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Quanto sia necessario il Numero nelle cose; et che cosa sia Numero; et se l’Vnità è numero. Capitolo 12 – 1.12.3
Et si come il fine non è, ne si può dire, se non rispetto del principio, cosi il principio non può essere, se non hà relatione al fine. Et perciò è da notare, che non vien detto principio, se non per ragione del fine; ne fine se non per rispetto del principio: di modo che dal principio al fine non si potendo venire, se non per il mezo; sarà necessario, che ogni cosa accioche sta intera et tutta, contenga in se principio, mezo, et fine; i quali tutti sono contenuti nel numero Ternario, detto dal Filosofo per tal ragione Perfetto. Onde mancando l’Vnità del mezo et del fine, non si può dire, che sia numero, ma principio solamente di quei numeri, che sono con ordine naturale disposti, percioche la natural dispositione de numeri è tale. 1. 2. 3. 4. 5. 6. 7. 8. 9. 10. ordine che si può continuare in infinito, aggiungendoui la vnità. la quale, percioche da essa hà principio ogni quantità, sia continua, ò discreta, si chiama Genitrice, cio è principio, origine, et misura commune d’ogni numero: conciosia che ciascun numero contenga in se più volte la vnità; si come per essempio, il Binario, che segue immediatamente dopò essa, non vien formato se non per la congiuntione di due vnità, dalle quali ne risulta esse Binario primo numero et pari; et a questo aggiunta poi la vnità, si forma il Ternario primo numero impare; dal quale con la vnità appresso si fa il Quaternario, detto Numero parimente pari; et da questo et dalla vnità è produtto il Quinario, detto Numero incomposto, et cosi gli altri di diuerse specie, procedendo in infinito.
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Quanto sia necessario il Numero nelle cose; et che cosa sia Numero; et se l’Vnità è numero. Capitolo 12 – 1.12.2
Si che per quello che detto habbiamo, et per quello che dir si potrebbe discorrendo con l’intelletto, il numero è sommamente necessario. Et benche molti l’habbiano diffinito; nondimeno Euclide Megarense, parmi che ottimamente l’habbia descritto dicendo; il Numero essere moltitudine composta di più vnità. La quale vnità ben che non sia numero, tuttauia è del numero principio, et da essa ogni cosa, o semplice, o composta, o corporale, o spirituale che sia, vien detta Vna: Percioche si come non si può dire cosa alcuna bianca se non per la bianchezza, cosi non si può dire alcuna cosa vna se non per la vnità; la quale è talmente contenuta dalla cosa che è, che tanto quella si conserua nell’esser propio, quanto contiene in se la Vnità: Et all’opposito, quando resta di essere vna, allora manca del suo essere.
Et in ciò la Vnita è niente differente dal Punto, che è vn minimo indiuisibile nella linea: conciosia che si come quando è mosso (secondo che vogliono alcuni) egli fa la linea, et non per questo è detto Quanto, ma si bene di essa Quantità principio; cosi non è la Vnità numero, ancora che di esso sia principio.
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Quanto sia necessario il Numero nelle cose; et che cosa sia Numero; et se l’Vnità è numero. Capitolo 12 – 1.12.1
Quanto sia necessario il Numero nelle cose; et che cosa sia Numero; et se l’Vnità è numero. Capitolo 12.
MA perche di sopra si è detto, che la Musica è scienza, che considera li Numeri, et le proportioni; però parmi che hora sia tempo di cominciare a ragionar di tal cose, massimamente che dalla prima origine del mondo (si come manifestamente si vede, et lo affermano i Filosofi) tutte le cose create da Dio furno da lui col Numero ordinate: anzi esso Numero fu il principale essemplare nella mente di esso fattore. Onde è necessario che tutte le cose, le quali sono separatamente, ouero insieme, siano dal numero comprese, et al numero sottoposte: imperoche tanto è egli necessario; che se fusse tolto via, prima si distruggerebbe il tutto, et dipoi si leuarebbe all’huomo (come vuol Platone) la prudenza, et il sapere: conciosiache di niuna cosa, che egli hauesse nell’intelletto, ouero nella memoria, potrebbe rendere ragione; et le arti si perderebbeno, ne più faria bisogno di parlare o scriuere alcuna cosa della Musica; percioche del tutto la ragione di essa si anullarebbe, non hauendo ella maggior fermezza, che quella de i numeri.
Il Numero acuisse l’ ingegno, conferma la memoria, indrizza l’intelletto alle speculationi, et conserua nel propio essere tutte le cose. Che più? Iddio benedetto lo donò all’ huomo, come istrumento necessario ad ogni sua ragione et discorso.
Nelle Sacre lettere vn’infinito numero di secreti mirabilissimi et diuini col mezo de i numeri si uengono a discoprire, della cognitione et intelligenza de i quali (come piace ad Agostino) senza l’aiuto de numeri noi certamente saremmo priui. Il Saluator nostro, come si uede nell’Euangelio in molti luoghi, gli osseruò, et le ceremonie della Legge scritta, tutte per numero si comprendeno. Di modo che, come dice ancora Agostino, nella Scrittura in più luoghi si ritrouano li Numeri, et la Musica esser posti honoreuolmente. Onde non è da marauigliarsi, se i Pithagorici istimauano, che nelli numeri fusse vn non so che di diuino.
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Diuisione della Musica in Speculatiua et in Prattica; per la quale si pone la differenza tra il Musico et il Cantore. Capitolo 11 – 1.11.4
Hora hauendo veduto la differenza, che si ritroua tra l’vno et l’altro, esser l’istessa, che è tra l’artefice et l’istrumento; il quale essendo retto et gouernato dall’artefice, è tanto men degno di lui, quanto chi regge è più nobile della cosa retta; potremo quasi dire, il Musico esser più degno del Compositore, del Cantore, o Sonatore, quanto costui è più nobile et degno dell’istrumento.
