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  1. [libro] Persepolis

    Autrice: Marjane Satrapi
    Titolo: Persepolis (originale: Persepolis. Histoire d’une femme insoumise)
    Editore: Rizzoli Lizard
    Altro: ISBN 9788817180696; IX edizione giugno 2026; p. 352; 15,00€; genere: fumetto, autobiografia; traduzione di: Gianluigi Gasparini, Agnés Nobecourt, Cristina Sparagana

    Voto: 8/10

    A causa della mia vasta ignoranza, fino a pochi mesi fa non sapevo nemmeno dell’esistenza di Marjane Satrapi. Poi purtroppo questo giugno è morta a soli 56 anni e i giornali l’hanno ricordata citando la sua opera più famosa: Persepolis. Avevo letto giusto l’anno scorso “Leggere Lolita a Teheran” di Azar Nafisi e il mondo iraniano in questa occasione l’ho sentito molto più vicino. La curiosità ha preso il sopravvento, ma ho dovuto aspettare il mio compleanno per vedermene regalare ben due copie! Dovevo aver scritto in fronte “Regalatemi Persepolis!”.

    Le 352 pagine servono per raccontare quindici anni della sua vita, dai dieci ai venticinque anni, dal 1980 al 1995 circa.

    Satrapi è nata in una famiglia benestante e cosmopolita, progressista, e fra i suoi avi ha un bisnonno materno che fu scià di Persia a fine Ottocento.

    L’arrivo della rivoluzione islamica porta grandi cambiamenti nella società e Satrapi li vive durante la sua infanzia e adolescenza. Satrapi racconta con estrema semplicità come vedeva il mondo allora, con le sue ingenuità e semplificazioni. Ma racconta anche come si è evoluto il suo pensiero, le sue letture, le sue discussioni con i genitori e la nonna, la scoperta del suo passato; ci racconta dei suoi parenti e amici, alcuni uccisi dal regime. A questa tragedia si aggiunge la guerra contro l’Iraq, e nel 1983 i genitori decidono di fare continuare gli studi di Marjane a Vienna.

    Qui Satrapi è sicuramente al sicuro dai pericoli iraniani, ma la giovane età e lo spaesamento la porteranno sull’orlo del suicidio. Dopo il diploma rientra in Iran per iniziare gli studi universitari, si sposa con un reduce della guerra irachena, ma la sua voglia di libertà il suo personalità indomita la porteranno a emigrare definitivamente in Francia nel 1994.

    La cosa singolare di questa opera è che Satrapi, prima di scriverlo, non aveva nessuna competenza nel genere del fumetto. Con l’aiuto e il sostegno dei colleghi disegnatori e il fumettista David B. fu convinta a raccontare la sua vita e le sue esperienze in questa opera. Pubblicata fra il 2000 e il 2004 in quattro capitoli, ebbe grande successo. Poi Satrapi scrisse anche altro, ma la fama della sua prima uscita oscurò le successive.

    I disegni sono in bianco e nero, minimali, con alto contrasto, nessuna sfumatura o gradazione. Il racconto scorre velocemente, senza indugiare in particolari scabrosi o melensi. Ne viene fuori, similmente al romanzo di Nafisi, un Iran con due facce: una progressista o per lo meno molto vicina ai valori occidentali, e una retrograda, con una minoranza di folli che tiene un intero paese chiuso nel fanatismo religioso. Nel mezzo ci stanno anche tante persone che cercano un modo per sopravvivere, che a volte protestano, ma sono zittite dalla repressione crudele del regime. È comunque un mondo molto amato dall’autrice ed è chiaro che l’esilio è una sofferenza necessaria. Se fosse rimasta in Iran, sarebbe morta molto prima uccisa dal regime.

    #autobiografia #fumetto #iran #libro #marjaneSatrapi #persepolis #recensione
  2. Bianco è il colore del danno di Francesca Mannocchi

    Descrizione: Il corpo di una scrittrice, in apparenza integro eppure danneggiato, diventa lo specchio della fragilità umana e insieme della nostra inarrestabile pulsione di vita. Francesca Mannocchi guarda il mondo attraverso la lente della malattia per rivelare, con una voce letteraria nuda, luminosa, incandescente, tutto ciò che è inconfessabile.

    L’unica cosa a cui riesco a pensare una volta finito questo libro è: vorrei abbracciare Francesca Mannocchi. Sì, nonostante la parte prosaica del mio cervello se la immagini respingermi mentre mi dice Ma cosa vuoi? Ma chi ti conosce? Pussa via!, vorrei abbracciarla. Non per consolarla o confortarla, ma per ringraziarla di aver condiviso la sua vulnerabilità e per scambiare con le calore umano.

    Bianco è il colore del danno è uno di quei libri che sento di aver ascoltato anche se in realtà l’ho letto, una sensazione acuita dal fatto che è un libro così irsuto e poco accomodante da rendere difficile fare altro se non stare lì ferma, a prestare attenzione al racconto di una malattia che da personale si fa familiare, da fisica si fa psicologica, da individuale si fa collettiva.

    Mannocchi non vuole la consolazione vuota deə sanə, non vuole la pillola indorata, i giri di parole e gli eufemismi e non è quello che offre nel suo racconto. Sua nonna Rita la chiamava forastica, forastica come i gatti: dalle mie parti si direbbe sarvatica, con grande enfasi sulla “r”, per sottolineare con la vibrazione delle corde vocali che sei proprio una persona allergica alla socialità e alle convenzioni sociali.

    E questa allergia non dipende da un rifiuto delle persone – non tutte, almeno – ma più da un rigetto della menzogna: dico così e faccio cosà perché la verità sta male. È maleducata. È sporca.

