Da un po' di tempo non vedevo blob, e mi assale un avvilimento che non sto neanche a spiegare.
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MORGUE
Io, da ragazzo, mi immaginavo la mia morte.
Chiudevo gli occhi e pensavo come potesse essere la vita quando la vita si stacca dal corpo. Cosa si prova e a che pensi, quanto hai paura.
Chiudevo gli occhi mentre la mia mente disegnava precipizi improbabili, altezze e profondità impossibili e dicevo: ecco, ora muoio.
Pensavo che con la morte l'anima si liberasse del suo involucro di carne, goffo e dondolante, con una progressione di movimenti programmati, in uno schema fatto di scatti e sequenze, strappi e colliquamenti viscidi, quasi a voler mitigare la sofferenza e il dolore. Prima la testa, poi il cuore, poi tutto te stesso e infine, gli occhi con cui guardi la vita che non ti appartiene, e le mani. E vedevo il mio corpo di luce, finalmente libero, fluttuare nell'aria ancora legato al mio sacco pieno di nervi, vene e carne.
Con le dita ancora appiccicate alle dita, quasi non riuscissero a separarsi. Le mie mani le guardavo staccarsi dalle mani per ultime.
E sentivo quella strana sensazione che non si può descrivere, come una cosa che smette di essere cosa, individuo, cuore, persona, mente, soggetto, memoria, oggetto.
Vita.
Non l'ho mai pensata come qualcosa che avviene indipendentemente dalla volontà, la morte. L'ho sempre pensata come qualcosa che magari puoi decidere, che dipende da te, e non è vero.
È falso, è un inganno.
Perché muori quando muori, anche se muori quando vuoi.#photography #conceptart #contemporaryart
MORGUE • Suicide | Digital photo