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#educazione-digitale — Public Fediverse posts

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  1. Coprire la faccia di vostro figlio con un'emoji non lo protegge: il pericolo vero è tutto quello che c'è intorno. In questo video vi presento la conferenza "Uso consapevole delle tecnologie", pensata per scuole, genitori e associazioni.

    Sono Stef
    @tecnologia
    youtube.com/watch?v=tIrKUKDISD0

    #sicurezzaonline #genitori #educazionedigitale
    #benesseredigitale #tecnologia #PensieroCritico #Divulgazione #DivulgazioneInformatica #Informatica #DivulgazioneTecnologica

  2. Cyberbullismo: quando la violenza passa attraverso uno schermo

    Partiamo da una delle situazioni molto frequenti. Come ad esempio un messaggio offensivo nel gruppo della classe, o una fotografia imbarazzante pubblicata senza permesso. Oppure un profilo falso creato per prendere in giro qualcuno, o una voce inventata che comincia a circolare in chat, viene condivisa, commentata e magari trasformata in un meme. A volte tutto può iniziare con qualcosa che, per chi lo fa, sembra soltanto uno scherzo, uno gioco. Per chi si trova dall'altra parte dello […]

    psicospace.it/cyberbullismo-co

  3. Quando parliamo di minori e tecnologia, spesso ci concentriamo solo sui ragazzi. Ma il problema riguarda anche noi adulti: troppo spesso mettiamo in mano ai bambini strumenti che conosciamo poco, senza capire fino in fondo rischi, meccanismi e forme di dipendenza. In questo short rifletto su
    @tecnologia
    youtube.com/shorts/XJLHcmAYCOI

    #genitori #bambini #smartphone #tecnologia #educazionedigitale #usoconsapevole #minori #socialmedia #dipendenzadigitale #shorts

  4. CryptPad sotto pressione: il governo messicano spinge il server principale oltre i limiti

    CryptPad ha dovuto anticipare il deploy del nuovo server scalabile dopo che un programma educativo messicano ha saturato l'istanza principale. Scopri i dettagli tecnici e l'evoluzione della piattaforma open source.

    yoota.it/cryptpad-sotto-pressi

  5. 👾 I piccoli stanno diventando hacker senza saperlo! È importante educare alla consapevolezza digitale. #SicurezzaOnline #EducazioneDigitale

    🔗 tomshw.it/scienze/piccoli-hack

  6. Il rischio più grande non è perdere le foto: è farle circolare. In questo video: rischi reali per i minori (bullying, grooming, profili fake), geolocalizzazione anche senza EXIF, riconoscimento facciale, remix/IA; e 6 mosse semplici: togli posizione, album ristretti, post in differita.

    @tecnologia
    youtube.com/watch?v=2O5_40ixNb4

    #privacy #foto #cloud #minori #usoConsapevoleDellaTecnologia #educazioneDigitale

  7. 🧠 "Il paradosso della GenAI: più l'usiamo più temiamo, ma il vero rischio è restare indietro. L'istruzione è la chiave. #GenAI #EducazioneDigitale"

    🔗 tomshw.it/business/il-paradoss

  8. Risposte sicure non sono sempre affidabili: l’IA genera frasi probabilistiche, non “perché sa”.
    In questo video: test a crocette-trappola + matrice di confidenza per decidere quando fidarsi, quando verificare e quando fermarsi.
    @tecnologia
    youtube.com/watch?v=CbXOZWAU_QU

    #IA #usoConsapevoleDellaTecnologia #educazioneDigitale #metodo #bias

  9. Gemini for Education è già in più della metà delle università italiane, servendo oltre un milione di studenti. Offre AI sicura 🤖, tutor personalizzato e corsi gratuiti 📚 come Gemini Academy per docenti e studenti. #AIinEducation #GeminiItalia #EducazioneDigitale

    kiro.it/Ep7cy

  10. Controllo AGCOM ai siti per adulti: protezione dei minori, aggiramenti… e considerazioni
    Scopri come funziona il nuovo controllo AGCOM ai siti per adulti in Italia! Protezione dei minori, VPN e considerazioni interessanti. Leggi di più qui! 🚫👦🔞 #protezioneminori #AGCOM #pornografia
    @tecnologia

    short.staipa.it/7pn22

    #AGCOM #educazionedigitale #educazionesessuale #pornografiaonline #tutelaminori 

  11. Controllo AGCOM ai siti per adulti: protezione dei minori, aggiramenti… e considerazioni

    Dal 12 novembre 2025 in Italia i siti con contenuti pornografici devono verificare l’età. Funziona davvero? E cosa succede quando i ragazzi scoprono le VPN (soprattutto quelle “gratis”)?

    C’è un’idea semplice alla base del nuovo quadro regolatorio: abbassare l’esposizione “casuale” dei minori alla pornografia e responsabilizzare i grandi player. L’Autorità non ha messo un cartello “vietato ai minori, grazie”; ha costruito un flusso con un soggetto terzo che certifica solo che siamo maggiorenni, senza rivelare chi siamo al sito. È una differenza non da poco: meno dati che girano, più privacy per chi è adulto e vuole esser lasciato in pace.

    Cosa prevede, in pratica

    La data è fissata: 12 novembre 2025. Da quel giorno i servizi che diffondono in Italia contenuti pornografici devono mostrare la richiesta di verifica dell’età prima di farci entrare. La prova d’età si ottiene da un fornitore indipendente (non il sito “per adulti”), e il sito riceve solo un “ok, è ≥18”, non nome, cognome o documento.

    Il modello è chiamato spesso “doppio anonimato”: chi verifica non sa dove andremo, chi ci fa entrare non sa chi siamo. È prevista un’autenticazione per sessione: dopo un po’ di inattività si rifà il passaggio. Niente bagianate tipo “clicca se hai 18 anni”, niente stime via selfie con IA.

    Come appare lato utente

    Noi arriviamo sulla home e compare la richiesta di verifica. Se è la prima volta, un terzo fidato ci rilascia nell’app/wallet una prova d’età. Dalle volte successive, la “tiriamo fuori” dall’app con due tocchi.

    Tecnicamente la prova è un attestato crittografico, spesso monouso e a validità breve: scambiarci un “codice” con qualcun altro per permettergli l’accesso non ha senso, o perché non funziona proprio o perché è già stato consumato. E no, non ci logghiamo al sito con SPID o CIE: quelle credenziali possono servire al terzo per verificare l’età, non vanno esposte al sito erotico.

    È un sistema “solido”?

    È abbastanza solido per l’obiettivo che si è dato: alzare l’asticella del primo click. Riduce gli accessi occasionali, obbliga i big a smettere di far finta di niente con il banner “18+”. Ma non è a prova di adolescente motivato.

    Se i grandi siti attivano il controllo solo per chi arriva dall’Italia (scelta probabile dal punto di vista business), allora una semplice VPN può reindirizzare il traffico dell’adolescente su un indirizzo IP estero e aggirare geofencing e blocchi nazionali, in pratica puù accedere comunque come prima. Se invece un sito decidesse di chiedere la prova d’età a tutti, ovunque, indipendentemente dalla nazione la VPN non aiuterebbe più: dipende dalle scelte implementative dei singoli, ma è molto improbabile accada per ora.

    “Primo giorno di scuola”: cronaca semi-seria ma realistica

    Proviamo a immaginarlo.

    1. Il primo giorno una parte dei minori scoprirà, suo malgrado, che non riesce ad accedere. Apparirà la richiesta di verifica e scatterà il messaggio in qualche gruppo telegram: “succede anche a voi?”.
    2. Due minuti dopo qualcuno risponderà: “sì, devi usare una VPN“.
    3. Un altro chiederà: “ma le VPN sono a pagamento, come si fa?”.
    4. L’ultimo manderà il link “usa questa VPN gratis …”.

    Quarto d’ora dopo, l’accesso tornerà “come prima”. Con una piccola, enorme differenza: tutto il traffico di quei ragazzi (navigazione, DNS, metadata, eventuale messaggistica non cifrata end-to-end, e spesso anche la telemetria delle app) passerà attraverso server di operatori sconosciuti che offrono VPN “gratuite”.

    Nella migliore delle ipotesi monetizzeranno con pubblicità aggressiva e raccolta dati; nella peggiore, registreranno e profileranno ciò che passa, inietteranno contenuti, altereranno le risoluzioni DNS, o chiederanno permessi invasivi sul dispositivo.

