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  1. Nelle giornate più cupe il genere RPG è un porto sicuro, ma a volte arriva comunque una "tempesta emotiva" e magari paradossalmente lo fa per la sua assenza motrice: "il vento si è fermato", catastrofe in arrivo, preoccupazione per l'incolumità di un genitore e una colonna sonora che ha reso l'ansia uno spartito. Perfetto! :blobsweats: 😄
    Per fortuna poi arriva VGM piana sul chocobino e una pixel art del mare meravigliosa che riequilibra tutto
    youtu.be/sfs17OB7OZc
    #FinalFantasy5 #videogiochi

  2. L’AI nel retail non è più fantascienza: 9 aziende su 10 la stanno già usando o testando

    C’è stato un periodo in cui parlare di intelligenza artificiale nel retail sembrava quasi una cosa da convegno futuristico: scaffali intelligenti, assistenti virtuali, pubblicità personalizzate, magazzini che si organizzano da soli, previsioni di vendita precise come un orologio svizzero.

    Poi, come spesso succede con la tecnologia, il futuro ha smesso di essere futuro.

    È diventato presente.

    Secondo la seconda edizione del report NVIDIA “State of AI in Retail and CPG”, pubblicato a gennaio 2025, l’AI è ormai entrata seriamente nel mondo del retail e dei beni di largo consumo. Il dato che colpisce di più è questo: l’89% dei retailer intervistati sta già usando l’intelligenza artificiale oppure sta valutando progetti, prove pilota e sperimentazioni.

    Tradotto in modo semplice: quasi 9 aziende su 10 non stanno più solo “parlando” di AI. La stanno provando, integrando, misurando.

    E questa cosa cambia parecchio il modo in cui dobbiamo guardare al commercio, ai negozi, all’e-commerce, alla logistica e perfino al lavoro quotidiano di chi sta dietro le quinte.

    L’AI non è più solo ChatGPT

    Quando diciamo “intelligenza artificiale”, molti pensano subito a ChatGPT, ai testi generati automaticamente, alle immagini create con un prompt o agli assistenti digitali che rispondono alle domande.

    Ma nel retail la partita è molto più ampia.

    L’AI sta entrando in tanti punti diversi della catena del nostro lavoro:

    marketing, advertising, customer care, analisi dei clienti, gestione degli stock, supply chain, previsioni di vendita, raccomandazioni personalizzate, contenuti per campagne pubblicitarie e assistenti digitali per lo shopping.

    Non stiamo parlando solo di un chatbot che ti dice quale paio di scarpe comprare.

    Stiamo parlando di sistemi che possono aiutare un’azienda a capire cosa vendere, dove venderlo, quando produrlo, quanto tenerne a stock, come comunicarlo e a quale cliente proporlo.

    E qui, da persona che vive quotidianamente processi, magazzini, flussi, articoli, giacenze e problemi reali di sistema, la cosa diventa molto interessante.

    Perché l’AI non è utile quando fa scena.

    È utile quando ti evita un errore, ti accorcia un processo, ti anticipa un problema o ti fa prendere una decisione migliore.

    I numeri del report NVIDIA fanno capire dove stiamo andando

    Nel report NVIDIA emergono alcuni dati molto forti.

    L’87% degli intervistati dichiara che l’AI ha avuto un impatto positivo sull’aumento dei ricavi annuali.

    Il 94% afferma che l’AI ha contribuito a ridurre i costi operativi.

    Il 97% prevede di aumentare la spesa in AI nel prossimo anno fiscale.

    Sono numeri da prendere con attenzione, come sempre quando si parla di survey aziendali, ma il messaggio è chiaro: le aziende che stanno investendo in AI iniziano a vedere risultati concreti. Non solo immagine. Non solo storytelling. Non solo innovazione da mettere nelle slide.

    Risultati.

    Più efficienza, più capacità di analisi, più produttività, più controllo sui processi.

    E soprattutto una cosa che secondo me sarà sempre più centrale: decisioni più veloci e più basate sui dati.

    La Generative AI è già dentro il marketing

    Uno dei punti più interessanti del report riguarda la Generative AI, cioè quella famiglia di tecnologie capace di generare testi, immagini, contenuti, analisi, suggerimenti e conversazioni.

    Secondo NVIDIA, oltre l’80% delle aziende retail e CPG sta già usando o testando progetti di Generative AI.

    https://www.youtube.com/watch?v=OfgU9f1KHAE&pp=ygUXbWFya2V0aW5nIGdlbmVyYXRpdmUgYWk%3D

    Gli utilizzi principali sono:

    • creazione di contenuti marketing;
    • analisi predittiva;
    • pubblicità e marketing personalizzato;
    • segmentazione dei clienti;
    • assistenti digitali per lo shopping.

    Il caso più immediato è quello del marketing.

    Oggi un brand può creare contenuti diversi per pubblici diversi, adattare campagne, generare testi, immagini, descrizioni prodotto, newsletter, annunci e post social in modo molto più rapido rispetto al passato.

    Però attenzione: secondo me qui c’è un rischio.

    Se tutti usano l’AI per generare contenuti, il vero vantaggio non sarà semplicemente “produrre di più”.

    Il vantaggio sarà produrre meglio.

    Perché una descrizione prodotto generata in automatico può essere tecnicamente corretta, ma fredda. Un post social può essere perfetto nella forma, ma vuoto. Una campagna può essere super personalizzata, ma sembrare finta.

    La differenza la farà chi saprà usare l’AI come strumento, non come sostituto del pensiero.

    L’AI può aiutarti a scrivere, segmentare, analizzare, testare.

    Ma il posizionamento, il tono, l’identità del brand e la sensibilità verso il cliente restano umani.

    Almeno per ora 🙂 .

    Il negozio fisico diventa più intelligente

    Un altro aspetto interessante riguarda i punti vendita fisici.

    Secondo il report, nei negozi l’AI viene usata soprattutto per:

    • gestione dell’inventario;
    • analisi e insight;
    • advertising adattivo.

    Qui entriamo in una zona molto concreta.

    Pensiamo a un negozio che riesce a capire meglio quali prodotti stanno finendo, quali stanno girando poco, quali taglie mancano, quali articoli dovrebbero essere riassortiti prima del weekend o prima di una promozione.

    Questo può sembrare banale, ma non lo è.

    Chi lavora nei processi sa che la differenza tra “avere il prodotto” e “non averlo” può essere enorme.

    Un cliente entra, chiede una taglia, non c’è.

    Magari l’articolo esiste in un altro negozio, magari è in magazzino, magari è bloccato in una fase di sistema, magari c’è fisicamente ma non risulta disponibile.

    L’AI può aiutare proprio lì: non nel fare magia, ma nel collegare meglio dati, disponibilità, domanda e operatività.

    Per me il punto è questo: l’intelligenza artificiale diventa veramente utile quando esce dalla teoria e arriva nei punti sporchi del processo.

    Quelli dove oggi perdiamo tempo.

    Quelli dove una giacenza non torna.

    Quelli dove il sistema dice una cosa e la realtà ne dice un’altra.

    Quelli dove il cliente finale vede solo “prodotto non disponibile”, ma dietro c’è un mondo di movimenti, magazzini, flussi, errori, ritardi e dati non allineati.

    Supply chain: qui l’AI può fare davvero la differenza

    La parte che personalmente trovo più interessante è quella sulla supply chain.

