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  1. Storia d’Italia dal 1861 a oggi: dall’Unità all’Italia contemporanea

    Indice dei contenuti

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    La storia dell’Italia unita comincia nel 1861, ma la nascita di uno Stato non coincide automaticamente con la formazione di una società nazionale omogenea.

    Il nuovo Regno d’Italia dovette unificare territori che fino a pochi anni prima appartenevano a Stati differenti, con amministrazioni, economie, sistemi fiscali, condizioni sociali e tradizioni politiche diverse. Nei decenni successivi il paese attraversò industrializzazione, grandi migrazioni, conflitti sociali, guerre, dittatura, Resistenza, nascita della Repubblica, sviluppo economico e profonde trasformazioni culturali.

    Questo percorso di Magozine non vuole sostituire un manuale completo di storia italiana. L’obiettivo è offrire una mappa della storia d’Italia dal 1861 a oggi, collegando i principali passaggi politici alle trasformazioni sociali, ai movimenti, ai conflitti e alla costruzione della memoria.

    Quando un tema è già stato approfondito nel nostro archivio — come brigantaggio, fascismo, antifascismo e Resistenza — il percorso rimanda a un articolo specifico nel quale continuare la lettura.

    1861: nasce il Regno d’Italia

    Nel 1861 nacque il Regno d’Italia, ma il processo di unificazione territoriale non era ancora concluso. Il Veneto sarebbe entrato nel Regno nel 1866, mentre Roma e il Lazio sarebbero stati incorporati nel 1870.

    La nuova classe dirigente si trovò davanti a problemi enormi: creare un’amministrazione comune, uniformare leggi e apparati, costruire infrastrutture, consolidare le finanze pubbliche e dare stabilità politica a uno Stato appena nato.

    Prevalse un modello amministrativo fortemente centralizzato. La Destra storica, che governò fino al 1876, cercò di rafforzare rapidamente le istituzioni del nuovo Regno e di raggiungere il pareggio di bilancio, anche attraverso una pressione fiscale che ebbe conseguenze rilevanti soprattutto sui ceti popolari di un paese ancora largamente agricolo.

    L’Italia politica era stata unificata, ma rimanevano profonde differenze economiche e sociali.

    Una delle più importanti riguardava il Mezzogiorno.

    Brigantaggio e questione meridionale

    Negli anni immediatamente successivi all’Unità, diverse regioni meridionali furono attraversate dal fenomeno che le autorità del nuovo Regno definirono brigantaggio.

    Ridurre il brigantaggio esclusivamente a criminalità o, all’opposto, descriverlo semplicemente come una guerra di liberazione non rende conto della complessità del fenomeno. Le bande potevano combinare motivazioni politiche, opposizione al nuovo Stato, lealismo borbonico, conflitti sociali e attività criminali. Treccani sottolinea proprio la presenza contemporanea di azioni politiche contro il nuovo ordine e di rapine, sequestri ed estorsioni.

    La risposta dello Stato fu prevalentemente militare e repressiva.

    Il brigantaggio contribuì inoltre a far emergere quella che sarebbe stata successivamente definita questione meridionale: il dibattito sulle differenze economiche e sociali tra il Mezzogiorno e altre aree del paese e sulle loro cause. La questione cominciò a essere discussa già nei primi anni dell’Italia unita e avrebbe attraversato l’intera storia nazionale.

    Su Magozine abbiamo dedicato a questo nodo un percorso specifico:

    Storia del brigantaggio nel Mezzogiorno: radici e riflessioni

    Il tema permette di osservare fin dall’inizio una delle questioni ricorrenti della storia italiana: il rapporto tra costruzione dello Stato, territori, disuguaglianze e conflitto sociale.

    Dalla Destra alla Sinistra storica

    Nel 1876 terminò la lunga fase dei governi della Destra storica e iniziò quella della Sinistra storica.

    Il nuovo raggruppamento dirigente introdusse alcune riforme, tra cui l’estensione dell’istruzione elementare, un progressivo ampliamento del suffragio e modifiche della politica economica.

    Anche il sistema politico cominciò lentamente ad allargarsi, pur restando ancora lontano da una democrazia di massa.