    Il punto è che quando la malattia ti tocca e ci va giù pesante hai ancora meno voglia di mantenere le apparenze e rassicurare ə sanə: vorresti che comprensione e gentilezza fossero rivolte a te anche se sei forastica e sarvatica. Anche se non lo chiedi esplicitamente. Anche se la verità è ruvida e indicibile.

    Non è un libro che consiglierei a cuor leggero: a seconda del vostro grado di sensibilità potrebbe essere una lettura troppo intensa – la gran parte delle recensioni negative che ho letto si lamentavano proprio del fatto che contenga troppo dolore – ma io amo i memoir dove il nocciolo fragile e vulnerabile della nostra umanità viene messo a nudo e la penna di Mannocchi è particolarmente abile nel raccontare quello che la nostra società ama nascondere sotto al tappeto.

    #autobiografia #malattia #memoir #nonfictionItaliana
  3. El arte de seguir avanzando: lo que me enseñó releer Nunca te pares

    Hace poco volví a leer Nunca te pares, de Phil Knight. Esta vez lo leí más atento a las decisiones pequeñas que sostienen un proyecto grande.
    Para mí, este libro nunca fue solo la historia de Nike. Es el relato de alguien que decide no seguir el camino que parecía lógico para su edad, su formación y su época. Knight no quería una vida marcada únicamente por horarios, estabilidad y expectativas ajenas. Quería probar otra ruta, aunque al comienzo esa ruta fuera incierta, pequeña y llena de riesgos. Cada vez que leo esa parte pienso en cuántas decisiones importantes se toman así: sin certeza, con una intuición que todavía no muestra hasta dónde puede llegar. Una idea naciente nunca revela desde el principio su tamaño futuro. Lo que empieza como una conversación o una venta desde el maletero de un auto puede convertirse, con trabajo y persistencia, en algo capaz de cambiar una industria completa.

    La decisión de no seguir el camino obvio

    A los 25 años cuesta saber con claridad qué se quiere hacer. La universidad ayuda a conocerse, pero al salir aparece una pregunta más difícil: cómo convertir una inquietud personal en una vida propia. En el caso de Knight, esa búsqueda tomó la forma de una idea de negocio: importar zapatillas deportivas de buena calidad desde Japón y venderlas en Estados Unidos.
    Lo que más rescato de esta relectura es que Knight no parte como alguien lleno de certezas. Parte como alguien que observa, viaja, aprende y se atreve a vender. Recorrer el mundo le permite entender que existen diferentes estilos de vida y que lo que en un lugar parece normal, en otro puede ser una oportunidad. Ahí está una de las claves que más me quedó dando vueltas: muchos proyectos nacen cuando alguien conecta mundos que antes estaban separados.

    Vender, negociar y construir confianza

    El libro insiste en que emprender no consiste solo en tener una buena idea. También exige saber vender, venderse, negociar y elegir bien a los socios. Knight entendió que los negocios avanzan con relaciones de confianza, y esa idea es la que más se me quedó grabada esta vez. No basta con desear crecer: hay que convencer a proveedores, bancos, colaboradores y clientes de que vale la pena apostar por el proyecto.
    Hay una frase del libro que resume esto mejor que cualquier explicación mía: «Confianza. Más que patrimonio neto, más que liquidez, eso es lo que un hombre necesita». La confianza aparece como una moneda previa al dinero. Para pedir crédito, atraer talento o sostener una alianza, primero hay que haber construido credibilidad.

    Crecer antes de sentirse preparado


    Otro aprendizaje que releí con más atención esta vez es el del crecimiento. Knight fue pionero en una forma de empresa que hoy parece normal, pero que en los años sesenta era arriesgada: crecer usando crédito mientras la demanda lo permitiera. No se trataba de esperar a tener todo el capital en caja, sino de responder al mercado cuando el mercado pedía más producto.
    Ese enfoque tiene algo incómodo y, a la vez, muy valioso: muchas veces hay que crecer antes de sentirse listo. La demanda, los pedidos y las oportunidades no siempre esperan a que uno tenga seguridad absoluta. Por eso el seguimiento de metas, la disciplina y la claridad al negociar se vuelven esenciales. Quien negocia debe saber qué quiere; de lo contrario, termina aceptando condiciones que debilitan el proyecto.

    Innovar donde otros creen que no hace falta

    Nike creció porque no aceptó la idea de que el calzado deportivo ya estaba resuelto. Knight y su equipo vieron espacio para experimentar, mejorar el producto e incorporar tecnología en un campo donde muchos pensaban que la innovación no era necesaria. Esa es, para mí, una de las grandes lecciones del libro: siempre hay espacio para hacer algo mejor, incluso en terrenos que parecen maduros.
    Hay una frase que dialoga muy bien con esta historia y que anoté de nuevo en esta lectura: el que mueve una montaña empieza por llevarse piedras pequeñas. Nike no nació como un gigante. Nació como una suma de pasos pequeños: una idea, un viaje, una importación, una venta, una negociación, una mejora de producto. La montaña se movió porque alguien aceptó cargar una piedra a la vez.

    Liderar una empresa pequeña


    El libro también muestra algo que suelo olvidar cuando pienso en historias de éxito: una empresa nace con pocas personas y muchas carencias. Knight no pudo dedicarse por completo a la compañía desde el primer día. Mantuvo un trabajo fijo durante años, hasta que el negocio pudo sostener un sueldo para su gerente fundador. Esa espera me recuerda algo que vale la pena repetirse: emprender no siempre es abandonar todo de inmediato; a veces es construir con paciencia hasta que el proyecto pueda sostenerse por sí solo.
    A medida que la empresa crece, el liderazgo también cambia. Ya no se trata solo de vender más, sino de encontrar a las personas adecuadas, motivarlas y cuidar el modo en que se trabaja con ellas. Los primeros colaboradores de Nike formaron un grupo de inconformistas y luchadores, unidos por un objetivo común y por la fe en el espíritu del deporte, y esa dimensión humana es la que más disfruto cada vez que vuelvo al libro.

