост числа онкологических заболеваний с вакцинацией и электромагнитным излучением, предлагающего лечить рак «ощелачивающей терапией» и другими сомнительными методами. Врач, д.м.н. Сергей Бубновский, призывающий лечить широкий спектр заболеваний исключительно гимнастикой, не получил ни одного голоса жюри и поэтому в Академию АПЧХИ принят не был. «Приз зрительских симпатий» достался Владиславу Шафалинову.

    Руководитель оргкомитета премии ВРАЛ научный журналист Александр Соколов выразил удивление по поводу того, что в финале медицинской премии впервые оказалось 3 доктора наук и задался вопросом: «Неужели ученая степень в области медицины значит так мало?» Ведущая премии, врач к.м.н. Ольга Жоголева выразила надежду, что сейчас, когда научно обоснованная медицина набирает обороты, есть шанс, что ситуация изменится к лучшему.

    В рамках мероприятия состоялись выступления биолога, к.б.н. Ильи Удалова на тему «Так в чём Дарвин не прав?» и аллерголога, к.м.н. Ольги Жоголевой «Правда о БАДах».

    Организатор премии — научно-просветительский портал Антропогенез.ру и проект «Ученые Против Мифов».

    Среди членов жюри: академик РАН, д.ф.-м.н. Евгений Александров, д.г.н. Алексей Екайкин, д.х.н.Игорь Дмитриев, д.г.н. Ольга Соломина, д.ф.-м.н. Эмиль Ахмедов, д.г.н. Елена Сухачева, д.б.н. Тамара Кузнецова, д.и.н. Кирилл Назаренко, д.м.н. Юрий Сиволап, д.м.н. Сергей Поликарпов, к.м.н. Юлия Зинченко, к.м.н. Анна Дроганова, к.м.н. Игнат Рудченко и др.

    Полный состав жюри

    ВРАЛ — Вруническая Академия Лженаук, АПЧХИ — Академия Превентивной ЧакроХирургии.

    Премия «Почётный Академик ВРАЛ» присуждается с 2016 года. По словам организаторов, цель премии — в шутливой форме заявить о проблеме лженауки и привлечь внимание общественности к важности борьбы с заблуждениями.

    Пресс-релиз
    Официальный сайт премии
    Подробно о финалистах
    Полная видеозапись мероприятия
    Главные вопросы о премии ВРАЛ

    Наши партнеры: SciTopus MedIQ#ВРАЛ #Антропогенез #УченыеПротивМифов #Лженаука #Псевдонаука #НаучноеМышление #Скептицизм #КритическоеМышление #НаучПросвет #ScienceCommunication #Darwin #Evolution #EvidenceBasedMedicine #AntiPseudoscience #FactChecking #ScienceEducation #RAN #Ashmanov #Generalov #ЛженаучныеМифы #ПремияВРАЛ #ScienceVsMyths #ScientificMethod #PublicScience #Medicine #Biology #Vaccination #EvidenceBased #Debunking

  6. Nutrition is central in cirrhosis care. Malnutrition, sarcopenia, and frailty worsen transplant outcomes.

    Early assessment, adequate calories, and high-quality protein prehabilitation preserve muscle and resilience. The waitlist is a window to intervene.

    #Cirrhosis #Hepatology #TransplantMedicine #NutritionInCirrhosis #Sarcopenia #MedicalEducation #EvidenceBasedMedicine #GastroAGI

  7. GastroAGI is an AI-powered knowledge platform for gastroenterology & hepatology—built for clinicians, trainees, and researchers.

    Evidence-first answers from journals, guidelines, and conferences. No noise. No hallucinations. Just clarity.

    #GastroAGI #Gastroenterology #Hepatology #MedicalAI #EvidenceBasedMedicine #MedEd #ClinicalPractice #GIResearch

  8. RE: med-mastodon.com/@ben_geisler/

    📢 Publication update: "50 Studies Every Hospitalist Should Know" is now available as a Kindle ebook on Amazon!