    Nelle città e nelle campagne, intanto, crescevano nuove organizzazioni politiche e sociali. Il movimento operaio, il socialismo, l’anarchismo, il sindacalismo e le associazioni dei lavoratori iniziarono ad avere un ruolo sempre più importante.

    La storia dell’Italia contemporanea comincia così a essere anche storia dell’ingresso delle classi popolari nella vita politica.

    Scioperi, organizzazioni mutualistiche, cooperative e partiti di massa modificarono progressivamente un sistema fino ad allora dominato da ristrette élite parlamentari.

    Industrializzazione, emigrazione e trasformazione della società

    Tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento l’Italia cominciò a industrializzarsi più rapidamente, soprattutto nelle regioni nord-occidentali.

    Questo sviluppo rimase però geograficamente molto diseguale. Treccani individua tra il 1896 e il 1914 una fase di vero decollo industriale, concentrato soprattutto nel Nord-Ovest e accompagnato da un persistente divario rispetto al Mezzogiorno.

    Contemporaneamente milioni di italiani lasciarono le proprie comunità per cercare lavoro altrove, all’interno del paese o all’estero.

    L’emigrazione diventò uno degli elementi fondamentali dell’esperienza sociale italiana tra Ottocento e Novecento.

    Cambiarono anche i rapporti tra Stato e movimento dei lavoratori.

    Durante l’età giolittiana, soprattutto tra l’inizio del Novecento e la Prima guerra mondiale, i governi cercarono in parte di integrare le nuove organizzazioni sociali nel sistema liberale. Giolitti adottò nei confronti dei conflitti economici del lavoro una posizione meno sistematicamente repressiva di quella seguita da diversi governi precedenti e durante questa fase si sviluppò anche la legislazione sociale.

    Nel 1912 il suffragio maschile venne notevolmente ampliato.

    La società italiana stava diventando una società politica di massa.

    Pochi anni dopo, la Prima guerra mondiale avrebbe però modificato radicalmente questo processo.

    La Prima guerra mondiale

    Quando la Prima guerra mondiale iniziò nel 1914, l’Italia rimase inizialmente neutrale.

    Il paese entrò nel conflitto nel maggio 1915 a fianco delle potenze dell’Intesa.

    La guerra coinvolse milioni di uomini, trasformò l’economia e aumentò enormemente l’intervento dello Stato nella produzione e nell’organizzazione della società. La mobilitazione industriale sottopose una parte significativa dell’apparato produttivo alle esigenze del conflitto.

    La guerra lasciò dietro di sé morti, mutilati, debito, inflazione e fortissime tensioni sociali.

    Il ritorno di milioni di soldati alla vita civile, le aspettative dei lavoratori e dei contadini, la crescita del movimento socialista, la paura della rivoluzione dopo gli eventi russi del 1917 e il nazionalismo produssero un quadro politico estremamente instabile.

    Tra il 1919 e il 1920 il cosiddetto biennio rosso vide scioperi, mobilitazioni contadine e occupazioni delle fabbriche.

    Nello stesso contesto crebbe un nuovo movimento politico che avrebbe cambiato radicalmente la storia italiana.

    La nascita del fascismo

    I Fasci italiani di combattimento furono fondati da Benito Mussolini nel marzo 1919.

    Inizialmente il movimento ebbe un seguito limitato. Dal 1920, però, il fascismo crebbe rapidamente, soprattutto attraverso lo squadrismo e la violenza contro organizzazioni socialiste, sindacati, cooperative e amministrazioni locali.

    La crisi economica e politica del dopoguerra, il timore della rivoluzione, la debolezza dei governi liberali e l’appoggio ottenuto in diversi settori sociali contribuirono alla crescita del movimento.

    Nell’ottobre 1922, dopo la marcia su Roma, Mussolini ricevette dal re Vittorio Emanuele III l’incarico di formare il governo.

    L’arrivo del fascismo al governo non significò però l’immediata instaurazione di una dittatura completa.

    Il passaggio avvenne progressivamente.

    Dopo la crisi provocata dall’assassinio del deputato socialista Giacomo Matteotti nel 1924, tra il 1925 e il 1926 vennero progressivamente eliminate le principali libertà politiche e il fascismo trasformò lo Stato liberale in un regime dittatoriale a partito unico.

