#ih1568 — Public Fediverse posts
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Quanto sia necessario il Numero nelle cose; et che cosa sia Numero; et se l’Vnità è numero. Capitolo 12 – 1.12.3
Et si come il fine non è, ne si può dire, se non rispetto del principio, cosi il principio non può essere, se non hà relatione al fine. Et perciò è da notare, che non vien detto principio, se non per ragione del fine; ne fine se non per rispetto del principio: di modo che dal principio al fine non si potendo venire, se non per il mezo; sarà necessario, che ogni cosa accioche sta intera et tutta, contenga in se principio, mezo, et fine; i quali tutti sono contenuti nel numero Ternario, detto dal Filosofo per tal ragione Perfetto. Onde mancando l’Vnità del mezo et del fine, non si può dire, che sia numero, ma principio solamente di quei numeri, che sono con ordine naturale disposti, percioche la natural dispositione de numeri è tale. 1. 2. 3. 4. 5. 6. 7. 8. 9. 10. ordine che si può continuare in infinito, aggiungendoui la vnità. la quale, percioche da essa hà principio ogni quantità, sia continua, ò discreta, si chiama Genitrice, cio è principio, origine, et misura commune d’ogni numero: conciosia che ciascun numero contenga in se più volte la vnità; si come per essempio, il Binario, che segue immediatamente dopò essa, non vien formato se non per la congiuntione di due vnità, dalle quali ne risulta esse Binario primo numero et pari; et a questo aggiunta poi la vnità, si forma il Ternario primo numero impare; dal quale con la vnità appresso si fa il Quaternario, detto Numero parimente pari; et da questo et dalla vnità è produtto il Quinario, detto Numero incomposto, et cosi gli altri di diuerse specie, procedendo in infinito.
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Quanto sia necessario il Numero nelle cose; et che cosa sia Numero; et se l’Vnità è numero. Capitolo 12 – 1.12.3
Et si come il fine non è, ne si può dire, se non rispetto del principio, cosi il principio non può essere, se non hà relatione al fine. Et perciò è da notare, che non vien detto principio, se non per ragione del fine; ne fine se non per rispetto del principio: di modo che dal principio al fine non si potendo venire, se non per il mezo; sarà necessario, che ogni cosa accioche sta intera et tutta, contenga in se principio, mezo, et fine; i quali tutti sono contenuti nel numero Ternario, detto dal Filosofo per tal ragione Perfetto. Onde mancando l’Vnità del mezo et del fine, non si può dire, che sia numero, ma principio solamente di quei numeri, che sono con ordine naturale disposti, percioche la natural dispositione de numeri è tale. 1. 2. 3. 4. 5. 6. 7. 8. 9. 10. ordine che si può continuare in infinito, aggiungendoui la vnità. la quale, percioche da essa hà principio ogni quantità, sia continua, ò discreta, si chiama Genitrice, cio è principio, origine, et misura commune d’ogni numero: conciosia che ciascun numero contenga in se più volte la vnità; si come per essempio, il Binario, che segue immediatamente dopò essa, non vien formato se non per la congiuntione di due vnità, dalle quali ne risulta esse Binario primo numero et pari; et a questo aggiunta poi la vnità, si forma il Ternario primo numero impare; dal quale con la vnità appresso si fa il Quaternario, detto Numero parimente pari; et da questo et dalla vnità è produtto il Quinario, detto Numero incomposto, et cosi gli altri di diuerse specie, procedendo in infinito.
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Quanto sia necessario il Numero nelle cose; et che cosa sia Numero; et se l’Vnità è numero. Capitolo 12 – 1.12.3
Et si come il fine non è, ne si può dire, se non rispetto del principio, cosi il principio non può essere, se non hà relatione al fine. Et perciò è da notare, che non vien detto principio, se non per ragione del fine; ne fine se non per rispetto del principio: di modo che dal principio al fine non si potendo venire, se non per il mezo; sarà necessario, che ogni cosa accioche sta intera et tutta, contenga in se principio, mezo, et fine; i quali tutti sono contenuti nel numero Ternario, detto dal Filosofo per tal ragione Perfetto. Onde mancando l’Vnità del mezo et del fine, non si può dire, che sia numero, ma principio solamente di quei numeri, che sono con ordine naturale disposti, percioche la natural dispositione de numeri è tale. 1. 2. 3. 4. 5. 6. 7. 8. 9. 10. ordine che si può continuare in infinito, aggiungendoui la vnità. la quale, percioche da essa hà principio ogni quantità, sia continua, ò discreta, si chiama Genitrice, cio è principio, origine, et misura commune d’ogni numero: conciosia che ciascun numero contenga in se più volte la vnità; si come per essempio, il Binario, che segue immediatamente dopò essa, non vien formato se non per la congiuntione di due vnità, dalle quali ne risulta esse Binario primo numero et pari; et a questo aggiunta poi la vnità, si forma il Ternario primo numero impare; dal quale con la vnità appresso si fa il Quaternario, detto Numero parimente pari; et da questo et dalla vnità è produtto il Quinario, detto Numero incomposto, et cosi gli altri di diuerse specie, procedendo in infinito.
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Quanto sia necessario il Numero nelle cose; et che cosa sia Numero; et se l’Vnità è numero. Capitolo 12 – 1.12.3
Et si come il fine non è, ne si può dire, se non rispetto del principio, cosi il principio non può essere, se non hà relatione al fine. Et perciò è da notare, che non vien detto principio, se non per ragione del fine; ne fine se non per rispetto del principio: di modo che dal principio al fine non si potendo venire, se non per il mezo; sarà necessario, che ogni cosa accioche sta intera et tutta, contenga in se principio, mezo, et fine; i quali tutti sono contenuti nel numero Ternario, detto dal Filosofo per tal ragione Perfetto. Onde mancando l’Vnità del mezo et del fine, non si può dire, che sia numero, ma principio solamente di quei numeri, che sono con ordine naturale disposti, percioche la natural dispositione de numeri è tale. 1. 2. 3. 4. 5. 6. 7. 8. 9. 10. ordine che si può continuare in infinito, aggiungendoui la vnità. la quale, percioche da essa hà principio ogni quantità, sia continua, ò discreta, si chiama Genitrice, cio è principio, origine, et misura commune d’ogni numero: conciosia che ciascun numero contenga in se più volte la vnità; si come per essempio, il Binario, che segue immediatamente dopò essa, non vien formato se non per la congiuntione di due vnità, dalle quali ne risulta esse Binario primo numero et pari; et a questo aggiunta poi la vnità, si forma il Ternario primo numero impare; dal quale con la vnità appresso si fa il Quaternario, detto Numero parimente pari; et da questo et dalla vnità è produtto il Quinario, detto Numero incomposto, et cosi gli altri di diuerse specie, procedendo in infinito.
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Quanto sia necessario il Numero nelle cose; et che cosa sia Numero; et se l’Vnità è numero. Capitolo 12 – 1.12.3
Et si come il fine non è, ne si può dire, se non rispetto del principio, cosi il principio non può essere, se non hà relatione al fine. Et perciò è da notare, che non vien detto principio, se non per ragione del fine; ne fine se non per rispetto del principio: di modo che dal principio al fine non si potendo venire, se non per il mezo; sarà necessario, che ogni cosa accioche sta intera et tutta, contenga in se principio, mezo, et fine; i quali tutti sono contenuti nel numero Ternario, detto dal Filosofo per tal ragione Perfetto. Onde mancando l’Vnità del mezo et del fine, non si può dire, che sia numero, ma principio solamente di quei numeri, che sono con ordine naturale disposti, percioche la natural dispositione de numeri è tale. 1. 2. 3. 4. 5. 6. 7. 8. 9. 10. ordine che si può continuare in infinito, aggiungendoui la vnità. la quale, percioche da essa hà principio ogni quantità, sia continua, ò discreta, si chiama Genitrice, cio è principio, origine, et misura commune d’ogni numero: conciosia che ciascun numero contenga in se più volte la vnità; si come per essempio, il Binario, che segue immediatamente dopò essa, non vien formato se non per la congiuntione di due vnità, dalle quali ne risulta esse Binario primo numero et pari; et a questo aggiunta poi la vnità, si forma il Ternario primo numero impare; dal quale con la vnità appresso si fa il Quaternario, detto Numero parimente pari; et da questo et dalla vnità è produtto il Quinario, detto Numero incomposto, et cosi gli altri di diuerse specie, procedendo in infinito.
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Quanto sia necessario il Numero nelle cose; et che cosa sia Numero; et se l’Vnità è numero. Capitolo 12 – 1.12.2
Si che per quello che detto habbiamo, et per quello che dir si potrebbe discorrendo con l’intelletto, il numero è sommamente necessario. Et benche molti l’habbiano diffinito; nondimeno Euclide Megarense, parmi che ottimamente l’habbia descritto dicendo; il Numero essere moltitudine composta di più vnità. La quale vnità ben che non sia numero, tuttauia è del numero principio, et da essa ogni cosa, o semplice, o composta, o corporale, o spirituale che sia, vien detta Vna: Percioche si come non si può dire cosa alcuna bianca se non per la bianchezza, cosi non si può dire alcuna cosa vna se non per la vnità; la quale è talmente contenuta dalla cosa che è, che tanto quella si conserua nell’esser propio, quanto contiene in se la Vnità: Et all’opposito, quando resta di essere vna, allora manca del suo essere.
Et in ciò la Vnita è niente differente dal Punto, che è vn minimo indiuisibile nella linea: conciosia che si come quando è mosso (secondo che vogliono alcuni) egli fa la linea, et non per questo è detto Quanto, ma si bene di essa Quantità principio; cosi non è la Vnità numero, ancora che di esso sia principio.
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Quanto sia necessario il Numero nelle cose; et che cosa sia Numero; et se l’Vnità è numero. Capitolo 12 – 1.12.2
Si che per quello che detto habbiamo, et per quello che dir si potrebbe discorrendo con l’intelletto, il numero è sommamente necessario. Et benche molti l’habbiano diffinito; nondimeno Euclide Megarense, parmi che ottimamente l’habbia descritto dicendo; il Numero essere moltitudine composta di più vnità. La quale vnità ben che non sia numero, tuttauia è del numero principio, et da essa ogni cosa, o semplice, o composta, o corporale, o spirituale che sia, vien detta Vna: Percioche si come non si può dire cosa alcuna bianca se non per la bianchezza, cosi non si può dire alcuna cosa vna se non per la vnità; la quale è talmente contenuta dalla cosa che è, che tanto quella si conserua nell’esser propio, quanto contiene in se la Vnità: Et all’opposito, quando resta di essere vna, allora manca del suo essere.
Et in ciò la Vnita è niente differente dal Punto, che è vn minimo indiuisibile nella linea: conciosia che si come quando è mosso (secondo che vogliono alcuni) egli fa la linea, et non per questo è detto Quanto, ma si bene di essa Quantità principio; cosi non è la Vnità numero, ancora che di esso sia principio.