Ma non dico però, che’l compositore, et alcuno che esserciti li naturali, o artificiali istrumenti sia, o debba esser priuo di questo nome, pur che egli sappia et intenda quello, che operi; et del tutto renda conueneuol ragione: perche a simil persona, non solo di Compositore, di Cantore, o di Sonatore: ma di Musico ancora il nome si conuiene. Anzi se con vn sol nome lo douessimo chiamare, lo chiameremo Musico perfetto: percioche dando opera, et essercitandosi nell’vna, et l’altra delle nominate, costui possederà perfettamente la Musica; della quale desidero, et spero che faranno acquisto coloro, i quali vorranno osseruare li nostri precetti.
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Diuisione della Musica in Speculatiua et in Prattica; per la quale si pone la differenza tra il Musico et il Cantore. Capitolo 11 – 1.11.3
Ma piu espressamente si comprende da quelli, che essercitano l’opere musicali da mano, li quali dall’opera, cioè dall’istrumento, et non dalla scienza prendeno il nome; come l’Organista dall’Organo, il Citerista dalla Cetera, il Lirico dalla Lira; et similmente ogn’altro, secondo la sorte dell’istrumento ch’ ei suona. Et però chi vorrà bene essaminar la cosa, ritrouerà tanto essere la differenza dell’vno dall’altro, quanto è il loro vfficio, et il loro fine diuerso. Onde volendo sapere quello che sia l’vno et l’altro diremo; Musico esser colui, che nella Musica è perito, et hà facultà di giudicare, non per il suono: ma per ragione quello, che in tale scienza si contiene. Il quale se alle cose appartinenti alla prattica darà opera, farà la sua scienza più perfetta. Et Musico perfetto si potrà chiamare.
Ma il Prattico, o Compositore, o Cantore, o Sonatore, che egli sia, diremo esser colui, che li precetti del Musico con lungo essercitio apprende, et li manda ad effetto con la voce, o col mezo di qualunque artificiale istrumento. Di sorte che prattico si può dire ogni compositore, il quale non per ragione et per scienza: ma per lungo vso sappia comporre ogni musical cantilena; et ogni sonatore di qual si voglia sorte di istrumento musicale, che sappia sonare solamente per lungo vso, et giudicio di orecchio: ancora che a tale vso l’vno et l’altro non sia peruenuto senza’l mezo di qualche cognitione. Et la velocità delle mani, della lingua, et ogni mouimento, et altro accidente, che si ritroua di bello nel sonatore, o cantore, si debbe attribuire all’vso, et non alla scienza: conciosiache consistendo essa nella sola cognitione; se fusse altramente seguirebbe, che colui, che hauesse maggior cognitione della scienza, fusse anche più atto ad essercitarla; di che in effetto si vede il contrario.
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Diuisione della Musica in Speculatiua et in Prattica; per la quale si pone la differenza tra il Musico et il Cantore. Capitolo 11 – 1.11.2
Si che non è dubbio, che nella scienza della Musica è più degna la cognitione della ragione, che l’operare. Et quantunque la speculatione da per se non habbia dibisogno dell’opera; tuttauia non può lo speculatiuo produrre cosa alcuna in atto, che habbia ritrouato nuouamente, senza l’aiuto dell’ artefice, ouero dell’istrumento: percioche tale speculatione se bene ella non fusse vana, parrebbe nondimeno senza frutto, quando non si riducesse all’vltimo suo fine, che consiste nell’essercitio de naturali, et artificiali istrumenti, col mezo de i quali ella viene a conseguirlo: si come ancora l’artefice senza l’aiuto della ragione mai potrebbe condurre l’ opera sua a perfettione alcuna.
Et per questo nella Musica (considerandola nella sua vltima perfettione) queste due parti sono tanto insieme congiunte, che per le assegnate ragioni non si possono separare l’vna dall’ altra. Et se pure le volessimo separare, da questo si conoscerà lo Speculatiuo esser differente dal Prattico, che quello sempre piglia il nome dalla scienza, et vien detto Musico.
Et questo non dalla scienza, ma dall’operare, come dal Comporre è detto Compositore; dal Cantare è detto Cantore; et dal Sonare vien chiamato Sonatore.
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Diuisione della Musica in Speculatiua et in Prattica; per la quale si pone la differenza tra il Musico et il Cantore. Capitolo 11 – 1.11.1
Diuisione della Musica in Speculatiua et in Prattica; per la quale si pone la differenza tra il Musico et il Cantore. Capitolo 11.
INTRAVIENE nella Musica quello, che suole intrauenire in alcuna dell’altre scienze: conciosiache diuidendosi in due parti, l’vna Theorica, o Speculatiua, et l’altra Prattica vien detta. Quella il cui fine consiste nella cognitione solamente della verità delle cose intese dall’intelletto (il che è propio di ciascuna scienza) è detta Speculatiua; l’altra che dall’essercitio solamente dipende, vien nominata Prattica.
La prima, come vuol Tolomeo, fu ritrouata per accrescimento della scienza, imperoche per il suo mezo potemo ritrouar nuoue cose, et darle augumento: Ma la Prattica solamente è per l’operare; come dissegnare, descriuere, et fabricare con le mani le cose occorrenti. Questa alla prima non altramente si sottomette, di quello che fa l’appetito alla ragione, et è il douere: conciosia che ogni arte, et ogni scienza naturalmente ha per più nobile la ragione con la quale si opera, che l’istesso operare.