    Per questo periodo abbiamo costruito un percorso autonomo:

    Fascismo italiano: storia, origini e costruzione del regime

    Qui approfondiamo la nascita del movimento, lo squadrismo, la marcia su Roma, la trasformazione delle istituzioni, i rapporti con gli apparati dello Stato, la propaganda, la repressione e il passaggio alla dittatura.

    Antifascismo: opposizione, clandestinità ed esilio

    La crescita del fascismo produsse fin dai primi anni forme diverse di opposizione.

    Socialisti, comunisti, anarchici, liberali, cattolici, repubblicani e altri gruppi si opposero al fascismo da posizioni politiche anche molto differenti.

    Con il consolidamento della dittatura, però, gli spazi legali dell’opposizione scomparvero.

    Molti antifascisti furono arrestati, inviati al confino o costretti all’esilio. Altri continuarono l’attività clandestina in Italia.

    L’antifascismo non fu quindi un’unica ideologia: fu un insieme di movimenti, culture politiche, organizzazioni e percorsi personali accomunati dall’opposizione al regime.

    Su Magozine questo tema costituisce un secondo percorso autonomo:

    Antifascismo: storia, significato e movimenti in Italia

    La distinzione tra fascismo e antifascismo permette di osservare la dittatura non soltanto attraverso le sue istituzioni, ma anche attraverso le persone e le organizzazioni che cercarono di contrastarla.

    Fascismo, colonialismo e Seconda guerra mondiale

    Durante gli anni Trenta il regime accentuò le proprie ambizioni imperiali e il carattere autoritario della società.

    La guerra d’Etiopia del 1935-1936 portò alla proclamazione dell’Impero. Nel 1938 furono introdotte le leggi razziali antiebraiche.

    Il rapporto con la Germania nazista diventò progressivamente più stretto.

    Nel giugno 1940 Mussolini portò l’Italia nella Seconda guerra mondiale al fianco della Germania.

    Le sconfitte militari, le difficoltà economiche, i bombardamenti e il progressivo deterioramento del consenso contribuirono alla crisi finale del regime. Il 25 luglio 1943 Mussolini venne destituito e arrestato.

    La caduta di Mussolini, però, non significò la fine della guerra in Italia.

    1943-1945: occupazione, guerra e Resistenza

    L’8 settembre 1943 venne annunciato l’armistizio con gli Alleati.

    La Germania occupò gran parte dell’Italia centro-settentrionale e Mussolini, liberato dai tedeschi, assunse la guida della Repubblica Sociale Italiana.

    Da quel momento il territorio italiano fu attraversato contemporaneamente dalla guerra tra gli eserciti alleati e tedeschi, dalla lotta della Resistenza contro l’occupazione e il fascismo repubblicano e dal conflitto tra italiani schierati su fronti opposti.

    La Resistenza comprendeva formazioni politicamente differenti: comuniste, socialiste, azioniste, cattoliche, liberali, monarchiche e autonome.

    Accanto alla lotta armata esistevano forme di resistenza civile: reti clandestine, scioperi, assistenza ai perseguitati, stampa clandestina, collegamenti, rifiuto della collaborazione.

    La storiografia ha discusso ampiamente le diverse dimensioni del conflitto del 1943-1945, comprese quelle di guerra di liberazione e guerra civile.

    Il 25 aprile 1945 è diventato la data simbolica della Liberazione.

    Anche questo periodo possiede su Magozine un proprio percorso:

    Resistenza italiana: storia, partigiani e Liberazione dal 1943 al 1945

    Al suo interno confluiscono inoltre gli approfondimenti sulla Resistenza a Roma, sulle donne nella Resistenza, sui rastrellamenti, sul 25 aprile, sulla letteratura resistenziale e sulla memoria di Bella Ciao.

    Dalla monarchia alla Repubblica

    Finita la guerra, l’Italia dovette ricostruire non soltanto città, infrastrutture ed economia, ma anche le proprie istituzioni.

    Il 2 giugno 1946 gli italiani votarono nel referendum istituzionale tra monarchia e repubblica e contemporaneamente elessero l’Assemblea Costituente. Il risultato del referendum sancì la nascita della Repubblica.

    La nuova Costituzione fu elaborata dall’Assemblea Costituente ed entrò in vigore nel 1948.