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Quanto sia necessario il Numero nelle cose; et che cosa sia Numero; et se l’Vnità è numero. Capitolo 12 – 1.12.2
Si che per quello che detto habbiamo, et per quello che dir si potrebbe discorrendo con l’intelletto, il numero è sommamente necessario. Et benche molti l’habbiano diffinito; nondimeno Euclide Megarense, parmi che ottimamente l’habbia descritto dicendo; il Numero essere moltitudine composta di più vnità. La quale vnità ben che non sia numero, tuttauia è del numero principio, et da essa ogni cosa, o semplice, o composta, o corporale, o spirituale che sia, vien detta Vna: Percioche si come non si può dire cosa alcuna bianca se non per la bianchezza, cosi non si può dire alcuna cosa vna se non per la vnità; la quale è talmente contenuta dalla cosa che è, che tanto quella si conserua nell’esser propio, quanto contiene in se la Vnità: Et all’opposito, quando resta di essere vna, allora manca del suo essere.
Et in ciò la Vnita è niente differente dal Punto, che è vn minimo indiuisibile nella linea: conciosia che si come quando è mosso (secondo che vogliono alcuni) egli fa la linea, et non per questo è detto Quanto, ma si bene di essa Quantità principio; cosi non è la Vnità numero, ancora che di esso sia principio.
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Quanto sia necessario il Numero nelle cose; et che cosa sia Numero; et se l’Vnità è numero. Capitolo 12 – 1.12.2
Si che per quello che detto habbiamo, et per quello che dir si potrebbe discorrendo con l’intelletto, il numero è sommamente necessario. Et benche molti l’habbiano diffinito; nondimeno Euclide Megarense, parmi che ottimamente l’habbia descritto dicendo; il Numero essere moltitudine composta di più vnità. La quale vnità ben che non sia numero, tuttauia è del numero principio, et da essa ogni cosa, o semplice, o composta, o corporale, o spirituale che sia, vien detta Vna: Percioche si come non si può dire cosa alcuna bianca se non per la bianchezza, cosi non si può dire alcuna cosa vna se non per la vnità; la quale è talmente contenuta dalla cosa che è, che tanto quella si conserua nell’esser propio, quanto contiene in se la Vnità: Et all’opposito, quando resta di essere vna, allora manca del suo essere.
Et in ciò la Vnita è niente differente dal Punto, che è vn minimo indiuisibile nella linea: conciosia che si come quando è mosso (secondo che vogliono alcuni) egli fa la linea, et non per questo è detto Quanto, ma si bene di essa Quantità principio; cosi non è la Vnità numero, ancora che di esso sia principio.
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Quanto sia necessario il Numero nelle cose; et che cosa sia Numero; et se l’Vnità è numero. Capitolo 12 – 1.12.2
Si che per quello che detto habbiamo, et per quello che dir si potrebbe discorrendo con l’intelletto, il numero è sommamente necessario. Et benche molti l’habbiano diffinito; nondimeno Euclide Megarense, parmi che ottimamente l’habbia descritto dicendo; il Numero essere moltitudine composta di più vnità. La quale vnità ben che non sia numero, tuttauia è del numero principio, et da essa ogni cosa, o semplice, o composta, o corporale, o spirituale che sia, vien detta Vna: Percioche si come non si può dire cosa alcuna bianca se non per la bianchezza, cosi non si può dire alcuna cosa vna se non per la vnità; la quale è talmente contenuta dalla cosa che è, che tanto quella si conserua nell’esser propio, quanto contiene in se la Vnità: Et all’opposito, quando resta di essere vna, allora manca del suo essere.
Et in ciò la Vnita è niente differente dal Punto, che è vn minimo indiuisibile nella linea: conciosia che si come quando è mosso (secondo che vogliono alcuni) egli fa la linea, et non per questo è detto Quanto, ma si bene di essa Quantità principio; cosi non è la Vnità numero, ancora che di esso sia principio.
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Quanto sia necessario il Numero nelle cose; et che cosa sia Numero; et se l’Vnità è numero. Capitolo 12 – 1.12.1
Quanto sia necessario il Numero nelle cose; et che cosa sia Numero; et se l’Vnità è numero. Capitolo 12.
MA perche di sopra si è detto, che la Musica è scienza, che considera li Numeri, et le proportioni; però parmi che hora sia tempo di cominciare a ragionar di tal cose, massimamente che dalla prima origine del mondo (si come manifestamente si vede, et lo affermano i Filosofi) tutte le cose create da Dio furno da lui col Numero ordinate: anzi esso Numero fu il principale essemplare nella mente di esso fattore. Onde è necessario che tutte le cose, le quali sono separatamente, ouero insieme, siano dal numero comprese, et al numero sottoposte: imperoche tanto è egli necessario; che se fusse tolto via, prima si distruggerebbe il tutto, et dipoi si leuarebbe all’huomo (come vuol Platone) la prudenza, et il sapere: conciosiache di niuna cosa, che egli hauesse nell’intelletto, ouero nella memoria, potrebbe rendere ragione; et le arti si perderebbeno, ne più faria bisogno di parlare o scriuere alcuna cosa della Musica; percioche del tutto la ragione di essa si anullarebbe, non hauendo ella maggior fermezza, che quella de i numeri.
Il Numero acuisse l’ ingegno, conferma la memoria, indrizza l’intelletto alle speculationi, et conserua nel propio essere tutte le cose. Che più? Iddio benedetto lo donò all’ huomo, come istrumento necessario ad ogni sua ragione et discorso.
Nelle Sacre lettere vn’infinito numero di secreti mirabilissimi et diuini col mezo de i numeri si uengono a discoprire, della cognitione et intelligenza de i quali (come piace ad Agostino) senza l’aiuto de numeri noi certamente saremmo priui. Il Saluator nostro, come si uede nell’Euangelio in molti luoghi, gli osseruò, et le ceremonie della Legge scritta, tutte per numero si comprendeno. Di modo che, come dice ancora Agostino, nella Scrittura in più luoghi si ritrouano li Numeri, et la Musica esser posti honoreuolmente. Onde non è da marauigliarsi, se i Pithagorici istimauano, che nelli numeri fusse vn non so che di diuino.
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Quanto sia necessario il Numero nelle cose; et che cosa sia Numero; et se l’Vnità è numero. Capitolo 12 – 1.12.1
Quanto sia necessario il Numero nelle cose; et che cosa sia Numero; et se l’Vnità è numero. Capitolo 12.
MA perche di sopra si è detto, che la Musica è scienza, che considera li Numeri, et le proportioni; però parmi che hora sia tempo di cominciare a ragionar di tal cose, massimamente che dalla prima origine del mondo (si come manifestamente si vede, et lo affermano i Filosofi) tutte le cose create da Dio furno da lui col Numero ordinate: anzi esso Numero fu il principale essemplare nella mente di esso fattore. Onde è necessario che tutte le cose, le quali sono separatamente, ouero insieme, siano dal numero comprese, et al numero sottoposte: imperoche tanto è egli necessario; che se fusse tolto via, prima si distruggerebbe il tutto, et dipoi si leuarebbe all’huomo (come vuol Platone) la prudenza, et il sapere: conciosiache di niuna cosa, che egli hauesse nell’intelletto, ouero nella memoria, potrebbe rendere ragione; et le arti si perderebbeno, ne più faria bisogno di parlare o scriuere alcuna cosa della Musica; percioche del tutto la ragione di essa si anullarebbe, non hauendo ella maggior fermezza, che quella de i numeri.
Il Numero acuisse l’ ingegno, conferma la memoria, indrizza l’intelletto alle speculationi, et conserua nel propio essere tutte le cose. Che più? Iddio benedetto lo donò all’ huomo, come istrumento necessario ad ogni sua ragione et discorso.
Nelle Sacre lettere vn’infinito numero di secreti mirabilissimi et diuini col mezo de i numeri si uengono a discoprire, della cognitione et intelligenza de i quali (come piace ad Agostino) senza l’aiuto de numeri noi certamente saremmo priui. Il Saluator nostro, come si uede nell’Euangelio in molti luoghi, gli osseruò, et le ceremonie della Legge scritta, tutte per numero si comprendeno. Di modo che, come dice ancora Agostino, nella Scrittura in più luoghi si ritrouano li Numeri, et la Musica esser posti honoreuolmente. Onde non è da marauigliarsi, se i Pithagorici istimauano, che nelli numeri fusse vn non so che di diuino.
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Quanto sia necessario il Numero nelle cose; et che cosa sia Numero; et se l’Vnità è numero. Capitolo 12 – 1.12.1
Quanto sia necessario il Numero nelle cose; et che cosa sia Numero; et se l’Vnità è numero. Capitolo 12.
MA perche di sopra si è detto, che la Musica è scienza, che considera li Numeri, et le proportioni; però parmi che hora sia tempo di cominciare a ragionar di tal cose, massimamente che dalla prima origine del mondo (si come manifestamente si vede, et lo affermano i Filosofi) tutte le cose create da Dio furno da lui col Numero ordinate: anzi esso Numero fu il principale essemplare nella mente di esso fattore. Onde è necessario che tutte le cose, le quali sono separatamente, ouero insieme, siano dal numero comprese, et al numero sottoposte: imperoche tanto è egli necessario; che se fusse tolto via, prima si distruggerebbe il tutto, et dipoi si leuarebbe all’huomo (come vuol Platone) la prudenza, et il sapere: conciosiache di niuna cosa, che egli hauesse nell’intelletto, ouero nella memoria, potrebbe rendere ragione; et le arti si perderebbeno, ne più faria bisogno di parlare o scriuere alcuna cosa della Musica; percioche del tutto la ragione di essa si anullarebbe, non hauendo ella maggior fermezza, che quella de i numeri.
Il Numero acuisse l’ ingegno, conferma la memoria, indrizza l’intelletto alle speculationi, et conserua nel propio essere tutte le cose. Che più? Iddio benedetto lo donò all’ huomo, come istrumento necessario ad ogni sua ragione et discorso.
Nelle Sacre lettere vn’infinito numero di secreti mirabilissimi et diuini col mezo de i numeri si uengono a discoprire, della cognitione et intelligenza de i quali (come piace ad Agostino) senza l’aiuto de numeri noi certamente saremmo priui. Il Saluator nostro, come si uede nell’Euangelio in molti luoghi, gli osseruò, et le ceremonie della Legge scritta, tutte per numero si comprendeno. Di modo che, come dice ancora Agostino, nella Scrittura in più luoghi si ritrouano li Numeri, et la Musica esser posti honoreuolmente. Onde non è da marauigliarsi, se i Pithagorici istimauano, che nelli numeri fusse vn non so che di diuino.
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Quanto sia necessario il Numero nelle cose; et che cosa sia Numero; et se l’Vnità è numero. Capitolo 12 – 1.12.1
Quanto sia necessario il Numero nelle cose; et che cosa sia Numero; et se l’Vnità è numero. Capitolo 12.
MA perche di sopra si è detto, che la Musica è scienza, che considera li Numeri, et le proportioni; però parmi che hora sia tempo di cominciare a ragionar di tal cose, massimamente che dalla prima origine del mondo (si come manifestamente si vede, et lo affermano i Filosofi) tutte le cose create da Dio furno da lui col Numero ordinate: anzi esso Numero fu il principale essemplare nella mente di esso fattore. Onde è necessario che tutte le cose, le quali sono separatamente, ouero insieme, siano dal numero comprese, et al numero sottoposte: imperoche tanto è egli necessario; che se fusse tolto via, prima si distruggerebbe il tutto, et dipoi si leuarebbe all’huomo (come vuol Platone) la prudenza, et il sapere: conciosiache di niuna cosa, che egli hauesse nell’intelletto, ouero nella memoria, potrebbe rendere ragione; et le arti si perderebbeno, ne più faria bisogno di parlare o scriuere alcuna cosa della Musica; percioche del tutto la ragione di essa si anullarebbe, non hauendo ella maggior fermezza, che quella de i numeri.