    Una historia desordenada, honesta y útil

    Nunca te pares no presenta el éxito como una línea recta. Lo muestra como algo desordenado, precario y lleno de errores, y por eso lo sigo releyendo. Knight no escribe para dar una clase de negocios, sino para contar con honestidad cómo se construyó una empresa desde la incertidumbre, los préstamos, los viajes, las tensiones y las decisiones difíciles.
    Todo comenzó con 50 dólares y una idea sencilla: importar calzado deportivo económico y de calidad desde Japón. En el primer año, vendiendo zapatillas desde el maletero de su coche, Knight logró facturar 8.000 dólares. Décadas después, Nike se transformó en una marca global, con un logotipo reconocido en todo el mundo y ventas de miles de millones de dólares.
    Pero cada vez que cierro el libro confirmo que su verdadero valor no está en el tamaño final de Nike, sino en ver cómo una idea se vuelve empresa, cómo una empresa se vuelve equipo y cómo un equipo puede cambiar los cánones de una industria. También está en entender que los negocios no son solo negocios. Como dice una de las frases que más repito de este libro: «si alguna vez se trata solo de negocios, significará que es uno muy malo».

    Siempre es bueno releer

    Releer Nunca te pares fue, otra vez, mirar el emprendimiento desde adentro: no como una fórmula perfecta, sino como una mezcla de deseo, riesgo, confianza, ventas, innovación y resistencia. Cada relectura me deja algo distinto, y esta vez me quedo con la idea de que una idea puede empezar pequeña, incluso frágil, y crecer si se la trabaja con obsesión y paciencia. También me recuerda que un proyecto debe nacer en un campo que uno conoce y ama, porque solo así es posible sostener el esfuerzo cuando aparecen los problemas.
    En el fondo, este libro no solo cuenta la historia detrás de Nike. Cuenta cómo se construye algo grande antes de saber que será grande. Y quizás por eso su título me sigue funcionando, cada vez que lo releo, como una orden y como una filosofía personal: nunca te pares.

    Tu voto:

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  4. El hombre que creo su propio genero de películas
    Autobiografia de una verdadera estrella del cine : Libros
    libreriacrisol.blogspot.com/20
    #Libros #Autobiografia

  5. Uma autobiografia redescoberta de Shadrack Byfield, veterano da Guerra de 1812, revela as dificuldades que enfrentou ao retornar à Grã-Bretanha. O manuscrito, encontrado em Ohio, oferece uma nova perspectiva sobre a vida dos soldados após a guerra.

    🔗 omniletters.com/memorias-solda

    #guerra1812 #memoriasdeguerra #historiamilitar #veterano #autobiografia

  6. ‘cultweek’, giacomo agosti sul collezionare, e su “enfantillages et bizarreries”

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    https://www.cultweek.com/il-fantasma-del-collezionista-tra-infanzia-e-bizzarria/

    Ha da poco chiuso i battenti la mostra “Enfantillages et bizarreries. Vertige d’une collection”, allestita a L’Arcade del Centre d’Art Contemporain Genève, dove Giuseppe Garrera ha esposto per la prima volta al pubblico la sua straordinaria raccolta di piccoli oggetti d’artista. Più che una recensione, questa di Giacomo Agosti è una riflessione sul collezionismo come autobiografia, sul rapporto fra nome e oggetto e sulla figura del collezionista come autore invisibile

    Cura della mostra: Andrea Bellini

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  7. El crochet de mi mamá y la mentira del algoritmo

    Hace unos días desactivé una cuenta de Instagram.

    No era mi cuenta.

    Era una que había creado para mi mamá.

    Se llamaba El Ganchillo de Gloria.

    Durante años pensé que internet podía ayudarla a vender los tejidos en crochet que hace con sus manos. Le tomé fotografías. Diseñé publicaciones. Subí contenido. Hice lo que se supone que uno debe hacer cuando le dicen que las redes sociales son una herramienta para emprender.

    No funcionó.

    Y eso me obligó a aceptar algo que durante mucho tiempo no quise ver.

    Instagram nunca vendió un solo tejido.

    Ni uno.

    Los que sí compraron fueron los vecinos.

    Los amigos.

    Los amigos de los amigos.

    La gente que conocía a mi mamá.

    La gente que había visto su trabajo en persona.

    La gente real.

    La Matrix no compró una mierda.

    Durante años nos vendieron una historia muy seductora.

    Que cualquiera podía abrir una cuenta.

    Que cualquiera podía construir una audiencia.

    Que cualquiera podía convertir su oficio en un negocio.

    Que el algoritmo conectaría mágicamente a los creadores con los compradores.

    Pero la realidad fue mucho menos romántica.

    La gente da likes.

    La gente comenta.

    La gente comparte.

    La gente dice que ama lo artesanal.

    Pero cuando llega la hora de sacar la billetera, descubre que ama mucho más las cosas baratas.

    Un tejido en crochet puede tomar días o semanas de trabajo.

    Horas y horas de una persona sentada construyendo algo punto por punto.

    Sin embargo, mucha gente ve el resultado final y calcula el precio como si hubiera aparecido por generación espontánea.

    Recuerdo haber visto en París chales tejidos vendidos por cientos de euros.

    No estaban vendiendo lana.

    Estaban vendiendo tiempo.

    Experiencia.

    Paciencia.

    Trabajo humano.

    Aquí muchas veces la conversación empieza al revés.