    Cominciava una fase completamente nuova della storia italiana.

    La Repubblica si sviluppò nel contesto internazionale della Guerra fredda e di un sistema politico caratterizzato per decenni da una forte presenza dei grandi partiti di massa.

    Questo periodo merita, nel nostro progetto, un futuro percorso specifico dedicato alla storia della Repubblica italiana.

    Ricostruzione e integrazione europea

    Il dopoguerra fu inizialmente segnato da povertà, distruzioni e difficoltà economiche.

    Nel giro di pochi anni, però, l’Italia entrò in una fase di crescita e di progressiva integrazione nell’Europa occidentale.

    Nel 1951 fu uno dei sei paesi fondatori della Comunità europea del carbone e dell’acciaio. Nel 1957, proprio a Roma, vennero firmati i trattati che istituirono la Comunità economica europea e l’Euratom.

    L’integrazione europea sarebbe diventata da allora una componente strutturale della storia economica e politica italiana.

    Il miracolo economico

    Tra gli anni Cinquanta e i primi anni Sessanta l’Italia attraversò una trasformazione economica rapidissima.

    Nel 1958 il numero degli occupati nell’industria superò per la prima volta quello degli addetti all’agricoltura. Tra il 1951 e il 1963 il PIL italiano crebbe in media del 5,9% annuo.

    Cambiarono il lavoro, i consumi e il territorio.

    Automobili, elettrodomestici, televisione e nuovi beni di consumo entrarono nella vita di una parte sempre più ampia della popolazione.

    Nello stesso tempo milioni di persone lasciarono le campagne e il Mezzogiorno per trasferirsi nelle aree industriali del Centro-Nord. Torino, Milano e altre città conobbero una crescita rapidissima.

    Il miracolo economico produsse quindi ricchezza e modernizzazione, ma anche forti squilibri territoriali, trasformazioni urbane e difficoltà di integrazione per chi si spostava verso le nuove aree industriali.

    L’Italia prevalentemente agricola del dopoguerra si trasformò in pochi anni in una grande società industriale.

    Gli anni Sessanta e Settanta: nuovi conflitti sociali

    La modernizzazione economica modificò anche aspettative e rapporti sociali.

    Università, fabbriche e città diventarono luoghi di nuovi conflitti.

    Alla fine degli anni Sessanta movimenti studenteschi e mobilitazioni operaie contestarono rapporti di autorità, condizioni di lavoro e strutture sociali considerate troppo rigide.

    Il ciclo di proteste del 1968-1969 accompagnò profonde trasformazioni culturali che riguardarono scuola, famiglia, rapporti tra generazioni e ruolo delle donne.

    L’Italia degli anni Settanta fu però anche attraversata da violenza politica e terrorismo.

    La strage di piazza Fontana del 12 dicembre 1969 viene generalmente considerata l’avvio della fase definita strategia della tensione, caratterizzata da attentati e progetti eversivi finalizzati a produrre instabilità e paura; la storiografia e le indagini hanno ricostruito il ruolo di gruppi neofascisti e, in diversi episodi, rapporti con settori deviati degli apparati statali.

    Contemporaneamente si sviluppò il terrorismo di organizzazioni armate di estrema sinistra, tra cui le Brigate Rosse.

    Il decennio successivo al 1970 è entrato nel linguaggio comune come quello degli anni di piombo, espressione riferita alla diffusione del terrorismo e della violenza politica.

    Anche questo costituisce un possibile futuro percorso autonomo dell’archivio: strategia della tensione, terrorismo e conflitti politici nell’Italia repubblicana.

    Gli anni Ottanta e la trasformazione della società italiana

    Negli anni Ottanta l’Italia era ormai profondamente diversa da quella uscita dalla guerra.

    Il peso dell’agricoltura era diminuito, la società dei consumi si era consolidata e il settore dei servizi aveva assunto un’importanza crescente.

    Televisione commerciale, nuovi modelli di consumo e trasformazioni del lavoro modificarono ulteriormente la cultura del paese.

    Anche il sistema politico mostrava però segnali di crescente difficoltà.

    Gli equilibri nati nel dopoguerra sarebbero entrati in crisi all’inizio del decennio successivo.