    Il report NVIDIA dice che il 59% degli intervistati ritiene che le sfide della supply chain siano aumentate nell’ultimo anno.

    E non è difficile capirlo.

    Negli ultimi anni abbiamo visto di tutto: crisi geopolitiche, rincari, difficoltà nei trasporti, cambiamenti improvvisi della domanda, consumatori meno prevedibili, e-commerce sempre più esigente, omnicanalità, necessità di consegne rapide, sostenibilità, gestione delle scorte e pressione sui margini.

    In questo contesto, l’AI viene usata per migliorare efficienza, ridurre costi e rispondere meglio alle aspettative dei clienti.

    Secondo NVIDIA:

    • il 58% dice che l’AI sta aiutando a migliorare efficienza operativa e throughput;
    • il 45% la usa per ridurre i costi della supply chain;
    • il 42% la impiega per rispondere meglio alle aspettative dei clienti;
    • l’82% prevede di aumentare gli investimenti in AI per la gestione della supply chain.

    Qui secondo me siamo davanti alla parte più concreta di tutta la storia.

    Perché nel retail puoi anche avere il marketing più bello del mondo, la campagna perfetta, il sito fatto bene, l’assistente digitale che risponde in tre secondi.

    Ma se poi il prodotto non arriva, se il magazzino non è allineato, se la previsione è sbagliata, se la disponibilità è sporca, se il processo è lento, il cliente se ne accorge.

    Magari non sa cosa sia una supply chain.

    Ma sa benissimo quando un prodotto non è disponibile, quando una consegna ritarda, quando un reso è complicato o quando un’esperienza d’acquisto diventa frustrante.

    A customer expresses frustration while speaking to a retail employee at the service counter.

    L’AI non risolve processi sbagliati

    C’è però un punto che secondo me va detto chiaramente.

    L’AI non è una bacchetta magica.

    Se un’azienda ha dati disordinati, processi confusi, sistemi che non dialogano, anagrafiche sporche, ruoli poco chiari e flussi pieni di eccezioni non governate, l’AI non risolve tutto automaticamente.

    Anzi, rischia di amplificare il caos.

    Per funzionare bene, l’intelligenza artificiale ha bisogno di una base solida: dati puliti, processi leggibili, responsabilità definite, sistemi integrati e persone capaci di interpretare quello che la tecnologia restituisce.

    Questo per me è il grande tema dei prossimi anni.

    Non basterà “comprare AI”.

    Bisognerà preparare le aziende all’AI.

    Che significa mettere ordine nei dati, nei magazzini, nelle procedure, nelle codifiche, nei flussi informativi.

    Un algoritmo può aiutarti a prevedere la domanda.

    Ma se la tua giacenza non è affidabile, se l’articolo è codificato male, se il trasferimento è registrato in ritardo, se il dato nasce sporco, allora anche la previsione diventa fragile.

    La tecnologia è potente, ma non può essere più intelligente del contesto in cui viene inserita.

    Il problema dell’AI spiegabile

    Un dato del report mi ha colpito molto: una delle principali difficoltà indicate dai retailer è la mancanza di strumenti AI facili da capire e da spiegare.

    Questo è un punto enorme.

    Perché in azienda non basta che un sistema dica: “fai così”.

    Bisogna anche capire perché.

    Se l’AI suggerisce di aumentare lo stock di un prodotto, tagliare una linea, cambiare una campagna, modificare un prezzo o spostare merce da un magazzino all’altro, qualcuno deve potersi fidare di quel suggerimento.

    E per fidarsi deve capirlo.

    Non necessariamente conoscere tutta la matematica dietro l’algoritmo, ma almeno avere una spiegazione leggibile: quali dati ha considerato? Quali pattern ha visto? Quali rischi segnala? Quanto è affidabile la previsione?

    L’AI spiegabile sarà fondamentale soprattutto nei contesti operativi.

    Perché chi lavora sul campo, in negozio, in magazzino o in produzione, non può semplicemente ricevere ordini da una scatola nera.

    Deve poter discutere, verificare, correggere, portare esperienza reale.

    La migliore AI, secondo me, non sarà quella che sostituisce le persone.

    Sarà quella che rende più forti le persone brave.

    Retail, AI agent e physical AI: il prossimo passaggio

    NVIDIA parla anche di AI agent e physical AI.

    Qui si apre un capitolo molto interessante.

    Gli AI agent sono sistemi capaci di eseguire attività più complesse in autonomia: non solo rispondere a una domanda, ma seguire un processo, collegare strumenti, prendere decisioni operative entro certi limiti, coordinare azioni.

    Nel retail questo potrebbe significare assistenti che monitorano campagne, analizzano vendite, suggeriscono riordini, preparano report, leggono anomalie, controllano disponibilità, aiutano il customer service e dialogano con i sistemi aziendali.

    La physical AI, invece, porta l’intelligenza artificiale nel mondo fisico: robotica, automazione, visione artificiale, magazzini intelligenti, movimentazione, controllo qualità, store analytics.

    Ed è qui che il confine tra digitale e operativo diventa sottile.

    Perché un conto è un’AI che scrive una mail.

    Un altro conto è un’AI che aiuta a capire come muovere prodotti, persone, merci, scaffali, picking, replenishment, consegne e resi.

    Nel retail moderno, la differenza la farà sempre di più la capacità di collegare tre mondi: cliente, dato e operazione.

    Chi riuscirà a farli parlare bene avrà un vantaggio enorme.

    La mia riflessione

    La cosa più interessante di questo report non è solo che l’AI sta crescendo.

    È che sta diventando normale.

    E quando una tecnologia diventa normale, smette di essere una moda e inizia a cambiare davvero il lavoro.

    Oggi l’AI nel retail non è più solo una promessa da keynote.

    È già dentro il marketing, dentro l’e-commerce, dentro i negozi, dentro la supply chain, dentro le decisioni aziendali.

    Ma la vera domanda non è: “Useremo l’AI ?”

    La vera domanda è: saremo pronti a usarla bene ?

    Perché adottare AI non significa automaticamente innovare.

    Innovare significa usarla per migliorare processi reali, ridurre sprechi, aiutare le persone, servire meglio i clienti e prendere decisioni più intelligenti.

    Il retail del futuro non sarà fatto solo da negozi più digitali o siti più personalizzati.

    Sarà fatto da aziende capaci di leggere prima quello che sta succedendo, reagire più velocemente e costruire esperienze più coerenti tra fisico e digitale.

    E forse, alla fine, l’AI più utile non sarà quella che ci stupisce.

    Sarà quella che lavora silenziosamente dietro le quinte, sistemando problemi prima che diventino visibili.

    Un po’ come succede nei migliori processi logistici: quando funzionano bene, nessuno li nota.

    Ma quando non funzionano, se ne accorgono tutti.