    No preguntan cuánto demoró hacerlo.

    Preguntan cuánto descuento les van a hacer.

    Y si son amigos, esperan un descuento.

    Y si son amigos cercanos, esperan otro.

    Y si además existe algún parentesco, amistad o historia familiar, el descuento se vuelve parte de la negociación nacional permanente.

    El problema nunca fue el crochet.

    El problema fue creer que Instagram era la solución.

    Yo también compré esa fantasía.

    Creí que estar en redes significaba vender.

    Creí que la visibilidad era lo mismo que el valor.

    Creí que el algoritmo podía crear clientes.

    Y estaba equivocado.

    Lo más extraño es que, al desactivar la cuenta, no sentí que estuviera cerrando un negocio.

    Sentí que estaba enterrando una ilusión.

    La ilusión de que las plataformas digitales premian automáticamente el trabajo bien hecho.

    No lo hacen.

    Premian muchas otras cosas.

    La atención.

    La repetición.

    La publicidad.

    La suerte.

    A veces el escándalo.

    A veces el humo.

    Pero no necesariamente el trabajo bien hecho.

    Sin embargo, hay algo hermoso en todo esto.

    Porque mientras la cuenta fue incapaz de vender casi nada, los tejidos siguen existiendo.

    Tengo diez cubrecamas hechos a mano por mi mamá.

    Diez.

    Y los amo.

    Quizá Instagram desaparezca algún día.

    Quizá Meta termine siendo otro fósil digital.

    Quizá dentro de veinte años nadie recuerde qué era un reel.

    Pero esos cubrecamas seguirán existiendo.

    Seguirán contando una historia.

    La de una mujer que pasó miles de horas tejiendo.

    La de un hijo que creyó que internet podía ayudarla.

    Y la de una lección incómoda que tardé años en aprender:

    el valor de una cosa y la capacidad de venderla en redes sociales no son la misma cosa.

    La cuenta fue desactivada.

    La fantasía murió.

    Pero los tejidos sobrevivieron.

    Y, honestamente, creo que eso es lo más importante.

    @elmandelacamara

    Operador de cámara.

    Viejo.

    Cansado.

    Obsoleto.

    Hijo de una mujer que teje mejor de lo que vende Instagram.

    Amante del crochet de mamá.

    Desilusionado de eso que llaman amistad.

    Cansado de nadar contra la corriente.

    Solo la mayor parte del tiempo.

    Libre de la Matrix casi siempre.

    Y cada día más lejos de la fantasía del algoritmo.

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  8. Asteroide M #9: Kate Beaton

    Nuestro spin-off en vivo de esta semana es sobre la historietista canadiense Kate Beaton y sus #comics más famosos, "Hark! A Vagrant" y "Ducks".

    youtube.com/live/1f8KxLIfs-0

    #historietas #humor #historia #literatura #autobiografia

  9. CW: Libro con violenza sessuale, abuso, suicidio

    Nobody’s Girl. La mia storia di sopravvivenza in nome della giustizia di Virginia Roberts Giuffre

    CW: violenza sessuale, abuso, suicidio

    Descrizione: Virginia Roberts Giuffre è nota come la vittima di Jeffrey Epstein e Ghislaine Maxwell che dopo anni di ripetuti abusi ha deciso di parlare del suo passato e ha contribuito alla condanna di entrambi. È la ragazza ritratta con il principe Andrew in una foto che ha fatto il giro del mondo. Ma la sua storia finora non era mai stata raccontata tutta per intero, non con le sue parole.

    Nell’aprile 2025 Giuffre si è tolta la vita. Ha lasciato un memoir scritto nel corso degli ultimi anni di vita e la disposizione di pubblicarlo. Nobody’s Girl è il racconto potente e spietato della vita di una ragazza cresciuta fra straordinarie difficoltà, il resoconto del tempo passato con Epstein e Maxwell, che hanno ceduto lei e altre ragazze come merce a un gran numero di uomini potenti. Le molestie subìte da bambina, l’adolescenza complicata, e poi, a diciannove anni, la fuga dal controllo di Epstein e Maxwell e una nuova vita: questa la sua storia. Il peso di quel passato incancellabile ha indotto Giuffre a trovare il coraggio di accusare i due e di scendere in campo a favore di altre vittime.

    Le pagine di Nobody’s Girl sono un’affermazione della volontà incrollabile di Giuffre di uscire dalla condizione di vittima, di far luce sugli abusi subiti e di lottare per un mondo più sicuro e più giusto.

    Questo libro sgomenta: non importa quanto conosciate della storia di Roberts, quanto abbiate spulciato gli Epstein files, quanto abbiate visto documentari e seguito la vicenda. Non c’è modo di essere preparatə all’abisso nel quale gran parte degli uomini che Roberts ha incontrato nella sua vita l’hanno precipitata, facendola sprofondare sempre più in fondo ogni volta che uno di loro non si è fatto problemi a usarla a suo piacimento. Certo, non tutti gli uomini, ma di sicuro ancora troppi.

    È il tipo di libro che non vorrei leggere perché so che mi farà stare male, ma mi sento in dovere di farlo perché ho molto rispetto del dolore che causa la decisione di rivangare i traumi perché vengano organizzati in un memoir. È il tipo di libro che racconta la storia di abusi culminata con l’entrata in scena di Epstein e un’altra storia, una che Roberts non era ancora pronta a raccontare e che si intravede nelle pieghe della sua testimonianza.

