[libro] Persepolis
Autrice: Marjane Satrapi
Titolo: Persepolis (originale: Persepolis. Histoire d’une femme insoumise)
Editore: Rizzoli Lizard
Altro: ISBN 9788817180696; IX edizione giugno 2026; p. 352; 15,00€; genere: fumetto, autobiografia; traduzione di: Gianluigi Gasparini, Agnés Nobecourt, Cristina Sparagana
Voto: 8/10
A causa della mia vasta ignoranza, fino a pochi mesi fa non sapevo nemmeno dell’esistenza di Marjane Satrapi. Poi purtroppo questo giugno è morta a soli 56 anni e i giornali l’hanno ricordata citando la sua opera più famosa: Persepolis. Avevo letto giusto l’anno scorso “Leggere Lolita a Teheran” di Azar Nafisi e il mondo iraniano in questa occasione l’ho sentito molto più vicino. La curiosità ha preso il sopravvento, ma ho dovuto aspettare il mio compleanno per vedermene regalare ben due copie! Dovevo aver scritto in fronte “Regalatemi Persepolis!”.
Le 352 pagine servono per raccontare quindici anni della sua vita, dai dieci ai venticinque anni, dal 1980 al 1995 circa.
Satrapi è nata in una famiglia benestante e cosmopolita, progressista, e fra i suoi avi ha un bisnonno materno che fu scià di Persia a fine Ottocento.
L’arrivo della rivoluzione islamica porta grandi cambiamenti nella società e Satrapi li vive durante la sua infanzia e adolescenza. Satrapi racconta con estrema semplicità come vedeva il mondo allora, con le sue ingenuità e semplificazioni. Ma racconta anche come si è evoluto il suo pensiero, le sue letture, le sue discussioni con i genitori e la nonna, la scoperta del suo passato; ci racconta dei suoi parenti e amici, alcuni uccisi dal regime. A questa tragedia si aggiunge la guerra contro l’Iraq, e nel 1983 i genitori decidono di fare continuare gli studi di Marjane a Vienna.
Qui Satrapi è sicuramente al sicuro dai pericoli iraniani, ma la giovane età e lo spaesamento la porteranno sull’orlo del suicidio. Dopo il diploma rientra in Iran per iniziare gli studi universitari, si sposa con un reduce della guerra irachena, ma la sua voglia di libertà il suo personalità indomita la porteranno a emigrare definitivamente in Francia nel 1994.
La cosa singolare di questa opera è che Satrapi, prima di scriverlo, non aveva nessuna competenza nel genere del fumetto. Con l’aiuto e il sostegno dei colleghi disegnatori e il fumettista David B. fu convinta a raccontare la sua vita e le sue esperienze in questa opera. Pubblicata fra il 2000 e il 2004 in quattro capitoli, ebbe grande successo. Poi Satrapi scrisse anche altro, ma la fama della sua prima uscita oscurò le successive.
I disegni sono in bianco e nero, minimali, con alto contrasto, nessuna sfumatura o gradazione. Il racconto scorre velocemente, senza indugiare in particolari scabrosi o melensi. Ne viene fuori, similmente al romanzo di Nafisi, un Iran con due facce: una progressista o per lo meno molto vicina ai valori occidentali, e una retrograda, con una minoranza di folli che tiene un intero paese chiuso nel fanatismo religioso. Nel mezzo ci stanno anche tante persone che cercano un modo per sopravvivere, che a volte protestano, ma sono zittite dalla repressione crudele del regime. È comunque un mondo molto amato dall’autrice ed è chiaro che l’esilio è una sofferenza necessaria. Se fosse rimasta in Iran, sarebbe morta molto prima uccisa dal regime.
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