    1992 e la crisi della Prima Repubblica

    Il 1992 rappresenta uno dei principali momenti di cesura della storia repubblicana.

    Le indagini giudiziarie conosciute come Mani pulite portarono alla luce un sistema diffuso di finanziamento illecito dei partiti e corruzione, mentre una grave crisi economica e la fine della Guerra fredda stavano già modificando il quadro politico.

    Tra il 1992 e il 1994 i partiti che avevano dominato buona parte della storia repubblicana entrarono in una crisi profonda o scomparvero.

    Il referendum elettorale del 1993 e la successiva riforma del sistema elettorale contribuirono alla trasformazione del sistema politico. Treccani identifica proprio l’inizio degli anni Novanta come la cesura convenzionalmente associata al passaggio dalla cosiddetta Prima alla Seconda Repubblica.

    Non si trattò però di una nuova Repubblica in senso costituzionale: la Costituzione del 1948 rimase in vigore.

    L’espressione indica soprattutto un cambiamento del sistema dei partiti e degli equilibri politici.

    L’Italia tra Europa, globalizzazione e nuove migrazioni

    Dagli anni Novanta la storia italiana si è intrecciata sempre più con il processo di integrazione europea e con la globalizzazione economica.

    Il passaggio alla moneta unica, la crescita della circolazione di merci, persone e capitali, le trasformazioni della produzione e lo sviluppo delle tecnologie digitali hanno modificato economia, lavoro e vita quotidiana.

    È cambiata anche la posizione dell’Italia nei movimenti migratori internazionali.

    Per gran parte della storia postunitaria l’Italia era stata soprattutto un paese di emigrazione. Negli ultimi decenni del Novecento è diventata progressivamente anche un paese di immigrazione.

    Questo cambiamento ha introdotto nuovi problemi e nuove discussioni su cittadinanza, integrazione, lavoro, frontiere e identità nazionale.

    Allo stesso tempo sono proseguite trasformazioni demografiche profonde: invecchiamento della popolazione, riduzione della natalità, modificazione delle strutture familiari e nuovi spostamenti all’interno del paese.

    Una storia che non procede per blocchi separati

    Dividere la storia italiana in periodi è utile per orientarsi, ma può creare l’illusione che ogni fase inizi da zero.

    In realtà molti problemi attraversano epoche differenti.

    La questione meridionale, emersa immediatamente dopo l’Unità, continua a riapparire sotto forme nuove.

    Il rapporto tra lavoro, proprietà e conflitto sociale collega le campagne ottocentesche, la nascita del movimento operaio, l’industrializzazione, le fabbriche del boom economico e le trasformazioni contemporanee del lavoro.

    Il rapporto tra Stato, autorità e libertà attraversa l’Italia liberale, il fascismo, l’antifascismo, la Resistenza e la costruzione della Repubblica.

    La migrazione collega gli italiani partiti verso le Americhe e l’Europa, le migrazioni interne dal Sud al Nord e l’immigrazione internazionale più recente.

    Anche la memoria costituisce un filo continuo.

    Brigantaggio, fascismo, Resistenza, guerre e conflitti del Novecento non appartengono soltanto agli archivi: continuano a essere raccontati attraverso libri, monumenti, anniversari, toponomastica, testimonianze familiari e discussioni pubbliche.

    Studiare la storia significa anche osservare come una società decide che cosa ricordare, che cosa dimenticare e come interpretare il proprio passato.

    I percorsi di storia italiana su Magozine

    Questo articolo costituisce la mappa generale dalla quale partire.

    Il percorso sul brigantaggio nel Mezzogiorno affronta il rapporto tra nascita dello Stato unitario, questione meridionale, conflitti nelle campagne e repressione.

    Il percorso sul fascismo italiano ricostruisce la crisi del primo dopoguerra, lo squadrismo, la conquista del potere e la trasformazione dello Stato in dittatura.

    Il percorso sull’antifascismo segue invece le diverse culture politiche e le persone che si opposero al fascismo attraverso militanza, clandestinità, esilio e opposizione culturale.

    Il percorso sulla Resistenza italiana approfondisce gli anni 1943-1945, l’occupazione tedesca, la Repubblica Sociale Italiana, la lotta partigiana, la Resistenza civile e la Liberazione.