    E c’è un rischio ulteriore: un malintenzionato davvero interessato ad adescare minori potrebbe allestire una finta “VPN gratuita” ad hoc, intercettare il traffico e trovare varchi per contattarli (landing malevole, pop-up “chatta con me”, finti moduli di verifica, reindirizzamenti verso canali privati). Non serve fantasia, basta marketing: “sblocca i siti” e il gioco è fatto.

    Dove il castello scricchiola (tecnicamente e socialmente)

    I punti deboli non stanno nella crittografia del modello AGCOM, quanto nell’ecosistema:

    • Geofencing: il blocco per IP si aggira con una VPN.
    • Spostamento di traffico: parte dell’utenza migra su siti non conformi, mirror e soprattutto canali chiusi (Telegram & co.), o alcuni dei moltissimi siti che non appartengono a questa lista obbligata ad aderire.
    • Dispositivo degli adulti: nessun age-check web impedisce a un minore di usare lo smartphone sbloccato del genitore.
    • Competenze asimmetriche: i ragazzi condividono “ricette” in tempo reale; noi adulti arriviamo sempre dopo di qualche chat.

    È davvero per i minori?

    Sì, l’obiettivo dichiarato è la tutela dei minori rispetto a un’esposizione precoce e non guidata, con impatti su aspettative, consenso e rappresentazioni del corpo. Però la tutela normativa, da sola, non basta.

    Senza un lavoro serio su educazione digitale e educazione sessuale rischiamo il solito gioco del gatto col topo: noi alziamo barriere, loro imparano a saltarle — e magari, peggio, si mettono in mano a servizi pericolosi pur di farlo.

    L’elefante nella stanza: l’educazione sessuale e tecnologica a scuola

    Se vogliamo proteggere davvero i minori, dobbiamo parlare di sesso, consenso, pornografia e aspettative irrealistiche in modo serio, laico e informato a scuola. Non come demonizzazione, ma come educazione.

    Allo stesso modo dobbiamo insegnare l’uso consapevole delle tecnologie: che cos’è una VPN, perché non esistono pasti gratis quando parliamo di servizi “gratuiti”, come funzionano i dati, perché certi strumenti possono essere utili ma anche diventare un problema nelle mani sbagliate. È esattamente il tipo di fallimento che ho raccontato parlando della scuola nell’educazione alla tecnologia: quando smettiamo di spiegare, lasciamo spazio a tutorial su TikTok e consigli nei gruppi Telegram. Ne ho parlato “aggressivamente” anche qui: short.staipa.it/codow

    Spieghiamo che cosa c’è dietro i video, perché non sono manuali di vita, che cos’è il rispetto del corpo e della volontà altrui, perché l’intimità non è un tutorial. E, in parallelo, spieghiamo come funzionano gli strumenti digitali, chi può vedere il traffico, che fine fanno i dati che affidiamo a una VPN o a una piattaforma. È un vaccino culturale doppio: non impedisce di ammalarsi, ma riduce rischi e complicazioni sia sul piano sessuale sia su quello tecnologico.

    Se vogliamo davvero fare bene il lavoro, mettiamo al centro educazione sessuale ed educazione digitale. Perché la migliore “password” per proteggere i ragazzi non è un token sull’app: è una conversazione che funziona — e la consapevolezza di non regalare il proprio traffico a chi promette scorciatoie “gratis”.

    #AGCOM #educazionedigitale #educazionesessuale #pornografiaonline #tutelaminori

  12. Cosa fanno gli adolescenti sullo smartphone (che dovresti conoscere)

    Corso tecnico per adulti: come funzionano davvero smartphone, app e piattaforme usate dagli adolescenti.
    Identità digitale, algoritmi, funzioni “a scomparsa”, rischi reali, sexting & revenge porn lato tecnico, grooming, geolocalizzazione, ricerche, IA utile, opportunità.
    Linguaggio semplice, demo dal vivo, materiali operativi.

    youtube.com/watch?v=u5HRtubIh6M

    #educazioneDigitale #genitori #insegnanti #sicurezzadigitale #smartphone

  13. Smartphone ai figli: guida tecnica (Android e iPhone) senza app a pagamento
    Scopri come impostare i limiti sullo smartphone dei tuoi figli senza stress! Dai consigli pratici per gestire l'uso del telefono con regole chiare e rispettose. Leggi l'articolo ora! 📱🔒

    staipa.it/blog/guida-tecnica-s

    #accessoprecoceaisocial #Benesseredigitale #Cyberbullismo #DNSfamiglia #educazionedigitale #FamilyLink

  14. Smartphone ai figli: guida tecnica (Android e iPhone) senza app a pagamento

    L’idea di base (e perché conviene farla semplice)

    Più si aspetta, meglio è. Ne ho parlato approfonditamente la scorsa settimana riguardo a una recente ricerca sul tema (https://short.staipa.it/wzn47). Ma quando lo smartphone c’è, l’obiettivo non è “spiarli” né fare il tecnico di rete: è costruire confini chiari con gli strumenti già presenti sul telefono. Qui spiego dove guardare su Android e iPhone, con percorsi “se presenti” (cambiano di poco a seconda della versione). In fondo all’articolo, se ti annoia il tecnicismo, ti consiglio di andare a leggere il “Patto d’uso familiare per smartphone“, è divertente e utile al contempo.

    Regola d’oro: si parte stretti e si apre col tempo. Le impostazioni non sono punizioni: sono rotelle di equilibrio per età diverse.

    Prima di cominciare (10 minuti che salvano ore)

    • Aggiornamenti e codici: fai gli aggiornamenti dello smartphone; imposta PIN o Face/Touch ID per sbloccarlo; usa una password forte per l’account Google/Apple; attiva la verifica in due passaggi (2FA) sia per l’account Google/Apple del genitore sia per quello del ragazzo.
    • Controllo genitori è la funzione di sistema che collega un profilo figlio a un adulto e permette di impostare limiti di tempo, orari di stop (notte/compiti), approvazione delle installazioni, filtro contenuti e report d’uso. Non legge le chat e non apre i contenuti privati: serve a mettere regole tecniche, non a spiare.
      • Android → Impostazioni > Benessere digitale e controllo genitori > Controllo genitori (se presente). Questo apre Google Family Link (gratuito).
      • iPhone → Impostazioni > Tempo di utilizzo (“Configura come genitore”), con Codice Tempo di utilizzo diverso dal PIN del telefono.
    • Condivisione famiglia è il gruppo famiglia dell’ecosistema (Google/Apple) che collega gli account di casa per approvare acquisti (Chiedi di acquistare), condividere abbonamenti, posizione (se presente e voluta) e applicare in blocco le regole di Tempo di utilizzo. Non dà accesso automatico ai dati personali degli altri membri: serve per approvare e condividere, non per controllare tutto.
      • Android → con Family Link il genitore gestisce approvazioni per installazioni, limiti app e orari.
      • iPhone → Impostazioni > [tuo nome] > In famiglia (se presente): abilita Chiedi di acquistare e condivide le regole di Tempo di utilizzo.

    Nota rapida: tieni il Codice Tempo di utilizzo diverso dal PIN; su Android si gestisce tutto dall’app Family Link. Dal gruppo famiglia si può uscire e i consensi si possono modificare in qualunque momento.

    Età e livelli: come impostare

    Disclaimer: le età qui proposte sono indicative e costituiscono un suggerimento non vincolante; ogni genitore valuti il proprio figlio e adatti le impostazioni alle sue esigenze. Tutte queste opzioni non sono tanto per spingere le persone a usarli esattamente come li indico, ma per rendere consapevoli della loro esistenza.

    meno di 10 anni: se proprio serve, “telefono per chiamare e basta”

    Obiettivo: reperibilità e stop.
    iPhone: Impostazioni > Tempo di utilizzo → Pausa di utilizzo sempre attiva (es. 24/7), poi in Consenti sempre lasciare solo Telefono (e contatti ammessi in Limiti comunicazione); in Contenuti e privacy > Acquisti su iTunes e App Store disattivare Installazione app (se presente).
    Android: con Family Link impostare limiti giornalieri a 0 su tutte le app tranne Telefono/Messaggi; in Play Store > Impostazioni > Famiglia > Controllo genitori fissare la fascia età e richiedere approvazione per ogni installazione; in Impostazioni > App > Accesso speciale > Installa app sconosciute (il percorso può variare: spesso è in Sicurezza e privacy > Accesso speciale app > Installa app sconosciute) negare il permesso (se presente).
    Extra utile: su iPhone c’è Accesso Guidato per bloccare il telefono su una sola app temporaneamente (Impostazioni > Accessibilità > Accesso Guidato, se presente). Su Android, Blocco app/App pinning si trova in Sicurezza e privacy > Accesso speciale app > App bloccata (App pinning) (percorso variabile a seconda del dispositivo, se presente).

