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  1. Ricoverato nel reparto sbagliato: più del doppio del rischio di morire. Parla lo studio SISIFO

    Mortalità intraospedaliera outliers vs controlli: 9,5% vs 4,4% — incremento del rischio superiore al 100%.
    Lo studio SISIFO, primo studio prospettico multicentrico italiano sul fenomeno dei ricoveri fuori reparto, è appena stato pubblicato sul Journal of Patient Safety. 37 centri, 2.056 pazienti arruolati, promosso da FADOI. Il verdetto è netto: un letto non vale l’altro.

    Perché questo studio è importante — e perché ne parliamo oggi

    Chiunque lavori in un reparto di Medicina Interna conosce bene la scena: il Pronto Soccorso chiama: ci sono tre pazienti in attesa con diagnosi medica e nessun letto disponibile. Il Medico di turno dice: “lo appoggiamo … in Chirurgia, in Ginecologia, in Ortopedia”. I pazienti vengono “parcheggiati” dove capita, con la promessa implicita di un trasferimento futuro che a volte non arriva mai, o arriva troppo tardi.

    Questo fenomeno — noto in letteratura internazionale come outlier o bedspacing, e in italiano come “ricovero fuori reparto” — è l’altra faccia del sovraffollamento ospedaliero: meno visibile del boarding in Pronto Soccorso, ma altrettanto pericolosa. Fino a oggi, le evidenze italiane erano frammentate, aneddotiche, o derivate da studi condotti nei sistemi sanitari anglosassoni. Lo studio SISIFO, promosso dalla Federazione delle Associazioni dei Dirigenti Ospedalieri Internisti (FADOI), colma questo vuoto con dati robusti, multicentrico e prospettici. I risultati sono stati appena pubblicati sul Journal of Patient Safety, e sono stati rilanciati oggi da Il Sole 24 Ore.

    SISIFO: acronimo e acronimo — storia e disegno dello studio

    Il nome dello studio, SISIFO (Safety Issues and SurvIval For Medical Outliers), non è casuale: come il mitico re costretto a spingere il masso su per la montagna, il paziente outlier è costretto a risalire una collina di rischi aggiuntivi che il sistema gli pone davanti non per colpa sua, ma per effetto di un’organizzazione che non riesce a garantirgli il posto giusto.

    Lo studio è stato ideato e promosso da FADOI in risposta alla letteratura internazionale, che già segnalava un’associazione — pur non sempre univoca — tra collocazione fuori reparto e peggioramento degli esiti clinici. Il protocollo è stato pubblicato sull’Italian Journal of Medicine nel 2021 (La Regina et al., 2021); il reclutamento, inizialmente rallentato dalla pandemia COVID-19, è stato successivamente completato. Le caratteristiche principali dello studio:

    • Disegno: osservazionale prospettico multicentrico
    • Centri partecipanti: 37 Unità Operative di Medicina Interna distribuite su tutto il territorio nazionale
    • Pazienti arruolati: 2.056
    • Confronto: pazienti outliers (ricoverati fuori reparto per almeno una notte) vs pazienti controllo (ricoverati direttamente in Medicina Interna)
    • Endpoint primario: mortalità intraospedaliera
    • Endpoint secondari: mortalità e riammissione a 30 giorni e a 3 mesi; frequenza di eventi avversi durante la degenza
    • Rivista di pubblicazione finale: Journal of Patient Safety (2025–2026)

    I risultati: numeri che parlano chiaro

    L’endpoint primario è raggiunto con un dato che difficilmente lascia spazio all’interpretazione:

    Mortalità intraospedaliera negli outliers:  9,5%
    Mortalità intraospedaliera nei controlli (Medicina Interna):  4,4%

    → Rischio di morte più che raddoppiato per i pazienti ricoverati fuori reparto

    Un paziente che trascorre almeno una notte in un reparto clinicamente non appropriato ha una probabilità di morire in ospedale superiore del 115% rispetto a un paziente ricoverato direttamente nel reparto di competenza. Non si tratta di una tendenza statistica marginale: è un segnale clinicamente ed epidemiologicamente rilevante, su una coorte prospettica di oltre duemila pazienti in 37 centri.