Onde hauendo noi dall’Animo il sapere, et dal Corpo, come suo ministro, l’opera; è cosa manifesta, che l’animo vincendo et superando di nobiltà il corpo, quanto alle operationi sia ancora più nobile: tanto più, che se le mani non operassero quello, che dalla ragione gli è commandato, vanamente et senza frutto alcuno si affaticarebbeno.
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Quello che sia Musica in particolare, et perche sia cosi detta. Capitolo 10 – 1.10.3
Et quantunque queste opinioni siano buone, tuttauia quello che a me par più ragioneuole, et più mi piace è l’opinione di Platone, che ella sia nominata dalle Muse, alle quali (come dice Agostino) è conceduto vna certa onnipotenza di cantare: et vogliono li Poeti, che siano figliuole di Gioue et di Memoria; et dicono bene: percioche se l’huomo non ritiene li suoni et gli interualli delle voci musicali nella memoria, non fa profitto alcuno; et questo auiene: perche non si possono a via alcuna scriuere: tanto più, che ogni scienza, et ogni disciplina (come vuole Quintiliano) consiste nella memoria: conciosia che in vano ci è insegnato, quando quello che noi ascoltiamo dalle menti nostre si parte.
Et perche habbiamo detto la Musica essere scienza speculatiua, però auanti che più oltra passiamo, vederemo (hauendo consideratione del fine) come anche la possiamo dimandare Prattica.
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Quello che sia Musica in particolare, et perche sia cosi detta. Capitolo 10 – 1.10.2
Ma perche ella sia cosi detta, & donde deriui il suo nome, non è cosa facile da sapere: conciosia che alcuni hanno hauuto opinione, che ella habbia origine dal verbo greco Μαίεσθαι; & altri (tra i quali è Platone nel Cratilo) da μῶσθαι, cioè dal cercare, o inuestigare; come di sopra si è mostrato.
Et alcuni hanno hauuto parere, che si a detta da μωύ voce Egittia, o Caldea, & da ἧχος voce Greca; che l’vna vuol significare Acqua, & l’altra Suono; quasi per il suono delle acque ritrouata: della quale opinione fu Giouanni Boccaccio ne i libri della Geneologia delli Dei. Et in vero non mi dispiace: percioche è concorde alla opinione di Varrone, il qual vuole, che in tre modi naschi la Musica; o dal suono delle acque; o per ripercussione dell’aria; o dalla voce: ancorache Agostino dica altramente.
Alcuni altri istimarono, che cosi fusse detta: perche appresso l’acque fu ritrouata, & non per il suono delle acque; mossi per auentura da questo, che Pan dio de pastori fu il primo (come narra Plinio) che della sua Siringa conuersa in canna appresso Ladone fiume di Arcadia, fece la Sampogna pastorale; il che afferma il Poeta dicendo;
Pan primus calamos cera coniungere plures
Instituit. -
Quello che sia Musica in particolare, et perche sia cosi detta. Capitolo 10 – 1.10.1
Quello che sia Musica in particolare, et perche sia cosi detta. Capitolo 10.
FATTA la diuisione della Musica (hauendola prima dichiarita in vniuersale) et veduto quello, che sia ciascuna sua parte separatamente; resta hora (douendosi ragionar solamente della Istrumentale) veder prima quello, che ella sia.
Dico adunque, che la Musica istrumentale è harmonia, la quale nasce da i suoni et dalle voci; la cui cognitione in che consista facilmente dalla sua definitione potremo sapere: imperoche ella è scienza speculatiua mathematica, maestra di tutte le cantilene, la quale col senso et con la ragione considera li suoni et le voci, li numeri, le proportioni, et le loro differenze; et ordina le voci graui et acute con certi termini proportionati ne i debiti luoghi. Ne si marauigli alcuno, ch’io habbia detto la Musica essere scienza speculatiua: percioche tengo, che sia possibile, che vno possa quella possedere nell’intelletto; ancora che non l’esserciti con li naturali o artificiali istrumenti.
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Della Musica Rithmica, et della Metrica. Capitolo 9 – 1.9.3
Per concludere adunque dico, che la Rithmica et la Metrica parimente discende dalla naturale: Ma perche (come vuole Agostino) percuottendo noi alcuno istrumento con quella velocità ò tardità, che noi proferimo alcuna parola, potemo conoscere dal mouimento gli istessi tempi lunghi et breui, cioè li numeri istessi, che nelle parole si conosce; però non fu inconueniente dire, che queste due sorti di Musica, si possano anco attribuire all’artificiata: conciosia che ogni giorno vdiamo farsi questo con diuersi istrumenti, al suono de quali ottimamente si accommodano varie sorti di versi, secondo il numero che si comprende nel suono nato da loro. E ben vero, che tra quella che deriua dalle voci, et quella che deriua dalli suoni si ritrouerà tal differenza, che l’vna Rithmica, o Metrica naturale si potrà dire, et l’altra Rithmica o Metrica artificiata.
Queste due sorti di Musica (percioche al presente molto più alli Poeti et Oratori, che al Musico, appartengono sapere) lasciaremo da parte, ragionando solamente della Piana et della Misurata, non pretermettendo, come è il mio principale proposito, alcuna cosa, che sia degna di annotatione.