    11–12 anni: poche app scelte, orari chiari

    Obiettivo: mantenere la reperibilità, introdurre orari e pause.
    Quando riteniamo che siano pronti a fare un passo in più, si può aprire solo la messaggistica e poche app utili, con tempi chiari e stop serali.
    iPhone: in Tempo di utilizzo usare Pausa di utilizzo per la sera (es. 20:30–7:00) e Limiti app per categorie (es. 30–60 min messaggistica/giochi); in Notifiche togliere le spinte inutili (se presenti).
    Android: Benessere digitale → Timer app per messaggistica/giochi; Modalità riposo (Bedtime) di sera (schermo in scala di grigi, notifiche silenziose); Modalità Concentrazione per compiti (consente solo 2–3 app utili). Tutto anche da Family Link.

    13–15 anni: app social, aprire gradualmente

    Obiettivo: aprire gradualmente le app (eventualmente anche alcune app social), e lavorare sull’autogestione.
    Quando riteniamo che siano pronti a sperimentare anche alcune app social, si parte da una o due app concordate, con tempi precisi e regole di comunicazione (chi può contattarli, quando, come). L’apertura resta reversibile: se crea problemi, si torna indietro e si riprova più avanti.
    iPhone: Tempo di utilizzo → Limiti app mirati per i singoli social; Limiti comunicazione (chi può contattarli durante/oltre l’orario consentito); in Contenuti e privacy > Restrizioni contenuti scegliere la fascia età per app/siti (se presente).
    Android: Family Link consente limiti per singola app, ora di riposo e approvazione installazioni; in Play Store > Impostazioni > Famiglia > Controllo genitori fissare rating; in Impostazioni > Rete si possono dimenticare reti Wi‑Fi non sicure; valutare DNS famiglia gratuito (es. profilo “Family” del provider DNS) a livello di dispositivo o router (se presente).

    16–17 anni: più autonomia, regole poche ma ferme

    Obiettivo: spostare il baricentro sulla responsabilità.
    Quando riteniamo che siano pronti per più autonomia, si chiarisce cosa resta non negoziabile (notte senza schermo; studio/guida senza notifiche) e si spostano i controlli verso autogestione e report: si verifica insieme e si aggiusta al bisogno.
    iPhone: usare Focus (Scuola/Lavoro/Studio) con Persone/ App consentite; mantenere Pausa di utilizzo notturna e Limiti app sui contenuti più invadenti.
    Android: Benessere digitale per Timer e Concentrazione, mantenendo Bedtime; in Family Link ridurre i blocchi, tenere solo report e limiti morbidi.
    Per tutti: discutere notifiche (meno è meglio), privacy profili social, posizione condivisa solo con la famiglia (se presente), niente password condivise, aggiornamenti sempre attivi.

    Cosa dovrebbe restare non negoziabile

    Notte senza schermo. Il telefono fuori dalla stanza; caricabatterie in cucina/soggiorno. Dormire viene prima di tutto.

    Studio/guida prima, notifiche poi. Durante compiti/studio o quando si guida/si va in bici/monopattino: Focus/Non disturbare (se presente) e app chiuse. Le conversazioni possono attendere.

    Password personali e 2FA. Le password restano personali e uniche; i genitori non le chiedono, ma tengono il codice di controllo (Tempo di utilizzo/Family Link). Verifica in due passaggi attiva dove possibile.

    Installazioni e acquisti su richiesta. Fino a quando non si concorda il contrario: nuove app e acquisti passano dall’approvazione di un adulto.

    Contatti & gruppi. Non si risponde a sconosciuti; si esce da gruppi tossici o con contenuti violenti/umilianti; valgono le regole di cortesia delle chat di classe.

    Posizione e profili. La posizione si condivide solo con la famiglia (se presente e voluta), mai pubblica. Profili privati, niente geotag in tempo reale.

    Foto e contenuti altrui. Non si inviano né si inoltrano immagini intime o foto di altri senza consenso. Se c’è dubbio, non si pubblica.

    Link, codici, urgenze. Nessuno chiede OTP/codici via chat/telefono. Link strani = non si apre, si verifica con un adulto.

    Parlarne subito. Se qualcosa va storto, si chiede aiuto senza paura: si può sempre tornare indietro con le impostazioni.

    “Solo chiamate” o “solo alcune app”: due configurazioni pratiche

    Solo chiamate

    • iPhone: Tempo di utilizzo → attivare Pausa di utilizzo h24 e in Consenti sempre lasciare Telefono/Contatti; in Acquisti su iTunes e App Store impostare Installazione app: Non consentire.
    • Android: con Family Link bloccare tutte le app tranne Telefono/Messaggi; in Play Store richiedere approvazione per ogni app; in App > Accesso speciale > Installa app sconosciute (percorso variabile: spesso in Sicurezza e privacy > Accesso speciale app > Installa app sconosciute) lasciare Non consentire (se presente).

    Solo alcune app

    • iPhone: usare Limiti app e Consenti sempre per costruire la “lista bianca”; con Focus (Scuola/Studio) si può passare a un profilo con solo le app utili (se presente).
    • Android: in Benessere digitale creare Modalità Concentrazione con solo le app utili; con Family Link si limita per singola app e si approvano nuove installazioni.

    “Furti di tempo”: notifiche, app store e trucchi più comuni

    • Notifiche: togliere le push a tutto ciò che non è scuola/famiglia (se presenti). Meno suoni/pop‑up = meno interruzioni.
    • App Store:
      • iPhone: Contenuti e privacy > Acquisti su iTunes e App Store → Installazione app: Non consentire; con In famiglia attivare Chiedi di acquistare.
      • Android: Play Store > Impostazioni > Famiglia > Controllo genitori (rating) e Richiedi approvazione per download; disattivare Installa app sconosciute (se presente).
    • Cambio fuso/orario: su iPhone Impostazioni > Generali > Data e ora > Automatiche (se presente) per evitare che l’orologio “dribbli” la Pausa; su Android attivare Data e ora automatiche.

    Cambiare rotta senza guerra (e senza soldi)

    Tre mosse che funzionano quasi sempre:

    • 1) schermo fuori dalla stanza di notte;
    • 2) Pausa/Downtime la sera, Focus/Concentrazione per i compiti;
    • 3) limiti per singola app ai social più invadenti.

    Il tutto con codice di controllo separato e approvazione per nuove app. Gratis e già nel telefono.

    Strumenti gratuiti “in più” (se servono davvero)

    • Google Family Link (Android/iOS): controllo genitori completo, limiti, approvazioni, orari.
    • Microsoft Family Safety (Android/iOS): alternative gratuite per limiti/rapporti base.
    • DNS famiglia gratuito (a livello router/dispositivo, se presente): profili “family” che filtrano siti espliciti; utile ma non infallibile. Nota: il filtro solo sul router non protegge la connessione dati della SIM; un profilo a livello dispositivo vale anche in mobilità, ma può essere aggirato con VPN.

    Niente stalkerware o app invasive: oltre a essere poco etiche, rompono la fiducia e spesso funzionano male. Meglio poche regole chiare, scritte insieme.

    Appendice — Patto d’uso familiare per smartphone (modello in italiano)

    Janell Burley Hofmann è una coach familiare, autrice, relatrice e consulente specializzata in temi di tecnologia, media, salute, relazioni e benessere, in Italia credo sia principalmente nota per il patto d’uso familiare che fece con sua figlio quando gli regalò il suo primo smartphone. Riporto qui la traduzione fatta da IlPost (https://www.ilpost.it/2013/01/01/contratto-uso-iphone-adolescenti/) perché quando mi è capitato di leggerla l’ho trovata davvero una buona idea.

    Caro Gregory,

    Buon Natale! Sei ora il fiero possessore di un iPhone. Accidenti! Sei un ragazzo di 13 anni bravo e responsabile e ti meriti questo regalo. Ma il regalo comprende alcune regole. Leggi bene il seguente contratto. Spero tu capisca che il mio compito è crescerti in modo che tu possa diventare un uomo sano ed equilibrato, che sa stare al mondo e coesistere con la tecnologia, ma non esserne dominato. Se non rispetterai queste regole metterò fine alla tua condizione di proprietario del telefono.