    Gli endpoint secondari aggiungono ulteriori elementi di preoccupazione:

    • Frequenza aumentata di eventi avversi multipli durante la degenza: cadute, episodi di delirium, incidenti legati alla terapia, errori di monitoraggio
    • Riammissione a 30 giorni e a 3 mesi più sfavorevole rispetto ai controlli
    • Degenza media più lunga per i pazienti fuori reparto

    Il profilo di rischio che emerge è coerente con la biologia del problema: un paziente complesso collocato in un contesto in cui il personale non ha le competenze specifiche, gli strumenti diagnostici non sono disponibili e la sorveglianza clinica non è calibrata sulla sua condizione è un paziente esposto a un rischio aggiuntivo misurabile. Lo studio SISIFO lo dimostra con numeri, non solo con ragionamento clinico.

    La letteratura internazionale: consenso non uniforme, ma segnale coerente

    I dati di SISIFO si inseriscono in un contesto di letteratura internazionale che aveva già cominciato ad indagare il fenomeno, con risultati non sempre convergenti. La revisione sistematica di La Regina et al. (2019), pubblicata sul Journal of General Internal Medicine, aveva analizzato tutti gli studi disponibili fino ad allora, concludendo che i pazienti outliers presentano un incremento nell’utilizzo di rapid response team, peggiori rating della qualità percepita e una serie di criticità nei processi di sicurezza.

    Tuttavia, alcuni studi retrospettivi — come quello di Stylianou et al. (2017) su dati NHS (BMJ Open) e quello di Zannella et al. (2022) su dati canadesi (Journal of Hospital Medicine) — avevano trovato, dopo aggiustamento per i fattori confondenti, un effetto sulla degenza media (significativamente aumentata negli outliers) ma non un chiaro segnale di mortalità aggiuntiva. Bai et al. (2018) sul BMJ Quality & Safety avevano invece trovato un incremento di mortalità nei pazienti “bedspaced” canadesi. La discordanza tra studi rifetteva la variabilità dei sistemi sanitari analizzati, la diversa definizione di outlier e i limiti dei disegni retrospettivi.

    SISIFO porta un elemento nuovo: è il primo studio italiano, prospettico e specificamente disegnato per rispondere a questa domanda nel contesto della Medicina Interna nazionale. Le sue dimensioni campionarie, la multicenticità e il disegno prospettico lo rendono metodologicamente superiore alla maggior parte degli studi precedenti.

    Le radici strutturali: quarantacinque anni di scelte sbagliate

    Il fenomeno outliers non nasce per caso. Ha radici precise nelle scelte di politica sanitaria che si sono succedute in Italia dagli anni Ottanta ad oggi.

    I tagli ai posti letto. Tra il 2000 e il 2009, il Servizio Sanitario Nazionale ha eliminato circa 45.000 posti letto ospedalieri — il 15,1% del totale — riducendo il rapporto da 5,1 a 4,2 posti letto per mille abitanti (Annuario Statistico SSN). L’obiettivo dichiarato era la riduzione dell’inappropriatezza dei ricoveri e il contenimento della spesa: obiettivi legittimi, ma perseguiti con una logica di taglio lineare che non ha tenuto conto dell’evoluzione demografica e delle dinamiche di accesso ospedaliero.

    L’invecchiamento della popolazione. I nati negli anni ’20 e ’30 del Novecento — la generazione del dopoguerra — sono oggi novantenni con multimorbilità, polifarmacia e fragilità sociosanitaria. Ogni paziente anziano con scompenso cardiaco, BPCO riacutizzata, sepsi o demenza occupa un letto di Medicina Interna per tempi superiori alla media storica, riduce il turnover e amplifica la pressione sul sistema.

    Il deficit della medicina territoriale. I tagli ai posti letto avrebbero avuto senso se fossero stati accompagnati da un contestuale potenziamento dell’assistenza primaria e domiciliare. Non è avvenuto. Il DM 77/2022 ha finalmente delineato un modello strutturale per la medicina territoriale (Case di Comunità, Ospedali di Comunità, Centrali Operative Territoriali), ma l’attuazione è ancora largamente incompleta nella maggior parte delle regioni italiane.

    Le dimissioni difficili. Un paziente anziano con deterioramento cognitivo, senza rete familiare e in lista d’attesa per una RSA occupa un letto di acuzie per settimane, non per giorni. La degenza media si allunga, la disponibilità di posti si riduce, il Pronto Soccorso non riesce a scaricare i pazienti in attesa, e il ciclo si chiude: chi arriva in emergenza viene collocato dove c’è posto, non dove ci vuole.

    Il risultato complessivo è una cronica indisponibilità di letti in area medica, che nei mesi invernali diventa acuta e che porta sistematicamente all’attivazione del meccanismo del ricovero fuori reparto. SISIFO dimostra che questo meccanismo — adottato come soluzione organizzativa di emergenza — è in realtà un generatore di rischio clinico.