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Della Musica Rithmica, et della Metrica. Capitolo 9. – 1.9.2
Potemo adunque hora conoscere la differenza, che è tra questa et l’altra specie di Musica, che Metrica si chiama; il cui propio è di saper giudicare ne i versi la quantità delle sillabe, cioè se siano lunghe o breui, mediante le quali si conoscano i piedi, et quali siano, et la loro determinata sede: Conciosiache la diuersità de i piedi, come di due, di tre, di quattro, o di più sillabe, costituisce la Musica metrica; La quale se medesimamente volemo dichiarare, non è altro che l’harmonia, che nasce dal verso per la quantità delle sillabe; la compositione delle quali costituisce diuersi piedi, come sono il Pirrichio, l’Iambo, lo Spondeo, il Trocheo, il Tribracho, l’Anapesto, il Dattilo, il Proceleumatico, et altri che nelle Poesie si ritrouano; Li quali, secondo la loro determinata sede nel verso, posti harmonicamente insieme, porgono all’udito grandissima dilettatione.
Et per le medesime ragioni ch’habbiamo detto della Rithmica, la Metrica anchora dalla medesima harmonica, o naturale discende: imperoche la lunghezza, o breuità delle sillabe si conosce, o misura dal suono della voce, la cui lunghezza o breuità importi tempo, conosciuto per il moto. Si che non dalle lettere, ma dal suono delle voci viene a nascere la Musica Metrica: percioche accompagnandolo col suono de gli artificiali istrumenti si forma il Metro, come anticamente faceuano li Poeti lirici, che al suono della Lira, o della Cetera cantauano i loro versi; onde parimente li Poeti et i Versi da loro cantati vengono chiamati Lirici. Et perche da principio essi andauano a poco a poco cercando di accompagnare i versi con harmonia al suono della Lira o della Cetera, è stata opinione de molti, che i detti Poeti trouassero le Legi o regole de i versi, le quali Metriche addimandauano.
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Della Musica Rithmica, et della Metrica. Capitolo 9. – 1.9.1
Della Musica Rithmica, et della Metrica. Capitolo 9.
MVSICA Rithmica diremo esser quella harmonia, che si sente nel verso, ouero nella prosa per la quantità delle Sillabe et per il suono delle parole, quando insieme bene et acconciamente si compongono; La scienza della quale consiste nel giudicare, se nella prosa, o nel verso sia conueneuole consonanza tra parola et parola, cioè se le sillabe dell’vna, bene o male con le sillabe dell’altra si congiungono.
Questo tal giuditio non si può fare, se prima in atto non si riduce, et si faccia vdire col mezo de naturali istrumenti: percioche non le lettere, ma gli elementi delle lettere sono quelli, che producono tale conueneuole consonanza; li quali (secondo li Grammatici, et secondo Boetio ancora) altro non sono, che la pronuntia di esse lettere, che sono con diuerse forme figurate, ritrouate per commodità di esprimere il concetto, senza parole pronunciate.
Onde nella general diuisione della Musica organica; dalla harmonica, o naturale gli hò fatto trar la sua origine.
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Della Musica piana, et misurata; o vogliamo dire Canto fermo, et figurato. Capitolo 8. – 1.8.2
Musica misurata dico essere l’harmonia, che nasce da vna variata prolatione di tempo nella cantilena, dimostrato per alcuni Caratteri, o figure al modo sopra detto, le quali di nome, essentia, forma, quantità, et qualità sono differenti; et non si accrescono, ne si diminuiscono: ma si cantano con misura di tempo, secondo che descritte si trouano.
Et questa communemente si chiama Canto figurato, dalle figure o note, che si trouano in esso di forma et quantità diuersa, le quali ne fanno crescere et minuire il tempo nella cantilena, secondo la loro valuta, che tardità, o velocità di tempo ne rapresentano.
Ma Figura, o Nota che dire vogliamo, si nel canto fermo, come nel figurato, dico essere un segno, che posto sopra alcune linee et spatij, ci rapresenta il suono o la voce, et la velocità et tardità del tempo, che bisogna vsare nella cantilena; delle quai cose trattaremo poi nella Terza parte, quando ragionaremo intorno la materia del Contrapunto, cioè delle Compositioni delle cantilene.
Et perche la Musica piana et Misurata, non solo da istrumenti naturali, ma da artificiali ancora può nascere; però nella diuisione della Musica organica, dalla harmonica, o naturale, et dalla artificiata l’hò fatta discendere.
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Della Musica piana, et misurata; o vogliamo dire Canto fermo, et figurato. Capitolo 8. – 1.8.1
Della Musica piana, et misurata; o vogliamo dire Canto fermo, et figurato. Capitolo 8.
RESTA hora di andare dichiarando il secondo membro principale, che noi facemmo della Musica; il quale era la Organica, diuisa in Harmonica o Naturale, et in Artificiata; ciascuna delle quali diuidemmo in Piana, Misurata, Rithmica, et Metrica.
Ripigliando adunque queste vltime parti dico, che la Musica Piana si dimanda quell’harmonia, che nasce da vna semplice et equale prolatione nella cantilena, la quale si fa senza variatione alcuna di tempo, dimostrato con alcuni Caratteri, o figure semplici, che Note li musici prattici chiamano; le quali ne si accrescono, ne si diminuiscono della loro valuta: imperoche in essa si pone il tempo intero et indiuisibile, et da i Musici volgarmente è chiamato Canto piano, ouero Canto fermo; ilquale è molto vsato da i Religiosi nelli diuini vfficij.
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Della Musica humana – 1.7.6
Questa concordia harmonica adunque della natura spirituale con la corporale, et della rationale con la irrationale, è quella, che costituisce la Musica humana: percioche mentre l’Anima quasi con ragion de i numeri perseuera di stare vnita col corpo, il corpo ritiene col nome l’essere animato; et non essendo per altro accidente impedito, hà potestà di far ciò che vuole: doue disciogliendosi l’harmonia, egli si corrompe, et perdendo col nome l’esser animato, resta nelle tenebre, et l’Anima vola all’immortalità.