    A questi nuclei potranno progressivamente affiancarsi altri approfondimenti dedicati alla storia della Repubblica italiana, al movimento operaio e alla storia del lavoro, al colonialismo italiano, alle migrazioni e alla strategia della tensione.

    L’obiettivo è costruire nel tempo non una raccolta di articoli isolati, ma una rete nella quale ogni episodio possa essere letto all’interno di un contesto più grande.

    Dal 1861 a oggi: orientarsi nella storia italiana

    In poco più di un secolo e mezzo l’Italia è passata da un paese prevalentemente agricolo, con fortissime differenze regionali e una partecipazione politica limitata, a una società industriale e poi postindustriale inserita nel processo di integrazione europea.

    Nel mezzo ci sono state emigrazioni di massa, conflitti sociali, due guerre mondiali, una dittatura, l’antifascismo, la Resistenza, la nascita della Repubblica, il miracolo economico, nuovi movimenti sociali, terrorismo, crisi politiche e trasformazioni economiche.

    Non esiste però una sola chiave capace di spiegare tutta questa storia.

    Per comprenderla occorre tenere insieme istituzioni e società, economia e cultura, grandi eventi e vite quotidiane.

    È questa la prospettiva con cui Magozine continuerà ad ampliare il proprio percorso sulla storia d’Italia dal 1861 a oggi.

    #antifascismo #brigantaggio #briganti #fascismo #resistenza #storia #Top
  2. Ο μόνος λόγος που μου αρέσει το Netflix είναι πως είναι η μόνη streaming platform με ταινίες/σειρές από πάρα πολλές χώρες, ακόμη κι αν είναι μέτριες #Briganti

  3. ✨ 𝗔𝗿𝗺𝗶❟ 𝘂𝗻𝗶𝗳𝗼𝗿𝗺𝗶 𝗲 𝗳𝗼𝘁𝗼𝗴𝗿𝗮𝗳𝗶𝗲: 𝗶 𝗕𝗿𝗶𝗴𝗮𝗻𝘁𝗶 𝘃𝗶𝘀𝘁𝗶 𝗱𝗮 𝘃𝗶𝗰𝗶𝗻𝗼

    ⚔️ Al Museo del Risorgimento di Torino la prima grande mostra dedicata al brigantaggio come fenomeno sociale e storico. Un viaggio che attraversa oltre due secoli di storia italiana tra ribellismo, criminalità e politica.

    #mostre #torino #briganti #Italia #MuseoNazionaleRisorgimento

    @museonazionalerisorgimento

    ➡️ Leggi l’articolo completo su Storie Archeostorie: wp.me/p7tSpZ-aZE

    storiearcheostorie.com/2025/11

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  6. oggi, 23 settembre, radio onda rossa: “briganti”, di e con gianfranco berardi

    Tutta Scena Teatro ★ Radio Onda Rossa 87.9 fm

    martedì 23 settembre 2025, ore 14:40

    ● BRIGANTI

    scritto, diretto e interpretato da Gianfranco Berardi

    Il progetto nasce nel 2000 attraverso un lavoro di ricerca storico-sociale e affronta il brigantaggio meridionale post-unitario (1860-61). La scena si svolge in una cella delle carceri dell’ex Regno delle Due Sicilie, dove, attraverso le memorie di un giovane ventiseienne caduto prigioniero in battaglia, si rivivono avvenimenti che hanno segnato la vita delle popolazioni del Mezzogiorno d’Italia.
    L’universo dei fatti narrati trae spunto da vicende realmente accadute e spesso tralasciate dalla storiografia ufficiale. Ad essi si miscela il mondo della tradizione orale popolare, non privo di spunti fantastici.
    Il testo trasforma in sogno realtà crudeli, ironizza su temi ancora vivi ponendo attenzione sulle radici culturali del problema. “L’ignoranza genera violenza, violenza genera violenza” è uno dei principi che si intende trasmettere.
    Una storia ancora per un certo verso negata, ancora attuale e sicuramente universale: si mettono in scena particolari, dettagli, racconti ispirati a precise zone o personaggi storici evitando di chiudere il tutto in una realtà spaziale circoscritta, senza alcuna narrazione filologica. Alla vita di Carmine Crocco, alla quale possono essere paragonate molte biografie di eroi celebri, e alle sue scorribande nelle province lucane, è liberamente ispirato il lavoro, in quanto testimone di ribellione come reazione e non rivoluzione.

