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La Academia de Cine ya escogió a las cintas preseleccionadas para los Óscar 2027 | #RollingStoneES
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Recensione “Amarga Navidad”: Tra Pedro e Realtà
Stasera mi sono avvicinato a piazza della Repubblica pensando di trovarmi a Cannes. Certo, via Nazionale non è esattamente la Croisette (ovviamente è meglio, di che parliamo), ma è stato interessante vedere un nuovo film di Pedro Almodóvar a Roma, in contemporanea con la proiezione del Festival di Cannes. In questa danza tra realtà e finzione, Amarga Navidad si inserisce perfettamente, dando al regista spagnolo la possibilità di mettere in scena i suoi dubbi creativi, il suo bisogno di girare film, anche a costo di realizzare qualcosa di imperfetto. Dove finisce la realtà e dove comincia la rappresentazione artistica? Fino a dove può spingersi un’ispirazione, se arriva da qualcosa di doloroso, di reale? E i personaggi, sono solo un’ombra di persone realmente esistenti, o ricalcano carattere e ruoli di coloro che circondano la vita del regista? La riflessione, seppur non particolarmente originale, è affascinante, anche se Almodóvar troppo spesso dà l’impressione di aver voluto girare un film terapeutico su se stesso, lasciando il pubblico seduto in sala a guardarlo mentre si ricuce le ferite davanti allo specchio. Lo so, fa sempre bene cercare bellezza e significato, anche quando un grande autore sa benissimo di non essere più nel suo momento migliore (che poi è una cosa tremendamente umana).
Elsa, una regista di spot pubblicitari, dopo due film andati male e la morte della madre, sente il bisogno di mettersi a scrivere con l’intenzione di tornare al più presto dietro la macchina da presa. Una serie di dolorose emicranie spinge la donna a lasciare il premuroso compagno a Madrid per trascorrere qualche giorno di relax nell’isola di Lanzarote. Questa storia però altro non è se non la nuova sceneggiatura di un autore di fama mondiale, Raul, in cui Elsa è un alter ego del regista stesso, alle prese con il blocco dello scrittore e un soggetto vagamente ispirato alla sua vita, tramite il quale spera di superare la perdita della madre e i problemi di comunicazione con il fidanzato e con la storica assistente.
Woody Allen, nel suo capolavoro Io e Annie, raccontava quanto fosse importante raggiungere la perfezione tramite l’arte, “perché è talmente difficile nella vita”. Pedro Almodóvar realizza invece un film volutamente imperfetto per rappresentare il bisogno di esprimersi, la necessità di raccontare se stesso tramite una storia, tramite l’arte. Lo fanno in tanti, non tutti ci riescono (tra l’altro, anche senza essermi cimentato in un film, ci ho provato pure io). Il timbro del regista c’è sempre, che siano i colori accesi, canzoni strazianti (una delle quali dà il titolo al film) o relazioni omosessuali: la determinazione di girare un film vale però il costo di vampirizzare tutto ciò che gli gravita intorno? Amarga Navidad è profondamente autocritico (dalla serie: “sopportatemi, sono fatto così”) ma anche indulgente: il regista si mette davanti allo specchio, si assolve, si accusa, si riscrive. Noi restiamo lì a guardarlo, forse con un po’ troppo distacco, come quando si guarda qualcuno che parla da solo in un bar alle due di notte. E alla fine non è chiaro se ciò che abbiamo visto sia una confessione o, più semplicemente, cinema.
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Soy de esa gente que goza el abrir un paquete que ella misma compró. Si mis expectativas mejorasen seguramente lo harían mis autorregalos.
Así entiendo el documental (diría que con más de reportaje) Pedro x Javis. Un regalo que los cineastas se hacen y comparten con quienes conecten.
Destaca en él el vínculo de equipo que siguen generando a su alrededor. Eso marca las carreras largas, estoy convencide. Lo he observado en otras personas. Álex de Lucas aparece detrás de las cámaras y Brays Efe también trabaja fuera de foco. No voy a decir que son familia (¿para qué?), ahora bien, sí son comunidad, y es precioso.
Hay improvisación. Porque quieren y, sobre todo, pueden. Ya tienen tablas para trabajar así, para dejarse ir. Además, esto es para ellos, es su regalo, lo que opinemos las demás está de más. Y el resultado es más que suficiente. La información circula bien por este canal menos encorsetado que en la mayoría de documentales del ramo. Y la música, destacando a Luz y a Pla.
El plantel que atraviesa los tres episodios es histórico. El esfuerzo para orquestar y agendar eso hay que reconocerlo. No obstante, se echan en falta caras técnicas como Teresa Font y artísticas como Ángela Molina, Elena Anaya, Poncela, Bardem, Anabel, Gael... Marisa no, ella está.
Los Javis comandan y se dejan grabar organizando el cotarro. Son atentos, centrados, amables, como intuíamos. Las elecciones de vestuario las dejo aparte. No así los platós, preciosos y adecuados para cada uno de los tres arcos temáticos (acabo con la impresión de el autorregalo iba a ser más grande y recortaron).
Pedro x Javis reivindica la felicidad de ser fans y del plató como hogar complementario, algo que une a ambas generaciones de artistas. Su versión de Mi querida señorita ya está montada, ahora tenemos más ganas de su estreno.
https://www.filmaffinity.com/es/film733147.html
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¡Se cumplen 35 años del estreno de #Mujeresalbordedeunataquedenervios! La #pelicula con la que #Almodóvar triunfó en el mundo y que nos dejó uno de los trabajos más recordados del #modisto #AntonioAlvarado en #cine.
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