    After extensive collaboration across continents and countless editorial rounds, it's gratifying to see this resource finally accessible to hospitalists. Print edition forthcoming.

    amazon.com/Studies-Every-Hospi

    #HospitalMedicine #MedEd #EvidenceBasedMedicine

  9. How do we make informed health decisions about traditional, complementary & integrative medicine (TCIM)?

    This updated interpretive review explores the challenges.
    📖 sciencedirect.com/science/arti

    🔍 The synthesis of 167 publications, including WHO, EVIPNet, GRADE, and TCIM-specific guidance affirmed the importance of:
    1. Transparent decision-making processes with TCIM stakeholders
    2. Context-sensitive framing to optimise TCIM relevance
    3. Whole-of-evidence approach, including traditional knowledge (TK)
    4. Centering equity, including epistemic equity

    TCIM guideline developers are leading the way with rigorous, inclusive strategies evidence-informed decision-making (EIDM).

    By respecting diverse knowledge systems, these innovations offer valuable models for global health policy and guideline development.

    #TCM #EvidenceBasedMedicine #acupuncture #research #medicine

  10. Evidence based medicine is challenging some long held beliefs about prescribing practices. Is it time for some new guidelines for aspirin?
    medicalnewsbulletin.com/aspirin-ccs-... 🧪 🫀 💊 #evidencebasedmedicine medskies #cardiology #pharmacy #chroniccoronarysyndrome

  11. French scientists are shaking up treatment guidelines as they argue long-term aspirin on top of regular anticoagulants after a stent might do more harm than good medicalnewsbulletin.com/aspirin-ccs-... ❤️ #cardiology #hearthealth #evidencebasedmedicine lipidtime Medskies medsky 🩺⚕️ 🧪

  12. What a surprise!

    There is some evidence that some "alternative medicine" treatments for autism work!

    And at least one scientist claimed that the article shows "no evidence".

    Science is difficult.
    Combining it with emotions, and attitudes like #Skepticism, might occassionally make doing science too tricky.
    #EvidenceBasedMedicine #Autism #AlternativeMedicine
    doi.org/10.1038/s41562-025-022

  13. @marcrr

    I get wanting to show the very widespread failures & poor evidence.

    Why the extra step to "no evidence"?

    Oxytocin: "restricted/repetitive behaviours in adults, ... small effect size was found".

    "supported by at least moderate levels of evidence ... was the consumption of polyunsaturated fatty acids in school-age children"

    " number of interventions ... large effect sizes ...reached statistical significance, but ... supported by very low levels of evidence."
    #EvidenceBasedMedicine

  14. What a surprise! There's no evidence that "alternative medicine" treatments for autism work, and their security hasn't been tested. #EvidenceBasedMedicine
    doi.org/10.1038/s41562-025-022
    ebiact-database.com/

  15. 🤔 What are the likely benefits and harms of non-drug and non-surgical treatments for non-specific low back pain?

    This systematic review combines evidence from 31 Cochrane reviews, covering 644 trials and around 97,000 adults. It investigates the effectiveness and safety of 27 different non-drug and non-surgical treatments for non-specific low back pain in adults.

    🔗 cochranelibrary.com/cdsr/doi/1

    #BackPain #LowBackPain #PainManagement #Acupuncture #EvidenceBasedMedicine #Cochrane

  16. A modern knee implant (Persona CR) was compared to PFC Sigma and NexGen CR in a randomized trial with 240 patients over 2 years. Results showed no significant differences in patient-reported function, despite the new design. Limitations include a single center, lack of imaging, and surgeons' familiarity with conventional implants. Full paper: actaorthop.org/actao/article/v (Irmola et al., 2024) #TKA #kneereplacement #orthopedics #evidencebasedmedicine

  17. herpes “cures” are once again all over the internet. Come over to MNB to learn which therapies have clinical data supporting them, how they work, why they work and why scam cures can’t get rid of the herpes virus. medicalnewsbulletin.com/eviden #virology #evidencebasedmedicine

