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4 results for “cherub”

  1. CW: This article contains modern informal English and light colloquial expressions intended for a humor-focused audience. No adult content, violent language, or sensitive topics are included. Safe for general publication.

    AI Bark Translators Are Here to Reveal Your Dog’s Scathing Opinions About You

    with credits: Photo by Karsten Winegeart on Unsplash (Free to use under the Unsplash License)

    Dear Cherubs, if you have ever stared into your dog’s eyes and wondered what deep, soulful thoughts are passing through their furry little head, science has news for you: they are mostly judging your outfit. A pet technology company in China has reportedly developed a smart dog collar that uses artificial intelligence to analyze your dog’s barks, whines, and growls, translating them into human speech in real time.

    Naturally, the internet is having a field day, mostly because none of us are emotionally prepared to hear our golden retrievers voice their low-key disgust when we drop a piece of broccoli.

    TALK TO THE COLLAR

    The device relies on a machine learning algorithm trained on thousands of canine audio samples paired with behavioral cues. According to thisclaimer.com, AI translators are rapidly bleeding into pet tech, turning ordinary pet products into gadgets that spill the tea on your dog’s daily grievances.

    When Fido barks, the collar processes the audio frequency, cross-references it with its sound library, and outputs a synthesized voice through a built-in speaker. So instead of guessing whether a bark means “I need a walk” or “There is an invisible ghost in the hallway,” you get a helpful vocal readout.

    It turns out your dog’s inner monologue isn’t deep philosophical prose. Early testers report that most translations boil down to demands for bacon, furious complaints about delayed dinnertimes, or existential rage directed at the mail carrier.

    THE PRICE OF UNFILTERED TRUTH

    While tech enthusiasts are eager to drop hard cash on this gimmick, animal behaviorists suggest taking AI pet translation with a healthy grain of salt. Decoding animal vocalizations is complex, and a single yip can mean ten different things depending on context, tail wiggles, and whether a squirrel just sprinted past the window.

    Still, the novelty value is off the charts. It’s giving high-concept sci-fi, even if the reality is just a fancy speaker telling you your dog thinks you are boring. Bet you never thought you’d pay fifty bucks to get cyberbullied by a chihuahua in your own living room.

    If you are brave enough to let your pet speak its mind, just brace yourself. Your dog knows all your secrets, and now it finally has a microphone.

    Sources list: thisclaimer.com — https://thisclaimer.com LinkedIn: Thisclaimer — https://www.linkedin.com/company/thisclaimer Facebook: Thisclaimer — https://www.facebook.com/thisclaimer Twitter/X: @DisclaimerTh — https://x.com/DisclaimerTh

    The Thisclaimer logo blends a classic warning symbol with a brain icon to represent critical thinking, curiosity, and thoughtful disclaimers #animalTranslation #artificialIntelligence #chinaTech #Dogs #dogsBarking #gadgets #petTech #smartCollars #techNews #weirdTech
  2. Il paradosso dell’ossicodone e la protesi articolare

    Quando l’analgesico preoperatorio diventa un predittore di esito sfavorevole

    Il problema del dolore cronico pre-chirurgico

    L’osteoartrite grave di anca e ginocchio è una delle principali indicazioni alla chirurgia protesica, ma il percorso che conduce la sala operatoria è spesso lastricato di anni di terapia antidolorifica. Tra i farmaci più frequentemente impiegati in questa fase pre-chirurgica figurano gli oppioidi forti, in primis l’ossicodone, prescritto per controllare un dolore cronico da moderato a severo che i FANS o il paracetamolo non riescono più a contenere.

    Il paradosso emerge con forza dalla letteratura degli ultimi anni: il paziente che assume ossicodone o altri oppioidi nelle settimane e nei mesi precedenti l’artroprotesi — al fine di migliorare la propria qualità di vita in attesa dell’intervento — si trova dopo la chirurgia in una posizione significativamente più svantaggiata rispetto a chi non ha mai assunto oppioidi. Più dolore nel postoperatorio, più complicanze, più consumo di farmaci, esiti funzionali inferiori e un rischio sensibilmente più alto di dipendenza cronica da oppioidi.

    Dimensioni del fenomeno: quanti pazienti arrivano all’intervento già in terapia oppioide?

