Fear of Fall
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FATTI GLI AFFARI LORO
Lezioni di giornalismoVenticinque anni fa Barbara Ehrenreich fece una cosa che il giornalismo tende a fare sempre meno: andò a vedere. Non intervistò un economista sulla povertà. Non chiese a un politico come vive chi guadagna troppo poco per arrivare alla fine del mese. Non osservò i lavoratori poveri dalla distanza rassicurante di una redazione.
Si mise una divisa e andò a lavorare con loro. Fece la cameriera, la donna delle pulizie, la commessa da Walmart. Provò a pagarsi una stanza, mangiare, spostarsi, sopravvivere con ciò che guadagnava.
Il risultato fu Nickel and Dimed, uscito nel 2001 e diventato uno dei libri più importanti del giornalismo sociale americano. In Italia è stato pubblicato con un titolo che non ha bisogno di spiegazioni: Una paga da fame. Come (non) si arriva a fine mese nel paese più ricco del mondo.
Nel 2026 quel libro compie venticinque anni. E non sembra affatto invecchiato.
Forse è questa la ragione migliore per tornare a Barbara Ehrenreich, morta il 1° settembre 2022 a 81 anni.«Il compito di un giornalista? Trovare la verità e convincere le persone a prestarvi attenzione». Per lei non era una frase da convegno sul giornalismo. Era un metodo.
Significava, prima di tutto, farsi gli affari loro. Gli affari di chi pulisce le case degli altri e non riesce a permettersene una decente. Di chi accudisce i figli degli altri e non ha tempo per stare con i propri. Di chi lavora, lavora ancora, e resta povero.Ehrenreich era nata a Butte, nel Montana, nel 1941, quando la città conservava ancora la sua identità mineraria. Suo padre aveva lavorato in miniera, come il nonno materno. Quel mondo non sarebbe mai scomparso dal suo campo visivo. Il suo era un giornalismo immersivo, allergico alle convenzioni e attratto dalle vite che normalmente finiscono fuori dall’inquadratura.
Si occupò del business del plasma, alimentato da persone povere pagate per cedere una parte preziosa del proprio sangue. Raccontò gli asili aperti ventiquattr’ore su ventiquattro per i figli di genitori costretti a turni impossibili. Scrisse dei senzatetto americani che vivono tutto l’anno nelle tende. Indagò i suicidi tra gli agricoltori. Andava dove le statistiche avevano un nome, un corpo, una paga, una stanza in affitto.
Alla fine degli anni Novanta lasciò per mesi la propria vita confortevole, mise da parte carte di credito e status professionale e cercò di vivere con lavori a bassa paga.
Scoprì qualcosa che milioni di persone conoscevano già: lavorare non basta necessariamente per uscire dalla povertà. E scrisse una osservazione che andrebbe affissa all’ingresso di ogni luogo di lavoro: «Quei lavoratori sono i maggiori filantropi della nostra società».Perché trascurano i propri figli per occuparsi dei figli altrui. Vivono in case malmesse perché quelle degli altri possano essere pulite e perfette. Essere un working poor, scriveva Ehrenreich, significa diventare «un donatore anonimo, un benefattore senza nome, per tutti».
Rovesciava così la prospettiva. Non sono i poveri a vivere alle spalle della società. È una parte della società a vivere grazie al lavoro sottopagato dei poveri.
«Questo è stato il mio modo di sfatare il pregiudizio comune secondo cui i poveri sono poveri perché vogliono esserlo, perché non fanno uno sforzo o perché, da qualche parte lungo la strada, si sono dimenticati di procurarsi un’istruzione per una carriera ben pagata».
Ehrenreich non trasformava i poveri in personaggi edificanti. Non li santificava. Non chiedeva al lettore di provare pietà.
Mostrava il meccanismo. Ha trascorso la vita a riportarli dentro l’inquadratura.«Non ho mai visto un conflitto tra giornalismo e attivismo. Come giornalista cerco la verità».
Significa entrare nelle cucine dei ristoranti, nelle camere dei motel, nei supermercati, nelle case da pulire. Guardare le buste paga. Contare i dollari rimasti. Chiedersi dove dormirà stanotte la persona che al mattino rifarà il letto di qualcun altro.
«Se vuoi sapere come funziona una società, non chiedere soltanto a chi la governa. Fatti gli affari di chi la manda avanti».