Il Numero acuisse l’ ingegno, conferma la memoria, indrizza l’intelletto alle speculationi, et conserua nel propio essere tutte le cose. Che più? Iddio benedetto lo donò all’ huomo, come istrumento necessario ad ogni sua ragione et discorso.
Nelle Sacre lettere vn’infinito numero di secreti mirabilissimi et diuini col mezo de i numeri si uengono a discoprire, della cognitione et intelligenza de i quali (come piace ad Agostino) senza l’aiuto de numeri noi certamente saremmo priui. Il Saluator nostro, come si uede nell’Euangelio in molti luoghi, gli osseruò, et le ceremonie della Legge scritta, tutte per numero si comprendeno. Di modo che, come dice ancora Agostino, nella Scrittura in più luoghi si ritrouano li Numeri, et la Musica esser posti honoreuolmente. Onde non è da marauigliarsi, se i Pithagorici istimauano, che nelli numeri fusse vn non so che di diuino.
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Quanto sia necessario il Numero nelle cose; et che cosa sia Numero; et se l’Vnità è numero. Capitolo 12 – 1.12.1
Quanto sia necessario il Numero nelle cose; et che cosa sia Numero; et se l’Vnità è numero. Capitolo 12.
MA perche di sopra si è detto, che la Musica è scienza, che considera li Numeri, et le proportioni; però parmi che hora sia tempo di cominciare a ragionar di tal cose, massimamente che dalla prima origine del mondo (si come manifestamente si vede, et lo affermano i Filosofi) tutte le cose create da Dio furno da lui col Numero ordinate: anzi esso Numero fu il principale essemplare nella mente di esso fattore. Onde è necessario che tutte le cose, le quali sono separatamente, ouero insieme, siano dal numero comprese, et al numero sottoposte: imperoche tanto è egli necessario; che se fusse tolto via, prima si distruggerebbe il tutto, et dipoi si leuarebbe all’huomo (come vuol Platone) la prudenza, et il sapere: conciosiache di niuna cosa, che egli hauesse nell’intelletto, ouero nella memoria, potrebbe rendere ragione; et le arti si perderebbeno, ne più faria bisogno di parlare o scriuere alcuna cosa della Musica; percioche del tutto la ragione di essa si anullarebbe, non hauendo ella maggior fermezza, che quella de i numeri.
Il Numero acuisse l’ ingegno, conferma la memoria, indrizza l’intelletto alle speculationi, et conserua nel propio essere tutte le cose. Che più? Iddio benedetto lo donò all’ huomo, come istrumento necessario ad ogni sua ragione et discorso.
Nelle Sacre lettere vn’infinito numero di secreti mirabilissimi et diuini col mezo de i numeri si uengono a discoprire, della cognitione et intelligenza de i quali (come piace ad Agostino) senza l’aiuto de numeri noi certamente saremmo priui. Il Saluator nostro, come si uede nell’Euangelio in molti luoghi, gli osseruò, et le ceremonie della Legge scritta, tutte per numero si comprendeno. Di modo che, come dice ancora Agostino, nella Scrittura in più luoghi si ritrouano li Numeri, et la Musica esser posti honoreuolmente. Onde non è da marauigliarsi, se i Pithagorici istimauano, che nelli numeri fusse vn non so che di diuino.
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Diuisione della Musica in Speculatiua et in Prattica; per la quale si pone la differenza tra il Musico et il Cantore. Capitolo 11 – 1.11.4
Hora hauendo veduto la differenza, che si ritroua tra l’vno et l’altro, esser l’istessa, che è tra l’artefice et l’istrumento; il quale essendo retto et gouernato dall’artefice, è tanto men degno di lui, quanto chi regge è più nobile della cosa retta; potremo quasi dire, il Musico esser più degno del Compositore, del Cantore, o Sonatore, quanto costui è più nobile et degno dell’istrumento.
Ma non dico però, che’l compositore, et alcuno che esserciti li naturali, o artificiali istrumenti sia, o debba esser priuo di questo nome, pur che egli sappia et intenda quello, che operi; et del tutto renda conueneuol ragione: perche a simil persona, non solo di Compositore, di Cantore, o di Sonatore: ma di Musico ancora il nome si conuiene. Anzi se con vn sol nome lo douessimo chiamare, lo chiameremo Musico perfetto: percioche dando opera, et essercitandosi nell’vna, et l’altra delle nominate, costui possederà perfettamente la Musica; della quale desidero, et spero che faranno acquisto coloro, i quali vorranno osseruare li nostri precetti.
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Diuisione della Musica in Speculatiua et in Prattica; per la quale si pone la differenza tra il Musico et il Cantore. Capitolo 11 – 1.11.4
Hora hauendo veduto la differenza, che si ritroua tra l’vno et l’altro, esser l’istessa, che è tra l’artefice et l’istrumento; il quale essendo retto et gouernato dall’artefice, è tanto men degno di lui, quanto chi regge è più nobile della cosa retta; potremo quasi dire, il Musico esser più degno del Compositore, del Cantore, o Sonatore, quanto costui è più nobile et degno dell’istrumento.
Ma non dico però, che’l compositore, et alcuno che esserciti li naturali, o artificiali istrumenti sia, o debba esser priuo di questo nome, pur che egli sappia et intenda quello, che operi; et del tutto renda conueneuol ragione: perche a simil persona, non solo di Compositore, di Cantore, o di Sonatore: ma di Musico ancora il nome si conuiene. Anzi se con vn sol nome lo douessimo chiamare, lo chiameremo Musico perfetto: percioche dando opera, et essercitandosi nell’vna, et l’altra delle nominate, costui possederà perfettamente la Musica; della quale desidero, et spero che faranno acquisto coloro, i quali vorranno osseruare li nostri precetti.
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Diuisione della Musica in Speculatiua et in Prattica; per la quale si pone la differenza tra il Musico et il Cantore. Capitolo 11 – 1.11.4
Hora hauendo veduto la differenza, che si ritroua tra l’vno et l’altro, esser l’istessa, che è tra l’artefice et l’istrumento; il quale essendo retto et gouernato dall’artefice, è tanto men degno di lui, quanto chi regge è più nobile della cosa retta; potremo quasi dire, il Musico esser più degno del Compositore, del Cantore, o Sonatore, quanto costui è più nobile et degno dell’istrumento.
Ma non dico però, che’l compositore, et alcuno che esserciti li naturali, o artificiali istrumenti sia, o debba esser priuo di questo nome, pur che egli sappia et intenda quello, che operi; et del tutto renda conueneuol ragione: perche a simil persona, non solo di Compositore, di Cantore, o di Sonatore: ma di Musico ancora il nome si conuiene. Anzi se con vn sol nome lo douessimo chiamare, lo chiameremo Musico perfetto: percioche dando opera, et essercitandosi nell’vna, et l’altra delle nominate, costui possederà perfettamente la Musica; della quale desidero, et spero che faranno acquisto coloro, i quali vorranno osseruare li nostri precetti.
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Diuisione della Musica in Speculatiua et in Prattica; per la quale si pone la differenza tra il Musico et il Cantore. Capitolo 11 – 1.11.4
Hora hauendo veduto la differenza, che si ritroua tra l’vno et l’altro, esser l’istessa, che è tra l’artefice et l’istrumento; il quale essendo retto et gouernato dall’artefice, è tanto men degno di lui, quanto chi regge è più nobile della cosa retta; potremo quasi dire, il Musico esser più degno del Compositore, del Cantore, o Sonatore, quanto costui è più nobile et degno dell’istrumento.
Ma non dico però, che’l compositore, et alcuno che esserciti li naturali, o artificiali istrumenti sia, o debba esser priuo di questo nome, pur che egli sappia et intenda quello, che operi; et del tutto renda conueneuol ragione: perche a simil persona, non solo di Compositore, di Cantore, o di Sonatore: ma di Musico ancora il nome si conuiene. Anzi se con vn sol nome lo douessimo chiamare, lo chiameremo Musico perfetto: percioche dando opera, et essercitandosi nell’vna, et l’altra delle nominate, costui possederà perfettamente la Musica; della quale desidero, et spero che faranno acquisto coloro, i quali vorranno osseruare li nostri precetti.
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Diuisione della Musica in Speculatiua et in Prattica; per la quale si pone la differenza tra il Musico et il Cantore. Capitolo 11 – 1.11.4
Hora hauendo veduto la differenza, che si ritroua tra l’vno et l’altro, esser l’istessa, che è tra l’artefice et l’istrumento; il quale essendo retto et gouernato dall’artefice, è tanto men degno di lui, quanto chi regge è più nobile della cosa retta; potremo quasi dire, il Musico esser più degno del Compositore, del Cantore, o Sonatore, quanto costui è più nobile et degno dell’istrumento.
Ma non dico però, che’l compositore, et alcuno che esserciti li naturali, o artificiali istrumenti sia, o debba esser priuo di questo nome, pur che egli sappia et intenda quello, che operi; et del tutto renda conueneuol ragione: perche a simil persona, non solo di Compositore, di Cantore, o di Sonatore: ma di Musico ancora il nome si conuiene. Anzi se con vn sol nome lo douessimo chiamare, lo chiameremo Musico perfetto: percioche dando opera, et essercitandosi nell’vna, et l’altra delle nominate, costui possederà perfettamente la Musica; della quale desidero, et spero che faranno acquisto coloro, i quali vorranno osseruare li nostri precetti.
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Diuisione della Musica in Speculatiua et in Prattica; per la quale si pone la differenza tra il Musico et il Cantore. Capitolo 11 – 1.11.3
Ma piu espressamente si comprende da quelli, che essercitano l’opere musicali da mano, li quali dall’opera, cioè dall’istrumento, et non dalla scienza prendeno il nome; come l’Organista dall’Organo, il Citerista dalla Cetera, il Lirico dalla Lira; et similmente ogn’altro, secondo la sorte dell’istrumento ch’ ei suona. Et però chi vorrà bene essaminar la cosa, ritrouerà tanto essere la differenza dell’vno dall’altro, quanto è il loro vfficio, et il loro fine diuerso. Onde volendo sapere quello che sia l’vno et l’altro diremo; Musico esser colui, che nella Musica è perito, et hà facultà di giudicare, non per il suono: ma per ragione quello, che in tale scienza si contiene. Il quale se alle cose appartinenti alla prattica darà opera, farà la sua scienza più perfetta. Et Musico perfetto si potrà chiamare.
Ma il Prattico, o Compositore, o Cantore, o Sonatore, che egli sia, diremo esser colui, che li precetti del Musico con lungo essercitio apprende, et li manda ad effetto con la voce, o col mezo di qualunque artificiale istrumento. Di sorte che prattico si può dire ogni compositore, il quale non per ragione et per scienza: ma per lungo vso sappia comporre ogni musical cantilena; et ogni sonatore di qual si voglia sorte di istrumento musicale, che sappia sonare solamente per lungo vso, et giudicio di orecchio: ancora che a tale vso l’vno et l’altro non sia peruenuto senza’l mezo di qualche cognitione. Et la velocità delle mani, della lingua, et ogni mouimento, et altro accidente, che si ritroua di bello nel sonatore, o cantore, si debbe attribuire all’vso, et non alla scienza: conciosiache consistendo essa nella sola cognitione; se fusse altramente seguirebbe, che colui, che hauesse maggior cognitione della scienza, fusse anche più atto ad essercitarla; di che in effetto si vede il contrario.