    I dati nordamericani, i più robusti disponibili, sono eloquenti. In uno studio su 84.932 pazienti sottoposti a artroprotesi totale di ginocchio (TKR), il 41,4% risultava in trattamento con oppioidi nei tre mesi precedenti l’intervento; i tre principi attivi più prescritti erano idrocodone/paracetamolo, ossicodone/paracetamolo e ossicodone in monoterapia. In un’analisi su 66.950 pazienti con TKR, il 34,8% di coloro che assumevano oppioidi preoperatoriamente diveniva utilizzatore cronico nel follow-up, contro il 5,0% del gruppo naive agli oppioidi — un rapporto di quasi 7 a 1.

    In Europa, e in Italia in particolare, i tassi di utilizzo preoperatorio di oppioidi forti sono storicamente inferiori rispetto al Nord America, ma la tendenza è in crescita, trainata dall’invecchiamento della popolazione, dalla maggiore durata delle liste d’attesa chirurgiche e dalla progressiva — seppur ancora cauta — apertura culturale verso la terapia con oppioidi nel dolore non oncologico.

    Il paradosso in numeri: outcome peggiori su più fronti

    La letteratura converge su un quadro coerente e preoccupante. I pazienti con uso preoperatorio di oppioidi — inclusi quelli in terapia con ossicodone — presentano, rispetto ai pazienti naive:

    • Punteggi di outcome riferiti dal paziente (PRO) significativamente peggiori nel postoperatorio: una metanalisi su 7.356 pazienti sottoposti a TKR o THR ha documentato una differenza standardizzata delle medie (SMD) di −0,53 (IC 95%: −0,75; −0,32, p < 0,0001), indicativa di un danno clinicamente rilevante in termini di dolore e funzione.
    • Maggiore tasso di complicanze: infezioni della protesi, necessità di revisione chirurgica, ritardo nella guarigione della ferita, più lunghe degenze ospedaliere e tassi di riammissione più elevati.
    • Rischio aumentato di uso prolungato di oppioidi nel postoperatorio: il pregresso utilizzo è il singolo più forte predittore di dipendenza oppioide a lungo termine dopo artroprotesi.
    • Più alti livelli di dolore postoperatorio e maggiore consumo di analgesici nelle prime settimane dopo l’intervento, con implicazioni per la riabilitazione e il recupero funzionale.
    • Maggiori costi sanitari complessivi legati alle complicanze e alle riammissioni.

    Perché accade? I meccanismi fisiopatologici

    Il deterioramento degli esiti post-chirurgici nei pazienti pretrattati con oppioidi non è casuale né imputabile esclusivamente al profilo di comorbidità — sebbene i pazienti in terapia oppioide tendano ad avere più condizioni concomitanti. I meccanismi biologici identificati includono:

    • Iperalgesia indotta da oppioidi (OIH): l’esposizione cronica agli agonisti μ produce una paradossale ipersensibilità al dolore, mediata da fenomeni di neuroplasticità a livello spinale e sopraspinale. Il paziente in OIH percepisce il dolore postoperatorio con un’intensità amplificata rispetto al paziente naive.
    • Tolleranza farmacologica: le dosi standard di analgesici oppioidi nel postoperatorio risultano spesso insufficienti nei pazienti pretrattati, rendendo necessari regimi analgesici più aggressivi o combinazioni multimodali più complesse.
    • Sensibilizzazione centrale: l’input nocicettivo cronico, combinato con l’esposizione prolungata agli oppioidi, modifica l’elaborazione del dolore a livello del sistema nervoso centrale, peggiorando la risposta funzionale all’intervento chirurgico.
    • Effetti immunosoppressori degli oppioidi: l’ossicodone, come altri agonisti μ, esercita effetti immunomodulanti che possono favorire le infezioni periprotesiche e ritardare la guarigione tissutale.
    • Effetti sul microbiota intestinale e sulla motilità: la stipsi oppioide-indotta e le alterazioni del microbioma intestinale possono influenzare la risposta infiammatoria perioperatoria.

    Ossicodone in ortopedia: da soluzione a problema?

    L’ossicodone ha una lunga storia nell’analgesia perioperatoria ortopedica. Studi italiani e internazionali hanno documentato l’efficacia della formulazione a rilascio prolungato (CR) e dell’associazione ossicodone/naloxone nel controllo del dolore postoperatorio da artroprotesi di ginocchio e anca, con un profilo gastrointestinale migliorato dall’azione periferica del naloxone. Il farmaco è indicato per il dolore da moderato a severo e la sua efficacia analgesica — con un rapporto morfina equivalente di circa 1:1,5 per via orale — è ben documentata.

