#estremisti — Public Fediverse posts
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RE: https://mastodon.nz/@leighelse/116711009890379965
Dalla #ricerca citata nel post ricondiviso sembrerebbe che la disponibilità di #internet polarizzi la #politica e che la causa siano gli algoritmi delle #piattaforme come X, TikTok e YouTube. Durante le #elezioni tedesche del #2025, il 50% dei contenuti consigliati ai #giovani era di estrema #destra, mentre i #partiti di #centro-sinistra erano soppressi. Gli #algoritmi favoriscono l’engagement, amplificando contenuti #estremisti.
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Una parte del movimento avrebbe così iniziato, secondo Amendola, ad individuare come avversari e nemici il Pci e i sindacati
La linea di Longo non è però condivisa da tutti all’interno del partito. Come sottolinea Franco De Felice, è possibile dire che “l’oggetto della divisione interna continua ad essere quello definitosi nel corso dei primi anni sessanta, accentuato e amplificato dall’esperienza dei movimenti e dal ciclo di lotte operaie” <564.
La voce più critica verso il movimento è quella di Giorgio Amendola che, in un articolo su «Rinascita» del 7 giugno 1968, contesta al partito ritardi di analisi: “Debolezza nel condurre una lotta coerente contro le posizioni estremiste e anarchiche affiorate nel movimento studentesco, e di qui diffuse anche in certi settori del movimento operaio. […] in realtà tutto il nostro fronte di sinistra è restato a lungo scoperto, per il modo debole e incoerente con il quale viene condotta la lotta sui due fronti. Ora la lotta sui due fronti è una necessità permanente del movimento comunista. La lotta contro l’opportunismo socialdemocratico è efficace se essa viene accompagnata da un’azione coerente contro il settarismo, lo schematismo e l’estremismo” <565.
Per Amendola è quindi necessario ingaggiare una battaglia ferma contro l’estremismo del movimento ed è un grave errore “ignorare i punti di contrasto, minimizzarne l’importanza, e ostinarsi a dare nella nostra stampa un quadro acritico del movimento studentesco” <566. Il dirigente comunista contesta la posizione di una parte della sinistra extraparlamentare che tende ad equiparare il modello di società capitalista a quello socialista, considerandole entrambe società industriali. Questa tesi vede, inoltre, la trasformazione dei partiti comunisti degli stati capitalisti in partiti socialdemocratici e di conseguenza individua nel movimento studentesco l’unico soggetto rivoluzionario. Una parte del movimento avrebbe così iniziato, secondo Amendola, ad individuare come avversari e nemici il Pci e i sindacati, ritenendoli strutture burocratiche con l’obiettivo di integrare la classe operaia nel sistema capitalistico <567.
Di fronte «all’infantilismo estremista» il dirigente comunista invita il Pci a confrontarsi con i giovani e il movimento senza ambiguità e trucchi miranti solo ad ottenere facili consensi.
Il partito deve quindi ingaggiare un confronto serrato per contrastare le tesi di chi ritiene prossima la rivoluzione: “L’idea di una rivoluzione, iniziata dagli studenti con le barricate e che dovrebbe svilupparsi in uno scontro frontale, risuscita vecchie immagini ottocentesche. Ma già Lenin aveva ammonito a non giocare con l’insurrezione! Contro questa deriva bisogna valorizzare la diversa strategia del Pci di una avanzata al socialismo da realizzare con uno sviluppo di lotte di massa economiche e politiche per raggiungere obiettivi intermedi di miglioramento delle condizioni di vita e di lavoro, con la attuazione di riforme di struttura, e con uno sviluppo della democrazia, costruendo nello stesso tempo l’unità delle forze politiche di sinistra, per dare uno sbocco politico al movimento” <568.
Nella sua formulazione Amendola ritiene ancora valida la linea togliattiana della via italiana al socialismo. Il Pci deve quindi svolgere il ruolo di partito guida della classe operaia “indicando obiettivi di lotta, raccogliendo i sentimenti di collera e di rabbia e trasformarli in coscienza politica, in forza organizzata, indirizzare questa forza in senso giusto, coerente alla linea di lotta seguita dalla classe operaia” <569.
Come scrive Marco Di Maggio, Amendola “cerca di modificare il rapporto del Pci con il movimento studentesco, che era stato impostato da Longo sul dialogo e sul rispetto reciproco” <570.
Alcuni anni dopo Ugo Pecchioli ricorderà che il Pci “non comprese la voglia di cambiamento presente nelle giovani generazioni perché aveva antiche remore di fronte ai tentativi di fare politica in un modo nuovo e di superare i vecchi schemi interpretativi, categorie che si erano consunte, una visione arretrata di una società che era diventata più complessa, un certo conservatorismo” <571. Per il dirigente comunista queste incomprensioni però non hanno influito sulla futura nascita dei gruppi eversivi perché le persone che nei mesi e negli anni successivi decidono di impugnare le armi «avevano alla radice un punto ben saldo: il rifiuto della vita democratica».
