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  1. Proprio qualche sera prima dell’udienza aveva subito l’incendio di un escavatore

    Buccinasco (MI). Fonte: mapio.net

    Il processo Cerberus iniziò il 21 maggio 2009 e furono chiamati diversi imprenditori a testimoniare. Nel complesso emerse un quadro di generale omertà e paura diffusa, che portò il pm durante la sua requisitoria a dare un giudizio impietoso e a parlare dello «strano» pragmatismo lombardo, già richiamato:
    «Cosa possiamo dire avendo esaminato i diversi testi che operano nel settore edilizio in cui operano i nostri imputati? Qual è la reazione dell’imprenditoria locale lombarda rispetto a questa espansione che poi vedremo? È di diversi tipi: la prima reazione è una specie di consociativismo. Ci sono loro? Benissimo, veniamone a patti, accordiamoci con loro, cerchiamo di conseguire comunque i nostri vantaggi. […] Nessuna delle persone che sono state sentite, quasi tutti imprenditori, è venuto a raccontarci naturalmente di avere subito atti di intimidazione; nessuno ha detto alcunché. Tutti sono stati costretti sostanzialmente a fare parziali dichiarazioni in senso accusatorio soltanto all’esito di sospensione delle deposizioni testimoniali, reiterate contestazioni, arrabbiature del Presidente perché rendevano dichiarazioni assolutamente incongruenti ed illogiche, un insulto alla nostra intelligenza!» <1169
    I giudici di primo grado misero nero su bianco tra l’altro che i testimoni avevano deposto «in un clima generale di intimidazione che, nato nel passato nel rapporto con i Barbaro – Papalia, perdura tuttora anche quando (si veda il pensionato Egidio Selmi) ogni rapporto è cessato nell’attualità» <1170.
    Ad esempio, Adriano Pecchia, noto immobiliarista di Buccinasco, si disse sorpreso di aver appreso dai giornali di essere vittima di un’estorsione a opera «di persone che considero amiche, buoni compaesani con cui bevo il caffè e con cui gioco a calcio insieme» <1171, che però non avevano esitato in nome degli affari a sparare contro la sua macchina e contro la sua casa.
    Ernesto Giacomel, titolare di una concessionaria Audi e Wolkswagen ad Assago abbastanza nota in Lombardia, interrogato dal pm circa la particolarità del territorio di Buccinasco, Assago o Corsico, riferì invece senza giri di parole:
    «Ma, Dottoressa, qui andiamo a scoprire l’acqua calda, lei e tutti noi conosciamo che è meglio averli amici – lei l’ha messo a verbale – è meglio averli amici che averli nemici. E qui lo confermo, e per me sono e rimangono delle persone che hanno saputo lavorare e fare il loro dovere, nient’altro» <1172.
    In una conversazione intercettata con Luraghi, Giacomel gli consigliò addirittura di presentarsi con Barbaro nell’ufficio dell’imprenditore Dario Broglia che non voleva pagare 870mila di lavori che aveva contestato, dicendogli «io non vado via se lei non vuole uscire vertica… eh orizzontale… hanno suggestione di te, non fanno mica scherzi. A te e Barbaro non fanno mica scherzi. A degli altri li fanno diventare pazzi» <1173. Broglia stesso dichiarò al pm in sede di indagini che «nell’ambiente in cui lavoro si sa che, qualora si intendano eseguire lavori di movimento terra nella zona di Assago, ci si deve rivolgere a ditte che impiegano padroncini calabresi. Io stesso ho potuto constatare che nostri fornitori ai quali vengono proposti lavori in Assago si tirano indietro. I prezzi applicati dalle ditte calabresi sono assolutamente di mercato, solo che nella zona di Assago, Corsico, Buccinasco vogliono avere il monopolio…»; in sede di dibattimento edulcorò la pillola, come gli fece notare il pm:
    BROGLIA: «Ma sul movimento terra ad Assago c’era la tendenza ad appaltare i lavori alla ditta Barbaro».
    PM: «Cosa vuol dire “C’era la tendenza ad appaltare i lavori”?
    BROGLIA: «Beh, intanto perché loro erano locali e quindi c’è un problema di logistica nella movimentazione dei macchinari, è meglio avere aziende locali che non aziende che portano ruspe da tanti chilometri. E poi sicuramente c’era, come dire, anche da parte di altri fornitori quando sapevano che i lavori erano a Buccinasco e ad Assago, sì, facevano l’offerta, però poi sapevano che bene o male insomma il lavoro era indirizzato verso la ditta Barbaro».