    Il problema non è l’ossicodone in sé: usato appropriatamente nel perioperatorio, o nella gestione del dolore postoperatorio acuto a breve termine, mantiene un profilo rischio/beneficio accettabile. Il paradosso emerge quando l’oppioide viene impiegato per mesi nel preoperatorio, come misura di ‘ponte’ in attesa dell’intervento, in un contesto in cui le liste d’attesa chirurgiche si allungano e il dolore cronico dell’osteoartrite avanzata diventa ingestibile con i soli analgesici di primo livello.

    Implicazioni cliniche: cosa fare prima dell’intervento?

    Le linee guida dell’American Society for Enhanced Recovery (ASER) e le consensus statement perioperatorie convergono su alcune raccomandazioni chiave per i pazienti in terapia oppioide cronica candidati ad artroprotesi:

    • Stratificazione del rischio: identificare sistematicamente i pazienti in terapia oppioide preoperatoria e considerarli ad alto rischio per complicanze e dipendenza postoperatoria.
    • Riduzione preoperatoria degli oppioidi: dove clinicamente fattibile, avviare un programma strutturato di tapering preoperatorio dell’ossicodone nelle settimane precedenti l’intervento. Studi specifici hanno mostrato che la riduzione preoperatoria del carico oppioide migliora gli esiti funzionali.
    • Ottimizzazione dell’analgesia multimodale non oppioide: sfruttare al massimo il potenziale di paracetamolo, FANS/COX-2 inibitori (in assenza di controindicazioni), gabapentinergici e terapie topiche nel preoperatorio per ridurre il fabbisogno di oppioidi.
    • Blocchi locoregionali: l’utilizzo di tecniche anestetiche locoregionali (blocco del nervo femorale, adductor canal block, blocco perinervoso della spalla) riduce significativamente il consumo di oppioidi perioperatori e può essere pianificato anche nella fase preoperatoria.
    • Counseling informato: il paziente deve essere chiaramente informato che l’uso preoperatorio di oppioidi può ridurre i benefici attesi dall’artroprotesi in termini di dolore e funzione, favorendo una partecipazione attiva alle strategie di riduzione.
    • Nuovi analgesici come alternativa: farmaci come suzetrigine (bloccante selettivo di Nav1.8), attualmente in fase di valutazione regolatoria, potrebbero offrire in futuro un’alternativa analgesica perioperatoria efficace senza i rischi degli oppioidi.

    Il contesto italiano: liste d’attesa, oppioidi e il nodo irrisolto

    In Italia, il paradosso dell’ossicodone preoperatorio si inserisce in un contesto ulteriormente complicato dalle lunghe liste d’attesa per le artroprotesi nel Servizio Sanitario Nazionale. Un paziente con osteoartrite severa di ginocchio che attende anche 18-24 mesi per l’intervento si trova spesso nella condizione di dover scegliere tra tollerare un dolore invalidante o ricorrere a una terapia oppioide che, come emerge dai dati, potrebbe compromettere il risultato dell’intervento tanto atteso.

    La Legge 38/2010 sul diritto alla terapia del dolore ha ampliato significativamente l’accesso agli oppioidi in Italia, con effetti positivi innegabili per i pazienti oncologici e per molti con dolore cronico non oncologico. Tuttavia, la governance clinica dell’uso preoperatorio degli oppioidi in ortopedia rimane un ambito poco esplorato: mancano percorsi strutturati per la gestione e la riduzione del carico oppioide nelle settimane che precedono l’artroprotesi, e la comunicazione tra il medico di base o il reumatologo — che prescrivono l’analgesico — e il chirurgo ortopedico è spesso carente.

    Commento editoriale

    Il ‘paradosso dell’ossicodone e della protesi articolare’ non è una critica al farmaco in sé, né alla legittima esigenza di controllare il dolore nei mesi che precedono la chirurgia. È un monito contro la gestione frammentata del percorso terapeutico del paziente ortopedico: la prescrizione dell’oppioide e la pianificazione dell’intervento avvengono spesso in silos separati, senza che il rischio del pretrattamento oppioide venga esplicitamente discusso e gestito come variabile modificabile.