La tesi di Pecchioli è ripresa da Alessandro Naccarato che ritiene la decisione di organizzare il terrorismo indipendente rispetto al rapporto con il Pci e con la sua scelta democratica <572. Questo schema interpretativo, tuttavia, risente del tentativo di espungere la violenza e la lotta armata dalla storia del movimento operaio, non facilita la comprensione del fenomeno e tende a minimizzare il contesto politico, sociale, il clima repressivo nelle fabbriche italiane e la forte spinta operaia che porta alla contestazione aperta delle organizzazioni sindacali e del Pci tra la metà degli anni sessanta e i primi anni settanta.
Nella Direzione del 17 giugno il confronto fra le due linee si fa più aspro. Amendola, sostenuto da Bufalini e Napolitano, ribadisce le sue posizioni, mentre Occhetto e Tortorella appoggiano la linea espressa da Longo che nelle sue conclusioni condanna apertamente la formula amendoliana della «lotta su due fronti» <573.
Nell’estate del 1968 il Pci riesce così a trarre nuova linfa dal movimento studentesco. Come scrive Di Maggio infatti, Longo e i dirigenti a lui vicini, stimolati dalla sinistra interna, “hanno saputo imprimere alla linea politica una inflessione anticapitalista senza rinunciare ai presupposti tradizionali della strategia e dell’identità, dimostrando capacità di comprendere le istanze e le nuove pratiche di lotta dei lavoratori e degli studenti e impedendo ai gruppi di estrema sinistra di porsi come gli unici assertori dell’unità fra movimento operaio e movimento studentesco” <574.
[NOTE]
564 F. De Felice, Nazione e crisi: le linee di frattura, in A.A. V.V., Storia dell’Italia repubblicana, Vol. III, Torino, Einaudi, 1996, p. 48; Sul dibattito interno al Pci e alla Cgil alla fine degli anni Sessanta e sul rapporto con i movimenti cfr., anche il primo capitolo del presente lavoro: paragrafo 3:Operai e sindacato prima dell’«Autunno caldo» e paragrafo 4:1968: Sindacato, fabbrica, lotte operaie, violenza.
565 G. Amendola, Necessità della lotta su due fronti, in «Rinascita», 7 giugno 1968.
566 Ibidem.
567 Cfr., A. Ventrone, Vogliamo tutto. Perché due generazioni hanno creduto nella rivoluzione 1960-1988, Roma-Bari, Laterza, 2012; G. Donato, La lotta è armata. Sinistra rivoluzionaria e violenza politica in Italia (1969-1972), Roma, Derive e Approdi, 2014; S. Neri Serneri (a cura di), Verso la lotta armata. La politica della violenza nella sinistra radicale degli anni Settanta, Bologna, Il Mulino, 2013; D. Steccanella, Gli anni della lotta armata, Milano, Edizioni Bietti, 2014; A. Venutra, Per una storia del terrorismo italiano, Roma, Donzelli, 2010; G. M. Ceci, Il terrorismo italiano. Storia di un dibattito, Roma, Carocci, 2015.
568 G. Amendola, Necessità della lotta su due fronti, cit.
569 Ibidem.
570 M. Di Maggio, Alla ricerca della terza via al socialismo. I Pc italiano e francese nella crisi del comunismo (1964-1984), Roma, Edizioni scientifiche italiane, 2014, p. 114.
571 U. Pecchioli, Tra misteri e verità. Storia di una democrazia incompiuta, Milano, Baldini & Castoldi, 1995, pp. 99-100.
572 A. Naccarato, Difendere la democrazia. Il Pci contro la lotta armata, Roma, Carocci, 2015, p. 38.
573 A. Hobel, Il Pci di Longo e il ’68 studentesco, cit., p. 442.
574 M. Di Maggio, Alla ricerca della terza via, cit., p. 130.
Francescopaolo Palaia, La Cgil e il Pci fra violenza terroristica e radicalità sociale (1969-1982), Tesi di dottorato, Università degli Studi “Sapienza” – Roma, Anno Accademico 2016-2017#1968 #AlessandroNaccarato #estremisti #FrancescopaoloPalaia #GiorgioAmendola #gruppi #LuigiLongo #operai #PCI #sindacati #studenti #UgoPecchioli
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:QueerCatHeart_Pride: :antifa: L’attivist* non binari* è accusat* dall’#Ungheria di #Orbán di aver partecipato a un’aggressione nei confronti di #estremisti di destra. Sono le stesse accuse rivolte a Ilaria Salis e Rexinho “Gino” Abazaj: rischia 24 anni.
Articolo completo: https://www.editorialedomani.it/politica/mondo/maja-t-attivista-antifascista-lettera-carcere-ungheria-accuse-giorno-rimembranza-o3o2iocv
#antifa #antifascist #antifascistaction #MakeAntifaGreatAgain
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Due #operazioni contro reti #estremisti neri in #abruzzo #terrorismo #suprematista
Costituito #Osservatorio contro #neofascismo e #neonazismo.
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