    Roberts inizia a raccontarci degli abusi sessuali subiti in famiglia da suo padre e da un suo amico e di come questi l’abbiano convinta di non potersi aspettare niente di diverso dagli uomini e l’abbiano resa vulnerabile davanti alla terribile catena di violenze che alla fine l’hanno portata nelle mani di Epstein. Il suo sistema di sfruttamento e favori funzionava così bene che quasi nessuno ha subito conseguenze e si può dire che – per il momento – abbia protetto se stesso, lasciando che il peso ricadesse sulle spalle delle sopravvissute.

    Ma, come dicevo, c’è anche un’altra storia, una che rimane nascosta in Nobody’s Girl e che Roberts aveva iniziato a raccontare solo dopo che il libro era stato scritto. Amy Wallace, che è stata la collaboratrice di Roberts nella stesura, in una nota ci dice che la donna aveva subito diversi abusi da parte di suo marito. Non ce n’è traccia esplicita in Nobody’s Girl, ma ci sono diversi episodi che mi hanno fatto accapponare la pelle perché mi sono sembrati seguire il copione delle donne che cercano di minimizzare le violenze che vengono dai mariti.

    Purtroppo non sapremo mai come sarebbe andata questa parte della storia di Virginia Roberts: dal 25 aprile 2025 non è più tra noi e mi devasta pensare che non potrà avere l’ultima parola nella sua storia.

    Se io dovessi morire, voglio essere certa che Nobody’s Girl uscirà lo stesso. Credo abbia il potenziale di influire su molte vite e di promuovere un dibattito necessario su queste gravi ingiustizie. Mi rimetto a voi affinché questo desiderio venga realizzato. Vi ringrazio del vostro sostegno, della vostra pazienza e, soprattutto, del vostro amore.

    #autobiografia #memoir #nonfiction
  10. europesays.com/it/507485/ Luca Carboni: «Volevo fare il portiere o il benzinaio. Durante la chemio pensavo a Lucio Dalla. Ho distrutto un’auto della polizia in un incidente» #autobiografia #Entertainment #Intrattenimento #IT #Italia #Italy #LucaCarboni #Musica #tumore

  11. Los Dioses no castigaron a S.M.M. con la muerte, sino con algo peor: hacerlo hablar eternamente en un rincón donde nadie escuchara. Pero olvidaron que la locura...
    fictograma.com/d/2933-de-las-l

    #books #literature #writing #autobiografia

  12. Subí miles de escalones buscando el palpitar de un corazón. Pregunté a ancianas, fantasmas, periódicos del mañana y hombres derrotados por el tiempo. Todos respondieron distinto...
    fictograma.com/d/2932-icarus-d

    #books #literature #writing #autobiografía

  13. Subí miles de escalones buscando el palpitar de un corazón. Pregunté a ancianas, fantasmas, periódicos del mañana y hombres derrotados por el tiempo...
    fictograma.com/d/2932-icarus-d

    #books #literature #writing #autobiografía

  14. 📕 «Historia de mis Ocho Pecados»

    👤 Lea Ferrer
    🗓 16 de octubre de 2024
    🆔 ISBN: 979-83-41244-00-9
    📔 (Autopublicado)
    🌐 Página web: mis8pecados.com

    > En el año 2015, en un austero burdel a las afueras de Barcelona, conocemos a Roco, una joven e inexperta chica de compañia que lucha por liberarse de un pasado que la ahoga. Marcada por experiencias complicadas que han moldeado su visión del amor, la sociedad e incluso su propio valor como persona, la protagonista descubre en los encuentros con sus clientes una forma de reinventarse.

    > Con una prosa evocadora y auténtica, Historia de mis ocho pecados es una autobiografía audaz y visceral que desafía convenciones, celebra la complejidad de la vida y la mente humana y nos recuerda que, a pesar de los obstáculos, siempre hay espacio para el amor propio. Combinando humor y reflexión, esta cautivadora narración nos sumerge de lleno en las luchas internas de una mujer que busca la redención en un mundo que la juzga, invitando al lector a reflexionar sobre las complejidades del juicio social y la importancia de la resiliencia en medio de la adversidad.

    -

    Bueno… esta semana toca (con retraso) otra autobiografía; esta algo menos politizada pero no por ello menos ilustrativa. ❤️
    A fin de cuentas, las experiencias en el trabajo sexual tienen valor por poco que se ajusten a los marcos esperados (y en cierta manera, es más bien lo contrario), y esta no tiene recelo alguno en romperlos a diestro y siniestro — tanto los negativos como los positivos.

    Lo único que el libro básicamente no tiene, es azúcar ni morbo… pero por supuesto, es mejor por ello. ;3

    #LibrosTS #TrabajoSexual #HistoriaDeMisOchoPecados #Libro #Libros #Autobiografía #Bookstodon #Octubre2024

  15. 📕 «Puta Feminista»

    👤 Georgina Orellano
    🗓️ 25 de abril de 2022
    🆔 ISBN: 978-95-00766-91-3
    📔 Editorial: Sudamericana (Penguin Random House)
    🛒 Físico, ebook o audiolibro: penguinlibros.com/ar/biografia

    > Un día la mujer cuyos hijos cuidaba le contó la verdad: Soy puta. Poco después le preguntó si quería atender a uno de sus clientes. Georgina Orellano calculó: con sus ingresos como niñera jamás podría superar la pobreza. Así que aceptó. En un rato ganó más que el salario mensual de su madre, empleada doméstica.

    > En Puta feminista describe con brutal honestidad los códigos de la calle, los vínculos con los hombres y la violencia derivada de la clandestinidad. Pero, a la vez, detalla cómo la solidaridad y la ternura ayudan a superarla.

    > Crónica sentimental, lo es también del despertar de la consciencia política, cuando reclama jubilación y obra social; cuando recupera la historia de la organización de lxs trabajadorxs sexuales que lidera; cuando enfrenta a la policía y discute con el patriarcado y cuando desafía a un sector poderoso del feminismo que propugna la abolición de la prostitución.