Et ben fu detto quasi con ragion de i numeri: conciosiache gli antichi hebbero vna strana opinione, che quando vno si annegaua, oueramente era vcciso, l’anima sua non poteua mai andare al luogo deputato, fin che non haueua finito il musical numero; col quale dal suo nascimento era stata congiunta al corpo. Et perche haueano per fermo, che tal numero non si potesse trappassare, però tali accidenti chiamarono Fato, ouer Corso fatale. Questa opinione tocca il Poeta introducendo Deifobo, il quale fu vcciso da i Greci, dir queste parole;
Explebo numerum, reddarque tenebris.
Ma perche queste cose s’appartengono più alli ragionamenti della Filosofia, che a quelli della Musica, lascierò di parlarne più oltra, contentandomi di hauerne detto queste poche, et dimostrato la varietà della Musica animastica; della quale, come di quella, che nulla o poco fa al nostro proposito, non ne farò più mentione.
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Della Musica humana – 1.7.5
Si conosce vltimamente tale harmonia dal congiungimento dell’Anima col Corpo, per la naturale amicitia, mediante la quale il corpo con l’anima è legato, non già con legami corporei, ma (come vogliono i Platonici) con lo spirito, il quale è incorporeo, come al capitolo 4. di sopra vedemmo. Questo è quel legame, dal qual risulta ogni humana harmonia, et è quello, che congiunge le diuerse qualità de gli elementi in vn composto, cioè nel corpo humano, seguendo l’ opinione de Filosofi; i quali concordemente affermano, che i corpi humani sono composti di Terra, Acqua, Aria, et Fuoco; et dicono la carne generarsi della temperatura di tutti li quattro elementi insieme; li Nerui di terra et di fuoco; et finalmente le ossa di acqua et di terra.
Ma se questo ne paresse strano, ragioneuolmente non potemo negare, che non siano composti almeno delle qualità elementali, mediante li quattro humori, che in ogni corpo si ritrouano; come è la Malinconia, la Flegma, il Sangue, et la Colera: li quali benche l’vno all’altro siano contrarij; nondimeno nel misto, o composto, che vogliamo dire, stanno harmonicamente vniti. Anzi se per patir freddi, et souerchi caldi; ouer per troppo mangiare, ò per altra cagione facemo violenza ad vno de gli humori, in istante ne segue il distemperamento, et l’infirmità del corpo; ne egli prima si risana, se essi non sono ridutti alla pristina proportione et concordia; la quale non potrebbe essere, quando non vi fusse quel legamento, che di sopra hò detto, della natura spirituale con la corporale, et della rationale con la irrationale.
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Della Musica humana – 1.7.4
Similmente se noi vorremo che le parti dell’Anima siano la sede della Ragione, dell’ Ira, et della Cupidità; ritrouaremo nella prima sette cose corrispondenti a gli interualli et alle specie della Diapason, cioè l’Acutezza, l’ Ingegno, la Diligenza, il Conseglio, la Sapienza, la Prudenza, et l’Esperienza.
Nella seconda ritrouaremo quattro cose, che corrisponderanno alle specie et a gli interualli della Diapente, cioè Mansuetudine o Temperanza d’animo, Animosità, Fortezza, et Tolleranza.
Nella terza tre cose corrispondenti a gli interualli et alle specie della Diatessaron, cioè Sobrietà o Temperanza, Continenza, et Rispetto.
Oltra di ciò si considera ancora tale harmonia nelle potenze di essa anima, si come nell’Ira, nella Ragione; et nelle Virtù; come sarebbe dire nella Iustitia et nella Fortezza: percioche queste cose tra loro si vengono a temperare nel modo che nei suoni della consonanza si contempera il suono graue con l’acuto.
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Della Musica humana – 1.7.3
Conoscesi ancora tal harmonia dall’Anima, cioè dalle sue parti, che sono l’Intelletto, li Sentimenti et l’Habito: Imperoche, secondo Tolomeo, corrispondeno alle ragioni di tre consonanze, cioe della Diapason, della Diapente, et della Diatessaron:
conciosia che la parte intellettuale corrisponda alla Diapason, che hà sette interualli, et sette sono le sue Specie; onde in essa si ritrouano sette cose, cioè la Mente, l’ Imaginatione, la Memoria, la Cogitatione, l’ Opinione, la Ragione, et la Scienza.
Alla Diapente, la quale ha quattro Specie et quattro interualli, corrisponde la sensitiua in quattro cose, nel Vedere, nell’Vdire, nell’Odorare, et nel Gustare: conciosia che il Toccare sia commune a ciascun de i nominati quattro sentimenti, et massimamente al Gusto.
Ma alla Diatessaron, la qual si fa di tre interualli et contiene tre Specie corrisponde la parte habituale, nell’Augumento, nella Summità, et nel Decrescimento.
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Della Musica humana – 1.7.2
Ma questa non chiamerò io Musica humana, la qual diremo, che si possa conoscere da tre cose, cioè dal Corpo, dall’Anima, et dal Congiungimento dell’vno et dell’altra.
Dal corpo, si come nelle cose che crescono, ne gli humori, et nelle humane operationi.
Nelle cose che crescono noi veggiamo ciascun viuente quasi con vna certa harmonia cambiare il suo stato: Gli huomini diuentano di fanciulli vecchi, et di piccoli grandi; Le piante di humide, verdi et tenere, si fanno aride, secche, et dure. Et ben che ogni giorno si veggano, et le habbiamo auanti gli occhi, nondimeno non si può veder tal mutatione: si come ancora nella Musica non si puo vdire lo spatio, che si troua dalla voce acuta a quella che è graue, quando si canta: conciosia che solamente si possa intendere, et non vdire.
Ne gli humori; come vedemo nel temperamento di tutti quattro gli Elementi nel corpo humano.