    Ti voglio bene e non vedo l’ora di scambiare con te milioni di messaggi nei giorni a venire.

    1. Il telefono è mio. L’ho comprato io. L’ho pagato io. In sostanza te lo sto prestando. Sono la migliore o no?

    2. Saprò sempre la password.

    3. Se suona, rispondi. È un telefono. Di’ “ciao”, sii educato. Non provare mai a ignorare una telefonata se sullo schermo vedi scritto “Mamma” o “Papà”. MAI.

    4. Consegna prontamente il telefono a uno dei tuoi genitori alle ore 19.30 dei giorni di scuola e alle ore 21.00 nei fine settimana. Verrà spento per la notte e riacceso alle 7.30 del mattino. Se c’è un momento in cui non ti verrebbe da chiamare qualcuno sul suo telefono fisso perché temi che potrebbero rispondere i suoi genitori, allora non chiamare o non scrivere messaggi. Dai retta all’istinto e rispetta le altre famiglie, come noi vorremmo essere rispettati.

    5. Il telefono non viene a scuola con te. Parlaci un po’ con le persone a cui normalmente mandi messaggi. Fa parte delle cose che si devono imparare nella vita. *Sui giorni in cui esci prima da scuola o i giorni di gita è necessaria una valutazione caso per caso.

    6. Se il telefono cade nella tazza del water, va in pezzi cadendo a terra o svanisce nel nulla, sei responsabile del costo di sostituzione o riparazione. Taglia l’erba, fai il babysitter, metti da parte i soldi che ti regalano al compleanno. Se succede devi essere pronto.

    7. Non usare la tecnologia per mentire, deridere o ingannare un altro essere umano. Non farti coinvolgere in conversazioni che possono fare del male a qualcun altro. Sii un buon amico e non ti mettere nei guai.

    8. Non scrivere in un messaggio o una mail qualcosa che non diresti di persona.

    9. Non scrivere in un messaggio o in una mail qualcosa che non diresti in presenza dei tuoi genitori. Cerca di censurarti, stacci attento.

    10. Niente porno. Cerca sul web contenuti di cui parleresti anche con me. Se hai domande rispetto a qualsiasi cosa, chiedi a una persona – preferibilmente a me o a papà.

    11. Spegnilo, rendilo silenzioso, mettilo via quando sei in pubblico. Specialmente al ristorante, al cinema e mentre parli con un altro essere umano. Non sei una persona maleducata, non permettere all’iPhone di trasformarti.

    12. Non inviare e non chiedere foto delle tue parti intime o di quelle di qualcun altro. Non ridere. Un giorno sarai tentato di farlo, a dispetto della tua intelligenza. È rischioso e potrebbe rovinare la tua vita al liceo, all’università, della tua età adulta. Il cyberspazio è vasto e più potente di te. Ed è difficile far sparire le cose da questo spazio, inclusa una cattiva reputazione.

    13. Non fare miliardi di foto e video. Non c’è bisogno di documentare tutto. Vivi le tue esperienze, rimarranno nella tua memoria per sempre.

    14. Lascia il telefono a casa, qualche volta, e sentiti sicuro di questa decisione. Non è vivo e non è una tua estensione. Impara a fare senza. Sii più grande e potente della PDPQ, la paura di perdersi qualcosa.

    15. Scarica musica nuova o classica o diversa da quella che ascoltano milioni di tuoi coetanei. La tua generazione ha un accesso alla musica senza precedenti nella storia. Approfittane, espandi i tuoi orizzonti.

    16. Gioca a qualche gioco di parole o di logica che stimoli la tua mente, ogni tanto.

    17. Tieni gli occhi aperti. Guarda cosa succede intorno a te. Guarda fuori dalla finestra. Ascolta il canto degli uccellini. Fai una passeggiata, parla con uno sconosciuto, fai lavorare la tua immaginazione senza Google.

    18. Farai qualche casino. Ti ritirerò il telefono. Ci metteremo seduti e ne parleremo. Ricominceremo da capo. Io e te continuiamo a imparare cose nuove, giorno per giorno. Io sono dalla tua parte, sono nella tua squadra. Siamo insieme in questo.

    Spero che tu possa essere d’accordo su questi punti. Molte delle “lezioni” che fanno parte della lista non si applicano soltanto all’iPhone, ma anche alla vita.

    Stai crescendo in un mondo in continuo e veloce cambiamento. È eccitante e seducente. Tu cerca di non complicare le cose, ogni volta che puoi. Fidati della tua testa e del tuo grande cuore, più che di ogni apparecchio. Ti voglio bene. Goditi il tuo nuovo favoloso iPhone.

    Buon Natale!

    xoxoxo
    Mamma

    #accessoPrecoceAiSocial #BenessereDigitale #Cyberbullismo #DNSFamiglia #educazioneDigitale #FamilyLink #focusConcentrazione #genitoriETecnologia #limitiApp #parentalControl #pausaDiUtilizzo #TempoDiUtilizzo #usoConsapevoleTecnologia

  15. Smartphone prima dei 13 anni: cosa mostra la nuova ricerca (e come muoversi davvero)

    #accessoprecoceaisocial #Cyberbullismo #educazionedigitale #etàsmartphone13anni #MHQ #salutementalegiovani #SapienLabs #smartphoneragazzi #sonnoesmartphone #usoconsapevoletecnologia #InformEtica #Privacy #Uso consapevole della tecnologia
    Smartphone prima dei 13 anni: scopri cosa dice una nuova ricerca sul benessere mentale dei giovani quando usano il telefono troppo presto. Un a...
    short.staipa.it/38gd9

  16. Smartphone prima dei 13 anni: cosa mostra la nuova ricerca (e come muoversi davvero)

    Prima di capire “se sì o se no”, guardiamo i dati

    Non è l’ennesimo processo allo smartphone, non ne ho mai fatti. Qui mi appoggio a una ricerca del 2025 pubblicata sul Journal of Human Development and Capabilities che utilizza i dati del Global Mind Project su oltre 100.000 giovani. Il risultato, detto semplice, è questo: prima arriva lo smartphone personale, peggiori sono in media gli esiti di “mind health” (un indice ampio che combina aspetti emotivi, sociali e cognitivi) quando quei ragazzi raggiungono i 18–24 anni. (fonte: “Protecting the Developing Mind in a Digital Age: A Global Policy Imperative“ — https://short.staipa.it/efpjw).

    Per orientarsi: il punteggio MHQ va da −100 a +200. Nel confronto tra chi ha avuto il telefono personale a 13 anni e chi a 5–6 anni, il valore medio scende da circa 30 a circa 1. In parallelo aumenta la quota di giovani nella fascia “distressed/struggling”: ~+9,5 punti tra le ragazze e ~+7 tra i ragazzi quando l’età di primo smartphone si abbassa. Non è un destino, è un segnale statistico che invita a prudenza. (fonte: Journal of Human Development and Capabilities — PDF: https://short.staipa.it/hcyos; sintesi divulgativa — https://short.staipa.it/uldsv).

    Cosa emerge in concreto

    Nel dettaglio, lo studio segnala associazioni più frequenti con pensieri suicidari, aggressività, distacco dalla realtà, allucinazioni; e indebolimenti su aree come immagine di sé, autostima e fiducia, controllo ed equilibrio emotivo (nelle femmine), stabilità/calma, empatia, autostima (nei maschi). Va detto che non si tratta di un’etichetta da appiccicare ai singoli o a tutti quelli che usano o hanno usato lo smartphone a una certa età: è la tendenza media su un campione molto grande.

    Da dove nasce il legame: non è “colpa del telefono” e basta

    Gli autori scompongono il legame in passaggi. Primo anello: l’accesso precoce ai social, che da solo contribuisce per circa il 40% dell’associazione tra uso precoce dello smartphone e peggior mind health. Poi entrano effetti indiretti che si attivano dopo l’ingresso nei social: relazioni familiari più tese (~13%), cyberbullismo (~10%) e sonno disturbato (~12%). Questi non sono cause “di partenza”, ma vie di mezzo che trasmettono una parte dell’impatto. Il sonno fa storia a sé: solo ~19% del suo effetto passa dai social; il resto dipende da video, giochi e scrolling notturno. In sintesi: lo smartphone dato troppo presto anticipa i social; i social anticipati alimentano abitudini e pressioni (conflitti, bullismo, poco sonno) che, sommate, pesano sul benessere.