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Diuisione della Musica in Speculatiua et in Prattica; per la quale si pone la differenza tra il Musico et il Cantore. Capitolo 11 – 1.11.3
Ma piu espressamente si comprende da quelli, che essercitano l’opere musicali da mano, li quali dall’opera, cioè dall’istrumento, et non dalla scienza prendeno il nome; come l’Organista dall’Organo, il Citerista dalla Cetera, il Lirico dalla Lira; et similmente ogn’altro, secondo la sorte dell’istrumento ch’ ei suona. Et però chi vorrà bene essaminar la cosa, ritrouerà tanto essere la differenza dell’vno dall’altro, quanto è il loro vfficio, et il loro fine diuerso. Onde volendo sapere quello che sia l’vno et l’altro diremo; Musico esser colui, che nella Musica è perito, et hà facultà di giudicare, non per il suono: ma per ragione quello, che in tale scienza si contiene. Il quale se alle cose appartinenti alla prattica darà opera, farà la sua scienza più perfetta. Et Musico perfetto si potrà chiamare.
Ma il Prattico, o Compositore, o Cantore, o Sonatore, che egli sia, diremo esser colui, che li precetti del Musico con lungo essercitio apprende, et li manda ad effetto con la voce, o col mezo di qualunque artificiale istrumento. Di sorte che prattico si può dire ogni compositore, il quale non per ragione et per scienza: ma per lungo vso sappia comporre ogni musical cantilena; et ogni sonatore di qual si voglia sorte di istrumento musicale, che sappia sonare solamente per lungo vso, et giudicio di orecchio: ancora che a tale vso l’vno et l’altro non sia peruenuto senza’l mezo di qualche cognitione. Et la velocità delle mani, della lingua, et ogni mouimento, et altro accidente, che si ritroua di bello nel sonatore, o cantore, si debbe attribuire all’vso, et non alla scienza: conciosiache consistendo essa nella sola cognitione; se fusse altramente seguirebbe, che colui, che hauesse maggior cognitione della scienza, fusse anche più atto ad essercitarla; di che in effetto si vede il contrario.
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Diuisione della Musica in Speculatiua et in Prattica; per la quale si pone la differenza tra il Musico et il Cantore. Capitolo 11 – 1.11.3
Ma piu espressamente si comprende da quelli, che essercitano l’opere musicali da mano, li quali dall’opera, cioè dall’istrumento, et non dalla scienza prendeno il nome; come l’Organista dall’Organo, il Citerista dalla Cetera, il Lirico dalla Lira; et similmente ogn’altro, secondo la sorte dell’istrumento ch’ ei suona. Et però chi vorrà bene essaminar la cosa, ritrouerà tanto essere la differenza dell’vno dall’altro, quanto è il loro vfficio, et il loro fine diuerso. Onde volendo sapere quello che sia l’vno et l’altro diremo; Musico esser colui, che nella Musica è perito, et hà facultà di giudicare, non per il suono: ma per ragione quello, che in tale scienza si contiene. Il quale se alle cose appartinenti alla prattica darà opera, farà la sua scienza più perfetta. Et Musico perfetto si potrà chiamare.
Ma il Prattico, o Compositore, o Cantore, o Sonatore, che egli sia, diremo esser colui, che li precetti del Musico con lungo essercitio apprende, et li manda ad effetto con la voce, o col mezo di qualunque artificiale istrumento. Di sorte che prattico si può dire ogni compositore, il quale non per ragione et per scienza: ma per lungo vso sappia comporre ogni musical cantilena; et ogni sonatore di qual si voglia sorte di istrumento musicale, che sappia sonare solamente per lungo vso, et giudicio di orecchio: ancora che a tale vso l’vno et l’altro non sia peruenuto senza’l mezo di qualche cognitione. Et la velocità delle mani, della lingua, et ogni mouimento, et altro accidente, che si ritroua di bello nel sonatore, o cantore, si debbe attribuire all’vso, et non alla scienza: conciosiache consistendo essa nella sola cognitione; se fusse altramente seguirebbe, che colui, che hauesse maggior cognitione della scienza, fusse anche più atto ad essercitarla; di che in effetto si vede il contrario.
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Diuisione della Musica in Speculatiua et in Prattica; per la quale si pone la differenza tra il Musico et il Cantore. Capitolo 11 – 1.11.3
Ma piu espressamente si comprende da quelli, che essercitano l’opere musicali da mano, li quali dall’opera, cioè dall’istrumento, et non dalla scienza prendeno il nome; come l’Organista dall’Organo, il Citerista dalla Cetera, il Lirico dalla Lira; et similmente ogn’altro, secondo la sorte dell’istrumento ch’ ei suona. Et però chi vorrà bene essaminar la cosa, ritrouerà tanto essere la differenza dell’vno dall’altro, quanto è il loro vfficio, et il loro fine diuerso. Onde volendo sapere quello che sia l’vno et l’altro diremo; Musico esser colui, che nella Musica è perito, et hà facultà di giudicare, non per il suono: ma per ragione quello, che in tale scienza si contiene. Il quale se alle cose appartinenti alla prattica darà opera, farà la sua scienza più perfetta. Et Musico perfetto si potrà chiamare.
Ma il Prattico, o Compositore, o Cantore, o Sonatore, che egli sia, diremo esser colui, che li precetti del Musico con lungo essercitio apprende, et li manda ad effetto con la voce, o col mezo di qualunque artificiale istrumento. Di sorte che prattico si può dire ogni compositore, il quale non per ragione et per scienza: ma per lungo vso sappia comporre ogni musical cantilena; et ogni sonatore di qual si voglia sorte di istrumento musicale, che sappia sonare solamente per lungo vso, et giudicio di orecchio: ancora che a tale vso l’vno et l’altro non sia peruenuto senza’l mezo di qualche cognitione. Et la velocità delle mani, della lingua, et ogni mouimento, et altro accidente, che si ritroua di bello nel sonatore, o cantore, si debbe attribuire all’vso, et non alla scienza: conciosiache consistendo essa nella sola cognitione; se fusse altramente seguirebbe, che colui, che hauesse maggior cognitione della scienza, fusse anche più atto ad essercitarla; di che in effetto si vede il contrario.
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Diuisione della Musica in Speculatiua et in Prattica; per la quale si pone la differenza tra il Musico et il Cantore. Capitolo 11 – 1.11.3
Ma piu espressamente si comprende da quelli, che essercitano l’opere musicali da mano, li quali dall’opera, cioè dall’istrumento, et non dalla scienza prendeno il nome; come l’Organista dall’Organo, il Citerista dalla Cetera, il Lirico dalla Lira; et similmente ogn’altro, secondo la sorte dell’istrumento ch’ ei suona. Et però chi vorrà bene essaminar la cosa, ritrouerà tanto essere la differenza dell’vno dall’altro, quanto è il loro vfficio, et il loro fine diuerso. Onde volendo sapere quello che sia l’vno et l’altro diremo; Musico esser colui, che nella Musica è perito, et hà facultà di giudicare, non per il suono: ma per ragione quello, che in tale scienza si contiene. Il quale se alle cose appartinenti alla prattica darà opera, farà la sua scienza più perfetta. Et Musico perfetto si potrà chiamare.
Ma il Prattico, o Compositore, o Cantore, o Sonatore, che egli sia, diremo esser colui, che li precetti del Musico con lungo essercitio apprende, et li manda ad effetto con la voce, o col mezo di qualunque artificiale istrumento. Di sorte che prattico si può dire ogni compositore, il quale non per ragione et per scienza: ma per lungo vso sappia comporre ogni musical cantilena; et ogni sonatore di qual si voglia sorte di istrumento musicale, che sappia sonare solamente per lungo vso, et giudicio di orecchio: ancora che a tale vso l’vno et l’altro non sia peruenuto senza’l mezo di qualche cognitione. Et la velocità delle mani, della lingua, et ogni mouimento, et altro accidente, che si ritroua di bello nel sonatore, o cantore, si debbe attribuire all’vso, et non alla scienza: conciosiache consistendo essa nella sola cognitione; se fusse altramente seguirebbe, che colui, che hauesse maggior cognitione della scienza, fusse anche più atto ad essercitarla; di che in effetto si vede il contrario.
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Diuisione della Musica in Speculatiua et in Prattica; per la quale si pone la differenza tra il Musico et il Cantore. Capitolo 11 – 1.11.2
Si che non è dubbio, che nella scienza della Musica è più degna la cognitione della ragione, che l’operare. Et quantunque la speculatione da per se non habbia dibisogno dell’opera; tuttauia non può lo speculatiuo produrre cosa alcuna in atto, che habbia ritrouato nuouamente, senza l’aiuto dell’ artefice, ouero dell’istrumento: percioche tale speculatione se bene ella non fusse vana, parrebbe nondimeno senza frutto, quando non si riducesse all’vltimo suo fine, che consiste nell’essercitio de naturali, et artificiali istrumenti, col mezo de i quali ella viene a conseguirlo: si come ancora l’artefice senza l’aiuto della ragione mai potrebbe condurre l’ opera sua a perfettione alcuna.
Et per questo nella Musica (considerandola nella sua vltima perfettione) queste due parti sono tanto insieme congiunte, che per le assegnate ragioni non si possono separare l’vna dall’ altra. Et se pure le volessimo separare, da questo si conoscerà lo Speculatiuo esser differente dal Prattico, che quello sempre piglia il nome dalla scienza, et vien detto Musico.
Et questo non dalla scienza, ma dall’operare, come dal Comporre è detto Compositore; dal Cantare è detto Cantore; et dal Sonare vien chiamato Sonatore.
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Diuisione della Musica in Speculatiua et in Prattica; per la quale si pone la differenza tra il Musico et il Cantore. Capitolo 11 – 1.11.2
Si che non è dubbio, che nella scienza della Musica è più degna la cognitione della ragione, che l’operare. Et quantunque la speculatione da per se non habbia dibisogno dell’opera; tuttauia non può lo speculatiuo produrre cosa alcuna in atto, che habbia ritrouato nuouamente, senza l’aiuto dell’ artefice, ouero dell’istrumento: percioche tale speculatione se bene ella non fusse vana, parrebbe nondimeno senza frutto, quando non si riducesse all’vltimo suo fine, che consiste nell’essercitio de naturali, et artificiali istrumenti, col mezo de i quali ella viene a conseguirlo: si come ancora l’artefice senza l’aiuto della ragione mai potrebbe condurre l’ opera sua a perfettione alcuna.
Et per questo nella Musica (considerandola nella sua vltima perfettione) queste due parti sono tanto insieme congiunte, che per le assegnate ragioni non si possono separare l’vna dall’ altra. Et se pure le volessimo separare, da questo si conoscerà lo Speculatiuo esser differente dal Prattico, che quello sempre piglia il nome dalla scienza, et vien detto Musico.
Et questo non dalla scienza, ma dall’operare, come dal Comporre è detto Compositore; dal Cantare è detto Cantore; et dal Sonare vien chiamato Sonatore.