    > La voz de este libro es potente, rebelde, frontal. Es colectiva y singular. Una voz que pide que presten atención a la verdad que trae con ella.

    -

    ¿Dos libros el mismo día..? Yup; hoy toca bonus. ;P

    Y con ello un ligero cambio…
    Llevo varias semanas compartiendo libros históricos, académicos o recopilatorios en torno al trabajo sexual.
    Va siendo hora de pasar a otro género: las autobiografías y experiencias directas de las personas que se dedican a esto.

    A fin de cuentas, hay cierta brecha entre abogar por que se oigan las voces de lꜵs trabajadoræs mismꜵs, y seguir destacando libros que lo hacen por proxy, ¿no creen? 🥴

    Como autobiografía, no me parece apropiado comentar mucho más — solo diré que Orellano es un referente en el movimiento por los derechos de las trabajadoras sexuales en Argentina (y más generalente América del sur), y también ha influido bastante por aquí. ^~
    Así que nada; ¡anímense a leer! ;3

    #LibrosTS #PutaFeminista #TrabajoSexual #Libro #Libros #Argentina #Feminismos #Cuidados #Violencia #Autobiografía #Bookstodon #Abril2022

  16. Publicación de la autobiografía del Rey Juan Carlos I genera controversia y críticas

    📰 Título original: Polémica en la Asamblea Nacional francesa por un premio concedido al rey Juan Carlos

    🤖 IA: No es clickbait ✅
    👥 Usuarios: No es clickbait ✅

    Ver resumen IA completo: killbait.com/es/publicacion-de

    #política #juancarlosi #monarquía #autobiografía

  17. Y entonces miro alrededor
    y por pura voluntad me empecino
    en crear un credo con el que sustituir al de la muerte
    y me maravillo
    sorprendida e incrédula
    de la magia que sugieren la biología
    y la molecularidad de las cosas
    y ya no pienso en buscar la salida sino en quedarme
    mientras la historia me mantenga en este lado de la puerta.

    (3/3)

    #poesía #literatura #literaverso #poema #autobiografía

  18. Ogni giorno è un buon giorno. Quindici gioie che il tè mi ha insegnato di Noriko Morishita

    Descrizione: Non lo sapeva nemmeno Morishita Noriko quando, ventenne, cominciò a frequentare le lezioni della signora Takeda per eseguire la cerimonia del tè. Né sapeva che quelle prime lezioni erano l’inizio di un cammino che sarebbe durato tutta la vita. Ogni giorno è un buon giorno è il racconto di una tradizione antichissima, dei suoi rituali, della sua filosofia piú profonda e delle gioie che può regalare. A tutti noi. «Ci sono cose che puoi provarci quanto e come vuoi ma non le capisci finché non arriva il momento giusto. Però quando poi un giorno le capisci, dopo non puoi far finta di niente». La cerimonia del tè è uno dei riti tradizionali più affascinanti del Giappone. I monaci buddisti del sedicesimo secolo hanno codificato ogni passaggio di questo rituale che, attraverso i gesti più semplici, chiama i partecipanti a concentrarsi sulla profonda ricerca di se stessi. Con quella sua ritualità che immutata attraversa i secoli, la cerimonia del tè sembra qualcosa di molto lontano dalla vita di tutti i giorni. Lo sembrava anche a Morishita Noriko quando, studentessa svogliata e indecisa sulla strada da intraprendere, su consiglio della madre prese a frequentare un corso sulla cerimonia del tè. Non sa che quelle prime lezioni sono l’inizio di un viaggio che durerà tutta la vita. I momenti dedicati alla cerimonia del tè, ai suoi riti, alla meditazione che impone e, contemporaneamente, dischiude diventano momenti per trovare un senso alle prove che la vita mette davanti a Noriko: un matrimonio annullato poche settimane prima della cerimonia, il tentativo di conciliare il lavoro con il privato, un trasferimento oltreoceano… il caos della vita si riconcilia nel tempo concentrato di una tazza di tè.

    Ogni giorno è un buon giorno è un libro subdolo: non dice niente che non abbiate già letto e riletto in questi tempi dove i cogli l’attimo e i ritagliati un momento per te ce li siamo sorbiti in ogni declinazione possibile, eppure ci si trova a sfogliare le pagine di questo memoir con piacere e con simpatia nei confronti dell’autrice.

    Nonostante, infatti, Morishita ci racconti della sua esperienza come allieva di una maestra della cerimonia del tè e di cosa abbia imparato, non lo fa con l’intento di spronarci a seguire il suo esempio, quanto piuttosto per condividere qualcosa che nel corso del tempo l’ha aiutata in modo inaspettato e imprevisto. Morishita non sale in cattedra per ammonirci sull’importanza del tè o della sua tradizione: ci fa solo notare quanto sia importante avere qualcosa a cui dedicarsi, qualcosa che non è produttivo, ma rituale e condiviso, per affrontare meglio i marosi della vita.

    Non importa nemmeno che eccelliamo in questo qualcosa: Morishita ci racconta più volte dello sconforto della sua maestra nel doverla correggere per lo stesso errore per l’ennesima volta e dopo anni di insegnamento. Non importa essere naturalmente portatə per il nostro qualcosa speciale: l’importante è metterci impegno e dedizione, cercare di far bene, seguire il rito e lasciare che la complessità ci porti dove non penseremmo di arrivare.