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“Any profound thought is true because its opposite is true…because any profound thought contains utterly meaningless words, which being meaningless, have all meaning, which is nothing, which is everything, and which door can I take to get out of here?” https://library.hrmtc.com/2026/08/11/any-profound-thought-is-true-because-its-opposite-is-truebecause-any-profound-thought-contains-utterly-meaningless-words-which-being-meaningless-have-all-meaning-which-is-nothing-which/ #allMeaning #BarbaraEhrenreich #BiographyAutobiography #BiographyAutobiographyPersonalMemoirs #BiographyAutobiographyWomen #book #door #everything #getOutOfHere #meaningless #nothing #opposite #PersonalMemoirs #PhilosophyAndReligion #PhilosophyAndReligionBiography #profound #profoundThought #quote #SelfActualizationPsychology #SelfActualizationPsychologyBiography #Thought #true #utterlyMeaninglessWords #WomenAuthors #WomenAuthorsAmerican #WomenAuthorsAmericanBiography -
LIVE, Dammit Bluesky Blog
“It’s not only “my work”…I bequeath to my survivors but all the mental & sensual pleasures that come with being a living human….I am content, in the time that remains, to be a transient cell in the larger human super-being.” #BarbaraEhrenreich #NaturalCauses #YESquote #ThrivingMortal bit.ly/45Cz68p
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Millions of Americans struggle to survive on minimum wage, and this eye-opening exposé reveals their hidden world of hardship and resilience.https://www.audible.com/blog/summary-nickel-and-dimed-by-barbara-ehrenreich
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Buen día, miserables.
Un día como hoy hace ochenta y tres años nació Barbara Ehrenreich en un pueblo de laburantes de las Rocosas: no diré la única periodista de investigación que aprendí a respetar, pero una entre muy pocas. Y curiosamente poco conocida fuera de su país, veo que Ebiblioteca lista sólo cuatro de sus libros de entre su extensa obra (uno eliminado, así como probablemente todos los del Internet Archive... ella era socialista, pero su editorial no).
Si no la han leído, por supuesto mi primera recomendación es Nickel and Dimed: On (Not) Getting By in America (Por cuatro duros en España), que recibió un subtítulo soso en otros mercados de habla inglesa. Sacó de un año de ejercer trabajos "no calificados" (apelación que ella misma desmonta) más críticas al régimen capitalista post-industrial yanqui que las que ustedes creerían existentes en toda la izquierda norteamericana (que sí, vive si bien no goza de buena salud, anda un poco desnutrida y parasitada).
Por cierto: la situación que documenta empeoró considerablemente y lo lamento por Obama, Biden y tantos gobernadores demócratas más buenos que el Quaker.
Para un texto más breve, de los varios que figuran como disponibles online en su inevitable entrada de Wikipedia, voy derecho a Welcome to Cancerland, que fue una de las bases de Bright-Sided (Smile or Die en el Reino Unido) y ulteriormente de Natural Causes.
Creo que los propios títulos dan a entender de qué la van. (Tuvimos dos cánceres de mama en nuestra familia, uno fatal: cuidado antes de opinar.)
Tengo que leer sus colaboraciones con Deirdre English; dos de ellas, Witches, Midwives, and Nurses: A History of Women Healers y Complaints and Disorders: The Sexual Politics of Sickness también fueron traducidas y publicadas en conjunto, no me hagan repetir dónde.
El próximo 1 de septiembre hará dos años que se fue para el otro lado a seguir el debate con... nuestra propia gente, ¿con quién más? A los otros no se les discute, se los combate.
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I wouId argue that toxic positivity has its roots both in Anglo-Saxon liberal capitalism and in the New Thought movement: https://en.wikipedia.org/wiki/New_Thought
Distinguishing between optimism and hope is a useful exercise in this context. I think Barbara Ehrenreich wrote about this in a book I have yet to read, "Bright-sided: How Positive Thinking Is Undermining America".What makes ‘toxic positivity’ different from a healthy attitude | Psyche Ideas
#ToxicPositivity #Psychology #PopularPsychology #PositivePsychology #NewThought #BarbaraEhrenreich #Optimism #Hope
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https://www.youtube.com/watch?v=YCtcD9CfMOI
#Reveal 2015
included in this excerpt from '1968: The Year that Shaped a Generation' 1998, by #StephenTalbot, includes #CarlosFuentes and #BarbaraEhrenreich
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@Mary625 @VENANDA Yes - The 1930's German #Oligarchy was deathly afraid of #communism and socialism and so they allowed Hitler to become chancellor because he was a buffoon - supposedly and not a threat. Well we know how that turned out. What is the USA #Oligarchy thinking. Are they so deathly afraid of #socialism that they seem to totally support fascism? #Greed and slavery of workers wins out over democracy? See #BarbaraEhrenreich's book "Nickel and Dimed"
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“I dismissed the last of my male companions for a number of compelling reasons, topped by my need to be alone, which had become far more urgent than any romantic attraction.”
the late #BarbaraEhrenreich quoted in a reed college magazine obituary. god she was smart
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Le 1er septembre dernier décédait Barbara Ehrenreich.
Journaliste, activiste, historienne et tant d'autres choses encore, je voulais lui rendre un petit hommage.
Sa probité et sa tenacité n'avait d’égal que son sens de l'humour.Ici un extrait d'une conférence de 2006, que #DemocracyNow a repassé dans un #dailyExpress qui lui été dédié le 2 septembre.
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Bruxas parteiras e enfermeiras: Uma história de mulheres curandeiras por Barbara Ehrenreich e Deirdre English.
"O sexismo no conjunto da sociedade assegura que a maioria feminina da força de trabalho da área de saúde sejam “boas” trabalhadoras, dóceis e passivas."
Disponível aqui: https://monstrodosmares.com.br/produto/bruxas-parteiras-e-enfermeiras/
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