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Diuisione della Musica in Speculatiua et in Prattica; per la quale si pone la differenza tra il Musico et il Cantore. Capitolo 11 – 1.11.2
Si che non è dubbio, che nella scienza della Musica è più degna la cognitione della ragione, che l’operare. Et quantunque la speculatione da per se non habbia dibisogno dell’opera; tuttauia non può lo speculatiuo produrre cosa alcuna in atto, che habbia ritrouato nuouamente, senza l’aiuto dell’ artefice, ouero dell’istrumento: percioche tale speculatione se bene ella non fusse vana, parrebbe nondimeno senza frutto, quando non si riducesse all’vltimo suo fine, che consiste nell’essercitio de naturali, et artificiali istrumenti, col mezo de i quali ella viene a conseguirlo: si come ancora l’artefice senza l’aiuto della ragione mai potrebbe condurre l’ opera sua a perfettione alcuna.
Et per questo nella Musica (considerandola nella sua vltima perfettione) queste due parti sono tanto insieme congiunte, che per le assegnate ragioni non si possono separare l’vna dall’ altra. Et se pure le volessimo separare, da questo si conoscerà lo Speculatiuo esser differente dal Prattico, che quello sempre piglia il nome dalla scienza, et vien detto Musico.
Et questo non dalla scienza, ma dall’operare, come dal Comporre è detto Compositore; dal Cantare è detto Cantore; et dal Sonare vien chiamato Sonatore.
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Diuisione della Musica in Speculatiua et in Prattica; per la quale si pone la differenza tra il Musico et il Cantore. Capitolo 11 – 1.11.2
Si che non è dubbio, che nella scienza della Musica è più degna la cognitione della ragione, che l’operare. Et quantunque la speculatione da per se non habbia dibisogno dell’opera; tuttauia non può lo speculatiuo produrre cosa alcuna in atto, che habbia ritrouato nuouamente, senza l’aiuto dell’ artefice, ouero dell’istrumento: percioche tale speculatione se bene ella non fusse vana, parrebbe nondimeno senza frutto, quando non si riducesse all’vltimo suo fine, che consiste nell’essercitio de naturali, et artificiali istrumenti, col mezo de i quali ella viene a conseguirlo: si come ancora l’artefice senza l’aiuto della ragione mai potrebbe condurre l’ opera sua a perfettione alcuna.
Et per questo nella Musica (considerandola nella sua vltima perfettione) queste due parti sono tanto insieme congiunte, che per le assegnate ragioni non si possono separare l’vna dall’ altra. Et se pure le volessimo separare, da questo si conoscerà lo Speculatiuo esser differente dal Prattico, che quello sempre piglia il nome dalla scienza, et vien detto Musico.
Et questo non dalla scienza, ma dall’operare, come dal Comporre è detto Compositore; dal Cantare è detto Cantore; et dal Sonare vien chiamato Sonatore.
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Diuisione della Musica in Speculatiua et in Prattica; per la quale si pone la differenza tra il Musico et il Cantore. Capitolo 11 – 1.11.2
Si che non è dubbio, che nella scienza della Musica è più degna la cognitione della ragione, che l’operare. Et quantunque la speculatione da per se non habbia dibisogno dell’opera; tuttauia non può lo speculatiuo produrre cosa alcuna in atto, che habbia ritrouato nuouamente, senza l’aiuto dell’ artefice, ouero dell’istrumento: percioche tale speculatione se bene ella non fusse vana, parrebbe nondimeno senza frutto, quando non si riducesse all’vltimo suo fine, che consiste nell’essercitio de naturali, et artificiali istrumenti, col mezo de i quali ella viene a conseguirlo: si come ancora l’artefice senza l’aiuto della ragione mai potrebbe condurre l’ opera sua a perfettione alcuna.
Et per questo nella Musica (considerandola nella sua vltima perfettione) queste due parti sono tanto insieme congiunte, che per le assegnate ragioni non si possono separare l’vna dall’ altra. Et se pure le volessimo separare, da questo si conoscerà lo Speculatiuo esser differente dal Prattico, che quello sempre piglia il nome dalla scienza, et vien detto Musico.
Et questo non dalla scienza, ma dall’operare, come dal Comporre è detto Compositore; dal Cantare è detto Cantore; et dal Sonare vien chiamato Sonatore.
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Diuisione della Musica in Speculatiua et in Prattica; per la quale si pone la differenza tra il Musico et il Cantore. Capitolo 11 – 1.11.1
Diuisione della Musica in Speculatiua et in Prattica; per la quale si pone la differenza tra il Musico et il Cantore. Capitolo 11.
INTRAVIENE nella Musica quello, che suole intrauenire in alcuna dell’altre scienze: conciosiache diuidendosi in due parti, l’vna Theorica, o Speculatiua, et l’altra Prattica vien detta. Quella il cui fine consiste nella cognitione solamente della verità delle cose intese dall’intelletto (il che è propio di ciascuna scienza) è detta Speculatiua; l’altra che dall’essercitio solamente dipende, vien nominata Prattica.
La prima, come vuol Tolomeo, fu ritrouata per accrescimento della scienza, imperoche per il suo mezo potemo ritrouar nuoue cose, et darle augumento: Ma la Prattica solamente è per l’operare; come dissegnare, descriuere, et fabricare con le mani le cose occorrenti. Questa alla prima non altramente si sottomette, di quello che fa l’appetito alla ragione, et è il douere: conciosia che ogni arte, et ogni scienza naturalmente ha per più nobile la ragione con la quale si opera, che l’istesso operare.
Onde hauendo noi dall’Animo il sapere, et dal Corpo, come suo ministro, l’opera; è cosa manifesta, che l’animo vincendo et superando di nobiltà il corpo, quanto alle operationi sia ancora più nobile: tanto più, che se le mani non operassero quello, che dalla ragione gli è commandato, vanamente et senza frutto alcuno si affaticarebbeno.
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Diuisione della Musica in Speculatiua et in Prattica; per la quale si pone la differenza tra il Musico et il Cantore. Capitolo 11 – 1.11.1
Diuisione della Musica in Speculatiua et in Prattica; per la quale si pone la differenza tra il Musico et il Cantore. Capitolo 11.
INTRAVIENE nella Musica quello, che suole intrauenire in alcuna dell’altre scienze: conciosiache diuidendosi in due parti, l’vna Theorica, o Speculatiua, et l’altra Prattica vien detta. Quella il cui fine consiste nella cognitione solamente della verità delle cose intese dall’intelletto (il che è propio di ciascuna scienza) è detta Speculatiua; l’altra che dall’essercitio solamente dipende, vien nominata Prattica.
La prima, come vuol Tolomeo, fu ritrouata per accrescimento della scienza, imperoche per il suo mezo potemo ritrouar nuoue cose, et darle augumento: Ma la Prattica solamente è per l’operare; come dissegnare, descriuere, et fabricare con le mani le cose occorrenti. Questa alla prima non altramente si sottomette, di quello che fa l’appetito alla ragione, et è il douere: conciosia che ogni arte, et ogni scienza naturalmente ha per più nobile la ragione con la quale si opera, che l’istesso operare.
Onde hauendo noi dall’Animo il sapere, et dal Corpo, come suo ministro, l’opera; è cosa manifesta, che l’animo vincendo et superando di nobiltà il corpo, quanto alle operationi sia ancora più nobile: tanto più, che se le mani non operassero quello, che dalla ragione gli è commandato, vanamente et senza frutto alcuno si affaticarebbeno.
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Diuisione della Musica in Speculatiua et in Prattica; per la quale si pone la differenza tra il Musico et il Cantore. Capitolo 11 – 1.11.1
Diuisione della Musica in Speculatiua et in Prattica; per la quale si pone la differenza tra il Musico et il Cantore. Capitolo 11.
INTRAVIENE nella Musica quello, che suole intrauenire in alcuna dell’altre scienze: conciosiache diuidendosi in due parti, l’vna Theorica, o Speculatiua, et l’altra Prattica vien detta. Quella il cui fine consiste nella cognitione solamente della verità delle cose intese dall’intelletto (il che è propio di ciascuna scienza) è detta Speculatiua; l’altra che dall’essercitio solamente dipende, vien nominata Prattica.
La prima, come vuol Tolomeo, fu ritrouata per accrescimento della scienza, imperoche per il suo mezo potemo ritrouar nuoue cose, et darle augumento: Ma la Prattica solamente è per l’operare; come dissegnare, descriuere, et fabricare con le mani le cose occorrenti. Questa alla prima non altramente si sottomette, di quello che fa l’appetito alla ragione, et è il douere: conciosia che ogni arte, et ogni scienza naturalmente ha per più nobile la ragione con la quale si opera, che l’istesso operare.
Onde hauendo noi dall’Animo il sapere, et dal Corpo, come suo ministro, l’opera; è cosa manifesta, che l’animo vincendo et superando di nobiltà il corpo, quanto alle operationi sia ancora più nobile: tanto più, che se le mani non operassero quello, che dalla ragione gli è commandato, vanamente et senza frutto alcuno si affaticarebbeno.
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Diuisione della Musica in Speculatiua et in Prattica; per la quale si pone la differenza tra il Musico et il Cantore. Capitolo 11 – 1.11.1
Diuisione della Musica in Speculatiua et in Prattica; per la quale si pone la differenza tra il Musico et il Cantore. Capitolo 11.
INTRAVIENE nella Musica quello, che suole intrauenire in alcuna dell’altre scienze: conciosiache diuidendosi in due parti, l’vna Theorica, o Speculatiua, et l’altra Prattica vien detta. Quella il cui fine consiste nella cognitione solamente della verità delle cose intese dall’intelletto (il che è propio di ciascuna scienza) è detta Speculatiua; l’altra che dall’essercitio solamente dipende, vien nominata Prattica.
La prima, come vuol Tolomeo, fu ritrouata per accrescimento della scienza, imperoche per il suo mezo potemo ritrouar nuoue cose, et darle augumento: Ma la Prattica solamente è per l’operare; come dissegnare, descriuere, et fabricare con le mani le cose occorrenti. Questa alla prima non altramente si sottomette, di quello che fa l’appetito alla ragione, et è il douere: conciosia che ogni arte, et ogni scienza naturalmente ha per più nobile la ragione con la quale si opera, che l’istesso operare.
Onde hauendo noi dall’Animo il sapere, et dal Corpo, come suo ministro, l’opera; è cosa manifesta, che l’animo vincendo et superando di nobiltà il corpo, quanto alle operationi sia ancora più nobile: tanto più, che se le mani non operassero quello, che dalla ragione gli è commandato, vanamente et senza frutto alcuno si affaticarebbeno.
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Diuisione della Musica in Speculatiua et in Prattica; per la quale si pone la differenza tra il Musico et il Cantore. Capitolo 11 – 1.11.1
Diuisione della Musica in Speculatiua et in Prattica; per la quale si pone la differenza tra il Musico et il Cantore. Capitolo 11.
INTRAVIENE nella Musica quello, che suole intrauenire in alcuna dell’altre scienze: conciosiache diuidendosi in due parti, l’vna Theorica, o Speculatiua, et l’altra Prattica vien detta. Quella il cui fine consiste nella cognitione solamente della verità delle cose intese dall’intelletto (il che è propio di ciascuna scienza) è detta Speculatiua; l’altra che dall’essercitio solamente dipende, vien nominata Prattica.