    #9Su10 #ai #CHATGPT #nvidia #retail #uso
  3. [...] So di essere nelle fasi finali di #Indika (ho consultato elenco capitoli), tentato di chiuderlo ieri di fretta ma merita attenzione fino in fondo.
    Intanto mi stavo chiedendo cosa mi ha colpito di più. Sicuramente il fatto che sia stato in grado di stupirmi. Niente di incredibile, ma la modifica di dettagli, anche nei puzzle, l'hanno reso costantemente interessante. Unico neo alcune volte non ho capito se mancasse un pezzo o era la strada sbagliata. E poi l'ambientazione [...]
    #videogiochi

  4. [...] So di essere nelle fasi finali di #Indika (ho consultato elenco capitoli), tentato di chiuderlo ieri di fretta ma merita attenzione fino in fondo.
    Intanto mi stavo chiedendo cosa mi ha colpito di più. Sicuramente il fatto che sia stato in grado di stupirmi. Niente di incredibile, ma la modifica di dettagli, anche nei puzzle, l'hanno reso costantemente interessante. Unico neo alcune volte non ho capito se mancasse un pezzo o era la strada sbagliata. E poi l'ambientazione [...]
    #videogiochi

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    #videogiochi

  6. [...] So di essere nelle fasi finali di #Indika (ho consultato elenco capitoli), tentato di chiuderlo ieri di fretta ma merita attenzione fino in fondo.
    Intanto mi stavo chiedendo cosa mi ha colpito di più. Sicuramente il fatto che sia stato in grado di stupirmi. Niente di incredibile, ma la modifica di dettagli, anche nei puzzle, l'hanno reso costantemente interessante. Unico neo alcune volte non ho capito se mancasse un pezzo o era la strada sbagliata. E poi l'ambientazione [...]
    #videogiochi

  7. Zarbiv merita davvero di accendere la torcia del Giorno dell'Indipendenza: non perché sia degno di tale onore, ma perché Israele ha perso la strada, la bussola morale e la coscienza.

    Utilizzando la coniugazione ebraica “to Zarbiv”, Israele - se così si può dire - ha "zarbivizzato" Gaza, e ne è orgoglioso.

    Quello che Israele ha fatto a Gaza è una macchia indelebile.
    Zarbiv rappresenta l’immagine dello Stato oggi.

    ✍️ L'articolo riportato sopra è l'editoriale principale di #Haaretz, pubblicato nelle edizioni in ebraico e in inglese del quotidiano in Israele.⟧
    🔚 6

  8. Good Morning defenders of freedom and 'democracy' it's time once again to don our flight suits and helmets to fight the good fight for Europe as one 🌏 ! 💪🏽🇺🇦 make them pay for last night.

    Repost from @pavlikspictures

    Strike Eagle taking off on afterburners, and departing Nellis Air Force Base as it climbs into the desert skies of Nevada




  9. Good Morning defenders of freedom and 'democracy' it's time once again to don our flight suits and helmets to fight the good fight for Europe as one 🌏 ! #SlavaUkraine 💪🏽🇺🇦 #SlavaNATO #NAFO make them pay for last night.

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    #F15 Strike Eagle taking off on afterburners, and departing Nellis Air Force Base as it climbs into the desert skies of Nevada

    #airpower
    #speed
    #igdaily
    #f15

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  13. Aluminium OS: il nuovo sistema operativo di Google per laptop si mostra in un maxi leak con video

    Un'enorme quantità di materiale inedito sul misterioso Aluminium OS di Google è apparsa in rete nelle ultime ore. Il leak, condiviso dal leaker "Mystic Leaks" su Telegram, include decine di screenshot e un video di circa 16 minuti che mostra il nuovo sistema operativo in funzione su un dispositivo reale, rivelando per la prima volta l'interfaccia completa di quello che sembra essere il successore di ChromeOS. Un Android pensato per i laptop Dalle immagini emerge chiaramente che Aluminium […]

    androidiani.net/aluminium-os-i

  14. Leggo, più infastidito che sorpreso, che #ENI sponsorizza il concertone del #PrimoMaggio.

    Ecco, dato che l'azienda è tutto fuorché trasparente nelle sue attività all'estero e parecchie cose le omette, trovo la scelta imbarazzante, sbagliata.

    Se si vuole essere credibili, bisogna essere coerenti.

  15. Leggo, più infastidito che sorpreso, che #ENI sponsorizza il concertone del #PrimoMaggio.

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  20. Nel 1970 gli umori di destra sembrano prendere il sopravvento nella magistratura