    Commento editoriale — La voce dell’internista

    Non ho bisogno dello studio SISIFO per sapere che il letto sbagliato può uccidere. Lo so ogni volta che ricevo in trasferimento un paziente che ha trascorso tre giorni in Chirurgia Generale con uno scompenso cardiaco acuto: arriva con un delirium iposomnico che non è stato riconosciuto, una dose di furosemide che è stata sospesa perché “non era nel protocollo del reparto”, e una caduta che è stata segnalata come “scivolata dalla sedia” senza che nessuno avesse attivato la valutazione del rischio.

    Ma — e questo è il punto — il mio sapere empirico non bastava. Non bastava a chi, in Direzione Sanitaria, deve decidere come allocare le risorse. Non bastava a chi, in Regione, deve rispondere degli standard organizzativi. Non bastava a chi, in Parlamento, discute di tagli e riorganizzazioni ospedaliere.

    Lo studio SISIFO trasforma l’esperienza clinica in evidenza scientifica. Trasforma il lamento dell’internista in un dato citabile, verificabile, pubblicato su rivista peer-reviewed. Trasforma una sensazione in un numero: 9,5% versus 4,4%. Questo numero deve entrare nelle presentazioni ai Direttori Generali. Deve essere citato nelle richieste di incremento dei posti letto in area medica. Deve diventare argomento in ogni discussione sulla sostenibilità dell’assistenza ospedaliera.

    È una questione di sicurezza del paziente, non di corporativismo medico. Quando diciamo che un letto di Medicina Interna non equivale a un letto di Chirurgia, non stiamo difendendo i nostri spazi o il nostro primato organizzativo. Stiamo dicendo che la sicurezza del paziente dipende dalla competenza specifica di chi lo assiste, dalla disponibilità degli strumenti giusti, e dalla sorveglianza calibrata sulla sua condizione. Questo non si improvvisa. E SISIFO lo dimostra con i numeri.

    Una nota critica, però, è doverosa. I risultati di SISIFO — pur robusti — non sono ancora accompagnati dal testo integrale pubblicato disponibile in open access al momento della stesura di questo post. Il dato di mortalità 9,5% vs 4,4% è quello riportato dalla stampa (Il Sole 24 Ore, 14 luglio 2026) come dato principale dello studio. Sarà fondamentale leggere la pubblicazione integrale per verificare: l’entità dell’aggiustamento per i fattori confondenti (gravità clinica all’ingresso, comorbilità, età), la definizione operativa di “outlier”, la distribuzione geografica dei centri, e la durata media del ricovero fuori reparto prima del trasferimento. Solo con questi elementi sarà possibile una valutazione metodologica completa.

    Implicazioni per la pratica e per la politica sanitaria

    I dati di SISIFO non sono solo accademici. Hanno implicazioni concrete a tre livelli:

    A livello di singolo ospedale:

    • Introdurre un monitoraggio sistematico e trasparente della frequenza di ricoveri fuori reparto, con reportistica mensile alla Direzione Sanitaria
    • Prevedere protocolli specifici di “sorveglianza outlier”: visita medica quotidiana garantita da internista, schede di monitoraggio per delirium (CAM), valutazione del rischio cadute, riconciliazione terapeutica all’ammissione fuori reparto
    • Non adottare la logica del “primo letto disponibile” come regola indiscutibile: valutare l’impatto clinico della collocazione alternativa

    A livello regionale e nazionale:

    • Ripensare gli standard di dotazione di posti letto in area medica, con criteri basati sull’evidenza e tenendo conto dell’epidemiologia attuale
    • Accelerare l’implementazione del DM 77/2022: senza Case di Comunità e Ospedali di Comunità funzionanti, la pressione sull’ospedale per acuti non diminuirà
    • Introdurre il fenomeno outliers come indicatore di qualità ospedaliera nei sistemi di accreditamento e valutazione delle performance (es. Programma Nazionale Esiti)

    A livello scientifico:

    • Attendere e leggere la pubblicazione integrale di SISIFO sul Journal of Patient Safety per una valutazione metodologica completa
    • Promuovere studi di intervento che valutino se protocolli specifici di gestione degli outliers possano ridurre la mortalità in questa categoria di pazienti

    Conclusioni

    Lo studio SISIFO chiude un cerchio. Sapevamo per esperienza clinica che il reparto sbagliato fa male. Ora lo sappiamo per dati: fa più del doppio del danno, misurabile in termini di mortalità intraospedaliera, e porta con sé un carico aggiuntivo di eventi avversi — cadute, delirium, incidenti terapeutici — in larga parte evitabili.