  18. Wie hilft man trans* und nichtbinären Kindern und Jugendlichen angesichts gezielter, pauschalen Kampagnen?
    Durch ein cooles Queerwiki mit Fakten und hilfreichen Artikeln wie zum Beispiel diesem hier von Dr. Dr. Claudia Haupt (Psychiaterin, Psychotherapeutin und seit Jahren in der trans* Beratung und Fortbildung aktiv):
    https://queerwiki.de/wiki/doku.php?id=de:evidenzinformiert
    Danke!
    #lgbtq #transrightsarehumanrights #transkids #USA #tennessee #transgender #bones #decisions #evidencebasedmedicine #germantransevidencesupport
    #lgbtqia #queerwikigermany
    @[email protected] zur Information mal was erfreuliches und vielleicht für die Grüne Fraktion im Bundestag ein hilfreicher Ansatz in der Auseinandersetzung mit der AfD beim Thema trans* Gesundheit?
    @[email protected]
    @[email protected]
    @[email protected]
    @[email protected]
    @[email protected] thank you very much for this excellent article and your support for trans*kids!
    @[email protected] may be, an automatical Translation of this article to english language helps trans*Kids in UK, USA too?

  19. Guter Vorsatz für dieses Jahr: Endlich mal wieder bloggen. Dazu habe ich meinen Blog reaktiviert und umbenannt: In den Evidenz-Perspektiven geht es auch weiterhin um die Welt der evidenzbasierten Medizin und gute Gesundheitsentscheidungen.

    Gerade frisch erschienen: Ein Lesetipp zu GRADE, dem Framework zur Bewertung von Evidenz und dem Ableiten von Empfehlungen

    irishinneburg.de/jetzt-nochmal

    #evidencebasedmedicine #informeddecisions

  20. Published at #IRRJ: "Supporting Evidence-Based Medicine by Finding Both Relevant and Significant Works" by Sameh Frihat and Norbert Fuhr. #MedicalDocumentFacade, #LoE, #LevelOfEvidence, #EvidenceBasedMedicine

    doi.org/10.54195/irrj.19784

  21. @anathema_device
    1/2
    The area of "traditional medicine" seems so enturbulated.
    Differing cultural paradigms of reality, a continuum stretching from 'consumer goods and services' through 'health supplements' to 'commercialised medicine' to 'current standard medicine'.
    And with #ScienceBasedMedicine competing with #EvidenceBasedMedicine (EBM sounded so good until 'Masks don't work' & the Cass Report).

  22. @FlockOfCats

    They're trying to make sure it doesn't wear a mask or use gender support medicine?

    World tag team Adjective-Medicine 2025 championships:
    #EvidenceBasedMedicine & #PoliticisedMedicine
    vs #ScienceBasedMedicine & #CommercialisedMedicine

  23. [cartoon] What in the world?
    wronghands1.com/2025/03/25/wha

    Cartoon: celestial object + Earth
    1. You ok?
    2. Not really.
    3. Is it all the civil unrest, ecological plight, and political jeopardy?
    4. Yep. Plus, I have measles! Can you believe it, measles!?!?

    #PublicHealth #EBM #EvidenceBasedMedicine
    #JFKjr #HHS #Texas #GregAbbott #GOP

  24. We've seen what ⁨#EBM⁩ ⁨#EvidenceBasedMedicine⁩ produces;
    on #Masking with #TomJefferson⁩ assisted by #Cochrane,
    the decades of infectious respiratory disease research that poo-hooed #AirborneTransmission, and,
    the RWNJ #CassReport⁩ on care for transgender kids.

    Lots of bad stuff resulting from fetishising ⁨#RandomControlledTrials⁩ ⁨#RCTs⁩ as the only research that can be relied on.

    Will we hear from Trumpists that there's no RCTs that support action on #ClimateChange?

    #BadScience

  25. Looking back, telling women to avoid HRT because it causes breast cancer may have been the biggest error in modern medicine.

    Makary, Marty. Blind Spots: When Medicine Gets It Wrong, and What It Means for Our Health (p. 35). Bloomsbury Publishing. Kindle-editie.
    #medicine #science #EvidenceBasedMedicine

  26. When modern medicine issues recommendations based on good scientific studies, we shine. Conversely, when modern medicine rules by opinion and edict, we have an embarrassing track record.

    Makary, Marty. Blind Spots: When Medicine Gets It Wrong, and What It Means for Our Health (p. 16). Bloomsbury Publishing. Kindle-editie.
    #medicine #science #EvidenceBasedMedicine

Share on Mastodon

Enter the server where you have an account.