    Contemporaneamente crescono, nell’ambito di Md, le divisioni fra le varie anime della corrente, nella misura in cui una parte dei suoi aderenti tende a rendere più radicali istanze di sinistra <50. L’occasione per la scissione viene dalla presa di posizione della corrente sull’arresto, avvenuto il 25 novembre del 1969, e successiva condanna <51 del direttore responsabile del quotidiano Potere operaio, Francesco Tolin, socialista, a causa di alcuni articoli pubblicati. L’assemblea di Md, riunita a Bologna, approva una delibera in cui esprime preoccupazione per «il clima di intimidazione particolarmente pesante verso determinati settori politici…» <52 e per la libertà di stampa, con toni, in realtà, piuttosto pacati <53. Ma l’ordine del giorno, che provoca le dimissioni del sostituto procuratore Vittorio Occorsio, titolare dell’inchiesta su Tolin, viene subito attaccato da Mi e dall’Umi che accusano Md di interferire contro
    un processo in corso. In breve l’incidente diviene l’occasione per una chiarificazione e circa la metà degli aderenti di Md (fra cui il suo prestigioso leader Beria d’Argentine) decidono di lasciare la corrente per costituirne una nuova, presto battezzata Giustizia e costituzione e, in seguito, Impegno costituzionale, che accoglie anche una parte di Terzo potere, anch’essa soggetta ad una scissione. Importante, forse decisivo, per far precipitare le divisione di Md l’episodio di piazza Fontana, il 12 dicembre a Milano, che segna anche una «crescente pressione di quei settori politici che non tolleravano l’indirizzo assunto dall’Anm e dal Csm, spingono verso la crisi nell’Anm con la rottura
    della giunta unitaria» <54.
    Dopo il biennio della contestazione e “l’autunno caldo” gli umori di destra sembrano prendere il sopravvento nella magistratura, oltre che in altri settori della società <55 e nelle elezioni del 1970 dell’Anm, Mi ottiene quasi il 45% dei voti (nelle precedenti consultazioni aveva preso il 40%) e ben presto, attraverso un accordo con Terzo potere e Giustizia e costituzione forma una giunta che esclude Md. Anche i tutti i membri del Cms eletti in quota Md decidono di aderire alla scissione del 1969 e quindi la corrente viene di fatto relegata ai margini dei centri di potere della magistratura. In ogni caso la legislatura consigliare 1968-1972 si dimostra sotto più punti di vista decisamente innovativa rispetto a quelle precedenti; fra le iniziative più ricordate vi sono la pubblicazione di una relazione annuale, quella di un massimario circa l’attività disciplinare del Csm, ma anche, molto importante, una serie di circolari per la formazione delle tabelle annuali per la formazione degli uffici giudiziari, per rendere concreto il principio del giudice naturale.
    Un’iniziativa significativa di Magistratura democratica è la raccolta, nel 1970, delle firme per la proposta di un referendum finalizzato all’abolizione di alcuni reati di opinione, in collaborazione con il Psi e il Psiup; i magistrati progressisti cercano la collaborazione del Pci, il quale però si dimostra piuttosto tiepido e non offre un grande aiuto nonostante che quel partito fosse stato quello maggiormente colpito dalle inchieste per reati di opinione; senza l’aiuto dei comunisti il numero necessario di firme non viene raccolto e l’iniziativa fallisce <56.
    Un certo “riflusso” tra i magistrati si conferma in occasione delle elezioni per il Csm del 1972, che vedono Umi e Mi ottenere 13 seggi dei 14 a disposizione, grazie al sistema elettorale maggioritario e ad un’efficace strategia di alleanze <57. Nello stesso 1972 la gestione giudiziaria della strage di piazza Fontana crea un grave conflitto tra l’”alta” magistratura ed i gradi inferiori. Nel mese di ottobre la Corte di Cassazione trasferisce il procedimento da Milano a Catanzaro adducendo ragioni di ordine pubblico; tale atto, anche in virtù delle accese polemiche che erano sorte tra le forze politiche per la conduzione delle indagini da parte delle autorità, che avevano dato la sensazione di cercare i responsabili del grave attentato solo a sinistra (anche contro alcuni indizi in senso contrario), provoca una reazione senza precedenti dei giudici del capoluogo lombardo. Un’assemblea dell’Anm di Milano approva, con un solo voto contrario su oltre duecento, un documento di dura critica nei confronti della decisione della Cassazione. Ne seguirà un procedimento disciplinare ai danni di alcuni magistrati, tra cui Guido Galli, incolpati di aver elaborato il documento.
    Lo scontro tra settori della magistratura caratterizzerà tutti gli anni Settanta e, a questo punto, non si tratta più tanto di un conflitto generazionale, né unicamente tra alta e bassa magistratura, ma più strettamente politico, accompagnando una contrapposizione largamente presente, in generale, nella società italiana. Uno dei problemi fondamentali è quello relativo al ruolo del giudice nella società, se cioè questo debba esservi inserito a pieno titolo, circostanza che gli permetterebbe di comprenderne le dinamiche ed esercitare quel ruolo politico inevitabile nell’esercizio della giurisdizione; oppure se egli debba, in maniera neutrale ed automatica, limitarsi ad essere un mero strumento di applicazione della legge senza alcun ruolo creativo. Il problema ha un peso enorme per il governo della società anche in virtù dell’aumento del ruolo del potere giudiziario nelle società moderne occidentali <58 e che
    si deve all’aumento della complessità delle dinamiche sociali <59. I magistrati delle correnti progressiste sostengono la prima posizione, mentre quelli più legati alla tradizione lo contestano in nome dell’apoliticità del giudice; ma, fanno notare i progressisti, la tesi dell’apoliticità è ipocrita perché nasconde unicamente la volontà di conservazione <60.
    [NOTE]
    50 «Nel 1968 cominciarono a sorgere dei problemi, dei contrasti, principalmente perché si coagulò un gruppo che è difficile definire: la parola extraparlamentare forse è impropria. Alcuni parlavano di cosiddetti cinesi. E questo avvenne in particolare nel gruppo romano. Si cominciò a fare un discorso nella scia della realtà contestativa del paese. La contestazione venne quasi ipostatizzata come elemento principe per uno sviluppo e ciò anche all’interno della magistratura» S. Pappalardo, Gli iconoclasti. Magistratura Democratica nel quadro dell’Associazione Nazionale Magistrati, Franco Angeli, Milano, 1987. Pag. 206
    51 Dopo un processo per direttissima in cui il pubblico ministero era Vittorio Occorsio, che negli anni successivi si occuperà di inchieste su Ordine nuovo.
    52 Vedi R. Canosa e P. Federico, La magistratura in Italia. Cit, Pag. 379.
    53 Anche in considerazione del fatto che l’arresto di Tolin provoca le proteste di gran parte degli organi di stampa, non escluso il telegiornale della Rai. Vedere Pappalardo. Gli iconoclasti. Magistratura Democratica nel quadro dell’Associazione Nazionale Magistrati. Cit. Pag. 230.
    54 E. Bruti Liberati, “La magistratura dall’attuazione della Costituzione”. Cit. Pag. 177.
    55 Sintomatico del desiderio diffuso in alcuni settori moderati di ridurre l’influenza della magistratura progressista è, per esempio, l’intervento di Mario Cervi: «Resta la realtà di una magistratura che ha rinunciato al prestigio carismatico del passato, che non si chiude più nella torre d’avorio […] ma che […] rischia di essere inquinata da ciò che di deteriore esiste nella vita italiana […] Non è accettabile il passaggio da una liturgia giudiziaria solenne e lenta […] ad una liturgia giudiziaria affidata a sacerdoti che discutono molto, enunciano tesi popolari e magari populiste ma, alla fine dei conti, danno al cittadino un servizio altrettanto lento […] il caso Tolin ha messo allo scoperto l’inconciliabilità tra il comportamento di una minoranza di estrema sinistra che condivide ed esalta le posizioni di una parte politica e la volontà della maggioranza dei magistrati» M. Cervi, “Malessere nella magistratura”, Corriere della Sera del 23 dicembre 1969.
    56 V. Zagrebelsky, “La magistratura ordinaria dalla Costituzione ad oggi”. Cit. Pag. 774.
    57 E. Bruti Liberati, “La magistratura dall’attuazione della Costituzione”. Cit. Pag. 189.
    58 N. Tate e T. Vallinder (a cura di), The Global Expansion of Judicial Power, New York University Press, New York.
    59 Pizzorno individua cinque ragioni principali per l’aumento del peso del giudice: «a)l’accresciuta partecipazione del giudice alla creazione della legge; b) l’accresciuta tendenza degli organi legislativi e amministrativi a delegare a quelli giurisdizionali decisioni delicate, che si ritiene possano comportare conseguenze negative per i rappresentanti eletti; c) l’allargamento dell’accesso dei cittadini alla giustizia per risolvere controversie che tradizionalmente venivano risolte da autorità sociali o amministrative: nella famiglia, nella scuola, nelle professioni, nelle istituzioni globali, e così via (è quello che gli americani chiamano espansione del due process); d) l’istituzione, in gran parte delle democrazie europee – che per due secoli l’avevano respinto come estraneo alla loro concezione del modo in cui si forma il diritto – del controllo di costituzionalità delle leggi da parte di uno speciale organo giurisdizionale; e) l’apparire e espandersi nella pratica che, per analogia con l’istituto del controllo di costituzionalità, proporrei di chiamare “controllo di correttezza politica” – o forse più pungentemente “controllo di virtù” – da parte della magistratura: è questo l’aspetto più difficile da circoscrivere, ma anche di maggior interesse per quanto riguarda il caso italiano». A. Pizzorno, Il potere dei giudici. Stato democratico e controllo della virtù, Laterza, Bari-Roma, 1998. Pag. 12.
    60 Oggi il dibattito appare superato e le tesi legate al ruolo neutrale del magistrati sono state largamente abbandonate.
    Edoardo M. Fracanzani, Le origini del conflitto. I partiti politici, la magistratura e il principio di legalità nella prima Repubblica (1974-1983), Tesi di dottorato, Sapienza – Università di Roma, 2013

    #1969 #1970 #1972 #abolizione #AdolfoBeriaDiArgentine #ANM #conservazione #correnti #Costituzione #CSM #democratica #destra #EdoardoMFracanzani #elezioni #giustizia #libertà #magistratura #MI #opinione #progressisti #reati #scissione #stampa #TerzoPotere #UMI #VittorioOccorsio
  21. Nel 1970 gli umori di destra sembrano prendere il sopravvento nella magistratura