    Nota metodologica onesta: correlazione ≠ causalità. Lo studio non dice “lo smartphone causa X”, ma mostra un legame robusto e ripetuto in aree diverse del mondo. Da qui la proposta di principio di precauzione: meglio aspettare un po’ e insegnare bene.

    “Ok, ma cosa faccio a casa mia?”

    La scelta più ragionevole, alla luce di questi numeri, è posticipare l’età del primo smartphone personale. Non significa “niente tecnologia”: significa tecnologia al momento giusto. Se serve reperibilità, si può usare un telefono base o uno smartphone limitato (niente social, controlli in base agli orari e app bloccate), e poi aprire gradualmente funzioni e libertà, con regole chiare e verificabili.

    Nel quotidiano funziona ciò che è semplice: lo smartphone fuori dalla stanza di notte; parcheggiato durante compiti e pasti; notifiche ridotte (soprattutto quelle che alimentano ansia e urgenza nei gruppi); pause offline che siano davvero pause. Quando si passa allo smartphone “vero”, si concordano app consentite, orari sensati e un minimo di trasparenza reciproca sulle impostazioni: non controllo cieco, ma educazione digitale.

    Cosa propongono le policy (tradotto per famiglie e scuole)

    Il policy forum collegato allo studio suggerisce un approccio prudenziale di sistema: soglia 13 anni per smartphone personali e social, educazione digitale a scuola, verifica dell’età con responsabilità concrete per le piattaforme, e accesso graduato alle funzioni. Sono traiettorie di cornice per Stati e istituti; in casa restano le scelte gradualiste e il dialogo.

    Conclusione: meno crociate, più timing

    La domanda non è “telefono sì o no”, ma “quando e come”. Su popolazioni ampie, aspettare un po’ prima del primo smartphone personale è associato a esiti migliori dopo. Nel frattempo possiamo addomesticare l’uso: meno notifiche, orari sensati, conversazioni su ciò che succede online. È lì che gli adulti servono davvero.

    #accessoPrecoceAiSocial #Cyberbullismo #educazioneDigitale #etàSmartphone13Anni #MHQ #saluteMentaleGiovani #SapienLabs #smartphoneRagazzi #sonnoESmartphone #usoConsapevoleTecnologia

  17. 🎓 Gli hacker si appuntano alle università: un insegnamento sull'importanza della sicurezza informatica? Scopriamo cosa c'è dietro. #CyberSecurity #EducazioneDigitale

    🔗 tomshw.it/hardware/hacker-colp

  18. Garanti privacy mondiali: la protezione dati si applica pienamente all’IA: Temi attuali e di estrema rilevanza sono stati al centro dei lavori della 47 edizione della Global Privacy Assembly (GPA) - che riunisce oltre 140 Autorita’ e...
    #Garanteprotezionedatipersonali #GlobalPrivacyAssembly #tuteladiritti #cyberbullismo #educazionedigitale dlvr.it/TNMl6K

  19. 🚫 Non precludiamo ai giovani la finestra sul mondo che sono i social, offriamo invece loro strumenti di navigazione sicuri. #EducazioneDigitale #GenitoriInRete

    🔗 tomshw.it/smartphone/oltre-il-

  20. De Martino, immagini rubate e smart home: imparare a usare la tecnologia (davvero)   e Truffe Online
    Scopri come proteggere la tua privacy online e evitare spiacevoli sorprese con le tecnologie smart home. Leggi l'articolo su De Martino, immagini rubate e smart home: imparare a usare la tecnologia ...
    short.staipa.it/oaanc

    #educazionedigitale #Phica #Privacy #RevengePorn #StopNCII #Usoconsapevoledellatecnologia #ViolenzaOnline #Notizie #Sicurezza

  21. De Martino, immagini rubate e smart home: imparare a usare la tecnologia (davvero)

    Non è gossip: è sicurezza

    Non faccio la morale: la vicenda è grave e basta. Parliamo di immagini intime sottratte e poi diffuse o vendute online. Chi ruba e chi condivide commette un abuso, sempre e senza distinzione. Qui però voglio ancora una volta concentrare lo sguardo sull’uso consapevole delle tecnologie. Perché non è solo una questione di furti, ma anche una questione di scarsa protezione. Con questo ovviamente non si vuole dare la colpa alle vittime, che di colpa non ne hanno, ma educare a un certo tipo di attenzione che non è molto distante da quella di chiudere la porta di casa o chiudere l’auto quando ci si allontana ma che spesso viene ignorata o semplicemente non conosciuta.

    Negli ultimi giorni abbiamo visto il caso di Stefano De Martino: un video privato, catturato dal sistema di videosorveglianza della casa della compagna, è finito online e ha innescato indagini su più fronti, fino a tirare in ballo anche un sito che proponeva video e accessi a telecamere compromesse. E per accessi intendo proprio le informazioni necessarie a collegarsi quando si vuole a una webcam privata di qualcuno e spiarlo.
    Non serve aggiungere altro per capire la portata del problema. Se ci chiediamo che cosa c’entra con casa nostra, la risposta è semplice: se per accenderlo o vederlo usiamo un’app, se sulla scatola c’è scritto Wi‑Fi/Bluetooth/Ethernet o se, al primo avvio, ci chiede di creare un account, allora quell’oggetto è online. Dove si vede? Nella scheda prodotto e nel manuale verifichiamo se è richiesto l’uso di un’app, se i dati passano dal cloud, se la connessione è Wi‑Fi/Bluetooth/Ethernet e se serve creare un account. Se queste informazioni non sono spiegate in modo semplice e visibile, è probabile che poi configurazione e assistenza risultino complicate.

    La smart home non è neutra

    La casa “intelligente” non è neutra: telecamere, serrature smart, tapparelle, citofoni, luci, termostati, robot aspirapolvere sono micro‑computer collegati a Internet. Se li usiamo con leggerezza, diventano la porta di servizio per chiunque.

    La prima cosa da mettere in chiaro è il perimetro delle responsabilità. Le persone coinvolte hanno diritto a tutela e a non vedere diffusi contenuti privati. Chiunque venga a conoscenza, anche indirettamente, di questi contenuti ha un dovere semplice: non condividere. E, quando è possibile farlo in sicurezza, segnalare e denunciare attraverso i canali ufficiali (piattaforma, provider, Polizia Postale, Garante). Condividere è un gesto che fa danno, alimenta un mercato, e può essere perseguibile. Detto questo, il mio lavoro è spingere su prevenzione e competenza: ridurre la probabilità che un dispositivo domestico diventi un problema.
    Le regole in fondo sono semplici ma vanno conosciute. Domanda tipica: “Come capisco se ho già in casa oggetti smart?” — Apriamo lo smartphone e cerchiamo le app dei dispositivi (telecamera, citofono, serratura, elettrodomestico). Se l’oggetto si controlla da lì, è connesso. Apriamo l’app e verifichiamo Utenti/Condivisione, Notifiche, Aggiornamenti.

    Prima dell’acquisto: scegliere bene

    Per capirlo, è bene fare così: aprire la pagina ufficiale del prodotto (e la scheda del negozio) e cercare subito “Sicurezza/Privacy/Aggiornamenti”. Leggere nero su bianco per quanti anni di aggiornamenti è garantito il dispositivo. Verificare se l’app e l’account prevedono autenticazione a due fattori (2FA) e se lo streaming è descritto con “TLS/HTTPS”, “SRTP” o “crittografia end‑to‑end”. Accertarsi che si possa disattivare, se presente, l’accesso cloud e usare registrazione locale (“NVR”, “microSD cifrata”, “NAS”): significa che i dati possono restare in casa. Per le telecamere cercare ONVIF; per la domotica termini come Matter, Thread, Zigbee e Z‑Wave non sono marche: sono standard/protocolli per la casa connessa (in gran parte aperti), pensati per l’interoperabilità e con meccanismi di sicurezza; compatibilità e sicurezza però dipendono da certificazione, implementazione e aggiornamenti dei dispositivi. Meglio scegliere prodotti con registro eventi (log) consultabile e manuale in PDF pubblico. Infine, verificare dove stanno i dati e dove ha sede l’azienda: server in UE e sede legale chiara sono preferibili. Se queste informazioni non si trovano facilmente su scheda prodotto, FAQ o manuale, meglio cambiare marca. Se si acquista online, aprire anche le sezioni Scheda tecnica e Domande e risposte: è un buon segno trovare riferimenti a 2FA, aggiornamenti e manuale in PDF. Se la pagina è povera, il marchio è generico o l’app del prodotto sembra una copia di un’altra app, è prudente evitare.