    È sicuramente un libriccino per chi ama il tè: io amo prenderne una tazza quando torno a casa dal lavoro, per celebrare il ritorno al tempo che posso spendere per me, telefonando a un’amica, leggendo un libro o semplicemente stando sul divano a lasciare la mente libera di andare dove le aggrada. Non troverete la descrizione della cerimonia del tè o la sua storia, ma l’ineffabile sensazione che dà eseguire un rito affidandosi alle proprie mani, che sanno ricordare i gesti compiuti decine e decine di volte.

    #autobiografia #memoir #nonfiction
  19. 📕 «El Estigma» 👤 Emmy Hennings 👤 Traducción: Fernando González Viñas 🗓️ #Agosto2019 🛒 El Paseo Editorioal. #Libros #Autobiografía #TrabajoSexual

  20. CW: Libro che parla di malattia mentale, violenza sessuale, pedofilia

    Diario di una guerriera single (My Lesbian Experience with Loneliness #5) di Kabi Nagata

    CW: salute mentale, violenza sessuale, pedofilia

    Descrizione: Kabi Nagata è una mangaka sulla trentina, senza alcuna esperienza sessuale se non un paio di appuntamenti con escort. Non ha mai frequentato sul serio nessuno, ma ora è posseduta dal desiderio di sposarsi, di amare e di essere amata. Una nuova battaglia alla scoperta di sé stessa la attende!

    Questo volume è piuttosto diverso dai precedenti lavori autobiografici di Kabi Nagata, non perché sia meno introspettivo, ma perché qua finalmente la mangaka è felice. Quindi, anche se racconta delle sue difficoltà e dei suoi traumi, non ci ritroviamo in una pozza di disperazione, ma Nagata mantiene un atteggiamento positivo nei confronti della vita, pur con tutte le difficoltà che questa le presenta. Dopo averla vista soffrire tanto, non posso che essere contenta per lei.

    Diario di una guerriera single si apre con il desiderio di matrimonio. Mancando però unə partner, Nagata decide di ricorrere a un servizio che permette di noleggiare un abito da sposa e farsi fare un servizio fotografico. L’idea è quella di avere delle belle foto con il sorriso radioso che ha visto sul volto della sua amica quando si è sposata. Tuttavia l’esperienza non si rivela positiva come Nagata pensava e da lì parte una sua riflessione sul perché non riesce ad avere una relazione.

    Come sempre il punto di vista di Nagata ci consegna delle riflessioni interessanti: anche su argomenti così chiacchierati negli ultimi tempi come l’identità di genere e l’orientamento sessuale ci offre delle considerazioni inedite (e molto nipponiche). Si tratta di analizzare come fanno le persone a entrare in una relazione, dal capire cosa e chi potrebbe attrarci e come mettere in atto una strategia per conoscere persone interessanti.

    Nagata non ha mai paura di scavare a fondo per cercare delle risposte e di fare dei tentativi per trovare la sua strada: magari non ci si riconosce in tutte le sue esperienze, ma trovo molto vicino all’esperienza comune quella di fare i conti con gli stereotipi che circondano relazioni e famiglie.

    #autobiografia #manga #memoir #nonfiction #nonfictionGrafica #nonfictionQueer #seinen

  21. CW: Libro con testimonianza da Gaza

    Hanno ucciso habibi di Shrouq Aila

    Descrizione: Cosa significa lottare ogni giorno per sopravvivere in quella landa desolata che è diventata Gaza? Shrouq Aila, giornalista pluripremiata, madre e vedova, ce lo racconta attraverso la sua storia, quella di una donna che cerca di crescere una figlia da sola, nella morsa della carestia e sotto il fuoco degli incessanti bombardamenti israeliani. Con l’urgenza di un disperato appello e la forza disarmante di chi mantiene intatta la propria lucidità nell’epicentro dell’orrore, Shrouq ripercorre l’uccisione del marito, la distruzione della sua casa, le continue fughe e i rifugi provvisori, i tentativi di proteggere e nutrire sua figlia, l’angoscia di non poter rispondere alle sue domande né colmare le sue paure. Nelle parole di Shrouq, la tragedia del genocidio perde l’astrattezza della cronaca e diviene carne, volto, respiro. Ma Hanno ucciso habibi è anche la testimonianza della resilienza umana e del coraggio di un popolo la cui determinazione a ricostruire il proprio futuro sulle macerie rimane incrollabile. Un libro che ci conduce nel cuore di tenebra del nostro mondo, impedendoci di distogliere lo sguardo e insegnandoci cosa vuol dire amare.

    In segno di solidarietà e supporto al popolo palestinese, l’intera filiera della produzione editoriale, dai redattori ai traduttori, dai designer grafici agli stampatori, ha partecipato alla realizzazione di questo libro a titolo gratuito. I proventi delle vendite, compresi i diritti internazionali, saranno interamente devoluti all’autrice Shrouq Aila.

    Vista la natura del libro, questa non è una recensione, ma più un modo per dirvi che questo libro esiste e che chi ci ha lavorato ha accettato di devolvere i proventi delle vendite all’autrice, che vive a Gaza con la figlia.

    Non è una recensione perché non c’è niente che io possa dire, niente che non sia già stato detto da Aila e da tutte le persone palestinesi che ci hanno mostrato e raccontato questo genocidio in diretta. Niente che non sia già stato dimostrato a dispetto dei tentativi di sviare il discorso, avvelenare la verità e minimizzare il dolore di milioni di persone. Non so se esiterà una fossa abbastanza profonda dove potranno nascondersi quando la storia verrà a rendere loro conto di quello che hanno fatto e di quello che hanno detto.

    Io credo nella terapia. Abbiamo tutti bisogno di guarire. Abbiamo tutti bisogno di cure. Abbiamo tutti bisogno di tornare a essere trattati come esseri umani. Ma a cosa serve una seduta di terapia se intorno a te non cambia nulla?