    http://archive.org/details/Radioteatro.Briganti (32′)
    https://www.berardicasolari.it/spettacolo/briganti/

    #Briganti #CarmineCrocco #GianfrancoBerardi #meridione #RadioOndaRossa #ROR #RORRadioOndaRossa #teatro

  7. oggi, 23 settembre, radio onda rossa: “briganti”, di e con gianfranco berardi

    Tutta Scena Teatro ★ Radio Onda Rossa 87.9 fm

    martedì 23 settembre 2025, ore 14:40

    ● BRIGANTI

    scritto, diretto e interpretato da Gianfranco Berardi

    Il progetto nasce nel 2000 attraverso un lavoro di ricerca storico-sociale e affronta il brigantaggio meridionale post-unitario (1860-61). La scena si svolge in una cella delle carceri dell’ex Regno delle Due Sicilie, dove, attraverso le memorie di un giovane ventiseienne caduto prigioniero in battaglia, si rivivono avvenimenti che hanno segnato la vita delle popolazioni del Mezzogiorno d’Italia.
    L’universo dei fatti narrati trae spunto da vicende realmente accadute e spesso tralasciate dalla storiografia ufficiale. Ad essi si miscela il mondo della tradizione orale popolare, non privo di spunti fantastici.
    Il testo trasforma in sogno realtà crudeli, ironizza su temi ancora vivi ponendo attenzione sulle radici culturali del problema. “L’ignoranza genera violenza, violenza genera violenza” è uno dei principi che si intende trasmettere.
    Una storia ancora per un certo verso negata, ancora attuale e sicuramente universale: si mettono in scena particolari, dettagli, racconti ispirati a precise zone o personaggi storici evitando di chiudere il tutto in una realtà spaziale circoscritta, senza alcuna narrazione filologica. Alla vita di Carmine Crocco, alla quale possono essere paragonate molte biografie di eroi celebri, e alle sue scorribande nelle province lucane, è liberamente ispirato il lavoro, in quanto testimone di ribellione come reazione e non rivoluzione.

    http://archive.org/details/Radioteatro.Briganti (32′)
    https://www.berardicasolari.it/spettacolo/briganti/

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  8. #BrigandsTheQuestForGold aka #Briganti (2024-)
    In mid-19th-century southern Italy, a woman forced to go on the run transforms from dutiful wife to the ruthless leader of a group of bandits.
    #TVThemeTunes #TVIntros #TVOpenings
    #TVMastodon 📺 🎬

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  13. Ninco Nanco: biografia del brigante di Avigliano

    Title:Ninco Nanco: l'uomo oltre il mitoSeries:BrigantiAuthor:Francesco PorfidiiGenre:BiografiaPublisher:Ali RibelliRelease Date:Format:E-bookPages:21Source:aliribelli.com/prodotto/ninco-

    Scoprite la vera storia di Ninco Nanco, il brigante che ha sfidato un'epoca. In questo ra

    magozine.it/ninco-nanco-biogra

    #Biografie #AliRibelli #anarchia #briganti

  14. Ninco Nanco: biografia del brigante di Avigliano

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  15. Ninco Nanco: biografia del brigante di Avigliano

    Title:Ninco Nanco: l'uomo oltre il mitoSeries:BrigantiAuthor:Francesco PorfidiiGenre:BiografiaPublisher:Ali RibelliRelease Date:Format:E-bookPages:21Source:aliribelli.com/prodotto/ninco-

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  16. Ninco Nanco: biografia del brigante di Avigliano

    Title:Ninco Nanco: l'uomo oltre il mitoSeries:BrigantiAuthor:Francesco PorfidiiGenre:BiografiaPublisher:Ali RibelliRelease Date:Format:E-bookPages:21Source:aliribelli.com/prodotto/ninco-

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  17. Ninco Nanco: biografia del brigante di Avigliano

    Title:Ninco Nanco: l'uomo oltre il mitoSeries:BrigantiAuthor:Francesco PorfidiiGenre:BiografiaPublisher:Ali RibelliRelease Date:Format:E-bookPages:21Source:aliribelli.com/prodotto/ninco-

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