    Installazione consapevole: dal router alle password

    Prima cosa: cambiare le password di fabbrica con credenziali lunghe e uniche.

    “Come si cambiano le password?” — Nel manuale deve essere indicato. Se non c’è una procedura chiara, è già un campanello d’allarme sulla qualità del prodotto.

    L’autenticazione a due fattori (2FA) va attivata sia sull’account del produttore sia sull’e‑mail collegata. “Come si fa la 2FA?” — Nell’app o nel sito del produttore cercate Sicurezza/Autenticazione a due fattori (se presente). Si tratta dello stesso tipo di accesso che usano le banche, con una conferma via SMS o con un codice segreto da inserire. Si sceglie SMS (più semplice) o app autenticatore (più sicura), si inquadra il QR e si salvano i codici di recupero su carta o in un gestore di password.

    Firmware e app vanno aggiornati: attivate Aggiornamenti automatici (se presenti; di solito in Impostazioni > Aggiornamenti/Firmware). Se non esiste l’opzione, fate un controllo una volta al mese, o cambiate prodotto.

    Se non serve vedere le immagini fuori casa, disattivate, se presente, l’accesso remoto e lasciate lo streaming solo in LAN (cioè nella rete di casa). Se presenti, abilitate gli avvisi di nuovo dispositivo/login e le notifiche di accessi sospetti nell’app (Impostazioni > Notifiche): vi accorgete subito di movimenti anomali.

    Per i salvataggi, preferite NVR o microSD cifrata (se supportata). Quando cedete o buttate una telecamera, inizializzate (formattate) la memoria (dal menu del dispositivo) e eseguite un reset ai dati di fabbrica.

    In generale poi chiedetevi: mi serve davvero avere una telecamera dentro casa? Non basta averla all’esterno? E se davvero mi serve in casa, mi serve proprio in quella determinata stanza? Posso spegnerla quando sono in casa?

    Postilla — Alcune telecamere non hanno una password propria: si usano solo tramite app con sistemi di accoppiamento (ID/P2P, codice, QR; P2P = collegamento diretto tramite i server del produttore). In questi casi la sicurezza dipende dall’account dell’app e dallo smartphone: 2FA obbligatoria sull’account, blocco schermo sullo smartphone con PIN/biometria, app aggiornate. Nella sezione Condivisione dispositivo/Device Sharing verificate chi ha accesso e rimuovete nomi sconosciuti; disattivate eventuali link di condivisione permanenti. Se l’app mostra “Dispositivi collegati” o “Sessioni attive“, eliminate quelle che non riconoscete e rigenerate eventuali codici di accoppiamento.

    Gli errori che aprono la porta

    I principali errori che ci mettono in pericolo nascono quando riutilizziamo la stessa password ovunque (magari “NomeCane123”), quando inquadriamo al volo un QR o clicchiamo un link “di assistenza” arrivato via messaggio che in realtà è phishing (short.staipa.it/6jn66) e consegna le credenziali del cloud del produttore, quando lasciamo la telecamera esposta su Internet “per comodità” con una porta aperta sul router, o quando installiamo app non ufficiali che pretendono l’accesso totale allo stream o all’account. Non serve un attacco hollywoodiano: basta questo automatismo. Su piccole abitudini quotidiane che, senza accorgercene, bucano la nostra privacy, ho raccolto esempi e rimedi in Modi in cui violiamo la nostra privacy ogni giorno (short.staipa.it/lg53w)

    Se succede, il rimedio d’emergenza è semplice e concreto: cambiamo subito la password; disattiviamo l’UPnP, se presente (è l’apertura automatica delle porte del router); chiudiamo eventuali porte aperte sul router (cioè accessi dall’esterno); apriamo l’app del dispositivo e, se presenti, controlliamo Condivisioni/Utenti e Sessioni attive; infine verifichiamo che siano attivi gli aggiornamenti automatici e la verifica in due passaggi (2FA). Alcuni di questi passaggi possono essere un po’ tecnici, ma almeno attivare gli aggiornamenti automatici, e la verifica 2FA dovrebbe essere alla portata di tutti, seguendo il manuale del dispositivo. Se siete tra quelli che non leggono mai le istruzioni… beh, mi dispiace per voi.

    Perché sul web compaiono webcam “aperte” (e perché non servono ‘trucchi da hacker’)

    Non servono “pirati informatici”: spesso basta la cattiva configurazione. Molte interfacce delle telecamere e di altri oggetti smart espongono pagine standard su Internet; i motori di ricerca generalisti e quelli che indicizzano dispositivi le trovano da soli, senza che nessuno debba “cercare trucchi”. È un problema noto da anni (ne parlava già Paolo Attivissimo quasi dieci anni fa (https://short.staipa.it/0jtou) e purtroppo è ancora attuale. Non scrivo come si fa, per ovvi motivi: è irresponsabile e, in molti casi, è reato.

    Che cosa deve fare una persona normale? — Se temiamo che una nostra webcam sia raggiungibile dall’esterno, la prima mossa è spegnere, se presente, l’accesso remoto nell’app. Poi cambiamo utente e password della telecamera (non solo la password), aggiorniamo il firmware e, quando possibile, spostiamo la registrazione in locale (NVR (registratore di rete) o microSD cifrata). Infine chiediamo a un tecnico di fiducia di verificare dall’esterno, in modo lecito, che la telecamera non sia visibile da Internet e che non esistano regole di inoltro attive sul router senza motivo.

    Gli aggiornamenti software che alcuni temono, servono proprio a quello: quando le aziende scoprono vulnerabilità nei propri prodotti li aggiornano e li fanno aggiornare ai propri utenti. Le aziende serie.

    Questo tema l’ho affrontato in maniera specifica anche in Possono spiarmi dalla webcam? (short.staipa.it/11q9a)

    Oltre le telecamere: serrature, tapparelle, citofoni

    Con serrature smart, quello che conta è che i dati siano cifrati a riposo, che esista un registro degli accessi e che si possano creare chiavi digitali da revocare in un attimo: tradotto, vediamo chi è entrato e possiamo togliere l’accesso a chi non deve più averlo. I moduli economici per tapparelle e altri attuatori, a volte espongono su Internet una paginetta senza password: in quel caso bisogna saper smanettare sul router per metterli in sicurezza e non è una cosa da tutti, meglio acquistare prodotti più costosi ma sicuri. Con citofoni e video‑doorbell capita che passino da sistemi P2P proprietari o da app “clone”: la domanda giusta è sempre dove passano i video e dove vengono salvati. Ricordiamoci che il router è il cuore di tutto (se è vecchio, meglio sostituirlo) e che un NAS (disco di rete) mal configurato può trasformarsi in un archivio “aperto” senza che ce ne accorgiamo.

    In pratica, dove guardiamo nell’app? Per le serrature cerchiamo, se presenti, le sezioni Utenti/Chiavi e Log per vedere chi ha accesso e quando, e per revocare gli inviti; per tapparelle e moduli controlliamo se l’interfaccia web chiede una password e, se non la prevede, isoliamo il dispositivo in rete ospite; per citofoni e video‑doorbell cerchiamo Archiviazione/Cloud e Accesso remoto (se presenti): se l’accesso da fuori non serve lo disattiviamo, se serve lo lasciamo attivo ma con verifica in due passaggi (2FA).

    Se è già successo

    La tentazione di “trattare” con chi minaccia è fortissima. Ma, salvo indicazioni legali precise, non pagare, pagare non risolve il problema perché è sempre possibile che poi chiedano altri soldi, e altri ancora. Quando entra in gioco il ricatto (anche se qui non parliamo di “cam girl” reali o finte ma di immagini intime sottratte), i meccanismi sono quelli della sextortion: ho spiegato come funziona e cosa fare qui: (short.staipa.it/09o1z) Metti al sicuro le prove (screenshot con URL e orario, ID degli account, copie dei file), presentare denuncia, avvisare il fornitore del dispositivo passando da canali sicurezza e cambiare tutte le password collegate. Dove possibile, chiedere la rimozione dei contenuti e usare strumenti come StopNCII (https://stopncii.org/) per impedire ripubblicazioni automatiche sulle piattaforme. Sul Commissariato di PS (https://www.commissariatodips.it/segnalazioni/segnala-online/index.html) la sezione Segnala online consente di inviare una segnalazione con descrizione e allegati (screenshot completi di URL e orario). Sul sito del Garante Privacy (https://www.garanteprivacy.it/home/modulistica-e-servizi-online) si trovano i moduli per segnalazioni/reclami: utili quando si chiede rimozione o deindicizzazione di contenuti che trattano dati personali.