La prima, come vuol Tolomeo, fu ritrouata per accrescimento della scienza, imperoche per il suo mezo potemo ritrouar nuoue cose, et darle augumento: Ma la Prattica solamente è per l’operare; come dissegnare, descriuere, et fabricare con le mani le cose occorrenti. Questa alla prima non altramente si sottomette, di quello che fa l’appetito alla ragione, et è il douere: conciosia che ogni arte, et ogni scienza naturalmente ha per più nobile la ragione con la quale si opera, che l’istesso operare.
Onde hauendo noi dall’Animo il sapere, et dal Corpo, come suo ministro, l’opera; è cosa manifesta, che l’animo vincendo et superando di nobiltà il corpo, quanto alle operationi sia ancora più nobile: tanto più, che se le mani non operassero quello, che dalla ragione gli è commandato, vanamente et senza frutto alcuno si affaticarebbeno.
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Quello che sia Musica in particolare, et perche sia cosi detta. Capitolo 10 – 1.10.3
Et quantunque queste opinioni siano buone, tuttauia quello che a me par più ragioneuole, et più mi piace è l’opinione di Platone, che ella sia nominata dalle Muse, alle quali (come dice Agostino) è conceduto vna certa onnipotenza di cantare: et vogliono li Poeti, che siano figliuole di Gioue et di Memoria; et dicono bene: percioche se l’huomo non ritiene li suoni et gli interualli delle voci musicali nella memoria, non fa profitto alcuno; et questo auiene: perche non si possono a via alcuna scriuere: tanto più, che ogni scienza, et ogni disciplina (come vuole Quintiliano) consiste nella memoria: conciosia che in vano ci è insegnato, quando quello che noi ascoltiamo dalle menti nostre si parte.
Et perche habbiamo detto la Musica essere scienza speculatiua, però auanti che più oltra passiamo, vederemo (hauendo consideratione del fine) come anche la possiamo dimandare Prattica.
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Quello che sia Musica in particolare, et perche sia cosi detta. Capitolo 10 – 1.10.3
Et quantunque queste opinioni siano buone, tuttauia quello che a me par più ragioneuole, et più mi piace è l’opinione di Platone, che ella sia nominata dalle Muse, alle quali (come dice Agostino) è conceduto vna certa onnipotenza di cantare: et vogliono li Poeti, che siano figliuole di Gioue et di Memoria; et dicono bene: percioche se l’huomo non ritiene li suoni et gli interualli delle voci musicali nella memoria, non fa profitto alcuno; et questo auiene: perche non si possono a via alcuna scriuere: tanto più, che ogni scienza, et ogni disciplina (come vuole Quintiliano) consiste nella memoria: conciosia che in vano ci è insegnato, quando quello che noi ascoltiamo dalle menti nostre si parte.
Et perche habbiamo detto la Musica essere scienza speculatiua, però auanti che più oltra passiamo, vederemo (hauendo consideratione del fine) come anche la possiamo dimandare Prattica.
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Quello che sia Musica in particolare, et perche sia cosi detta. Capitolo 10 – 1.10.3
Et quantunque queste opinioni siano buone, tuttauia quello che a me par più ragioneuole, et più mi piace è l’opinione di Platone, che ella sia nominata dalle Muse, alle quali (come dice Agostino) è conceduto vna certa onnipotenza di cantare: et vogliono li Poeti, che siano figliuole di Gioue et di Memoria; et dicono bene: percioche se l’huomo non ritiene li suoni et gli interualli delle voci musicali nella memoria, non fa profitto alcuno; et questo auiene: perche non si possono a via alcuna scriuere: tanto più, che ogni scienza, et ogni disciplina (come vuole Quintiliano) consiste nella memoria: conciosia che in vano ci è insegnato, quando quello che noi ascoltiamo dalle menti nostre si parte.
Et perche habbiamo detto la Musica essere scienza speculatiua, però auanti che più oltra passiamo, vederemo (hauendo consideratione del fine) come anche la possiamo dimandare Prattica.
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Quello che sia Musica in particolare, et perche sia cosi detta. Capitolo 10 – 1.10.3
Et quantunque queste opinioni siano buone, tuttauia quello che a me par più ragioneuole, et più mi piace è l’opinione di Platone, che ella sia nominata dalle Muse, alle quali (come dice Agostino) è conceduto vna certa onnipotenza di cantare: et vogliono li Poeti, che siano figliuole di Gioue et di Memoria; et dicono bene: percioche se l’huomo non ritiene li suoni et gli interualli delle voci musicali nella memoria, non fa profitto alcuno; et questo auiene: perche non si possono a via alcuna scriuere: tanto più, che ogni scienza, et ogni disciplina (come vuole Quintiliano) consiste nella memoria: conciosia che in vano ci è insegnato, quando quello che noi ascoltiamo dalle menti nostre si parte.
Et perche habbiamo detto la Musica essere scienza speculatiua, però auanti che più oltra passiamo, vederemo (hauendo consideratione del fine) come anche la possiamo dimandare Prattica.
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Quello che sia Musica in particolare, et perche sia cosi detta. Capitolo 10 – 1.10.3
Et quantunque queste opinioni siano buone, tuttauia quello che a me par più ragioneuole, et più mi piace è l’opinione di Platone, che ella sia nominata dalle Muse, alle quali (come dice Agostino) è conceduto vna certa onnipotenza di cantare: et vogliono li Poeti, che siano figliuole di Gioue et di Memoria; et dicono bene: percioche se l’huomo non ritiene li suoni et gli interualli delle voci musicali nella memoria, non fa profitto alcuno; et questo auiene: perche non si possono a via alcuna scriuere: tanto più, che ogni scienza, et ogni disciplina (come vuole Quintiliano) consiste nella memoria: conciosia che in vano ci è insegnato, quando quello che noi ascoltiamo dalle menti nostre si parte.
Et perche habbiamo detto la Musica essere scienza speculatiua, però auanti che più oltra passiamo, vederemo (hauendo consideratione del fine) come anche la possiamo dimandare Prattica.
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Quello che sia Musica in particolare, et perche sia cosi detta. Capitolo 10 – 1.10.2
Ma perche ella sia cosi detta, & donde deriui il suo nome, non è cosa facile da sapere: conciosia che alcuni hanno hauuto opinione, che ella habbia origine dal verbo greco Μαίεσθαι; & altri (tra i quali è Platone nel Cratilo) da μῶσθαι, cioè dal cercare, o inuestigare; come di sopra si è mostrato.
Et alcuni hanno hauuto parere, che si a detta da μωύ voce Egittia, o Caldea, & da ἧχος voce Greca; che l’vna vuol significare Acqua, & l’altra Suono; quasi per il suono delle acque ritrouata: della quale opinione fu Giouanni Boccaccio ne i libri della Geneologia delli Dei. Et in vero non mi dispiace: percioche è concorde alla opinione di Varrone, il qual vuole, che in tre modi naschi la Musica; o dal suono delle acque; o per ripercussione dell’aria; o dalla voce: ancorache Agostino dica altramente.
Alcuni altri istimarono, che cosi fusse detta: perche appresso l’acque fu ritrouata, & non per il suono delle acque; mossi per auentura da questo, che Pan dio de pastori fu il primo (come narra Plinio) che della sua Siringa conuersa in canna appresso Ladone fiume di Arcadia, fece la Sampogna pastorale; il che afferma il Poeta dicendo;
Pan primus calamos cera coniungere plures
Instituit. -
Quello che sia Musica in particolare, et perche sia cosi detta. Capitolo 10 – 1.10.2
Ma perche ella sia cosi detta, & donde deriui il suo nome, non è cosa facile da sapere: conciosia che alcuni hanno hauuto opinione, che ella habbia origine dal verbo greco Μαίεσθαι; & altri (tra i quali è Platone nel Cratilo) da μῶσθαι, cioè dal cercare, o inuestigare; come di sopra si è mostrato.
Et alcuni hanno hauuto parere, che si a detta da μωύ voce Egittia, o Caldea, & da ἧχος voce Greca; che l’vna vuol significare Acqua, & l’altra Suono; quasi per il suono delle acque ritrouata: della quale opinione fu Giouanni Boccaccio ne i libri della Geneologia delli Dei. Et in vero non mi dispiace: percioche è concorde alla opinione di Varrone, il qual vuole, che in tre modi naschi la Musica; o dal suono delle acque; o per ripercussione dell’aria; o dalla voce: ancorache Agostino dica altramente.
Alcuni altri istimarono, che cosi fusse detta: perche appresso l’acque fu ritrouata, & non per il suono delle acque; mossi per auentura da questo, che Pan dio de pastori fu il primo (come narra Plinio) che della sua Siringa conuersa in canna appresso Ladone fiume di Arcadia, fece la Sampogna pastorale; il che afferma il Poeta dicendo;
Pan primus calamos cera coniungere plures
Instituit. -
Quello che sia Musica in particolare, et perche sia cosi detta. Capitolo 10 – 1.10.2
Ma perche ella sia cosi detta, & donde deriui il suo nome, non è cosa facile da sapere: conciosia che alcuni hanno hauuto opinione, che ella habbia origine dal verbo greco Μαίεσθαι; & altri (tra i quali è Platone nel Cratilo) da μῶσθαι, cioè dal cercare, o inuestigare; come di sopra si è mostrato.
Et alcuni hanno hauuto parere, che si a detta da μωύ voce Egittia, o Caldea, & da ἧχος voce Greca; che l’vna vuol significare Acqua, & l’altra Suono; quasi per il suono delle acque ritrouata: della quale opinione fu Giouanni Boccaccio ne i libri della Geneologia delli Dei. Et in vero non mi dispiace: percioche è concorde alla opinione di Varrone, il qual vuole, che in tre modi naschi la Musica; o dal suono delle acque; o per ripercussione dell’aria; o dalla voce: ancorache Agostino dica altramente.
Alcuni altri istimarono, che cosi fusse detta: perche appresso l’acque fu ritrouata, & non per il suono delle acque; mossi per auentura da questo, che Pan dio de pastori fu il primo (come narra Plinio) che della sua Siringa conuersa in canna appresso Ladone fiume di Arcadia, fece la Sampogna pastorale; il che afferma il Poeta dicendo;
Pan primus calamos cera coniungere plures
Instituit. -
Quello che sia Musica in particolare, et perche sia cosi detta. Capitolo 10 – 1.10.2
Ma perche ella sia cosi detta, & donde deriui il suo nome, non è cosa facile da sapere: conciosia che alcuni hanno hauuto opinione, che ella habbia origine dal verbo greco Μαίεσθαι; & altri (tra i quali è Platone nel Cratilo) da μῶσθαι, cioè dal cercare, o inuestigare; come di sopra si è mostrato.
Et alcuni hanno hauuto parere, che si a detta da μωύ voce Egittia, o Caldea, & da ἧχος voce Greca; che l’vna vuol significare Acqua, & l’altra Suono; quasi per il suono delle acque ritrouata: della quale opinione fu Giouanni Boccaccio ne i libri della Geneologia delli Dei. Et in vero non mi dispiace: percioche è concorde alla opinione di Varrone, il qual vuole, che in tre modi naschi la Musica; o dal suono delle acque; o per ripercussione dell’aria; o dalla voce: ancorache Agostino dica altramente.