    In un sistema sanitario che ancora fatica a uscire dalla logica del taglio lineare delle risorse, questi numeri devono diventare argomento istituzionale, non solo lamento da corsia. La sicurezza del paziente ospedalizzato non si garantisce solo con buone pratiche cliniche: si garantisce mettendo il paziente nel reparto in cui quella sicurezza può essere effettivamente assicurata, da chi ha le competenze per farlo.

    Un letto non vale l’altro. E ora lo si può dimostrare, numeri alla mano, davanti a qualunque commissione.

    La Regina, M., Vertulli, C., Gussoni, G., Fontanella, A., Ballardini, G., Brucato, A. L., Orlandini, F., Murialdo, G., Campanini, M., & Manfellotto, D. (2021). Not-for-profit observational study to evaluate the quality and safety of care in outliers hospitalized with medical diseases – Study Protocol of Safety Issues and SurvIval For Medical Outliers (SISIFO study). Italian Journal of Medicine, 15(1), 41–44. https://doi.org/10.4081/itjm.2021.1447

    La Regina, M., Guarneri, F., Romano, E., Orlandini, F., Nardi, R., Mazzone, A., Fontanella, A., Campanini, M., Manfellotto, D., Bellandi, T., Gussoni, G., Tartaglia, R., & Squizzato, A. (2019). What quality and safety of care for patients admitted to clinically inappropriate wards: A systematic review. Journal of General Internal Medicine, 34(7), 1314–1321. https://doi.org/10.1007/s11606-019-05008-4 | PMC: https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC6614225/

    Stylianou, N., Fackrell, R., & Vasilakis, C. (2017). Are medical outliers associated with worse patient outcomes? A retrospective study within a regional NHS hospital using routine data. BMJ Open, 7(5), e015676. https://doi.org/10.1136/bmjopen-2016-015676 | PubMed: https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/28490563/

    Bai, A. D., Srivastava, S., Tomlinson, G. A., Smith, C. A., Bell, C. M., & Gill, S. S. (2018). Mortality of hospitalised internal medicine patients bedspaced to non-internal medicine inpatient units: Retrospective cohort study. BMJ Quality & Safety, 27(1), 11–20. https://doi.org/10.1136/bmjqs-2017-006925

    Zannella, V. E., et al. (2022). Bedspacing and clinical outcomes in general internal medicine: A retrospective, multicenter cohort study. Journal of Hospital Medicine, 17(1), 3–10. https://doi.org/10.1002/jhm.2734 | PubMed: https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/35504572/

    Goulding, L., Adamson, J., Watt, I., & Wright, J. (2012). Patient safety in patients who occupy beds on clinically inappropriate wards: A qualitative interview study with NHS staff. BMJ Quality & Safety, 21(3), 218–224. https://doi.org/10.1136/bmjqs-2011-000280

    Goulding, L., Adamson, J., Watt, I., & Wright, J. (2015). Lost in hospital: A qualitative interview study that explores the perceptions of NHS inpatients who spent time on clinically inappropriate hospital wards. Health Expectations, 18(5), 982–994. https://doi.org/10.1111/hex.12071 | PMC: https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC5060878/

    Federazione delle Associazioni dei Dirigenti Ospedalieri Internisti (FADOI). (2022). Studio SISIFO: Safety Issues and SurvIval For Medical Outliers. https://www.fadoi.org/ricerca/studi-completati/studio-sisifo/

    Ministero della Salute. (2024). Annuario Statistico del Servizio Sanitario Nazionale – Anno 2023. https://www.salute.gov.it/new/it/scheda-statistica/annuario-statistico/

    Ministero della Salute. (2022). Decreto Ministeriale 23 maggio 2022, n. 77: Regolamento recante la definizione di modelli e standard per lo sviluppo dell’assistenza territoriale nel Servizio Sanitario Nazionale. Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana, Serie Generale n. 144, 22 giugno 2022.