    Chiusura: imparare a usare la tecnologia

    Non demonizziamo la smart home: può essere utile e comoda. Ma non è a prova di leggerezza. La tecnologia chiede cura. Il messaggio che porto da anni è questo: impariamo a usarla, perché l’ignoranza tecnologica non è mai neutra. E quando parliamo di casi come questo, ricordiamoci sempre che la responsabilità penale e morale ricade su chi accede abusivamente e su chi diffonde: a noi resta il dovere di proteggere, con metodo, gli strumenti che mettiamo nelle nostre case.

    Link rapidi utili

    Per attivarsi subito:

    Se cerchi ulteriori informazioni su come proteggere la tua privacy online trovi molti articoli qui: short.staipa.it/c1hus o puoi chiedermi di organizzare per la tua associazione una conferenza sull’argomento: https://short.staipa.it/eylfi 

    #educazioneDigitale #Phica #Privacy #RevengePorn #StopNCII #UsoConsapevoleDellaTecnologia #ViolenzaOnline

  22. Phica, “Mia Moglie” e l’idiozia digitale: quando la violenza diventa autogol tecnologico   e Truffe Online
    Una riflessione su violenza e idiozia digitale nell'era del consentimento e della tracciabilità online. Leggi per scoprire come ogni azione digitale lascia tracce e quali sono le r...
    short.staipa.it/dv09k

    #educazionedigitale #MiaMoglie #Phica #Privacy #RevengePorn #Sessismo #StopNCII #Usoconsapevoledellatecnologia #ViolenzaOnline #Notizie #Sicurezza

  23. Phica, “Mia Moglie” e l’idiozia digitale: quando la violenza diventa autogol tecnologico

    C’è poco da girarci intorno: non è goliardia, non è satira, non è “solo internet”. È violenza. E, insieme, è idiozia digitale. Negli ultimi giorni ho visto l’ennesima ondata di sessualizzazione non consensuale di immagini di donne, condita da migliaia di commenti complici. Chi minimizza fa parte del problema. Punto.

    Questa storia, però, dice qualcosa di più ampio. Da anni ragiono sull’orbita dell’emancipazione che deraglia quando la cultura si piega a logiche di potere e umiliazione (short.staipa.it/ye0st). Ho analizzato il peso spropositato delle piattaforme e delle infrastrutture private nelle nostre vite (short.staipa.it/c1hus) e la sottovalutazione collettiva degli abusi informativi che chiamiamo con leggerezza “dossieraggi” (short.staipa.it/hcy4u). E ho provato a usare il sexting come occasione pratica per conoscere meglio lo smartphone e i suoi meccanismi, invece che come spauracchio moralista (short.staipa.it/5vfs7).

    Ecco: tutte queste cose si incontrano qui.

    L’altra faccia della medaglia: l’autodenuncia permanente

    Oltre a essere immorale e –in molti casi– illegale (art. 612‑ter c.p., “diffusione illecita di immagini o video sessualmente espliciti”), questa pratica è tecnicamente suicida per chi la mette in piedi e per chi vi partecipa. Non servono James Bond né super‑hacker; basta il funzionamento ordinario della rete nel 2025.

    Un sito ha sempre un’origine tecnica e amministrativa: domini registrati, hosting con contratti e fatture, CDN con log; gli IP di origine non scompaiono perché lo desideriamo. La monetizzazione lascia scie: account pubblicitari, circuiti di pagamento, ricevute. Gli strumenti di analisi (analytics) raccolgono orari, indirizzi IP, impronte del browser. Gli account “usa e getta” non lo sono: nomi ricorrenti, avatar riciclati, orari di accesso che coincidono su più piattaforme incollano identità come colla epossidica.

    I file parlano: metadati EXIF, pattern di compressione, nomi e versioni. E anche quando ripuliamo, rimangono copie ovunque: backup automatici del server e del cloud, cache dei motori di ricerca, istantanee su archivi pubblici, repliche/mirror non autorizzati, screenshot degli utenti. Se gira denaro –donazioni, affiliate, abbonamenti– passiamo da procedure KYC (verifica dell’identità) che chiedono identità verificata. E poi ci sono le correlazioni temporali: accessi da casa, in ufficio, al bar sotto casa; le sequenze orarie collegano punti che credevamo separati. Anche l’uso di una VPN non rende invisibili, al massimo sposta il problema di due metri.

    Traduzione secca: chi costruisce, alimenta o partecipa a questi spazi produce da sé una quantità smodata di prove. Non è furbizia: è un autogol.

    Postilla (mentre scrivo). Mentre scrivo, su Google Immagini, sapendo cosa cercare, è ancora possibile vedere molte delle immagini provenienti da Phica nonostante il sito sia chiuso: cache, copie e ripubblicazioni sono tra le tante tracce che restano.

    Post-postilla (mentre pubblico). Google è un motore di ricerca tutto sommato sicuro sotto certi punti di vista (e così anche Bing, o duckduckgo, Yahoo e altri) e ora queste immagini sono state rimosse anche dalle ricerche, probabilmente su spinta delle autorità, ma quanti possono essere i motori di ricerca o i siti che non si comportano in questo modo? Quante le persone o siti che hanno salvato una copia di tutto o parte del materiale?
    Uno di questi strumenti l’ho consigliato più volte su questo stesso sito nell’analisi delle Fake News e considerato il suo scopo… c’è ancora molto di visibile lì.

    Che cosa questa vicenda dice del nostro rapporto con la tecnologia

    Qui entra il mio lavoro sull’uso consapevole delle tecnologie. Non propongo proibizionismi, lo dico da tempo. Dico un’altra cosa: ogni azione digitale crea copie, metadati e traiettorie. Chi subisce ha il diritto di essere protetto; chi agisce ha il dovere di sapere che la rete non dimentica.

    In pratica, torno alla lezione del mio pezzo sul sexting: conoscere gli strumenti è la prima difesa. Le foto scattate dai telefoni spesso contengono geolocalizzazione, finiscono in backup automatici su iCloud, Google Foto, OneDrive; cancellare dal rullino non equivale a cancellare dal cloud. Le chat cifrate proteggono una volta arrivate a destinazione, non impediscono screenshot o salvataggi sul dispositivo del destinatario. I gruppi “chiusi” non esistono: esistono cerchie di fiducia che cambiano nel tempo. Se ignoriamo questi meccanismi, facciamo male due volte: a chi subisce e –in prospettiva– anche a noi stessi.

    Una precisazione necessaria: rendere le vittime consapevoli serve, ma ha un’utilità relativa. Gli unici veri colpevoli sono quelli che scattano e soprattutto quelli che condividono e quelli che alimentano la diffusione. L’alfabetizzazione di chi subisce aiuta a proteggersi, ma non sposta il baricentro della responsabilità. Ha

    senso, invece, lavorare anche sulla consapevolezza di chi condivide: spiegare quante prove e tracce produce ogni gesto (accessi, log, pagamenti, profili collegati), e quanto sia semplice rintracciarli. Se questo messaggio funziona da deterrente, tanto meglio: quando arriva quel pruritino alle dita, si cancellano le immagini e ci si rimette le mani in tasca.

    “È solo ironia”, “le foto erano pubbliche”, “non c’è reato”: facciamo chiarezza

    No. La satira non è umiliazione seriale. “Pubblico” non significa licenza a sessualizzare o a diffondere senza consenso, e il fatto che qualcosa sia “tecnicamente possibile” non lo rende lecito. In presenza di materiale intimo o sessualmente esplicito, la cornice penale e civile esiste; e in molti contesti bastano partecipazione e concorso (moderazione, commenti, ripubblicazione) per rispondere delle conseguenze.

    E adesso, concretamente

    Quando capita –e purtroppo capita– la prima mossa non è scrivere ai gestori chiedendo “per favore rimuovete”. La prima mossa è mettere al sicuro le prove (screenshot con URL e orario, link, copie dei contenuti) e attivare i canali ufficiali: piattaforma, provider, forze dell’ordine. In parallelo, supporto psicologico e legale: nessuno deve restare solo.
    Se questi siti esistono e durano anni è perché nessuno li denuncia Phica era attivo da più di venti anni. Venti anni per Internet significa generazioni intere di utenti, possibile che nessuno in due decenni abbia avuto la decenza di segnalare la cosa, o anche solo di avvisare uno dei tanti personaggi famosi coinvolti? Non voglio sminuire le mogli sconosciute, è chiaro che loro sarebbe stato difficile avvisarle, ma i volti noti? La polizia postale? Venti anni. Venti.