    Contemporaneamente crescono, nell’ambito di Md, le divisioni fra le varie anime della corrente, nella misura in cui una parte dei suoi aderenti tende a rendere più radicali istanze di sinistra <50. L’occasione per la scissione viene dalla presa di posizione della corrente sull’arresto, avvenuto il 25 novembre del 1969, e successiva condanna <51 del direttore responsabile del quotidiano Potere operaio, Francesco Tolin, socialista, a causa di alcuni articoli pubblicati. L’assemblea di Md, riunita a Bologna, approva una delibera in cui esprime preoccupazione per «il clima di intimidazione particolarmente pesante verso determinati settori politici…» <52 e per la libertà di stampa, con toni, in realtà, piuttosto pacati <53. Ma l’ordine del giorno, che provoca le dimissioni del sostituto procuratore Vittorio Occorsio, titolare dell’inchiesta su Tolin, viene subito attaccato da Mi e dall’Umi che accusano Md di interferire contro
    un processo in corso. In breve l’incidente diviene l’occasione per una chiarificazione e circa la metà degli aderenti di Md (fra cui il suo prestigioso leader Beria d’Argentine) decidono di lasciare la corrente per costituirne una nuova, presto battezzata Giustizia e costituzione e, in seguito, Impegno costituzionale, che accoglie anche una parte di Terzo potere, anch’essa soggetta ad una scissione. Importante, forse decisivo, per far precipitare le divisione di Md l’episodio di piazza Fontana, il 12 dicembre a Milano, che segna anche una «crescente pressione di quei settori politici che non tolleravano l’indirizzo assunto dall’Anm e dal Csm, spingono verso la crisi nell’Anm con la rottura
    della giunta unitaria» <54.
    Dopo il biennio della contestazione e “l’autunno caldo” gli umori di destra sembrano prendere il sopravvento nella magistratura, oltre che in altri settori della società <55 e nelle elezioni del 1970 dell’Anm, Mi ottiene quasi il 45% dei voti (nelle precedenti consultazioni aveva preso il 40%) e ben presto, attraverso un accordo con Terzo potere e Giustizia e costituzione forma una giunta che esclude Md. Anche i tutti i membri del Cms eletti in quota Md decidono di aderire alla scissione del 1969 e quindi la corrente viene di fatto relegata ai margini dei centri di potere della magistratura. In ogni caso la legislatura consigliare 1968-1972 si dimostra sotto più punti di vista decisamente innovativa rispetto a quelle precedenti; fra le iniziative più ricordate vi sono la pubblicazione di una relazione annuale, quella di un massimario circa l’attività disciplinare del Csm, ma anche, molto importante, una serie di circolari per la formazione delle tabelle annuali per la formazione degli uffici giudiziari, per rendere concreto il principio del giudice naturale.
    Un’iniziativa significativa di Magistratura democratica è la raccolta, nel 1970, delle firme per la proposta di un referendum finalizzato all’abolizione di alcuni reati di opinione, in collaborazione con il Psi e il Psiup; i magistrati progressisti cercano la collaborazione del Pci, il quale però si dimostra piuttosto tiepido e non offre un grande aiuto nonostante che quel partito fosse stato quello maggiormente colpito dalle inchieste per reati di opinione; senza l’aiuto dei comunisti il numero necessario di firme non viene raccolto e l’iniziativa fallisce <56.
    Un certo “riflusso” tra i magistrati si conferma in occasione delle elezioni per il Csm del 1972, che vedono Umi e Mi ottenere 13 seggi dei 14 a disposizione, grazie al sistema elettorale maggioritario e ad un’efficace strategia di alleanze <57. Nello stesso 1972 la gestione giudiziaria della strage di piazza Fontana crea un grave conflitto tra l’”alta” magistratura ed i gradi inferiori. Nel mese di ottobre la Corte di Cassazione trasferisce il procedimento da Milano a Catanzaro adducendo ragioni di ordine pubblico; tale atto, anche in virtù delle accese polemiche che erano sorte tra le forze politiche per la conduzione delle indagini da parte delle autorità, che avevano dato la sensazione di cercare i responsabili del grave attentato solo a sinistra (anche contro alcuni indizi in senso contrario), provoca una reazione senza precedenti dei giudici del capoluogo lombardo. Un’assemblea dell’Anm di Milano approva, con un solo voto contrario su oltre duecento, un documento di dura critica nei confronti della decisione della Cassazione. Ne seguirà un procedimento disciplinare ai danni di alcuni magistrati, tra cui Guido Galli, incolpati di aver elaborato il documento.
    Lo scontro tra settori della magistratura caratterizzerà tutti gli anni Settanta e, a questo punto, non si tratta più tanto di un conflitto generazionale, né unicamente tra alta e bassa magistratura, ma più strettamente politico, accompagnando una contrapposizione largamente presente, in generale, nella società italiana. Uno dei problemi fondamentali è quello relativo al ruolo del giudice nella società, se cioè questo debba esservi inserito a pieno titolo, circostanza che gli permetterebbe di comprenderne le dinamiche ed esercitare quel ruolo politico inevitabile nell’esercizio della giurisdizione; oppure se egli debba, in maniera neutrale ed automatica, limitarsi ad essere un mero strumento di applicazione della legge senza alcun ruolo creativo. Il problema ha un peso enorme per il governo della società anche in virtù dell’aumento del ruolo del potere giudiziario nelle società moderne occidentali <58 e che
    si deve all’aumento della complessità delle dinamiche sociali <59. I magistrati delle correnti progressiste sostengono la prima posizione, mentre quelli più legati alla tradizione lo contestano in nome dell’apoliticità del giudice; ma, fanno notare i progressisti, la tesi dell’apoliticità è ipocrita perché nasconde unicamente la volontà di conservazione <60.
    [NOTE]
    50 «Nel 1968 cominciarono a sorgere dei problemi, dei contrasti, principalmente perché si coagulò un gruppo che è difficile definire: la parola extraparlamentare forse è impropria. Alcuni parlavano di cosiddetti cinesi. E questo avvenne in particolare nel gruppo romano. Si cominciò a fare un discorso nella scia della realtà contestativa del paese. La contestazione venne quasi ipostatizzata come elemento principe per uno sviluppo e ciò anche all’interno della magistratura» S. Pappalardo, Gli iconoclasti. Magistratura Democratica nel quadro dell’Associazione Nazionale Magistrati, Franco Angeli, Milano, 1987. Pag. 206
    51 Dopo un processo per direttissima in cui il pubblico ministero era Vittorio Occorsio, che negli anni successivi si occuperà di inchieste su Ordine nuovo.
    52 Vedi R. Canosa e P. Federico, La magistratura in Italia. Cit, Pag. 379.
    53 Anche in considerazione del fatto che l’arresto di Tolin provoca le proteste di gran parte degli organi di stampa, non escluso il telegiornale della Rai. Vedere Pappalardo. Gli iconoclasti. Magistratura Democratica nel quadro dell’Associazione Nazionale Magistrati. Cit. Pag. 230.
    54 E. Bruti Liberati, “La magistratura dall’attuazione della Costituzione”. Cit. Pag. 177.
    55 Sintomatico del desiderio diffuso in alcuni settori moderati di ridurre l’influenza della magistratura progressista è, per esempio, l’intervento di Mario Cervi: «Resta la realtà di una magistratura che ha rinunciato al prestigio carismatico del passato, che non si chiude più nella torre d’avorio […] ma che […] rischia di essere inquinata da ciò che di deteriore esiste nella vita italiana […] Non è accettabile il passaggio da una liturgia giudiziaria solenne e lenta […] ad una liturgia giudiziaria affidata a sacerdoti che discutono molto, enunciano tesi popolari e magari populiste ma, alla fine dei conti, danno al cittadino un servizio altrettanto lento […] il caso Tolin ha messo allo scoperto l’inconciliabilità tra il comportamento di una minoranza di estrema sinistra che condivide ed esalta le posizioni di una parte politica e la volontà della maggioranza dei magistrati» M. Cervi, “Malessere nella magistratura”, Corriere della Sera del 23 dicembre 1969.
    56 V. Zagrebelsky, “La magistratura ordinaria dalla Costituzione ad oggi”. Cit. Pag. 774.
    57 E. Bruti Liberati, “La magistratura dall’attuazione della Costituzione”. Cit. Pag. 189.
    58 N. Tate e T. Vallinder (a cura di), The Global Expansion of Judicial Power, New York University Press, New York.
    59 Pizzorno individua cinque ragioni principali per l’aumento del peso del giudice: «a)l’accresciuta partecipazione del giudice alla creazione della legge; b) l’accresciuta tendenza degli organi legislativi e amministrativi a delegare a quelli giurisdizionali decisioni delicate, che si ritiene possano comportare conseguenze negative per i rappresentanti eletti; c) l’allargamento dell’accesso dei cittadini alla giustizia per risolvere controversie che tradizionalmente venivano risolte da autorità sociali o amministrative: nella famiglia, nella scuola, nelle professioni, nelle istituzioni globali, e così via (è quello che gli americani chiamano espansione del due process); d) l’istituzione, in gran parte delle democrazie europee – che per due secoli l’avevano respinto come estraneo alla loro concezione del modo in cui si forma il diritto – del controllo di costituzionalità delle leggi da parte di uno speciale organo giurisdizionale; e) l’apparire e espandersi nella pratica che, per analogia con l’istituto del controllo di costituzionalità, proporrei di chiamare “controllo di correttezza politica” – o forse più pungentemente “controllo di virtù” – da parte della magistratura: è questo l’aspetto più difficile da circoscrivere, ma anche di maggior interesse per quanto riguarda il caso italiano». A. Pizzorno, Il potere dei giudici. Stato democratico e controllo della virtù, Laterza, Bari-Roma, 1998. Pag. 12.
    60 Oggi il dibattito appare superato e le tesi legate al ruolo neutrale del magistrati sono state largamente abbandonate.
    Edoardo M. Fracanzani, Le origini del conflitto. I partiti politici, la magistratura e il principio di legalità nella prima Repubblica (1974-1983), Tesi di dottorato, Sapienza – Università di Roma, 2013