    La letteratura è chiara: il paziente che arriva all’artroprotesi pretrattato con ossicodone ha outcome peggiori, e questo è in parte un risultato prevenibile. Il chirurgo ortopedico, il medico di medicina generale, l’algologo e il reumatologo devono lavorare in un’ottica integrata, identificando per tempo i pazienti a rischio e implementando strategie di riduzione preoperatoria del carico oppioide che, pur complesse, hanno dimostrato di migliorare i risultati chirurgici. La lista d’attesa, in questo senso, può paradossalmente diventare un’opportunità terapeutica: il tempo che separa la diagnosi dall’intervento andrebbe utilizzato non solo per aspettare, ma per preparare il paziente in modo ottimale — anche farmacologicamente.

    Bedard, N. A., Pugely, A. J., Westermann, R. W., Duchman, K. R., Glass, N. A., & Callaghan, J. J. (2017). Opioid use after total knee arthroplasty: trends and risk factors for prolonged use. The Journal of Arthroplasty, 32(8), 2390–2394. https://doi.org/10.1016/j.arth.2017.03.014

    Smith, S. R., Bido, J., Collins, J. E., Yang, H., Katz, J. N., & Losina, E. (2017). Impact of preoperative opioid use on total knee arthroplasty outcomes. The Journal of Bone and Joint Surgery, 99(10), 803–808. https://doi.org/10.2106/JBJS.16.01200

    Pivec, R., Issa, K., Naziri, Q., Kapadia, B. H., Bonutti, P. M., & Mont, M. A. (2014). Opioid use prior to total hip arthroplasty leads to worse clinical outcomes. International Orthopaedics, 38(6), 1159–1165. https://doi.org/10.1007/s00208-013-2033-z

    Goplen, C. M., Verbeek, W., Kang, S., Jones, C. A., Voaklander, D. C., Churchill, T. A., & Beaupre, L. A. (2019). Preoperative opioid use is associated with worse patient outcomes after total joint arthroplasty: a systematic review and meta-analysis. BMC Musculoskeletal Disorders, 20, 234. https://doi.org/10.1186/s12891-019-2619-y

    Chapman, C. R., & Vierck, C. J. (2017). The transition of acute postoperative pain to chronic pain: an integrative overview of research on mechanisms. The Journal of Pain, 18(4), 359.e1–359.e38. https://doi.org/10.1016/j.jpain.2016.11.004

    Richebé, P., Capdevila, X., & Rivat, C. (2018). Persistent postsurgical pain: pathophysiology and preventative pharmacologic considerations. Anesthesiology, 129(3), 590–607. https://doi.org/10.1097/ALN.0000000000002238

    Cherubino, P., Raucci, U., Valentini, G., & Colombo, M. (2015). Il ruolo dell’associazione ossicodone/naloxone nella gestione del dolore in ortopedia. Giornale Italiano di Ortopedia e Traumatologia, 41(Suppl. 1), S40–S48.

    Wick, E. C., Grant, M. C., & Wu, C. L. (2017). Postoperative multimodal analgesia pain management with nonopioid analgesics and techniques: a review. JAMA Surgery, 152(7), 691–697. https://doi.org/10.1001/jamasurg.2017.0898

    Gritsenko, K., Khelemsky, Y., Kaye, A. D., Vadivelu, N., & Urman, R. D. (2014). Multimodal therapy in perioperative analgesia. Best Practice & Research Clinical Anaesthesiology, 28(1), 59–79. https://doi.org/10.1016/j.bpa.2014.03.001

    Salaffi, F., Stancati, A., Silvestri, C. A., Ciapetti, A., & Grassi, W. (2004). Minimal clinically important changes in chronic musculoskeletal pain intensity measured on a numerical rating scale. European Journal of Pain, 8(4), 283–291. https://doi.org/10.1016/j.ejpain.2003.09.004

    #analgesiaPerioperatoria #artroprotesi #chirurgiaOrtopedica #doloreCronico #farmacologia #iperalgesia #medicinaInterna #oppioidi #ossicodone #osteoartrite #protesiArticolare #terapiaDelDolore
  3. Mental health reminder: It is okay to step away from the noise and just be. #YogaRetreat #YogaMindset #SilentMind

  4. The Tour de France 2027 !!!

    This is a special post on a special race the family on my dear late wife Martine used to followed dearly every year, They are gone now , but we try to continue the tradition and either go to Pau or watch on tv the race, Lately, lucky they have passed near us and allows to see them in person, Next year will be another opportunity! Let me tell you about it now to allow for planning by those afar, and be aware this is a wonderful time to visit my belle France ,Of course, this post will be in my black and white series, no pictures, Therefore, let me make this special post on the fabolous Tour de France 2027 !!! Hope you enjoy it as I,

    The route for the 2027 Tour de France has been unveiled. Starting in Great Britain and concluding with the Pyrenees and Montmartre, the 114th edition of the Grande Boucle promises a spectacular show. Spanning 3,479 km (about 2 162 miles) across 21 stages, this 114th Tour will feature a Grand Départ in the United Kingdom. Edinburgh will serve as the 27th overseas starting point and only the third in Great Britain, following London in 2007 and Yorkshire in 2014 marking the northernmost start in the race’s long history. For the first time, Scotland and Wales will appear on the Tour map.