    #appropriatezzaDelRicovero #bedspacing #delirium #DM772022 #eventiAvversi #FADOI #internista #JournalOfPatientSafety #medicinaInterna #medicinaTerritoriale #mortalitàIntraospedaliera #outliersOspedalieri #postiLetto #prontoSoccorso #qualitàDelleCure #ricoveriFuoriReparto #sicurezzaDelPaziente #sistemaSanitarioItaliano #sovraffollamentoOspedaliero #studioSISIFO
  2. Il nuovo feticcio dei #novax, la "cattiva #infermiera #Saporetti morta di #eventiavversi dopo aver insultato i poveri novax" ha un problema. Esiste sottoforma di una #foto in #AI e da nessun'altra parte

    Per dettagli: bufale.net/il-doppio-mistero-d

  3. Per favore, vi prego. Non solo gli utenti dei #social, ma anche i #giornalisti: smettetela di assecondare i "Cacciatori di #scontrini".
    Non vi ha insegnato nulle seguire i cacciatori di ponti, di #eventiavversi, di immigrati con l'#iphone e altre buriane?
    bufale.net/per-favore-smettete

  4. E dopo i cacciatori di #ponti e di #eventiavversi, la nuova avanguardia del ridicolo in rete sono i #cacciatori dello #scontrino costoso. Che, come i loro predecessori, li inganni con poco

    bufale.net/se-avete-creduto-al

  5. I #noclima hanno riesumato dal loro passato #novax la caccia agli #eventiavversi, questa volta in salsa climatica. Prima di rendervi ridicoli imbucandoci foto di articoli con una #siccità a #Roma nel 1967, studiate la #frequenza
    #CambiamentoClimatico

    bufale.net/lemergenza-clima-a-

  6. I #novax tornano alla carica, inventandosi i loro #eventiavversi e #mortiimprovvise random. #JamieFoxx si è ripreso ed è già tornato ad una blanda attività sportiva, ma i novax desiderano sia "cieco e paralizzato" così finalmente qualcuno se li calcola
    bufale.net/i-notutto-vogliono-

  7. Il dottor #RashidButtar , apprezzato dai #novax per alcune teorie è morto. I novax ovviamente lo iscrivono tra le #mortiimprovvise incolpando gli #eventiavversi di un #vaccino che non ha mai fatto, ma i #PoteriForti gli hanno attaccato come col raffeddore

    bufale.net/morto-rashid-buttar

  8. #TiffanyDover è stata una delle prime vittime dei #novax. I cacciatori di #eventiavversi e #mortiimprovvise decisero che era morta. Da viva, le rovinarono l'esistenza attaccandone la famiglia urlando che era un'attrice o un clone creato da #BigPharma

    bufale.net/linfermiera-tiffany

  9. Una composizione artistica su persone morte nel 2022 diventa per i #novax un elenco di #eventiavversi. Che per loro comprendono anche vecchiaia, suicidio e omicidio da terrorista armato, pare...

    bufale.net/limprobabile-elenco

  10. @cocco2200 @mastodon @butac @DavidPuente @ildisinformatico Ripeto: non possiamo dichiarare che la scienza è un'opinione perché chi si inventa #eventiavversi che non esistono si sente offeso.
    Le #fakenews novax restano fakenews. La differenza è che i #novax (come i #qanon e le #fontirusse ) hanno il cattivo vizio di buttarla sul personale. Sempre.
    Dici loro che hanno torto? "Mi offendi e mi discrimini, cattivo"

  11. Se il buongiorno si vede dal mattino, il film #novax Died Suddenly (traduzione letterale di #mortiimprovvise) comincia mostrando nel trailer presunti #eventiavversi mai visti Tranne in un video 2019. Aprile. Prima ancora che esistesse il #vaccino #COVID19

    bufale.net/il-film-novax-died-

  12. In un articolo avevamo esaminato con l'aiuto degli esperti le tecniche #novax per spargere timore e panico,associando l'odiato "siero" a concetti negativi. Tra queste l'ossessiva caccia a presunti #eventiavversi da rileggere a modo loro
    #vaccino #covid19

    bufale.net/il-malore-improvvis

  13. In un articolo avevamo esaminato con l'aiuto degli esperti le tecniche #novax per spargere timore e panico,associando l'odiato "siero" a concetti negativi. Tra queste l'ossessiva caccia a presunti #eventiavversi da rileggere a modo loro
    #vaccino #covid19

  14. I #novax, o meglio la loro subspecie #nessunacorrelazione ed #eventiavversi tornano a prendersela con #Nadal. Con un video del 2011. E gli piace vincere facile, confonendo un crampo causato dalla sindrome di #mullerweiss coi #vaccini bufale.net/per-i-novax-nadal-c

  15. I #novax sono persone semplici: qualcuno si ammala, loro si eccitano e ripetono a macchinetta i loro slogan da #nessunacorrelazione a #eventiavversi, pregando forte forte che qualcuno muoia per darsi ragione.
    E si sentono buoni
    #JustinBieber

    bufale.net/la-malattia-di-just

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