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  22. Il mancato avviso alle autorità e le lacune nelle informazioni sul volo e i passeggeri avevano indotto il Sudafrica a non autorizzare lo sbarco per 11 ore prima di concederlo per ragioni umanitarie (mancanza di cibo e acqua a bordo, malori per il caldo asfissiante). 2/5

    #Sudafrica #Israele #palestinesi

  23. Roma | La Casa dei Grifi riapre al pubblico dopo il restauro: dal 3 marzo visite in “real time” sul Palatino

    Elena Percivaldi

    Il Parco archeologico del Colosseo apre al pubblico dal 3 marzo 2026 la Casa dei Grifi, uno dei complessi residenziali di età repubblicana più antichi e meglio conservati del Palatino. L’intervento rientra nel secondo dei dieci progetti finanziati dal PNRR Caput Mundi, nell’ambito della Missione 1 – Digitalizzazione, Innovazione, Competitività, Cultura e Turismo, e rappresenta un caso emblematico di integrazione tra tutela, ricerca scientifica, restauro e nuove forme di accessibilità.

    Foto Simona Murrone © Ministero della Cultura

    Il progetto, concluso nel dicembre 2024 nel rispetto delle tempistiche previste dal Piano, ha visto come Responsabile unico del procedimento Federica Rinaldi, con Aura Picchione alla direzione dei lavori. L’intervento ha interessato sia le strutture sia le superfici decorate, affiancando alle operazioni di consolidamento e restauro un articolato sistema di valorizzazione tecnologica pensato per rendere fruibile un sito strutturalmente fragile e difficilmente accessibile.

    Una domus repubblicana preservata dall’oblio

    La Casa dei Grifi è convenzionalmente datata tra la fine del II secolo a.C. e la metà del I secolo a.C. e venne riportata alla luce nel 1912 durante gli scavi diretti da Giacomo Boni. La domus deve il proprio nome ai due grifi in stucco bianco raffigurati all’interno della lunetta di uno degli ambienti ipogei: animali fantastici con testa d’uccello e corpo di felino, disposti araldicamente ai lati di un rigoglioso cespo d’acanto, su fondo rosso.

    La casa si articola su più livelli, adattandosi al pendio del colle, e deve il suo straordinario stato di conservazione a un processo di obliterazione precoce avvenuto già nei primi anni dell’età imperiale. La costruzione dei grandi complessi palaziali dei Flavi – la Domus Flavia e la Domus Augustana – attraversò fisicamente i livelli della domus repubblicana, compromettendone l’assetto planimetrico ma proteggendone le superfici decorate da ulteriori trasformazioni e spoliazioni.

    Foto Simona Murrone © Ministero della Cultura

    Gli ambienti conservano oggi un palinsesto stratificato di almeno tre secoli di utilizzi, rifunzionalizzazioni e abbandoni, leggibile nelle murature, nei pavimenti e nelle decorazioni parietali.

    Gli ambienti ipogei e le decorazioni pittoriche

    Il livello inferiore della domus, ipogeo, è quello di maggiore interesse conservativo, ma anche il più problematico dal punto di vista della fruizione. Vi si accede tramite una scala molto ripida, che rende impossibile una visita diretta generalizzata.

    Si conservano otto ambienti, con pareti decorate da pitture parietali associate a stucchi e pavimenti a mosaico a tessere bianche, spesso incorniciati da fasce nere e inserti policromi. Le pitture rappresentano alcuni degli esempi meglio conservati di illusionismo architettonico di età repubblicana: colonne, lesene e podi, un tempo realizzati in stucco plastico, sono qui resi con grande perizia pittorica.

    Foto Simona Murrone © Ministero della Cultura

    Particolarmente significativo è il grande ambiente centrale, dove le pareti simulano un colonnato su podio aggettante davanti a una sequenza di ortostati e pannelli marmorei dipinti, creando l’illusione di un ricco apparato architettonico. Il pavimento è decorato da un tessellato a bianco e nero con pseudo-emblema centrale, bordato in rosso antico e arricchito da cubi prospettici ottenuti mediante l’accostamento di materiali lapidei di diverso colore: palombino, calcare marnoso verde del nord Lazio e ardesia nera.

    Foto Simona Murrone © Ministero della Cultura

    “Consolidare il consolidato”

    La complessità del contesto archeologico ha richiesto un progetto strutturale altamente calibrato, diretto da Stefano Podestà, capace di mediare tra tutela, nuove esigenze di fruizione e interventi pregressi. La sfida principale è stata quella di “consolidare il consolidato”, confrontandosi con opere realizzate nel corso del Novecento e oggi non più pienamente rispondenti ai criteri attuali di durabilità e reversibilità.

    Gli interventi hanno riguardato il rinforzo della copertura in legno lamellare realizzata alla fine del XX secolo, mediante protesi in legno e acciaio alle testate degradate delle travi del terrazzamento superiore, nonché iniezioni di malte a base di calce idraulica per il ripristino della continuità muraria in stati fessurativi ormai quiescenti.