Et nelle humane operationi la conoscemo, nell’animal rationale, cioè nell’huomo: imperoche in tal modo è retto et gouernato dalla ragione, che passando per i debiti mezi nel suo operare, conduce le sue cose con vna certa harmonia a perfetto fine.
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Della Musica mondana – 1.7.1
Della Musica humana. Capitolo 7.
LA Musica humana poi è quell’harmonia, che può esser intesa da ciascuno, che si riuolga alla contemplatione di se stesso: imperoche quella cosa, la quale mescola col corpo la viuacità incorporea della ragione, non è altro, che vn certo adattamento et temperamento, come di voci graui et acute; il quale faccia quasi vna consonanza. Questa è quella, che congiunge tra se le parti dell’Anima, et tiene vnita la parte rationale con la irrationale, et e quella, che mescola gli elementi, ouer le qualità loro nel corpo humano con ragioneuole proportione.
Onde principalmente si de auertire, ch’io hò detto, che può esser intesa da ciascuno, che si riuolga alla contemplatione di se stesso; accioche non si credesse, che la Musica humana fusse, o si chiamasse quell’ordine, che osserua la Natura nella generatione de nostri corpi.
La quale (come dicono li Medici, et anche lo conferma Agostino) poi che nella matrice della donna ritroua il seme humano, corropendolo per ispatio di sei giorni lo conuerte in latte; ilquale in noue giorni trasforma in sangue; et in termine di dodici di ne produce vna massa di carne senza forma: Ma a poco a poco introducendouela, in diciotto giorni la fa diuenire humana: di modo che essendo in quarantacinque giorni compiuta la generatione, l’Onnipotente Iddio le infonde l’Anima intellettiua.
Et veramente questo mirabilissimo ordine hà in se concento et harmonia, considerata la distanza di un numero all’altro; si come è chiaro da vedere, che dal primo al secondo si ritroua la forma della consonanza Diapente; et da questo al terzo quella della Diatessaron; et dal terzo all’vltimo quella della medesima Diapente. Et di nuouo dal primo al terzo, et dal secondo all’vltimo la forma della Diapason; et dal primo all’vltimo chiaramente si scorge quella della Diapasondiapente; come più facilmente nella figura si vede:
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Della Musica mondana – 1.6.14
Questa tale harmonia ben fu conosciuta da Mercurio, et da Terpandro; conciosia che l’vno hauendo ritrouata la Lira, oueramente la Cetera, pose in essa quattro chorde ad imitatione della Musica mondana (come dice Boetio et Macrobio) la quale si scorge ne i quattro Elementi, ouero nella varietà de i quattro tempi dell’anno; et l’altro la ordinò con sette chorde alla similitudine de i sette Pianeti. Fu poi il numero delle quattro chorde nominato Quadrichordo, ouer Tetrachordo, che tanto vuol dire, quanto di quattro chorde. Et quello di sette Eptachordo, che vuol dire di sette chorde.
Ma il primo fu da i Musici di maniera riceuuto et abbracciato, che le quindeci chorde comprese nel Sistema massimo, furno accresciute secondo il numero delle chorde del predetto Tetrachordo, anchora che si ritrouino distanti l’ una dall’ altra sotto diuerse proportioni.
Et questo basti quanto alla dichiaratione della Musica mondana.
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Della Musica mondana – 1.6.13
Conciosia che la concordanza et l’harmonia loro partorisca l’harmonia de i tempi, che si conosce prima ne gli Anni, per la mutatione della Primauera nella State; et di questa nell’Autunno: similmente dell’Autunno nel Verno; et del Verno nella Primauera. Et dipoi nelli Mesi per il crescere et sciemare regolatamente, che fa la Luna; et finalmente ne i Giorni per il cambieuole apparir della luce, et delle tenebre; dalla quale harmonia nasce la diuersità di fiori, et di frutti: Percioche, si come afferma Platone, quando il caldo col freddo, et il secco con l’ humido proportionatamente s’vniscono; dall’harmonia di queste qualità ne risulta l’anno a ciascun viuente vtilissimo, pieno di varie sorti di fiori odoriferi, et di frutti ottimi; ne alcun’altra sorte di piante, o di animali viene a patire offesa.
Si come all’opposito auiene, che dalla discordanza et distemperamento loro si generano pestilenza, sterilità, infirmità, et ogni cosa a gli huomini, alle bestie, et alle piante nociua.
Et veramente la Natura hà seguito vn bello et ottimo ordine, facendo che quel che il Verno ristringe et rinchiude, Primauera lo apra, et mandi fuori; et quel che la State secca, l’ Autunno finalmente maturi. Di maniera che si vede l’vn tempo all’altro porgere aiuto; et di quattro tempi harmonicamente disposti farsi vn corpo solo.
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Della Musica mondana – 1.6.12
Ma se più sotilmente ancora vorremo essaminare la cosa, ritrouaremo l’harmonia mondana nella loro misura et quantità, mediante la trammutatione delle parti, che fa dall’vno nell’ altro, si come mostra il Filosofo: conciosiache cosi si trammuta vna parte di terra in acqua, et vna parte di acqua in aria, come si trammuta vna parte di aria in fuoco. Et cosi come si trammuta vna parte di fuoco in aria, et vna parte di aria in acqua, cosi si trammuta vna parte di acqua in terra: essendo che trammutandosi la terra in acqua, si viene a far tale trammutatione in proportione Decupla. Di modo che quando si trammuta vn pugno di terra in acqua, si genera (come dicono i Filosofi) dieci pugni di acqua; et quando si trammuta tale acqua in aria, viene a fare cento pugni di aria. per la qual cosa trammutandosi tutto questo in fuoco, viene a multiplicare in mille pugni di fuoco.