    PM: «E perché gli altri fornitori non lavoravano nella zona di Assago?»
    BROGLIA: «Non lavoravano volentieri probabilmente, questo non posso saperlo».
    PM: «Innanzi tutto Lei ha detto una cosa, dice: “I fornitori facevano l’offerta quando si trattava di lavorare ad Assago, però la facevano in modo diciamo così poco convinto”. Lei quando venne sentito da me il 1° febbraio 2007 aveva detto una cosa un po’ diversa, ha detto: “Io stesso ho potuto constatare che nostri fornitori ai quali vengono proposti lavori in Assago, si tirano indietro”».
    BROGLIA: «Sì, poi all’atto effettivo dell’appalto si tiravano indietro».
    PM: «E perché si tirano indietro?»
    BROGLIA: «Questo posso solo presumerlo, nel senso, perché forse avevano paura di ritorsioni su macchinari piuttosto che sul posto, ma questa è una presunzione, non posso saperlo» <1174.
    Broglia però seppe dalla viva voce di Luraghi, in un incontro dai toni accesi sempre per la questione dei lavori contestati, che i Barbaro «non sono gente che va dall’avvocato» <1175.
    E del resto, che fosse gente non abituata ad andare dall’avvocato per risolvere questioni d’affari lo poterono vedere anche i giudici durante il processo, quando durante l’udienza del 17 luglio 2009, Barbara Luraghi, figlia di Maurizio, in qualità di testimone rivendicò in lacrime la volontà di continuare l’attività di famiglia ma raccontò delle continue minacce e intimidazioni cui era sottoposta da quando erano scattati gli arresti, affinché né lei né i suoi genitori parlassero. Proprio qualche sera prima dell’udienza aveva subito l’incendio di un escavatore attraverso l’esplosione di una bombola di gas, mentre numerose erano le telefonate e i bigliettini di minacce, che la Luraghi attribuì ad Antonio Perre detto Totò ’u Cainu, cugino dei fratelli Barbaro, all’epoca latitante insieme al ventisettenne Domenico Papalia, un altro figlio di Antonio <1176. I danneggiamenti continuarono anche dopo la sua deposizione, a fronte di una progressiva riduzione delle commesse: questo dato parla da solo, visto che prima di fallire ed essere coinvolta nel processo Cerberus la Lavori Stradali Srl del padre era arrivata a fatturare 6 milioni di euro l’anno e dava da mangiare a 40 dipendenti <1177. La sua vicenda doveva servire da lezioni a tutti gli altri, come evidenziò anche il pm nella sua requisitoria: al di fuori del sistema di relazioni con la ‘ndrangheta non poteva e non può esserci vita.
    [NOTE]
    1169 Requisitoria del pm, pp. 7 e 10.
    1170 Barazzetta, op. cit., p. 41. Il riferimento è inserito a commento di tutte le deposizioni nel paragrafo dedicato a Franco Chiricozzi, imprenditore edile di Corsico, che dopo aver ringraziato gli inquirenti per la loro attività di pulizia perché “si respira un’aria nuova a Buccinasco” fece scena muta al processo, provocando l’ira del pm, come segnalato nella sua requisitoria (cfr p. 8).
    1171 Requisitoria del pm, p. 7.
    1172 Ivi, p. 113.
    1173 VERONELLI, E. (2017). Sentenza n. 4815/17 contro Barbaro Domenico + 3, Tribunale di Milano – Corte d’Appello, IV sezione penale, 18 settembre, p. 54.
    1174 Sentenza di 1° grado, p. 107.
    1175 Ivi, p. 109.
    1176 Il primo si costituì ai Carabinieri di Platì il 13 settembre 2010, mentre l’altro lo fece il 24 gennaio 2011.
    1177 Oggi Barbara Luraghi lavora come libera professionista e non ha mai più riaperto una ditta nel settore edilizio. «Non è cambiato niente specialmente nel movimento terra. Sui lavori di precisione, tipo le fognature o gli impianti “loro” non ci sono, ma su quelli grossi, escavazioni, trasporti, smaltimento, non c’è una sola ditta che non abbia sede operativa nei paesi del sud più legati a certe famiglie malavitose». Citato in Salvatore Cassinelli e Salvatore Garzillo, Ghe pensi la ‘Ndrangheta, ANSA, 28 ottobre 2014.
    Pierpaolo Farina, Le affinità elettive. Il rapporto tra mafia e capitalismo in Lombardia, Tesi di dottorato, Università degli Studi di Milano, Anno Accademico 2019-2020

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