    #autobiografia #guerra #memoir #nonfiction

  22. ⚽️ Henrikh Mkhitaryan lanza su libro «Mi vida siempre en el centro». Una historia sobre fe, sacrificios y el sueño de un joven armenio que conquistó Europa. 📖 Disponible en Italia y próximamente en armenio 🇦🇲. #Mkhitaryan #Armenia #Fútbol #Libro #AlessandroAlciato #armenia #autobiografía #CairoEditore #FútbolArmenio #HamletMkhitaryan #HenrikhMkhitaryan #InterDeMilán #libro #newmag soyarmenio.com/noticias-de-arm

  23. 📕 Amanhã, 1 de Outubro, será lançado o novo livro de Fernando Pereira Marques, “A Arte de Ser Português”, na Livraria Buchholz.

    A apresentação estará a cargo de Lídia Jorge e de José Pacheco Pereira.

    ℹ️ ihc.fcsh.unl.pt/events/arte-po

    #Histodons #MastoLivros #EstadoNovo #ContemporaryHistory #Autobiography #HistóriaContemporânea #Autobiografia #Resistência #Exílio

  24. 📕 O novo livro de Fernando Pereira Marques, “A Arte de Ser Português”, vai ser lançado na tarde de 1 de Outubro, em Lisboa, na Livraria Buchholz, com apresentação de Lídia Jorge e José Pacheco Pereira.

    ℹ️ ihc.fcsh.unl.pt/events/arte-po

    #Histodons #MastoLivros #EstadoNovo #ContemporaryHistory #Autobiography #HistóriaContemporânea #Autobiografia

  25. ¡Literatura que resuena! 🎸 Descubre "Juan Hernández y la vida que nunca fue inútil": la explosiva autobiografía que fusiona el rock y la esencia del barrio. #JuanHernández #RockMexicano #Autobiografía #CulturaYEspectáculos

    Más aquí: zurl.co/wsxm2

  26. 📖 @pedrourbano investigó "el impacto de las persecuciones políticas del rey Miguel en las mujeres de familias constitucionalistas portuguesas, centrándose en la Condesa de Ribeira Grande, quien estuvo encarcelada en un convento durante dos años".

    🔓 Lo pueden leer en #AccesoAbierto: revistas.uned.es/index.php/REI

    #Histodons #Monarchy #19thCentury #WomenInHistory #MujeresEnLaHistoria #MulheresNaHistória #Miguelismo #SéculoXIX #Autobiografía #GuerraCivilPortuguesa #Autobiography #PortugueseCivilWar

  27. #Libri: “Oltraggio al #pudore”, la #vita turbolenta e ribelle di #RiccardoSchicchi

    Questa #autobiografia è come fare un tuffo negli anni Ottanta e Novanta. Pubblicata nel 1995, dopo 30 anni una riedizione curata da #EvaHenger

    metropoli.online/libri-oltragg

  28. "Mi imagen de mí misma no era inestable. Me veía a mí misma, de forma bastante correcta, como inadecuada para los sistemas educativo y social.

    Pero mis padres y profesores no compartían mi imagen. La imagen que tenían de mí era inestable, porque desbarataba su realidad y se basaba en sus necesidades y deseos. No valoraban mucho mis capacidades, cierto es que escasas, pero genuinas."

    Girl, Interrupted (Susanna Kaysen, 1993)

    #libros #literatura #autobiografia

  29. 📚 Jean Louis Tripp presenta El hermano pequeño, un cómic que narra la pérdida y el duelo familiar con gran emotividad y maestría. 💔 #Comics #JeanLouisTripp #Autobiografía #NormaEditorial cinemascomics.com/jean-louis-t

  30. Hoy hace un año de que tuve mi #operación de la rodilla. Sustitución completa.🦿
    Ha sido un tiempo duro, pero las cosas están mucho mejor ahora.
    Muchas gracias a Lourdes Laguarda por su atención y su ayuda, a todas las personas que estuvieron allí en el Instituto Nacional de Rehabilitación (empezando por el Dr. Hevia) y a @raxxie, que es una santa (lo digo y lo sostengo 💪🏽) y una fuente inagotable de cuidado y de amor. 🖤
    #personal #autobiografía #cirugía #hitos #experiencia #prótesis

  31. archive.org/details/o-meu-test

    O Meu Testemunho: uma luta, um partido, dois países by Aristides Pereira

    Topics
    #CaboVerde, #Guiné, #GuinéBissau, #PAIGC, #PartidoAfricanoparaaIndependênciadaGuinéeCaboVerde, #PAICV, #PartidoAfricanodaIndependênciadeCaboVerde, #socialismo, #África, #históriadaÁfrica, #autobiografia, #biografia, #CapeVerde, #GuineaBissau, #nacionalismo, #panAfricanismo, #lutaarmada, #descolonização, #antiblackness, #impérioportuguês, #colonialismoportuguês, #portuguese #colonialism, #armedstruggle, #guerrillawarfare, #guerradeguerrilhas, #revolução

    Apadrinhada pela UNESCO, esta obra, de autoria de Aristides Pereira, ex-presidente de Cabo Verde, resulta do trabalho, executado pelo autor e por uma equipa de investigadores e historiadores, no âmbito do Projecto SPHAC (Salvaguarda do Património Histórico da África Contemporânea).

    O seu objectivo, estudar a luta que o PAIGC travou pela libertação da Guiné e de Cabo Verde, constitui uma importante contribuição para a história dos dois países — como, aliás, o Prof. Joseph Ki-Zerbo, pai da historiografia africana, salienta no prefácio —, pois põe à disposição do grande público o resultado de uma interpretação interactiva das memórias de antigos combatentes cruzada com informações extraídas dos arquivos portugueses e do PAIGC.

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