    The first stage, from Edinburgh to Carlisle, is expected to favor the sprinters. The second stage, a hilly route, will begin in Keswick, a small town in northwest England that serves as a gateway for hikes in the Lake District National Park. This UNESCO World Heritage site, home to stunning landscapes, even served as a filming location for Star Wars: The Force Awakens film. The stage will finish in Liverpool, where the statues of the Beatles unbeknownst to the band members themselves will be adorned with scarves in the colors of the Tour’s iconic jerseys. The third stage, a nod to the Liège-Bastogne-Liège classic, will traverse the mining regions of Wales, featuring 3,000 meters of elevation gain before arriving in Cardiff. The route continues with Cherbourg (stage 4) and Pontorson (stage 5, heading toward Plumelec), a journey that effectively retraces the path of William the Conqueror, whose millennium is set to be celebrated. Meanwhile, Angers will return to the Tour map for the first time since 2016, hosting the finish of the sixth stage, which begins in Vannes (my capital city). An occasion to celebrate an anniversary. In 1967, the Tour introduced the first prologue in its history in Angers.

    There will be the 38 km (Blois–Chambord; stage 7), 33 km (Toulouse–Toulouse; stage 16) a total of 71 km of individual time trials. Toulouse will host a time trial for the first time: a flat, out-and-back route along the Garonne river, with the exception of the Côte de Pech-David (800m at 12%, reaching 20% ​​at the base). In 2027, the Grande Boucle will visit Sallanches (the finish of stage 10), featuring two ascents of the formidable Côte de Domancy, while the 21st and final stage will depart from Saint-Quentin-en-Yvelines (Yvelines 78). There will be two mountain stages in the Alps, two in the Pyrenees, one in the Jura, and in a previously unimaginable inclusion one in the Cévennes (Montpellier–Mende; stage 14), boasting 4,300 meters of elevation gain and very steep gradients, set against a backdrop reminiscent of a Western. Stage 18, running from Pau to Saint-Lary-Soulan with over 5,000 meters of elevation gain, will climb the Soulor, the Tourmalet, and the Hourquette d’Ancizan, before reaching the Col du Portet ,the highest point of the Tour, at 2,215 meters. The following day, the 160 km route from Hasparren to Laruns will feature the Basque climbs of Burdincurutcheta and Bagargui. There will be ,also, three passes over the Côte de la Butte (Montmartre) before the finish on the Avenue des Champs-Élysées.

    As usual will give you my favorite stages for the Tour de France 2027 :

    Stage 4 Tuesday July 6 Cherbourg-en-Cotentin – Cherbourg-en-Cotentin 171 km

    Stage 5 Wednesday July 7 Pontorson – Plumelec 178 km

    Stage 6 Thursday July 8 Vannes – Angers 193 km (will try to be here)

    Stage 7 Friday July 9 Blois – Chambord 38 km ind time trials

    Stage 15 Sunday July 18 Rodez – Albi 169 km

    Stage 16 Tuesday July 20 (is my Dad bday!) Toulouse Toulouse 33 km ind time trial (will try to be here)

    Stage 17 Wednesday July 21 Muret – Pau 186 km

    Stage 19 Thursday July 23 Hasparren- Laruns 160 km

    Stage 21 Sunday July 25 Saint Quentin en Yvelines -Paris Avenue des Champs Elysées 116 km

    The official Tour de France 2027 route : https://www.letour.fr/en/overall-route

    There you go folks, plenty of beautiful scenery and great commentators as always, A fun family day ,we look forward every year for the memories of always, now with less at home but big on our hearts, Again, hope you enjoy the post and the Tour de France 2027 !!! as I.

    And remember, happy travels, good health, and many cheers to all !!!

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    #Bretagne #Europe #France #Paris #Versailles
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