Alcuni altri istimarono, che cosi fusse detta: perche appresso l’acque fu ritrouata, & non per il suono delle acque; mossi per auentura da questo, che Pan dio de pastori fu il primo (come narra Plinio) che della sua Siringa conuersa in canna appresso Ladone fiume di Arcadia, fece la Sampogna pastorale; il che afferma il Poeta dicendo;
Pan primus calamos cera coniungere plures
Instituit. -
Quello che sia Musica in particolare, et perche sia cosi detta. Capitolo 10 – 1.10.2
Ma perche ella sia cosi detta, & donde deriui il suo nome, non è cosa facile da sapere: conciosia che alcuni hanno hauuto opinione, che ella habbia origine dal verbo greco Μαίεσθαι; & altri (tra i quali è Platone nel Cratilo) da μῶσθαι, cioè dal cercare, o inuestigare; come di sopra si è mostrato.
Et alcuni hanno hauuto parere, che si a detta da μωύ voce Egittia, o Caldea, & da ἧχος voce Greca; che l’vna vuol significare Acqua, & l’altra Suono; quasi per il suono delle acque ritrouata: della quale opinione fu Giouanni Boccaccio ne i libri della Geneologia delli Dei. Et in vero non mi dispiace: percioche è concorde alla opinione di Varrone, il qual vuole, che in tre modi naschi la Musica; o dal suono delle acque; o per ripercussione dell’aria; o dalla voce: ancorache Agostino dica altramente.
Alcuni altri istimarono, che cosi fusse detta: perche appresso l’acque fu ritrouata, & non per il suono delle acque; mossi per auentura da questo, che Pan dio de pastori fu il primo (come narra Plinio) che della sua Siringa conuersa in canna appresso Ladone fiume di Arcadia, fece la Sampogna pastorale; il che afferma il Poeta dicendo;
Pan primus calamos cera coniungere plures
Instituit. -
Quello che sia Musica in particolare, et perche sia cosi detta. Capitolo 10 – 1.10.1
Quello che sia Musica in particolare, et perche sia cosi detta. Capitolo 10.
FATTA la diuisione della Musica (hauendola prima dichiarita in vniuersale) et veduto quello, che sia ciascuna sua parte separatamente; resta hora (douendosi ragionar solamente della Istrumentale) veder prima quello, che ella sia.
Dico adunque, che la Musica istrumentale è harmonia, la quale nasce da i suoni et dalle voci; la cui cognitione in che consista facilmente dalla sua definitione potremo sapere: imperoche ella è scienza speculatiua mathematica, maestra di tutte le cantilene, la quale col senso et con la ragione considera li suoni et le voci, li numeri, le proportioni, et le loro differenze; et ordina le voci graui et acute con certi termini proportionati ne i debiti luoghi. Ne si marauigli alcuno, ch’io habbia detto la Musica essere scienza speculatiua: percioche tengo, che sia possibile, che vno possa quella possedere nell’intelletto; ancora che non l’esserciti con li naturali o artificiali istrumenti.
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Quello che sia Musica in particolare, et perche sia cosi detta. Capitolo 10 – 1.10.1
Quello che sia Musica in particolare, et perche sia cosi detta. Capitolo 10.
FATTA la diuisione della Musica (hauendola prima dichiarita in vniuersale) et veduto quello, che sia ciascuna sua parte separatamente; resta hora (douendosi ragionar solamente della Istrumentale) veder prima quello, che ella sia.
Dico adunque, che la Musica istrumentale è harmonia, la quale nasce da i suoni et dalle voci; la cui cognitione in che consista facilmente dalla sua definitione potremo sapere: imperoche ella è scienza speculatiua mathematica, maestra di tutte le cantilene, la quale col senso et con la ragione considera li suoni et le voci, li numeri, le proportioni, et le loro differenze; et ordina le voci graui et acute con certi termini proportionati ne i debiti luoghi. Ne si marauigli alcuno, ch’io habbia detto la Musica essere scienza speculatiua: percioche tengo, che sia possibile, che vno possa quella possedere nell’intelletto; ancora che non l’esserciti con li naturali o artificiali istrumenti.
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Quello che sia Musica in particolare, et perche sia cosi detta. Capitolo 10 – 1.10.1
Quello che sia Musica in particolare, et perche sia cosi detta. Capitolo 10.
FATTA la diuisione della Musica (hauendola prima dichiarita in vniuersale) et veduto quello, che sia ciascuna sua parte separatamente; resta hora (douendosi ragionar solamente della Istrumentale) veder prima quello, che ella sia.
Dico adunque, che la Musica istrumentale è harmonia, la quale nasce da i suoni et dalle voci; la cui cognitione in che consista facilmente dalla sua definitione potremo sapere: imperoche ella è scienza speculatiua mathematica, maestra di tutte le cantilene, la quale col senso et con la ragione considera li suoni et le voci, li numeri, le proportioni, et le loro differenze; et ordina le voci graui et acute con certi termini proportionati ne i debiti luoghi. Ne si marauigli alcuno, ch’io habbia detto la Musica essere scienza speculatiua: percioche tengo, che sia possibile, che vno possa quella possedere nell’intelletto; ancora che non l’esserciti con li naturali o artificiali istrumenti.
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Quello che sia Musica in particolare, et perche sia cosi detta. Capitolo 10 – 1.10.1
Quello che sia Musica in particolare, et perche sia cosi detta. Capitolo 10.
FATTA la diuisione della Musica (hauendola prima dichiarita in vniuersale) et veduto quello, che sia ciascuna sua parte separatamente; resta hora (douendosi ragionar solamente della Istrumentale) veder prima quello, che ella sia.
Dico adunque, che la Musica istrumentale è harmonia, la quale nasce da i suoni et dalle voci; la cui cognitione in che consista facilmente dalla sua definitione potremo sapere: imperoche ella è scienza speculatiua mathematica, maestra di tutte le cantilene, la quale col senso et con la ragione considera li suoni et le voci, li numeri, le proportioni, et le loro differenze; et ordina le voci graui et acute con certi termini proportionati ne i debiti luoghi. Ne si marauigli alcuno, ch’io habbia detto la Musica essere scienza speculatiua: percioche tengo, che sia possibile, che vno possa quella possedere nell’intelletto; ancora che non l’esserciti con li naturali o artificiali istrumenti.
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Quello che sia Musica in particolare, et perche sia cosi detta. Capitolo 10 – 1.10.1
Quello che sia Musica in particolare, et perche sia cosi detta. Capitolo 10.
FATTA la diuisione della Musica (hauendola prima dichiarita in vniuersale) et veduto quello, che sia ciascuna sua parte separatamente; resta hora (douendosi ragionar solamente della Istrumentale) veder prima quello, che ella sia.
Dico adunque, che la Musica istrumentale è harmonia, la quale nasce da i suoni et dalle voci; la cui cognitione in che consista facilmente dalla sua definitione potremo sapere: imperoche ella è scienza speculatiua mathematica, maestra di tutte le cantilene, la quale col senso et con la ragione considera li suoni et le voci, li numeri, le proportioni, et le loro differenze; et ordina le voci graui et acute con certi termini proportionati ne i debiti luoghi. Ne si marauigli alcuno, ch’io habbia detto la Musica essere scienza speculatiua: percioche tengo, che sia possibile, che vno possa quella possedere nell’intelletto; ancora che non l’esserciti con li naturali o artificiali istrumenti.
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Della Musica Rithmica, et della Metrica. Capitolo 9 – 1.9.3
Per concludere adunque dico, che la Rithmica et la Metrica parimente discende dalla naturale: Ma perche (come vuole Agostino) percuottendo noi alcuno istrumento con quella velocità ò tardità, che noi proferimo alcuna parola, potemo conoscere dal mouimento gli istessi tempi lunghi et breui, cioè li numeri istessi, che nelle parole si conosce; però non fu inconueniente dire, che queste due sorti di Musica, si possano anco attribuire all’artificiata: conciosia che ogni giorno vdiamo farsi questo con diuersi istrumenti, al suono de quali ottimamente si accommodano varie sorti di versi, secondo il numero che si comprende nel suono nato da loro. E ben vero, che tra quella che deriua dalle voci, et quella che deriua dalli suoni si ritrouerà tal differenza, che l’vna Rithmica, o Metrica naturale si potrà dire, et l’altra Rithmica o Metrica artificiata.
Queste due sorti di Musica (percioche al presente molto più alli Poeti et Oratori, che al Musico, appartengono sapere) lasciaremo da parte, ragionando solamente della Piana et della Misurata, non pretermettendo, come è il mio principale proposito, alcuna cosa, che sia degna di annotatione.
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Della Musica Rithmica, et della Metrica. Capitolo 9 – 1.9.3
Per concludere adunque dico, che la Rithmica et la Metrica parimente discende dalla naturale: Ma perche (come vuole Agostino) percuottendo noi alcuno istrumento con quella velocità ò tardità, che noi proferimo alcuna parola, potemo conoscere dal mouimento gli istessi tempi lunghi et breui, cioè li numeri istessi, che nelle parole si conosce; però non fu inconueniente dire, che queste due sorti di Musica, si possano anco attribuire all’artificiata: conciosia che ogni giorno vdiamo farsi questo con diuersi istrumenti, al suono de quali ottimamente si accommodano varie sorti di versi, secondo il numero che si comprende nel suono nato da loro. E ben vero, che tra quella che deriua dalle voci, et quella che deriua dalli suoni si ritrouerà tal differenza, che l’vna Rithmica, o Metrica naturale si potrà dire, et l’altra Rithmica o Metrica artificiata.
Queste due sorti di Musica (percioche al presente molto più alli Poeti et Oratori, che al Musico, appartengono sapere) lasciaremo da parte, ragionando solamente della Piana et della Misurata, non pretermettendo, come è il mio principale proposito, alcuna cosa, che sia degna di annotatione.
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Della Musica Rithmica, et della Metrica. Capitolo 9 – 1.9.3
Per concludere adunque dico, che la Rithmica et la Metrica parimente discende dalla naturale: Ma perche (come vuole Agostino) percuottendo noi alcuno istrumento con quella velocità ò tardità, che noi proferimo alcuna parola, potemo conoscere dal mouimento gli istessi tempi lunghi et breui, cioè li numeri istessi, che nelle parole si conosce; però non fu inconueniente dire, che queste due sorti di Musica, si possano anco attribuire all’artificiata: conciosia che ogni giorno vdiamo farsi questo con diuersi istrumenti, al suono de quali ottimamente si accommodano varie sorti di versi, secondo il numero che si comprende nel suono nato da loro. E ben vero, che tra quella che deriua dalle voci, et quella che deriua dalli suoni si ritrouerà tal differenza, che l’vna Rithmica, o Metrica naturale si potrà dire, et l’altra Rithmica o Metrica artificiata.
Queste due sorti di Musica (percioche al presente molto più alli Poeti et Oratori, che al Musico, appartengono sapere) lasciaremo da parte, ragionando solamente della Piana et della Misurata, non pretermettendo, come è il mio principale proposito, alcuna cosa, che sia degna di annotatione.
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Della Musica Rithmica, et della Metrica. Capitolo 9 – 1.9.3
Per concludere adunque dico, che la Rithmica et la Metrica parimente discende dalla naturale: Ma perche (come vuole Agostino) percuottendo noi alcuno istrumento con quella velocità ò tardità, che noi proferimo alcuna parola, potemo conoscere dal mouimento gli istessi tempi lunghi et breui, cioè li numeri istessi, che nelle parole si conosce; però non fu inconueniente dire, che queste due sorti di Musica, si possano anco attribuire all’artificiata: conciosia che ogni giorno vdiamo farsi questo con diuersi istrumenti, al suono de quali ottimamente si accommodano varie sorti di versi, secondo il numero che si comprende nel suono nato da loro. E ben vero, che tra quella che deriua dalle voci, et quella che deriua dalli suoni si ritrouerà tal differenza, che l’vna Rithmica, o Metrica naturale si potrà dire, et l’altra Rithmica o Metrica artificiata.