    Foto Simona Murrone © Ministero della Cultura

    Un ulteriore intervento ha interessato la realizzazione di un nuovo spazio di accesso, caratterizzato da una struttura in acciaio che dialoga con la volta rampante dello scalone monumentale, senza interferire con le strutture archeologiche. Il doppio rivestimento in lamiera microforata, interno ed esterno, ripropone il profilo mancante del vano scala del Palazzo Flavio e garantisce totale reversibilità.

    Il restauro delle superfici decorate

    Il restauro delle pitture murali, coordinato da Angelica Pujia e Francesca Isabella Gherardi, ha restituito la brillantezza cromatica e la finezza compositiva delle decorazioni, a lungo occultate da depositi superficiali, incrostazioni e alterazioni dovute a precedenti interventi.

    Le superfici sono state consolidate, stuccate e pulite, anche mediante strumentazione laser, consentendo di recuperare dettagli altrimenti illeggibili. Particolare attenzione è stata riservata alle figure in stucco dei grifi, riportate alla cromia originale, così come al rosso intenso degli sfondi delle lunette e alla resa minuta dei girali di acanto.

    La visita in real time: un nuovo modello di accessibilità

    Per preservare il microclima e l’integrità delle superfici decorate, è stata ideata una visita in modalità real time che non ha precedenti nel panorama archeologico italiano. I visitatori vengono accolti in un ambiente protetto, da cui assistono alla proiezione in diretta streaming della visita guidata, condotta da una guida munita di videocamera all’interno degli ambienti ipogei.

    Foto Simona Murrone © Ministero della Cultura

    Durante il percorso, un sofisticato impianto illuminotecnico attiva dieci scenari luminosi progressivi, studiati per accompagnare la narrazione e valorizzare selettivamente mosaici e pitture. Il ritorno avviene con una diversa scenografia, che mette in evidenza le strutture tarde responsabili dell’abbandono della domus.

    La visita è arricchita da video di ricostruzione tridimensionale, dedicati alla topografia del Palatino e alla ricostruzione integrale della casa, realizzati da Katatexilux con la supervisione scientifica di Roberta Alteri, Paola Quaranta e Federica Rinaldi.

    Impianti, domotica e accessibilità aumentata

    Gli interventi impiantistici, realizzati da Comoli Ferrari, hanno riguardato l’illuminazione, i sistemi domotici, la trasmissione dati e l’audio-video. L’illuminazione utilizza proiettori LED ad altissima resa cromatica (CRI 98), con ottiche differenziate per luce diffusa e per la valorizzazione puntuale dei dettagli, integrati in un sistema DALI che consente la modulazione delle scenografie luminose.

    Il sistema domotico controlla anche la qualità dell’aria, monitorando temperatura e umidità a tutela della conservazione, mentre la trasmissione dati è garantita da una rete Wi-Fi potenziata, progettata per superare le criticità di ambienti con murature di oltre un metro di spessore.

    L’impianto audio-video consente la proiezione verticale delle immagini in diretta e dei contenuti ricostruttivi, rafforzando il contrasto tra realtà archeologica e virtualità. Una mappa tattile con testi in italiano, inglese e braille completa il progetto di accessibilità.

    Un modello per la valorizzazione futura

    Le visite sono programmate ogni martedì, a partire dal 3 marzo, alle 14.00 in italiano e alle 15.00 in inglese, con accesso riservato ai possessori di Forum Pass SUPER e integrazione per la visita guidata di 8 euro.

    Come sottolineato da Alfonsina Russo, il format “Casa dei Grifi in real time” ambisce a diventare un modello per future iniziative di divulgazione archeologica digitale, mentre per Simone Quilici rappresenta un esempio virtuoso di integrazione tra archeologia e tecnologia destinato a fare scuola.

    ℹ️ INFORMAZIONI UTILI

    ✅ Come visitare la Casa dei Grifi
    📍 Via Sacra, Arco di Tito
    📅 Dal 3 marzo 2026
    🌐 Info: www.colosseo.it

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  24. Si parla spesso di intelligenza artificiale come se dovesse conquistarci come nei film, tra Matrix e Terminator. Ma i rischi reali sono molto più concreti e molto più vicini: privacy, dati personali, uso ingenuo degli strumenti e fiducia eccessiva nelle risposte delle IA. In questo short prov
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  27. I consigli di Montanelli all’ambasciatrice statunitense