Cosi per il contrario, mille pugni di fuoco si conuerteno in cento di aria, et questi in dieci di acqua, et dieci di acqua in vno di terra; et questo auiene dalla rarità et spessezza, che si ritroua più in vno, che in vn’altro elemento: Percioche quanto piu s’auicinano al cielo, et sono lontani dal centro del mondo, tanto più sono rari; et quanto più s’auicinano a questo, et si allontanano da quello, tanto più sono spessi.
Onde quando da questo si volesse giudicare la loro misura, si potrebbe dire, che la quantità del fuoco fusse in proportione Decupla con quella dell’ aria; et quella dell’ aria, con quella dell’ acqua medesimamente in proportione decupla; et cosi la quantità dell’acqua con tutta la quantità della terra nella medesima proportione.
Et si potrebbe anche dire (poi che gli Elementi sono corpi d’vno istesso genere, et il tutto con le parti conuiene in vna istessa natura, et in vna ragione istessa) che la proportione, che si ritroua tra la quantità della sphera del fuoco, et tutta la massa della terra, sia quella, che si ritroua tra il numero Millenario et l’vnitade. A questo modo adunque, dal mouimento, dalle distanze, et dalle parti del cielo; et similmente da gli aspetti, dalla natura, et dal sito de i sette pianetti; et dal numero etiandio, dal peso, et dalla misura de i quattro elementi, venimo alla cognitione dell’ harmonia Mondana.
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Della Musica mondana – 1.6.11
Tal legamento fatto con harmonia esplicò ancora Boetio dicendo;
Tu numeris elementa ligas, vt frigora flammis
Arida conueniant liquidis, ne purior ignis
Euolet, aut mersas deducant pondera terras.
Tu triplicis mediam naturae cuncta mouentem
Connectens animam, per consona membra resoluis.Et in vn’altro luogo;
Haec concordia temperat aequis
Elementa modis, vt pugnantia
Vicibus cedant humida siccis
Iungantque fidem frigora flammis.
Pendulus ignis surgat in altum,
Terraeque graues pondere sidant.Ma chi vorrà dal peso loro comprendere ancora la Mondana harmonia la potrà conoscere: percioche essendo l’vno dell’altro più graue, o più leggiero, sono di tal modo insieme concatennati et legati, che con vna certa harmonia la circonferenza di ciascuno proportionatamente è lontana dal centro del Mondo.
Noi vedemo che quelli, che sono per lor natura graui, sono tirati all’insù da quelli, che sono per loro natura leggieri; et li graui tirano all’ingiù li leggieri in tal maniera, che niuno di loro va fuori del suo propio luogo. Et in tal guisa stanno insieme sempre vniti et serrati, che tra loro non si troua per alcun tempo, quantunque breue, in alcuna parte il Vacuo; il quale la Natura grandemente abhorisce.
Et sono poi in tal modo collocati, che la Terra, la quale per sua natura è semplicemente graue, et il Fuoco, che è semplicemente leggiero, sono quelli, che posseggono gli vltimi luoghi. La Terra tien l’infimo luogo: percioche ogni graue tende al basso; et il Fuoco stà nel supremo: conciosia che ogni cosa leggiera tende a tal luogo. Ma perche li mezi ritengono la natura de i loro estremi, però hà ordinato bene il Creatore, che essendo l’Acqua et l’Aria, secondo vn certo rispetto graui et leggieri, douessero tenere il luogo mezano, l’Acqua accompagnandosi alla Terra come più graue; et l’Aria al Fuoco, come piu leggero; accioche ciascuno si accompagnasse a quello, che era di natura a lui piu simile.
Il qual ordine et legamento leggiadramente Ouidio espresse dicendo.
Ignea conuexi vis, et sine pondere coeli
Emicuit, summaque locum sibi legit in arce.
Proximus est aer illi leuitate locoque.
Densior his tellus elementaque grandia traxit,
Et praessa est grauitate sui. circunfluus humor
Vltima possedit, solidumque coercuit orbem. -
Della Musica mondana – 1.6.10
Conciosia che al modo che il Quaternario, et Nouenario numeri quadrati si conuengono nel Senario, il quale supera il Quaternario di quella quantità, che esso è superato dal Nouenario; in tal modo il Fuoco et l’Acqua, che sono in due qualità contrarij, in vno mezano elemento si congiungono: Impero che essendo il Fuoco per sua natura caldo et secco, et l’ Acqua fredda et humida, nell’ Aria calda et humida mirabilmente con grande proportione s’accompagnano; il quale se bene dall’Acqua per il calido si scompagna, seco poi per l’humido si vnisce. Et se l’humido dell’ Acqua ripugna al secco della Terra, il frigido non resta però d’vnirli insieme. Di modo che sono con tanto marauiglioso ordine insieme vniti, che tra essi non si ritroua più disparità, che si ritroui tra due mezani numeri proportionati, collocati nel mezo di due numeri Cubi; come nel sottoposto essempio si può chiaramente vedere.