Queste due sorti di Musica (percioche al presente molto più alli Poeti et Oratori, che al Musico, appartengono sapere) lasciaremo da parte, ragionando solamente della Piana et della Misurata, non pretermettendo, come è il mio principale proposito, alcuna cosa, che sia degna di annotatione.
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Della Musica Rithmica, et della Metrica. Capitolo 9 – 1.9.3
Per concludere adunque dico, che la Rithmica et la Metrica parimente discende dalla naturale: Ma perche (come vuole Agostino) percuottendo noi alcuno istrumento con quella velocità ò tardità, che noi proferimo alcuna parola, potemo conoscere dal mouimento gli istessi tempi lunghi et breui, cioè li numeri istessi, che nelle parole si conosce; però non fu inconueniente dire, che queste due sorti di Musica, si possano anco attribuire all’artificiata: conciosia che ogni giorno vdiamo farsi questo con diuersi istrumenti, al suono de quali ottimamente si accommodano varie sorti di versi, secondo il numero che si comprende nel suono nato da loro. E ben vero, che tra quella che deriua dalle voci, et quella che deriua dalli suoni si ritrouerà tal differenza, che l’vna Rithmica, o Metrica naturale si potrà dire, et l’altra Rithmica o Metrica artificiata.
Queste due sorti di Musica (percioche al presente molto più alli Poeti et Oratori, che al Musico, appartengono sapere) lasciaremo da parte, ragionando solamente della Piana et della Misurata, non pretermettendo, come è il mio principale proposito, alcuna cosa, che sia degna di annotatione.
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Della Musica Rithmica, et della Metrica. Capitolo 9. – 1.9.2
Potemo adunque hora conoscere la differenza, che è tra questa et l’altra specie di Musica, che Metrica si chiama; il cui propio è di saper giudicare ne i versi la quantità delle sillabe, cioè se siano lunghe o breui, mediante le quali si conoscano i piedi, et quali siano, et la loro determinata sede: Conciosiache la diuersità de i piedi, come di due, di tre, di quattro, o di più sillabe, costituisce la Musica metrica; La quale se medesimamente volemo dichiarare, non è altro che l’harmonia, che nasce dal verso per la quantità delle sillabe; la compositione delle quali costituisce diuersi piedi, come sono il Pirrichio, l’Iambo, lo Spondeo, il Trocheo, il Tribracho, l’Anapesto, il Dattilo, il Proceleumatico, et altri che nelle Poesie si ritrouano; Li quali, secondo la loro determinata sede nel verso, posti harmonicamente insieme, porgono all’udito grandissima dilettatione.
Et per le medesime ragioni ch’habbiamo detto della Rithmica, la Metrica anchora dalla medesima harmonica, o naturale discende: imperoche la lunghezza, o breuità delle sillabe si conosce, o misura dal suono della voce, la cui lunghezza o breuità importi tempo, conosciuto per il moto. Si che non dalle lettere, ma dal suono delle voci viene a nascere la Musica Metrica: percioche accompagnandolo col suono de gli artificiali istrumenti si forma il Metro, come anticamente faceuano li Poeti lirici, che al suono della Lira, o della Cetera cantauano i loro versi; onde parimente li Poeti et i Versi da loro cantati vengono chiamati Lirici. Et perche da principio essi andauano a poco a poco cercando di accompagnare i versi con harmonia al suono della Lira o della Cetera, è stata opinione de molti, che i detti Poeti trouassero le Legi o regole de i versi, le quali Metriche addimandauano.
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Della Musica Rithmica, et della Metrica. Capitolo 9. – 1.9.2
Potemo adunque hora conoscere la differenza, che è tra questa et l’altra specie di Musica, che Metrica si chiama; il cui propio è di saper giudicare ne i versi la quantità delle sillabe, cioè se siano lunghe o breui, mediante le quali si conoscano i piedi, et quali siano, et la loro determinata sede: Conciosiache la diuersità de i piedi, come di due, di tre, di quattro, o di più sillabe, costituisce la Musica metrica; La quale se medesimamente volemo dichiarare, non è altro che l’harmonia, che nasce dal verso per la quantità delle sillabe; la compositione delle quali costituisce diuersi piedi, come sono il Pirrichio, l’Iambo, lo Spondeo, il Trocheo, il Tribracho, l’Anapesto, il Dattilo, il Proceleumatico, et altri che nelle Poesie si ritrouano; Li quali, secondo la loro determinata sede nel verso, posti harmonicamente insieme, porgono all’udito grandissima dilettatione.
Et per le medesime ragioni ch’habbiamo detto della Rithmica, la Metrica anchora dalla medesima harmonica, o naturale discende: imperoche la lunghezza, o breuità delle sillabe si conosce, o misura dal suono della voce, la cui lunghezza o breuità importi tempo, conosciuto per il moto. Si che non dalle lettere, ma dal suono delle voci viene a nascere la Musica Metrica: percioche accompagnandolo col suono de gli artificiali istrumenti si forma il Metro, come anticamente faceuano li Poeti lirici, che al suono della Lira, o della Cetera cantauano i loro versi; onde parimente li Poeti et i Versi da loro cantati vengono chiamati Lirici. Et perche da principio essi andauano a poco a poco cercando di accompagnare i versi con harmonia al suono della Lira o della Cetera, è stata opinione de molti, che i detti Poeti trouassero le Legi o regole de i versi, le quali Metriche addimandauano.
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Della Musica Rithmica, et della Metrica. Capitolo 9. – 1.9.2
Potemo adunque hora conoscere la differenza, che è tra questa et l’altra specie di Musica, che Metrica si chiama; il cui propio è di saper giudicare ne i versi la quantità delle sillabe, cioè se siano lunghe o breui, mediante le quali si conoscano i piedi, et quali siano, et la loro determinata sede: Conciosiache la diuersità de i piedi, come di due, di tre, di quattro, o di più sillabe, costituisce la Musica metrica; La quale se medesimamente volemo dichiarare, non è altro che l’harmonia, che nasce dal verso per la quantità delle sillabe; la compositione delle quali costituisce diuersi piedi, come sono il Pirrichio, l’Iambo, lo Spondeo, il Trocheo, il Tribracho, l’Anapesto, il Dattilo, il Proceleumatico, et altri che nelle Poesie si ritrouano; Li quali, secondo la loro determinata sede nel verso, posti harmonicamente insieme, porgono all’udito grandissima dilettatione.
Et per le medesime ragioni ch’habbiamo detto della Rithmica, la Metrica anchora dalla medesima harmonica, o naturale discende: imperoche la lunghezza, o breuità delle sillabe si conosce, o misura dal suono della voce, la cui lunghezza o breuità importi tempo, conosciuto per il moto. Si che non dalle lettere, ma dal suono delle voci viene a nascere la Musica Metrica: percioche accompagnandolo col suono de gli artificiali istrumenti si forma il Metro, come anticamente faceuano li Poeti lirici, che al suono della Lira, o della Cetera cantauano i loro versi; onde parimente li Poeti et i Versi da loro cantati vengono chiamati Lirici. Et perche da principio essi andauano a poco a poco cercando di accompagnare i versi con harmonia al suono della Lira o della Cetera, è stata opinione de molti, che i detti Poeti trouassero le Legi o regole de i versi, le quali Metriche addimandauano.
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Della Musica Rithmica, et della Metrica. Capitolo 9. – 1.9.2
Potemo adunque hora conoscere la differenza, che è tra questa et l’altra specie di Musica, che Metrica si chiama; il cui propio è di saper giudicare ne i versi la quantità delle sillabe, cioè se siano lunghe o breui, mediante le quali si conoscano i piedi, et quali siano, et la loro determinata sede: Conciosiache la diuersità de i piedi, come di due, di tre, di quattro, o di più sillabe, costituisce la Musica metrica; La quale se medesimamente volemo dichiarare, non è altro che l’harmonia, che nasce dal verso per la quantità delle sillabe; la compositione delle quali costituisce diuersi piedi, come sono il Pirrichio, l’Iambo, lo Spondeo, il Trocheo, il Tribracho, l’Anapesto, il Dattilo, il Proceleumatico, et altri che nelle Poesie si ritrouano; Li quali, secondo la loro determinata sede nel verso, posti harmonicamente insieme, porgono all’udito grandissima dilettatione.
Et per le medesime ragioni ch’habbiamo detto della Rithmica, la Metrica anchora dalla medesima harmonica, o naturale discende: imperoche la lunghezza, o breuità delle sillabe si conosce, o misura dal suono della voce, la cui lunghezza o breuità importi tempo, conosciuto per il moto. Si che non dalle lettere, ma dal suono delle voci viene a nascere la Musica Metrica: percioche accompagnandolo col suono de gli artificiali istrumenti si forma il Metro, come anticamente faceuano li Poeti lirici, che al suono della Lira, o della Cetera cantauano i loro versi; onde parimente li Poeti et i Versi da loro cantati vengono chiamati Lirici. Et perche da principio essi andauano a poco a poco cercando di accompagnare i versi con harmonia al suono della Lira o della Cetera, è stata opinione de molti, che i detti Poeti trouassero le Legi o regole de i versi, le quali Metriche addimandauano.
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Della Musica Rithmica, et della Metrica. Capitolo 9. – 1.9.2
Potemo adunque hora conoscere la differenza, che è tra questa et l’altra specie di Musica, che Metrica si chiama; il cui propio è di saper giudicare ne i versi la quantità delle sillabe, cioè se siano lunghe o breui, mediante le quali si conoscano i piedi, et quali siano, et la loro determinata sede: Conciosiache la diuersità de i piedi, come di due, di tre, di quattro, o di più sillabe, costituisce la Musica metrica; La quale se medesimamente volemo dichiarare, non è altro che l’harmonia, che nasce dal verso per la quantità delle sillabe; la compositione delle quali costituisce diuersi piedi, come sono il Pirrichio, l’Iambo, lo Spondeo, il Trocheo, il Tribracho, l’Anapesto, il Dattilo, il Proceleumatico, et altri che nelle Poesie si ritrouano; Li quali, secondo la loro determinata sede nel verso, posti harmonicamente insieme, porgono all’udito grandissima dilettatione.
Et per le medesime ragioni ch’habbiamo detto della Rithmica, la Metrica anchora dalla medesima harmonica, o naturale discende: imperoche la lunghezza, o breuità delle sillabe si conosce, o misura dal suono della voce, la cui lunghezza o breuità importi tempo, conosciuto per il moto. Si che non dalle lettere, ma dal suono delle voci viene a nascere la Musica Metrica: percioche accompagnandolo col suono de gli artificiali istrumenti si forma il Metro, come anticamente faceuano li Poeti lirici, che al suono della Lira, o della Cetera cantauano i loro versi; onde parimente li Poeti et i Versi da loro cantati vengono chiamati Lirici. Et perche da principio essi andauano a poco a poco cercando di accompagnare i versi con harmonia al suono della Lira o della Cetera, è stata opinione de molti, che i detti Poeti trouassero le Legi o regole de i versi, le quali Metriche addimandauano.