    Diversi [nel 1953, cone le elezioni politiche caratterizzate dalla legge maggioritaria ribatezzata “legge truffa”] erano i problemi di cui si doveva tenere conto e che complicavano l’ipotesi di un annuncio apparentemente senza problemi. Innanzitutto era indispensabile valutare l’impatto che avrebbe avuto sui partiti laici di centro, non entusiasti di un sistema troppo concentrato nelle mani della Dc e penalizzante per gli alleati minori. C’era poi una questione tempistica. In parlamento si stava già discutendo l’abrogazione della legge elettorale, quindi l’annuncio andava fatto in tempi ragionevoli e con dati precisi alla mano. Da ultimo, come si diceva, la perplessità di De Gasperi relativa alla nuova composizione di Camera e Senato non accompagnata da una issue d’impatto sull’elettorato. Si riferiva, più di ogni altra cosa, a Trieste, come annotava la signora Luce [ambasciatrice in Italia degli Stati Uniti] in chiusura di conversazione. E la questione, nel caso in cui fosse stata risolta, avrebbe potuto davvero imprimere un corso diverso agli eventi: “Quando [De Gasperi] mi accompagnò alla porta, mi chiese se sarei andata a casa per Natale. Dissi che speravo di sì. Poi, stringendomi la mano, affermò: ‘se il vostro Paese riuscirà a dare Trieste a questo governo per Natale, noi potremo farvi il regalo di annunciare che abbiamo ricontato i voti e vinto le elezioni di giugno, per poi cominciare la controversia coi comunisti. In quel caso potremmo avere qualche possibilità di vincere le future elezioni’ ” <59. Trieste, com’è noto, non tornò italiana quell’anno. Da un lato, i tempi non erano ancora maturi e, dall’altro, prevalse il senso di responsabilità di fronte a risultati e ad un parlamento ormai funzionante e legittimato <60.
    «Le elezioni non sono andate proprio a male – commentava la Luce usando un’immagine “gastronomica” – ma certamente si sono un po’ inacidite. Non offrono presagi luminosi per la nostra linea politica sulla Nato» <61. L’ambasciatrice accusava la stampa americana di aver dato un peso eccessivo al suo intervento di Milano: i giornali avevano fornito «immagini distorte e fuori dal contesto», dimenticando che solo la destra monarchico-fascista aveva esplicitamente attaccato il suo discorso <62. La conferenza del 28 maggio alla Camera di commercio di Milano è stata spesso ritenuta emblematica dell’interventismo della Luce, poiché in quella sede minacciò gravi conseguenze per il sostegno all’Italia in caso di vittoria di una delle ali estreme <63. Una tale interpretazione della vicenda, però, suscita a qualche perplessità. Esternazioni del genere non erano una novità per la diplomazia americana: John Foster Dulles in Germania aveva espresso sostanzialmente gli stessi concetti <64. Tuttavia, quelle di Milano risultarono sgradite al Dipartimento di Stato, che aveva espressamente chiesto alla Luce di non rilasciare dichiarazioni e tenere un basso profilo <65. In più, pochi giorni prima del discorso era stata la stessa ambasciatrice a fare considerazioni analoghe sui pericoli di un’eccessiva ingerenza statunitense. Scrivendo a Ferguson, amico personale nonché influente senatore repubblicano, aveva affermato che gli elementi antiamericani in Italia stavano «ansiosamente cercando prove di interferenza o pressione americana» <66.
    In questo frangente, non è azzardato ipotizzare l’influenza di una personalità importante con cui Clare Luce aveva stretto un rapporto di amicizia privilegiato: Indro Montanelli. Poco prima della partenza per l’Italia, Mrs. Luce aveva ricevuto una lettera del giornalista toscano, suo amico di lunga data <67. Augurandole un magnifico successo, che sarebbe stato «un gran bene per i due paesi», Montanelli così si rivolgeva alla Signora: «Spero di non trovarla delusa dei miei compatrioti, del loro (apparente) cinismo, della loro (superficiale) immoralità. Comunque, li affronti con coraggio, qualche volta con insolenza, e sempre con assoluta spregiudicatezza. Gl’italiani vanno pazzi per queste virtù, forse perché non conoscono la Virtù vera» <68.
    Pare proprio che l’ambasciatrice abbia seguito alla lettera i consigli del giornalista, a cui tra l’altro chiedeva, a conferma del rapporto di fiducia tra i due, un elenco di persone da incontrare a Roma. Montanelli le consigliò alcuni «manipolatori dell’opinione pubblica [sic]» <69. Da neofita della diplomazia e da scarsa conoscitrice del nostro Paese, Mrs. Luce doveva affidarsi necessariamente a qualcuno che la introducesse ai pregi e ai difetti del popolo italiano. Montanelli fu il suo “Cicerone” prima della partenza, dato che avevano passato molto tempo insieme a New York <70. Ma continuò ad essere una figura di riferimento molto ascoltata anche in Italia, suggerendo perfino vie d’uscita
    extraparlamentari. Non fu perciò solo una concezione semplicistica e grossolana della politica e della capacità americana di influenzare l’Italia a dettare il tenore dell’intervento di Milano a una settimana dal voto. Pesarono, come spesso accade, rapporti di amicizia, situazioni contingenti e tanti dubbi. Dubbi che, da quanto risulta dalla documentazione, rimasero in Clare Boothe Luce fino alla fine, facendo conoscere aspetti finora trascurati dell’ambasciatrice come, appunto, i tormenti sulle decisioni da prendere.
    [NOTE]
    59 Memorandum of conversation, C.B. Luce, A. De Gasperi, November 21, 1953, NARA, RG 84, Italy, U.S. Embassy, Rome, Records of Clare Boothe Luce 1955-1957, Lot File 64F26 (d’ora in poi RG 84, CBL), Box 4, f. Memoranda of conversations ’53.
    60 Pietro Ingrao, tra gli altri, ha sottolineato la correttezza di De Gasperi e Scelba nel prendere atto dei risultati, si veda C. Rodotà, Storia della legge truffa, cit., p. 105; M.S. Piretti, La legge truffa, cit., pp. 210-211.
    61 C.B. Luce to C.D. Jackson (Special Assistant to the President), June 19, 1953, FRUS, 1952-54, VI, pt. 2, pp. 1612-13. Si veda L. Nuti, Gli Stati Uniti e l’apertura a sinistra, cit., p. 7.
    62 C.B. Luce to C.D. Jackson, cit., pp. 1612-13.
    63 M. Del Pero, Gli Stati Uniti e la «guerra psicologica», cit., p. 977; A. Brogi, L’Italia e l’egemonia americana, cit., p. 74. Per il testo integrale del discorso in lingua originale si veda LOC, CBLP, Box 686, f. 4, May 28, 1953. Sulle varie reazioni della stampa italiana si vedano Wide press comments on Ambassador Luce’s speech, Italian press highlights n. 229, prepared by Mutual Security Agency and United States Information Service, May 30-31, June 1, 1953, DDEL, JFD Papers, 1951-59, General correspondence and memoranda series, Box 2, f. Strictly confidential – L (4); Italian elections, C. Norberg (Acting Deputy Assistant Director, PSB) to Acting Director (Office of Coordination, PSB), May 29, 1953, DDEL, WH Office, NSC Staff Papers 1953-1961, PSB Central File Series, Box 13, f. PSB 091 Italy (3).
    64 Dulles mise in guardia i tedeschi sulla pericolosità di votare i socialdemocratici, M. Del Pero, American Pressures and their Containment in Italy during the Ambassadorship of Clare Boothe Luce, 1953-1956, «Diplomatic History», vol. 28, n. 3, june 2004, p. 418.
    65 M. Del Pero, Stati Uniti e “legge truffa”, cit., p. 505; M. Del Pero, L’alleato scomodo, cit., p. 186. Significativo, inoltre, il fatto che la Luce ricevette il plauso dell’armatore genovese Ernesto Fassio, che non nascose le simpatie per il ventennio fascista ma fu sempre assai critico verso il Msi, si veda LOC, CBLP, Box 603, f. Fa-Fea 1953.
    66 C.B. Luce (Ambassador in Italy) to H.S. Ferguson (Republican Senator), May 11, 1953, NARA, RG 59, Subject files relating to Italian Affairs, 1944-1956, Lot File 58D357, Box 11, f. 380.02 Emigration 1951-54.
    67 Il giornalista trasse da un incontro-intervista del 21 marzo a New York l’articolo Clare Luce, «Corriere della Sera», 7 aprile 1953. Si veda il commento nel diario di Montanelli, citato in S. Gerbi, R. Liucci, Lo stregone. La prima vita di Indro Montanelli, Einaudi, Torino, 2006, p. 295.
    68 I. Montanelli a C.B. Luce, 31 marzo 1953, LOC, CBLP, Box 606, f. 3 Mod-Mon 1953.
    69 I. Montanelli a C.B. Luce, s.d. ma tra il 21 marzo, quando i due si incontrano, e il 31 marzo 1953, data in cui Montanelli ringrazia per l’approvazione dell’articolo destinato al «Corriere», LOC, CBLP, Box 606, f. Mod-Mon 1953. Altro segno della stima reciproca tra i due è un passaggio di un memorandum del 1954, in cui la Luce enumera le tante volte (sei in venti mesi) in cui si è incontrata con il giornalista, definito «un profeta di inevitabili sventure». Al sostantivo «profeta» è abbinato l’aggettivo inesistente «voluable», non è chiaro se la parola originale fosse «valuable» (prezioso) o «voluble» (loquace). Si veda Memorandum of conversation, I. Montanelli, C.B. Luce, November 20, 1954,
    NARA, RG 84, CBL, Box 4, f. Memoranda of conversations ’54.
    70 È Montanelli ad affermare di essere amico di Mrs. Luce «da molto prima che lei diventasse ambasciatrice in Italia», si veda Una gladio in borghese, Intervista a Indro Montanelli di M.G. Rossi e M. Del Pero, «Italia contemporanea», settembre 1998, n. 212, p. 647.
    Federico Robbe, Gli Stati Uniti e la Destra italiana negli anni Cinquanta, Tesi di dottorato, Università degli Studi di Milano, Anno accademico 2009-2010

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