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Della Musica mondana – 1.6.9
Hauendo adunque hauuto riguardo a tutte le sopradette opinioni, et essendo (si come affermarono alcuni) il Mondo l’organo d’ Iddio, nella dichiaratione della Musica mondana hò detto, che è harmonia, la quale, si scorge tra quelle cose, che si veggono, et conoscono nel cielo. Et soggiunsi, che anche nel legamento de gli Elementi si comprende: conciosiache essendo stati creati dal grande Architettore Iddio (si come creò ancora tutte l’altre cose) in Numero, in Peso, et in Misura, da ciascuna di queste tre cose si può comprendere tale harmonia; et prima dal Numero, medianti le qualità passibili, che sono quattro et non più, cioè la Siccità, la Frigidità, la Humidità, et la Calidità, che si ritrouano in essi: conciosiache a ciascuno di loro principalmente vna di esse qualità è appropiata; si come la siccità alla terra, la frigidità all’ acqua, l’ humidità all’ aria, et la calidità al fuoco; Ancora che la siccità secondariamente si attribuisca al fuoco, la calidità all’aria, l’humidità all’acqua, et la frigidità alla terra; per le quali non ostante, che tra loro essi elementi siano contrarij, restano nondimeno in vno mezano elemento, secondo vna qualità concordi et vniti: essendo che ad ogn’vno di loro (come hauemo veduto) due ne sono appropiate, per mezo delle quali mirabilmente insieme si congiungono, et in tal modo; che si come due numeri Quadrati conuengono in vno mezano numero proportionato, cosi due di essi elementi in vno mezano si congiungono.
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Della Musica mondana – 1.6.8
Dalla natura poi, conciosia che essendone alcuno (come vogliono gli Astrologi) di natura trista et maligna; da quelli, che buoni et benigni sono, in tal modo vengono ad esser temperati; che ne risulta poi tale harmonia; che apporta gran commodo et vtile a mortali.
Et questa si comprende ancora dal Sito, ouero dalla Positione loro; conciosia che sono tra loro in tal modo collocati, quasi nel modo che sono collocate le virtù tra gli vitij. Onde si come questi, che sono estremi, si riducono ad vn’habito virtuoso, per via di vno mezo conueniente; cosi quelli pianeti, che sono di natura maligni, si riducono alla temperanza per via di vn’altro pianeta posto nel mezo loro, che sia di natura benigna.
Però si vede, che essendo Saturno et Marte posti nel luogo soprano di natura maligni, cotal malignità da Gioue posto tra l’vno et l’altro, et dal Sole posto sotto di Marte con vna certa harmonia è temperata; si che non lassano operare a i loro influssi cattiui nelle cose inferiori quel maligno effetto, che potrebbeno operare non vi essendo tale interpositione. Et hanno i loro influssi si gran possanza sopra li corpi inferiori, che mentre li due primi nominati pianeti si ritrouano hauere il dominio dell’anno; allora si disciolge l’ harmonia de i quattro Elementi: percioche si corrompe l’ aria de tal maniera, che genera nel mondo pestilenza vniuersale.
Vogliono ancora, che i due luminari maggiori, che sono il Sole et la Luna, facino corrispondente harmonia di beniuolenza tra gli huomini, quando nel nascimento dell’vno quello si ritroua essere in Sagittario, et questa nel Montone; et nel nascimento dell’altro il Sole sia nel Montone, et la Luna nel Sagittario. Simil harmonia dicono ancora farsi, quando nel loro nascimento hanno hauuto vn medesimo segno, ouero di simile natura, ouero vn medesimo pianeta, o di natura simile in ascendente: ouero che due benigni pianeti col medesimo aspetto habbiano riguardato l’ angolo dell’oriente.
Questo istesso dicono auenire, quando Venere si ritroua nella medesima casa della loro natiuità, o nel medesimo grado.
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Della Musica mondana – 1.6.7
Chi vorrà poi essaminare li cieli nelle sue parti, secondo che con gran diligenza hà fatto Tolomeo, ritrouerà (comparate insieme le dodici parti del Zodiaco, nelle quali sono li dodici segni celesti) le consonanze musicali, cioè la Diatessaron, la Diapente, la Diapason, et le altre per ordine;
et nelli motti fatti verso l’ Oriente et l’ Occidente potrà conoscere esser collocati li suoni grauissimi;
et in quelli, che si fanno nel mezo del cielo gli acutissimi.
Nelle altitudini poi ritrouerà il Diatonico, il Chromatico, et l’ Enharmonico genere.
Similmente nelle latitudini li Tropi, o Modi, che vogliamo nominarli;
et nelle faccie della Luna, secondo gli varij aspetti col Sole, esser le congiuntioni delli Tetrachordi.
Ma non solo dalle predette cose si può conoscere cotale harmonia; ma dalli varij aspetti de i sette Pianeti ancora; dalla natura, et dalla positione, o sito loro. Da gli aspetti, si come dal Trino, dal Quadrato, dal Sestile, dalle congiuntioni, et dalle oppositioni; li quali fanno nelle cose inferiori, secondo i loro influssi buoni, et rei, vna tale et tanta diuersità di harmonia di cose, che è impossibile di poterla esplicare.
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Della Musica mondana – 1.6.6
Dipoi andauano ponendo dalla sphera della Luna a quella di Mercurio l’ interuallo d’ un Semituono maggiore;
et da Mercurio a Venere quello del minore;
e da Venere al Sole il Tuono, et il minor semituono;
et questa diceuano esser distante dalla terra per tre tuoni, et vno semituono; il qual spatio è nominato Diapente.
Et dalla Luna al Sole poneuano la distanza di due tuoni, et vno semituono; li quali costituiscono lo spatio della Diatessaron.
Ritornando poi al principiato ordine, dissero, il Sole esser lontano da Marte per la medesima distanza, che è la Luna dalla terra;
et da Marte a Gioue essere l’ interuallo del semituono minore;
et da questo a Saturno lo spatio del semituono maggiore:
dal quale per fino all’ vltimo cielo, oue sono li segni celesti, posero lo spatio del minor semituono.
Per la qual cosa dall’ vltimo cielo alla sphera del Sole si comprende esser lo spatio, o interuallo della Diatessaron; et dalla terra all’ vltimo cielo lo spatio di cinque tuoni, et due minori semituoni, cioè la Diapason.