    Una chiosa, a muso duro

    L’ignoranza tecnologica non è neutra: fa danni. A chi viene colpito, prima di tutto. Ma anche a chi crede di potersi nascondere dietro un nickname e due trucchi da forum. Basta con la favola che “online siamo tutti anonimi”. Non lo siamo, e resta tutto lì fino a quando è ora di scoprirlo.

    Cornice legale essenziale e per ignoranti in materia come me

    • Art. 612‑ter c.p. – Diffusione illecita di immagini o video sessualmente espliciti: punisce chi, dopo averli realizzati o sottratti, invia/consegna/cede/pubblica o diffonde contenuti destinati a rimanere privati senza consenso (reclusione 1–6 anni + multa €5.000–€15.000), e chi li ridiffonde per arrecare nocumento. Aggravanti se commesso da coniuge/ex o mediante strumenti informatici/telematici; procedibilità a querela entro 6 mesi (remissione solo processuale), d’ufficio nei casi aggravati.
    • Art. 110 c.p. – Concorso di persone nel reato: moderazione complice, commenti e ripubblicazioni possono integrare concorso.
    • Art. 595 c.p. – Diffamazione: quando non vi sia materiale esplicito ma sessualizzazione/umiliazione dell’immagine altrui.
    • Art. 167 e 167‑bis Codice Privacy: trattamento/diffusione illecita di dati personali, specie se su larga scala.
    • Digital Services Act (DSA) – applicazione generale dal 17 febbraio 2024: obblighi di notice‑and‑action, cooperazione con autorità e gestione dei contenuti illegali per piattaforme e hosting. https://digital-strategy.ec.europa.eu/it/policies/digital-services-act

    Link utili in queste situazioni

    Per chi invece si stesse chiedendo “Ma come faccio a denunciare”? Oddio, non so come muovermi, ecco un po’ di link utili.

    #educazioneDigitale #MiaMoglie #Phica #Privacy #RevengePorn #Sessismo #StopNCII #UsoConsapevoleDellaTecnologia #ViolenzaOnline

  24. 📚 L'IA a scuola non è un ribaltamento dei ruoli, ma una scintilla che riaccende il valore dell'umanità. Esploriamo il paradosso digitale insieme! #EducazioneDigitale #IAinClasse

    🔗 tomshw.it/business/lia-a-scuol

  25. Un grande ringraziamento a chi ha contributo all'evento annuale 2024! Abbiamo pubblicato tutte le registrazioni sul nostro canale Peertube

    Potete rivedere tutte le sessioni su #educazionedigitale, #foss, e digitale come bene comune su: @[email protected]

    Ad un 2025 pieno di sorprese!

    Grazie a @filippodb @rigoni @admin @FlaviaMarzano @albanobattistella @fsfe e anche a tutti quelli che non sono ancora sul Fediverso!

    #softwarelibero #internetgovernance

  26. Socialini all’Hack or Di(y|e) (Bologna, 29-30 novembre 2024)

    Nei pochissimi ritagli liberi di tempo, sto partecipando al progetto Socialini, un esperimento pedagogico, “una palestra di autoeducazione digitale, per bambinə e ragazzə di tutte le età”, creato da Morloi, Kenobit, FdA e dal sottoscritto.

    Perché un progetto educativo sull’uso della rete e dei social?

    Lə “Nativə Digitalə”, sia la Gen Z, sia la Gen Alpha, hanno in realtà enormi difficoltà a gestire correttamente il flusso di social, piattaforme di intrattenimento, risorse e strumenti, proprio per il fatto che, avendoli a disposizione “magicamente”, difficilmente si interrogano sulle dinamiche e sul funzionamento delle piattaforme.

    Piattaforme che, grazie all’arrivo di algoritmi e sistemi esperti di vario genere, somigliano sempre più a black box inconoscibili e quindi difficilmente controllabili da parte dell’utente.

    L’idea di una palestra, pensata per bambinǝ dai 6 anni in su, ma strutturata come spazio di crescita per tutta la famiglia, nonnǝ inclusǝ, parte da una idea di un collettivo, costituito inizialmente da FdA, Kenobit, Kzk e Morloi, ed è strettamente collegata al Fediverso e ad alcuni concetti fondamentali, come la consapevolezza di strumenti e dinamiche e la riappropriazione degli spazi digitali.

    L’educazione critica al digitale è più che mai necessaria, i risultati di un’accelerazione tecnologica spinta solo dal profitto e dall’interesse delle grandi aziende (in particolare della Silicon Valley) sono tragicamente sotto gli occhi di tutti: gamification e messa a profitto di ogni interazione, chiusura degli spazi di libertà e confronto in favore di piattaforme commerciali algoritmiche in cui gli utenti/consumatori sono rinchiusi come animali in gabbia, messa a lavoro di ogni istante della vita umana e trasferimento della ricchezza nelle mani di pochissimi colossi ormai più potenti degli stati, enshittification…

    Per quanto possa sembrare disperato il tentativo di contrastare questo determinismo tecnologico, a cui si è aggiunta da qualche anno l’onda dell’Intelligenza artificiale, vale la pena provarci: ogni scintilla di uso critico del digitale che si riesce a innescare è importante.

    È anche per questo che io e Morloi saremo sabato pomeriggio (30 novembre) all’Hack or Di(y|e) al Vag 61 a Bologna: presenteremo il progetto Socialini, certo, ma soprattutto ci piacerebbe discutere con ǝ presentǝ dei possibili percorsi per aiutare le persone a riappropriarsi delle loro vite digitali e a usare le tecnologie che abbiamo a disposizione per l’interesse di tuttǝ e per il bene comune.

    #Bologna #educazioneDigitale #HackOrDiYE_ #socialMedia #SocialiniIt

    wp.me/pa8vBQ-ls

  27. G7 dei Garanti privacy: bilancio positivo dell’incontro di Roma: Si e’ concluso lo scorso 11 ottobre a Roma il quarto appuntamento del G7 delle Autorita’ di protezione dati (Roma. 9-11 ottobre). L’evento, coordinato quest’anno...
    #Garanteprivacy #G7protezionedati #actionplan #sicurezzadati #educazionedigitale dlvr.it/TFSjqj

  28. youtube.com/watch?v=fh4Eivp15l

    🔍💡 Software Libero vs. Open Source:
    sei sicuro di conoscere la differenza?
    Scopri come i principi di libertà e accessibilità possono
    influenzare le tue scelte digitali! #SoftwareLibero #OpenSource #Tecnologia
    #EducazioneDigitale

  29. 📱🚫 Smartphone vietati ai minori di 14 anni? L'Italia si interroga sul futuro digitale dei giovani 🤔 Tra rischi online e opportunità educative, la sfida è trovare l'equilibrio perfetto 🎭 #EducazioneDigitale #SmartphoneMinori #GenitorieWeb

    melamorsicata.it/2024/09/20/sm

  30. La #scuola e le #università italiane durante
    l’accelerazione tech imposta dall’emergenza pandemica sono state ulteriormente e massicciamente colonizzate da Google, Apple, Windows. A precipizio nell’abbraccio fatale dei big player del digitale, senza nessuna cautela e nessuna riflessione di più ampio respiro. Le esperienze alternative sono rimaste assai marginali e di nicchia #educazionedigitale #softwarelibero

  31. Domani verrà inaugurata la mostra virtuale della classe in cui lavoro...La realtà virtuale o a 3d può essere inclusiva e il suo uso molto stimolante per attivare le famose competenze del III millennio. Per ora una mostra, più avanti vedremo cosa altro sperimentare. Nei prossimi giorni seguirà un dettagliato resoconto della serata e il link per andare a visitarla!
    #mozillahubs #VR #didatticadigitale #educazionedigitale @scuola

  32. Di ritorno dall'evento 3d in #altspaceVR vi proponiamo le nostre suggestioni a riguardo. E potrete vedere il video della serata e noi versione avatar 😁 👽
    #educazionedigitale #vr #evento

    bit.ly/2Io5Dsg

  33. Mancano poche. Qui trovate le modalità per entrare in #AltspaceVR ...Vi aspettiamo lì in altre vesti! 👽

    bit.ly/37WZjlI
    #educazionedigitale #vr

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